Bioetica
Benvenuti nel Kali Yuga bioetico
In sanscrito è chiamato Kali Yuga. L’era quaternaria, il tempo della massima decomposizione della società. Per millenni gli indù hanno associato a questa era finale il vertice del progresso tecnico, corrispondente però al totale degrado spirituale. In essa, è conosciuto solo il mendacio; le vite umane vengono falciate via. Il suo segno è quello della disintegrazione, della morte massiva.
Ebbene, in questa Italia dell’anno del Signore 2014 siamo entrati ufficialmente nel Kali Yuga bioetico. Un tempo di massacro e di falsità. E non per metafora: si faranno milioni di morti, mentre le menzogne necessarie a coprire l’ecatombe corrono già sulla bocca degli uomini (e delle donne) senza più pietà né onore. Senza Dio.
Oltre la catastrofe della legge 40
Com’era previsto e prevedibile, la Corte Costituzionale, alacre «legislatore di sostegno», ha reso legale anche in Italia la fecondazione in vitro eterologa. Il piano di liberalizzazione progressiva della fabbricazione di esseri umani in laboratorio, inaugurato nel 2004 dal mondo prolife ufficiale con la legge 40, si sta compiutamente realizzando sotto i nostri occhi. La legge 40 fu pensata, approvata e difesa dal potere para-cattolico post-democristiano: per questa legge, frutto malsano di contrattazioni sulla vita e per ciò stesso intrinsecamente iniqua (e ne è prova lampante l’originario limite convenzionale di tre embrioni producibili in provetta, spia inequivoca della fallacia e della falsità dell’impianto iniziale), si spesero movimenti, partiti e associazioni della galassia catto-prolife più o meno legati alle sostanze della CEI ruiniana, la quale pose alfine il suo infallibile imprimatur.
Uno ad uno, i «paletti» che avrebbero dovuto arginare il famoso «Far West procreatico», nel lungimirante programma di prevenzione del peggio vengono abbattuti a colpi di sentenza e, nel dissesto del sistema normativo ordinario e costituzionale, si infilano ora le trionfali fughe in avanti dei «governatori» regionali. Tana libera tutti.
In questo teatrino del Caos, i sedicenti prolife mettono in scena un copione concordato. La soluzione, ci dicono, è quella d’inventarne di nuovi, di paletti, aggiornati all’assetto giuridico sopravvenuto. Gli «impalettatori» di professione, magari forti di mandato democratico, sembrano avere una gran fretta di arrendersi docili docili ai diktat dei magistrati legislatori.
Intervistata dal sito ciellino Il Sussidiario, l’ex radicale Eugenia Roccella, ora piazzata curiosamente a capofila dei deputati episcopali (nonostante i suoi manuali sull’aborto fai-da-te e i recenti assist transregionali alla RU486), sul provvedimento annunciato dal ministro Lorenzin, è stata tranchant: «innanzitutto chiariamo che il decreto è obbligato a recepire la sentenza della Consulta».
La voce della legge, dunque, va incontestabilmente rispettata: dura lex, sed lex. La pax bioetica – con i «laici», con i radicali, con le «coppie» che vogliono il figlio di qualcun altro fatto su misura, con gli apprendisti stregoni che si spacciano per medici – deve scoppiare al più presto, costi quel che costi.
Il commercio con la “necrocultura” pare insomma l’unico orizzonte politico-religioso percorribile.
Il tarlo vorace del positivismo ha corroso ogni resistenza e determinato la ritirata da ogni battaglia sui princìpi. Ed eccoci tutti lanciati all’inseguimento del sempre maggiore «male minore» lungo l’irreversibile pendio scivoloso dove la strada del Bene non è più segnalata da nessuno, nemmeno da un Papa. Eppure, c’erano una volta i princìpi non negoziabili…
Nella realtà, la famigerata legge 40/2004, considerata pervicacemente a tutt’oggi il «capolavoro» dei catto-prolife (c’è chi la definisce «la Cappella Sistina di Carlo Casini»), ha iniziato e consacrato la perversa spirale di reificazione e mercificazione di esseri umani innocenti, fatta digerire al popolo (incluso quello «cattolico») come cosa lecita e quindi automaticamente buona e giusta.
Reificazione, mercificazione, nonché – alla lettera – sterminio.
Perché il costo umano dell’applicazione della 40 già nella sua versione originaria era di circa 130-140 mila embrioni scartati e distrutti in un anno. Vale a dire, il raddoppiamento secco dei numeri dell’aborto di Stato procurato in applicazione della legge 194.
Nella realtà, il presunto iato tra la fecondazione in vitro omologa e quella eterologa dal punto di vista logico non esiste: entrambe applicazioni prometeiche di una pratica tributata dalla zootecnia che disincarna la procreazione umana e spalanca le porte al «supermarket della vita». Una volta che i bambini sono non più generati ma prodotti, non più accolti ma ordinati, non c’è modo né ragione di scandalizzarsi se sono anche sottoposti a controllo di qualità, selezionati, congelati, scartati, scambiati, assemblati, all’occorrenza soppressi (in applicazione della parimenti genocida legge 194) o smembrati per ricerche mediche pubblicizzate da beoti che si tirano secchiate d’acqua in testa.
