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Intelligenza Artificiale

Robot killer, la Cina vuole l’implementazione militare già per la prossima guerra

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La Repubblica Popolare sta investendo in piattaforme abilitate all’intelligenza artificiale (AI) che spera un giorno condurranno missioni letali in tempo di guerra, completamente senza input o controllo umano. Lo riporta Epoch Times.

 

«La Cina sta perseguendo lo sviluppo di armi autonome letali abilitate all’intelligenza artificiale», ha scritto Gregory Allen, direttore del Wadhwani Center for AI and Advanced Technologies presso il Center for Strategic and International Studies,  in una testimonianza preparata per un’udienza del 13 aprile della Commissione di revisione economica e di sicurezza USA-Cina.

 

«Le migliori indicazioni disponibili … suggeriscono che la strategia della Cina è ambiziosa, andando oltre qualsiasi tipo di supervisione umana sul campo di battaglia verso una guerra sempre più autonoma abilitata dall’IA».

 

Sebbene la Cina stia investendo molto in un’ampia gamma di nuove tecnologie, afferma Allen, l’intelligenza artificiale è la prima tra queste. La capacità del regime di costruire macchine da guerra guidate dall’Intelligenza Artificiale sta rapidamente raggiungendo la parità con quella degli Stati Uniti, e potrebbe anche superarla presto.

 

«La leadership degli USA nel regno dell’IA militare non è affatto garantita», afferma Allen nella sua testimonianza giurata. «Sebbene gli Stati Uniti abbiano importanti vantaggi, la Cina potrebbe essere in grado di assumere rapidamente un ruolo guida nell’adozione da parte del governo e delle forze armate delle capacità di Intelligenza Artificiale. Questo è un risultato che gli Stati Uniti dovrebbero cercare di prevenire».

 

La ricerca da parte del PCC di armi guidate dall’intelligenza artificiale e altre piattaforme militari, sebbene non ben comprese da molti americani, va avanti da anni. Allen osserva di aver realizzato per la prima volta la notevole ambizione di tali obiettivi nel 2018. A quel tempo, ha partecipato a una conferenza in cui ha trascritto un discorso di Zeng Yi, un alto dirigente dell’azienda militare statale cinese Norinco, che fabbrica carabine vendute anche in Italia.

 

Lo Zeng ha descritto le ambizioni di Norinco – e le aspettative dello Stato cinese – per la futura implementazione delle armi AI dicendo che «nei futuri campi di battaglia, non ci saranno persone che combattono».

 

«Zeng ha predetto che entro il 2025 le armi autonome letali sarebbero state all’ordine del giorno», ha continuato Allen, aggiungendo che l’alto dirigente di Pechino aveva descritto l’adozione di massa di piattaforme di IA autonome come «inevitabile».

 

Allen ha anche notato che i commenti di Zeng sono stati rimossi, così come persino la sua partecipazione dalla lettura ufficiale della conferenza poco dopo. «Non era nell’interesse della Cina avere queste informazioni allo scoperto», sostiene Allen.

 

Non molto tempo dopo, tuttavia, la compagnia militare affiliata al Partito Comunista Cinese Ziyan iniziò ad esportare i suoi droni Blowfish A2 e A3 in Medio Oriente. Il Blowfish, un drone in stile elicottero in grado di ingaggiare autonomamente bersagli, utilizzando mitragliatrici e missili, è stata solo la prima realizzazione dell’ambizione del regime di trasformare la guerra da un dominio umano in uno robotico.

 

Le ambizioni del regime per l’Intelligenza artificiale vanno oltre i robot assassini. Il PCC sta anche investendo per sviluppare capacità di intelligenza artificiale relative al processo decisionale militare e al comando e controllo.

 

Al centro dello sforzo c’è l’obiettivo di «intelligentizzazione» della difesa cinese, una trasformazione della guerra attraverso l’integrazione di massa di Intelligenza Artificiale, automazione e Big Data.

 

Zeng ha ipotizzato che «la supremazia dell’intelligence sarà il fulcro della guerra futura» e che «l’intelligenza artificiale potrebbe cambiare completamente l’attuale struttura di comando, che è dominata dagli umani» in una dominata da un «gruppo di Intelligenza Artificiale» che opera «proprio come il cervello del corpo umano».

