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Altri decessi segnalati dopo i vaccini J&J e AstraZeneca. Sempre più ricercatori collegano AZ agli ictus nei giovani adulti

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

 

I vaccini COVID di AstraZeneca e Johnson & Johnson sono stati nuovamente esaminati questa settimana poiché sono emerse nuove segnalazioni di decessi, in gran parte dovuti a disturbi della coagulazione del sangue, in Belgio, Canada e Grecia e un nuovo rapporto ha collegato il vaccino AstraZeneca agli ictus nei giovani adulti.

 

 

I vaccini COVID AstraZeneca e Johnson & Johnson (J&J) sono stati nuovamente esaminati questa settimana poiché sono emerse nuove segnalazioni di decessi, in gran parte dovute a disturbi della coagulazione sanguigna, in Belgio, Canada e Grecia.

 

Ai problemi dei produttori di vaccini si aggiunge un nuovo rapporto di Londra dei ricercatori che hanno identificato i primi casi di ictus verificatisi in giovani adulti che hanno ricevuto il vaccino AstraZeneca, sviluppato congiuntamente all’Università di Oxford nel Regno Unito.

 

 

Ai problemi dei produttori di vaccini si aggiunge un nuovo rapporto di Londra dei ricercatori che hanno identificato i primi casi di ictus verificatisi in giovani adulti che hanno ricevuto il vaccino AstraZeneca, sviluppato congiuntamente all’Università di Oxford nel Regno Unito

Il Belgio sospende l’uso del vaccino J&J

Il Belgio ha dichiarato di aver sospeso le vaccinazioni con il vaccino J&J, per le persone di età inferiore ai 41 anni, in seguito alla morte di una donna per trombosi dopo aver ricevuto il vaccino. Questa è la seconda volta che il Belgio mette in pausa il vaccino monodose.

 

«La conferenza interministeriale ha deciso di somministrare temporaneamente il vaccino di Janssen alla popolazione dall’età di 41 anni, in attesa di un’analisi più dettagliata del rapporto rischio-beneficio da parte dell’EMA», afferma una dichiarazione rilasciata dal ministro federale della sanità belga e da sette omologhi regionali.

 

La donna, che aveva meno di 40 anni, è morta il 21 maggio dopo essere stata ricoverata in ospedale con grave trombosi e carenza di piastrine, secondo quanto riporta Reuters.

 

Il governo ha chiesto una consulenza urgente al regolatore farmaceutico dell’Unione europea, l’Agenzia europea per i medicinali (EMA), prima di prendere in considerazione la possibilità di revocare la sospensione.

 

Il Belgio ha dichiarato di aver sospeso le vaccinazioni con il vaccino J&J, per le persone di età inferiore ai 41 anni, in seguito alla morte di una donna per trombosi dopo aver ricevuto il vaccino

L’EMA ha affermato che sta riesaminando il decesso della donna in Belgio, insieme ad altre segnalazioni di coaguli di sangue, con le agenzie farmaceutiche belghe e slovene, e ha chiesto a J&J di condurre una serie di studi aggiuntivi per aiutare a valutare un possibile collegamento tra l’iniezione e i casi di trombosi.

 

J&J ha dichiarato che il 20 aprile riprenderà la distribuzione nell’UE del suo vaccino COVID, commercializzato dalla filiale Janssen – con una nuova avvertenza sul foglio illustrativo – dopo che diversi paesi, tra cui il Belgio, hanno sospeso il vaccino per le preoccupazioni sul possibile collegamento ai disturbi della coagulazione del sangue.

 

L’EMA ha confermato un «possibile collegamento», ma ha concluso che i benefici del vaccino sono superiori ai rischi. Il comitato per la sicurezza del regolatore farmaceutico   (PRAC) ha sostenuto che si dovrebbe aggiungere un’avvertenza nel foglio illustrativo del prodotto, ma i disturbi correlati ai coaguli di sangue dovrebbero essere elencati come effetti collaterali «molto rari» del vaccino.

 

Il 23 aprile, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno votato per riprendere l’uso del vaccino di J&J senza restrizioni dopo la pausa per indagare sulle segnalazioni di rari coaguli di sangue. La raccomandazione del comitato consultivo del CDC ha affermato che il legame tra i coaguli di sangue e il vaccino COVID di J&J era «plausibile», ma ha concluso che i benefici del vaccino superano i rischi e ha raccomandato l’uso per le persone di età pari o superiore a 18 anni negli Stati Uniti in base all’ Autorizzazione all’Uso di Emergenza della FDA.

J&J ha affermato che non è stata stabilita una chiara relazione causale tra il vaccino e i coaguli di sangue

 

J&J ha affermato che non è stata stabilita una chiara relazione causale tra il vaccino e i coaguli di sangue.