L’adulto onnipotente, titolare dello ius vitae ac necis, si sente legittimato a privare le sue creature di radici, di memoria, di identità e a scagliarle nell’orbita di un futuro sperimentale. Perché esse sono cose, non persone, agli occhi dei loro proprietari così come dell’agorà circostante. E infatti, nessuno si cura più dei costi della FIVET. E non si parla qui del prezzo in denaro da pagare ai bio-negromanti in cambio di un ipotetico «bimbo in braccio» (cioè il capriccio, che grava ora sulle tasche del contribuente, di un piccolo essere umano «chiavi in mano»), ma del prezzo esorbitante in termini di vite umane addebitato a una società già in avanzato stato di decomposizione.
Su dieci embrioni prodotti uno solo vede la luce, gli altri sono destinati a morire come effetto collaterale del procedimento. Una micromorte massiva di magnitudine devastante.
Ma una morte incruenta, non inflitta sul corpo di una madre; dunque, una uccisione non percepita perché pulita, asettica, visibile solo al microscopio. Il delitto perfetto. Un’evoluta strage degli innocenti senza spargimento di sangue.
Per questo, ignorata impunemente da tutti. Dai giudici. Dalle «coppie». Dagli «intellettuali». Dai politici. Da chierici e laici di vario ordine e grado.
La fantascienza fatta realtà: eugenismo ed incesti di massa
Ed eccoci all’improvviso planati in uno scenario da fantascienza distopica, che si sta ora realizzando a grandi passi senza che il mondo politico, intellettuale, ecclesiastico pongano la pur minima resistenza.
Qualcuno ricorderà, oramai di qualche anno fa, il film Gattaca. La pellicola descriveva un mondo a venire con due categorie di esseri umani: quelli naturali e quelli creati in laboratorio. I secondi sottoposti a un serrato controllo di qualità coessenziale al loro sistema di produzione, i primi soggetti alla imprevedibile e talvolta impietosa lotteria della natura, che – si sa – contempla nel suo seno anche le imperfezioni. Per forza di cose, questi ultimi, erano destinati ad essere emarginati e a soccombere.
Fuori dal cinema, guardiamo la realtà odierna: già adesso i genitori refrattari a sottoporsi a diagnosi prenatali invasive oramai di routine sono tacciati di egoismo, di irresponsabilità; diviene pubblicamente intollerabile, e da colpevolizzare, l’idea stessa di far nascere una creatura destinata a una scarsa «qualità della vita»; lo stigma per chi si assoggetta alla roulette russa biologica sarà invincibile, e ciò varrà tanto per i genitori quanto per i figli. In futuro il concepimento attraverso l’atto di amore tra un padre e una madre verrà identificato esso stesso come un rischio assurdo: potendo selezionare il figlio perfetto, perché rifiutare i vantaggi del progresso?
È facilmente immaginabile la «peer pressure» destinata a svilupparsi attorno al fenomeno dei bambini sintetici. Come non fare un bambino in vitro se lo fanno tutti gli amici? Come resistere alla pretesa del partner di generare i figli in laboratorio, anche se ciò significa uccidere qualche manciata di embrioni fratelli? Come respingere quell’esprit du temps irradiato da ogni medium e modello sociale, per cui il figlio naturale è tendenzialmente lebensumwertens leben («vita indegna di essere vissuta»), secondo il lessico dei precursori nazisti dell’odierna necrocultura?
Ancora in tema di filmografia fantascientifica, si rammenterà, una diecina di anni fa, la pellicola intitolata Codice 46. Nel futuro prossimo ivi rappresentato, la fecondazione in vitro e il traffico di gameti sono così globalmente diffusi che le autorità si vedono costrette ad adottare misure contro le probabilità di «incesto involontario da IVF»: due persone che condividono lo stesso DNA perché figlie di un medesimo donatore possono infatti incontrarsi, amarsi e procreare. Nel film, lo Stato impone in questi frangenti l’aborto legale immediato e la cancellazione della memoria.
Anche questa ipotesi non è più astratta, tanto che i neodemocristiani accorrono a puntellarla con il ridicolo paletto dell’etichettatura delle provette onanistico-donatorie, anzi è già realtà: in Inghilterra – ci informaLifesitenews – esiste una top 500 di donatori con almeno 6000 figli sparsi randomicamente per il regno. L’onorevole Roccella, nella sua lettera in dieci punti ai colleghi parlamentari che funge sostanzialmente da rampa di lancio delle piroette circensi del ministro Lorenzin, lo definisce un problema da «discutere». C’est-à-dire: sono aperte ufficialmente le trattative.
Avremo dunque miriadi di casi di incesto da IVF, con gravidanze annesse. Nel giro di tre o quattro lustri, tra figli della stessa provetta potrà scattare la scintilla: «ci conosciamo? Hai qualcosa di famigliare…». Si sa, per questa generazione perduta il miglior modo di rompere il ghiaccio è finire a letto insieme. E alla scoperta della traumatica verità, facile immaginare il pubblico epilogo. I giornali titoleranno: «siamo fratelli, ma non ne abbiamo colpa. Ci amiamo». E tutti già sappiamo cosa si deve pensare oggi: «love is love». Punto.