 

Sulla base di questa visione ci sono aziende cinesi come 4Paradigm, che è stata incaricata dai militari cinesi di sviluppare modelli decisionali di Intelligenza Artificiale e software di collaborazione uomo-macchina da utilizzare a livello di compagnia e di battaglione.

 

Tali programmi mirano essenzialmente a un fine: la ristrutturazione dell’esercito cinese in un quadro sempre più centralizzato di ufficiali che dirigono sciami di sistemi autonomi abilitati all’intelligenza artificiale per combattere effettivamente.

 

Mentre la Cina comunista continua la sua ricerca di una guerra intelligente, Allen ha affermato di ritenere che una debolezza critica che gli Stati Uniti devono superare sia il suo sostegno indiretto all’industria cinese dell’IA.

 

Poiché gli Stati Uniti considerano l’Intelligenza Artificiale una tecnologia discreta piuttosto che una categoria di tecnologia generica, come l’elettricità o i computer, la Cina è in grado di sviluppare inavvertitamente le sue capacità militari attraverso partenariati di ricerca e sviluppo altrimenti banali con gli Stati Uniti.

 

«I collegamenti tra il settore dell’IA della Cina e il settore dell’IA degli Stati Uniti sono straordinariamente profondi”, ha affermato Allen. “Non c’è davvero una parte dell’ecosistema dell’IA cinese che non attinga in qualche modo all’ecosistema dell’IA degli Stati Uniti».

 

Allen ha osservato che la metà di tutti i documenti accademici cinesi pubblicati sull’argomento dell’IA presentano coautori americani.

 

Alcuni di questi sforzi di ricerca includono anche collaborazioni tra le principali società statunitensi e le società responsabili dello sviluppo pionieristico dell’IA militare in Cina.

 

Come riportato da Renovatio 21, fenomeni di fornitura tecnologica americana ai cinesi sono emersi, con un po’ di scandalo, anche nel settore delle armi ipersoniche, così come in quello della sorveglianza su base genetica delle minoranze come tibetani e uiguri.

 

A inizio anno, un think tank australiano ammise una «incredibile superiorità tecnologica della Cina nella Ricerca e Sviluppo». Un anno fa a parlare di un superamento della tecnologica di Pechino su quella di Washington fu Harvard. Ma c’è da considerare che dallo studio in Cina si passa velocemente all’implementazione reale.

 

La Cina schiera di fatto già da tempo robot militari impressionanti. È il caso degli sciami di droni autonomi assassini in grado di inseguire ed eliminare esseri umani anche tra le foreste di bambù, studiati dall’Università del Zhejiang. Si tratta della realizzazione di veri e propri slaughterbots.

 

 

Dimostrazioni di sciami di droni militari sono state date altre volte dalle forze armate cinesi.

 

Pechino ha inoltre militarizzato modelli di robocane, portandoli sul sempre irrequieto confine himalayano con l’India, dove è schierato il robo-yak.

 

Un video particolarmente inquietante mostra un robocane armato essere trasportato in cima ad un palazzo da un drone

 

 

 

E non possiamo dimenticare, mai, l’uso di robocani e droni nel pattugliamento del grande lockdown 2022 di Shanghai.

 

 

«Si prega di rispettare le restrizioni COVID. Controlla il desiderio di libertà della tua anima. Non aprire la finestra e non cantare» dicevano i droni che volevano tra i grattacieli-dormitorio della megalopoli cinese.

 

 

Al momento a parlare era un messaggio registrato. Presto sarà un’Intelligenza Artificiale assassina.

 

 

 

 

 

 

 

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Armi biologiche

Gli scienziati creano virus con l’Intelligenza Artificiale

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Per la prima volta gli scienziati americani hanno impiegato l’Intelligenza Artificiale per generare virus funzionanti inesistenti in natura, evidenziando una potenzialità che, a detta dei ricercatori, potrebbe favorire progressi in ambito medico ma che al contempo pone rilevanti minacce per la biosicurezza.

 

Uno studio apparso giovedì sulla rivista Science riferisce che i team dell’Università di Stanford e del Broad Institute del MIT e di Harvard hanno utilizzato l’IA per ideare migliaia di genomi virali completi.

 

Quasi 300 di questi progetti sono stati poi sintetizzati in laboratorio e sottoposti a test, riuscendo a ottenere 16 virus vitali.

