IVF
Gli scienziati avanzano verso la produzione di ovuli di fecondazione in vitro dalle cellule della pelle
Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge. La gametogenesi è un tema trattato in vari articoli di Renovatio 21.
Sulla rivista Science Advances hanno descritto il processo: hanno trasferito il nucleo di una cellula della pelle in un ovulo donato il cui nucleo è stato rimosso. Sperimentando sui topi, i ricercatori hanno convinto il nucleo della cellula della pelle a ridurre della metà i suoi cromosomi, in modo che potesse poi essere fecondata da una cellula spermatica per creare un embrione vitale.
«L’obiettivo è produrre ovuli per i pazienti che non hanno i propri ovuli», ha affermato l’autore senior Shoukhrat Mitalipov, direttore del Centro OHSU per la terapia genica e cellulare embrionale.
La tecnica, chiamata gametogenesi in vitro, potrebbe essere utilizzata da donne in età materna avanzata o per coloro che non sono in grado di produrre ovuli vitali a causa di precedenti trattamenti per cancro o altre cause. Aumenta anche la possibilità che uomini in relazioni omosessuali abbiano figli geneticamente imparentati con entrambi i padri, uno che fornisce un ovulo artificiale, l’altro lo sperma.
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Piuttosto che tentare di differenziare le cellule staminali pluripotenti indotte, o iPSC, in spermatozoi o cellule uovo, i ricercatori dell’OHSU si stanno concentrando su una tecnica basata sul trasferimento nucleare di cellule somatiche, in cui un nucleo di cellula cutanea viene trapiantato in un ovulo donatore privato del suo nucleo.
Nel 1996, i ricercatori hanno utilizzato questa tecnica per clonare una pecora in Scozia chiamata Dolly.
In quel caso, i ricercatori hanno creato un clone di un genitore. Al contrario, lo studio dell’OHSU ha descritto il risultato di una tecnica che ha prodotto embrioni con cromosomi forniti da entrambi i genitori. Il processo prevede tre fasi:
- I ricercatori trapiantano il nucleo di una cellula della pelle di topo in un ovulo di topo privato del proprio nucleo.
- Spinto dal citoplasma – liquido che riempie le cellule – all’interno dell’ovulo del donatore, il nucleo della cellula cutanea impiantata scarta metà dei suoi cromosomi. Il processo è simile alla meiosi, quando le cellule si dividono per produrre spermatozoi maturi o cellule uovo. Questo è il passaggio chiave, che si traduce in un ovulo aploide con un singolo set di cromosomi.
- I ricercatori poi fecondano il nuovo ovulo con lo sperma, un processo chiamato fecondazione in vitro. Ciò crea un embrione diploide con due serie di cromosomi, che alla fine si tradurrebbe in una prole sana con uguali contributi genetici da entrambi i genitori.
I laboratori di tutto il mondo sono coinvolti in una diversa tecnica di IVG. Ma comporta un processo di lunga durata di riprogrammazione delle cellule della pelle per diventare iPSC e quindi di differenziarle per diventare cellule uovo o spermatozoi.
«Stiamo saltando l’intera fase di riprogrammazione cellulare», ha affermato la coautrice Paula Amato, della OHSU School of Medicine. «Il vantaggio della nostra tecnica è che evita il lungo tempo di coltura necessario per riprogrammare la cellula. Nel corso di diversi mesi possono verificarsi molti cambiamenti genetici ed epigenetici deleteri».
Sebbene i ricercatori stiano studiando la tecnica anche sugli ovuli umani e sugli embrioni precoci, Amato ha affermato che ci vorranno anni prima che la tecnica sia pronta per l’uso clinico.
Michael Cook
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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IVF
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IVF
Dalla fecondazione assistita all’ottimizzazione genetica: l’ascesa delle cliniche di Indira IVF
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La startup statunitense Nucleus Genomics, nota per proporre discussi test genetici sugli embrioni, ha siglato una serie di accordi con la rete di cliniche indiane Indira IVF, che oggi conta più di 180 centri in tutto il Paese. Nonostante le normative attuali sulla fecondazione assistita nel Paese siano stringenti, la partnership darà accesso a un mercato enorme e in forte crescita anche dal punto di vista economico a causa del calo dei tassi di fertilità.
La startup statunitense Nucleus Genomics ha siglato accordi con una serie di cliniche di fecondazione in vitro straniere per espandere la diffusione di controversi test genetici sugli embrioni. Il mercato sembra destinato ad espandersi soprattutto in India grazie a una partnership con Indira IVF, la più grande rete di cliniche per la fertilità nel Paese. L’obiettivo della collaborazione è portare sul mercato indiano test avanzati sugli embrioni alle coppie che si sottopongono alla fecondazione in vitro (o IVF).
