Stragi
Israele massacra il Libano: tregua già finita, Stretto chiuso. Quali altre stragi di civili in arrivo?
È bastato pochissimo perché il cessate il fuoco su due fronti» del presidente statunitense Donald Trump, in base al quale l’Iran accetterebbe l’apertura «completa» e «immediata» dello Stretto di Ormuzzo, finisse all’angolo.
A mettere in difficoltà l’accordo è stato, come molti si aspettavano, Israele, che ha compiuto in Libano un massacro immane, con centinaia di morti e feriti.
Il testo in dieci punti dell’accordo, pubblicato dai media statali iraniani e approvato dal Pakistan, menziona esplicitamente il Libano. Lo Stato Ebraico si è rifiutato di riconoscere tale condizione e ha lanciato quella che ha definito la sua serie di attacchi «più massicci di sempre» contro il Paese, compresa la capitale Beirut, causando centinaia di morti, secondo la protezione civile.
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L’Iran ha condannato il «selvaggio massacro israeliano» e il comandante delle forze aerospaziali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha promesso vendetta per l’attacco che, secondo Teheran, costituisce una violazione del cessate il fuoco concordato con gli Stati Uniti.
Trump ha affermato che la proposta in dieci punti dell’Iran, presentata tramite il Pakistan, offre una «base praticabile su cui negoziare». Ha tuttavia avvertito che avrebbe ordinato nuovi e devastanti attacchi aerei se non si fosse raggiunto un accordo definitivo entro la nuova scadenza.
Teheran ha affermato che l’accordo rappresenta una «sconfitta storica e schiacciante» per gli Stati Uniti, sostenendo che Washington è stata costretta ad accettare il piano in 10 punti di Teheran come base per i negoziati.
Secondo diverse fonti, gli Stati Uniti hanno insistito sul fatto che il Libano non fa parte dell’accordo. Anche il primo ministro israeliano Benjamino Netanyahu ha affermato che l’attuale cessate il fuoco non riguarda la guerra di Israele nel Libano meridionale, contraddicendo le precedenti dichiarazioni del primo ministro pakistano Sharif.
L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha citato mediatori iraniani che, secondo quanto riferito, avrebbero parlato con il Wall Street Journal, sottolineando che il Libano fa parte dell’accordo di cessate il fuoco e che la navigazione attraverso lo Stretto di Ormuzzo sarà interrotta finché Israele non si impegnerà a rispettare tale condizione.
Il piano in dieci punti di Teheran includerebbe, a quanto pare, l’impegno degli Stati Uniti alla non aggressione, il mantenimento del controllo iraniano sullo Stretto ormusino, l’accettazione dell’arricchimento dell’uranio, la revoca di tutte le sanzioni, la cessazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell’AIEA, il pagamento delle riparazioni di guerra, il ritiro delle forze combattenti statunitensi dalla regione e la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, compresa quella contro la Resistenza islamica in Libano.
Le immagini che arrivano dalla capitale del Libano – Stato con enorme popolazione cristiana, retto sin dalla sua fondazione nel secolo scorso da presidenti cristiani – sono impressionanti. Le forze giudaiche sembrano aver colpito complessi residenziali, causando un’ecatombe totale nel panico della popolazione civili.
Summary of the series of Israeli airstrikes over a ten minute period in Lebanon:
*Raids on Beirut and the Southern Suburbs:*
Bir Hassan – Al-Rahab
Hayy al-Salloum
Al-Manara (apartment)
Ain al-Mreisseh
Corniche al-Mazraa
Msaytbeh
Al-Basta (apartment)
Shuwayfat
Aramoun… https://t.co/6FigrQrmoL pic.twitter.com/YXRSLer4J9— courtneybonneauimages (@cbonneauimages) April 8, 2026
More footage coming in from Beirut. No words. pic.twitter.com/A79SWk0hRZ
— Dalal Mawadدلال معوض (@dalalmawad) April 8, 2026
Chaos in Beirut as Israel carries out a wave of airstrikes across the country hitting what it said were more than 100 targets in ten minutes. pic.twitter.com/t0If72xogY
— Will Christou (@will_christou) April 8, 2026
Another day, another I$raeli massacre.
At least 8 killed in a strike on a cafe in Sidon in the early hours of the morning pic.twitter.com/JHdkvtOM4p
— Steve Sweeney (@SweeneySteve) April 8, 2026
BREAKING 🚨 Israel is unleashing hell on Lebanon’s capital Beirut in response to Trump’s call for ceasefire. Lebanon is The most Christian country in the middle east. Israel is demonic. pic.twitter.com/1zFodLr7Fh
— Syrian Girl (@Partisangirl) April 8, 2026
Israel launched its heaviest strikes yet on Lebanon, killing over 250 people, most of them in Beirut, as a two-week US-Iran ceasefire took effect, with Iran saying the intensified attacks made negotiations with Washington ‘unreasonable’ https://t.co/40tM1dXobL pic.twitter.com/7uWHqv9zuO
— Reuters (@Reuters) April 9, 2026
⚡️ The occupation army announces launching nearly 100 airstrikes within 10 minutes on Lebanon, concentrated on Beirut, Bekaa, and the South. pic.twitter.com/EpFSvi7ebp
— Middle East Observer (@ME_Observer_) April 8, 2026
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Ancora una volta la «Parigi del Medio Oriente» è ridotto ad un post-apocalittico cumulo di rovine in fiamme per opera della guerra israeliana.
Il massacro ha suscitato anche la reazione ufficiale dell’ONU, costretta a lapalissianamente ricordare che «i civili non sono un bersaglio»: una frase che oramai suona come involontariamente comica.
Lebanon has been hit with one of the largest waves of Israeli airstrikes since the escalation began.