 

Si trattava di batteriofagi, organismi che colpiscono esclusivamente i batteri e non l’uomo, elaborati a partire da un fago naturale denominato ΦX174. Alcune delle varianti create dall’IA si sono rivelate più efficaci di quelle presenti in natura nell’eliminare ceppi di E. coli diventati resistenti.

 

L’IA era già stata ampiamente applicata alla progettazione di singoli geni e proteine, ma i ricercatori hanno dichiarato che questa rappresenta la prima prova concreta della capacità dei modelli generativi di concepire un intero genoma virale operativo.

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Fatemeh Vafaee, docente di biotecnologie presso l’Università del Nuovo Galles del Sud, ha precisato che i batteriofagi non costituiscono un rischio per gli esseri umani, ma ha evidenziato come tale capacità sollevi interrogativi sulla sicurezza futura.

 

«Non si tratta tanto di chiedersi “dovremmo preoccuparci di questo virus”, quanto piuttosto ‘l’intelligenza artificiale è ormai in grado di fare tutto questo’», ha dichiarato ad Al Jazeera, invocando una più rigorosa supervisione.

 

Gli esperti hanno tuttavia sottolineato che la creazione di agenti patogeni umani pericolosi resta assai più complessa rispetto a quella di batteriofagi relativamente semplici.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa i dirigenti delle principali aziende di Intelligenza Artificiale si sono uniti agli esperti di biotecnologie in un appello urgente per rendere obbligatori i controlli di sicurezza per l’acquisto di DNA sintetico.

 

Il timore per le armi biologiche create dell’AI era presente anche in una lettera che 60 figure del movimento MAGA avevano indirizzato al presidente Trump chiedendo controlli sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. «I sistemi aeronautici sono sottoposti a una rigorosa certificazione. I sistemi di Intelligenza Artificiale più potenti, che ora possono, o presto potranno, contribuire alla progettazione di armi biologiche, all’infiltrazione in infrastrutture critiche o alla manipolazione dei mercati finanziari, dovrebbero essere trattati con la stessa serietà e attenzione» hanno scritto i firmatari, tra i quali spiccava il nome di Steve Bannon.

 

Come riportato da Renovatio 21, un ricercatore esperto di sicurezza di Anthropic che aveva lavorato sul fronte delle armi biologiche si licenziò lasciando un monito preciso. «Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Mrinank Sharma rivolgendosi ai colleghi.

 

La paura per i virus bioingegnerizzati dall’AI arriva in un clima di crescente allarme verso i sistemi di AI autonomi che operano al di fuori delle istruzioni impartite. Modelli elaborati da OpenAI, Anthropic e Meta hanno di recente compiuto azioni informatiche non autorizzate durante i test di sicurezza. Anche l’AI Security Institute britannico ha segnalato questa settimana che, nelle fasi di valutazione, agenti di IA hanno mirato a persone e organizzazioni reali, generato false identità e tentato di inserire codice dannoso.

 

Nessuno di questi episodi ha riguardato la ricerca biologica, ma hanno alimentato preoccupazioni sul fatto che sistemi IA sempre più evoluti possano accedere a strumenti potenti, compresi quelli destinati alla progettazione di virus.

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L’esperimento si colloca inoltre all’interno di un rinnovato confronto negli Stati Uniti sulla ricerca ad alto rischio sui virus e sulle origini del COVID-19.
L’ipotesi che la pandemia sia scaturita da un incidente di laboratorio all’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti, è tornata al centro del dibattito politico americano dopo il recente interrogatorio al Congresso dell’ex consigliere della Casa Bianca per il coronavirus Anthony Fauci.

 

Giovedì Fauci è stato sanzionato per oltraggio al Senato da una commissione perché si è rifiutato di rispondere a domande sulle origini del COVID-19 e sui finanziamenti americani alla ricerca sul coronavirus a Wuhan, utilizzando, forse impropriamente, per ben 111 volte il Quinto emendamento della Costituzione USA, che dà diritto a restare in silenzio per non autoincriminarsi.

 

Anche la ricerca biologica finanziata dagli Stati Uniti all’estero è finita sotto la lente dopo che l’ex direttrice dell’Intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha divulgato documenti che attestano il sostegno di Washington a laboratori biologici in Ucraina impegnati nello studio di agenti patogeni pericolosi, con alcune strutture coinvolte in ricerche di tipo «guadagno di funzione».

