Spirito
Mons Strickland risponde alle osservazioni di papa Leone sulle «benedizioni» omosessuali
Renovatio 21 traduce e pubblica il messaggio del vescovo Joseph Strickland, già vescovo di Tyler, Texas, riguardo alle recenti parole di papa Prevost sulle «benedizioni» alle coppie omofile.
Chiedo di nuovo: stiamo pensando con la mente di Cristo… o con la mente del mondo?
In risposta alle recenti osservazioni riguardanti le priorità morali e la benedizione di coloro che sono in unioni irregolari, offro questo chiarimento per il bene dei fedeli.
La Chiesa, custode della verità del Vangelo, non può benedire il peccato. È chiamata sempre a benedire le persone – a chiamare ogni anima al pentimento, alla guarigione e alla santità – ma non deve mai agire in modo da suggerire un’approvazione di azioni o relazioni contrarie alla legge di Dio.
I ask again, are we thinking with the mind of Christ…or with the mind of the world?
In response to recent remarks concerning moral priorities and the blessing of those in irregular unions, I offer this clarification for the good of the faithful.
The Church, entrusted with the… pic.twitter.com/dXsgllTmjm
— Bishop Joseph Strickland @ Pillars of Faith (@BishStrick) April 24, 2026
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La recente enfasi sulla distinzione tra benedizioni «formali» e «informali», come si evince dalla Fiducia Supplicans , ha generato molta confusione tra i fedeli. Una benedizione non è un semplice gesto casuale; è un atto sacro che implica il favore di Dio. Se una tale benedizione viene impartita in modo da sembrare che affermi una relazione non conforme al disegno di Dio, si rischia di causare scandalo e di indurre le anime in errore.
Allo stesso modo, l’affermazione secondo cui esisterebbero questioni morali «più grandi e più importanti» della morale sessuale va compresa con grande cautela. La Chiesa non ha mai insegnato che i peccati contro la castità siano di scarsa importanza. Al contrario, la Sacra Scrittura e il costante insegnamento della Chiesa affermano che la morale sessuale tocca profondamente la dignità della persona umana, la sacralità del matrimonio e il giusto ordine dell’amore.
È vero che la giustizia, la libertà religiosa e la dignità di ogni persona umana sono questioni morali di fondamentale importanza. Ma la legge morale non è divisa in categorie contrapposte in cui una verità può essere accantonata a favore di un’altra. Tutta la verità proviene da Dio, e ogni peccato – sia esso contro la giustizia, la carità o la castità – separa l’anima da Lui.
La vera unità nella Chiesa non può essere costruita sull’ambiguità o sull’attenuazione delle verità difficili. Essa si fonda su Gesù Cristo, che è «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). La carità esige che annunciamo la verità con chiarezza, anche quando è difficile, affinché le anime non siano sviate, ma condotte alla conversione e alla vita eterna.
Come successore degli Apostoli, resto impegnato ad annunciare la pienezza della fede cattolica, senza compromessi, senza ambiguità e sempre con carità verso ogni persona, chiamando tutti alla libertà che deriva dal vivere nella verità di Cristo.
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Spirito
Le riforme liturgiche post-Vaticano II hanno trasformato le messe in una «parodia»: parla il cardinale Rouco Varela
Il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid, ha dichiarato questa settimana in un’intervista che i dilaganti abusi liturgici successivi al Concilio Vaticano II hanno trasformato il Santo Sacrificio della Messa in una «parodia». Lo riporta LifeSite.
Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano spagnuolo El Debate e pubblicata il 21 luglio, in cui discuteva della sacra liturgia e del suo recente appello per il ripristino del Summorum Pontificum, il prelato ottantanovenne ha sottolineato come l’attuazione delle «riforme liturgiche» del Concilio abbia portato a diffusi abusi.
Il cardinale Rouco Varela ha inoltre evidenziato che la «parodia» ha raggiunto un «livello così profondo» da ledere «la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità».
«Con il Concilio Vaticano II è stata attuata una riforma liturgica che, in molti e diffusi casi, si è trasformata in una parodia della liturgia», ha dichiarato al giornale.
«E, naturalmente, quando la parodia raggiunge un livello così profondo da intaccare la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità – di fronte all’indisciplina quasi anarchica della liturgia in molti casi e in molte parti della Chiesa durante gli anni Settanta – ha indotto gruppi di fedeli a tornare ancora una volta alla tradizione che precedeva la riforma del Concilio Vaticano II», ha aggiunto.
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Il porporato iberico ha espresso la convinzione che gli abusi liturgici seminino divisione tra i fedeli, e che alcuni reagiscano passando all’«altro estremo» ed «esagerando» la soluzione al problema, forse riferendosi alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e ai sedevacantisti.
Il prelato ha poi ricordato diversi esempi di abusi della Messa e della Santa Eucaristia avvenuti negli anni Settanta dopo le riforme post-conciliari, sottolineando come tali abusi abbiano ridotto il Santo Sacrificio della Messa a un «gioco tra amici».
«Si assisteva a ogni sorta di comportamento, e, quel che era peggio, nelle case di formazione – per religiosi e religiose, nei seminari… Celebrare l’Eucaristia in salotto a un tavolino basso», ha detto Rouco Varela. «Seduti o accovacciati, prendendo il vino dal frigorifero, pane di chissà cosa, e poi ognuno diceva quello che gli veniva in mente… Quasi l’unica cosa che poteva essere ricondotta a una verità teologica erano le parole della consacrazione».
«In altre parole, siamo passati dalla celebrazione dell’Eucaristia istituita dal Signore – il sacramento della sua presenza sacrificale e sacrificata sulla croce che nutre le nostre anime; la sua carne e il suo sangue; la presenza del Divino in mezzo alla nostra vita e alla nostra storia – a una sorta di gioco tra amici, niente di più. C’è un abisso tra le due cose», ha aggiunto.
Non è chiaro come il cardinale, comprendendo l’estrema gravità della situazione con il sacrilegio eretto a rito, possa definire «estreme» le posizioni di coloro che non vi si sottomettono.
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Immagine di Barcex via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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