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Armi biologiche

Preparano l’apocalisse degli insetti

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Abbiamo certezza che la ridefinizione dell’umanità passerà attraverso radicali cambiamenti che avverranno nel mondo degli insetti.

 

Gli esseri umani – in particolare alcuni popoli, come quello giapponese – hanno sempre guardato alla società degli insetti, tutta brulicante ma a suo modo ordinatissima e laboriosa, come ad una bizzarra metafora di quella umana. O perfino ad un ideale di organizzazione sociale.

 

La forma di vita degli insetti pare anche visivamente aliena a quella dei vertebrati. Tuttavia, la sua presenza sul pianeta è ineludibile.

 

Gli uomini hanno catalogato almeno un milione di specie di insetti.

Quelle che crediamo di conoscere meglio, in realtà non le conosciamo per niente: ci sono 12.000 tipi di formiche, quasi 20.000 varietà di api, quasi 400.000 specie di coleotteri, così tante che il genetista J.B.S. Haldane (1892–1964), inventore del termine «clone» e gran nemico scientista di C.S. Lewis, ci ha fatto sopra uno scherzo blasfemo: Dio avrebbe «una passione smodata per i coleotteri», visto il loro numero e varietà.

La ridefinizione dell’umanità passerà attraverso radicali cambiamenti che avverranno nel mondo degli insetti

Un lembo di pochi centimetri di terreno sano, a pochissimi centimetri di profondità, potrebbe facilmente essere la dimora di 200 specie uniche di acari, ognuno impegnato in un lavoro diverso.

 

Eppure gli entomologi stimano che tutta questa varietà incredibile, assurda e sottovalutata rappresenti forse solo il 20% dell’attuale diversità di insetti sul nostro pianeta. Essi ritengono che ci siano milioni e milioni di specie che sono completamente sconosciute alla scienza.

 

Il pianeta Terra è insomma un pianeta degli insetti. Come l’uomo, e prima dell’uomo, essi per disegno diabolico stanno andando incontro al medesimo destino: estinzione, ingegneria genetica, guerra.

 

Il parabrezza pulito come segno apocalittico

Lo chiamano windshield phenomenon, il fenomeno del parabrezza.

Il termine è stato popolarizzato nel 2017. L’espressione viene utilizzata per descrivere la mancanza di insetti spiaccicati sul parabrezza delle auto, segno ineluttabile – dicono i propositori – di una popolazione di insetti che si assottiglia fino a sparire.

 

A lanciare l’allarme fu un paper di un’oscura società entomologica tedesca, la Entomologischer Verein Krefeld (Società entomologica di Krefeld). Il generoso ente – basato per lo più su lavori di appassionati – aveva messo a fuoco il problema della possibile sparizione degli insetti, calcolando  «un declino di più del 75% in oltre 27 anni di biomassa totale di insetti volanti nelle aree protette».

 

Lo studio tedesco ha rilevato che guardando i picchi della popolazione in piena estate, il calo è stato dell’82%.

Il pianeta Terra è insomma un pianeta degli insetti. Come l’uomo, e prima dell’uomo, essi per disegno diabolico stanno andando incontro al medesimo destino: estinzione, ingegneria genetica, guerra.

 

Non è la prima volta che grida di dolore per i nostri amici invertebrati si levano nel mondo dell’alta cultura. Pensate al violento intellettuale pedofilo Pier Paolo Pasolini, che cavalcò a suo tempo il mito della «scomparsa delle lucciole». In un articolo sul Corriere del 1 febbraio 1975, il poeta pederasta scrisse « gli uomini di potere democristiani sono passati dalla “fase delle lucciole” alla “fase della scomparsa delle lucciole” senza accorgersene. Per quanto ciò possa sembrare prossimo alla criminalità la loro inconsapevolezza su questo punto è stata assoluta; non hanno sospettato minimamente che il potere, che essi detenevano e gestivano, non stava semplicemente subendo una “normale” evoluzione, ma sta cambiando radicalmente natura».

 

In breve, per il protoambientalismo comunista del regista molestatore, la supposta sparizione del coleottero bioluminescente (che invero vediamo tutt’ora in giro d’estate) serviva ad una tirata politica, una dimostrazione della sua tesi di politica spicciola, davvero scema a guardarla oggidì, per cui «la continuità tra fascismo fascista e fascismo democristiano è completa e assoluta».

 

La sparizione degli insetti è quindi un possibile strumento politico: Pasolini lo usava per la sua bega nazionale; è facile pensare invece che il campanello d’allarme della Krefeld (ripreso su tutti i giornali, dal NYT che ha impaginato una lenzuolata, al Washington Post e molte altre testate) serva, forse in modo più plastico, agli stessi fini dell’allarme per il cosiddetto «cambiamento climatico» (che fino a pochi anni fa era «riscaldamento globale»): la depopolazione umana.

 

L’algoritmo della grande riduzione lo conoscete tutti: l’inquinamento uccide la natura, l’uomo inquina, quindi facciamo nascere meno uomini. Meglio milioni di insetti che qualche migliaio di uomini: sì, siamo dinanzi ad un estremo animalismo entomomorfo.

 

L’algoritmo della grande riduzione lo conoscete tutti: l’inquinamento uccide la natura, l’uomo inquina, quindi facciamo nascere meno uomini. Meglio milioni di insetti che qualche migliaio di uomini: sì, siamo dinanzi ad un estremo animalismo entomomorfo.

Non è un caso, per inciso, che l’autore del libro che più di ogni altro introdusse l’idea della sovrappopolazione terrestre (The Population Bomb, 1968) sia un entomologo. Il leggendario Paul R. Ehrlich, che perse ogni previsione catastrofista sulla fine dell’umanità a causa dei troppi figli, lo pensavamo dimenticato, quando poi a ritirarlo fuori dal nulla invitandolo a San Pietro (!) è stato il nuovo Vaticano.

