Connettiti con Renovato 21

Pensiero

Pizzaballa incontra il privilegio israeliano. Aspettando il Golem e l’Anticristo

Pubblicato

il

L’incidente del patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, dovrebbe già essere rientrato. Almeno, sulla carta.

 

Al cardinale Pizzaballa, che si trovava con il Custode della Terra Santa fra’ Francesco Ielpo, la polizia israeliana ha proibito l’ingresso alla chiesa di Santo Sepolcro. Non stavano in processione, erano pochi cristiani (molti meno dei 50 previsti dalla legge) che dovevano celebrare e partecipare ad un rito privato. Niente: in uno dei giorni più sacri dell’anno, il vertice della cristianità in Terra Santa viene respinto. Il poliziotto giudeo può più del cardinale cattolico, alla facciazza dello Status Quo gerosolomitano.

 

Lo shock internazionale è stato tanto, e da subito.

 

Ieri stesso è stato pubblicata una dura dichiarazione congiunta del Patriarcato di Gerusalemme e della Custodia della Terra Santa. «Questo episodio costituisce un grave precedente e non tiene conto della sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme» scrive la nota. I capi delle Chiese hanno agito con piena responsabilità e, fin dall’inizio della guerra, si sono attenuti a tutte le restrizioni imposte: le riunioni pubbliche sono state annullate, la partecipazione è stata vietata e sono stati presi accordi per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, che, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro».

 

Abbiamo veduto quindi il comunicato della diocesi di Roma: «La diocesi di Roma esprime la propria fraterna vicinanza e solidarietà al cardinale Pierbattista Pizzaballa, (…) Apprendiamo con profonda amarezza che alle autorità ecclesiastiche è stato impedito di accedere alla Basilica del Santo Sepolcro per la celebrazione della Santa Messa della Domenica delle Palme, gesto che appare grave e ingiustificato e che rappresenta un motivo di seria preoccupazione per la libertà di culto e per il rispetto dello Status Quo nei Luoghi Santi».

 

Perfino la CEI si è fatta sentire: «A nome dei vescovi italiani» ha detto il segretario della Conferenza Episcopale, cardinale Mattro Zuppi «manifesto lo sdegno per una misura grave e irragionevole».

 

Poi il balletto dello Stato Ebraico, con l’ambasciatore presso la Santa Sede (che, pensate, esiste dal 1994: si tratta pur sempre della Chiesa di Pio X) che prima giustifica la proibizione, poi cambia idea quando arrivano anche le scuse del l presidente israeliano Isacco Herzog : «ho appena telefonato al Patriarca latino di Gerusalemme per esprimere il mio profondo dolore per lo spiacevole incidente avvenuto questa mattina (…) ho ribadito l’incrollabile impegno di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a preservare lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme».

 

Si muove tecnicamente con la coda fra le gambe (ma le apparenze ingannano…) anche il premier dello Stato Giudaico: «oggi, per particolare preoccupazione per la sua incolumità, al Cardinale Pizzaballa è stato chiesto di astenersi dal celebrare la messa nella Chiesa del Santo Sepolcro. Pur comprendendo tale preoccupazione, non appena ho appreso dell’accaduto, ho dato istruzioni alle autorità affinché il Patriarca potesse celebrare le funzioni religiose secondo le sue volontà.».

 

Sostieni Renovatio 21

Perfino l’ambasciatore USA a Gerusalemme, il cristiano ultrasionista Mike Huckabee, appena reduce da un’intervista devastante con Tucker Carlson che ha creato un incidente diplomatico con i Paesi della regione (secondo Huckabee, Israele potrebbe prendersi tutto il Medio Oriente, e lui ne sarebbe felice), si è precipitato a condannare l’accaduto.