Quindi anche l’incesto, retaggio arcaico indissolubilmente legato all’idea stessa di famiglia, percorrerà la via della «normalizzazione». Edipo non dovrà più accecarsi. La hybris antica torna e, armata degli strumenti fiammanti della tecnologia più avanzata, non lascia più nemmeno cogliere al nuovo prometeo l’entità della propria trasgressione.
Questa prospettiva raccapricciante è alla nostra portata nel giro di poco tempo, e con evidenza – come ci conferma la strisciante cultura popolare che ha inaugurato a suon di film e di serie televisive il filone del sesso tra consanguinei – i poteri forti sono all’opera per far digerire omeopaticamente anche questo abominio estremo e contribuire a inserirlo, dolcemente, nel quotidiano.
Eliminare il tabù dell’incesto significa una volta per tutte disintegrare la base antropologica profonda della famiglia e della società intera: l’istituto famigliare, base naturale prepolitica e pregiuridica del consesso umano, perde d’un tratto struttura identità e senso. Il paradigm shift della sua dissoluzione finale è stato innescato.
Alla luce di tutto questo, rimane un mistero anche come la Chiesa – ora così drammaticamente afasica – potrà ancora parlare di un Dio che è Padre, del Figlio di Dio, di Sua Madre, del fratello prossimo tuo, ad un mondo così sovvertito sin dalle sue radici.
Ecatombe
L’eugenismo e l’incesto di massa saranno presto realtà. Ma l’emergenza più immediata dell’apocalisse bioetica che sta spazzando via ogni appiglio naturale e morale della generazione umana resta l’ecatombe quotidiana.
Eliminata la foglia di fico dei tre embrioni producibili e accollata la spesa delle operazioni frankesteiniane alla comunità – urgerebbe, almeno, una rivolta fiscale! – si verificherà con certezza un aumento esponenziale di esseri umani fabbricati ed uccisi, o cannibalizzati a fini «scientifici». Le 130 mila vittime innocenti della 40 prima facie, diverranno presto milioni. Di fatto, si moltiplicano gli effetti esiziali della 194: l’aborto di Stato, a questo punto, è solo un sottoinsieme nemmeno prioritario di questo immane scenario di morte.
Milioni di creature indifese annientate legalmente, a spese del contribuente.
Nell’affannarsi a inventare virtuosistici paletti – paletti primi, paletti al quadrato, paletti multipli – per la nuova eterologa, presa pretestuosamente a bersaglio degli strali del mondo prolife ufficialmente accreditato, nessuno più si ricorda di questo «dettaglio». Anzi. Nel mostrarsi tutti (moderatamente) scandalizzati per la deriva scatenata dall’ultima sentenza costituzionale, tutti fanno più o meno esplicitamente risaltare per contrasto la bontà dell’impianto originario della legge 40: la fecondazione omologa da essa introdotta nell’ordinamento italiano, utilizzando gameti provenienti dalla coppia ordinante, è pratica da benedire. E chi se ne importa di quanti embrioni siano perduti nel perseguimento del desiderio spasmodico del figlio à la carte.
Eppure a qualcuno dovrebbe sovvenire che, recitando il Credo niceno, c’è un passaggio durante il quale, in teoria, ci si dovrebbe genuflettere, come sempre avveniva durante la Messa antica: «e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria… et homo factus est». L’embrione di Gesù Cristo, del Dio che si fa uomo nel grembo di una madre, è citato nel simbolo della religione cattolica e dinanzi a questa verità, per millenni, il fedele è stato chiamato a inginocchiarsi per esprimere la devozione più alta e il più commosso stupore.
L’embrione umano è Imago Dei ed ogni offesa che gli è arrecata è un offesa diretta a Dio. Ma oggi il nuovo dogma della modernità (e del modernismo) ha visibilmente preso il sopravvento, ed anche la Chiesa, ripudiati i valori non-negoziabili, per lo più se ne fa una ragione. E non si inchina. E tace.
Così, nel silenzio assordante dei pastori, il gregge è smarrito e la necrocultura avanza indisturbata. Anzi, addirittura, si è creata una opposizione sintetica, programmata per essere innocua, e disegnata nella cifra del compromesso col Male.
Gli stati generali di questa opposizione «in vitro» nel Kali Yuga post-40 si terranno a Verona il prossimo 20 settembre. La melassa buonista fatta di teorici dell’abortismo umanitario e di fabbricanti di paletti che sguazzano nel degrado bioetico si riunirà sotto il nome ecumenico e conciliante della neonata associazione «Vita è…». A siglare la nuova pax bioetica ci saranno politici, giuristi, medici, scienziati, filantropi, attivisti pseudo-spontaneisti. L’intero esercito dei “normalizzatori”, uniti tutti dall’invidiabile spirito irenista espresso sotto pseudonimo da uno degli organizzatori del blob neodemocristiano: «Chi lo ha detto che siamo messi così male?».
C’è da giurarci: così moderati, così aperti, così ottimisti, così per nulla «fissati» né «inespressivi», non stenteranno certo a guadagnarsi la benevolenza curiale e il buffetto dei vescovi galantiniani.
La loro missione, del resto, è una e una sola: non disturbare il manovratore. Nonostante l’urlo silenzioso dei milioni di morti innocenti.