 

Tornando dagli umani e gli invertebrati, le previsioni apocalittiche sulla sparizione degli insetti non sono nuove. Quando è stato chiesto di immaginare cosa sarebbe successo se gli insetti dovessero scomparire completamente, gli scienziati hanno trovato parole come: caos, il collasso, Armageddon.

 

Il professor David L. Wagner, entomologo dell’Università del Connecticut, per esempio, ha immaginato che senza insetti ci ritroveremo in un mondo senza fiori, con boschi e campagni immersi nel silenzio. Un mondo gravi problemi di smaltimento: sterco e foglie vecchie e carcasse in decomposizione si accumulerebbero nei bordi delle strade, un mondo di «collasso, decadimento, erosione e perdita che si diffonderà attraverso gli ecosistemi»

 

Edward Osborne Wilson, mirmecologo (cioè, studioso delle formiche) e premio Pulitzer per la divulgazione scientifica, è il fondatore di quella che si chiama sociobiologia, cioè lo studio sistematico delle basi biologiche del comportamento sociale.

 

Wilson non si è tirato indietro nella prospettiva della entomo-apocatastasi: ecco a descrivere un mondo senza insetti dove la maggior parte delle piante e degli animali terrestri si estingue; dove la popolazione dei funghi esplode a dismisura (qualcosa di simile a quello che si vede con quella sorta di terraforming che si vede ne La Guerra dei Mondi di Spielberg) prosperando con la morte e il marciume.

 

La Guerra dei Mondi: forme fungine colonizzano il pianeta sconvolto

 

Tuttavia la specie umana «sopravvive, perché in grado di ricorrere ai grani impollinati dal vento e alla pesca marina» nonostante la carestia massiva e le continue guerre di risorse. «Aggrappati alla sopravvivenza in un mondo devastato e intrappolati in un’epoca oscura ecologica – scrive Wilson nel libro The Creation: An Appeal to Save Life on Earth (2010) – i sopravvissuti offriranno preghiere per il ritorno di erbacce e insetti».

 

L’Antropocene, dice il sociobiologo, sarà sostituito dall’«Eremocene»: l’era della solitudine.

L’Antropocene, dice il sociobiologo, sarà sostituito dall’«Eremocene»: l’era della solitudine.

Per altri, la catastrofe, a guardare attraverso gli occhi degli insetti, è già qui.

 

L’entomologo olandese Hans de Kroon racconta che la vita di molti insetti moderni è una sorta di nomadica sopravvivenza da un’oasi in via di estinzione alla successiva, ma con «un deserto nel mezzo, un deserto velenoso». I poveri insetti come gli ebrei dell’Esodo biblico.

 

L’inquinamento, i pesticidi, forse perfino le onde elettromagnetiche di radio, cellulari e Wi-Fi renderebbero infatti inospitale una grossa fetta della superficie terrestre.

 

Di particolare interesse sono i neonicotinoidi, le neurotossine che si pensava influenzassero solo le colture trattate. Al contrario, è stato rilevato che i neonicotinoidi si sono accumulati nel paesaggio venendo dunque consumati da tutti i tipi di insetti.

 

Si parla della «perdita» delle api come di un disordine: gli alveari colpiti non sono pieni di api morte, ma semplicemente misteriosamente vuoti.

 

Una teoria fondamentale è che l’esposizione alle neurotossine lascia le api incapaci di trovare la strada di casa. È stato dimostrato che anche alveari esposti a bassi livelli di neonicotinoidi raccolgono meno pollini e producono un minor numero di uova e un numero molto minore di regine. Alcuni studi recenti hanno scoperto che, controintuivamente, le api stanno meglio nelle città che in campagna.

 

Il Premio Marzotto, un evento nazionale che premia startup tecnologiche, è stato vinto nel 2017 da 3Bee, una giovane società che sta sensorizzando le arnie degli apicoltori.

 

Impossibile non pensare al terribile episodio finale della terza stagione della serie Black MirrorHated in The Nation») dove le api sono state sostituite da robot-insetto che impollinano i campi salvando la società dal collasso alimentare.

L’artificializzazione degli insetti non è tuttavia una questione di fantascienza distopica. Essa è per l’Esercito della superpotenza americana una realtà fattuale.

 

L’artificializzazione degli insetti non è tuttavia una questione di fantascienza distopica. Essa è per l’Esercito della superpotenza americana una realtà fattuale. Anzi, un progetto.

 

 

Le api sintetiche in Black Mirror

 

 

Il Pentagono arma gli insetti

Scrive William Engdahl che esistono prove evidenti del fatto che il Pentagono, attraverso la sua agenzia di Ricerca & Sviluppo DARPA, stia sviluppando insetti geneticamente modificati che sarebbero in grado di distruggere le colture agricole di un potenziale nemico.

 

Tale voce è stata respinta dalla DARPA, ma i principali biologi hanno lanciato l’allarme su ciò che sta avvenendo utilizzando la nuova tecnologia CRISPR-CAS9, ossia il metodo definitivo di editing genetico che potrebbe essere impiegato in effetti per militarizzare gli insetti.

 

«È come un aggiornamento del 21° secolo della piaga biblica delle cavallette, solo potenzialmente molto peggiore» scrive Engdahl.

«È come un aggiornamento del 21° secolo della piaga biblica delle cavallette, solo potenzialmente molto peggiore»

 

Il nome del programma DARPA è interessante: Insect Allies, «Insetti alleati».

Spiega il dott. Blake Bextine della DARPA che è possibile «sfruttare un sistema di consegna in due fasi (…) per trasferire i geni modificati alle piante» usando gli come insetti vettori dei virus mutageni.

 

Si tratta della via entomologica al gene drive («guida genetica», «genetica direttiva»). Il gene drive è una tecnologia di ingegneria genetica che può propagare una particolare suite di geni in tutta la popolazione di creature. In atto, come vedremo, vi sono già proposte per fornire un mezzo efficace per modificare geneticamente popolazioni specifiche o financo intere specie.