 

«L’azione odierna della Polizia Nazionale israeliana, volta a impedire al Patriarca latino Cardinale Pierbattista Pizzaballa e ad altri tre sacerdoti di entrare in chiesa per impartire la benedizione la Domenica delle Palme, rappresenta un’ingerenza eccessiva che sta già avendo gravi ripercussioni in tutto il mondo» avverte nel suo comunicato ufficiale l’inviato di Washington. «È difficile comprendere o giustificare il fatto che al Patriarca sia impedito l’accesso alla Chiesa la Domenica delle Palme per una cerimonia privata. Israele ha fatto sapere che collaborerà con il Patriarca per trovare un modo sicuro per svolgere le attività della Settimana Santa».

 

 

A livello più microscopico, abbiamo registrato alcune reazioni inaspettate, come quella di Erik Prince, miliardario ex Navy Seal fondatore del gruppo mercenario Blackwater, convertitosi al cattolicesimo ancora decenni fa. «Per la prima volta in secoli, dai tempi del dominio ottomano, ai cristiani è negata la messa nella Chiesa del Santo Sepolcro. Un evento davvero senza precedenti (…) Non esiste una ragione legittima per vietare alle persone di partecipare alla messa… un orribile affronto al cristianesimo. Ogni cattolico, evangelico, ogni ortodosso in America dovrebbe essere indignato». Il Prince, che immaginiamo nel corso della sua carriera possa aver avuto rapporti diretti con la sicurezza israeliana, pare avere avuto alienata ogni simpatia filo-israeliana, pure lui.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

La questione è che lo stesso Pizzaballa ora minimizza: «ci sono stati dei fraintendimenti, non ci siamo compresi ed è questo quello che è accaduto. Non è mai successo, dispiace che questo sia accaduto». Insomma non è successo nulla, anzi forse è un po’ colpa nostra.

 

«Non ci sono stati scontri » ha spiegato il porporato già papabile a Tg2000, il telegiornale della TV dei vescovi. «Tutto è stato fatto in maniera molto educata. Non voglio forzare la mano, vogliamo usare questa situazione per vedere di chiarire meglio nei prossimi giorni cosa fare nel rispetto della sicurezza di tutti ma anche nel rispetto del diritto alla preghiera».

 

Non c’è rabbia, ma tanta amarezza: «i fatti di stamattina sono importanti ma dobbiamo pensare al contesto generale. C’è gente che sta molto peggio di noi che non può celebrare per motivi molto diversi. Celebriamo ancora una volta una Pasqua sottotono».

 

Pizzaballa, che ricordiamo essere traduttore del rito della messa modernain lingua ebraica moderna (un tradizionista può rabbrividire di più?), in realtà negli ultimi tempi potrebbe aver detto o fatto qualcosa che potrebbe, diciamo così, aver infastidito lo Stato degli ebrei. Quattro settimane fa aveva parlato della differenza nella percezione tra la condotta bellica dei Russi in Ucraina e quella di Israele e Gaza e dintorni. Due mesi fa si era scagliato contro il «Board of Peace» di Trump, definito «operazione colonialista». La scorsa estate aveva subito visitato la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza distrutta dall’esercito israeliano.

 

Ancora pochi mesi fa il cardinale aveva detto nemmeno tanto cripticamente che «Satana cerca il controllo della Terra Santa». Poi, con i vescovi, aveva esortato i cristiani di tutto il mondo ad aiutare i fedeli attaccati dai coloni israeliani, un’escalation che sta montando ancora proprio in questi giorni.

 

Qui forse c’è una prima lettura possibile del retroscena dell’accaduto: è la repressione verso chi non accetta la colonizzazione della Cisgiordania e, tra non molto, di Gaza (e poi ancora il Sud del Libano, il Golan, quello che verrà conquistato dalle stragi militari).

 

Essendo che non sarà mai possibile far accettare alle autorità cristiane la presa colonica della West Bank – anche per la presenza di fedeli cristiani, come nei villaggi ora attaccati senza requie dai coloni – iniziano le molestie. O meglio, continuano.

