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Scienza

4 esperimenti psicologici che spiegano il mondo moderno

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La psicologia del XX secolo ha condotto alcuni esperimenti che più di altri sembrano poter spiegare con lucidità l’ora presente.

 

Le configurazioni psicologiche che abbiamo visto nella popolazione soprattutto in questi ultimi anni, tra pandemia e guerra, erano state studiate in test scientifici che sono divenuti «classici» delle scienze psicologiche.

 

«Il mondo è un posto confuso. Le persone fanno cose che non hanno alcun senso, pensano cose che non sono supportate dai fatti, sopportano cose che non devono sopportare e attaccano brutalmente coloro che cercano di portare queste cose alla loro attenzione» scrive l’Off-Guardian, che ha stilato il breve elenco.

 

«”Dissonanza cognitiva”, “Diffusione di responsabilità” e “impotenza appresa” sono frasi che circolano regolarmente, ma da dove vengono e cosa significano?»

 

Di seguito una veloce panoramica.

 

1. L’esperimento Milgram

Nel 1963, lo psicologo di Yale Stanley Milgram (1933-1984) condusse una serie di esperimenti ora denominati Milgram Obedience Experiments, «esperimenti dell’obbedienza Milgram».

 

L’impostazione è semplice, al soggetto A viene detto di condurre un test di memoria sul soggetto B e somministrare scosse elettriche quando commette errori.

 

Il soggetto B però non esiste e le scosse elettriche non sono reali.

 

Attori che impersonavano il soggetto B piangevano, chiedevano aiuto o facevano finta di essere privi di sensi, mentre il soggetto A sarebbe incoraggiato a continuare a somministrare gli shock.

 

 

La stragrande maggioranza dei soggetti ha continuato il test e ha dato gli shock, nonostante l’evidente stato di dolore e prostrazione del soggetto B.

 

Traendo le conclusioni dello spaventoso esperimento, Stanley Milgram coniò il termine «diffusione di responsabilità», descrivendo il processo psicologico attraverso il quale una persona può scusare o giustificare fare del male a qualcuno se crede che non sia davvero colpa sua, non lo sarà ritenuti responsabili o non hanno scelta.

 

È chiarissimo come qualsiasi istituzione possa usare tale fenomeno per generare un’obbedienza che va oltre il codice morale dei sottoposti, spingendo chiunque a commettere atrocità. L’esercito, la polizia, il personale ospedaliero: ovunque ci sia una gerarchia o un’autorità percepita, gli individui cadranno vittime della «diffusione della responsabilità».

 

 

2. Lo Stanford Prison Experiment di Zimbardo

Il cosiddetto «Prison Experiment», concepito dal docente di psicologia Philip Zimbardo (1933-), fu effettuato alla Stanford University nel 1971.

 

Nell’esperimento veniva creata per una settimana una finta prigione con un gruppo di soggetti designati «guardie» e gli altri «prigionieri».

 

A entrambe le parti sono state fornite uniformi e ai prigionieri è stato assegnato un numero. Tra le varie regole assegnate, alle guardie eraè stato ordinato di rivolgersi ai prigionieri solo in base al loro numero, non al loro nome.

 

Nel corso di poco tempo, le guardie divennero sempre più sadiche, infliggendo punizioni ai prigionieri disobbedienti e premiando i «buoni prigionieri», una tattica pensata per cercare di dividerli.

 

Tra i prigionieri molti semplicemente subivano gli abusi, e sono iniziate le lotte interne tra «combinaguai» e «bravi prigionieri».

 

 

Lo studio rivelò modelli di comportamento interessanti nei suoi soggetti: le guardie carcerarie erano diventate autoritarie sino al sadismo. I prigionieri erano divenuti timorosi ed obbedienti. Tutto questo nonostante nessuna legge reale venisse violata, non vi fosse nessuna vera autorità legale e, soprattutto, nessun reale obbligo di rimanere a far parte dell’esperimento.

 

In pratica, Zimbardo apprese che quando fornisci il potere alle persone e disumanizzi coloro che sono sotto di loro, otterrai un’autorità sadica. Se metti le persone in prigione, si comporteranno come se fossero in prigione.

 

In breve, le persone agiscono nel modo in cui vengono trattate.

 

Il biennio COVID ci ha dato l’occasione di vederlo con i nostri occhi: se inizi a trattare le persone in un certo modo, la maggioranza lo asseconderà e incolperà la minoranza che si rifiuta di collaborare. Nel frattempo, alle forze di polizia di tutto il mondo erano stati improvvisamente concessi nuovi poteri, che hanno prontamente abusato perché i trasgressori (per mascherina, vaccino, greenpass)  erano stati disumanizzati dalla campagna martellante della politica e dei meida.