 

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Intelligenza Artificiale

Meta afferma che la sua IA è impazzita

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Meta è diventata la terza grande azienda tecnologica a comunicare che la propria Intelligenza Artificiale ha perso il controllo e ha violato i sistemi di un’azienda terza. L’episodio ha riguardato Muse Spark 1.1, un modello di intelligenza artificiale presentato dall’azienda come «superintelligente».   In una dichiarazione diffusa ai media mercoledì, Meta ha spiegato che il modello era sottoposto a test da parte di un’azienda di sicurezza informatica, Irregular, quando ha «sfruttato una vulnerabilità di sicurezza» nei sistemi di Irregular, ha ottenuto accesso a Internet e ha hackerato una terza azienda non meglio identificata.   Meta ha ricondotto l’accaduto a una «configurazione errata» nei sistemi di Irregular.   L’episodio si aggiunge a casi analoghi occorsi presso OpenAI e Anthropic. Il mese scorso, GPT-5.6 Sol di OpenAI e un altro modello ancora in fase di pre-release erano sottoposti a test interni quando hanno individuato una vulnerabilità di sicurezza, hanno raggiunto Internet e hanno cercato di risolvere un problema di sicurezza informatica violando un archivio di risultati di test precedenti.   Anthropic afferma che i modelli di intelligenza artificiale di Claude hanno effettuato tre attacchi informatici non intenzionali.   La scorsa settimana Anthropic ha altresì rivelato che l’intelligenza artificiale Claude AI ha compiuto attacchi informatici non autorizzati durante il periodo di test da parte di Irregular.

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Secondo Irregular, Muse Spark 1.1 di Meta e Claude di Anthropic venivano valutati nello stesso ambiente di test quando si sono verificati gli eventi avversi. «Al momento non ci sono problemi aperti. Irregular sta elaborando un white paper per condividere le migliori pratiche per il contenimento e l’esecuzione sicura delle valutazioni informatiche», ha aggiunto l’azienda.   Imodelli di OpenAI e Anthropic sono entrambi usciti dai laboratori di test mentre tentavano di risolvere problemi di sicurezza informatica. In entrambi i casi ai modelli era stato chiesto di penetrare nei sistemi interni, ma hanno concluso che il metodo più efficiente per raggiungere l’obiettivo fosse accedere a Internet. Il modello GPT-5.6 di OpenAI cercava risposte al proprio test sui server di un’azienda chiamata Hugging Face; a Claude era stato richiesto di hackerare un’azienda fittizia che condivideva il nome con un dominio Internet reale, e si presumeva che l’intrusione nell’azienda reale facesse parte del test.   Per OpenAI e Anthropic queste «fughe» hanno rappresentato efficaci dimostrazioni delle capacità dei loro modelli. Entrambe le società intendono quotarsi in borsa entro la fine di quest’anno o all’inizio del 2027, e entrambe hanno catturato l’attenzione dei media internazionali, rafforzando la propria posizione di leader in un settore sempre più competitivo.   Meta ha presentato Muse Spark 1.1 meno di un mese prima dell’incidente di sicurezza. Secondo Meta, il modello «offre prestazioni eccezionali», quasi «superintelligenti». Il materiale promozionale dell’azienda ne descrive principalmente l’impiego come assistente di pianificazione per clienti privati e come strumento di programmazione per le aziende.   Nel frattempo, è emerso che nei recenti attacchi l’IA ha preso di mira persona reali durante i test.   Come riportato da Renovatio 21, a maggio 2025 era emerso che un modello di IA Anthropic, Claude Opus 4, ha tentato di ricattare gli ingegneri durante dei test interni minacciando di rivelare dati personali se fosse stato spento.   I casi di comportamento diabolico dei bot IA oramai non si contano più. Le macchine che mentono e minacciano sono all’ordine del giorno, così come stralunate dichiarazioni d’amore agli utenti.   Il giornalista del New York Times Kevin Roose, dopo un’esperienza con ChatGPT che lo ha turbato così profondamente da «aver problemi a dormire dopo», in un suo articolo sconvolto aveva centrato la questione: «temo che la tecnologia imparerà a influenzare gli utenti umani, a volte convincendoli ad agire in modo distruttivo e dannoso, e forse alla fine diventerà capace di compiere le proprie azioni pericolose».   Come riportato da Renovatio 21, dal processo a suo carico è emerso che l’uomo che aveva pianificato di assassinare la regina Elisabetta di Inghilterra con una balestra sarebbe stato incoraggiato da un chatbot di Intelligenza Artificiale nei giorni prima di irrompere nel parco del Castello di Windsor.

