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Intelligenza Artificiale

Davos chiede la fusione di intelligenza umana ed artificiale per censurare la «disinformazione» prima che venga pubblicata

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Il World Economic Forum ha pubblicato un articolo che invoca la fusione di sistemi di intelligenza umana e artificiale per censurare lo «hate speech»  e la «disinformazione» online prima ancora che ne sia consentita la pubblicazione.

 

In pratica, una censura preventiva da applicarsi a chiunque voglia esprimersi liberamente in rete.

 

Il 10 agosto sul sito del WEF è stato pubblicato un articolo intitolato «La soluzione agli abusi online? AI più intelligenza umana». In esso siamo messi in guardia contro il temibile pericolo del «mondo oscuro dei danni online».

 

L’articolo ha un articolato caveat in neretto per i lettori:

 

«Lettori: tenete presente che questo articolo è stato condiviso su siti web che di routine travisano contenuti e diffondono disinformazione. Vi chiediamo di notare quanto segue: 1) Il contenuto di questo articolo è l’opinione dell’autore, non il World Economic Forum. 2) Si prega di leggere il pezzo per te stesso. Il Forum si impegna a pubblicare un’ampia gamma di voci e la rappresentazione ingannevole dei contenuti riduce solo le conversazioni aperte».

 

Ad occhio e croce questo cappello introduttivo è stato inserito dopo, e peraltro da persone che mai hanno sentito l’espressione «excusatio non petita, accusatio manifesta». Il lettore concorrerà che si tratta di uno dei momenti più patetici e grotteschi della giornata: il WEF getta il sasso e nasconde la mano, e accusa i siti che riportano ciò che scrive. È triste, imbarazzante, rivoltante, comico al contempo.

 

Bisogna dire che l’articolo è piuttosto esplicito.

 

«Combinando in modo univoco la potenza della tecnologia innovativa, la raccolta di informazioni fuori piattaforma e l’abilità di esperti in materia che comprendono come operano gli attori delle minacce, il rilevamento su larga scala degli abusi online può raggiungere una precisione quasi perfetta», afferma l’autore del pezzo, che non sappiamo se abbia presente che la censura dei social già funziona così da anni – per cui, a fine lettura , non sappiamo quanto ci stiano prendendo per i fondelli.

 

L’articolo si conclude proponendo «un nuovo framework: piuttosto che fare affidamento sull’IA per rilevare su larga scala e sugli esseri umani per rivedere i casi limite, un approccio basato sull’intelligenza è fondamentale».

 

«Introducendo nei set di apprendimento l’intelligenza curata dall’uomo, fuori piattaforma, multilingue , l’IA sarà quindi in grado di rilevare anche le sfumature di nuovi abusi su larga scala, prima che raggiungano le piattaforme tradizionali. Integrare questo rilevamento automatizzato più intelligente con l’esperienza umana per rivedere i casi limite e identificare falsi positivi e negativi e quindi reinserire quei risultati nei set di addestramento ci consentirà di creare un’IA con l’intelligenza umana integrata», afferma l’articolo.

 

Insomma: la via cyborg al censore perfetto, mezzo uomo mezzo macchina, come Robocop.

 


 

«In altre parole, la tua libertà di parola verrà probabilmente censurata prima ancora che tu possa pubblicarla sui siti di social media. Alcuni la chiamano “censura preventiva”» scrive Summit News.

 

«I team di fiducia e sicurezza possono impedire che le minacce aumentino online prima che raggiungano gli utenti» scrive l’articolo WEF.

 

Il World Economic Forum in teoria dovrebbe parlare di economia, ma ci stiamo rendendo conto che invece tratta di tutt’altro. Il Grande Reset non sembra passare per banche e fabbriche, danari e lavoratori: pare invece richiedere, a gran voce, giganteschi sistemi di controllo integrati, e forse perfino la mista unione tecnoide tra esseri umani e computer.

 

Il Klaus Schwab non è nuovo a discorsi di estremismo transumanista in cui annuncia la necessità di fondere uomo e macchina, un processo che lui inserisce nel suo concetto di «Quarta Rivoluzione Industriale», propalata a piene mani a manager e amministratori di tutte le latitudini e di tutti i livelli, che ripetono a pappagallo la teoria transumanista della «fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica».

