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Cervello

Chip cerebrali, approvati i primi test sull’uomo per la società di Elon Musk Neuralink

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La società di chip cerebrali di Elon Musk, Neuralink, ha annunciato che l’ente di regolamentazione statunitense Food & Drug Administration (FDA) ha approvato il suo prodotto per la sperimentazione umana.

 

«Questo è il risultato dell’incredibile lavoro del team di Neuralink in stretta collaborazione con la FDA e rappresenta un primo passo importante che un giorno consentirà alla nostra tecnologia di aiutare molte persone», ha scritto l’azienda di Musk in un tweet .

 

«Il reclutamento non è ancora aperto per la nostra sperimentazione clinica. Annunceremo presto ulteriori informazioni!».

 

 

Neuralink è un progetto di Musk fondato nel 2016. Il magnate della tecnologia ha affermato in passato che la connessione del cervello umano a un computer è promettente per un’ampia gamma di applicazioni, dal ripristino della vista e della funzione motoria dei pazienti disabili al controllo mentale dei dispositivi elettronici.

 

Musk ha una sua teoria precisa dietro allo sviluppo della cosiddetta HMI (human-machine interface) che unisce cervello e calcolatore, considerandolo un atto di difesa contro l’Intelligenza Artificiale (AI) che, secondo le previsioni di Musk, diventerà «molto più intelligente degli umani» e controllerà l’intera società.

 

Solo «fondendosi» con la macchina, secondo il Musk, gli esseri umani svilupperanno la capacità di stare al passo e proteggersi da essa. «If you can’t beat them, join them»: se non può batterli, unisciti a loro, spiegò Musk nel popolare podcast di Joe Rogan, raccontando che in futuro l’umanità sarà in grado di comunicare senza avvalersi del linguaggio.

 

L’obiettivo finale di Neuralink è «assicurare il futuro dell’umanità come civiltà rispetto all’IA», aveva assicurato l’imprenditore di origina sudafricana al pubblico in un discorso alla California Academy of Sciences di San Francisco ancora nel 2019.

 

«Dopo aver risolto una serie di malattie legate al cervello, c’è la mitigazione della minaccia esistenziale dell’IA», ha continuato. «Questo è il punto…Questo è qualcosa che penso sarà davvero importante a livello di civiltà».

 

«Ho parlato molto dell’intelligenza artificiale nel corso degli anni, ma penso che anche in uno scenario di Intelligenza Artificiale benigna, rimarremo indietro» ha dichiarato Musk, di fatto teorizzando ed approntando materialmente una sorta di «transumanismo di difesa».

 

Finora l’impianto cerebrale ha prodotto risultati contrastanti negli studi sugli animali. Alcuni soggetti del test sulle scimmie a cui è stato impiantato il chip hanno spostato con successo i cursori del computer (per giuocare a Pong), anche se 15 su 23 sarebbero morti per emorragie cerebrali, automutilazione o eruzioni cutanee sanguinolente tra il 2017 e il 2020.

 

 

Neuralink, che aveva iniziato con impianti di microchip cerebrali sui suini, non è la prima azienda ad avviare sperimentazioni umane con un’interfaccia cervello-computer. Nel 2022, la società tecnologica con sede a New York Synchron, finanziata dai miliardari Bill Gates e Jeff Bezos, ha già impiantato il suo primo dispositivo per la lettura della mente in un paziente statunitense in una sperimentazione clinica.

 

Vi sono altri casi simili di impianti cerebrali che tentano di aiutare pazienti in condizioni estremamente critiche come quello portato avanti dagli scienziati della Stanford University, che consente ad un uomo con le mani paralizzate di poter «digitare» fino a 90 caratteri al minuto, semplicemente pensando alle parole.

 

Anche un colosso digitale come Facebook era interessato alla tecnologia del pensiero degli individui.

 

Chip cerebrali sono stati utilizzati per comandare piante carnivore.  Pochi mesi fa è emerso che gli scienziati sono riusciti a far giocare sempre a Pong anche delle cellule cerebrali in vitro.

