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Armi biologiche

Preparano l’apocalisse degli insetti

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Abbiamo certezza che la ridefinizione dell’umanità passerà attraverso radicali cambiamenti che avverranno nel mondo degli insetti.

 

Gli esseri umani – in particolare alcuni popoli, come quello giapponese – hanno sempre guardato alla società degli insetti, tutta brulicante ma a suo modo ordinatissima e laboriosa, come ad una bizzarra metafora di quella umana. O perfino ad un ideale di organizzazione sociale.

 

La forma di vita degli insetti pare anche visivamente aliena a quella dei vertebrati. Tuttavia, la sua presenza sul pianeta è ineludibile.

 

Gli uomini hanno catalogato almeno un milione di specie di insetti.

Quelle che crediamo di conoscere meglio, in realtà non le conosciamo per niente: ci sono 12.000 tipi di formiche, quasi 20.000 varietà di api, quasi 400.000 specie di coleotteri, così tante che il genetista J.B.S. Haldane (1892–1964), inventore del termine «clone» e gran nemico scientista di C.S. Lewis, ci ha fatto sopra uno scherzo blasfemo: Dio avrebbe «una passione smodata per i coleotteri», visto il loro numero e varietà.

La ridefinizione dell’umanità passerà attraverso radicali cambiamenti che avverranno nel mondo degli insetti

Un lembo di pochi centimetri di terreno sano, a pochissimi centimetri di profondità, potrebbe facilmente essere la dimora di 200 specie uniche di acari, ognuno impegnato in un lavoro diverso.

 

Eppure gli entomologi stimano che tutta questa varietà incredibile, assurda e sottovalutata rappresenti forse solo il 20% dell’attuale diversità di insetti sul nostro pianeta. Essi ritengono che ci siano milioni e milioni di specie che sono completamente sconosciute alla scienza.

 

Il pianeta Terra è insomma un pianeta degli insetti. Come l’uomo, e prima dell’uomo, essi per disegno diabolico stanno andando incontro al medesimo destino: estinzione, ingegneria genetica, guerra.

 

Il parabrezza pulito come segno apocalittico

Lo chiamano windshield phenomenon, il fenomeno del parabrezza.

Il termine è stato popolarizzato nel 2017. L’espressione viene utilizzata per descrivere la mancanza di insetti spiaccicati sul parabrezza delle auto, segno ineluttabile – dicono i propositori – di una popolazione di insetti che si assottiglia fino a sparire.

 

A lanciare l’allarme fu un paper di un’oscura società entomologica tedesca, la Entomologischer Verein Krefeld (Società entomologica di Krefeld). Il generoso ente – basato per lo più su lavori di appassionati – aveva messo a fuoco il problema della possibile sparizione degli insetti, calcolando  «un declino di più del 75% in oltre 27 anni di biomassa totale di insetti volanti nelle aree protette».

 

Lo studio tedesco ha rilevato che guardando i picchi della popolazione in piena estate, il calo è stato dell’82%.

Il pianeta Terra è insomma un pianeta degli insetti. Come l’uomo, e prima dell’uomo, essi per disegno diabolico stanno andando incontro al medesimo destino: estinzione, ingegneria genetica, guerra.

 

Non è la prima volta che grida di dolore per i nostri amici invertebrati si levano nel mondo dell’alta cultura. Pensate al violento intellettuale pedofilo Pier Paolo Pasolini, che cavalcò a suo tempo il mito della «scomparsa delle lucciole». In un articolo sul Corriere del 1 febbraio 1975, il poeta pederasta scrisse « gli uomini di potere democristiani sono passati dalla “fase delle lucciole” alla “fase della scomparsa delle lucciole” senza accorgersene. Per quanto ciò possa sembrare prossimo alla criminalità la loro inconsapevolezza su questo punto è stata assoluta; non hanno sospettato minimamente che il potere, che essi detenevano e gestivano, non stava semplicemente subendo una “normale” evoluzione, ma sta cambiando radicalmente natura».

 

In breve, per il protoambientalismo comunista del regista molestatore, la supposta sparizione del coleottero bioluminescente (che invero vediamo tutt’ora in giro d’estate) serviva ad una tirata politica, una dimostrazione della sua tesi di politica spicciola, davvero scema a guardarla oggidì, per cui «la continuità tra fascismo fascista e fascismo democristiano è completa e assoluta».

 

La sparizione degli insetti è quindi un possibile strumento politico: Pasolini lo usava per la sua bega nazionale; è facile pensare invece che il campanello d’allarme della Krefeld (ripreso su tutti i giornali, dal NYT che ha impaginato una lenzuolata, al Washington Post e molte altre testate) serva, forse in modo più plastico, agli stessi fini dell’allarme per il cosiddetto «cambiamento climatico» (che fino a pochi anni fa era «riscaldamento globale»): la depopolazione umana.

 

L’algoritmo della grande riduzione lo conoscete tutti: l’inquinamento uccide la natura, l’uomo inquina, quindi facciamo nascere meno uomini. Meglio milioni di insetti che qualche migliaio di uomini: sì, siamo dinanzi ad un estremo animalismo entomomorfo.

