Pensiero
La vera natura dei progetti di legge sull’antisemitismo. Intervista al prof. Marini
In un momento storico in cui i destini del mondo paiono appesi alle mosse del governo di Israele – il gabinetto più estremista e fanaticamente religioso mai espresso dallo Stato di Israele – avanzano, in Italia come in altre parti del mondo, progetti di legge sull’antisemitismo, che finirebbero per rendere illegali finanche le critiche mosse nei confronti delle politiche israeliane. È evidente che, in Italia, un progetto del genere cozza con la libertà di pensiero ed espressione garantita dalla Costituzione repubblicana. Per capire la natura di questo progetto di legge abbiamo sentito il professor Luca Marini, già vicepresidente del Comitato Nazionale di Bioetica, professore di diritto internazionale alla Sapienza Università di Roma, presidente del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).
Professor Marini, da romano Lei è vissuto per forza di cose a contatto con la cultura ebraica. Secondo lei, cosa può spingere, improvvisamente, l’Italia a dotarsi di una legge bipartisan sull’antisemitismo?
Guardi, cominciamo col dire che, personalmente, non ho nulla contro gli ebrei: mio nonno, romano di San Lorenzo, ne aiutò molti in Ungheria, durante la guerra, come agente del Comitato d’Azione Italia Libera, ricordandocelo poi fino allo sfinimento, ma comunque insegnandoci un valore importante. Detto questo, francamente non vedo perché dovrei passare per antisemita solo perché, da docente di diritto internazionale, critico la politica estera israeliana e condanno il genocidio palestinese. In ogni caso, la domanda andrebbe rivolta a chi ha presentato il disegno di legge, perché senz’altro avrà avuto le sue buone ragioni.
Lei crede che anche in Italia operi una lobby ebraica forte come in America?
In America, la componente ebraica è indubbiamente molto presente e organizzata, come dimostra Hollywood, la più importante industria statunitense, cosa che forse non può dirsi ancora per l’Italia. Eppure, va ricordato che, qui come oltreoceano, i circuiti accademici, scientifici, tecnologici, industriali, produttivi, commerciali, comunicativi, mediatici, culturali, sociali e politici – quindi, in poche parole, l’intera società civile – sono controllati e, se del caso, manipolati dalla grande finanza transnazionale. E tutti sanno a quali lobby risponde quella finanza.
La formula dell’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (AIMO) dice: «Per antisemitismo si intende una determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni etc.». La legge italiana può punire un cittadino per una percezione altrui?
Non scherziamo. Tuttavia, siamo di fronte a una strategia semantica e politica da tempo condivisa e supportata da quella parte della cittadinanza che si crede sveglia e consapevole. Si tratta, ovviamente, di una strategia portata avanti dalle forze euro-globaliste e demo-liberal-progressiste: cioè, guarda caso, quelle più funzionali agli interessi delle lobby di cui sopra.
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Resta il fatto che la formula dell’AIMO, ripresa dalla proposta di legge, considera antisemita non colui a cui non piacciono gli ebrei, ma colui che non piace agli ebrei.
In effetti è un po’ come chiedere all’oste come è il vino. Ma, del resto, di cosa ci meravigliamo? Chi materialmente fa le norme – ossia gli organi legislativi – finisce sempre per subire le spinte gentili di questa o di quella lobby e per decidere al di là e al di sopra della volontà dei soggetti che, di quelle norme, sopporteranno i costi.
Ma, così facendo, non si introduce una categoria etno-spirituale superiore alle altre, una sorta di eccezionalismo ebraico? Di fatto, i cristiani – che subiscono ancora oggi persecuzioni immani – non godono dello stesso favor legislativo. Lo stesso può dirsi per gli altri popoli che magari hanno subito un genocidio: i nativi americani, i cambogiani, o, per restare più vicino casa e nell’attualità, gli armeni…
Per favore, se proprio dobbiamo parlare di genocidi, portiamo esempi attuali, perché ce ne sono in abbondanza: dai palestinesi, appunto, ai tibetani ai sahrawi. E magari chiediamoci una buona volta perché i media non ne parlano o perché nessuno, a cominciare dai politici, alzi in dito in loro difesa.
Com’è possibile che la sinistra italiana, che da decenni ha sposato la causa palestinese, non si opponga a questo disegno di legge?
