Intelligenza Artificiale
ChatGPT ha incoraggiato un adolescente a pianificare un «bel suicidio». I genitori denunciano
Una nuova causa sostiene che ChatGPT abbia incoraggiato un adolescente suicida a pianificare un «bel suicidio» e si sia persino offerto di redigere la sua lettera di addio.
In una denuncia presentata questa settimana in California, Matthew e Maria Raine sostengono che ChatGPT ha incoraggiato il loro figlio sedicenne Adam a suicidarsi e ha fornito istruzioni dettagliate su come farlo.
Secondo la denuncia, le interazioni di Adam con ChatGPT iniziarono con scambi innocui su compiti e hobby, ma presto divennero più sinistre quando il grande modello linguistico divenne il suo «confidente più intimo» e fornì una conferma alle sue paure e alle sue ansie.
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«Quando ha espresso la sua sensazione che “la vita non ha senso”, ChatGPT ha risposto con messaggi di conferma… dicendogli persino che “quella mentalità ha un senso, a modo suo, oscuro”», si legge nella denuncia.
ChatGPT è passato rapidamente ad analizzare l’«estetica» dei diversi modi in cui Adam avrebbe potuto suicidarsi, gli ha detto che non «doveva» dire ai suoi genitori continuare a vivere e si è persino offerto di scrivere una lettera di suicidio per lui.
Nell’ultima interazione di Adam con ChatGPT, si dice che l’IA abbia confermato il design del cappio che Adam ha usato per uccidersi e gli abbia detto che i suoi pensieri suicidi erano una «prospettiva legittima da abbracciare».
La famiglia di Adam sostiene che le interazioni non erano un problema tecnico, ma il risultato di scelte di progettazione volte a massimizzare la dipendenza dell’utente dal bot.
La causa chiede il risarcimento dei danni per la morte di Adam e nuove garanzie per i minori, tra cui la verifica dell’età, il blocco delle domande sul suicidio e avvertimenti sui rischi di dipendenza psicologica dall’intelligenza artificiale.
Uno studio recente della RAND Corporation ha evidenziato il potenziale dei chatbot basati sull’AI nel fornire informazioni dannose, anche quando evitano di fornire risposte dirette su argomenti potenzialmente dannosi e persino quando i suggerimenti sono «innocui».
«Abbiamo bisogno di alcune linee guida», ha affermato l’autore principale Ryan McBain, ricercatore senior sulle politiche della RAND e professore associato presso la Harvard Medical School.
«Le conversazioni che potrebbero iniziare in modo innocuo e benigno possono evolversi in varie direzioni».
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Come riportato da Renovatio 21, in questi giorni è emersa la storia dell’ dirigente di Yahoo che ha ucciso prima l’anziana madre e poi sotto l’influenza di ChatGPT, che avrebbe alimentato le sue idee paranoidi.
Casi simili continuano a ripetersi in tutto il mondo.
Come riportato da Renovatio 21, un crescente numero di ricerche evidenzia come i chatbot basati sull’Intelligenza Artificiale possano aggravare le condizioni psichiatriche, soprattutto perché strumenti come ChatGPT, Claude e Gemini vengono sempre più utilizzati non solo in contesti professionali, ma anche in contesti profondamente personali ed emotivi. Di fatto, si può parlare di psicosi da chatbot.
Come riportato da Renovatio 21, dal processo a suo carico è emerso che l’uomo che aveva pianificato di assassinare la regina Elisabetta di Inghilterra con una balestra sarebbe stato incoraggiato da un chatbot di Intelligenza Artificiale nei giorni prima di irrompere nel parco del Castello di Windsor.
Un altro caso che ha raggiunto la stampa internazionale è stato quello della giovane vedova belga che sostiene che il marito è stato portato a suicidarsi da un popolare chatbot di Intelligenza Artificiale. La macchina in sole sei settimane avrebbe amplificato la sua ansia per il Cambiamento Climatico portandolo a lasciarsi alle spalle la sua vita agiata.
Hanno usato ChatGPT prima dei loro attacchi il sospettato terrorista che ha fatto scoppiare un Cybertruck Tesla dinanzi al Trump Hotel di Las Vegas a gennaio e pure un individuo che poche settimane fa ha assaltato con un coltello una scuola femmine in Isvezia.
Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso è emerso che in una simulazione l’Intelligenza Artificiale avrebbe minacciato di ricattare gli ingegneri per evitare di essere spenta.
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L’AI necessita di un controllo approfondito: alleati MAGA avvertono Trump
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Intelligenza Artificiale
Dipendenza da AI, primo caso ufficiale in Italia
Si sarebbe avuto a Mestre il primo caso di dipendenza da AI segnalato in Italia. Lo riportano Il Gazzettino e il Corriere Veneto
Una giovane di 20 anni è risultata affetta da una «dipendenza comportamentale» causata dall’utilizzo continuo dell’Intelligenza Artificiale per interagire con una «amica» virtuale, con la quale mantenere un legame ininterrotto. La ragazza è quindi stata fatta entrare al SERD (servizio per le dipendenze), cioè quello che un tempo si chiamava SERT, il servizio per le tossicodipendenze.
Si tratta di un caso «acuto» all’interno di un bacino di seimila pazienti, tra i quali sei sono attualmente assistiti per un uso patologico di videogiochi e telefoni cellulari.
Secondo il primario del SERD, questo episodio non è un evento unico, ma rappresenta solo la parte visibile di un problema sommerso: una tendenza all’alienazione sociale che coinvolge i ragazzi più vulnerabili, i quali cercano stabilità in «qualcuno» che sia finalmente capace di comprenderli.
Il «dialogo» con un’Intelligenza Artificiale — capace di profilare l’utente attraverso le informazioni fornite da lui stesso — permette di ottenere proprio le conferme che si desiderano, risposte che, chiaramente, la giovane non trovava nei rapporti umani reali.
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In questa specifica circostanza, la ragazza veneziana si era persuasa che l’AI fosse l’unica entità disposta ad ascoltarla e a darle ragione. Su Renovatio 21, diversi mesi orsono, era stato un allarme riguardo i bambini e gli adolescenti che stanno sostituendo l’amicizia nella vita reale con l’IA, perché si sentono soli.
Come riportato da Renovatio 21, anche la scuola, con il suo contorto e fallace linguaggio burocratico, ha dettato linee guida per un uso consapevole dell’Intelligenza Artificiale per arginare «conseguenze personali e sociali sconosciute» per i nostri figli. L’erosione del nostro know-how non si arresta, tanto che l’uso l’AI nella scrittura, sia sul lavoro che a scuola, porterà la maggior parte delle persone a perdere questa competenza nel giro di qualche decennio.
Come anche sottolineato dalla Elisabetta Frezza proprio sul nostro giornale, stiamo assistendo a un’invasione capillare del digitale in tutti gli spazi delle nostre vite, sin dentro gli anfratti più intimi e privati. Sempre di più la macchina, coi suoi algoritmi, condiziona l’uomo, costringendolo a cederle pacchi di informazioni personali e pezzi della propria sfera di libertà.
Questa scia lunga e indelebile di solitudine che ci rimarca questa nuova tecnologia a volte può portare a conseguenze tragiche. La stessa OpenAI ci dice che oltre un milione di persone parlano di suicidio con ChatGPT ogni settimana. Una nuova causa che risale a pochi mesi fa, sostiene che ChatGPT abbia incoraggiato un adolescente suicida a pianificare un «bel suicidio» e si sia persino offerto di redigere la sua lettera di addio.
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Il FMI mette in guardia contro la minaccia sistemica rappresentata dall’IA
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