Connettiti con Renovato 21

Bioetica

Marcia per la Vita, Comitato sciolto: parla un ex membro

Pubblicato

il

 

 

 

 

Ci eravamo lasciati con il commento al post-Marcia per la Vita nella sua edizione del 2021, dove in realtà non vi è stata alcuna marcia ma solo una sorta di comizio, in cui alcuni non in linea con la visione vaccinista assunta dagli organizzatori principali sono stati allontanati. A poco più di un mese dall’evento, però, torniamo a parlare attraverso un’intervista esclusiva con Alfredo De Matteo, storico membro di quel che fu il Comitato della Marcia per la Vita. 

 

Sono infatti accadute cose degne di nota, sulle quali vale la pena soffermarsi per avere una visione più ampia di tutto ciò che è successo all’interno del cosiddetto mondo pro-life italiano.

 

 

 

Alfredo, eravamo rimasti a quanto era successo alla Marcia per la Vita. Ci giunge tuttavia notizia che esiste, per così dire , un «post-Marcia per la Vita», ovvero l’improvviso scioglimento dello storico Comitato della Marcia. Ci siamo persi qualcosa? 

Andiamo per ordine: il giorno stesso della Marcia, ossia il 22 maggio scorso, con una mail al Comitato il presidente ha annunciato le sue dimissioni da presidente e portavoce della Marcia Nazionale per la Vita. Tra i vari motivi si è parlato di controversie di natura dottrinale nel mondo prolife, con una parte rilevante di esso che riterrebbe ora necessario allontanarsi dall’insegnamento della Chiesa in tema di vaccinazione.

 

Il problema quindi è questo?

A mio giudizio, potrebbe essere successo che si è preso atto del fallimento dell’evento Marcia di quest’anno, almeno per quel che concerne la partecipazione attiva alla manifestazione, ma lo si è implicitamente imputato alla scarsa «cattolicità» del popolo della vita, ritenuto colpevole di aver voltato le spalle alla Chiesa ed al Suo insegnamento…

 

«Potrebbe essere successo che si è preso atto del fallimento dell’evento Marcia di quest’anno, almeno per quel che concerne la partecipazione attiva alla manifestazione, ma lo si è implicitamente imputato alla scarsa «cattolicità» del popolo della vita, ritenuto colpevole di aver voltato le spalle alla Chiesa ed al Suo insegnamento…»

Quindi esiste un vero magistero della Chiesa sui vaccini?

Direi proprio di no.

 

Le dimissioni del presidente del Comitato erano nell’aria o non erano attese?

Credo che nessuno dei membri del Comitato si aspettasse le dimissioni del presidente, o almeno la maggioranza di essi, e soprattutto di ricevere tale comunicazione la sera stessa dell’evento. È chiaro che le dimissioni improvvise e del tutto inattese del presidente hanno sortito l’effetto di rompere i già precari equilibri all’interno del Comitato e posto le basi per il suo scioglimento.

 

Dopodiché cosa è successo?

Nella riunione successiva alla Marcia il presidente ha confermato le sue dimissioni e un altro membro del Comitato ha prospettato l’eventualità di sciogliere il Comitato qualora, in buona sostanza, le divergenze tra i membri fossero risultate insanabili. Nella seconda riunione successiva alla Marcia, tra i vari punti all’ordine del giorno è stata inserita proprio l’eventuale decisione in ordine alla prosecuzione o allo scioglimento del Comitato; la stessa persona che, alla riunione precedente, ne aveva ventilato l’ipotesi ha presentato una mozione di scioglimento che è stata approvata a maggioranza.

 

C’erano già stati, in passato, momenti burrascosi?

Negli anni passati la Marcia ha vissuto forti momenti di tensione al suo interno ma a nessuno è mai venuto in mente di prendere una decisione così drastica. D’altra parte, il sottoscritto, spalleggiato da un altro membro del Comitato, ha fatto più volte notare che le divergenze di vedute avrebbero potuto essere superate; sarebbe stato sufficiente, in effetti, mettere da parte la questione della liceità morale legata ai vaccini che utilizzano linee cellulari di feti vittime di aborto volontario, e condannare sic et simpliciter l’utilizzo di bambini abortiti ai fini della ricerca, della sperimentazione e della produzione di farmaci o vaccini.