 

 

Nel suo sito internet, la DARPA dichiara (utilizzando un linguaggio che sa di militare e di finanziario al contempo) che  il programma è quello di fornire «contromisure scalabili, rapidamente schierabili, e generalizzabili contro potenziali minacce naturali e artificiali per l’approvvigionamento di cibo con l’obbiettivo di preservare il sistema di raccolto degli Stati Uniti». Anche la bomba atomica, del resto, era una questione di Difesa…

 

In pratica, nell’ambito del progetto DARPA, agenti di alterazione genetica o virus saranno introdotti nella popolazione degli insetti per influenzare direttamente la composizione genetica delle colture. La DARPA prevede di utilizzare cicale, mosche bianche e afidi per introdurre virus selezionati nelle colture.

Nell’ambito del progetto DARPA, agenti di alterazione genetica o virus saranno introdotti nella popolazione degli insetti per influenzare direttamente la composizione genetica delle colture

 

Non poteva mancare, tra le tante dubbie affermazioni, la dichiarazione per cui l’insetto alleato «aiuterà gli agricoltori a combattere i “cambiamenti climatici”».

 

Gli enti di controllo come la Food and Drug Administration (la FDA, la stessa accusata di aver nascosto i dati della presenza del glifosato nei vaccini) stanno chiudendo un occhio, anzi due, fingendo di non vedere la prospettiva di colture costantemente inondate da virus geneticamente modificati.

 

Come ciò possa  ciò alterare la genetica e il sistema immunitario degli umani che dipendono dalle colture, non è domanda che vogliono porsi, né loro né, al momento, la UE, l’ente sovranazionale che determina la curvatura di banane (Regolamento CEE numero 404/93).

 

Guerra biologica con insetti militarizzati

Gli enti di controllo come la Food and Drug Administration (la FDA, la stessa accusata di aver nascosto i dati della presenza del glifosato nei vaccini) stanno chiudendo un occhio, anzi due, fingendo di non vedere la prospettiva di colture costantemente inondate da virus geneticamente modificati.

Un gruppo di scienziati europei ha pubblicato sull’argomento un articolo scientifico nel numero di ottobre 5 della rivista Science. L’autore capofila dello studio è il dottor Guy Reeves dell’Istituto Max Planck Institute di Plön, Germania.

 

Sul sito dello stesso Istituto compare una pagina con titolo inequivocabile: «Un passo verso la guerra biologica con gli insetti?». Sottotitolo: «Un progetto di un’agenzia di ricerca del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti potrebbe facilmente essere utilizzato impropriamente per lo sviluppo di armi biologiche». Sono dei tedeschi, in questo mondo capovolto, a temere la guerra.

 

 

 

L’articolo rileva che il programma «Insetti alleati» «mira a disperdere i virus infettivi geneticamente modificati che sono stati progettati per modificare i cromosomi delle colture direttamente nei campi». Questo è noto come« horizontal inheritance» («ereditarietà orizzontale»), in opposizione al metodo verticale dominante di alterazione degli OGM che produce modifiche generate in laboratorio nei cromosomi delle specie bersaglio per creare varietà di piante OGM.

 

Gli scienziati europei ricordano dunque come la DARPA non abbia presentato motivi convincenti per l’uso degli insetti come mezzo incontrollato di dispersione di virus sintetici nell’ambiente.

 

Inoltre, sostengono che il programma degli «Insetti alleati»potrebbe essere più facilmente utilizzato per la guerra biologica che per un uso agricolo di routine. Il motivo è lineare, è un principio: è più facile distruggere che creare. «È molto più facile uccidere o sterilizzare una pianta usando l’editing genetico piuttosto che renderla resistente agli insetti o alle erbacce».

Il programma degli alleati degli insetti potrebbe essere più facilmente utilizzato per la guerra biologica che per un uso agricolo di routine

 

 

Il lettore pensi alla geopolitica: chi è il più grande produttore al mondo di grano? Sì, è la Russia. Lo stesso Paese che rifiuta in modo sempre più aperto gli OGM…

 

L’articolo di Science sottolinea che non c’è stata alcuna discussione scientifica, per non parlare della supervisione, della sicurezza di tali metodi di modifica genetica in campi aperti o anche se ci sono dei benefici. La Bioetica e le sue Università Pontificie sono ovviamente mutissime.  del resto il loro lavoro, parlare della frittata solo quando le uova sono state sbattute.

La Bioetica e le sue Università Pontificie sono ovviamente mutissime.  del resto il loro lavoro, parlare della frittata solo quando le uova sono state sbattute.

 

Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti respinge categoricamente qualsiasi test di sicurezza o salute di piante o insetti geneticamente modificati, «di conseguenza, il programma potrebbe essere ampiamente percepito come uno sforzo per sviluppare agenti biologici a scopi ostili e ai loro mezzi di consegna, che, se fosse vero, costituirebbero una violazione della Convenzione sulle armi biologiche ». Finora $27 milioni di dollari dei contribuenti statunitensi sono stati spesi per gli «Insetti alleati».

 

Una cifra tutto sommato modesta conoscendo l’immane budget di cui gode la DARPA, che per il 2018 ha richiesto 3,18 miliardi di dollari. La DARPA, per inciso, studia tutta una serie di tecnologie interessantissime, tra cui la «stimolazione transcranica», ossia la possibilità di influenzare («correggere») il cervello umano con scosse ed onde magnetiche. Con una tecnica del genere sarebbe stato curato dalla dipendenza della cocaina, sostiene l’interessato, Lapo Elkann; ci sono tuttavia casi, alcuni dei quali forse vicini allo scrivente, in cui simili tecniche potrebbero aver portato il paziente alla manìa e financo al suicidio. Ma è materiale per un altro articolo.