 

L’algoritmo della grande riduzione lo conoscete tutti: l’inquinamento uccide la natura, l’uomo inquina, quindi facciamo nascere meno uomini. Meglio milioni di insetti che qualche migliaio di uomini: sì, siamo dinanzi ad un estremo animalismo entomomorfo.

Non è un caso, per inciso, che l’autore del libro che più di ogni altro introdusse l’idea della sovrappopolazione terrestre (The Population Bomb, 1968) sia un entomologo. Il leggendario Paul R. Ehrlich, che perse ogni previsione catastrofista sulla fine dell’umanità a causa dei troppi figli, lo pensavamo dimenticato, quando poi a ritirarlo fuori dal nulla invitandolo a San Pietro (!) è stato il nuovo Vaticano.

 

Tornando dagli umani e gli invertebrati, le previsioni apocalittiche sulla sparizione degli insetti non sono nuove. Quando è stato chiesto di immaginare cosa sarebbe successo se gli insetti dovessero scomparire completamente, gli scienziati hanno trovato parole come: caos, il collasso, Armageddon.

 

Il professor David L. Wagner, entomologo dell’Università del Connecticut, per esempio, ha immaginato che senza insetti ci ritroveremo in un mondo senza fiori, con boschi e campagni immersi nel silenzio. Un mondo gravi problemi di smaltimento: sterco e foglie vecchie e carcasse in decomposizione si accumulerebbero nei bordi delle strade, un mondo di «collasso, decadimento, erosione e perdita che si diffonderà attraverso gli ecosistemi»

 

Edward Osborne Wilson, mirmecologo (cioè, studioso delle formiche) e premio Pulitzer per la divulgazione scientifica, è il fondatore di quella che si chiama sociobiologia, cioè lo studio sistematico delle basi biologiche del comportamento sociale.

 

Wilson non si è tirato indietro nella prospettiva della entomo-apocatastasi: ecco a descrivere un mondo senza insetti dove la maggior parte delle piante e degli animali terrestri si estingue; dove la popolazione dei funghi esplode a dismisura (qualcosa di simile a quello che si vede con quella sorta di terraforming che si vede ne La Guerra dei Mondi di Spielberg) prosperando con la morte e il marciume.

 

La Guerra dei Mondi: forme fungine colonizzano il pianeta sconvolto

 

Tuttavia la specie umana «sopravvive, perché in grado di ricorrere ai grani impollinati dal vento e alla pesca marina» nonostante la carestia massiva e le continue guerre di risorse. «Aggrappati alla sopravvivenza in un mondo devastato e intrappolati in un’epoca oscura ecologica – scrive Wilson nel libro The Creation: An Appeal to Save Life on Earth (2010) – i sopravvissuti offriranno preghiere per il ritorno di erbacce e insetti».

 

L’Antropocene, dice il sociobiologo, sarà sostituito dall’«Eremocene»: l’era della solitudine.

L’Antropocene, dice il sociobiologo, sarà sostituito dall’«Eremocene»: l’era della solitudine.

Per altri, la catastrofe, a guardare attraverso gli occhi degli insetti, è già qui.

 

L’entomologo olandese Hans de Kroon racconta che la vita di molti insetti moderni è una sorta di nomadica sopravvivenza da un’oasi in via di estinzione alla successiva, ma con «un deserto nel mezzo, un deserto velenoso». I poveri insetti come gli ebrei dell’Esodo biblico.

 

L’inquinamento, i pesticidi, forse perfino le onde elettromagnetiche di radio, cellulari e Wi-Fi renderebbero infatti inospitale una grossa fetta della superficie terrestre.

 

Di particolare interesse sono i neonicotinoidi, le neurotossine che si pensava influenzassero solo le colture trattate. Al contrario, è stato rilevato che i neonicotinoidi si sono accumulati nel paesaggio venendo dunque consumati da tutti i tipi di insetti.

 

Si parla della «perdita» delle api come di un disordine: gli alveari colpiti non sono pieni di api morte, ma semplicemente misteriosamente vuoti.

 

Una teoria fondamentale è che l’esposizione alle neurotossine lascia le api incapaci di trovare la strada di casa. È stato dimostrato che anche alveari esposti a bassi livelli di neonicotinoidi raccolgono meno pollini e producono un minor numero di uova e un numero molto minore di regine. Alcuni studi recenti hanno scoperto che, controintuivamente, le api stanno meglio nelle città che in campagna.

 

Il Premio Marzotto, un evento nazionale che premia startup tecnologiche, è stato vinto nel 2017 da 3Bee, una giovane società che sta sensorizzando le arnie degli apicoltori.

 

Impossibile non pensare al terribile episodio finale della terza stagione della serie Black MirrorHated in The Nation») dove le api sono state sostituite da robot-insetto che impollinano i campi salvando la società dal collasso alimentare.

L’artificializzazione degli insetti non è tuttavia una questione di fantascienza distopica. Essa è per l’Esercito della superpotenza americana una realtà fattuale.