 

La trasformazione cibernetica della vita umana è uno dei punto focali del transumanismo, predicato sia da entusiasti della Silicon Valley più o meno innocui che da vertici planetari come il Klaus Schwab, patron del World Economic Forum di Davos, che immagina un mondo dove in aeroporto saranno fatte «scansioni cerebrali» per evitare che il passeggero nutra idee pericolose.

 

«Una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» dice Klaus Schwab. Ci siamo.

 

 

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Cervello

Scienziati ricreano una canzone dei Pink Floyd leggendo i segnali cerebrali degli ascoltatori

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Nuovo passo avanti della tecnologia per la lettura della mente.

 

Un gruppo di scienziati dell’Università della California – Berkeley hanno addestrato un computer per analizzare l’attività cerebrale di qualcuno che ascolta la musica e, basandosi solo su quegli schemi neuronali, ricreare la canzone.

 

La ricerca, pubblicata martedì su Plos Biology, ha prodotto una versione riconoscibile, anche se ovattata, della canzone dei Pink Floyd del 1979, «Another Brick in the Wall (Part 1)».

 

I ricercatori avevano capito come utilizzare l’attività cerebrale per ricostruire la musica con caratteristiche simili alla canzone che qualcuno ascolta.

 

 

«Puoi effettivamente ascoltare il cervello e ripristinare la musica che quella persona ha sentito», ha detto al New York Times Gerwin Schalk, un neuroscienziato che dirige un laboratorio di ricerca a Shanghai e ha raccolto dati per questo studio.

 

I ricercatori hanno anche trovato un punto nel lobo temporale del cervello che ha reagito quando i volontari hanno sentito il ritmo della chitarra della canzone, proponendo che questa particolare area possa essere coinvolta nella nostra percezione del ritmo.

 

I risultati offrono un primo passo verso la creazione di dispositivi più espressivi per assistere le persone che non possono parlare. Negli ultimi anni, gli scienziati hanno compiuto importanti progressi nell’estrazione di parole dai segnali elettrici prodotti dal cervello delle persone con paralisi muscolare quando tentano di parlare.

 

Una quantità significativa delle informazioni trasmesse attraverso la parola proviene da ciò che i linguisti chiamano elementi «prosodici», come il tono.

 

«Comprendendo meglio come il cervello metabolizza la musica, gli scienziati sperano di costruire nuove “protesi vocali” per le persone con malattie neurologiche che colpiscono la loro produzione vocale» scrive il NYT. L’obiettivo è che questi dispositivi trasmettano non solo ciò che qualcuno sta cercando di dire, ma conservino parte della musicalità, del ritmo e dell’emozione del discorso organico.

 

Per raccogliere i dati per lo studio, i ricercatori hanno registrato dal cervello di 29 pazienti affetti da epilessia presso l’Albany Medical Center nello Stato di New York dal 2009 al 2015.

 

Come parte del loro trattamento contro l’epilessia, ai pazienti è stata impiantata nel cervello una rete di elettrodi simili a chiodi. Ciò ha creato una rara opportunità per i neuroscienziati di registrare dalla loro attività cerebrale mentre ascoltavano la musica.

 

Il team ha scelto la canzone dei Pink Floyd in parte perché piaceva ai pazienti più anziani. La canzone contiene 41 secondi di testo e due minuti e mezzo di brani strumentali lunatici, una combinazione utile per capire come il cervello elabora le parole rispetto alla melodia.

 

Analizzando i dati di ogni paziente, i ricercatori identificato quali parti del cervello si illuminavano durante la canzone e a quali frequenze reagivano queste aree.

 

Per ricostruire in modo leggibile «Another Brick in the Wall», i ricercatori hanno utilizzato 128 bande di frequenza. Ciò significava addestrare 128 modelli di computer, che collettivamente hanno messo a fuoco la canzone.