Roberto Dal Bosco
Elisabetta Frezza
Articolo previamente pubblicato su EFFEDIEFFE.COM
Immagine di Zeiss Microscopy via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
Bioetica
Gruppo satanico pubblica video di un rituale abortivo in bagno
Satanic Planet, una «band» del co-fondatore del Tempio Satanico, ha diffuso mercoledì un video «musicale» in cui una donna compie un aborto rituale satanico nel bagno di un negozio . Lo riporta LifeSite.
Il filmato mostra una donna tatuata, Martina Rinaldi, che entra in un Hobby Lobby – una catena americana di negozi di articoli per l’artigianato nota per una causa intentata da un dipendente trans che voleva utilizzare il bagno delle donne–, con immagini alternate di articoli del punto vendita che richiamano Gesù, per un effetto drammatizzato. In sottofondo si sentono urla sataniche della band di Lucien Greaves, co-fondatore del The Satanic Temple (conosciuto con l’acronimo TST).
Entrata in bagno, Rinaldi esegue il «rituale di distruzione» dell’aborto del Tempio Satanico, che prevede la recitazione dei principi del Tempio Satanico e di «affermazioni» prima e dopo l’aborto. Il video sostiene che il rito «serve come rito protettivo» e che il suo scopo è «liberarsi dal senso di colpa quando si sceglie di abortire».
«Serve a dare forza al paziente contro coloro che nutrono convinzioni religiose teocratiche. Il rituale allontana gli effetti di persecuzioni ingiuste, che possono indurre ad allontanarsi dal percorso del ragionamento scientifico», si legge nella spiegazione del Tempio Satanico.
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Il rito inizia con la contemplazione del proprio riflesso nello specchio per «concentrarsi sulla propria individualità», poi con la lettura ad alta voce del principio: «Il proprio corpo è inviolabile, soggetto unicamente alla propria volontà».
Dopo questi passaggi la Rinaldi assume una pillola abortiva e recita, secondo le indicazioni del TST: «Le convinzioni dovrebbero essere conformi alla migliore comprensione scientifica del mondo. Bisogna fare attenzione a non distorcere mai i fatti scientifici per adattarli alle proprie convinzioni».
Poi finge di «espellere» l’embrione sorridendo (nella maggior parte dei casi l’espulsione del feto avviene circa quattro o cinque ore dopo la seconda pillola abortiva). Subito dopo, in modo spezzato, compaiono immagini religiose tratte da Hobby Lobby, quasi a sottolineare la sfida del rito a Gesù Cristo.
Rinaldi torna davanti a uno specchio per pronunciare l’affermazione finale da dire dopo l’aborto: «Nel mio corpo, nel mio sangue, nella mia volontà, così è fatto», un’apparente derisione della Messa e della Santa Comunione.
Mentre esce da Hobby Lobby, gli articoli religiosi del negozio — croci, versetti biblici e un’immagine con la scritta «Gesù mi ama, questo lo so» — vengono avvolti dalle fiamme.
«La tua possibilità di scegliere di interrompere una gravidanza è coerente con gli ideali di libertà. Sii orgogliosa di perseguire ciò che desideri per la tua vita nonostante l’opposizione», afferma il video.
Il filmato si chiude con un insulto al giudice della Corte Suprema Samuel Alito ed è intitolato «La mamma di Samuel Alito», in riferimento al ruolo di Alito nella stesura dell’opinione di maggioranza in Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, che ha ribaltato Roe contro Wade e ha suscitato la reazione dell’industria dell’aborto e dei suoi sostenitori.
Il gruppo è ben noto al lettore di Renovatio 21. Qualche tempo fa ha fatto notizia per aver allestito per Natale, nel Campidoglio dell’Iowa un altarino satanico con una testa di capra montata sopra vesti rosso sangue – una rappresentazione del demonio-Bafometto che ha condiviso lo spazio con un’esposizione natalizia finché non è stata decapitata da un veterano dell’esercito USA, ora accusato di crimine d’odio. Tre mesi fa il governatore della Florida Ron DeSantis ha fermato l’istituzione, progettata dal Satanic Temple, di un’ora di religione satanica nelle scuole elementari.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa fa il Tempio Satanico ha aperto in Virginia un centro per rituali di «aborto religioso», sostenendo che il feticidio fa parte della loro religione, legittimamente ammessa dallo Stato moderno. È emerso pure che un numero verde per le donne incinte indirizzava le chiamanti alla clinica per l’aborto satanico, con una filiale annunciata due anni fa anche in Nuovo Messico.
Nel 2021, i templosatanisti hanno fatto erigere cartelloni pubblicitari nello Stato del Texas che scrivevano «L’aborto salva vite». L’anno scorso era emerso che che il numero verde per le donne incinte nel Nuovo Messico rimandava direttamente alla clinica feticida satanista.
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L’attivismo satanista, oramai indistinguibile da quello progressista, ha trovato il plauso di diversi giornali dell’establishment, con un articolo entusiasta pubblicato l’anno passato dal magazine femminile Cosmopolitan.
Il Tempio Satanico, fondato nel 2013 e riconosciuto come «chiesa» dall’IRS (il fisco americano)nel 2019, è nato come organizzazione politica con l’obiettivo di ridurre la presenza della religione nella sfera pubblica.