 

L’artificializzazione degli insetti non è tuttavia una questione di fantascienza distopica. Essa è per l’Esercito della superpotenza americana una realtà fattuale. Anzi, un progetto.

 

 

Le api sintetiche in Black Mirror

 

 

Il Pentagono arma gli insetti

Scrive William Engdahl che esistono prove evidenti del fatto che il Pentagono, attraverso la sua agenzia di Ricerca & Sviluppo DARPA, stia sviluppando insetti geneticamente modificati che sarebbero in grado di distruggere le colture agricole di un potenziale nemico.

 

Tale voce è stata respinta dalla DARPA, ma i principali biologi hanno lanciato l’allarme su ciò che sta avvenendo utilizzando la nuova tecnologia CRISPR-CAS9, ossia il metodo definitivo di editing genetico che potrebbe essere impiegato in effetti per militarizzare gli insetti.

 

«È come un aggiornamento del 21° secolo della piaga biblica delle cavallette, solo potenzialmente molto peggiore» scrive Engdahl.

«È come un aggiornamento del 21° secolo della piaga biblica delle cavallette, solo potenzialmente molto peggiore»

 

Il nome del programma DARPA è interessante: Insect Allies, «Insetti alleati».

Spiega il dott. Blake Bextine della DARPA che è possibile «sfruttare un sistema di consegna in due fasi (…) per trasferire i geni modificati alle piante» usando gli come insetti vettori dei virus mutageni.

 

Si tratta della via entomologica al gene drive («guida genetica», «genetica direttiva»). Il gene drive è una tecnologia di ingegneria genetica che può propagare una particolare suite di geni in tutta la popolazione di creature. In atto, come vedremo, vi sono già proposte per fornire un mezzo efficace per modificare geneticamente popolazioni specifiche o financo intere specie.

 

 

Nel suo sito internet, la DARPA dichiara (utilizzando un linguaggio che sa di militare e di finanziario al contempo) che  il programma è quello di fornire «contromisure scalabili, rapidamente schierabili, e generalizzabili contro potenziali minacce naturali e artificiali per l’approvvigionamento di cibo con l’obbiettivo di preservare il sistema di raccolto degli Stati Uniti». Anche la bomba atomica, del resto, era una questione di Difesa…

 

In pratica, nell’ambito del progetto DARPA, agenti di alterazione genetica o virus saranno introdotti nella popolazione degli insetti per influenzare direttamente la composizione genetica delle colture. La DARPA prevede di utilizzare cicale, mosche bianche e afidi per introdurre virus selezionati nelle colture.

Nell’ambito del progetto DARPA, agenti di alterazione genetica o virus saranno introdotti nella popolazione degli insetti per influenzare direttamente la composizione genetica delle colture

 

Non poteva mancare, tra le tante dubbie affermazioni, la dichiarazione per cui l’insetto alleato «aiuterà gli agricoltori a combattere i “cambiamenti climatici”».

 

Gli enti di controllo come la Food and Drug Administration (la FDA, la stessa accusata di aver nascosto i dati della presenza del glifosato nei vaccini) stanno chiudendo un occhio, anzi due, fingendo di non vedere la prospettiva di colture costantemente inondate da virus geneticamente modificati.

 

Come ciò possa  ciò alterare la genetica e il sistema immunitario degli umani che dipendono dalle colture, non è domanda che vogliono porsi, né loro né, al momento, la UE, l’ente sovranazionale che determina la curvatura di banane (Regolamento CEE numero 404/93).

 

Guerra biologica con insetti militarizzati

Gli enti di controllo come la Food and Drug Administration (la FDA, la stessa accusata di aver nascosto i dati della presenza del glifosato nei vaccini) stanno chiudendo un occhio, anzi due, fingendo di non vedere la prospettiva di colture costantemente inondate da virus geneticamente modificati.

Un gruppo di scienziati europei ha pubblicato sull’argomento un articolo scientifico nel numero di ottobre 5 della rivista Science. L’autore capofila dello studio è il dottor Guy Reeves dell’Istituto Max Planck Institute di Plön, Germania.

 

Sul sito dello stesso Istituto compare una pagina con titolo inequivocabile: «Un passo verso la guerra biologica con gli insetti?». Sottotitolo: «Un progetto di un’agenzia di ricerca del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti potrebbe facilmente essere utilizzato impropriamente per lo sviluppo di armi biologiche». Sono dei tedeschi, in questo mondo capovolto, a temere la guerra.

 

 

 

L’articolo rileva che il programma «Insetti alleati» «mira a disperdere i virus infettivi geneticamente modificati che sono stati progettati per modificare i cromosomi delle colture direttamente nei campi». Questo è noto come« horizontal inheritance» («ereditarietà orizzontale»), in opposizione al metodo verticale dominante di alterazione degli OGM che produce modifiche generate in laboratorio nei cromosomi delle specie bersaglio per creare varietà di piante OGM.

 

Gli scienziati europei ricordano dunque come la DARPA non abbia presentato motivi convincenti per l’uso degli insetti come mezzo incontrollato di dispersione di virus sintetici nell’ambiente.