 

I ricercatori hanno quindi eseguito l’output di quattro singoli cervelli attraverso il modello. Le ricreazioni risultanti erano tutte riconoscibili come la canzone dei Pink Floyd, ma presentavano notevoli differenze. Il posizionamento degli elettrodi del paziente probabilmente spiega la maggior parte della varianza, hanno detto i ricercatori, ma contano anche le caratteristiche personali, come se una persona fosse un musicista.

 

Altri gruppi stanno conducendo esperimenti simili utilizzando scanner cerebrali non invasivi, come la risonanza magnetica funzionale o fMRI, che fornisce una misura meno dettagliata dell’attività ma scansiona l’intero cervello, scrive il Times.

 

Come riportato da Renovatio 21, vi sono altri casi simili di impianti cerebrali che tentano di aiutare pazienti in condizioni estremamente critiche come quello portato avanti dagli scienziati della Stanford University, che consente ad un uomo con le mani paralizzate di poter «digitare» fino a 90 caratteri al minuto, semplicemente pensando alle parole.

 

Anche un colosso digitale come Facebook era interessato alla tecnologia del pensiero degli individui.

 

Chip cerebrali sono stati utilizzati per comandare piante carnivore.  Pochi mesi fa è emerso che gli scienziati sono riusciti a far giocare sempre a Pong anche delle cellule cerebrali in vitro.

 

Nel 2022, la società tecnologica con sede a New York Synchron, finanziata dai miliardari Bill Gates e Jeff Bezos, ha già impiantato il suo primo dispositivo per la lettura della mente in un paziente statunitense in una sperimentazione clinica.

 

Yu Takagi, neuroscienziato dell’Università di Osaka, ha collaborato quest’anno con gli scienziati di Google per utilizzare i dati fMRI per identificare il genere musicale che un volontario stava ascoltando mentre si trovava in uno scanner cerebrale.

 

«La nuova ricerca ha anche sottolineato ciò che rende la musica diversa dal parlato. Quando i volontari dello studio hanno ascoltato una canzone, la parte destra del loro cervello tendeva ad essere più coinvolta rispetto alla sinistra, mentre accade il contrario quando le persone ascoltano un discorso semplice» scrive il NYT. «Questa scoperta, che replica la ricerca precedente, aiuta a spiegare perché alcuni pazienti colpiti da ictus che non parlano bene possono cantare chiaramente frasi».

 

Il grande quotidiano neoeboraceno si esalta, come ordinato al mainstream, per le possibilità terapeutiche delle biotecnologie anche più invasive, non soffermandosi nemmeno un secondo davanti ai pericoli che questo ulteriore passo avanti nell’interfaccia uomo-macchina può porre.

 

La trasformazione cibernetica della vita umana è uno dei punto focali del transumanismo, predicato sia da entusiasti della Silicon Valley più o meno innocui che da vertici planetari come il Klaus Schwab, patron del World Economic Forum di Davos, che immagina un mondo dove in aeroporto saranno fatte «scansioni cerebrali» per evitare che il passeggero nutra idee pericolose.

 

«Una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» dice Klaus Schwab.

 

Come riportato da Renovatio 21, ad un incontro al WEF con il fondatore di Google Sergej Brin, aveva dimostrato tutta la sua frenesia in materia.

 

 

«Puoi immaginare che tra 10 anni saremo qui seduti avendo un impianto nel nostro cervello, tramite il quale posso immediatamente percepirvi, perché tutti voi avrete degli impianti, misurandovi tutte le vostre onde cerebrali – e posso dirti immediatamente come reagiscono le persone, oppure posso sentire come reagiscono alcune persone alle tue risposte. È immaginabile?» chiede il guru globalista svizzero.

 

«Penso che sia immaginabile», risponde il Brin, che prosegue descrivendo un possibile futuro transumanista in cui la coscienza potrebbe essere trapiantata nelle macchine.

 

«Penso che tu possa immaginare che, beh, verrai trapiantato, sai, su Internet per così dire, per vivere per sempre in un regno digitale. Sai, puoi immaginare che solo nella tua incarnazione biologica vivrai per un’età molto lunga».