Non stupisce davvero il lettore di Renovatio 21 apprendere che gli incontri del Tempio Satanico si entra solo se plurivaccinati, mascherinati e greenpassati: è ci mancherebbe che non fosse così.
Il 17 maggio 2022, ben 140 organizzazioni ebraiche, inclusa la famosa Anti-Defamation League (ADL), hanno sponsorizzato quella che hanno chiamato una «Marcia ebraica per la giustizia sull’aborto» affermando che «l’accesso all’aborto è un valore ebraico» e «vietare gli aborti è un questione della libertà religiosa».
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Bioetica
Kennedy lo ribadisce: sì, i vaccini sono fatti con gli aborti
— Robert F. Kennedy Jr (@RobertKennedyJr) August 26, 2026
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Mercoledì Siri è intervenuto anche sui social per sostenere la replica di Kennedy al governatore Shapiro. «RFK Jr. ha ragione», ha affermato Siri. «Il fatto è che in ogni dose iniettata di vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (MMR), varicella ed epatite A sono presenti miliardi di frammenti di detriti cellulari umani e di DNA proveniente dalla linea cellulare coltivata di un feto abortito.» Siri ha poi condiviso link ad articoli che illustrano l’impiego di tessuto cellulare fetale proveniente da aborti nello sviluppo dei vaccini.The New York Times claims the evil Bobby Kennedy wants to ban the polio vaccine and paralyze children. That’s an absurd lie, explains his lawyer Aaron Siri.
(0:00) The Establishment’s Attempt to Discredit Bobby Kennedy Jr. (8:18) The Vaccine Religion (18:57) Did Anyone Protest… pic.twitter.com/li0KhP5aye — Tucker Carlson (@TuckerCarlson) December 27, 2024
«Poiché i virus si moltiplicano nelle cellule, per la produzione di vaccini si utilizzano cellule viventi, comprese le linee cellulari coltivate di feti abortiti. Due di queste linee cellulari sono la MRC-5 e la WI-38, descritte da un’azienda che le commercializza come segue: “La linea cellulare MRC-5 è stata derivata da tessuto polmonare normale di un embrione maschio di 14 settimane” e “la linea cellulare WI-38 è la prima linea cellulare diploide umana utilizzata nella preparazione di vaccini umani (…) è stata isolata dal tessuto polmonare di un embrione femmina di 3 mesi» spiega l’avvocato. «Gli ingredienti dei vaccini contro la varicella, la rosolia e l’epatite A includono ciascuno frammenti cellulari e di DNA derivati da queste linee cellulari fetali. L’elenco degli ingredienti di Varivax (varicella) include “cellule diploidi umane MRC-5 contenenti DNA e proteine”, quello di MMR-II (che include la rosolia) include “fibroblasti polmonari diploidi umani WI-38” e quello di Havrix (epatite A) include “proteine cellulari MRC-5″». «Per quanto riguarda la quantità di DNA umano in ogni fiala, per Varivax, come spiega la FDA: “le cellule umane MRC-5 sono il substrato su cui viene coltivato il ceppo Oka della varicella. Nel processo di isolamento del virus da queste cellule, si ottengono anche proteine e DNA derivati dalle MRC-5. I quasi 2 µg [2.000 nanogrammi] di DNA mammifero non modificato presenti in ogni dose di VARIVAX…» . «Per quanto riguarda l’MMR-II, come ha fatto notare RFK Jr. qui sotto, durante la deposizione del dottor Plotkin, ho chiesto: “Non è vero che l’MMR-II contiene circa 150 nanogrammi di cellule substrato di DNA a doppio filamento e DNA a singolo filamento per dose, frammentate appositamente in frammenti di circa 215 paia di basi di lunghezza?” Il Dr. Plotkin ha risposto: “Sì, probabilmente è corretto, sì” (Vedi Tabella 3, che riflette una media di 142 nanogrammi di DNA a singolo filamento e 35 nanogrammi di DNA a doppio filamento nel componente del vaccino contro la rosolia di ciascuna dose di MMR-II; e una media di 276 nanogrammi di DNA a singolo filamento e 35,74 nanogrammi di DNA a doppio filamento in ciascuna dose di Havrix)». «Per il DNA rimanente nella formulazione finale, supponendo che le aziende farmaceutiche seguano le linee guida della FDA, esse frammenterebbero “la dimensione del DNA a meno di circa 200 paia di basi”. (….) Facendo i calcoli, supponendo che rimangano solo 100 nanogrammi di DNA a doppio filamento, e che questi vengano scomposti in frammenti di 200 paia di basi, ciò equivale a circa 463 miliardi di frammenti di DNA umano provenienti da una linea cellulare fetale abortita in ogni dose di vaccino; il doppio per il DNA a singolo».RFK Jr. is correct. The fact is that there are billions of fragments of human cellular debris and DNA from the cultured cell line of an aborted fetus in every injected dose of MMR, chicken pox, and Hep A vaccines.