 

Ciò è scritto nero su bianco sul suo libro La quarta rivoluzione industriale, che per qualche ragione ha la prefazione dell’erede Agnelli John Elkan.

 

Nel testo, lo Schwab spiega con entusiasmo come la tecnologia in arrivo consentirà alle autorità di «intromettersi nello spazio fino ad ora privato della nostra mente, leggendo i nostri pensieri e influenzando il nostro comportamento».

 

«Con il miglioramento delle capacità in questo settore, aumenterà la tentazione per le forze dell’ordine e i tribunali di utilizzare tecniche per determinare la probabilità di attività criminale, valutare la colpa o addirittura recuperare i ricordi direttamente dal cervello delle persone».

 

Senza pudore alcuno, lo Schwabbone era arrivato a suggerire l’utilizzo di scansioni cerebrali, rese possibili dagli impianti biocibernetici, anche solo per viaggiare:

 

«Anche attraversare un confine nazionale potrebbe un giorno richiedere una scansione cerebrale dettagliata per valutare il rischio per la sicurezza di un individuo».

 

«I dispositivi esterni di oggi, dai computer indossabili alle cuffie per la realtà virtuale, diventeranno quasi certamente impiantabili nel nostro corpo e nel nostro cervello».

 

«I microchip impiantabili attivi che rompono la barriera cutanea del nostro corpo» cambieranno il modo in cui ci interfacciamo con il mondo «e ci costringeranno a chiederci «cosa significhi essere umani», sostiene Schwab.

 

In un inquietante evento a Davos è possibile vedere Schwab che parla con il padrone di Google Sergej Brin della possibilità di leggere il pensiero a tutti i partecipanti nella sala.

 

««Puoi immaginare che tra 10 anni saremo qui seduti avendo un impianto nel nostro cervello, tramite il quale posso immediatamente percepirvi, perché tutti voi avrete degli impianti , misurandovi tutte le vostre onde cerebrali – e posso dirti immediatamente come reagiscono le persone».

 

In pratica, già cinque anni fa, lo Schwabbo annunziava più chip cerebrali per tutti.

 

 

Bisogna ammetterlo: neanche un cattivo di James Bond raggiunge simili altezze.

 

Del resto, un mondo così orrendo e perverso ai tempi di Ian Fleming non era immaginabile.

 

Pensate al povero George Orwell ridotto al niente dalla distopia presente, mille volte peggiore di quella che immaginava in 1984 – dove i chip cerebrali, che leggono e comandano il foro interiore degli esseri umani, non erano minimamente pensabili.

 

 

 

 

 

Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

 

 

 

 

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Grande Reset

Il Necronomicon di Klaus Schwab: la Quarta Rivoluzione industriale creerà l’inferno sulla Terra

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C’è una frase che mi tocca ripetere spesso, quando vengo interpellato su quando finirà l’emergenza pandemica e quando si potrà tornare a vivere «come prima».

 

La risposta che purtroppo devo dare è questa: «nulla sarà più come prima».

 

Se qualcuno pensasse che questa opinione è esageratamente pessimista, posso dire di avere trovato una autorevole conferma a questa mia tesi che peraltro sostengo già dall’inizio della pandemia in un libro la cui lettura non è assolutamente consigliabile, perché ci vuole uno stomaco davvero forte per affrontarla. È una sorta di Necronomicon, una finestra aperta sull’abisso.

 

Si tratta del volume La Quarta rivoluzione industriale, il cui autore è Klaus Schwab, ingegnere, economista e accademico tedesco, fondatore e presidente del World Economic Forum (WEF).

 

Il Forum è famoso per il suo incontro annuale a Davos, in Svizzera, che attira imprenditori, capi di Stato e politici di tutto il mondo, oltre a intellettuali e giornalisti, per discutere le questioni più importanti e urgenti del pianeta, anche nei settori della salute e dell’ambiente.

 

L’anno scorso l’ottuagenario Schwab pubblicò un volume sull’epidemia da COVID e gli scenari che esso apriva, intitolato Il Grande Reset.

 

Schwab, in questo libro illustra come l’epidemia possa costituire una grande occasione di cambiamento. Altro che un castigo inviato da Dio per colpire la pravità degli uomini, come dicevano alcuni fondamentalisti cristiani nel 2020; altro che un castigo inviato da Madre Natura, umiliata e offesa, come dicevano importanti esponenti della neochiesa cattolica, a partire dall’Arcivescovo di Vienna.