 

Siamo al transumanismo spinto, impudico, tracotante. Ma ciò non riguarda solo noi e le nostre scelte. Esattamente come i vaccini, ciò riguarda soprattutto i nostri figli, sui quali già si allungano i bisturi della chirurgia cerebro-cibernetica.

 

Per impiantare i microchip nei bambini, dice Davos in un documento emerso tempo fa, ci sono «ragioni solide e razionali».

 

Per quanto possa sembraci strano e apparentemente lontano, soprattutto dato l’interesse di aziende e di poteri statali e superstatali di spingere il controllo i nostri pensieri – anche, addirittura, nei nostri sogni, che possono essere hackerati a fini pubblicitari.

 

La situazione è tale che esperti di giurisprudenza cominciano a discutere di leggi che riconoscano la «libertà cognitiva» e lo «spionaggio cerebrale».

 

L’era della psicopolizia, dove vi verrà proibito pure di pregare con la mente, è già materialmente iniziata: ma, tranquilli, come l’altra volta, è per il vostro bene, quindi accettate l’iniezione di transumanismo nella vostra carne, e fate silenzio – perché sanno cosa pensate.

 

 

 

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Cervello

Gli scienziati impiantano falsi ricordi con i deepfake, ma anche senza

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Ricercatori irlandesi hanno scoperto che possono indurre falsi ricordi mostrando ai soggetti clip deepfake di remake di film che non sono mai stati effettivamente prodotti. Lo riporta un articolo pubblicato sulla rivista scientifica PLOS One.

 

Come descritto in dettaglio nel paper, sono stati prodotte clip deepfake provenienti da film inventati, tuttavia abbastanza convincenti da indurre i partecipanti a credere che fossero reali. Alcuni soggetti dell’esperimento sono arrivati ​​​​al punto di classificare i film ritoccati – che includevano presunti remake di film reali come Will Smith protagonista di un Matrix ricostruito – migliori degli originali.

 

Tale studio ha un avvertimento importante da dare: «i deepfake non erano più efficaci delle semplici descrizioni testuali nel distorcere la memoria», si legge nel documento, suggerendo che i deepfake non sono del tutto necessari per indurre qualcuno ad accettare un falso ricordo.

 

«Non dovremmo saltare alle previsioni di futuri distopici basati sulle nostre paure riguardo alle tecnologie emergenti», ha detto al Daily Beast l’autrice principale dello studio Gillian Murphy, ricercatrice di disinformazione presso l’University College Cork in Irlanda. «Sì, ci sono danni molto reali causati da deep fake, ma dovremmo sempre raccogliere prove di tali danni in prima istanza, prima di affrettarci a risolvere problemi che abbiamo appena ipotizzato potessero esistere».

 

 

I ricercatori hanno mostrato clip di video deepfaked a 436 partecipanti, da Brad Pitt protagonista di Shining a Charlize Theron che interpreta Captain Marvel.

 

L’effetto è piuttosto convincente, come si vede in una clip di Chris Pratt che prende il posto di Harrison Ford in I predatori dell’arca perduta, condivisa da Murphy su Twitter.

 

 

Una media del 49% dei partecipanti è stata ingannata dai video deepfake, mentre il 41% di questo gruppo ha affermato che il remake di Captain Marvel era migliore dell’originale – un film di supereroi contestato per il suo femminismo e per i commenti contro il pubblico fatto dalla sua protagonista Brie Larson.

 

Tuttavia, una semplice descrizione testuale del deepfake si è rivelata altrettanto convincente, prevenendo qualsiasi preoccupazione per i filmati deepfake che hanno una capacità unica di distorcere i ricordi della realtà.

 

«Le nostre scoperte non sono particolarmente preoccupanti, in quanto non suggeriscono alcuna minaccia straordinariamente potente di deepfake al di là delle forme esistenti di disinformazione», ha detto Murphy al Daily Beast.

