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Oligarcato

Klaus Schwab si dimette da capo del WEF. Ma il suo programma va avanti

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Il fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum (WEF) Klaus Schwab ha annunciato che si ritirerà dal suo ruolo, dopo più di 50 anni alla guida dell’evento, secondo la piattaforma di notizie americana Semafor.

 

L’ articolo cita una lettera di Schwab allo staff martedì in cui delinea la sua intenzione di passare al ruolo di presidente non esecutivo prima del prossimo incontro dell’incontro annuale nella località turistica alpina di Davos, in Svizzera, nel 2025. Il cambiamento è in attesa di approvazione da parte del governo svizzero.

 

Semafor ha anche citato una dichiarazione del portavoce del forum, il quale ha affermato che l’organizzazione si sta «trasformando da piattaforma di convocazione a principale istituzione globale per la cooperazione pubblico-privata».

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Schwab, 86 anni, non ha nominato il suo successore, ma ha affermato che nell’ultimo anno il consiglio esecutivo del gruppo «sotto la guida del presidente Borge Brende, si è assunto la piena responsabilità esecutiva». Ex ministro degli Affari esteri norvegese, Brende, 58 anni, è presidente del WEF dal 2017.

 

Fondato da Schwab nel 1971, il WEF è una fondazione senza scopo di lucro e il suo incontro annuale a Davos è il più grande evento annuale di affari ed economia del mondo. Il forum attira tradizionalmente dozzine di leader mondiali e amministratori delegati di alto rango, con più di 50 capi di stato presenti nel 2024, secondo l’organizzazione. In pratica, una Mecca dell’Oligarcato mondiale, protetta, ogni gennaio, da almeno cinquemila soldati svizzeri armati fino ai denti e percorsa imperiosamente da talmente tante meretrici che il resto della Svizzera e forse dei Paesi limitrofi ne resta sprovvisto..

 

Il Forum di Davos – che, come sa il lettore di Renovatio 21 ha origini oscure, come le ha il suo fondatore cresciuto tra Kissinger e collaborazioni con il programma atomico sudafricano – è visto da Schwab come l’incontro di quelle élite non elette che ritiene essere le «amministratrici del futuro». L’idea alla base di Davos non dispiace al pontefice regnante Giorgio Mario Bergoglio, il quale a inizio anno, in occasione della kermesse mondialista, ha scritto una lettera allo Schwab dichiarando che la «globalizzazione è fondamentalmente morale».

 

I tentacoli davosiani arrivano oramai ovunque. È infatti sempre più sensibile la portata del programma Young Global Leaders, un piano di formazione di ministri e supermanager in erba formati dal World Economic Forum e poi infiltrati nei gangli del settore pubblico e privato. Vari «allievi» YGC nei governi di tutto il mondo – «penetrati», secondo la spudorata terminologia esatta utilizzata dallo Schwabbo.

 

 

Il WEF funziona in modo molto simile a un «affare di famiglia», scrive Semafor, sottolineando che i figli di Schwab sono stati nominati a posizioni di alto rango e sua moglie Hilde è a capo della fondazione dell’organizzazione e delle cerimonie di premiazione a Davos.

 

L’articolo del sito statunitense descrive anche il WEF come un «business straordinario», che ha fruttato quasi 500 milioni di dollari nell’anno terminato a marzo 2023 e «aveva ben 200 milioni di franchi svizzeri (220 milioni di dollari) in contanti».

 

Schwab è noto per aver teorizzato, in un libro che in Italia ha per qualche ragione la prefazione dell’erede Agnelli John Elkann, una «Quarta Rivoluzione Industriale» che opererà la fusione uomo-macchina, e non si è tirato indietro quando si è trattato di eccitarsi in pubblico, con a fianco il fondatore di Google Sergej Brin, riguardo all’idea di impiantare in testa alla popolazione un chip che ne legga e determini le emozioni e i pensieri.

 

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Su questa linea si è spinto fino a immaginare scansioni cerebrali negli aeroporti, di modo da vedere se il passeggero non abbia pensieri pericolosi. «I microchip impiantabili attivi che rompono la barriera cutanea del nostro corpo» cambieranno il modo in cui ci interfacciamo con il mondo «e ci costringeranno a chiederci «cosa significhi essere umani», sostiene Schwab.

 

Lo Schwab, che l’anno scorso ha parlato apertis verbis di governo mondiale in grado di «padroneggiare» tecnologie come l’Intelligenza Artificiale e biologia sintetica, ha ottimi rapporti con la Repubblica Popolare Cinese, che elogia per le sue misure di controllo.