 

Negli anni passati la Marcia ha vissuto forti momenti di tensione al suo interno ma a nessuno è mai venuto in mente di prendere una decisione così drastica

E quindi? Non c’è stata questa condanna?

Non c’è stato modo di portare la discussione su tale argomento.

 

La questione morale legata ai vaccini, quindi, è stata sostanzialmente il motivo per cui si è arrivati a questo?

Direi proprio di sì.

 

Tu sei rimasto fermo sulle tue posizioni?

Certamente.

«Il sottoscritto, spalleggiato da un altro membro del Comitato, ha fatto più volte notare che le divergenze di vedute avrebbero potuto essere superate; sarebbe stato sufficiente, in effetti, mettere da parte la questione della liceità morale legata ai vaccini che utilizzano linee cellulari di feti vittime di aborto volontario, e condannare sic et simpliciter l’utilizzo di bambini abortiti ai fini della ricerca, della sperimentazione e della produzione di farmaci o vaccini»

 

Sei stato l’unico all’interno del Comitato, o c’era qualcun altro?

No, c’è stato anche un altro membro che mi ha appoggiato.

 

Siete stati attaccati per la vostra difesa integrale dei valori pro-life?

In definitiva, ci è stato fatto capire, più o meno esplicitamente, che ci siamo allontanati dal perenne insegnamento della Chiesa sui vaccini contro il COVID.

 

In che modo avete provato a proporre qualcosa di costruttivo e che riportasse tutti a guardare la realtà?

Nel corso dell’ultima riunione abbiamo presentato un testo in cui il Comitato condannava l’utilizzo di feti abortiti nella ricerca, sperimentazione e produzione di farmaci e vaccini. Lo scritto avrebbe dovuto mettere d’accordo tutti ma così non è stato.

 

Quindi? È stato accolto oppure no?

No.

 

Ma se il documento era in linea con tutto ciò in cui i membri del Comitato hanno sempre sostenuto di credere, come hanno potuto rifiutarlo e con quale giustificazione?

Il documento è stato considerato «inutile» in quanto, a loro dire, ribadiva concetti ovvi e scontati. In realtà, i sostenitori della liceità morale della vaccinazione anti-COVID sono finiti in un cul-de-sac: qualora avessero sottoscritto il nostro documento avrebbero implicitamente rigettato la tesi vaccinista; qualora lo avessero respinto sulla base dei contenuti in esso espressi avrebbero rinnegato i principi cardine cui si ispira la lotta in difesa della vita innocente.

 

Tutto questo ci pare davvero assurdo. Forse qualcuno dei membri si è piegato alla dea Siringa e ora ha qualche rimorso di coscienza che però non vuole ammettere?

Questo non posso dirlo, ma è possibile.

«Cosa ne sarà della gloriosa Marcia per la Vita? Cosa ne sarà di dieci anni di lotta in difesa della vita innocente?»

 

Credi, a questo punto, che potrebbe essersi trattato di una manovra  che favorisca qualcuno che voleva far uscire dal Comitato i «dissidenti»?

Personalmente ho pochi dubbi in proposito.

 

Te lo saresti mai aspettato?

Francamente no.

 

Il sito internet della Marcia parla di una «pausa di riflessione»….

Sì, ho visto.

«Cosa ne sarà di tutte quelle persone che hanno creduto nel progetto e con tanta dedizione si sono spese per la causa? Anche qualora l’evento Marcia proseguisse, con quale spirito verrebbe condotta? Riuscirebbe a fungere da elemento catalizzatore della galassia pro-life? E con quali premesse? Sarà davvero una Marcia per la Vita senza compromessi?»

 

Cosa pensi che accadrà ora? Verrà fondato un nuovo Comitato ben allineato alla linea di pensiero, magari a quella del De Mattei e a quella, che riteniamo gravissima (i feti abortiti per la scienza come «pallido riflesso» della Crocefissione) di Josef Sefert?