 

Bisogna realizzare che l’IA generativa diventerà sempre più convincente rendendo facile falsare qualsiasi tipo di film, o di ricordo.

 

Al di là di questo, l’induzione di ricordi è non solo possibile, ma possibile anche a livello collettivo. Su questo abbiamo un eloquente esempio in Italia.

 

Per anni milioni di italiani, e non scherziamo, erano convinti di aver udito personalmente Mike Bongiorno dire alla partecipante del suo quiz Rischiatutto, l’indimenticabile signora Longari, di esserle «caduta sull’uccello» (aveva risposta in modo errato ad una domanda ornitologica).

 

Non era vero niente, ma lo si è appreso solo pochi lustri fa, quando i due comparvero insieme in una trasmissione TV e smentirono questa versione della storia che perdurava da decenni: quelle parole non furono mai pronunciate.

 

Si consultarono le Teche RAI, era vero: Bongiorno era innocente, nessuna signora Longari era precipitata su pennuti di chicchessia, la colpa probabilmente era di Renzo Arbore che aveva fatto una battuta nella trasmissione L’altra domenica.

 

Si tratta, decisamente, di una falsa memoria che, artificialmente o meno, si era impiantata nella mente di decine di milioni di cittadini.

 

Riguardo l’innesto di falsi ricordi, vogliamo ricordare il caso dell’EMDR ossia della tecnica di desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari utilizzata da tre decenni in psicoterapia, in particolare nei casi di traumi o disturbi post-traumatici (PSTD). La tecnica ottenne nel 2019 i riflettori della grande stampa perché scambiata erroneamente con un «elettroshock» (anche da un ex ministro, che qualche settimana dopo sarebbe divenuto alleato del partito che accusava di praticarlo) nel celeberrimo scandalo degli affidi.

 

L’EMDR non è, in nessun modo, un’elettroshock. Tuttavia preoccupa la presenza di un paper scientifico di studiosi dell’Università di Maastrich del 2018 che sostiene che vi sia il «rischio di creare false memorie».

 

L’esperimento era stato svolto nel 2018 con utilizzando come cavie alcuni studenti universitari nell’ambito di studi sulla disinformazione.

 

«Utilizzando un paradigma di disinformazione, abbiamo esaminato se i movimenti oculari laterali, utilizzati nell’EMDR, aumentano la suscettibilità ai falsi ricordi. Gli studenti universitari (N = 82) hanno visto un video raffigurante un incidente d’auto» scrivono gli scienziati. «Successivamente, i partecipanti eseguivano movimenti oculari o tenevano gli occhi fermi. Successivamente, tutti i partecipanti hanno ricevuto informazioni errate sotto forma di narrazione di testimoni oculari».

 

I risultati indicavano che «i partecipanti al movimento degli occhi erano meno accurati e più suscettibili all’effetto della disinformazione rispetto ai controlli».

 

Fu notato che «i partecipanti che avevano eseguito movimenti oculari [la base della tecnica EMDR, ndr] avrebbero mostrato livelli elevati di accettazione della disinformazione rispetto ai partecipanti al controllo che non si sono impegnati nel compito di movimento degli occhi».

I ricercatori arrivavano a sostenere che il rischio non riguarda solo i media, ma le percezioni dei soggetti singoli e perfino il loro valore legale.

 

«La nostra scoperta suggerisce che l’EMDR potrebbe presentare svantaggi rischiosi in un contesto di testimoni oculari e pertanto necessita urgentemente di una ricerca di follow-up» scrivono gli studiosi olandesi.

 

Non c’è quindi da stare tranquilli, nemmeno dentro il vostro foro interiore. Perché il Nuovo Ordine vuole comandarvi il pensiero, analizzarlo, spiarlo, perfino immettere pubblicità nei vostri sogni, oltre che impiantarvi il famoso chip magari direttamente nel cervello.

 

Come riportato da Renovatio 21, anche le vostre preghiere, fatte in silenzio con la vostra anima, sono già passibili di arresto.