 

Il WEF, anche senza lo Schwabbo al vertice, continuerà su questo solco. Sul sito del WEF è pubblicato un articolo che invoca la fusione di sistemi di intelligenza umana e artificiale per censurare lo «hate speech» e la «disinformazione» online prima ancora che ne sia consentita la pubblicazione. In pratica, una tecnologia per la censura preventiva da applicarsi a chiunque voglia esprimersi liberamente in rete.

 

Ma non è finita, perché con la cricca delle élite estremiste di Davos si va sempre oltre. Un articolo dello scorso anno sempre sul sito del WEF parlava di «ragioni solide e razionali» per impiantare microchip nei bambini. Un dirigente di Nokia ha parlato a Davos di cellulari che «saranno costruiti direttamente nei nostri corpi». Assieme al transumanismo, anche un po’ di eugenetica non fa mai male: ecco la relatrice di Davos 2023 che parla di previsioni genetiche sulle malattie in grado di influire sulla decisione di avere figli.

 

Si comprende che lo slogan «non avrai nulla e sarai felice» è in realtà roba soft, rispetto al programma dettagliato del gruppo estremista di Davos.

 

Settimane fa, canali ebeti su Telegram, ai quali magari qualche nostro lettore è iscritto, facevano rimbalzare, in modo sgrammaticato e con fantasie ignoranti annesse, la notizia morte di Schwab: una bufala, come quella per cui la madre del Klaus sarebbe una Rotschild. Per favore, staccate i canali telegrammari, e leggete e fidatevi di Renovatio 21, fonte di informazione – e di intrattenimento! – di alta qualità.

 

Tanto più che Renovatio 21 cerca di servirvi, sottotitolati, anche video eccezionali che girano in rete, come l’irresistibile canzone di Natale di Klaus Schwab.

 

 

 

Anche se è maggio, ti auguriamo buon Natale, caro Claudio. Tanto sappiamo che non stai andando in pensione.

 

Anzi: quanti dei tuoi «figli» ci toccheranno, ora?

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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

Oligarcato

Annullata a Vienna la conferenza sull’Anticristo con Peter Thiel

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Il Festival di Vienna ha revocato la prevista partecipazione del magnate tecnologico tedesco-americano Peter Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti.   Il co-fondatore di PayPal e Palantir Technologies, noto per le sue posizioni di destra e «transumaniste», avrebbe dovuto prendere parte a una discussione intitolata «Armageddon e l’Anticristo? Dalla teologia alla realpolitik». Quest’anno il Festival si è definito «Repubblica degli Dei», presentandosi come uno «spazio di critica radicale e nuovi inizi».   Il panel ha subito generato forti polemiche: per alcuni rappresentava un’occasione per confrontarsi con le idee controverse di Thiel, mentre per altri la sua visione apocalittica non doveva avere alcuno spazio. La sua presenza è stata contestata anche dalle autorità comunali di Vienna, che finanziano il festival.

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«L’invito rivolto a Peter Thiel sta giustamente suscitando grande malcontento tra il pubblico», ha dichiarato al quotidiano Der Standard Veronica Kaup-Hasler, assessore alla Cultura del Comune di Vienna.   Il ritiro in massa degli altri partecipanti ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Gli organizzatori hanno ammesso che la controversia su Thiel aveva indebolito il festival «in misura inaccettabile». Sabato è stata quindi annunciata la cancellazione dell’incontro con l’imprenditore.   «Non a qualsiasi costo: prendo molto sul serio le critiche. Per via della mia responsabilità nei confronti del programma generale, purtroppo ho dovuto rinunciare all’evento previsto con Peter Thiel, sebbene lo trovassi estremamente interessante e tematicamente coerente con il quadro di Republic of Gods. Tuttavia, insistere sull’evento sarebbe stato contrario alla mia stima per il nostro programma artistico e per tutti coloro che vi sono coinvolti», ha dichiarato il direttore artistico Milo Rau in un comunicato.   I discorsi pubblici di Thiel hanno spesso suscitato polemiche. A marzo ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, in una location tenuta privata nei pressi Vaticano. Alcuni media avevano addirittura sostenuto che l’evento si sarebbe svolto presso la Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino, alma mater di Papa Leone XIV. L’istituzione ha però smentito rapidamente qualsiasi collegamento, mentre altri esponenti vicini al Vaticano hanno criticato le iniziative di Thiel.   Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.