Non mi sembra questo il punto. Le domande vere sono altre: cosa ne sarà della gloriosa Marcia per la Vita? Cosa ne sarà di dieci anni di lotta in difesa della vita innocente? Cosa ne sarà di tutte quelle persone che hanno creduto nel progetto e con tanta dedizione si sono spese per la causa? Anche qualora l’evento Marcia proseguisse, con quale spirito verrebbe condotta? Riuscirebbe a fungere da elemento catalizzatore della galassia pro-life? E con quali premesse? Sarà davvero una Marcia per la Vita senza compromessi?

 

Le interviste rilasciate da te per  Renovatio 21 prima della Marcia e subito dopo la Marcia, che effetto hanno avuto?

Vi sono grato per avermi dato l’opportunità di informare i tanti sostenitori della Marcia su ciò che è accaduto all’interno del Comitato. Ho sempre ritenuto un onore rappresentare il popolo della vita in questa battaglia pubblica a difesa dell’innocente e sento il dovere di ringraziare tutti coloro che negli anni hanno partecipato alla manifestazione e l’hanno supportata in ogni modo possibile.

 

Cosa ti rimane, di tutta questa storia?

Sono profondamente amareggiato per le vicende che hanno portato allo scioglimento del Comitato organizzatore e quindi al mio allontanamento dall’evento Marcia. Allo stesso tempo, ringrazio il Signore di essere rimasto fedele alla verità tutta intera e ai principi cui la Marcia si è sempre ispirata.

 

 

Cristiano Lugli

 

 

 

 

Continua a leggere

Bioetica

Legalizzare l’aborto in Etiopia ha portato ad una minore mortalità materna?

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Nel 2005 l’Etiopia ha legalizzato l’aborto nella speranza di ridurre la mortalità materna.

 

La sua legge era piuttosto liberale, più o meno come la legislazione sull’aborto nel Regno Unito. Era effettivamente un aborto su richiesta.

 

Quale risultato?

 

La morbilità e la mortalità materna sono diminuite?

 

Uno studio sull’Ethiopian Medical Journal condotto da un accademico dell’Università di Oxford, Calum Miller, presenta alcuni risultati sorprendenti.

 

Il dottor Miller ha scoperto che la mortalità per aborto stava già diminuendo prima della legalizzazione e che i tassi non sembrano essere cambiati molto.

 

Tuttavia, la morbilità materna è aumentata:

 

«Nel periodo della legalizzazione, la percentuale di donne con shock settico è più che raddoppiata, con lo stesso risultato per l’insufficienza d’organo. La percentuale ricoverata in terapia intensiva è quasi triplicata. Tra il 2008 e il 2014, la percentuale di donne che ricevono cure post-aborto che hanno gravi complicazioni è aumentata di oltre il 50%, dal 7% all’11%. Durante questo periodo, la proporzione di donne che presentavano insufficienza d’organo quadruplicata, la proporzione con peritonite quintuplicata e la proporzione con shock quasi raddoppiata. Complessivamente, le complicazioni sono raddoppiate tra il 2008 e il 2014, da 53.000 a 104.000. Ciò nonostante l’assistenza sanitaria riproduttiva notevolmente migliorata, l’aumento della contraccezione e i “grandi progressi” nella fornitura di aborto sicuro. Solo una piccola parte di questo può essere attribuita alla crescita della popolazione».

 

Continua osservando che la legalizzazione non ha mantenuto la sua promessa:

 

«Piuttosto che essere un proiettile d’argento per ridurre i decessi per aborto, la legalizzazione dell’aborto ha portato a un enorme aumento del numero di aborti, senza alcuna diminuzione apprezzabile della mortalità per aborto o della mortalità materna. Ci sono alcune prove che la mortalità, e certamente la morbilità, sono persino aumentate dopo la legalizzazione. I progressi dell’Etiopia nella riduzione delle morti materne sono stati notevolmente inferiori alle attese, soprattutto per quanto riguarda l’aborto. È possibile che, come in altri paesi, un’attenzione sproporzionata alla pianificazione familiare basata su richieste gonfiate di mortalità per aborto abbia distolto risorse dalle cure ostetriche di emergenza e quindi non sia riuscita a ridurre la mortalità materna in modo più significativo».