Because viruses multiply in cells, living cells are used to… https://t.co/x5MOeSBhrK — Aaron Siri (@AaronSiriSG) August 26, 2026
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FEDE SCIENZA E COSCIENZA video integrale del Convegno di Renovatio 21 su vaccini e cellule di feto abortito. Relatori: S.E.R. Cardinale Raymond Leo Burke ; Dr.ssa Theresa Deisher, ricercatrice e scienziata, Direttrice del Sound of Choice Pharmaceutical Institute; Dr.ssa Debi… pic.twitter.com/JajXVXJYXa
— Renovatio 21 (@21_renovatio) January 6, 2025
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Bioetica
Aborto fino alla nascita. E dopo. Quale differenza?
Qualcuno, per tipo cinque minuti, è rimasto scioccato dalle notizie che arrivano dallo Stato statunitense del Massachussets, dove la governatrice – democratica, ovviamente, e cattolica, ovviamente – Maura Healey ha firmato una legge che abbatte il limite temporale dell’aborto massimo a 24 settimane (con i soliti «paletti» cripto-hitleristi: per gravi anomalie del feto l’aborto è sempre consentito).
Ora il Prioritizing Patient Access to Care Act permette in pratica di uccidere il bambino in grembo fino al limite della nascita.
«Abbiamo ascoltato le storie strazianti di donne e famiglie che si preparavano ad accogliere un bambino e che, in fase avanzata di gravidanza, hanno ricevuto notizie devastanti» ha confidato alla stampa la Healey. «Costringerle a viaggiare per centinaia di miglia e a pagare di tasca propria in un momento di enorme dolore è inaccettabile. In Massachussetts crediamo che le decisioni sanitarie debbano essere prese esclusivamente tra le donne, le loro famiglie e i loro medici, non dai politici».
Nella foto finita su tutti i giornali la governatrice appare sorridente attorniata da un sabba di donne ghignanti. L’effetto dell’immagine è impressionante: sì, queste femmine stanno rivendicando, e con la ridarella, l’uccisione di bimbi pronti a venire al mondo.
As long as I’m Governor, abortion will remain safe, legal and accessible in Massachusetts.
You have my word. pic.twitter.com/0PKw1ufQF5
— Governor Maura Healey (@MassGovernor) August 10, 2026
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Altrettanto impressionante è la foto della Healey che incontra papa Francesco. Anche quella sta circolando in rete. Così come circola la rabbia di quanti si chiedono perché nessuno, né dalla Conferenza Episcopale USA né dal Vaticano stesso, abbia detto qualcosa. Ecco che è stata avviata l’ennesima, inutile petizione per indurre il vescovo a scomunicare, come dovrebbe, la governatrice della legge feticida.
Invece, da Roma e dagli zucchetti è il silenzio. Il motivo, per chi davvero si stupisce ancora, è presto detto: il compromesso con l’aborto è stato fatto dalla Chiesa post-conciliare da un bel pezzo. Ricordiamo che in Italia la legge autogenocida 194/78, la firmò un governo democristiano. Tutte le successive mosse del papato wojtylano sembravano puntare ad un deciso compromesso sottocutaneo: in superficie proclami e soldoni dell’8 per mille ad enti pro-vita solo di nome, in profondità accettazione della legalizzazione dell’uccisione del bambino nel ventre materno – e questo in sprezzo assoluto della religione che, ai tempi del Credo della vecchia messa, ancora si inginocchiava al momento di dire Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine…
L’unica religione che festeggia Dio che si fa feto, la gravidanza e la maternità), accettava di scendere a patti con l’impero della Morte. Così dobbiamo leggere l’appoggio dato dal Sacro Palazzo nel 1981 al referendum sull’«aborto minimale» (eccolo lì, il maleminorismo: uccidiamo pure i bambini, ma con moderazione) e poi alla resistenza simbolica offerta contro il feticidio legalizzato dai buffoni politici longa manus dei vescovini.
Allo stesso modo va letta l’altra grande, catastrofica legge bioetica del tardo papato polacco, la 40/2004, quella che sdoganava i bambini prodotti in laboratorio, e di conseguenza, il loro spreco, cioè un aborto moltiplicato per enne volte. La «legge cattolica» sulla provetta fa ora, il lettore di Renovatio 21, più morti dell’aborto chirurgico e pure chimico – e in più inganna la popolazione piazzandoci la maschera della vita, del massacro che sta dietro il bimbo sintetico in braccio non interessa nulla a nessuno (se non a noi, poveri scemi).
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Ora, va compreso che in America avanza da tempo questa cosa dell’aborto fino alla nascita, e oltre: non hanno un limite gestazionale legale sull’aborto Alaska, Colorado, Maryland, Michigan, Minnesota, Nuovo Jersey, Nuovo Messico, Oregon e Vermont, più Washington DC. Se andiamo fuori dagli USA, notiamo uno strano riflesso, che può dire moltissimo: Canada, Cina, Vietnam e Corea del Nord sono tra quelli in cui la legge non indica un limite gestazionale fisso.
Bizzarra coincidenza: il capitalismo occidentale avanzato collima, ma guarda, con il comunismo asiatico. Chi ci segue conosce un pezzo in più della storia: sappiamo come la legge del figlio unico fu iniettata nel governo di Deng Xiaoping da agenti dell’antiumanismo antinatalista del Club di Roma di Aurelio Peccei. Tuttavia, questa è un’altra questione.