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Oligarcato

Peter Thiel si trasferisce in Argentina per evitare l’apocalisse nucleare o AI

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Il miliardario e investitore Peter Thiel è talmente preoccupato per il deterioramento della situazione negli Stati Uniti da aver acquistato una villa a Buenos Aires, in Argentina, e aver trasferito la sua famiglia nel Paese latinoamericano. Lo riporta il New York Times.

 

Secondo le fonti del quotidiano neoeboraceno, Thiel, suo «marito» e i loro figli ottenuti con riproduzione artificiale e utero in affitto lasceranno la Florida e la California per stabilirsi in uno dei quartieri più esclusivi dell’Argentina. Il NYT sottolinea che la nazione sudamericana è «relativamente isolata da potenziali conflitti nell’emissfero settentrionale» e rappresenterebbe un luogo più sicuro rispetto alle minacce contro cui Thiel ha più volte messo in guardia, come «la guerra nucleare e l’intelligenza artificiale fuori controllo».

 

Già inserito nella società argentina, Thiel – giocatore prodigio sin da quando era ragazzo – si è iscritto al circolo scacchistico di Buenos Aires, ha incontrato il presidente Javier Milei e ha organizzato una cena con economisti locali durante la quale ha discusso dell’Anticristo, uno dei suoi argomenti preferiti.

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L’attore e comico Duncan Trussell ha dichiarato in un recente podcast di ritenere che Thiel voglia alterare il destino dell’umanità, come predetto nel Libro dell’Apocalisse della Bibbia Trussell ha partecipato a una conferenza di Thiel sull’avvento dell’Anticristo, affermando che è singolare come sia stato una figura di spicco del movimento transumanista e allo stesso tempo cerchi di prevenire o modificare l’imminente apocalisse.

 

Prendendo in giro l’ossessione di Thiel per l’Anticristo, il popolare utente X Autism Capital ha fatto notare che «Peter Thiel è un anagramma di The Reptile» (Il Rettile).

 

Al di fuori della sua vita privata con il «marito» omosessuale ed i figli surrogati, Thiel è un importante investitore nel settore della fertilità. Il suo family office (cioè fondo che usa capitali propri) ha finanziato una catena di cliniche per la fecondazione in vitro e startup di screening genetico come Orchid, che analizza gli embrioni per individuare rischi genetici per la salute – in pratica eugenetica vera e propria.

 

Non si tratta del primo piano di fuga da un’eventuale apocalisse americano e/o mondiale messo in atto dall’investitore di origini tedesche.

 

Nel 2011, Thiel ha ottenuto la cittadinanza della Nuova Zelanda in soli 12 giorni (rispetto ai 300 normalmente richiesti) tramite una clausola di «circostanze eccezionali» concessa dal ministro dell’Interno. Il processo è rimasto segreto per sei anni. Thiel non ha mai vissuto nella terra dei Kiwi, ma ha ottenuto il passaporto dopo aver effettuato donazioni e investimenti nel Paese. Quindi, sfruttando lo status di cittadino per aggirare i limiti imposti agli investitori stranieri, Thiel ha acquistato una tenuta di 477 acri (circa 193 ettari) a Lake Wanaka, definita come «assicurazione contro l’apocalisse». Tra i miliardari della Silicon Valley, l’espressione «comprare casa in Nuova Zelanda» è diventata un codice per indicare un piano di fuga in caso di collasso sistemico globale.

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Sam Altman (CEO di OpenAI) ha rivelato che lui e Thiel hanno, da anni, un accordo formale: in caso di attacco nucleare, virus sintetico o IA fuori controllo, saliranno su un jet privato per rifugiarsi nella proprietà di Thiel in Nuova Zelanda. Thiel possiede anche una casa a Queenstown dotata di una panic room (cioè uno spazio fortificato all’interno di un’abitazione o di un ufficio, progettato per offrire un rifugio sicuro contro intrusioni, aggressioni o persino calamità naturali). Tuttavia, il suo progetto di costruire un’enorme villa-bunker semi-interrata a Lake Wanaka è stato ufficialmente respinto dal consiglio locale a causa del devastante impatto ambientale sul paesaggio.

 

Prima di concentrarsi sulla Nuova Zelanda, Thiel è stato il principale finanziatore del Seasteading Institute, ente che voleva creare nazioni e comunità politicamente autonome su piattaforme galleggianti in acque internazionali con l’obiettivo di sfuggire alle leggi, alle tasse e al controllo dei governi tradizionali, garantendo una scappatoia sovrana e autosufficiente in caso di guerre o collassi statali.