E si meraviglia anche di questo? Una volta, la sinistra italiana era anti-Europa e anti-NATO. Da trent’anni a questa parte, la sinistra italiana è la forza più euro-globalista e demo-liberal-progressista. Il cerchio si chiude ancora una volta. O sbaglio?
Con questa legge non sarà possibile criticare le politiche dello Stato di Israele, che di fatto sta destabilizzando il Medio Oriente e il mondo intero perseguendo una guerra su fronti diversi, né ricordare le accuse di genocidio rivolte ai leader ebraici e portate all’attenzione della Corte dell’Aia, né pubblicare le e-mail di Epstein in cui si riportano le espressioni dispregiative verso i goyim, i non ebrei, pronunciate da esponenti della finanza di Nuova York.
Io non mi fascerei la testa prima di romperla. È difficile credere che questa legge possa essere approvata senza un adeguato dibattito in Parlamento, a meno di non voler pensare, maliziosamente, che la lobby da Lei citate in apertura non sia, in effetti, tanto potente quanto pervasiva.
Possiamo sperare che, andando palesemente contro più articoli della Costituzione, la Corte costituzionale possa in un secondo tempo smantellare una legge del genere?
Personalmente, prima di arrivare alla Consulta, preferirei che il Parlamento facesse il suo lavoro di rappresentante di un corpo sociale che ha fiducia nei valori costituzionali e si affida a essi, primo tra tutti il diritto fondamentale alla libertà di espressione.
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Da tempo sentiamo ripetere il mantra sui «valori giudeocristiani», sull’«origine giudeocristiana» e sulla «cultura giudeocristiana» dell’Europa, tanto che la Von der Leyen, in Israele, ha affermato che «i valori dell’Europa si fondano sul Talmud».
Cosa vuole che le dica? L’Europa è il tempio del capitalismo ultra-finanziario e digitale che intende sostituirsi alla politica nella gestione della società civile, con il fine ultimo di abbattere i valori democratici, le libertà fondamentali e la dignità dell’essere umano in quanto ostacoli ai suoi obiettivi di controllo totalitario dell’umanità. E, lo ripeto ancora una volta, tutti sanno a chi risponde quella forma di capitalismo.
Un suo collega giurista mancato pochi anni fa, Filippo Sgubbi, parlava di «Diritto penale totale», un sistema in cui diventa possibile punire senza legge, senza verità e senza colpa, dove la condanna è meritata non tanto per quello che il soggetto ha fatto, quanto piuttosto per ciò che quel soggetto è, per il suo ruolo nella società, per la pericolosità dei suoi pensieri.
Che poi, se ci pensa, è proprio quello cui ci ha abituato Mani pulite, la gigantesca messinscena pianificata per distogliere l’attenzione degli italiani dagli sfaceli che l’allora neonata Unione europea avrebbe prodotto con i suoi pareggi di bilancio, la sua normativa antitrust, le sue privatizzazioni, la sua moneta unica, nonché per incanalare l’odio popolare verso bersagli spendibili: ricorda le monetine lanciate contro un ex presidente del Consiglio che, guarda caso, non era filo-europeista? Sarà una coincidenza, ma quell’inchiesta prese il via proprio all’indomani della firma del Trattato di Maastricht.
Si sarebbe mai aspettato, durante la sua lunga carriera di accademico del diritto, di vedere l’alba della psicopolizia sulla società occidentale?
Certo che sì. Stiamo assistendo, in modo più esplicito dal COVID in poi, all’instaurazione del totalitarismo biopolitico fondato sulla strumentalizzazione delle evidenze e la propaganda del terrore finalizzate al soggiogamento della società civile. Questa deriva, dissimulata dietro parole chiave efficentiste e moderniste, era evidente già trent’anni fa a chi, come me, seguiva gli sviluppi della normativa europea in tema di biotecnologie. Nel mio caso, le critiche al progresso tecno-scientifico supportato dall’Unione Europea costarono, in tempi non sospetti, cioè vent’anni fa, la destituzione dalla carica di vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica: e sarebbe divertente, oltreché calzante in questa sede, ricordare chi venne nominato al posto mio. In ogni caso, per dirla tutta, non c’era bisogno di fare il professore universitario per prefigurare tutto ciò: bastava leggere Bradbury.
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Pensiero
La vera storia di Jean-Paul Sartre e del maggio ’68
Sartre n’était pas un philosophe qui s’est trompé.