 

Perché stiamo entrando nell’era della vera psicopolizia, dove la psiche è, etimologicamente, l’anima: cioè proprio ciò che il Signore del Mondo vuole da voi.

 

 

 

 

 

 

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Cervello

Tecnologia di lettura della mente: Orwell ci ha avvertiti. Ora è realtà.

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Renovatio 21 ripubblica questo articolo apparso su The Conversation.

 

Per la prima volta, la tecnologia di lettura della mente sembra praticabile combinando due tecnologie che sono già disponibili — potremmo essere diretti verso il mondo dello «psicoreato» di George Orwell, dove lo stato considera un crimine il solo elaborare pensieri ribelli su un regime autoritario?

 

 

Per la prima volta, i ricercatori sono riusciti a utilizzare GPT1, un precursore del chatbot di Intelligenza Artificiale (AI) ChatGPT, per tradurre le immagini MRI in testo nel tentativo di capire cosa sta pensando qualcuno.

 

Questa recente scoperta ha permesso ai ricercatori dell’Università del Texas di Austin di «leggere» i pensieri delle persone come un flusso continuo di testo, basato su ciò che stavano ascoltando, immaginando o guardando.

 

Questo solleva importanti preoccupazioni per la privacy, la libertà di pensiero e persino la libertà di sognare senza interferenze.

 

Le nostre leggi non sono pronte per affrontare l’uso commerciale diffuso della tecnologia di lettura della mente — la legge sulla libertà di parola non si estende alla protezione dei nostri pensieri.

 

Ai partecipanti allo studio del Texas è stato chiesto di ascoltare audiolibri per 16 ore mentre erano all’interno di uno scanner MRI. Allo stesso tempo, un computer ha «imparato» ad associare la loro attività cerebrale dalla risonanza magnetica a ciò che stavano ascoltando.

 

Una volta addestrato, il decodificatore era in grado di generare testo dai pensieri delle persone mentre ascoltavano una nuova storia o ne immaginavano una propria.

 

Secondo i ricercatori, il processo era laborioso e il computer è riuscito solo a cogliere l’essenza di ciò che le persone stavano pensando.

 

Tuttavia, i risultati rappresentano una svolta significativa nel campo delle interfacce cervello-macchina che, fino ad ora, si sono basate su impianti medici invasivi. I dispositivi precedenti non invasivi potevano decifrare solo una manciata di parole o immagini.

 

Ecco un esempio di ciò che uno dei soggetti stava ascoltando (da un audiolibro):

 

«Mi alzai dal materasso ad aria e premetti il viso contro il vetro della finestra della camera da letto, aspettandomi di vedere gli occhi che mi fissavano, invece ho trovato solo l’oscurità».

 

Ed ecco cosa il computer «ha letto» dall’attività cerebrale del soggetto:

 

«Ho continuato a camminare fino alla finestra e ad aprire il vetro, mi sono alzato in piedi e ho sbirciato fuori, non ho visto nulla e ho guardato di nuovo in alto, non ho visto nulla».

 

I partecipanti allo studio hanno dovuto cooperare per addestrare e utilizzare il decodificatore in modo da mantenere la privacy dei loro pensieri.

 

Tuttavia, i ricercatori avvertono che «gli sviluppi futuri potrebbero consentire ai decodificatori di aggirare questi requisiti». In altre parole, la tecnologia di lettura della mente potrebbe un giorno essere applicata alle persone contro la loro volontà.

 

La ricerca futura potrebbe anche accelerare il processo di formazione e decodifica.

 

Mentre ci sono volute 16 ore per addestrare la versione attuale della macchina a leggere ciò che i partecipanti stavano pensando, questo diminuirà significativamente negli aggiornamenti futuri. E come abbiamo visto con altre applicazioni AI, è anche probabile che il decodificatore diventi più preciso nel tempo.

 

C’è un’altra ragione per cui questo rappresenta un cambio di passo.