Chi ha figli potrebbe sapere che il feto è con certezza definito con un calco anglicista «viabile», cioè «a termine» una volta arrivato ai sette mesi. Un’operazione che riguarda il piccolo viene rinviata, per quanto possibile, oltre quella data, oltre la quale il bambino può sopravvivere tranquillamente fuori dal ventre materno. La situazione è conosciuta dallo scrivente: la secondogenita non voleva girarsi, era podalica, non si metteva a testa in giù.
Le (brave) ginecologhe dell’ospedale ci dissero di aspettare la 36ª settimana per fare la versione, cioè una manovra di pressione sul feto per metterlo a testa in giù – una pratica che un tempo le levatrici di paese lo facevano senza preoccupazioni prima del parto, oggi invece, che l’arte maieutica (quella vera, letterale) è sparita, si è ritornati a praticare la manovra in punta dei piedi, con equipe medica pronta ad estrarre il bambino in caso di rischio.
E quindi, chiunque sa che abortire poco prima della nascita significa abortire un bambino in grado di sopravvivere fuori dal ventre materno da settimane. Questa semplice verità, conoscibile da qualsiasi donna, non sembra toccare nessuno.
Perché siamo andati molto oltre l’idea dell’aborto come rimozione di un «grumo di cellule» che non sarebbe in grado di vivere da sé (e quindi, sempre per la legge nazista del più forte, da eliminare a piacimento). Tale concezione, tipica della filosofia utilitarista, era già stata portata a conseguenze terrificanti dal celebratissimo filosofo animalista Peter Singer basandosi sul concetto, tutto goscista e abortista, dell’autonomia.
Definendo «persona» un essere capace di autocoscienza, di concepire se stesso come esistente nel tempo, di avere preferenze sul futuro (razionalità, autonomia), il Singer, ebreo australiano, aveva sostenuto che neonati umani (anche sani…) non hanno ancora queste capacità: non sono “persone” nel senso tecnico che usa lui.
Uccidere un neonato non è quindi moralmente equivalente a uccidere un adulto umano o, eccoci, un essere autocosciente – cuccioli di animale che sono più «autonomi» rispetto ai neonati non meritano di morire quanto i cuccioli umani. L’utilitarismo – filosofia che segretamente si è incistata nello Stato moderno tutto – con Singer era già andato oltre: dall’aborto si vola verso l’eutanasia.
Il Singer ha sostenuto che, in casi di gravi disabilità, i genitori dovrebbero poter scegliere di porre fine alla vita del neonato (anche in modo attivo), se ciò porta a maggiore benessere complessivo, il grande fine dell’utilitarismo, che vede la massimizzazione matematica del piacere contro il dolore come fine ultimo, anche a costo della morte di minoranze o maggioranze.
Ecco che il filosofo, che nei dibattiti accademici americani viene salutato da scroscianti applausi degli studenti vegani e non, aveva proposto un periodo di circa 28 giorni dopo la nascita prima di riconoscere pieno diritto alla vita. L’idea è contenuta nel libro Should the Baby Live? The Problem of Handicapped Infants (1985), cioè «Il bambino dovrebbe vivere? Il problema dei neonati disabili». Bel titolo: come vedete, ancora quaranta anni fa la finestra di Overton sull’infanticidio legalizzato si muoveva con scioltezza.
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Siamo giunti quindi alla questione dell’aborto post-natale, finito in bocca in queste ore ai tanti ebeti con canale Telegram o raccolte firme a pagamento. Il termine (in inglese after-birth abortion) è un’espressione coniata in un articolo accademico del 2012, intitolato «After-birth abortion: why should the baby live?» («Aborto dopo la nascita: perché il bambino dovrebbe vivere?»), pubblicato sul Journal of Medical Ethics dai bioeticisti italiani ma di stanza all’Estero Alberto Giubilini e Francesca Minerva, affiliati a centri australiani di bioetica fortemente legati alla tradizione utilitarista-singeriana.
Nel testo i due sostenevano che, dal punto di vista etico, non ci sia una differenza rilevante tra un feto e un neonato – nessuno dei due, secondo la loro tesi, possiederebbe ancora lo status morale di «persona», concetto legato, nel solco del Singer, a caratteristiche come autoconsapevolezza, capacità di attribuire valore alla propria esistenza, progettualità futura.
Di conseguenza, sostenevano che le stesse ragioni che possono giustificare moralmente l’aborto, ad esempio situazioni in cui il bambino comporterebbe un peso serio per la famiglia, anche non necessariamente per malformazioni dovrebbero poter giustificare, in linea di principio, anche la soppressione di un neonato appena nato — da qui il termine «aborto post-natale», cioè dopo la nascita anziché prima.
Ictu oculi, si tratta di pura e semplice sostituzione del termine «infanticidio», così da connetterlo al dibattito sull’aborto (stravinto nei decenni dai necrocultisti contro pavidi democristiani di ogni latitudine) e fargli quindi guadagnare terreno.
Mentre i sapientoni dibattono, e le verginelle strillano scandalizzate, il mondo moderno va avanti secondo la pista preparatagli dalla Necrocultura. Nel gennaio 2019, la questione dell’infanticidio legale arriva nelle cronache grazie alle dichiarazioni di un alto ufficiale del potere americano, il governatore della Virginia Ralph Northam, che parlò con una certa franchezza ad una trasmissione radio locale.