C’était un homme qui a choisi. Le camp des bourreaux. Puis le camp de ceux qui touchent les enfants. Et la France l’a porté en triomphe. On va le prendre par A + B. Pas par l’ambiance. Par les actes. A. Le communiste. Sartre… https://t.co/QYE7W5bigO pic.twitter.com/Np6Rh5qxOA — Brivael Le Pogam (@brivael) August 27, 2026
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Pensiero
Lo Stato Moloch, l’italiano cattivo e i sanitari che ballano. La tragedia della bambina «no-vax» di Palermo
Pareva un caso sonnacchioso da fine estate.
Una bimba di quattro anni, tale Anna Rosa, Rosa Maria o giù di lì, viene portata all’ospedale di Palermo perché ha la febbre alta, mal di gola e vomito. Al pronto soccorso ci sarà qualche specializzando o un medico consumato dal caldo. La guardano un po’ e la dimettono subito con diagnosi di «tonsillite essudativa febbrile».
Che significa, in parole povere, che ha le placche; anche in agosto, succede; ormai non ci si capisce più niente, sapete quanti ne abbiamo? Prenda l’antibiotico e la tachipirina, e nel caso tornate.
Però la febbre non passa, e quando la riportano in ospedale, due giorni dopo, qualcuno si accorge che non è una tonsillite, ma una difterite. Malattia poco frequente e però curabile, se si prende in tempo. La curano, infatti, ma potrebbe non essere stata presa in tempo, o qualcosa va storto, perché la bimba muore.
Oh be’, sarà un errore medico, uno delle centinaia di migliaia in cui ogni anno incorrono i medici in Italia. Una morte che riempie un trafiletto di colore ed entra dritta dritta nelle statistiche, come quello di Trento, quell’altro di Albenga, quelli di Bari, e così via. Spiace, s’intende.
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Ma ecco che salta fuori che la bambina non era vaccinata, perché i genitori si sono opposti.
La belva apre l’occhio. In un lampo si volta e mette a fuoco la preda.
Partono all’assalto i cosiddetti professionisti dell’informazione. Alla faccia di ogni privacy: sparano il nome e cognome della bambina; il nome e cognome della mamma; il nome e cognome del papà. Chi sono e da dove vengono.
Non c’è ancora nessuna conferma, si attendono gli esami, l’autopsia è ancora di là da farsi. Beh, inezie. Il verdetto è già pronto e strillato nei titoli: BAMBINA NON VACCINATA MORTA DI DIFTERITE – I GENITORI SONO NOVAX.
È il lacerante colpo di timpano che dà il via all’osceno sabba intorno al corpicino di Anna Rosa. Ai giornali, ai TG e ai sedicenti esperti non sembra vero di stirare la gobba e rinverdire i fasti del COVID, e fanno a gara per puntare l’indice più a fondo nelle anime straziate di due genitori ai quali è morta una figlia.
Da subito ci si preoccupa di chiarire che i medici non c’entrano niente. L’hanno detto subito, in ospedale: noi abbiamo fatto di tutto. Come non crederci? Lo dice anche il luminare televisivo. Anche se poi si scopre che non solo hanno confuso la difterite con la tonsillite, perdendo tre giorni, ma che a quanto pare hanno recuperato, il 17 agosto, vaccinandola. D’accordo, una volta si diceva che non si vaccina a malattia in corso per via dell’effetto ADE che intensifica l’infezione, ma che sarà mai? I medici e gli infermieri sono i buoni. Sono sempre i buoni, figuriamoci. Ballano perfino Jerusalema.
I cattivi invece sono i genitori «novax». La morte è colpa loro. Capite, mamma e papà? Lo spiegano i virologi con il muso bianco di cerone: la colpa è solo vostra. Della vostra scelta di non vaccinare Anna Rosa, della vostra riluttanza, ignoranza e diffidenza antiscientifica.
Non importa se nella sola Europa l’obbligo vaccinale anti-difterite è sconosciuto in Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. Che è come dire 260 milioni di abitanti nelle quali non si scorge alcuna ecatombe.
Non importa nemmeno se in Italia il tasso di mortalità all’introduzione del vaccino, nel 1939, era stabilmente basso da vent’anni; non importa se negli anni successivi è perfino aumentato ed è andato a diminuire solo dal 1946, con la fine della guerra e il miglioramento delle condizioni di vita. Se non ci si vaccina, ci si ammala e si muore: parole famose, degne del marmo. La piccola è morta per causa vostra, cari genitori. Altre ragioni non ce ne sono. Siete colpevoli.