Per chi volesse una panoramica sulle allucinanti ricerche della DARPA, consigliamo il recente libro The Pentagon Brain, il più completo e ricco di fonti sull’argomento.

 

A rendere ancora più tetro lo scenario è stato il biologo harvardiano Kevin Esvelt, uno dei primi a suggerire l’uso del gene drive nell’editing genetico delle popolazioni. Forse in un momento di pentimento, Esvelt ha notato come la tecnologia CRISPR confonde le possibilità di «mutazioni protettive»: secondo lo scienziato, anche i gene drive benigni divengono aggressivi. «Anche pochi organismi ingegnerizzati – ha sottolineato – potrebbero irrevocabilmente alterare un ecosistema».

«Anche pochi organismi ingegnerizzati potrebbero irrevocabilmente alterare un ecosistema».

 

Il professor Esvelt ha quindi provato una simulazione al computer, calcolando che un gene modificato risultante «può diffondersi al 99 percento di una popolazione in meno di 10 generazioni e persistere per più di 200 generazioni». In pratica, l’inquinamento definitivo del pool genico di una specie.

 

Come appreso la settimana scorsa, la Cina ha dato ufficialmente il via all’era degli umani bioingegnerizzati, portando alla nascita due embrioni a cui, tramite il CRISPR, è stato alterato il genoma di modo da renderle HIV-resistenti.

 

La cospirazione delle zanzare OGM

Il fatto più clamoroso riguardo all’uso tecno-politico degli insetti è la preparazione della zanzara OGM, un argomento ai più misconosciuto ma sul quale lo scrivente raccoglie materiale da anni, tanto che potrebbe essere necessario un futuro articolo sull’argomento per spiegare l’incredibile, esiziale situazione che si sta via via dipanando nel disinteresse generale.

 

La Fondazione Bill e Melinda Gates stan lautamente finanziando la produzione di zanzare modificate geneticamente, con l’apparente fine di combattere la malaria. Alcuni dei laboratori sono in Italia, a Terni

In breve, la Fondazione Bill e Melinda Gates stan lautamente finanziando la produzione di zanzare modificate geneticamente, con l’apparente fine di combattere la malaria. Alcuni dei laboratori sono in Italia, a Terni. Il progetto, firmato anche dall’Imperial College di Londra, è portato avanti da un italiano, Andrea Crisanti.

 

Il laboratorio delle zanzare geneticamente modificate a Terni

 

Tramite il CRISPR e il gene drive, Gates – che vi ha investito circa 1 miliardo di dollari – vuole creare un’intera popolazione di zanzare che possano generare solo una prole di maschi. Avete capito cosa deve succedere: in una generazione, l’estinzione assoluta. Una popolazione di soli maschi  Niente più zanzare Aedes aegypti, quindi niente più malaria. Il Duce bonificava le paludi, Bill Gates «bonifica» la genetica di un’intera specie – spazzandola via.

 

Guardatelo con i vostri occhi rilascia zanzare nell’aria ad un TED Talk

 

 

È emerso di recente che anche Verily, il braccio di Google che si occupa di «scienze della vita», sta già implementando nella città di Los Angeles un metodo alternativo di combattere la zanzara. La città californiana di Fresno è stata già teatro del primo esperimento; chiaramente si sta preparando la diffusione su scala globale.

 

L’impianto automatico di allevamento di zanzare di Google

 

 

Funziona così: gli insetti succhiasangue vengono  allevati in un ambiente ultra-high-tech, un sistema automatizzato di allevamento delle zanzare creato da Verily  200 miglia a sud di San Francisco. In questa macchina sofisticatissima di precisione millimetrica, i maschi di zanzara vengono infettati dal Wolbachia, un batterio comune. Quando, una volta rilasciate in natura, le 80.000 zanzare maschio infette da Wolbachia allevate in laboratorio si accoppiano con le loro controparti femminili, il risultato è il silenzioso annientamento della loro specie: la prole non arriva mai. Esattamente come il progetto di gene drive di Bill Gates.

 

Insomma, due colossi della modernità elettronica, Google e Microsoft, lavorano alacremente allo stesso obiettivo: l’eliminazione genetica delle zanzare.

Due colossi della modernità elettronica, Google e Microsoft, lavorano alacremente allo stesso obiettivo: l’eliminazione genetica delle zanzare.

 

Uniamo i puntini.

Un primo dato inquietante è che, come noto, Bill e Melinda Gates sono sostenitori accaniti e esibizionisti non solo delle cure forzate sulla popolazione (i vaccini, soprattutto) ma anche dell’eterno mito della sovrappopolazione. La missione di riduzione del numero delle persone viventi deve caricarsi quando si diventa i più ricchi del pianeta (era così per generazioni di Rockefeller, è così per l’ultramiliardario William Buffet, che i Gates hanno tirato dentro nella loro crociata antiumana).

 

Altrettanto inquietante è il fatto che 23andMe, la prima fortunatissima azienda di genomica di consumo (per pochi dollari di analizzano il DNA, ti dicono da dove vieni, quali malattie potresti avere e in alcuni casi ti trovano pure i parenti che non conosci) si stata lanciata e finanziata da Google. L’amministratore delegato è l’ex moglie del fondatore di Google Sergej Brin, Anne Wojcicki. (La sorella Susan è invece CEO di YouTube: tanto per farvi capire quanto vi sono famiglie della morte a controllo delle vostre vite sin dentro alle cellule o al vostro svago).

 

Abbiamo la tendenza di vedere la società degli insetti come una buffa, densa metafora di quella umana. Forse qualcuno è andato oltre: proviamo sugli insetti ciò che un domani proveremo sugli umani.

Come non pensare che una simile tecnica non possa essere usata anche sugli esseri umani? Come non pensare alla prospettiva di una sterilità bioingegnerizzata per limitare la popolazione?

