Scienziato di Wuhan morto misteriosamente: aveva brevettato un vaccino contro il COVID

 

 

 

Secondo la giornalista Sharri Markson del quotidiano The Australian, il 24 febbraio 2020, ben prima che fosse dichiarata la pandemia, lo scienziato militare cinese Yusen Zhou – che operava per l’Esercito di Liberazione del Popolo, cioè l’armata della Cina comunista – aveva depositato un brevetto per un vaccino contro il COVID-19.

 

Si tratta di un ulteriore scoop della giornalista australiana, che ha appena fatto uscire un libro intitolato What really happened in Wuhan («cosa è successo davvero a Wuhan»).

Secondo quanto riportato, Zhou «lavorava a stretto contatto» con gli scienziati del celeberrimo Istituto di virologia di Wuhan, tra cui Shi Zhengli,  detta «Batwoman», il vicedirettore dell’Istituto specializzata in coronavirus di chirottero.

 

Zhou è morto misteriosamente meno di tre mesi aver depositato il brevetto.

Secondo l’articolo australiano, la morte di Zhou nel maggio 2020 è passata in gran parte sotto il radar, nonostante fosse uno scienziato pluripremiato presso il Laboratorio di infezione e immunità dell’Esercito di Liberazione del Popolo presso l’Istituto di microbiologia ed epidemiologia di Pechino.

 

«Non ci sono stati articoli che rendessero omaggio alla sua vita. La sua morte è stata menzionata solo di sfuggita in un rapporto dei media cinesi a luglio e alla fine di un articolo scientifico di dicembre. Entrambi avevano la parola “deceduto” tra parentesi dopo il suo nome».

 

Zhou è morto misteriosamente meno di tre mesi aver depositato il brevetto.

 

Il dubbio che viene ad alcuni è che la sequenza genomica del virus, che il mondo ha aspettato a lungo dai cinesi, fosse da loro conosciuta ma tenuta segreta appositamente

In passato Zhou aveva lavorato a ricerche legate alle istituzioni statunitensi, tra cui l’Università del Minnesota e il New York Blood Center, secondo il New York Post.

 

La vita e la morte del dottor Zhou si intrecciano quindi sempre più strettamente con l’affaire Fauci, ossia le rivelazioni (note da mesi, per i lettori di Renovatio 21) secondo cui il lavoro di manipolazione genetica dei virus di Wuhan era pagato dagli istituti sanitari pubblici di Fauci con danaro del contribuente americano.

 

«La rivelazione mostra che il denaro americano stava finanziando ricerche rischiose sui coronavirus con scienziati dell’Esercito di Liberazione del Popolo, tra cui lo scienziato militare decorato Zhou Yusen e la “Bat Woman” del Wuhan Institute of Virology, Shi Zhengli. … Fonti della sicurezza nazionale hanno affermato che i legami tra Zhou e il dottor Shi hanno sostenuto le affermazioni dell’Intelligence statunitense secondo cui l’Istituto di virologia di Wuhan era impegnato in “attività militari segrete» scrive The Australian, che probabilmente ha a sua volta ricevuto qualche soffiata dai servizi di Canberra, oramai in conflitto patente con Pechino.

 

Sale con sempre maggior forza, quindi, non solo l’idea della fuga dal laboratorio, ma della fuga dal laboratorio militare – finanziata da istituzioni pubbliche USA

Lo scomparso dottor e Zhou lavorava sui vaccini contro il coronavirus almeno dal 2006 in risposta all’epidemia originale di SARS-CoV, ed era autore di uno studio che aveva scoperto che «i vaccini contenenti il ​​(dominio legante il recettore) della proteina SARS-CoV S possono indurre una neutralizzazione sufficiente, anticorpi e immunità protettiva a lungo termine contro la SARS-CoV nel modello murino stabilito».

 

Il dubbio che viene ad alcuni è che la sequenza genomica del virus, che il mondo ha aspettato a lungo dai cinesi, fosse da loro conosciuta ma tenuta segreta appositamente.

 

Sale con sempre maggior forza, quindi, non solo l’idea della fuga dal laboratorio, ma della fuga dal laboratorio militare – finanziata da istituzioni pubbliche USA.

 

L’esistenza stessa di un brevetto COVID-19 fa pensare ad una timeline di lungo respiro, forse almeno di due anni. E quindi, penserebbero i maliziosi, ad una conoscenza anticipata della catastrofe del virus fuori dal laboratorio?

«Poco prima della pandemia, Zhou e altri tre scienziati dell’Istituto di microbiologia ed epidemiologia di Pechino gestito dall’Esercito di Liberazione del Popolo – Yuehong Chen, Lei He e Shishui Sun – hanno collaborato con due scienziati dell’Istituto di virologia di Wuhan – dottoressa Shi e Jing Chen – e otto scienziati cinesi ora con sede negli Stati Uniti presso l’Università del Minnesota e il Lindsley Kimball Research Institute, New York Blood Center. Il loro articolo, intitolato “Meccanismo molecolare per il potenziamento dipendente dagli anticorpi dell’ingresso del coronavirus”, è stato presentato al Journal of Virology il 27 novembre 2019 ed è stato pubblicato il 14 febbraio 2020».

 

È oramai chiaro che i militari lavorassero al laboratorio di Wuhan. Non si trattava, quindi, di un’operazione civile, presa in carico solo in un secondo momento dai militari. Le ipotesi per cui si possa trattare di una bioarma – parola che ha scatenato il ban di Facebook nei confronti di Renovatio 21 – potrebbe quindi prendere quota.

 

Ulteriormente inquietante è la tempistica.

 

Ci chiediamo anche: che senso ha produrre altrimenti un brevetto per un vaccino per un virus che deve rimanere chiuso in laboratorio?

La domanda di brevetto di Zhou scrive: «L’invenzione riguarda il campo della biomedicina e riguarda un vaccino COVID-19, metodi di preparazione e applicazioni. La proteina di fusione fornita dall’invenzione può essere utilizzata per sviluppare il vaccino proteico Covid-19 e un farmaco per prevenire o curare il COVID-19».

 

Preparare i  materiali per un brevetto richiede moltissimo sforzo e, soprattutto, molto tempo: ricordiamo che la domanda di brevetto è del 24 febbraio 2020, ad epidemia appena iniziata, con le immagini del lockdown che uscivano solo dalla provincia dell’Hebei (solo 2 settimane dopo Zingaretti era a farsi lo spritz sul Naviglio, la Lucarelli e Formigli ingollavano involtini primavera in TV, Le Iene baciavano cinesi, etc.).

 

Quindi, l’esistenza stessa di un brevetto COVID-19 fa pensare ad una timeline di lungo respiro, forse almeno di due anni. E quindi, penserebbero i maliziosi, ad una conoscenza anticipata della catastrofe del virus fuori dal laboratorio?

 

Sono domande alle quali il dottor Zhou non può rispondere. Perché è morto

Ci chiediamo anche: che senso ha produrre altrimenti un brevetto per un vaccino per un virus che deve rimanere chiuso in laboratorio?

 

Sono domande alle quali il dottor Zhou non può rispondere. Perché è morto.

 

 

 

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