Nucleus Genomics, fondata nel 2021, utilizza una tecnologia nota come PGT-P per aiutare le coppie a selezionare embrioni con una minore probabilità di sviluppare malattie come il diabete o l’Alzheimer. Tuttavia, l’azienda ha suscitato controversie a livello internazionale per aver sviluppato modelli che, secondo il fondatore Kian Sadeghi, sono in grado di prevedere anche tratti non legati allo sviluppo di malattie, come un alto quoziente intellettivo o l’altezza. Anche se diversi scienziati mettono in dubbio la possibilità di selezionare correttamente i geni responsabili dello sviluppo di certe caratteristiche, numerosi esperti di bioetica ritengono che ci possa essere il rischio di creare neonati con caratteristiche su richiesta accessibili solo alle fasce più ricche della popolazione. Il prodotto di testing di Nucleus Genomics costa infatti 10mila dollari, mentre i cicli di trattamento di fecondazione in vitro costano almeno 20mila dollari l’uno.
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In India, almeno per ora, questo tipo di applicazioni incontra limiti normativi molto stringenti: la selezione degli embrioni sulla base di caratteristiche non mediche è illegale. Di conseguenza, Nucleus Genomics dovrebbe limitare la propria offerta nel Paese alle informazioni sul rischio di malattie. Tuttavia la partnership consente all’azienda americana di accedere a un mercato enorme e a una quantità significativa di dati genetici, in un contesto in cui il settore della fecondazione assistita è destinato a raggiungere un valore di circa 13 miliardi di dollari entro la fine di quest’anno.
La crescita di Indira IVF racconta bene lo sviluppo del settore. Fondata nel 1988 a Udaipur, nello stato del Rajasthan, dal dottor Ajay Murdia, l’azienda ha inizialmente operato come struttura indipendente prima di trasformarsi in una realtà su larga scala. Oggi è una delle principali catene di fertilità del Paese, passando da 165 centri nel marzo 2025 a 186 a luglio, con l’obiettivo di raggiungere quota 200 entro la fine dell’anno fiscale 2026. Parallelamente, l’azienda ha avviato una strategia di diversificazione entrando nel settore della salute materna e pediatrica, con l’apertura di ospedali in città come Varanasi, Pune e Prayagraj.
Questa crescita si riflette nei risultati finanziari: i ricavi hanno raggiunto 1.604,5 crore di rupie (circa 176 milioni di euro) nell’anno fiscale 2025. La società dal 2023 è sostenuta dal fondo svedese di private equity EQT, che ha acquisito il 60% delle quote. Mentre il percorso di Indira IVF verso la quotazione in borsa è stato tutt’altro che lineare. L’azienda aveva inizialmente presentato, a febbraio dello scorso anno, una richiesta per un’IPO da circa 3.500 crore di rupie (circa 407 milioni di dollari). Tuttavia, già a marzo è stata costretta a ritirare la documentazione dopo le osservazioni della Securities and Exchange Board of India (SEBI), l’ente indiano che vigila sui mercati finanziari.
I dubbi dell’autorità di vigilanza si sono concentrati su un film biografico di Bollywood intitolato Tumko Meri Kasam, diretto da Vikram Bhatt. Il film raccontava in chiave drammatica la storia personale e imprenditoriale del medico. La coincidenza tra l’uscita del film e il processo di IPO ha però sollevato sospetti: secondo la SEBI la pellicola avrebbe potuto funzionare come una forma di promozione indiretta e illegale durante una fase delicata di raccolta di capitali. Dopo questo episodio, Indira IVF ha ripresentato in modo confidenziale i documenti per la quotazione a luglio dello scorso anno. La vicenda si è ulteriormente complicata quando il regista Vikram Bhatt e sua moglie, Shwetambari Bhatt, sono stati arrestati. Secondo l’accusa, presentata dallo stesso Ajay Murdia, il medico avrebbe versato circa 47 crore di rupie (oltre 5 milioni di euro) per la realizzazione di quattro film, ma Bhatt ne avrebbe prodotto soltanto uno, il biopic su Indira IVF.
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Nel frattempo il contesto demografico in India si è evoluto facendo crollare il tasso di fertilità totale, passato da oltre 6 figli per donna nel 1950 a 1,9 nel 2023, al di sotto della soglia di sostituzione. Per regolamentare il «business della fertilità», il Paese ha introdotto nel 2021 la legge sulla regolazione delle tecnologie di riproduzione assistita, che stabilisce che l’accesso alla fecondazione in vitro è consentito solo a coppie sposate o a donne single entro specifici limiti di età.
La normativa inoltre impone restrizioni severe sull’uso dei donatori e introduce garanzie etiche importanti. Tra queste, l’obbligo di registrazione per tutte le cliniche, il divieto di determinazione del sesso (in un Paese dove i maschi sono ancora preferiti alle femmine) e il riconoscimento dei pieni diritti legali per i bambini nati tramite queste pratiche di fecondazione assistita
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Immagine di ZEISS Microscopy via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
IVF
Clinica per la fertilità in Nepal sotto processo per aver sfruttato ragazze adolescenti con il prelievo forzato di ovuli
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