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Immagine USAID Ethiopia via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

 

 

 

Continua a leggere

Bioetica

Vaiolo delle scimmie e «Biopandemismo»: parere CIEB

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica il comunicato del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

 

Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB)

Parere sul biopandemismo

 

La notizia a reti unificate della diffusione del cosiddetto vaiolo delle scimmie non può sorprendere quanti ricordano ciò che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) andava vaticinando fin dal dicembre 2020, ossia che il COVIDnon avrebbe costituito necessariamente la pandemia più preoccupante («COVID is not necessarily the big one»). (1)

 

Semmai, ciò che colpisce della nuova crisi sanitaria che si profila all’orizzonte – e che già delinea il ricorso all’apposito vaccino autorizzato dall’FDA statunitense nel 2019 – sono alcune singolari coincidenze temporali.

 

Anzitutto il cosiddetto vaiolo delle scimmie compare nel momento stesso in cui le misure restrittive imposte in forza dell’emergenza COVID stavano venendo meno, almeno apparentemente.

 

In secondo luogo la nuova crisi coincide con quella causata dal conflitto in Ucraina, che ha instillato nell’animo degli italiani l’ineluttabilità di future emergenze alimentari e/o energetiche, supinamente accettate soprattutto da quanti, provati da due anni e mezzo di restrizioni di varia portata, non hanno più la capacità o la volontà di esaminare criticamente la complessità di questi fenomeni, né le reciproche relazioni.

 

Un esempio di queste relazioni è fornito dalla possibile estensione all’approvvigionamento alimentare e/o energetico di meccanismi e strumenti premiali analoghi al green pass vaccinale, là dove si prospettassero situazioni di scarsità di cibo ed energia e quindi eventuali razionamenti di queste risorse, come ad esempio sta già accadendo in Iran. (2)

 

Analogamente, le ricorrenti grida di allarme in campo ambientale e climatico recentemente rilanciate dal Presidente del Consiglio – cui il Governo italiano ritiene di rispondere promuovendo una ambigua «transizione ecologica» finalizzata a gravare le PMI di nuovi oneri amministrativi e finanziari, più che a salvaguardare concretamente l’ecosistema – lasciano presagire che anche in questo campo troveranno applicazione gli strumenti premiali inaugurati con l’emergenza COVID.

 

Ma la coincidenza più significativa è senz’altro costituita dal fatto che il cosiddetto vaiolo delle scimmie emerge proprio nel momento in cui stanno per essere varati nuovi e controversi strumenti globali di azione sanitaria.

 

In questo senso va ricordato che a partire dal novembre 2020 – e dunque prima che l’OMS vaticinasse quanto ricordato in apertura – alcuni organismi internazionali, tra cui il Consiglio europeo e il G7, avevano invocato l’avvio, proprio in seno all’OMS, di negoziati volti all’adozione di uno strumento di diritto internazionale in grado di «rafforzare la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie».

 

Questi negoziati sono stati effettivamente avviati tra maggio e novembre 2021 e procedono ora a tappe forzate, tra il silenzio dei media e la conseguente indifferenza dell’opinione pubblica, tanto da far prevedere la redazione di una bozza di trattato entro il 1° agosto 2022 e l’approvazione del testo finale entro il 2024. (3)

 

L’entrata in vigore del nuovo strumento giuridico limiterà sensibilmente la sovranità degli Stati contraenti, perché attribuirà all’OMS competenze praticamente esclusive – e dunque in grado di scavalcare quelle nazionali – in materia di gestione delle epidemie e delle pandemie.