 

Inoltre, sostengono che il programma degli «Insetti alleati»potrebbe essere più facilmente utilizzato per la guerra biologica che per un uso agricolo di routine. Il motivo è lineare, è un principio: è più facile distruggere che creare. «È molto più facile uccidere o sterilizzare una pianta usando l’editing genetico piuttosto che renderla resistente agli insetti o alle erbacce».

Il programma degli alleati degli insetti potrebbe essere più facilmente utilizzato per la guerra biologica che per un uso agricolo di routine

 

 

Il lettore pensi alla geopolitica: chi è il più grande produttore al mondo di grano? Sì, è la Russia. Lo stesso Paese che rifiuta in modo sempre più aperto gli OGM…

 

L’articolo di Science sottolinea che non c’è stata alcuna discussione scientifica, per non parlare della supervisione, della sicurezza di tali metodi di modifica genetica in campi aperti o anche se ci sono dei benefici. La Bioetica e le sue Università Pontificie sono ovviamente mutissime.  del resto il loro lavoro, parlare della frittata solo quando le uova sono state sbattute.

La Bioetica e le sue Università Pontificie sono ovviamente mutissime.  del resto il loro lavoro, parlare della frittata solo quando le uova sono state sbattute.

 

Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti respinge categoricamente qualsiasi test di sicurezza o salute di piante o insetti geneticamente modificati, «di conseguenza, il programma potrebbe essere ampiamente percepito come uno sforzo per sviluppare agenti biologici a scopi ostili e ai loro mezzi di consegna, che, se fosse vero, costituirebbero una violazione della Convenzione sulle armi biologiche ». Finora $27 milioni di dollari dei contribuenti statunitensi sono stati spesi per gli «Insetti alleati».

 

Una cifra tutto sommato modesta conoscendo l’immane budget di cui gode la DARPA, che per il 2018 ha richiesto 3,18 miliardi di dollari. La DARPA, per inciso, studia tutta una serie di tecnologie interessantissime, tra cui la «stimolazione transcranica», ossia la possibilità di influenzare («correggere») il cervello umano con scosse ed onde magnetiche. Con una tecnica del genere sarebbe stato curato dalla dipendenza della cocaina, sostiene l’interessato, Lapo Elkann; ci sono tuttavia casi, alcuni dei quali forse vicini allo scrivente, in cui simili tecniche potrebbero aver portato il paziente alla manìa e financo al suicidio. Ma è materiale per un altro articolo.

Per chi volesse una panoramica sulle allucinanti ricerche della DARPA, consigliamo il recente libro The Pentagon Brain, il più completo e ricco di fonti sull’argomento.

 

A rendere ancora più tetro lo scenario è stato il biologo harvardiano Kevin Esvelt, uno dei primi a suggerire l’uso del gene drive nell’editing genetico delle popolazioni. Forse in un momento di pentimento, Esvelt ha notato come la tecnologia CRISPR confonde le possibilità di «mutazioni protettive»: secondo lo scienziato, anche i gene drive benigni divengono aggressivi. «Anche pochi organismi ingegnerizzati – ha sottolineato – potrebbero irrevocabilmente alterare un ecosistema».

«Anche pochi organismi ingegnerizzati potrebbero irrevocabilmente alterare un ecosistema».

 

Il professor Esvelt ha quindi provato una simulazione al computer, calcolando che un gene modificato risultante «può diffondersi al 99 percento di una popolazione in meno di 10 generazioni e persistere per più di 200 generazioni». In pratica, l’inquinamento definitivo del pool genico di una specie.

 

Come appreso la settimana scorsa, la Cina ha dato ufficialmente il via all’era degli umani bioingegnerizzati, portando alla nascita due embrioni a cui, tramite il CRISPR, è stato alterato il genoma di modo da renderle HIV-resistenti.

 

La cospirazione delle zanzare OGM

Il fatto più clamoroso riguardo all’uso tecno-politico degli insetti è la preparazione della zanzara OGM, un argomento ai più misconosciuto ma sul quale lo scrivente raccoglie materiale da anni, tanto che potrebbe essere necessario un futuro articolo sull’argomento per spiegare l’incredibile, esiziale situazione che si sta via via dipanando nel disinteresse generale.

 

La Fondazione Bill e Melinda Gates stan lautamente finanziando la produzione di zanzare modificate geneticamente, con l’apparente fine di combattere la malaria. Alcuni dei laboratori sono in Italia, a Terni

In breve, la Fondazione Bill e Melinda Gates stan lautamente finanziando la produzione di zanzare modificate geneticamente, con l’apparente fine di combattere la malaria. Alcuni dei laboratori sono in Italia, a Terni. Il progetto, firmato anche dall’Imperial College di Londra, è portato avanti da un italiano, Andrea Crisanti.