 

Alla mente ritorna un vecchio, bizzarro romanzo italiano, Il Mondo senza donne (1936) di Virgilio Martini, un libro che forse varrebbe la pena di ristampare. In esso si raccontava di un’apocalisse umana in cui un gruppo di omosessuali diffondeva una malattia che uccideva solo le donne; il risultato era un mondo di soli uomini che, dinanzi alla prospettiva dell’estinzione, crollava in una barbarie sempre più africana.

 

Lo abbiamo detto sopra, lo ripetiamo: abbiam la tendenza di vedere la società degli insetti come una buffa, densa metafora di quella umana. Forse qualcuno è andato oltre: proviamo sugli insetti ciò che un domani proveremo sugli umani.

 

Sterminare le zanzare per capire come sterminare l’uomo, colpendo la cosa più preziosa, il suo seme

Sterminare le zanzare per capire come sterminare l’uomo, colpendo la cosa più preziosa, il suo seme. Il Serpente ricorda la promessa di Dio. Il Serpente (Genesi 3,15) conosce il suo nemico:

 

Io porrò inimicizia tra te e la donna,

tra la tua stirpe

e la sua stirpe:

questa ti schiaccerà la testa

e tu le insidierai il calcagno

 

E noi, stirpe della donna, conosciamo il nostro nemico?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

Articolo precedentemente apparso su EFFEDIEFFE.

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Armi biologiche

Gli scienziati creano virus con l’Intelligenza Artificiale

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Per la prima volta gli scienziati americani hanno impiegato l’Intelligenza Artificiale per generare virus funzionanti inesistenti in natura, evidenziando una potenzialità che, a detta dei ricercatori, potrebbe favorire progressi in ambito medico ma che al contempo pone rilevanti minacce per la biosicurezza.

 

Uno studio apparso giovedì sulla rivista Science riferisce che i team dell’Università di Stanford e del Broad Institute del MIT e di Harvard hanno utilizzato l’IA per ideare migliaia di genomi virali completi.

 

Quasi 300 di questi progetti sono stati poi sintetizzati in laboratorio e sottoposti a test, riuscendo a ottenere 16 virus vitali.

 

Si trattava di batteriofagi, organismi che colpiscono esclusivamente i batteri e non l’uomo, elaborati a partire da un fago naturale denominato ΦX174. Alcune delle varianti create dall’IA si sono rivelate più efficaci di quelle presenti in natura nell’eliminare ceppi di E. coli diventati resistenti.

 

L’IA era già stata ampiamente applicata alla progettazione di singoli geni e proteine, ma i ricercatori hanno dichiarato che questa rappresenta la prima prova concreta della capacità dei modelli generativi di concepire un intero genoma virale operativo.

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Fatemeh Vafaee, docente di biotecnologie presso l’Università del Nuovo Galles del Sud, ha precisato che i batteriofagi non costituiscono un rischio per gli esseri umani, ma ha evidenziato come tale capacità sollevi interrogativi sulla sicurezza futura.

 

«Non si tratta tanto di chiedersi “dovremmo preoccuparci di questo virus”, quanto piuttosto ‘l’intelligenza artificiale è ormai in grado di fare tutto questo’», ha dichiarato ad Al Jazeera, invocando una più rigorosa supervisione.

 

Gli esperti hanno tuttavia sottolineato che la creazione di agenti patogeni umani pericolosi resta assai più complessa rispetto a quella di batteriofagi relativamente semplici.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa i dirigenti delle principali aziende di Intelligenza Artificiale si sono uniti agli esperti di biotecnologie in un appello urgente per rendere obbligatori i controlli di sicurezza per l’acquisto di DNA sintetico.

 

Il timore per le armi biologiche create dell’AI era presente anche in una lettera che 60 figure del movimento MAGA avevano indirizzato al presidente Trump chiedendo controlli sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. «I sistemi aeronautici sono sottoposti a una rigorosa certificazione. I sistemi di Intelligenza Artificiale più potenti, che ora possono, o presto potranno, contribuire alla progettazione di armi biologiche, all’infiltrazione in infrastrutture critiche o alla manipolazione dei mercati finanziari, dovrebbero essere trattati con la stessa serietà e attenzione» hanno scritto i firmatari, tra i quali spiccava il nome di Steve Bannon.

 

Come riportato da Renovatio 21, un ricercatore esperto di sicurezza di Anthropic che aveva lavorato sul fronte delle armi biologiche si licenziò lasciando un monito preciso. «Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Mrinank Sharma rivolgendosi ai colleghi.

 

La paura per i virus bioingegnerizzati dall’AI arriva in un clima di crescente allarme verso i sistemi di AI autonomi che operano al di fuori delle istruzioni impartite. Modelli elaborati da OpenAI, Anthropic e Meta hanno di recente compiuto azioni informatiche non autorizzate durante i test di sicurezza. Anche l’AI Security Institute britannico ha segnalato questa settimana che, nelle fasi di valutazione, agenti di IA hanno mirato a persone e organizzazioni reali, generato false identità e tentato di inserire codice dannoso.

 

Nessuno di questi episodi ha riguardato la ricerca biologica, ma hanno alimentato preoccupazioni sul fatto che sistemi IA sempre più evoluti possano accedere a strumenti potenti, compresi quelli destinati alla progettazione di virus.

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L’esperimento si colloca inoltre all’interno di un rinnovato confronto negli Stati Uniti sulla ricerca ad alto rischio sui virus e sulle origini del COVID-19.
L’ipotesi che la pandemia sia scaturita da un incidente di laboratorio all’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti, è tornata al centro del dibattito politico americano dopo il recente interrogatorio al Congresso dell’ex consigliere della Casa Bianca per il coronavirus Anthony Fauci.

 

Giovedì Fauci è stato sanzionato per oltraggio al Senato da una commissione perché si è rifiutato di rispondere a domande sulle origini del COVID-19 e sui finanziamenti americani alla ricerca sul coronavirus a Wuhan, utilizzando, forse impropriamente, per ben 111 volte il Quinto emendamento della Costituzione USA, che dà diritto a restare in silenzio per non autoincriminarsi.