 

Chi legge Renovatio 21 sa che disturbo e repressione nei confronti dei cristiani durante la Pasqua (per non parlare del resto dell’anno…) durano da molto tempo, ad esempio nel caso degli ortodossi e della cerimonia del Fuoco Sacro, proibita a più riprese dalle forze dello Stato Giudaico.

 

Il lettore sa altresì che la «gang messianica» al potere ora in Israele fiancheggia, difende, sprona i coloni: il ministro sionista della sicurezza Itamar Ben Gvir (che controlla la polizia) e il ministro sionistareligioso delle finanze Bezalel Smotrich (nato da famiglia di coloni messianici nelle alture del Golan occupate, in settimana ha chiesto l’annessione del Libano meridionale) non fanno mistero del loro appoggio ai coloni e ai loro insediamenti.

 

La violenza colonica si è manifestata in questi giorni persino sull’inviato della CNN, che non è che si possa dire sia un canale TV anti-israeliano: il giornalista e il suo cameraman vengono attaccati da un gruppo di soldati in un insediamento che, dice, perfino Israele considera illegale. È chiaro, dice il giornalista ancora scosso (fucili puntati, telefono sequestrato, collaboratore strangolato), che «questi soldati sono qui al servizio del movimento dei coloni».

 

Aiuta Renovatio 21

Nel documentario Bibi Files, praticamente censurato per mesi prima che lo distribuisse Tucker Carlson, si capisce meglio quello che sta accadendo. Netanyahu fino a tre anni fa non avrebbe mai nemmeno posato in foto con i suoi ministri estremisti. Con la giustizia israeliana che preme sulla sua famiglia con accuse di corruzione, Bibi ha riconsiderato la sua posizione: ecco quindi imbarcati gli impresentabili nel gabinetto più estremista della storia d’Israele. Il documentario è particolarmente interessante anche perché racconta come lo Smotrich fosse stato arrestato dallo Shin Bet che voleva sapere di più su possibili piani del terrorismo ebraico.

 

Il Ben Gvir, talmente estremista che da adolescente gli è stato impedito di servire nell’esercito, invece viene mostrato mentre gongola esibendo un pezzo dell’auto di Isacco Rabin, il primo ministro degli accordi con Arafat, assassinato pubblicamente da un altro estremista giudeo.

 


Sostieni Renovatio 21

In pratica, la politica israeliana è in mano a personaggi con ideologie di suprematismo ebraico e che in passato possono aver avuto simpatie per il terrorismo sic e simpliciter.

 

Diventa più chiaro, a questo punto, tutto quello che stiamo vedendo nella zona, dall’assassinio dell’aiatollà Khamenei (il capo, oltre che della Repubblica Islamica dell’Iran, dei musulmani sciiti, cioè una religione mondiale!) agli attacchi contro i soldati italiani (e spagnoli, e irlandesi, etc.) dell’UNIFIL in Libano.

 

Chi è in Terra Santa non so deve illudere: il suprematismo ebraico (chiamatelo sionismo, se volete, ma è molto di più, è un culto messianico fondamentalista) ha il fucile puntato. E vuole perfino qualcosa di più grande del genocidio dei palestine: vuole Erez Israel, il «Grande Israele», che si estende dal Nilo all’Eufrate (non è che sono le due linee blu della bandiera israeliana, con in mezzo il simbolo cabalistico della stella a sei punte?), e che comprenderebbe, quindi, la conquista di terre dell’Iraq, del Libano, della Siria, dell’Arabia Saudita, della Giordania, dell’Egitto. I soldati IDF, mentre ci scandalizziamo per Pizzaballa, già hanno le mostrine.

 

È un ennesimo episodio del privilegio del giudaismo moderno: fanno quello che vogliono, fanno cose tremende, immani (tipo, un genocidio a Gaza) poi ti accusano di antisemitismo se apri bocca, e il governo italiano proprio ora (adesso! In questo momento storico!) sta adoprandosi per mandarvi in galera se direte qualcosa.