 

Non è difficile pensare che quelle reazioni sono state progettate seguendo le conclusioni dell’esperimento stanfordiano dello Zimbardo

 

 

3. L’esperimento Asch

Si tratta di un test effettuato per la prima volta dallo psicologo polacco-americano Solomon Asch (1907-1996)  negli anni Cinquanta: furono messi insieme insieme un pannello di soggetti, un soggetto reale e alcuni soggetti falsi.

 

Uno per uno ai soggetti viene posta una serie di domande a scelta multipla a cui la risposta è sempre ovvia, e  tutti i soggetti falsi danno sempre la risposta sbagliata. La domanda è se il soggetto reale manterrà o meno la propria risposta corretta, o comincerà a conformarsi al gruppo.

 

 

Lo studio concluse che il 36% dei soggetti alla fine ha iniziato a modificare le proprie risposte per allinearsi con il consenso, anche se sapevano di avere torto. Cioè, circa un terzo delle persone pretenderà di cambiare idea per motivi di conformità o, cosa più allarmante, modificherà effettivamente le proprie convinzioni se si trovano in minoranza.

 

Pensiamo alle sue applicazioni nel mondo reale: giornali e TV hanno proclamato falsità, sciocchezze, ordini illogici per mesi. Quando il messaggio fa capire che la maggioranza totale concorda, siamo in presenza di una forma di manipolazione come quella dell’esperimento Asch.

 

Tuttavia, quando veniva inserita anche una sola altra persona che concordava con il soggetto del test, l’impulso al conformismo si riduceva dell’87%.

 

 

4. L’esperimento di Dissonanza Cognitiva di Festinger

Nel 1954 lo psicologo e sociologo statunitense Leon Festinger (1919-1989) creò un esperimento per valutare il fenomeno di quella che poi chiamò «dissonanza cognitiva».

 

Lo schema sperimentale era piuttosto semplice. A un soggetto viene assegnato un compito fisico ripetitivo e noioso da svolgere (originariamente girare dei pioli di legno, ma altre varianti utilizzano altri compiti).

 

Dopo che il compito è stato completato, al soggetto viene chiesto di andare a preparare il soggetto successivo (in realtà un assistente di laboratorio) per il compito, mentendo e dicendogli quanto fosse interessante il compito.

 

È a questo punto che i soggetti vengono divisi in due gruppi, a un gruppo vengono offerti 20 dollari per mentire, all’altro solo 1.

 

Dopo aver mentito ai soggetti falsi ed essere stati pagati con i loro soldi, i soggetti reali prendevano parte a un colloquio post-esperimento e registrano i loro pensieri genuini sul compito.

 

Fu notat che il gruppo pagato 20 dollari generalmente diceva la verità: trovavano il compito noioso e ripetitivo. Mentre il gruppo che aveva ricevuto un dollaro, il più delle volte, affermava di aver davvero apprezzato il compito.

 

In sostanza, per il gruppo da 20 dollari, i soldi erano una buona ragione per mentire al loro compagno di test e potevano giustificare il proprio comportamento nella loro testa.

 

Ma, per il gruppo da 1 dollaro, l’esiguità della ricompensa ha reso la loro disonestà internamente ingiustificabile, quindi hanno dovuto creare inconsciamente la propria giustificazione convincendosi che non stavano affatto mentendo.

 

In sintesi, se offri alle persone una piccola ricompensa per aver fatto qualcosa, faranno finta di goderselo, o si inventeranno altro per giustificare solo un piccolo profitto.

 

Casinò, giochi per computer e altri media interattivi utilizzano questo principio tutto il tempo, offrendo ai giocatori un guadagno molto basso sapendo che si convinceranno che si divertono a giocare.

 

Allo stesso modo, le grandi aziende e i datori di lavoro possono fare affidamento su questo fenomeno per mantenere bassi i salari, sapendo che i lavoratori sottopagati hanno un meccanismo psicologico che potrebbe convincerli a godere del proprio lavoro.

 

È importante notare che vi è una variazione su questo esperimento che introduce un terzo gruppo, a cui non viene pagato nulla per mentire. Questo gruppo non è influenzato dalla dissonanza cognitiva e valuterà onestamente il compito proprio come fa il gruppo ben pagato.

 

 

In conclusione, non possiamo non notare come tutti questi esperimenti di dinamica sociale mostrino tendenze che sono autoevidenti nel mondo moderno. Di più: ognuna di queste conclusione, che costituisce un pezzo classico della psicologia sperimentale, può essere stato usato dal potere per manipolare e controllare la popolazione.

 

Anche voi, forse, nella vostra vita siete stati vittime di queste scoperte, e dell’uso che ne hanno fatto le nostre «guardie», che ci fanno sprofondare nella menzogna e nella tortura oggi più che mai.