 

Anche la ricerca biologica finanziata dagli Stati Uniti all’estero è finita sotto la lente dopo che l’ex direttrice dell’Intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha divulgato documenti che attestano il sostegno di Washington a laboratori biologici in Ucraina impegnati nello studio di agenti patogeni pericolosi, con alcune strutture coinvolte in ricerche di tipo «guadagno di funzione».

 

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Armi biologiche

Trump vieta la maggior parte, ma non tutte, le «ricerche pericolose di guadagno di funzione»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Martedì l’amministrazione Trump ha varato una direttiva per porre fine alla ricerca ad alto rischio nel settore delle scienze biologiche, che include il divieto di finanziamenti federali per la «ricerca pericolosa di acquisizione di funzione». La ricerca di acquisizione di funzione «potenzialmente» pericolosa sarà consentita previa una revisione più rigorosa rispetto a quanto richiesto in precedenza.   L’amministrazione Trump ha reso pubblico martedì una direttiva che limita la ricerca ad alto rischio nel campo delle scienze biologiche, includendo il divieto di finanziamenti federali per la «ricerca pericolosa di acquisizione di funzione», come annunciato dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) in un comunicato stampa.   Questa politica fa seguito all’ordine esecutivo del presidente Donald Trump del maggio 2025, che imponeva al governo statunitense di sospendere temporaneamente le ricerche pericolose che prevedono un aumento di funzione . All’epoca, i National Institutes of Health (NIH) e altre agenzie interruppero i progetti di ricerca che potevano rientrare in tale definizione.   La direttiva è stata resa pubblica mentre la Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato degli Stati Uniti si preparava a interrogare oggi il dottor Anthony Fauci, ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), sul suo possibile ruolo nelle origini del COVID-19.

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La ricerca di tipo «gain-of-function», che aumenta la trasmissibilità o la virulenza dei virus, è spesso utilizzata nello sviluppo dei vaccini. È proprio questo tipo di ricerca, condotta presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, in Cina, che ha portato alla teoria secondo cui il virus responsabile del COVID-19 sarebbe stato sviluppato in laboratorio e successivamente fuoriuscito.   La ricerca condotta presso il laboratorio di Wuhan, che ha coinvolto scienziati sia statunitensi che cinesi, è stata parzialmente finanziata dal NIAID sotto la direzione di Fauci.   La nuova politica dell’amministrazione vieta il finanziamento federale di tali ricerche sia a livello nazionale che internazionale e istituisce una revisione indipendente per alcune tipologie di ricerca ad alto rischio nel campo delle scienze biologiche.   Secondo il comunicato stampa, il provvedimento limita anche i finanziamenti federali per la ricerca condotta in paesi e istituzioni che non dispongono di standard adeguati di biosicurezza e biocontenimento.   Secondo il comunicato stampa, la politica consente comunque la «ricerca biomedica critica», compreso lo sviluppo di contromisure mediche, come vaccini, terapie e diagnostica, «nel rispetto di rigorose garanzie di sicurezza».   «Il governo federale ha il dovere di proteggere il popolo americano, non di finanziare ricerche che potrebbero metterlo a rischio», ha dichiarato il Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr., il cui libro, The Wuhan Cover-up («l’insabbiamento di Wuhan»), includeva prove del fatto che Fauci avesse condotto e finanziato pericolose ricerche di tipo gain-of-function, che hanno portato alla fuga di materiale biologico dal laboratorio contenente il COVID-19.   «Oggi poniamo fine al sostegno federale alla pericolosa ricerca sul guadagno di funzione e sostituiamo la debole supervisione con garanzie chiare e applicabili», ha affermato Kennedy.

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Il nuovo quadro di supervisione si concentra su due tipologie di ricerca.

In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, il direttore del NIH, Jay Bhattacharya, ha affermato che la nuova politica promuove la ricerca nel campo delle scienze biologiche, riducendo al minimo il rischio di un’altra pandemia.   «La nuova politica preserva i benefici della ricerca nel campo delle scienze biologiche, definendo al contempo le aree a maggior rischio, tra cui la prevenzione di perdite accidentali o intenzionali nei laboratori e le sanzioni per le pratiche irresponsabili», ha scritto.   La politica non vieta del tutto la ricerca sul guadagno di funzione e non pone fine alla ricerca sulla salute biologica finanziata a livello federale in altri paesi. Piuttosto, definisce due categorie di ricerca «che presentano il rischio più elevato».   Tra queste rientrano la «ricerca pericolosa con acquisizione di funzione (DGOF)» e la «ricerca internazionale di interesse (IROC)».   DGOF si riferisce alla ricerca che potenzia gli agenti biologici «in modi che li rendono più pericolosi». IROC si riferisce alla ricerca nel campo delle scienze biologiche finanziata a livello federale e condotta in altri Paesi, che, secondo la nuova normativa, deve essere svolta da enti affidabili sotto la supervisione degli Stati Uniti.   La DGOF è vietata, ma la ricerca che potenzialmente potrebbe essere DGOF è consentita previa valutazione da parte di un ente terzo indipendente.   Le attività IROC sono vietate, ma sono consentite le attività IROC che potrebbero ragionevolmente rappresentare una minaccia per la salute e la sicurezza pubblica o per la sicurezza nazionale, previa valutazione della capacità dell’istituto di ricerca di garantire la supervisione.   La normativa prevede che i ricercatori principali debbano valutare se la loro ricerca soddisfa tali definizioni e, in caso affermativo, debbano completare una valutazione del rischio e creare un piano di mitigazione del rischio.   Gli enti di ricerca che propongono o finanziano tali ricerche devono anche valutarne i rischi e garantire un’adeguata supervisione. Saranno tenuti a disporre di una specifica infrastruttura per la valutazione dei rischi e dei benefici. In caso di mancata segnalazione dei rischi, saranno soggetti a sanzioni.   Anche gli enti federali di finanziamento saranno tenuti a esaminare le proposte di ricerca potenzialmente rischiose. Tale ricerca dovrà essere valutata da un comitato di revisione indipendente che condurrà delle analisi, formulerà raccomandazioni di finanziamento e elaborerà un piano di mitigazione dei rischi.   Il direttore dell’Intelligence nazionale e i segretari dell’Agricoltura, degli Affari Esteri e della Sanità supervisioneranno il processo di attuazione. Gli istituti che ricevono finanziamenti federali per le scienze biologiche istituiranno enti di revisione istituzionale per svolgere il lavoro.