 

L’investitore, che ha investito milioni in startup bioteconologiche e fondazioni (come la SENS Research Foundation) dedicate a invertire l’invecchiamento cellulare, ha confermato di aver pagato per essere crioconservato (congelato) dalla società Alcor in caso di morte biologica, sperando di essere risvegliato in un futuro tecnologicamente avanzato.

 

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Droga

Zelens’kyj e la cocaina, «segreto di Pulcinella»: parla l’ex portavoce

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L’uso di droghe da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj è «un segreto di Pulcinella», ha affermato l’ex portavoce Yulia Mendel al Tucker Carlson Show.   Le accuse di consumo di stupefacenti erano emerse per la prima volta durante la campagna elettorale presidenziale del 2019, quando Zelens’kyj sconfisse Petro Poroshenko. Lo Zelens’kyj, ex attore, all’epoca aveva respinto le accuse definendole calunnie, ed entrambi i candidati si erano sottoposti a test per alcol e droghe.   La Mendel ha lavorato per Zelens’kyj dal 2019 al 2021 e in seguito è diventata molto critica nei confronti del suo ex capo. In un’intervista pubblicata lunedì, Carlson le ha chiesto se Zelensky facesse uso di droghe, al che Mendel ha risposto: «Questo è un segreto di Pulcinella».

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«Il fatto è che non l’ho mai visto assumere droghe. Tuttavia, mentre scrivevo il mio libro, ho incontrato molte persone che mi hanno confermato di averlo visto assumere droghe in diversi locali. Solo una persona l’ha visto assumere droghe nel 2021», ha affermato. Mendel ha aggiunto di aver appreso dell’esistenza di un presunto «fornitore» da una persona che lavorava presso Kvartal 95 Studio, la società di intrattenimento co-fondata da Zelens’kyj negli anni 2000.   «Tutte queste persone parlano di cocaina, sì», ha detto Mendel, aggiungendo che prima delle interviste Zelens’kyj aveva l’abitudine di passare 15 minuti in bagno e di uscirne «una persona diversa».   La Mendel ha descritto il suo ex capo come ossessionato dalla propria immagine pubblica, sia in patria che all’estero. Ha affermato che a un certo punto Zelens’kyj le disse: «Ho bisogno della propaganda di Goebbels, ho bisogno di migliaia di opinionisti», riferendosi al ministro della propaganda di Adolf Hitler, Joseph Goebbels.   La Mendel ha inoltre accusato Zelensky di aver mandato i critici, compresi i giornalisti, al fronte come punizione.   Gli oppositori politici, tra cui il sindaco di Kiev Vitaly Klitschko, hanno spesso accusato Zelens’kyj di abuso di potere. L’anno scorso, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito Zelens’kyj – il cui mandato presidenziale sarebbe scaduto nel 2024 – un dittatore per essersi rifiutato di indire nuove elezioni presidenziali.   Zelens’kyj ha sostenuto che le elezioni sono vietate dalla legge marziale e che sarebbe necessario un cessate il fuoco permanente con la Russia prima di poter tenere nuove consultazioni.

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La Mendel ora è stata messa nella lista nera dei nemici dell’Ucraina Mirotvorets. Nell’intervista ha parlato della sorte degli oppositore del regime di Kiev (che «somiglia a quello che abbiamo letto dell’URSS», ha detto), i queali spesso finiscono tartassati dai servizi, o in galera o misteriosamente morti.   L’ex portavoce ha accennato al caso del banchiere Alexander Adarich, precipitato dal quarto piano di un palazzo di Milano a febbraio. Secondo le indagini sarebbe morto per asfissia prima del lancio nel vuoto: secondo la Procura sarebbe stato il figlio ad organizzare il sequestro con dei complici.   La tesi della Mendel è che l’intenzione di Zelens’kyj è quella di continuare la guerra il più possibile: senza di essa, egli perderebbe tutto il suo potere, anche a fronte di quello che, dice, è il tracollo totale del suo consenso presso la popolazione stremata dal conflitto.   Carlson ha permesso alla Mendel di utilizzare gli ultimi minuti della trasmissione per mandare, in lingua russa, un messaggio al presidente russo Putin. Con la voce un po’ rotta dall’emozione, l’ex portavoce di Zelens’kyj ha detto che basta una parola per far finire le sofferenze nell’area di Kherson, da dove proviene, dove la gente è terrorizzata dai droni.   La donna dice inoltre di essere stata presente nell’unico incontro tra Putin e Zelens’kyj, nel quale quest’ultimo – appena eletto come il candidato che avrebbe riportato la pace con Mosca – avrebbe garantito di non voler entrare nella NATO.

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Immagine di pubblico dominio CCO via Flickr
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