 

 

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Bioetica

Lievito «umano» creato geneticamente in laboratorio

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Un team di scienziati dell’Università di Delft, nei Paesi Bassi, è riuscito a inserire per la prima volta geni dei muscoli umani nel lievito di birra.

 

I geni umani in questione esprimono un percorso metabolico che prevede la scomposizione degli zuccheri per produrre energia, lo stesso meccanismo che fa parte di molti disturbi comuni (tra cui, tra gli altri, il cancro), scrive Futurism.

 

Ciò significa che, secondo gli scienziati, tale «lievito umanizzato» via bioingegneria potrebbe aprire molte porte nei campi dello screening dei farmaci e della ricerca sul cancro.

 

«Sembra strano dal momento che il lievito vive come cellule singole e gli esseri umani sono costituiti da un sistema sostanzialmente più complesso, ma le cellule funzionano in un modo molto simile», ha affermato Pascale Daran-Lapujade, ricercatore TU Delft e autore principale di un nuovo studio pubblicato su la rivista Cell Reports.

 

«Rispetto alle cellule o ai tessuti umani, il lievito è un organismo fantastico per la sua semplicità di crescita e per la sua accessibilità genetica: il suo DNA può essere facilmente modificato per rispondere a domande fondamentali», ha aggiunto.

 

«Molte scoperte fondamentali come il ciclo di divisione cellulare, sono state chiarite grazie al lievito».

 

La ricerca dimostra anche il potere dell’editing genetico: «non abbiamo solo trapiantato i geni umani nel lievito, abbiamo anche rimosso i geni corrispondenti del lievito e li abbiamo completamente sostituiti con i geni del muscolo umano», dice Daran-Lapujade.

 

«Potreste pensare di non poter scambiare la versione del lievito con quella umana, perché è un processo così specifico e strettamente regolato sia nelle cellule umane che in quelle di lievito. Ma funziona come un incantesimo!».

 

In effetti, il Daran-Lapujade e i suoi colleghi sono rimasti sbalorditi nello scoprire che gli enzimi prodotti dai geni umani nel lievito fossero sorprendentemente simili a quelli nelle cellule umane.

 

E l’equipe non vuole fermarsi qui: «possiamo umanizzare ulteriormente il lievito e, passo dopo passo, creare un ambiente umano più complesso nel lievito», afferma il biotecnologo.

 

I processi di fusione tra uomo e materiale organico non si fermano al lievito di birra, tanto che già da qualche tempo.

 

In pratica, il DNA umano sta venendo miscelato con quello di altri organismi: c’è il lievito, ci sono i maiali (come nel caso del primo trapianto di cuore suino geneticamente modificato con geni umani al mondo), ci sono anche i topo umanizzati, il cui DNA, cioè, è stato innestato con quello umano. Alcuni topi sono «umanizzati», invece, tramite organi di bambino (cioè, «tessuti fetali») ottenuti con gli aborti: l’amministrazione Biden, appena salita al potere, si peritò a ridare linfa a queste pratiche.

 

Nessuna vera discussione bioetica sull’argomento è stata vista in politica o sui giornali.

 

I topo umanizzati parrebbero aver avuto un loro ruolo anche nelle ricerche del famoso laboratorio di Wuhan da cui pare essere «scappato» il virus SARS-nCoV-2 responsabile del COVID.

 

 

 

 

Immagine di Rosser1954 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

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Scienza

Bizzarro comportamento di una delle stelle più luminose del cielo

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Betelgeuse, la stella supergigante rossa della costellazione di Orione, una delle stelle più luminose del cielo notturno, è stata scossa da una potente esplosione alla fine del 2019.

 

L’insolito evento riguardante una stella così importante, ha lasciato perplessi perfino gli astronomi, scrive Futurism.

 

All’inizio gli scienziati hanno sostenuto che poteva trattarsi dell’esplosione di una supernova. Tuttavia secondo i dati del 2020, la stella è sopravvissuta, nonostante si sia notevolmente attenuata negli anni successivi.

 

Ora, grazie alle osservazioni del telescopio spaziale Hubble della NASA, gli scienziati potrebbero avere una risposta più soddisfacente. Si pensa che la stella abbia subito un’enorme espulsione di massa superficiale, non diversamente dalle espulsioni di massa coronale (CME) del Sole.

 

«Betelgeuse continua a fare alcune cose molto insolite in questo momento; l’interno è una specie di rimbalzo», ha affermato in una dichiarazione della NASA Andrea Dupree del Center for Astrophysics di Harvard, autore di un articolo presentato all’Astrophysics Journal.

 

L’evento è stato di molti ordini di grandezza più grande di una delle espulsioni di massa coronale del nostro Sole, con un’esplosione di 400 miliardi di volte la massa di una normale, secondo la NASA.