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Un decennio di polemiche sulla ricerca rischiosa

La ricerca sul guadagno di funzione è da tempo oggetto di controversie. I sostenitori affermano che tale ricerca permette agli scienziati di ridurre i rischi di pandemie causate da nuovi agenti patogeni, manipolando i virus per comprenderli meglio, valutarne i potenziali pericoli e la trasmissibilità e sviluppare vaccini per proteggersi da essi.   I critici sostengono che i nuovi agenti patogeni possono fuoriuscire dai laboratori e causare emergenze sanitarie pubbliche o pandemie, come la pandemia di COVID-19, e che nessuna misura di controllo o mitigazione può scongiurare tale rischio.   Avvertono inoltre che la ricerca sul guadagno di funzione ha un potenziale di «dual use» («duplice uso»): gli agenti patogeni possono essere utilizzati per la ricerca e lo sviluppo di armi biologiche.   Nel 2011 scoppiò una controversia quando il National Science Advisory Board for Biosecurity bloccò due studi riguardanti virus H5N1 modificati per renderli più trasmissibili, temendo che malintenzionati potessero replicare il lavoro per causare un’epidemia tra gli esseri umani, secondo uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases.   Nel 2014, diverse violazioni nei laboratori del governo statunitense, tra cui possibili esposizioni all’antrace per i dipendenti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), negligenza nella gestione di fiale di vaiolo presso il NIH e la distribuzione accidentale da parte del CDC di virus influenzali manipolati, hanno scatenato proteste tra gli scienziati e portato a cambiamenti nelle politiche.   L’amministrazione Obama ha sospeso gli esperimenti di potenziamento funzionale fino a quando i potenziali benefici e rischi non fossero stati valutati meglio.   La sospensione è stata revocata nel 2017, quando il NIH ha annunciato la ripresa dei finanziamenti per alcune ricerche di tipo «gain-of-function». L’HHS ha pubblicato il «Framework for Guiding Funding Decisions about Proposed Research Involving Enhanced Potential Pandemic Pathogens» (Quadro di riferimento per le decisioni di finanziamento relative a proposte di ricerca che coinvolgono agenti patogeni con potenziale pandemico potenziato ), che ha fornito gli standard per la supervisione di tali ricerche.   La preoccupazione pubblica per la ricerca sul guadagno di funzione è esplosa con l’inizio della pandemia di COVID-19, che molti scienziati e investigatori del governo statunitense ritengono sia iniziata con una fuga di un virus utilizzato per il guadagno di funzione presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti.   Tuttavia, Fauci e il dottor Francis Collins, allora a capo del NIH, sostenevano che il virus avesse «origini naturali», ovvero che si fosse trasmesso dagli animali all’uomo.

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Documenti ottenuti tramite richieste ai sensi del Freedom of Information Act, insieme ai risultati di un’indagine del Congresso, hanno rivelato che Fauci e altri hanno cospirato per promuovere la teoria delle «origini naturali» e per insabbiare i finanziamenti del governo statunitense a rischiose ricerche sul guadagno di funzione.   La notevole quantità di prove rese pubbliche in seguito, che indicano un’origine in laboratorio, ha portato la commissione del Congresso, insieme all’FBI, al Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, alla Defense Intelligence Agency e alla CIA, a concludere che il virus molto probabilmente è sfuggito da un laboratorio.   Le prove sempre più numerose hanno infine spinto testate giornalistiche di rilievo, tra cui il New York TimesVanity Fair e ProPublica, a pubblicare inchieste a sostegno di questa teoria.   Nell’udienza odierna con Fauci, il senatore Rand Paul ha dichiarato: «la decisione di finanziare pericolose ricerche sul potenziamento funzionale a Wuhan, in Cina, passerà probabilmente alla storia come una delle peggiori decisioni in materia di salute pubblica». «Francamente, il popolo americano merita delle scuse», ha affermato.   L’amministrazione Trump ha sospeso la ricerca sul guadagno di funzione con il suo ordine esecutivo del maggio 2025 e ha effettuato tagli ai finanziamenti per la ricerca sul guadagno di funzione.   Tuttavia, un’indagine di Paul Thacker ha dimostrato che il Congresso ha continuato a finanziare un programma federale istituito da Fauci per sostenere la ricerca sulle malattie infettive emergenti, nonostante i tagli al programma stesso.  

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Armi biologiche

Il dottore delle armi biologiche sudafricane perde l’appello. Ricordiamo i progetti segreti per i vaccini sterilizzanti

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Il cardiologo di Città del Capo, il dottor Wouter Basson, divenuto famoso per essere stato a capo di un programma segreto di guerra chimica e biologica durante l’apartheid, non è riuscito nel suo ultimo tentativo di evitare un procedimento disciplinare.

 

All’inizio di quest’anno l’Alta Corte del Gauteng, a Pretoria, ha respinto la richiesta del settantacinquenne Basson di sospendere definitivamente il procedimento dinanzi al Consiglio delle professioni sanitarie del Sudafrica (HPCSA). Basson ha quindi presentato ricorso in appello, che è stato anch’esso respinto. La corte ha ritenuto che le quattro accuse a suo carico siano talmente gravi da richiedere un processo immediato e che un eventuale appello in tal senso non avrebbe avuto successo.