 

Non c’è da scandalizzarsi, quindi, se bloccano un principe della Chiesa in uno dei luoghi più sacri della cristianità. Non è diverso da qualsiasi altro goy, termine dispregiativo ebraico e yiddish per i non-ebrei, per i poveri gentili che non fanno parte del popolo eletto. Anzi: preparatevi tutti ad andare in prigione prossimamente se oserete protestare per Pizzaballa.

 

Dovete stare zitti, e subire l’opera dei terroristi che odiano voi e Gesù Cristo – come insegna il Talmud. Potete, al massimo, usufruire di qualche replica di kolossal sull’Olocausto, i libri di storia sulle persecuzioni degli ebrei, le paginate culturali di Corriere e Repubblica.

 

A qualcuno può venire in mente: ma non è che tutto questo sarà per gli ebrei, alla fin fine, controproducente? Ebbene, c’è modo di pensarlo. I giudei non sembrano imparare: anche l’altra volta programmarono che uccidere il Messia – il quale aveva osato presentarsi a Gerusalemme senza un esercito in grado di distruggere Roma, ma con un messaggio di amore universale – non andò loro benissimo, e si creò qualcosa di enorme cui persero subito il controllo.

 

Nello stesso documentario Bibi Files viene rispiegata la storia, che parrebbe perfino ammessa dal Netanyahu in persona, secondo cui Hamas sarebbe stata nutrita con 35 milioni di dollari al mese, via Qatar, da Israele stesso, per un totale, si dice, di più di un miliardo. «Ricordate quella scena de Il Padrino» dice Netanyahu ai poliziotti che lo interrogano per le accuse di corruzione, «tieni gli amici vicino a te, i nemici ancor di più». Com’è finita, con Hamas?

 

Iscriviti al canale Telegram

Così come c’è tutta una letteratura dietro ai finanziamenti ebraico-americani all’ascesa di Hitler… a questo punto non si può non tirar fuori la maledizione del Golem, il Frankestein della cultura giudea. Il Golem, figura mitica del folklore ebraico, è un gigante di argilla portato in vita tramite rituali cabalistici per servire o proteggere gli ebrei, nella leggenda del XVI secolo del rabbino Loew di Praga, da protettore può crescere sino a divenire un distruttore incontrollato.

 

Israele sembra condannato a questa coazione a ripetere golemica: le ramificazioni delle sue scelte erronee e crudeli sfuggono al loro controllo e infliggono morte e devastazione a loro stessi.

 

Le maledizioni, le catene generazionali di dolore e orrore, hanno in realtà una soluzione: Gesù Cristo. Colui che, per spezzare il meccanismo della violenza, dice questa cosa incredibile: porgi l’altra guancia. Non è un caso, quindi, se ad un successore degli Apostoli venga proibito l’ingresso nel Santo Sepolcro.

 

È proprio Gesù Cristo il tema di questa guerra e di tutte le sue grandi e piccole conseguenze. È proprio per eliminare le sue idee, e Lui stesso, che tutto questo sta accadendo.

 

Ribadiamo quanto già scritto da Renovatio 21: il cuore di tutte queste tensioni sulla Terra Santa, che a breve possono divenire la Terza Guerra Mondiale, è l’arrivo dell’Iniquo: è la guerra messianica, è la guerra per l’anticristo.

 

Tutto il resto sono chiacchiere geopolitiche, quisquiglie economiche, miserie politiche e giornalistiche.

 

Niente conta, se non il Dio della vita.