 

Il laboratorio delle zanzare geneticamente modificate a Terni

 

Tramite il CRISPR e il gene drive, Gates – che vi ha investito circa 1 miliardo di dollari – vuole creare un’intera popolazione di zanzare che possano generare solo una prole di maschi. Avete capito cosa deve succedere: in una generazione, l’estinzione assoluta. Una popolazione di soli maschi  Niente più zanzare Aedes aegypti, quindi niente più malaria. Il Duce bonificava le paludi, Bill Gates «bonifica» la genetica di un’intera specie – spazzandola via.

 

Guardatelo con i vostri occhi rilascia zanzare nell’aria ad un TED Talk

 

 

È emerso di recente che anche Verily, il braccio di Google che si occupa di «scienze della vita», sta già implementando nella città di Los Angeles un metodo alternativo di combattere la zanzara. La città californiana di Fresno è stata già teatro del primo esperimento; chiaramente si sta preparando la diffusione su scala globale.

 

L’impianto automatico di allevamento di zanzare di Google

 

 

Funziona così: gli insetti succhiasangue vengono  allevati in un ambiente ultra-high-tech, un sistema automatizzato di allevamento delle zanzare creato da Verily  200 miglia a sud di San Francisco. In questa macchina sofisticatissima di precisione millimetrica, i maschi di zanzara vengono infettati dal Wolbachia, un batterio comune. Quando, una volta rilasciate in natura, le 80.000 zanzare maschio infette da Wolbachia allevate in laboratorio si accoppiano con le loro controparti femminili, il risultato è il silenzioso annientamento della loro specie: la prole non arriva mai. Esattamente come il progetto di gene drive di Bill Gates.

 

Insomma, due colossi della modernità elettronica, Google e Microsoft, lavorano alacremente allo stesso obiettivo: l’eliminazione genetica delle zanzare.

Due colossi della modernità elettronica, Google e Microsoft, lavorano alacremente allo stesso obiettivo: l’eliminazione genetica delle zanzare.

 

Uniamo i puntini.

Un primo dato inquietante è che, come noto, Bill e Melinda Gates sono sostenitori accaniti e esibizionisti non solo delle cure forzate sulla popolazione (i vaccini, soprattutto) ma anche dell’eterno mito della sovrappopolazione. La missione di riduzione del numero delle persone viventi deve caricarsi quando si diventa i più ricchi del pianeta (era così per generazioni di Rockefeller, è così per l’ultramiliardario William Buffet, che i Gates hanno tirato dentro nella loro crociata antiumana).

 

Altrettanto inquietante è il fatto che 23andMe, la prima fortunatissima azienda di genomica di consumo (per pochi dollari di analizzano il DNA, ti dicono da dove vieni, quali malattie potresti avere e in alcuni casi ti trovano pure i parenti che non conosci) si stata lanciata e finanziata da Google. L’amministratore delegato è l’ex moglie del fondatore di Google Sergej Brin, Anne Wojcicki. (La sorella Susan è invece CEO di YouTube: tanto per farvi capire quanto vi sono famiglie della morte a controllo delle vostre vite sin dentro alle cellule o al vostro svago).

 

Abbiamo la tendenza di vedere la società degli insetti come una buffa, densa metafora di quella umana. Forse qualcuno è andato oltre: proviamo sugli insetti ciò che un domani proveremo sugli umani.

Come non pensare che una simile tecnica non possa essere usata anche sugli esseri umani? Come non pensare alla prospettiva di una sterilità bioingegnerizzata per limitare la popolazione?

 

Alla mente ritorna un vecchio, bizzarro romanzo italiano, Il Mondo senza donne (1936) di Virgilio Martini, un libro che forse varrebbe la pena di ristampare. In esso si raccontava di un’apocalisse umana in cui un gruppo di omosessuali diffondeva una malattia che uccideva solo le donne; il risultato era un mondo di soli uomini che, dinanzi alla prospettiva dell’estinzione, crollava in una barbarie sempre più africana.

 

Lo abbiamo detto sopra, lo ripetiamo: abbiam la tendenza di vedere la società degli insetti come una buffa, densa metafora di quella umana. Forse qualcuno è andato oltre: proviamo sugli insetti ciò che un domani proveremo sugli umani.

 

Sterminare le zanzare per capire come sterminare l’uomo, colpendo la cosa più preziosa, il suo seme

Sterminare le zanzare per capire come sterminare l’uomo, colpendo la cosa più preziosa, il suo seme. Il Serpente ricorda la promessa di Dio. Il Serpente (Genesi 3,15) conosce il suo nemico:

 

Io porrò inimicizia tra te e la donna,

tra la tua stirpe

e la sua stirpe:

questa ti schiaccerà la testa

e tu le insidierai il calcagno

 

E noi, stirpe della donna, conosciamo il nostro nemico?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

Articolo precedentemente apparso su EFFEDIEFFE.

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Armi biologiche

Antrace nel sud della Russia?

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A una donna nella regione di Stavropol’, nella Russia meridionale, è stata diagnosticata la pericolosa infezione batterica dell’antrace, hanno riferito le autorità locali martedì. Lo riporta il sito governativo russo RT.

 

Il governatore locale Vladimir Vladimirov si è rivolto a Telegram per annunciare di aver ricevuto «informazioni che richiedevano la massima attenzione» su una residente del villaggio di Rozhdestvenskaja che aveva contratto l’antrace.