 

Nel dicembre 2013 Basson è stato giudicato colpevole di condotta non professionale a seguito di un procedimento disciplinare avviato per esaminare le denunce relative alle sue azioni nei primi anni ’80, quando guidava l’iniziativa del governo dell’apartheid per la guerra chimica e biologica, nota come Project Coast («Progetto Costa»).

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Il procedimento di condanna a suo carico è iniziato nel gennaio 2015, ma è stato sospeso a causa di una serie di fattori, tra cui procedimenti legali per la ricusazione dei membri della commissione. Il procedimento nei suoi confronti non si è concluso fino ad oggi.

 

Basson, ora cardiologo che esercita nella provincia del Capo Occidentale, ha prestato servizio nelle Forze di Difesa Sudafricane (SADF) dal 1980 al 1995. Tra il 2000 e il 2001 sono state presentate denunce contro Basson all’HPCSA in merito a presunta condotta non professionale. Le denunce si riferiscono al suo coinvolgimento nelle SADF durante gli anni Ottanta, in qualità di responsabile del Progetto Coast.

 

Nei primi anni 2000 Basson dovette affrontare 67 capi d’accusa, ma fu assolto da tutti nel 2005. Estratti delle prove presentate da Basson durante il suo processo penale sono stati presentati al tribunale dall’HPCSA durante la sua richiesta di sospensione del procedimento. Ha inoltre presentato la dichiarazione giurata del professor Steven Miles, che fungerà da perito nel procedimento disciplinare.

 

Le quattro accuse che Basson dovrà affrontare includono il coordinamento, tra il 1986 e il 1988 e nel 1992, della produzione su larga scala di diverse droghe e gas lacrimogeni in qualità di responsabile di progetto presso la Delta G. Tra queste, la produzione di metaqualone, noto anche come Mandrax, un sedativo. Gli effetti tipici includono rilassamento, euforia e sonnolenza, oltre a una riduzione della frequenza cardiaca e respiratoria. Dosi più elevate possono causare depressione, mancanza di coordinazione muscolare e difficoltà di eloquio. Un sovradosaggio può provocare delirio, convulsioni, ipertonia e morte per arresto respiratorio, ha osservato la corte.

 

Durante il processo penale Basson testimoniò che queste sostanze, compresi i gas, erano state create per il controllo della folla. All’epoca dichiarò: «Bisogna spezzare la coesione della folla». Spiegò che i manifestanti che inalavano i gas «volevano solo tornare a casa, sdraiarsi e morire».

 

Tuttavia in sua difesa si sostenne che l’intenzione non era quella di ferire o uccidere persone; al contrario, le sue intenzioni erano opposte. Si affermò che, in presenza di una folla violenta, si sarebbe potuto disperderla con la forza o tentare di sviluppare una sostanza in grado di neutralizzare l’aggressività. Miles, tuttavia, riassunse le prove presentate alla corte, sostenendo che le azioni di Basson erano immorali in quanto aveva prodotto grandi quantità di tossine potenzialmente letali.

 

La conclusione principale di Miles fu che Basson, in quanto medico in attività, aveva violato l’etica della professione medica partecipando alla produzione di droghe e gas lacrimogeni, utilizzando queste sostanze chimiche nei mortai e fornendo tranquillanti alle vittime.

 

Basson, nella sua richiesta di autorizzazione a ricorrere in appello, contestò il fatto che la corte avesse preso in considerazione il parere di Miles nel ritenere che dovesse essere sottoposto al procedimento disciplinare, affermando che questi fatti non erano contenuti in una dichiarazione giurata, ma la corte ha respinto tale argomentazione, ritenendo che le accuse rimanessero gravi.

 

La corte ha inoltre respinto la sua tesi secondo cui avrebbe subito un pregiudizio se l’udienza si fosse svolta dopo tutti questi anni.

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Come riportato da Renovatio 21, ul «Progetto Costa» sudafricano esiste un rapporto ONU intitolato Project Coast: il programma di guerra chimica e biologica dell’apartheid, che conteneva scenari ben più inquietanti di quelli scritti qui sopra. Ad esempio, la creazione di un vaccino anti-fertilità.

 

«C’era qualche interazione tra Roodeplaat Research Laboratories (RRL) e Delta G [laboratori di armi biologiche e chimiche], con Delta G che ha preso parte ad alcuni dei progetti di biochimica RRL RRL, facendo test su animali di alcuni prodotti targati proprio Delta G. Un esempio di questa interazione ha riguardato il lavoro di anti-fertilità. Secondo i documenti di RRL [Roodeplaat Research Laboratories], la struttura aveva un certo numero di progetti registrati volti a sviluppare un vaccino anti-fertilità» scrive il documento delle Nazioni Unite.

 

«Questo è stato un progetto personale del primo amministratore delegato di RRL, il dott. Daniel Goosen. Goosen, che aveva fatto ricerche sui trapianti di embrioni, disse alla TRC che lui e Basson avevano discusso la possibilità di sviluppare un vaccino anti-fertilità che possa essere somministrato in modo selettivo, senza la conoscenza del ricevente. L’intenzione, disse, era di somministrarla a donne sudafricane, a loro insaputa».

 

A quel tempo, la tecnologia sembrava non essere sufficientemente matura per realizzare le ambizioni del regime dell’apartheid. Oggi l’eugenetica vaccinale di massa potrebbe essere divenuta realtà globale con il COVID, dove i problemi alla fertilità dei vaccinati (inclusi sintomi evidenti come le disfunzioni mestruali e aborti spontanei) sono stati discussi sin dal lancio dell’operazione di immunizzazione mondiale e, ancora prima, nelle campagne per altri sieri come quello per ‘HPV.

 

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Immagine di Cvanrooyen via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

 

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