 

Roberto Dal Bosco

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Civiltà

La devastazione prodotta dalla Scuola di Francoforte

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, messosi in luce negli ultimi tempi per ul suo pensiero riguarda la civiltà e i suoi mali.   Il progetto intellettuale più distruttivo del XX secolo. La Scuola di Francoforte. Dovreste sapere cos’era, cosa ha costruito e perché ne subite ancora le conseguenze.   1. L’Istituto per la Ricerca Sociale fu fondato a Francoforte nel 1923 e trasferito alla Columbia University nel 1934, con l’ascesa al potere di Hitler. La civiltà che avevano deciso di smantellare offrì loro rifugio quando un’altra cercò di annientarli. Trascorsero i successivi cinquant’anni a elaborare l’infrastruttura teorica per quello smantellamento. La civiltà occidentale stessa era il problema: la ragione, l’Illuminismo, la famiglia, la tradizione, l’autorità. Non riformata. Smantellata.   2. La chiamarono Teoria Critica – e il nome è il programma. Tutto deve essere criticato; nulla deve essere costruito. Nella Dialettica dell’Illuminismo (1944), Adorno e Horkheimer sostenevano che la ragione occidentale – la ragione che ha prodotto Newton e lo Stato di diritto – conteneva i semi di Auschwitz. Non che la ragione fosse stata usata in modo improprio, ma che la ragione stessa, portata alle sue estreme conseguenze, producesse i campi di sterminio. Non si trattava di una critica alle istituzioni, bensì di un’accusa alla civiltà stessa.  

Sostieni Renovatio 21

3. Adorno fornì loro l’arma psicologica. In La personalità autoritaria (1950) classificava il conservatorismo, la fede religiosa, il patriottismo e la famiglia tradizionale non come posizioni politiche, bensì come sintomi di una personalità proto-fascista. Se credi nella nazione o nell’autorità paterna, sei pre-fascista. L’avversario non aveva più torto, era malato. Non si discute con una patologia, la si cura. Questo rendeva impossibile il dialogo. Non si persuade chi ha torto, si diagnostica una malattia. La politica diventa terapia e il disaccordo diventa patologia.   4. Marcuse fornì loro l’arma politica. In Critica della tolleranza (1965) sosteneva che tollerare idee sbagliate è di per sé oppressione. La vera tolleranza, quindi, richiede la soppressione delle idee intolleranti. La sinistra decide quali idee sono intolleranti. Tutti gli altri vengono messi a tacere, non nonostante la tolleranza, ma «in suo nome». Censura mascherata da linguaggio di liberazione.   5. La generazione che ha letto Marcuse alla Columbia, a Berkeley e a Yale è poi arrivata a dirigere università, media, fondazioni, ONG, dipartimenti di moderazione dei contenuti e l’apparato normativo dell’UE. Hanno applicato sinceramente le loro tesi perché le avevano apprese come filosofia. Questo è stato il più grande risultato della Scuola di Francoforte: ha prodotto veri credenti.   6. La teoria francese ha ripreso gli strumenti e li ha resi estetici. Foucault ha reso letteraria la critica del potere. Derrida ha reso filosofica la critica del significato. Deleuze ha reso elegante la critica dell’identità. Un programma politico è diventato una sensibilità culturale. Si può argomentare con un programma. Una sensibilità è nell’aria che si respira. Quando queste idee sono arrivate nei campus americani attraverso il canale francese, non erano più ideologia. Erano l’acqua. I pesci non sapevano di essere bagnati.   7. Una civiltà si fonda su tre pilastri: la verità esiste ed è accessibile alla ragione; il bene è distinguibile dal male; e c’è un patrimonio che vale la pena trasmettere. La Scuola di Francoforte ha attaccato tutti e tre – sistematicamente e con notevole raffinatezza intellettuale. Ha prodotto una generazione che sa decostruire e ha dimenticato come costruire. Che vede potere ovunque e bellezza da nessuna parte.   Il risultato finale è stato quello di far percepire la distruzione come progresso. Ogni istituzione ereditata è diventata sospetta; ogni vincolo è diventato oppressione; ogni atto di conservazione è diventato reazionario.   La decostruzione è diventata la norma, mentre la costruzione è diventata qualcosa che doveva giustificarsi. La risposta non è un’altra teoria. È ciò che la Scuola di Francoforte temeva di più: il costruttore che semplicemente costruisce, lo scienziato che segue le prove, il padre che trasmette ciò che gli è stato trasmesso.   La macchina della decostruzione funziona partendo dal presupposto che nulla valga la pena di essere costruito.   Dimostrate il contrario. Dite la verità, abbiate coraggio e costruite.   Krzysztof Szczawinski  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di Jjshapiro via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported  
Continua a leggere