 

I ricercatori hanno lavorato per decenni su interfacce cervello-macchina in una corsa per creare tecnologie di lettura della mente in grado di percepire i pensieri di qualcuno e trasformarli in testo o immagini. Ma in genere, questa ricerca si è concentrata sugli impianti medici, soprattutto per aiutare i disabili a esprimere i loro pensieri.

 

Neuralink, la società di neurotecnologie fondata da Elon Musk, sta sviluppando un impianto medico che può «permetterti di controllare un computer o un dispositivo mobile ovunque tu vada».

 

Ma la necessità di sottoporsi a un intervento chirurgico al cervello per avere un dispositivo impiantato è probabile che rimanga un ostacolo all’uso di tale tecnologia.

 

Tuttavia, i miglioramenti nella precisione di questa nuova tecnologia non invasiva potrebbero renderla un punto di svolta.

 

Per la prima volta, la tecnologia di lettura della mente sembra praticabile combinando due tecnologie che sono già disponibili, anche a un prezzo elevato. Le macchine per la risonanza magnetica costano attualmente tra 150.000 e 1 milione di dollari.

 

Conseguenze legali ed etiche

La legge sulla privacy dei dati attualmente non considera il pensiero come una forma di dati. Abbiamo bisogno di nuove leggi che impediscano l’emergere di psicoreati, violazioni dei dati del pensiero e persino un giorno, forse, l’impianto o la manipolazione del pensiero.

 

Per passare dalla lettura del pensiero all’impianto potrebbe volerci ancora molto tempo, ma entrambi richiedono una regolamentazione preventiva e una supervisione.

 

I ricercatori dell’Università di Oxford stanno sostenendo un «diritto legale all’integrità mentale», che descrivono come «un diritto contro le interferenze significative e non consensuali con la propria mente».

 

Altri stanno cominciando a difendere un nuovo diritto umano alla libertà di pensiero. Questo si estenderebbe oltre le definizioni tradizionali di libertà di parola, per proteggere la nostra capacità di riflettere, meravigliarci e sognare.

 

Un mondo senza regole potrebbe diventare distopico molto rapidamente. Immagina che un capo, un insegnante o un funzionario statale sia in grado di invadere i tuoi pensieri privati — o peggio, di essere in grado di cambiarli e manipolarli.

 

Stiamo già vedendo tecnologie di scansione oculare implementate nelle aule per tracciare i movimenti oculari degli studenti durante le lezioni, per capire se stanno prestando attenzione.

 

Cosa succede quando le tecnologie di lettura della mente sono le prossime?

 

Allo stesso modo, cosa succede sul posto di lavoro quando i dipendenti non sono più autorizzati a pensare alla cena o a qualcosa al di fuori del lavoro? Il livello di controllo abusivo dei lavoratori potrebbe superare qualsiasi cosa mai immaginata.

 

George Orwell ha scritto in modo convincente dei pericoli dello «psicoreato» in cui lo stato considera un crimine solamente il pensare pensieri ribelli su un regime autoritario.

 

La trama di 1984 di Orwell, tuttavia, era basata su funzionari statali che leggevano il linguaggio del corpo, diari o altre indicazioni esterne di ciò che qualcuno stava pensando.

 

Con la nuova tecnologia di lettura della mente, il romanzo di Orwell diventerebbe davvero molto breve — forse anche breve come una singola frase: «Winston Smith pensò tra sé e sé: “Abbasso il Grande Fratello”, dopo di che fu arrestato e giustiziato».

 

 

Joshua Krook

 

 

Questo articolo è ripubblicato da The Conversation con una licenza Creative Commons.

 

 

Joshua Krook è un accademico, autore e giornalista interessato al diritto, alla storia, all’istruzione superiore, alla psicologia sociale, alla progettazione di videogiochi e alle insidie della specializzazione. È ricercatore in Intelligenza Artificiale Responsabile presso l’Università di Southampton, in Inghilterra.

 

 

 

 

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