Civilians are bearing the brunt of these attacks.
Civilians are #NotATarget. pic.twitter.com/3E9p84tocJ
— United Nations (@UN) April 8, 2026
Nel frattempo aumentano le voci negli USA che chiedono che allo Stato Giudaico sia messa una briglia dalla stessa Washington, verso la quale con evidenza lo Stato degli ebrei non ha alcun rispetto.
Bisogna capire che la minaccia di «cancellare l’intera civiltà» persiana aveva galzanizzato Israele, al punto che alla TV israeliana è andata in onda una maratona come si fa per i risultati elettorali, con tanto di orologio stile notte di capodanno che scandiva l’approsimarsi dello scadere dell’ultimatum.
La delusione da parte dello Stato Giudaico è enorme: il regime estremista al potere potrebbe ora fare qualsiasi cosa pur di ritornare all’assetto precedente, o far degenerare la situazione in maniera irreparabile: come riportato da Renovatio 21, il ministro della sicurezza israeliano, l’ipersionista Itamar Ben-Gvir in un programma televisivo ha riso ad una domanda sull’impiego di bombe a neutroni.
E le stragi potrebbero non limitarsi al Libano e ai Paesi limitrofi. Il bagno di sangue globale, pensa qualcuno, deve ripartire: costi quello che costi.
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Geopolitica
Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere
Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich:
The thorough cleansing that we are carrying out now in southern Lebanon is unprecedented. They have nowhere to return to. Look at how it looks. And by the way, the world isn’t stopping us. pic.twitter.com/lI17gYBWei — Clash Report (@clashreport) October 5, 2026
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Stragi
Sparatorie massive consecutive in Sudafrica: 27 morti
Almeno 27 persone sono state uccise e 26 ferite in due sparatorie di massa in Sudafrica a poche ore di distanza, scatenando una vasta caccia all’uomo da parte della polizia.
L’attacco più grave è avvenuto sabato sera in un bar di Wedela, a Sud-Ovest di Johannesburg: otto uomini armati, presumibilmente con fucili AK-47 e pistole, hanno aperto il fuoco sugli avventori, uccidendo 17 persone e ferendone 15.
Secondo il Servizio di Polizia sudafricano (SAPS), alcune persone bevevano sia dentro sia fuori dal locale quando gli aggressori sono arrivati intorno alle 21:30 ora locale. Hanno sparato prima a chi stava all’esterno, poi sono entrati e hanno continuato. I sospetti avrebbero perquisito alcuni avventori e rubato i cellulari prima di fuggire su due veicoli non identificati. Altri due mezzi sono stati dati alle fiamme.
Tredici uomini e quattro donne sono stati dichiarati morti sul posto; i feriti sono stati portati in ospedale. Un filmato online sembra mostrare l’inizio della sparatoria: le persone tacciono a metà di una canzone, poi urlano al suono degli spari.
🇿🇦🔸A tragic incident occurred on Saturday southwest of Johannesburg, South Africa.
A group of attackers armed with assault rifles and handguns opened fire on patrons at a bar, killing 17 people; the assailants managed to flee the scene, and a search for them is underway. pic.twitter.com/PLGF7LIdM7— Argonaut (@FapeFop90614) September 27, 2026
#BREAKING: 27 PEOPLE KILLED, 15 INJURED IN MASS SHOOTING AT BAR NEAR JOHANNESBURG, SOUTH AFRICA pic.twitter.com/BVhWspxeLX
— JUST IN | World (@justinbroadcast) September 27, 2026
La polizia ha mobilitato investigatori e unità specializzate. Non risultano arresti e il movente resta sconosciuto.
Poche ore dopo un’altra sparatoria di massa ha colpito un locale di intrattenimento a Lwandle, vicino a Città del Capo, a circa 1.000 km di distanza. Uomini armati sono entrati intorno alle 2:00 di domenica e hanno aperto il fuoco. Cinque persone sono morte sul posto e altre cinque in ospedale; undici sono rimaste ferite. È partita la caccia agli attentatori.
Le stragi si inseriscono nella lunga lotta del Sudafrica contro la criminalità violenta e gli omicidi con armi da fuoco. Il Paese ha uno dei tassi di omicidio più alti al mondo e tra i più elevati in Africa. I massacri sono avvenuti pochi giorni dopo un’altra sparatoria nella provincia di KwaZulu-Natal, vicino a Durban, dove uomini armati hanno fatto irruzione in una festa privata uccidendo 11 persone, tra cui una donna incinta.
All’inizio di quest’anno il presidente Cyril Ramaphosa ha definito la criminalità organizzata la «minaccia più immediata» per il Paese. A marzo ha autorizzato il dispiegamento di oltre 2.000 soldati a supporto delle forze dell’ordine nelle zone più colpite in cinque province: Eastern Cape, Free State, Gauteng, North West e Western Cape.
Nonostante gli sforzi, la violenza resta alta. Le ultime statistiche trimestrali della polizia indicano 5.427 omicidi da aprile a giugno. Il dato è in lieve calo rispetto ai 5.770 dello stesso periodo dell’anno scorso, ma equivale a quasi 60 omicidi al giorno.
Domenica Ramaphosa ha condannato le sparatorie, affermando che «non si può andare avanti così» e promettendo che le forze di sicurezza «faranno tutto il possibile» per contrastare la violenza, dicendo che le autorità useranno la tecnologia per rintracciare gli aggressori, ma ha sottolineato la necessità di un’azione più ampia per impedire che qualcuno «prendere semplicemente le armi e iniziare a sparare a caso».
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Immagine di Timothyallen60 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Droga
Ritrovati 1.600 denti da latte in una fossa comune di un narcocartello messicano
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