Pensiero

Storia di rune e cani che abbaiano

Pubblicato

il

Da

Ai cortesi e umani lettori agostani porgiamo un’amena storiella, o se si preferisce un apologo.

 

Un vecchio cane stava di guardia a un vecchio cascinale di campagna. La maggior parte del tempo stava a dormire nella polvere.

 

Spesso sognava di inseguire lepri e selvaggine di vario tipo, e allora si agitava tutto con piccoli scatti inutili, il muso diventava feroce e batteva i denti gialli per azzannare una preda inesistente.

 

Al risveglio, si grattava un po’ e gironzolava a coda bassa, slanciandosi in brevi corse, poiché aveva il fiato corto, contro qualche passero che subito volava via per posarsi più in là.

 

La sua vera e unica passione era abbaiare alla gente.

 

Nella parte davanti costeggiava l’edificio un sentiero sterrato, usato come scorciatoia. Al passaggio della gente il cane correva al cancello con grandi latrati, quasi fosse il doppio più grosso e animoso.

 

Sulle prime i passanti si spaventavano, poi ridevano e qualcuno gli tirava una sassata, facendolo scappare guaendo e ringhiando. Nessuno in verità si sognava di entrare nella proprietà, non per paura del cane, ma perché l’edificio era cadente e abbandonato, e dava un senso di tristezza.

 

Un giorni il proprietario mandò un muratore per aggiustare una parte del muro di cinta che stava per rovinare. Ogni volta che lo vedeva al cancello il cane faceva la scena di gettarglisi incontro veementemente, come volesse sbranarlo. Dopo qualche tempo il muratore, che amava gli animali e ne conosceva il linguaggio, si sedette sui talloni e lo interrogò attraverso le sbarre:

 

«Perché fai così? E’ una settimana che vengo qui ogni giorno, ormai mi conosci. Lo sai che mi ha mandato il tuo padrone per riparare quel muro. In più hai già visto che lavoro di fuori e che non mi interessa entrare nel cancello. Non ti tratto male e neppure ti lancio delle pietre. Non hai niente da temere da me. Eppure mi abbai contro oggi come il primo giorno».

 

«La proprietà privata non si tocca» rispose il cane. «Che ci sia chi voglia entrare è intollerabile. Il gesto poi è ancora più condannabile perché questo cascinale è un bene storico. È già accaduto in passato, e non deve accadere più. Se qualcuno anche solo accenna a passare la soglia bisogna levare alta la voce. Che tu sia un amico non è un buon motivo per far passare le provocazioni» aggiunse il cane.

 

«Mai cedere, mai credere di essere al sicuro. E in fondo, a dirtela chiara, più abbaio e più mi sento bene e importante, e più la scodella mi si riempie. Perciò, sappi che anche domani, quando mi passerai davanti con il tuo secchio e i tuoi arnesi, latrerò, ululerò e ringhierò furiosamente, come se non ti avessi mai visto prima.

 

«Come ti chiami, bel cagnone?»

 

«Pavlov».

Sostieni Renovatio 21

Piaciuta la favola? Sentite quest’altra.

 

A Pisa, il 17 agosto, sul muro di una scuola primaria, appaiono delle scritte inneggianti al fascio, e dei simboli chiaramente runici.

 

Un’ondata di sdegno pervade le istituzioni.