 

L’epidemia è un fattore importante di accelerazione di processi avviati da qualche tempo.

 

E non è complottismo, si badi, perché questi scenari sono illustrati da un esponente del pensiero dominante.

 

Un piano preciso, ufficiale e ben documentato, sul quale istituzioni internazionali, filantropi, organizzazioni non governative e mega-aziende private collaborano apertamente già da tempo.

 

Le nuove abitudini acquisite dalle popolazioni durante la pandemia hanno apportato quell’impulso alla digitalizzazione e all’automazione decisivo per implementare la Quarta Rivoluzione Industriale, che finora stentava a realizzarsi. È l’inizio di una nuova era.

 

E così, sono andato a leggermi questo testo del 2016 di Schwab, in cui si annunciava ad un pubblico ristretto, quasi di addetti ai lavori, cosa si stava annunciando. E se la prefazione all’edizione italiana è di John Elkan, il cui nonno, Gianni Agnelli, il Signore della FIAT, designò prima di morire a suo successore dinastico, e che oggi è amministratore delegato della Exor N.V., una holding di investimento controllata dalla famiglia Agnelli,e a capo di una serie di imprese di innovazione tecnologica, la prima edizione inglese aveva nientemeno che una prefazione di Sua Altezza Reale il Principe (allora) Carlo d’Inghilterra.

 

Il successore della Regina Elisabetta ha una lunga frequentazione con Schwab, il che fa pensare che il nuovo inquilino di Buckingham Palace non abbia passato i suoi primi 74 anni nell’estenuante attesa di succedere alla madre, dedicandosi agli sport ippici e alla frequentazione di Camilla, e ciò significa che la sua ascesa al trono della più inquietante tra le superpotenze possa segnare un altro punto a favore del Grande Reset.

 

Ma di cosa parla questo libro fondamentale per comprendere ciò che sta accadendo e quale sia il futuro che ci attende? La Quarta rivoluzione industriale è una rivoluzione ipertecnologica, che comporterà- negli auspici di Schwab, una profonda trasformazione per l’umanità. Il termine «rivoluzione», secondo l’economista germanico, denota un cambiamento repentino. Tutto si dovrà svolgere in modo veloce, deciso, irreversibile.

 

Nella storia abbiamo avuto diverse rivoluzioni: la prima, migliaia di anni fa, fu quella agricola, con il passaggio dalla caccia come principale attività per sopravvivere all’agricoltura. Poi, dopo molti secoli, nell’800 abbiamo avuto la prima Rivoluzione industriale, quella del vapore per muovere le macchine, per ingrandire le industrie, per fare ricchezza.

 

La seconda Rivoluzione avvenne agli albori del ‘900, e fu quella dell’elettricità.

 

La terza l’abbiamo conosciuta negli ultimi anni del XX –secolo: quella digitale o informatica.

 

La quarta, infine, sta iniziando ora, ed è quella – dice Schwab – dell’IA, Intelligenza Artificiale, delle nanotecnologie, dell’automazione, del mito dello «sviluppo sostenibile». «La Quarta Rivoluzione Industriale conferirà alla tecnologia un carattere pervasivo» (p. 129).

 

Un aggettivo piuttosto curioso, mai usato per indicare una realtà traumatica come una rivoluzione. Che significa pervasivo? Qualcosa che è capace di diffondersi in campi e aspetti un tempo estranei. La Treccani definisce il termine «pervasivo» come «tendente a pervadere, a diffondersi in modo penetrante, così da prevalere o dominare».

 

E quale e come sarà questo nuovo potere pervasivo? Sarà «The Second Machine Age», dice Schwab. La Seconda Era delle macchine, quella della Robotica avanzata, della manifattura additiva, chiamata Stampa 3D, che fabbricherà qualunque cosa, utilizzando anche nuovi materiali (la Chimica dei materiali sta avendo uno sviluppo vertiginoso) come Grafene, come conduttori di calore e elettricità.

 

Con la stampante 3D si potranno anche fabbricare organi umani; già oggi si possono realizzare padiglioni auricolari, ad esempio, ma nel futuro prossimo si potrà produrre ogni tipo di organi, realizzando così il sogno del professor Frankenstein di costruire un uomo in laboratorio.