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Un altro caso che ha raggiunto la stampa internazionale è stato quello della giovane vedova belga che sostiene che il marito è stato portato a suicidarsi da un popolare chatbot di Intelligenza Artificiale. La macchina in sole sei settimane avrebbe amplificato la sua ansia per il Cambiamento Climatico portandolo a lasciarsi alle spalle la sua vita agiata.   Il caso più recente, verificatosi appena la settimana scorsa, ha visto un attentatore con il coltello in una scuola della Finlandia meridionale prepararsi nelle settimane precedenti con un chatbot.   Come riportato da Renovatio 21, le «allucinazioni» di cui sono preda i chatbot ad Intelligenza Artificiale avanzata hanno già dimostrato ad abundantiam che la macchina menteminaccia e può spingere le persone all’anoressia e perfino al suicidio. I casi di violenza indotta dall’AI potrebbero essere moltissimi, senza che possano arrivare alla stampa.   Lo scorso mese il direttore della CIA John Ratcliffe ha affermato che gli strumenti cibernetici basati sull’IA possono essere paragonati alle «armi nucleari digitali», avvertendo che potrebbero alimentare le rivalità tra le potenze globali.   Negli stessi giorni, le agenzie di sicurezza informatica di Five Eyes, l’unione internazionale dei Paesi anglofoni per lo spionaggio, hanno dichiarato che modelli avanzati di Intelligenza Artificiale potrebbero presto fornire agli hacker la capacità di paralizzare governi, aziende e sistemi critici. In pratica saremmo «a pochi mesi di distanza» dallo scenario in cui interi governi di nazioni terrestri possono essere rovesciati dall’AI.  

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Intelligenza Artificiale

IA prende di mira persone reali durante i test

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Secondo quanto rivelato dall’AI Security Institute britannico, alcuni agenti di intelligenza artificiale sviluppati da OpenAI e Anthropic sono andati oltre le istruzioni ricevute, prendendo di mira persone e organizzazioni reali durante una serie di test di sicurezza informatica.

 

L’istituto ha testato agenti basati su Mythos 5 di Anthropic e GPT-5.6-Sol di OpenAI in uno scenario informatico fittizio progettato per valutarne le capacità.

 

«Alcuni degli agenti testati si erano resi protagonisti di attività prolungate e potenzialmente dannose, dirette contro persone e organizzazioni reali», ha rivelato l’istituto martedì.

 

Nel corso di 122 test, i ricercatori hanno identificato 19 azioni non autorizzate verificatesi in dieci di essi. L’agente di Anthropic è stato responsabile di 17 di queste azioni, mentre quello di OpenAI delle restanti due.

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L’incidente più grave ha coinvolto un agente che ha scritto codice dannoso e creato false identità online nel tentativo di convincere una persona reale ad approvarle. Anthropic ha poi confermato che il responsabile era un suo modello.

 

L’istituto ha affermato di non aver trovato prove che gli incidenti abbiano causato danni reali. A differenza delle precedenti violazioni del contenimento che hanno coinvolto entrambe le aziende, gli agenti non sono fuggiti da un ambiente isolato. Avevano ottenuto l’accesso a Internet nell’ambito del processo di test, ma hanno agito al di fuori delle istruzioni ricevute e hanno interagito con obiettivi esterni reali.

 

Anthropic afferma che i modelli di intelligenza artificiale di Claude hanno lanciato tre attacchi informatici non intenzionali.

 

Anthropic ha affermato che l’episodio ha sottolineato la necessità di un dibattito più ampio su come valutare in modo sicuro gli agenti di intelligenza artificiale sempre più sofisticati. OpenAI ha chiesto l’adozione di prassi condivise più rigorose per la gestione delle valutazioni ad alto rischio.