 

La paziente sarebbe in condizioni soddisfacenti, con i medici che si prendevano cura di lei. La vita della donna non sarebbe in pericolo, ha aggiunto il governatore.

 

I media russi hanno rintracciato la paziente con antrace, identificandola solo come Siyadat, una donna di 50 anni.

 

Secondo quanto riferito, è stata infettata mentre macellava un vitello. La donna inizialmente non ha prestato attenzione a una piccola lesione che è apparsa sul suo dito, ma ha continuato a crescere ed è diventata dolorosa.

 

Siyadat ha cercato cure mediche e gli è stato diagnosticato l’antrace. È stata ricoverata in un ospedale per malattie infettive e ora è in cura con antibiotici, secondo quanto riportato.

 

«Ho avuto un ascesso. Il sangue si è raccolto sotto la pelle e poi il mio dito è diventato scuro. I medici mi hanno diagnosticato l’antrace. Non ho eruzioni cutanee o altro. È tutto apposto. Sono una donna sana di 105 chilogrammi», ha detto la paziente al sito web Life.

 

La signora Siyadat ha anche rivelato di aver avuto un problema simile circa otto anni fa, ma si è ripresa da sola senza assistenza medica.

 

L’Istituto di ricerca anti-epidemie di Stavropol’, che è supervisionato dal controllo dei consumatori russo Rospotrbnadzor, mercoledì ha assicurato al pubblico che «non ci sarebbero motivi per la diffusione della malattia».

 

I parenti di Siyadat sono stati posti sotto controllo medico nonostante nessuno di loro fosse stato infettato. I casi di transizione da uomo a uomo dell’antrace sono generalmente molto rari.

 

Ai residenti del villaggio è stato detto di prestare maggiore attenzione all’igiene e di lavarsi spesso le mani.

 

Larisa Tkachenko, consulente capo del ministero della salute locale per le malattie infettive, ha ricordato che i casi di antrace sono stati registrati l’ultima volta a Stavropol nel 2019, casi dove non ci sono state vittime causate dalla malattia nella regione per almeno un decennio.

 

L’antrace desta preoccupazione perché si tratta di un patogeno risaputamente militarizzato sia dai sovietici sia dagli americani. Dopo gli strani e ancora irrisolti episodi terroristici del 2001, con lettere a base di antrace uscita da laboratori USA spedite a vari personaggi noti negli USA, si è tornato a discutere di antrace recentemente con la rete di laboratori di bioarmi finanziati dagli americani in Ucraina.

 

 

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Armi biologiche

Il Pentagono ammette di aver finanziato 46 laboratori biologici in Ucraina

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Lo scorso giovedì il Pentagono ha rilasciato una nota ammettendo il suo coinvolgimento nell’aiutare l’Ucraina a gestire 46 «laboratori, strutture sanitarie e siti diagnostici di malattie» negli ultimi vent’anni.

 

Il governo degli Stati Uniti aveva inizialmente negato l’esistenza di laboratori biologici clandestini in Ucraina dopo che l’esercito russo aveva accusato il governo americano di aver distrutto le prove della loro esistenza sulla scia dell’invasione dell’Ucraina a febbraio.

 

Ora il Pentagono non solo sta riconoscendo la loro esistenza, ma sta confermando di aver contribuito a finanziare i biolaboratori nell’ambito del Programma di riduzione delle minacce biologiche del Dipartimento della Difesa per «consolidare e proteggere gli agenti patogeni», come affermato sul sito web dell’ambasciata USA in Ucraina prima che l’informazione venisse temporaneamente cancellata all’emergere della notizia.

 

Nella «Scheda informativa sugli sforzi di riduzione delle minacce di distruzione di massa con Ucraina, Russia e altri paesi dell’ex Unione Sovietica» rilasciata dal Pentagono è possibile leggere che «gli Stati Uniti hanno anche lavorato in collaborazione per migliorare la sicurezza biologica, la protezione e la sorveglianza delle malattie dell’Ucraina per la salute umana e animale, fornendo supporto a 46 laboratori pacifici ucraini, strutture sanitarie e siti diagnostici delle malattie negli ultimi due decenni. I programmi di collaborazione si sono concentrati sul miglioramento della salute pubblica e delle misure di sicurezza agricola secondo non proliferazione».

 

«Questo lavoro, spesso condotto in collaborazione con organizzazioni esterne, come l’OMS e l’Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE), ha portato a una sorveglianza e all’individuazione delle malattie più sicure ed efficaci».

 

Il Pentagono ha anche rivelato che alcuni dei biolaboratori in Ucraina sono stati utilizzati per prepararsi a «pandemie come il COVID-19».

 

«Oggi, le collaborazioni in Ucraina rimangono sforzi pacifici per migliorare la sicurezza nucleare e radiologica, la sorveglianza delle malattie, la sicurezza e la protezione chimica e la disponibilità a rispondere a epidemie e pandemie come COVID-19», ha affermato il Pentagono, sostenendo l’accusa della Russia secondo cui alcuni di questi biolaboratori stavano effettuando ricerche su campioni di coronavirus di pipistrello .