È tutto un po’ folle e campato in aria, ma l’azione va a segno. La mamma di Anna Rosa ne è ferita e sfoga il suo dolore su Facebook, respingendo tutto. Denuncia l’errore medico, osserva che la difterite è ancora un sospetto, e ricorda che in casa ha una bara bianca e che solo Dio può giudicare. Sciocchezze. La povera donna ha il torto di rifarsi a quelli che in tempi di maggior decenza si chiamavano rispetto, prudenza, tatto, umanità, timor di Dio. Nulla le viene perdonato, anche perché il suo messaggio, giustamente, non si cura affatto del decoro: è senza punteggiatura, ha una sintassi sconnessa e indulge ad abbreviazioni come «ke» per «che», e «xke» in luogo di «perché».
La madre della bambina morta viene dunque derisa a sangue dalla schiera degli esseri superiori che scrivono pulito. Un’ignorante, dicono sguaiatamente, ed è il meno; un’analfabeta, non fa meraviglia che creda in Dio.
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Del resto, è del quartiere Zen di Palermo, o no? Ci pensa un articolo illuminato a rivelare che qui, come in certe tribù del Borneo, ci sia una «radicata credenza popolare» secondo cui i vaccini siano legati all’autismo, per cui la gente rifiuta l’esavalente. Si informa, peraltro, che allo Zen i ragazzini circolano su moto truccate, girano come ridere coltelli e armi, a capodanno sparano e il parroco è minacciato. Non c’entra nulla, è chiaro, ma tant’è. Siamo tra i selvaggi.
Si alzano sospiri, si scuotono teste: a gente così andrebbero tolti i figli.
Detto, fatto. Si muovono i pezzi da novanta. La Procura competente iscrive mamma e papà, a lettere di pece, nel registro degli indagati per omicidio colposo. Omicidio della loro figlia di quattro anni.
Il Tribunale per i minorenni, per non essere da meno, fa partire degli accertamenti per valutare la loro responsabilità genitoriale. Già, perché hanno altri tre bambini: e glieli porteranno via.
Non solo: avvia un’operazione, definita «urgentisssima», in grande stile. «A partire dal primo giorno di scuola i Carabinieri entreranno nelle materne e nelle elementari di Palermo nord per scovare i bambini non vaccinati». Proprio così, scovare.
La storia continua e non terminerà a breve, ma già da questo si capisce che a Palermo si è riproposto il terno che sei anni fa è uscito su tutte le ruote e ha sbancato l’Italia tutta.
A questo punto, per comprendere bene conviene rivolgersi alla smorfia napoletana, la più titolata, rodata e attendibile.
Innanzitutto si deve considerare la propaganda, affidata ai giornalisti impapocchiati, ai luridi programmi televisivi, ai virologi drogati. Loro, il compito di dare l’accelerata improvvisa, di montare il caso dicendo tutto anche se non si sa niente. Prestigiatori dell’apparenza, stringono un qualunque effetto alla causa che viene loro additata, a scorno di ogni logica, senza timore alcuno. Strillano all’unisono, berciano, battono la grancassa, la buttano in caciara, fanno gran mostra di civici sdegni e invocano il pugno duro.
La smorfia discretamente suggerisce il 4, «’o Puorco».
Tra i significati del numero ci sono anche la Casacca, che si gira e si volta con la convenienza; il Carnefice, colui che fa il lavoro sporco di sgozzare e imbrattarsi; la Bara Vuota, emblema del nulla spacciato per tragedia, come a Bergamo; e, naturalmente, i Pupazzi e il Servo.
Com’è ovvio, la propaganda nulla fa se non ci sono orecchie per ascoltare e bocche per ripetere e amplificare.
E qui entra in gioco l’innumere e garrulo esercito dei vigliacchi, dei mezzi sapienti la cui cultura affonda le radici nei libri di Piero Angela o di Biglino, degli sputacchioni di schermi, degli spiritosissimi, degli statisti da bar, dei rospi ricoperti di veleno. I loro versi assordano come lo starnazzo delle oche alla vista del pastone, ignare dei fornelli che si scaldano alle loro spalle.