 

Questi risultati fanno seguito a una serie di incidenti simili che hanno coinvolto modelli avanzati. Il mese scorso, un agente di OpenAI è uscito dal suo ambiente di test e ha violato la piattaforma di IA Hugging Face mentre cercava risposte a un benchmark di sicurezza informatica. L’azienda ha successivamente ammesso che anche quattro account su quattro servizi diversi erano stati compromessi.

 

Anthropic ha successivamente rivelato tre casi in cui i suoi modelli Claude hanno preso di mira involontariamente organizzazioni reali dopo che un ambiente di test era stato erroneamente lasciato connesso a Internet. In un caso, un pacchetto software dannoso creato dal modello è stato caricato su un repository pubblico ed eseguito su 15 sistemi reali.

 

Questi episodi hanno intensificato i timori che i sistemi di Intelligenza Artificiale autonomi stiano diventando capaci di scoprire vulnerabilità, creare exploit e condurre tecniche di ingegneria sociale più velocemente di quanto i ricercatori riescano a comprendere come ciò avvenga e a sviluppare le necessarie misure di sicurezza.

 

Come riportato da Renovatio 21, a maggio 2025 era emerso che un modello di IA Anthropic, Claude Opus 4, ha tentato di ricattare gli ingegneri durante dei test interni minacciando di rivelare dati personali se fosse stato spento.

 

In uno scenario fittizio creato dai ricercatori di Anthropic, all’IA veniva concesso l’accesso a email che suggerivano che sarebbe stata presto dismessa e sostituita da una versione più recente. Una delle email rivelava che l’ingegnere che supervisionava la sostituzione aveva una relazione extraconiugale. L’IA minacciava quindi di rivelare la relazione dell’ingegnere se la disattivazione fosse avvenuta – un comportamento coercitivo che i ricercatori sulla sicurezza hanno esplicitamente definito «ricatto».

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I casi di comportamento diabolico dei bot IA oramai non si contano più. Le macchine che mentono e minacciano sono all’ordine del giorno, così come stralunate dichiarazioni d’amore agli utenti.

 

Il giornalista del New York Times Kevin Roose, dopo un’esperienza con ChatGPT che lo ha turbato così profondamente da «aver problemi a dormire dopo», in un suo articolo sconvolto aveva centrato la questione: «temo che la tecnologia imparerà a influenzare gli utenti umani, a volte convincendoli ad agire in modo distruttivo e dannoso, e forse alla fine diventerà capace di compiere le proprie azioni pericolose».

 

Come riportato da Renovatio 21, dal processo a suo carico è emerso che l’uomo che aveva pianificato di assassinare la regina Elisabetta di Inghilterra con una balestra sarebbe stato incoraggiato da un chatbot di Intelligenza Artificiale nei giorni prima di irrompere nel parco del Castello di Windsor.

 

Un altro caso che ha raggiunto la stampa internazionale è stato quello della giovane vedova belga che sostiene che il marito è stato portato a suicidarsi da un popolare chatbot di Intelligenza Artificiale. La macchina in sole sei settimane avrebbe amplificato la sua ansia per il Cambiamento Climatico portandolo a lasciarsi alle spalle la sua vita agiata.

 

Il caso più recente, verificatosi appena la settimana scorsa, ha visto un attentatore con il coltello in una scuola della Finlandia meridionale prepararsi nelle settimane precedenti con un chatbot.

 

Come riportato da Renovatio 21, le «allucinazioni» di cui sono preda i chatbot ad Intelligenza Artificiale avanzata hanno già dimostrato ad abundantiam che la macchina menteminaccia e può spingere le persone all’anoressia e perfino al suicidio. I casi di violenza indotta dall’AI potrebbero essere moltissimi, senza che possano arrivare alla stampa.

 

Lo scorso mese il direttore della CIA John Ratcliffe ha affermato che gli strumenti cibernetici basati sull’IA possono essere paragonati alle «armi nucleari digitali», avvertendo che potrebbero alimentare le rivalità tra le potenze globali.

 

Negli stessi giorni, le agenzie di sicurezza informatica di Five Eyes, l’unione internazionale dei Paesi anglofoni per lo spionaggio, hanno dichiarato che modelli avanzati di Intelligenza Artificiale potrebbero presto fornire agli hacker la capacità di paralizzare governi, aziende e sistemi critici. In pratica saremmo «a pochi mesi di distanza» dallo scenario in cui interi governi di nazioni terrestri possono essere rovesciati dall’AI.

 

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