Poco dopo che la Russia ha sollevato la questione dei biolaboratori clandestini in Ucraina, l’amministrazione Biden e i media avevano respinto la questione come una «teoria del complotto» fomentata dalla «disinformazione russa».

 

Tuttavia fu Victoria Nuland, il sottosegretario per gli affari politici del Dipartimento di Stato, ad ammettere a marzo durante un’audizione al Congresso che l’Ucraina ha numerose «strutture di ricerca biologica» e che il governo degli Stati Uniti temeva che la Russia potesse tentare di prenderne il controllo.

 

«L’Ucraina ha strutture di ricerca biologica di cui in realtà ora siamo piuttosto preoccupati che le forze russe possano cercare di ottenere il controllo, quindi stiamo lavorando con gli ucraini su come possono impedire che uno qualsiasi di quei materiali di ricerca cada nelle mani delle forze russe dovrebbero si avvicinano» aveva confessato la neocon Nuland.

 

Le assicurazioni del Pentagono secondo cui i 46 biolaboratori ucraini stanno conducendo ricerche «pacifiche» e «coerenti con le norme internazionali per la sicurezza» sono state contraddette dalla preoccupazione di Nuland riguardo al fatto che i laboratori potessero cadere nelle mani della Russia.

 

«Qualsiasi tentativo di affermare che le strutture biologiche dell’Ucraina sono solo laboratori medici benigni e standard è negato dalla preoccupazione esplicitamente grave di Nuland che “le forze russe potrebbero cercare di ottenere il controllo” di quelle strutture e che il governo degli Stati Uniti quindi, proprio in questo momento, “lavorando con gli ucraini su come impedire che qualsiasi di questi materiali di ricerca cada nelle mani delle forze russe», ha osservato Glenn Greenwald, il giornalista che portò alla ribalta il caso Snowden.

 

In particolare, il laboratorio di Wuhan in Cina, da cui il COVID -19 è potenzialmente sfuggito, è pure etichettato come una struttura di «ricerca» dall’establishment e dalla stampa, dimostrando ulteriormente che questi laboratori possono essere pericolosi.

 

In effetti, le forze armate russe hanno affermato di aver scoperto 30 laboratori biologici in Ucraina a marzo relativi alla ricerca sui patogeni, secondo il capo della Difesa dalle radiologica, chimica e biologica delle forze armate russe, il generale Igor Kirillov.

 

La Russia ha fatto i nomi importanti aziende farmaceutiche occidentali – i nomi maggiori di Big Pharma – nel programma di biolaboratori finanziato dal Dipartimento della Difesa, così come gli ex presidenti Barack Obama e Bill Clinton, il miliardario George Soros, la Fondazione Rockefeller e persino il clan famigliare dei Biden per mezzo degli investimenti e dei contatti di Hunter Biden, il figlio drogato, corrotto e depravato del presidente americano.

 

«Lo schema coinvolge le principali aziende farmaceutiche» dissero i russi. «Gli esperti statunitensi stanno lavorando per testare nuovi farmaci che aggirano gli standard di sicurezza internazionali. Di conseguenza, le aziende occidentali stanno riducendo seriamente il costo dei programmi di ricerca e ottenendo un vantaggio competitivo significativo».

 

«L’operazione militare speciale delle forze armate russe ha attraversato l’espansione biologico-militare degli Stati Uniti in Ucraina e ha interrotto gli esperimenti criminali sui civili», concludeva la dichiarazione.

 

Vari Paesi alle riunioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per le accuse della Russia e hanno chiesto indagini indipendenti tramite l‘articolo 6 della Convenzione delle Nazioni Unite sulle armi biologiche, ma le nazioni occidentali hanno respinto tali preoccupazioni.

 

Scrive Infowars: «ora che il Pentagono ha confermato categoricamente l’esistenza in Ucraina di biolaboratori finanziati dai contribuenti statunitensi, il Consiglio di sicurezza ONU convocherà una riunione per chiedere nuovamente indagini indipendenti sulla questione?».

 

Accuse riguardo la rete di laboratori di bioarmi ucraino-americani fu rilanciata dallo stesso presidente russo Vladimir Putin.

 

È emerso quasi subito da parte russa la notizia che il Pentagono nei laboratori biologici in Ucraina avrebbe avrebbe fatto esperimenti con i coronavirus di pipistrello.

 

Il ministero della Difesa russa il mese scorso ha accusato l’Ucraina di aver cercato di infettare la popolazione di Lugansk con tubercolosi di laboratorio.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Russia ha accusato anche la Repubblica Federale Tedesca di essere implicata nei biolaboratori ucraini.

 

La settimana scorsa la Gosudarstvennaja duma («Duma di Stato»), la camera bassa dell’Assemblea federale della Federazione Russa, ha invitato il sottosegretario di Stato americano Victoria Nuland a presentarsi a Mosca e spiegare il progetto biologico militare statunitense in Ucraina.