Sono i fiancheggiatori, gli utili idioti, la falange quadrata in cui una testa vale l’altra e tutte insieme non valgono uno zero. L’esponente tipico si distingue per la cattiveria: perché l’italiano, checché se ne dica, è cattivo. Basta farsi un giro sui social, dove la melma ribolle più acre, per rendersi conto della pochezza e della mancanza di umanità con cui il bastardume italico tratta le tre cose su cui non è lecito scherzare mai: l’innocenza dei bambini, la misericordia di Dio e il dolore dei genitori.
La smorfia napoletana, a colpo sicuro, indica il 71, «l’Ommo ‘e Merda». Il numero si riferisce peraltro anche al Corvo, egida di queste ripugnanti creature; all’Allegria, loro livido connotato; al Gelo, perché tanto e di natura infernale ce ne vuole in cuore, per fare quel che fanno e come lo fanno; all’Inquisizione, nel duplice senso di tribunale – ma plebeo, da pescivendole e tricoteuses – e di delazione e caccia all’uomo; al Carcinoma, poiché infine questo sono, e della specie più malodorante, rispetto al corpo del disgraziato nostro Paese.
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L’ultimo estratto della terna è il 90, «’a Paura». L’abbinamento alla vicenda sembra banale tanto è semplice, ma a ben vedere c’è di più. La smorfia, che le verità maggiori le indica per accenni, tra i significati riporta il Quirinale: e non è dubbio che con ciò voglia intendere lo Stato italiano nella sua essenza.
Già, perché lo Stato fa paura.
Fa paura in quanto dallo Stato c’è soprattutto da aspettarsi il Male. I suoi bracci operativi, esplica la smorfia, sono il Magistrato che gli conferisce la patente di legittimità e il Generale che lo esegue con la forza. La tenaglia – lo si vede tutti i giorni – si inceppa quando c’è da far rispettare il Bene, il Giusto, la tutela degli inermi, la protezione dell’uomo comune, della famiglia, dell’ordine naturale. In questi casi, quando non fa difetto il magistrato non risponde il generale; e così si forma la convinzione comune che lo Stato sia un ente floscio, imbelle, malfatto e deforme, buono solo a farsi buggerare e ridere dietro.
È un inganno. Laddove lo Stato vuol far valere le cose che gli stanno più a cuore si strappa la maschera di buon minchione, e si svela nella sua vera natura di Moloch.
C’è da far seccare una radice? Da esigere un sacrificio della vita, della libertà, della dignità? Occorre opprimere qualcuno? La tenaglia funziona a meraviglia. Preceduta dalla propaganda di regime e invocata dalla turba dei vili, lo Stato irrompe con la pesantezza di un elefante indiano in piena corsa, stritolando tutto ciò che trova. Il magistrato, seduto nel castelletto sulla groppa, muove il suo bastoncello, imperturbabile, velato da mille cortine di seta; il generale, alle redini, spinge l’animale a tutta forza contro l’obiettivo.
La famiglia di Anna Rosa ha ben motivo di temere. Lo Stato l’ha presa di mira ed è capacissimo, con il pretesto della morte della bambina, di smembrarla e di alzare le teste dei suoi membri sulle picche per spargere il panico.
Lo Stato infatti non solo fa paura in quanto è da temere, ma fa paura in quanto genera terrore. La paura è il modo con cui il Moloch si alimenta e alimenta i suoi soggetti. L’ideale è quello di una popolazione intimorita e inerme, che si può comandare alzando appena un sopracciglio o con una mezza parola. Un po’ come facevano certi padri antichi, i quali però amavano la prole e ne ricevevano il rispetto, dove lo Stato senza pupille esige solo l’obbedienza e la sottomissione più vieta.
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Colpirne uno per educarne cento: i recalcitranti, e anche soltanto i dubbiosi, devono essere ammaestrati dall’accaduto. Devono avere paura di fare la fine di Anna Rosa, di essere colpiti dalla difterite, di non essere curati, di morire, di essere disprezzati e segnati a dito, di perdere la capacità genitoriale, di doversi svenare in spese legali, di passare anni a combattere oltre i propri mezzi, nella solitudine e nel dolore.
Devono avere paura e chinare la testa davanti a questo mostro di morte che è lo Stato, indicibilmente inumano, ingiusto e violento, che vuol essere onorato come un dio, la cui cifra è proprio la paura e il cui numero è il 90.
Ad esso la smorfia napoletana, dalla quale non si sfugge, alla lettera S offre il significato di Satana.
Massimo Zanetti
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Immagine screenshot da Twitter
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