 

Ci sarà una biologia di sintesi, si svilupperà l’Epigenetica, ovvero quelle tecnologie per cui, come dice l’autore del libro, «il contesto potrà contribuire a modificare l’espressione genica».

 

Quale contesto? Schwab cita uno scienziato italoamericano, James Giordano, che ha dichiarato che «il genoma è il campo di battaglia del futuro». Questo Giordano è professore presso il Dipartimento di Neurologia e responsabile del Programma di Studi di Neuroetica presso il Centro di Bioetica Clinica della Georgetown University, una università cattolica, diretta e amministrata dalla Compagnia di Gesù. È altresì membro del Comitato consultivo per la neuroetica, la legalità e le questioni sociali della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), un’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare.

 

Le sue ricerche si concentrano sull’uso di neurotecnologie avanzate per esplorare la neurobiologia del dolore e altri disturbi dello spettro neuropsichiatrico; la neuroscienza del processo decisionale morale e le questioni neuroetiche derivanti dall’uso delle neuroscienze e delle neurotecnologie nella ricerca, nella medicina clinica, nella vita pubblica, nelle relazioni e politiche internazionali e nella sicurezza e difesa nazionale

 

Giordano quindi lavora per i Gesuiti e per l’apparato militare statunitense, e ha conquistato Schwab con questa affermazione sul genoma come campo di battaglia, che non può non suscitare viva preoccupazione.

 

Modificare il genoma umano è il sogno dei transumanisti, per i quali l’uomo come è uscito dalle mani del Creatore non va affatto bene, perché è difettoso, perché si ammala, perché è debole, fragile, e infine muore.

 

I transumanisti, nel loro delirio gnostico e luciferino, ambiscono all’uomo come macchina perfetta, e possibilmente immortale.

 

La strada per arrivare a questo passa attraverso diverse tappe, che hanno come obiettivo la modifica del DNA, possibile attraverso i processi definiti eufemisticamente come «editing», ovvero creare organismi con determinate caratteristiche la manipolazione genetica.

 

Si parla anche di «bioprinting», ed è singolare l’uso di un linguaggio mutuato dall’editoria per definire il rimaneggiamento e le modificazioni apportate alle creature viventi e all’uomo stesso.

 

In effetti, Schwab, a un certo punto (p. 55), si lascia andare a una strana previsione:  «Prima di quanto si possa prevedere, le principali attività di diverse occupazioni (tra cui medici e giornalisti) potrebbero essere parzialmente o completamente automatizzate».

 

Una frase che fa pensare al ruolo avuto da medici e giornalisti nell’ambito della gestione della pandemia, ruolo che in effetti avrebbe potuto essere tranquillamente rivestito da automi: quasi tutti i giornalisti scrivevano le stesse cose, e quasi tutti i medici avrebbero potuto essere sostituiti da un ripetitore telefonico automatico per dire di prendere il Paracetamolo e andare a vaccinarsi.

 

Medici e giornalisti hanno avuto un ruolo fondamentale nella narrazione pandemica, ma il cantore del Grande Reset ne annuncia la fine.

 

E per finire Schwab annuncia anche altri grandi cambiamenti nella società e nell’uomo. Annuncia una «economia on demand», che caratterizzerà una società sempre più liquida, dove si passerà dalla cultura della proprietà a quella dell’uso comune.

 

Nessuno possiederà nulla, dalla casa all’auto, al lavoro stesso, e dovrà essere felice così. Schwab annuncia la fine di quella istituzione obsoleta – retaggio del vecchio Stato sociale – che è il pensionamento: si dovrà lavorare tutta la vita. Lo Stato sarà molto occupato a mantenere «la sicurezza»: avrà a disposizione nuovi strumenti tecnologici potentissimi di controllo, evoluzione degli attuali green pass.

 

Già, perché l’economista tedesco dice (p. 114) che «il pericolo maggiore per la stabilità globale potrebbe arrivare da gruppi radicali, la cui lotta contro il progresso si traduca in atti di violenza».

 

Per garantire la sicurezza ci saranno Blockchain e sensori identificativi radio frequency. Dovremo indossare apparecchi che monitoreranno la salute, secondo gli intenti del Potere, ma che in realtà serviranno a controllare ed eteroguidare le persone.