Commentando un disegno di legge proposto dalla delegata democratica Kathy Tran – che aveva detto che l’aborto sarebbe stato possibile anche se la donna fosse in travaglio – atto ad allentare le restrizioni sugli aborti nel secondo e terzo trimestre in Virginia, il governatore disse:
«La prima cosa che vorrei dire è che decisioni come questa dovrebbero essere prese dagli operatori sanitari, dai medici e dalle madri e dai padri coinvolti. Quando parliamo di aborti nel terzo trimestre, questi vengono eseguiti con il consenso, ovviamente, della madre e dei medici – più di un medico, tra l’altro. E vengono eseguiti in casi in cui potrebbero esserci gravi malformazioni. Potrebbe esserci un feto non vitale. Quindi, in questo particolare esempio, se una madre è in travaglio, posso dirvi esattamente cosa succederebbe. Il bambino verrebbe fatto nascere. Il neonato verrebbe tenuto in condizioni confortevoli. Il neonato verrebbe rianimato se questo fosse ciò che la madre e la famiglia desiderassero, e poi seguirebbe una discussione tra i medici e la madre».
Former Virginia Governor Ralph Northam in 2024 when Democrats first tried to legalize abortion through birth: “The infant would be delivered. The infant would be kept comfortable… Then a discussion would ensue between the physician and the mother [about whether to end the… pic.twitter.com/3z4cwIumRl
— Wall Street Mav (@WallStreetMav) January 21, 2026
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Se il bambino nato vivo può continuare a vivere lo decidono la madre e i dottori. Il potere di vita e di morte, come nemmeno in un lager, ce lo hanno i più forti. Tutto questo detto pacificamente da un progressista, un democratico – perché la democrazia, crediamo di capire, a questo porta, al suo esatto contrario, al democidio.
Siamo alla negazione non solo di Ippocrate, e degli istinti materni, della legge naturale. Siamo alla negazione della civiltà cristiana tutta – siamo all’instaurazione incipiente del Regno Sociale di Satana.
Tuttavia qui voglio spezzare una lancia a favore dei mostri – bisogna farlo, per la logica, e per rifiutare una volta per tutte il compromesso democristiano con essi, e chiamare la battaglia.
Gli utilitaristi, i servitori della Morte, filosofi o governatori, hanno ragione: che differenza c’è tra un neonato e un feto? Solo una questione di tempo, forse nemmeno quello (un neonato può essere settimino, o ancora più prematuro: ho visto bambini usciti tanto prima pesare un chilo e ora essere campioncini sportivi) e di spazio, cioè sei dentro o fuori il grembo materno.
Se per loro ciò indica che il bambino è continuativamente una non-persona, per noi vale l’esatto contrario: è una persona quanto lo è Dio stesso, è Imago Dei, è un essere perfettamente formato dal logos creatore, è figlio della Divinità , è fatto a sua immagine, è ciò che naturalmente è chiamato ad esistere, consistere e moltiplicarsi, è un pezzo unico e insostituibile del disegno dell’umanità e del cosmo.
E quindi no, non c’è differenza tra un uomo ed un feto, tra l’aborto e l’aborto post-natale.
Potete capire dove stiamo andando a parare: non lo chiamiamo «aborto», ma ogni procedimento della Necrocultura, che umilia e uccide l’essere umano, svolge la medesima funzione.
L’eutanasia è un aborto applicato in vecchiaia o in malattia.
La predazione degli organi è un aborto su chi ha avuto un incidente, ma il cuore gli batte ancora.
Il suicidio – magari con l’aiutino delle droghe psichiatriche – è l’aborto delle persone tristi.
La riproduzione artificiale è l’aborto di un numero immane di embrioni, morti nell’impianto o nella crioconservazione, oppure fusisi mostruosamente nelle chimere umane.
Spingiamoci fino a parlare delle bestie feroci scagliateci contro: lupi, orsi, orche lasciati liberi di assalirci sono strumenti della Necrocultura, agenti animali dell’aborto della specie.
E la guerra, cosa è se non il modo con cui si abortiscono le nazioni, con la guerra nucleare che si dà come aborto globale definitivo, come finale trionfo della morte sull’umanità.
Tutta l’umanità deve essere abortita: questo è quanto ci sta dicendo il progresso, questo è quanto lo Stato moderno si prepara a fare in modo meccanico: un sacrificio umano massivo, più grande e terrificante di quello che chiedevano gli dèi pagani.
E quindi, non facciamo gli sconvolti. Sappiamo con cosa abbiamo a che fare.
L’aborto è solo una maschera di una lotta contro l’inferno che coinvolge ogni aspetto del nostro tempo. Fortunato chi ha capito, è uscito dal recinto pro-life (fatto dal potere politico-ecclesiastico per pastorizzare gli animi caldi) e medita sulle dimensioni spaventose della guerra spirituale necessaria oggi.
Questo è ciò che siamo chiamati a fare ora: combattere la Morte, combattere il Male che ha messo radici nel nostro mondo.
Se leggete queste pagine, è probabile che in cuor vostro abbiate già iniziato a farlo. Siete, lo vogliate o no, protagonista della battaglia contro le forze del Male – come in un film, solo sul serio.
Questo ruolo onora la vostra anima come niente altro.
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Immmagine screenshot da Twitter
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