 

Nello stesso senso si indirizzano le proposte di emendamento all’International Health Regulations del 2005, che sono state portate all’attenzione dell’OMS il 12 aprile 2022 e che, se saranno approvate dall’Assemblea Generale di questa organizzazione, entreranno in vigore negli ordinamenti interni senza la necessità di esperire procedure nazionali di ratifica. (4)

 

Sulla base di queste considerazioni, il CIEB ritiene ineludibile evidenziare e stigmatizzare la tendenza di talune organizzazioni internazionali e di taluni apparati statali a far accettare come inevitabile la gestione di fenomeni emergenziali mediante un metodo di governance che il CIEB non esita a definire «biopandemismo», inteso come susseguirsi di situazioni di crisi di natura diversa, ma tutte finalizzate all’instaurazione di una condizione di emergenza permanente, che a sua volta serva da pretesto per l’introduzione di forme di controllo digitale e di gestione delle masse mediante metodi di governo neo-paternalistici ispirati ai principi dell’economia comportamentale.

 

Un’applicazione di questo metodo in ambito sanitario è fornita, sul piano europeo, dalla raccomandazione del Consiglio dell’Unione del 7 dicembre 2018, intitolata al «rafforzamento della cooperazione nella lotta contro le malattie prevenibili da vaccino». (5)

 

La raccomandazione, che ha già formato oggetto di un Parere del CIEB (6), equipara qualsiasi malattia prevenibile mediante vaccino ai «grandi flagelli» e invita gli Stati a elaborare e attuare piani di vaccinazione che comprendano non solo l’elaborazione di «informazioni elettroniche sullo stato vaccinale dei cittadini», ma anche «un approccio alla vaccinazione sull’intero arco della vita»: ed è sotto gli occhi di tutti che questa raccomandazione, pur non dispiegando effetti vincolanti sul piano giuridico, ha fornito le basi per la gestione normativa dell’emergenza COVIDvarata dagli Stati membri all’insegna dell’apodittica dichiarazione pronunciata da un altro organo dell’Unione, il Consiglio europeo, il 31 marzo 2021: «Ci saranno altre pandemie e altre gravi emergenze sanitarie. Il punto non è se succederà, ma quando». (7)

 

Ulteriore applicazione del metodo biopandemico può infine rinvenirsi nella proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione relativo alla produzione e alla messa a disposizione sul mercato di materiale riproduttivo vegetale, nota anche come Testo unico sul materiale riproduttivo vegetale, presentata nel 2013 e periodicamente rivitalizzata da certa stampa e da certa politica.

 

La disciplina prevista da tale proposta di regolamento, infatti, facendo leva sull’esigenza di salvaguardare la biodiversità e di assicurare efficaci controlli fitosanitari – a esclusivo vantaggio dei pochi soggetti in grado di sostenere i costi collegati e conseguenti a tali controlli, ossia le multinazionali agro-chimiche – produrrà l’effetto ultimo di limitare od ostacolare, prima di tutto sul piano culturale, le pratiche agricole volte alla riproduzione domestica delle sementi e alla coltivazione su piccola scala di varietà vegetali (cereali, ortaggi, frutta) che ancora oggi contribuiscono all’autosufficienza alimentare di intere comunità. (8)

Tutto ciò premesso, il CIEB:

 

1) esorta l’opinione pubblica a prendere coscienza della deriva verso il biopandemismo nelle sue diverse manifestazioni;

 

2) invita il Governo italiano a opporsi mediante il proprio voto nelle pertinenti sedi internazionali ed europee all’adozione di strumenti giuridici finalizzati a trasferire – in settori sensibilissimi quali la sicurezza sanitaria, alimentare, energetica e ambientale – porzioni di sovranità a organismi non eletti e portatori di conflitti d’interesse;

 

3) invita il Governo italiano a confutare la ricostruzione fornita dal presente Parere e a prendere esplicitamente posizione in merito.

 

CIEB

 

26 maggio 2022

 

 

La versione originale del Parere è pubblicata sul sito: www.ecsel.org/cieb

NOTE

1) Cfr. https://www.theguardian.com/world/2020/dec/29/who-warns-covid-19-pandemic-is-not-necessarily-the-big-one.

2) Cfr. https://todayuknews.com/economy/irans-raisi-cuts-back-on-bread-subsidies/.