 

E non è finita: se non saranno sufficienti gli organismi di polizia, si potrà ricorrere alla guerra. E qui Schwab ci descrive uno scenario che ha già avuto inizio in Ucraina: la guerra – secondo lui – sarà di tipo non convenzionale, senza distinzione tra e civili e soldati. Tutti dovranno prendere le armi per distruggere quanti più nemici possibile. Le guerre, per il tedesco, saranno tecnologiche e biologiche, e prevederanno . «epidemie prodotte da organismi geneticamente modificati».

 

Ci sarà l’uso militare di neurotecnologie (quelle studiate da Giordano), ovvero nanotecnologie che producono «metamateriali», ovvero materiali «intelligenti» che sono in possesso di proprietà create artificialmente.

 

E tutto questo sarà sostenuto, promosso, propagandato come il migliore dei mondi possibili dai media di ogni tipo. Benvenuti all’inferno.

 

 

Paolo Gulisano

 

 

Articolo previamente apparso su Ricognizioni

 

 

 

Immagine Skellator di via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

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Intelligenza Artificiale

I robot umanoidi cinesi assomigliano a quelli di Tesla

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ll gigante della tecnologia cinese Xiaomi, ha svelato un robot umanoide dall’aspetto futuristico chiamato CyberOne. 

 

L’androide del colosso tecnologico sinico assomiglia decisamente ai rendering che abbiamo visto del robot proposto in fase di progetto da Tesla. Vale la pena di ricordare il fatto che l’androide di Elon Musk al momento esiste solo sulla carta

 

Xiaomi, di cui il pubblico italiano conosce i telefonini,  ha mostrato il CyberOne ad una presentazione in cui lo si è visto camminare sul palco.

 


L’automa cinese misura circa un metro e ottanta e pesa intorno ai cinquanta chilogrammi.

 

Il video mostra il robot delle dimensioni di un adulto che si trascina goffamente sul palco per consegnare un fiore al CEO di Xiaomi, Lei Jun, prima di farsi immortalare con un selfie per poi uscire di scena.

  

Secondo il sito web di Xiamoi, il robot può «riconoscere 85 tipi di suoni ambientali e 45 classificazioni delle emozioni umane».

 

Può anche «rilevare la felicità e persino confortare l’utente nei momenti di tristezza», il che può essere rassicurante o inquietante, a seconda dei punti di vista. 

 


 

Uno schermo OLED curvo avvolto attorno al viso dell’umanoide mostrerà informazioni all’utente, afferma la società.

 

Il robot costerà circa 100.000 dollari, qualora dovesse essere immesso nel mercato, riporta Futurism

 

In ogni caso, non è ancora del tutto chiaro che tipo di lavori o compiti svolgerebbe CyberOne. Alla fine, potrebbe essere solo un tentativo di competere con Tesla, che con il suo TestaBot sta investendo cifre cospicue in questo segmento di mercato

 

Come ha notato CNBC, «il Tesla Bot è un esempio della capacità di esibizione di Musk, in cui annuncia che Tesla sta lavorando a prodotti entusiasmanti programmati per anni nel futuro per dare energia ai sostenitori, inclusi dipendenti, clienti e investitori. Spesso, quegli annunci non si verificano sulla linea temporale prevista».

 

L’orizzonte di cambiamento proposto dal Musk è come sempre molto ampio: se un robot umanoide funziona e può svolgere compiti ripetitivi che solo gli umani oggi possono fare, ha detto Musk, ha la possibilità di trasformare tutta l’economia mondiale, riducendo i costi del lavoro.

 

«È pensato per essere amichevole, ovviamente, e navigare in un mondo di umani ed eliminare compiti pericolosi, ripetitivi e noiosi».

 

«Dovrebbe essere in grado, sai, per favore, vai al negozio e portami i seguenti generi alimentari, quel genere di cose», ha detto Musk.

 

Lo sviluppo e la creazione di robot umanoidi oramai si fa sempre più diffusa. La società di robotica con sede nel Regno Unito, la Engineered Arts, ha fatto recentemente parlare di sé con un video teaser del suo robot umanoide, con molte espressioni inquietanti, diventato subito virale sui social media.