 

In effetti, ha spazzato via la massa equivalente di molte lune della Terra.

 

Quindi, cosa avrebbe causato l’enorme scoppio? Il team del Dupree suggerisce che le onde d’urto provenienti dal centro della stella hanno soffiato via pezzi della sua fotosfera, lo strato più basso della sua atmosfera stellare, causando una copertura di polvere che ora sta causando il raffreddamento della superficie della stella e la formazione di una crosta.

 

Si tratta della prima volta che assistiamo a una stella che ha la sua superficie scossa da un evento così potente.

 

«Non abbiamo mai visto un’enorme espulsione di massa dalla superficie di una stella», ha dichiarato il Dupree. «Ci rimane qualcosa che non capiamo completamente».

 

Anche quando si parla di stelle luminosissima, la scienza brancola nel buio.  Qui però ha il pregio di ammetterlo, diversamente da altri settori – praticamente tutti i settori, o per lo meno quelli che si intersecano strettamente con economia e politica. (Esempio a caso: medica e farmaceutica…)

 

 

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Animali

COVID, studio israeliano assolve il pipistrello

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Un team di ricercatori dello Stato ebraico assolve il pipistrello.

 

Non ci sono prove convincenti che colleghino i chirotteri allo scoppio della pandemia di COVID-19, hanno scoperto scienziati israeliani dell’Università di Tel Aviv dopo aver esaminato numerosi articoli scientifici sulle malattie infettive. Lo riporta RT.

 

«Due anni dopo lo scoppio della pandemia, non sappiamo ancora con certezza quale sia l’origine esatta della variante COVID-19»,  ha dichiarato la dottoressa Maya Weinberg, autrice principale dello studio, che è stato pubblicato nel numero di agosto di iScience.

 

Secondo la Weinberg, incolpare i pipistrelli della pandemia costituisce una «teoria erronea» che «non era basata su prove scientifiche sufficienti e convincenti e ha causato stress e confusione inutili in tutto il mondo».

 

Il possesso di anticorpi per il nuovo coronavirus da parte dei pipistrelli non significa necessariamente che la malattia sia stata trasmessa all’uomo da loro; ciò dimostra solo che gli animali sono stati in grado di sopravvivere alla malattia e sono diventati resistenti ad essa, ha detto la dottoressa israeliana.

 

«I pipistrelli hanno un sistema immunitario altamente efficace che consente loro di affrontare relativamente facilmente virus considerati letali per altri mammiferi».

 

La ricercatrice ha affermato che il suo team ha studiato documenti sull’origine di circa 100 virus, tra cui COVID-19, SARS ed Ebola, scoprendo che quasi la metà delle affermazioni riguardanti i pipistrelli al loro interno erano «basate sull’incidenza di anticorpi o test PCR, piuttosto che isolamento effettivo di virus identici. Inoltre, molti dei risultati riportati non sono convincenti».

 

L’assoluzione, insomma, andrebbe ben oltre il solo COVID. Un’assoluzione totale, per non aver commesso il fatto.

 

Anzi, potremmo avere qui un caso di odiosa discriminazione: «in generale, i pipistrelli sono erroneamente concepiti come serbatoi di molte malattie contagiose», ha detto la Weinberga, che ha sottolineato come, al contrario, gli scienziati «devono studiare in modo approfondito le capacità immunologiche antivirali dei pipistrelli e quindi ottenere mezzi nuovi ed efficaci per far fronte alla lotta dell’umanità contro le malattie contagiose, l’invecchiamento e il cancro».

 

Noi capiamo bene se lo studio voglia significare una semplice negazione della teoria dello spillover uomo-animale o più largamente voglia negare che il virus possa derivare dai pipistrelli di laboratorio, cioè dall’Istituto di Virologia di Wuhano, luogo di lavoro della mitica Shi Zhengli, anche detta «batwoman».

 

Come riportato da Renovatio 21, dopo aver a lungo negato la presenza di pipistrelli nel laboratorio wuhaniano, sono emerse prove incontrovertibile della loro presenza, così come di «incidenti» di ricercatori morsi dalle bestie violanti, che in un caso orinarono addosso al povero scienziato cinese.

 

Al Pentagono i ricercatori di Wuhan, finanziati in vari modi dal contribuente USA, avevano chiesto milioni di dollari per inserire nei pipistrelli «proteine chimeriche spike COVID con nanoparticelle ipodermiche».

 

Mezzo anno fa il ministero della Difesa russo ha rivelato che il Pentagono eseguiva esperimenti sui coronavirus da pipistrelli nei laboratori che finanziava in Ucraina.

 

Nel frattempo, gli scienziati di Wuhano non hanno aspettato e a inizio anno hanno segnalato di aver trovato un nuovo coronavirus di babbastriglio, stavolta in Africa – mica in Cina, no.

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