Politica
«Amo l’Ungheria e amo Viktor»: Trump interviene telefonicamente al discorso di JD Vance per sollecitare il sostegno al primo ministro ungherese Orban.
Il vicepresidente statunitense JD Vance ha telefonato al presidente Donald Trump per esprimere il suo sostegno alla folla che si radunava a favore della rielezione del primo ministro ungherese Viktor Orban.
Martedì, Vance ha partecipato a un comizio a Budapest a sostegno di Orban, salendo sul palco per appoggiare l’attuale Primo Ministro, che ha promosso politiche nazionaliste, confini sicuri e una forte identità nazionale.
Nel corso della sua apparizione, Vance ha passato il telefono al Presidente degli Stati Uniti, il quale ha riferito: «Amo l’Ungheria e amo Viktor. È un uomo fantastico».
President Trump calls in during @VP‘s speech in Hungary to show support for Viktor Orban:
“I love Hungary, and I love Viktor. He’s a fantastic man … Remember this: He didn’t allow people to storm your country and invade your country like other people have.” pic.twitter.com/zPUhBAJDwp
— Trump War Room (@TrumpWarRoom) April 7, 2026
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«Ricordatevi questo: non ha permesso che il vostro paese venisse preso d’assalto e invaso, come hanno fatto altri, e che le loro nazioni venissero francamente rovinate. Ha mantenuto il vostro paese intatto. Ha tenuto gli ungheresi nel vostro paese e ha fatto un lavoro fantastico».
«E lasciatemi dire una cosa: mi piace molto, ma se non pensassi che abbia fatto un buon lavoro non farei una telefonata del genere», ha aggiunto Trump.
Orban, attualmente al suo quinto mandato, si trova ad affrontare delle difficoltà nella corsa al sesto mandato, con le elezioni di questo fine settimana che determineranno la sua permanenza in carica.
Nella conferenza stampa tenutasi dopo il comizio, Vance ha citato la difesa della civiltà occidentale, della civiltà cristiana e dei valori cristiani da parte di Orbán come uno dei motivi per cui lo ha sostenuto.
Come riportato da Renovatio 21, Orban due anni fa dichiarava Trump come l’unico uomo che può salvare il mondo dalla catastrofe della guerra. È andata così solo per un po’.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Politica
Il leader serbo bosniaco antioccidentale Dodik festeggia la vittoria elettorale
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Politica
Il Brasile va alle urne: Bolsonaro jr. vince su Lula
Il figlio di Bolsonaro ha vinto primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, superando il presidente uscente di sinistra Lula. Il ballottagio pre la carica di presidente del grande Paese sudamericano è previsto per il 25 ottobre,
Il 45enne Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex capo di Stato brasiliano, ha ottenuto il 47,06% dei voti, contro il 45,12% del veterano della sinistra Luiz Inacio Lula da Silva, 80 anni, a spoglio quasi concluso. Lo scarto ridotto dimostra che il più grande Paese dell’America Latina resta profondamente polarizzato, tra accuse reciproche di golpe o di brogli.
Se Flavio Bolsonaro dovesse prevalere al secondo turno, il Brasile si unirebbe all’ondata conservatrice che, incoraggiata dal presidente americano Donald Trump, ha già mietuto vittorie nella regione, in Argentina, in Colombia o in Perù.
Domenica sera si è detto «molto soddisfatto» del risultato e fiducioso nella vittoria. Ha ringraziato i suoi elettori per avergli dato «un voto di fiducia per il cambiamento», ritenendo che «il Brasile non ne possa più».
Si presenta come una versione «più moderata» di suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo aveva designato candidato dopo essere stato condannato a 27 anni di carcere per un tentativo di colpo di Stato contro Lula nel 2022. A quasi 81 anni, lo storico leader della sinistra punta a un quarto mandato non consecutivo. Durante la campagna ha sventolato la bandiera della sovranità e ha invitato il suo omologo statunitense a non «immischiarsi» nelle elezioni brasiliane.
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Bolsonaro jr. ha mantenuto il sangue freddo anche dopo la notizia di essere indagato per corruzione e riciclaggio di denaro in relazione al finanziamento di un film in onore del padre, malato di cancro, che l’anno passato era stato arrestato dalla polizia a Brasilia mentre ancora era ai domiciliari. La Corte Suprema brasiliana, guidata dall’acerrimo nemico dei Bolsonaro giudice Alexandre de Moraes, aveva bloccato la richiesta di scarcerazione anticipata di Bolsonaro senior cinque mesi fa.
Il Brasile ha inoltre assistito a una vera e propria ondata conservatrice alle elezioni legislative, in particolare al Senato, dove l’ex first lady Michelle Bolsonaro è stata eletta a larga maggioranza, così come Carlos Bolsonaro, fratello di Flavio. Circa 160 milioni di elettori erano chiamati alle urne. L’astensionismo, in un Paese in cui il voto è obbligatorio, si è attestato al 21%, praticamente lo stesso dato del 2022.
Come riportato da Renovatio 21, il fratello Eduardo Bolsonaro, già deputato, tre mesi fa è stato condannato, sempre dalla Corte Suprema di De Moraes, a quattro anni di carcere per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale.
La Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.
A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.
Il padre jair Bolsonaro tre anni fa era era stato pure incriminato per falsificazione dello status vaccinale. L’opposizione di Bolsonaro ai vaccini mRNA si manifestò in proteste dirette con il direttore dell’OMS Tedros Ghebreyesus e con commenti subitanei che descrivevano l’impunità programmatica dei produttori di vaccini anti-COVID anche qualora i sieri possano «trasformarti in una donna barbuta, o in un alligatore jacaré».
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Immagine di Agência Senado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Politica
Assassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?
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🚨 JUST IN: President Trump speaks out on the FAILED execution of Christa Pike in Tennessee last night
“That was an execution where the medication didn’t exactly work. It shouldn’t be very difficult!” We need to make this MUCH EASIER and just DISPATCH THE FIRING SQUAD! Come… pic.twitter.com/HbG95GO8HH — Nick Sortor (@nicksortor) October 1, 2026
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