 

Lo stesso Elon Musk ha commentato il video, notando quanto sia stato inquietante guardare le espressioni perfettamente eseguite dal robot. La Engineered Arts ha portato il suo robot chiamato Ameca – è una «lei» secondo i suoi proprietari – a La Vegas per il CES (la più grande fiera di elettronica del pianeta) di quest’anno a Las Vegas e lo ha fatto sedere per un’intervista con il sito CNET.

 

Abbiamo visto di recente anche un robot subacqueo dalle sembianze umane si aggira per le profondità marine al fine di esplorare profondità sommerse dell’oceano che disporrebbe di un senso del tatto «umano». A crearlo sono stati gli scienziati della Stanford University che lo hanno chiamato OceanOneK.

 

Come vi ripete Renovatio 21, la proliferazione degli androidi, sotto forma di cane o di creatura antropomorfa, è oramai inarrestabile.

 

 

 

 

 

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Cervello

Neurone artificiale un milione di volte più veloce del cervello umano: il MIT rivendica la scoperta

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I ricercatori del MIT affermano di aver creato con successo sinapsi sintetiche che sono un milione di volte più veloci di quelle del nostro cervello umano.

 

Proprio come i processori digitali hanno bisogno di transistor, quelli analogici hanno bisogno di resistori programmabili. Una volta inseriti nella giusta configurazione, questi resistori possono essere utilizzati per creare una rete di sinapsi analogiche e neuroni, stando a quanto scritto nel comunicato stampa.

 

Queste sinapsi analogiche non sono solo ultraveloci, ma anche straordinariamente efficienti. Questa particolarità è particolarmente importante, perché man mano che le reti neurali digitali diventano più avanzate e potenti, richiedono sempre più energia così da aumentare considerevolmente la loro impronta di carbonio, cosa che preoccupa molto la scienza oramai venduta all’emergenza del cosiddetto Cambiamento Climatico.

 

I ricercatori statunitensi sperano che le loro scoperte facciano avanzare il campo del cosiddetto «analogue deep learning», o Intelligenza Artificiale analogica, un settore che da qualche anno sta prendendo quota.

 

Come riporta Futurism, abbandonando i mezzi organici normalmente utilizzati e optando per il vetro ad alta tecnologia, noto come vetro fosfosilicato inorganico (PSG), i ricercatori sono stati in grado di raggiungere velocità di nanosecondi, più veloci delle sinapsi nel cervello umano.

 

«Il potenziale d’azione nelle cellule biologiche aumenta e diminuisce con una scala temporale di millisecondi, poiché la differenza di tensione di circa 0,1 volt è limitata dalla stabilità dell’acqua», ha affermato in un comunicato il professore di scienze nucleari Ju Li.

 

«Qui applichiamo fino a dieci volt su uno speciale film di vetro solido di spessore nanometrico che conduce i protoni, senza danneggiarlo permanentemente».

 

«E più forte è il campo, più veloci sono i dispositivi ionici», ha aggiunto.

 

Poiché il PSG può resistere ad alte tensioni senza rompersi, consente ai protoni di viaggiare a velocità elevatissime pur essendo incredibilmente efficiente dal punto di vista energetico. Il materiale è comune e facile da fabbricare, il che lo rende non solo l’opzione più veloce, ma anche pratica.

 

«Una volta che avrai un processore analogico, non dovrai più addestrare le reti su cui tutti gli altri stanno lavorando», ha affermato l’autore principale dello studio Murat Onen. «Formerai reti con complessità senza precedenti che nessun altro può permettersi, e quindi le supererai di gran lunga tutte».

 

«In altre parole, questa non è un’auto più veloce, questa è un’astronave» conclude lo scienziato.

 

Inoltre, come riportato da Renovatio 21, un nuovo centro di ricerca del MIT sta studiando esplicitamente la fusione del corpo umano con tecnologie avanzate come esoscheletri robotici e interfacce cervello-computer, con l’ambizioso obiettivo di sviluppare sistemi per ripristinare la funzione per le persone con disabilità fisiche e neurologiche.

 

A inizio anno un uomo di 34 anni paralizzato dalla sclerosi laterale amiotrofica quasi totalmente è riuscito a comunicare per la prima volta tramite un impianto cerebrale.

 

 

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