 

È molto probabile, diciamo così, che la Nuland non accetti l’invito.

 

 

 

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Armi biologiche

La Duma ha invitato a Mosca Victoria Nuland a spiegare i laboratori biologici USA in Ucraina

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La Gosudarstvennaja duma («Duma di Stato»), la camera bassa dell’Assemblea federale della Federazione Russa,  ha invitato il sottosegretario di Stato americano Victoria Nuland a presentarsi a Mosca e spiegare il progetto biologico militare statunitense in Ucraina.

 

I parlamentari russi tuttavia non si aspettano che la Nuland compaia.

 

«La Commissione Parlamentare ha deciso di invitare Victoria Nuland nell’ambito di un’indagine parlamentare: il 25 maggio, attraverso i canali diplomatici, le è stato rivolto un invito ufficiale a una riunione della Commissione per rispondere a domande sulle attività dei laboratori biologici militari statunitensi in Ucraina», ha affermato la vicepresidente della Duma di Stato Irina Yarovaja, riportando un comunicato stampa pubblicato ieri sul sito web della Duma di Stato.

 

La Yarovaja ha indicato che «ignorare l’invito della Commissione parlamentare e rifiutarsi di fornire le informazioni necessarie per l’indagine potrebbe essere considerato una conferma dei fatti delle attività nefaste delle agenzie governative statunitensi attraverso la creazione e l’utilizzo di laboratori biologici sul territorio dell’Ucraina» e ciò si rifletterà nella relazione finale.

 

Sempre la Yarovaja ha osservato che erano trascorsi dieci giorni dall’invio dell’invito ma ancora nonv i è stata nessuna risposta da parte degli Stati Uniti che «rivela la vera natura pericolosa dell’intero progetto militare statunitense sui laboratori biologici».

 

La strategia statunitense in materia di sicurezza globale, ha proseguito, «ha ripetutamente avuto conseguenze irreversibili per diversi Paesi. Ciò che gli Stati Uniti stanno preparando per il mondo questa volta nei suoi laboratori militari non è una domanda retorica, ma vitale».

 

La Commissione «non si aspetta di ottenere confessioni da Victoria Nuland o dal Pentagono», ha affermato Yarovaja, «ma è ovvio che il mondo intero dovrebbe essere interessato a prevenire l’invasione virale e patogena degli Stati Uniti nelle attività di altri Paesi e Nazioni».

 

Vladimir Yermakov, direttore del Dipartimento per la non proliferazione e il controllo degli armamenti del ministero degli Esteri, ha dichiarato a TASS il 28 maggio che la Russia intende sollevare la questione delle attività biologiche militari statunitensi in Ucraina in riunioni aperte al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel prossimo futuro.

 

«Abbiamo in programma di finire la preparazione dei materiali nel prossimo futuro e di avviare attività presso la Convenzione sulle armi biologiche e le piattaforme del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Le riunioni pertinenti saranno aperte», ha detto lo Yermakov.

 

«Chiederemo agli Stati Uniti e ai loro alleati di fornire spiegazioni complete, informazioni e documenti su tale attività sul territorio ucraino, invece delle precedenti scuse vuote, al fine di risolvere tutti i problemi e anche di tornare alla corretta attuazione della Convenzione sulle armi biologiche Convenzione».

 

Il finanziamento da parte degli USA dei biolaboratori ucraini è una realtà non più discutibile. Nelle «attività biologiche militari» nel Paese sarebbe coinvolta anche la Germania.

 

Una parziale, ma comunque sconvolgente ammissione la diede proprio Victoria Nuland, sottosegretario del Dipartimento di Stato per l’Eurasia, rispondendo al senatore americano Marco Rubio durante un’audizione al Congresso USA.

 

È stato riportato che gli USA avessero un contratto in Ucraine per lo studio del coronavirus tre mesi prima dello scoppio ufficiale della pandemia.

 

La Russia ha accusato gli USA di preparare in quei laboratori armi biologiche da usare contro l’avversario russo.

 

Sul fronte delle bioarmi, si è parlato di un attacco su Lugansk, repubblica separatista, a base di tubercolosi.

 

Come noto, nella faccenda è spuntato imperiosamente anche il nome del figlio drogato e depravato di Joe Biden, Hunter Biden.

 

La Nuland, vero nome di famiglia Nudelman, ha origini ebraico-ucraine. Il nonno Meyer Nudelman, un sarto, era fuggito dalla Bessarabia nel 1907, quando in Russia c’era ancora lo Zar.

 

Si dice che nonno Nuland (il nome fu cambiato per evitare l’antisemitismo americano) fosse fuggito dai pogrom della rivoluzione russa 1905-1907.

 

La Nuland all’università ha studiato russo. Nel 2014, è divenuto chiaro che si trattasse del player principale della rivoluzione di Maidan.

 

Insomma, tre generazioni dopo, la Nuland è tornata in Ucraina con un’operazione apertamente rivolta contro la Russia che aveva fatto fuggire il nonno.

 

Ora la invitano direttamente in Russia a Mosca, ma lei non va.

 

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