3) Cfr. https://www.consilium.europa.eu/it/policies/coronavirus/pandemic-treaty/.

4) Cfr. https://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA75/A75_18-en.pdf#page=4.

5) Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 28 dicembre 2018, n. C-446, pag. 1 e ss.

6) Cfr. il Parere (n. 7) sul ruolo della Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 7 dicembre 2018 nel quadro della gestione dell’emergenza COVID.

7) Cfr. il comunicato stampa del Consiglio europeo del 31 marzo 2021.

8) Cfr. il documento COM(2013) 262 def. del 6 maggio 2013.

Continua a leggere

Bioetica

Istituzione e libertà di coscienza

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Una delle questioni più difficili della bioetica contemporanea è la «libertà di coscienza istituzionale».

 

Una struttura sanitaria o una casa di cura in una democrazia liberale dovrebbe essere autorizzata a evitare pratiche come l’aborto o il suicidio assistito e l’eutanasia? Una delle obiezioni più forti contro la legislazione approvata la scorsa settimana nello stato australiano del Nuovo Galles del Sud è che gli ospedali religiosi, le case di cura e gli hospice saranno costretti a ospitare la «morte assistita» nei loro locali.

 

«Questa è essenzialmente un’imposizione autoritaria su quelle che sono, nella nostra società civile, associazioni di persone che si uniscono per uno scopo», ha affermato il parlamentare della Camera alta Greg Donnelly nel dibattito. «Imporre loro disposizioni in base alle quali, all’interno delle loro strutture, la vita delle persone sarà uccisa dal suicidio assistito o dall’eutanasia è assolutamente ripugnante ed è draconiano».

 

Ciò è smentito dai sostenitori della morte assistita, i quali affermano che l’autonomia individuale deve prevalere sulle regole di un’istituzione.

 

A un livello più teorico, si sostiene che le istituzioni non godono dei diritti di coscienza, come invece fanno gli individui. Questo è stato affermato con forza in (di tutti i luoghi) nella Notre Dame Law Review alcuni anni fa:

 

Infatti, coloro che sostengono il diritto di un medico cattolico di rifiutarsi di offrire cure mediche indicate devono ammettere il primato della tutela della coscienza del singolo medico.

 

Eppure questi stessi sostenitori propugnano il contrario, un trionfo istituzionale della coscienza individuale, quando un ospedale cattolico obbliga un medico non cattolico ad aderire alle Direttive, contrariamente alla moralità clinica del medico. Questa è l’ipocrisia intrinseca della legislazione sulla coscienza moderna.

 

Chiaramente, sono necessari alcuni chiarimenti per disfare le questioni che deriveranno dalla legalizzazione della «morte assistita» nelle giurisdizioni di tutto il mondo.

 

L’ultima pubblicazione del Protection of Conscience Project con sede in Canada è una guida molto utile, che traccia distinzioni ed esamina i precedenti per la coscienza istituzionale. L’articolo è lungo e difficile da riassumere, ma queste frasi indicano la deriva dell’argomento:

 

«Il concetto di libertà istituzionale di coscienza o di religione è stato ripetutamente esaminato e contestato almeno dall’inizio degli anni ’70».

 

«Affermare che strutture come ospedali e ospizi non possano fare affidamento su garanzie costituzionali di libertà di coscienza perché non sono individui sono insostenibili perché contraddette dalla storia giuridica e dalla pratica diffusa.

 

«Nella migliore delle ipotesi, forniscono una mascheratura superficiale per gli sforzi per costringere istituzioni riluttanti a fornire servizi moralmente contestati favoriti dai ricorrenti, o discriminazione antireligiosa, o entrambi».

 

Per il Progetto Protezione della Coscienza, il problema è più ampio della «morte assistita» o dell’aborto. Cerca di stabilire una serie di principi che possono essere applicati in ogni circostanza. Richiede una legislazione che tuteli quella che chiama «libertà di coscienza conservativa», cioè il rifiuto di fare ciò che si crede sia sbagliato, in opposizione alla «libertà di coscienza perfetta», cioè fare ciò che si crede sia giusto.

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

Continua a leggere

Più popolari