 

Il vicepresidente del Consiglio regionale toscano, PD, scatta: «Pisa è una città insignita della Medaglia di bronzo al valor militare per la Resistenza e non può esserci spazio per simboli e richiami a ideologie fasciste e naziste. Episodi come questo vanno condannati da tutti con fermezza e senza ambiguità».

 

Queste scritte sono, incalza, «un gesto gravissimo e intollerabile, ancora più odioso perché colpisce una scuola, luogo di educazione, libertà e democrazia».

 

Inoltre, «Fa impressione che siano apparse oggi, giorno in cui ricorre il ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti». Senza dimenticare la ricorrenza appena celebrata dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema.

 

Da palazzo Madama gli fa subito eco una senatrice, sempre progressista: «Dopo l’imbrattamento della lapide dedicata a Franco Serantini e altri luoghi continuano ad apparire scritte e riferimenti nostalgici».

 

Poi si scopre che la scuola primaria è in ristrutturazione e che le scritte le hanno lasciate gli operai come indicazioni. La scritta «Sì fascia» non auspicava il ritorno del Duce, ma il luogo dove applicare il cappotto termico. Le terribili celtiche non erano altro che frecce tracciate alla buona.

 

Ci si poteva arrivare, si dirà.

 

Già, forse. Ma intanto nel prendere atto del granchio il PD, se si può dire, si chiude a riccio.

 

L’eccesso di zelo è stato causato dalla proliferazione dei rigurgiti fascisti. «Possiamo anche sorridere dell’equivoco, ma non liquidare con battute il clima nel quale è maturato. Riconoscere un errore non significa abbassare la guardia: Pisa ha bisogno di attenzione e di una condanna netta di ogni intimidazione fascista».

 

La storiella finisce qui. De te fabula narratur, dice Orazio, e sinceramente non sapremmo che altro aggiungere.

 

Massimo Zanetti

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 


 

Continua a leggere

Pensiero

Il fascismo evergreen

Pubblicato

il

Da

Oggi, nel giorno dell’anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema, il presidente della Repubblica Mattarella tuona contro il «ritorno di logiche di dominio e nuove ombre di guerra».   Senza nulla togliere alla drammaticità di quell’evento, le dichiarazioni del presidente potrebbero apparire contraddittorie a chi ricordasse che Mattarella è il principale supporter istituzionale dell’Unione Europea, e cioè di un apparato sempre più incline a derive totalitaristiche e guerrafondaie, come dimostra la cronaca degli ultimi anni, almeno dal COVID in poi.   Ma, per fortuna del Capo dello Stato, e tutto sommato anche nostra, a parte gli iscritti al PD sono sempre meno quelli che hanno tempo di seguire le notizie del mainstream e ancor meno quelli in grado di cogliere la contraddizione in questione.   Del resto, «ribadire il NO al fascismo», come ha fatto nella stessa occasione anche un ex presidente del Consiglio, è praticamente esilarante, se non fosse strumentale ad altri obiettivi.   Definito dal coevo Dizionario Enciclopedico Moderno Labor (Milano, 1943, tomo II, pag. 601) come il «movimento politico italiano creato da Benito Mussolini», senza ulteriori aggettivazioni, tentare ricorrentemente di fornirne una definizione, o prenderne le distanze, a più di 100 anni dalla sua creazione, e a più di 80 anni dalla morte del suo fondatore e unico capo, può avere molti scopi di cui il principale è forse questo: ridicolizzare, etichettare e ostracizzare sbrigativamente chi non la pensa o non si comporta come la massa rintronata dalle logiche demo-liberal-globaliste propagandate dal capitalismo ultra-finanziario e digitale di matrice giudaico-massonica.   Non sei woke? Non sei europeista? Non sostieni le politiche di genere? Non credi nel cambiamento climatico? Non ti sei vaccinato?   Sei un fascista di merda.   Con tanti saluti dai nazi-arcobaleno.   Prof. Luca Marini   Articolo previamente apparso su Il futuro è mia nonna  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
Continua a leggere

Più popolari