 

 

I ricercatori individuano ictus nei giovani adulti dopo l’iniezione di AstraZeneca

primi casi di occlusione arteriosa di grandi vasi in giovani adulti legati al vaccino di AstraZeneca sono stati descritti in dettaglio per la prima volta in una lettera pubblicata online sul Journal of Neurology Neurosurgery & Psychiatry.

 

tre casi, uno dei quali fatale, si sono verificati in due donne e un uomo tra i 30 e i 40 anni che hanno sviluppato caratteristiche di trombocitopenia immune trombotica indotta dal vaccino (VITT), reazione associata al vaccino AstraZeneca.

 

I primi casi di occlusione arteriosa di grandi vasi in giovani adulti legati al vaccino di AstraZeneca sono stati descritti in dettaglio per la prima volta in una lettera pubblicata online sul Journal of Neurology Neurosurgery & Psychiatry

«Questi sono i primi rapporti dettagliati sull’ictus arterioso ritenuto causato da VITT dopo il vaccino COVID AstraZeneca, sebbene l’ictus sia stato menzionato in precedenza nei dati VITT», ha dichiarato l’autore principale, il dott. David Werring, professore di neurologia clinica presso lo Stroke Research Centre, University College London Queen Square Institute of Neurology, a Medscape Medical News.

 

«La VITT si presenta più comunemente come CVST (trombosi del seno venoso cerebrale) che è un ictus causato da una trombosi venosa; questi casi stanno dimostrando che può anche provocare ictus da una trombosi arteriosa», ha spiegato Werring.

 

Werring ha notato che i rapporti non aggiungono nulla al rischio/beneficio complessivo del vaccino, poiché descrivono solo tre casi. «La VITT è molto seria, ma il beneficio del vaccino supera ancora i suoi rischi», ha detto.

 

Il primo caso, una donna di 35 anni, ha manifestato mal di testa intermittenti sul lato destro e intorno agli occhi per sei giorni dopo la vaccinazione. Cinque giorni dopo, si è svegliata con una sensazione di sonnolenza e debolezza al viso, al braccio e alla gamba sinistri.

 

La risonanza ha mostrato che la donna aveva un’arteria cerebrale mediana destra bloccata con infarto cerebrale e coaguli nella vena porta destra. Ha subito un intervento chirurgico al cervello per ridurre la pressione nel cranio, rimozione e sostituzione del plasma e trattamento con anticoagulante e fondaparinux, ma ha subito la morte del tronco cerebrale e successivamente è deceduta.

Il primo caso, una donna di 35 anni, ha manifestato mal di testa intermittenti sul lato destro e intorno agli occhi per sei giorni dopo la vaccinazione. Cinque giorni dopo, si è svegliata con una sensazione di sonnolenza e debolezza al viso, al braccio e alla gamba sinistri

 

Il secondo caso, una donna di 37 anni, si è presentata con cefalea, confusione, debolezza al braccio sinistro e perdita della vista sul lato sinistro 12 giorni dopo la vaccinazione con AstraZeneca. La risonanza ha mostrato l’occlusione di entrambe le arterie carotidi, nonché coaguli di sangue nei polmoni e nel cervello. È migliorata clinicamente con il trattamento.

 

Il terzo caso si è verificato in un uomo di 43 anni che si è presentato 21 giorni dopo la vaccinazione con problemi del linguaggio. La risonanza ha mostrato un coagulo nell’arteria cerebrale mediana sinistra. È stato curato e le sue condizioni rimangono stabili.

 

I ricercatori hanno affermato che i giovani pazienti che si presentano con ictus ischemico dopo aver ricevuto il vaccino di AstraZeneca dovrebbero essere urgentemente valutati per la VITT.

 

 

Un uomo dell’Ontario muore per un coagulo di sangue «raro ma reale» dopo la prima dose di AstraZeneca

Un uomo dell’Ontario sulla quarantina è morto dopo aver ricevuto la prima dose del vaccino AstraZeneca, hanno confermato i funzionari della sanità pubblica.

 

Un uomo dell’Ontario sulla quarantina è morto dopo aver ricevuto la prima dose del vaccino AstraZeneca, hanno confermato i funzionari della sanità pubblica

La dottoressa Barbara Yaffe, responsabile medico sanitario associato dell’Ontario, ha affermato che la sua morte è oggetto di indagine, ma l’uomo soffriva di VITT.

 

«Mentre le indagini sono in corso e la causa finale della morte deve ancora essere determinata ufficialmente, è stato confermato che l’individuo aveva la VITT al momento della sua morte», ha dichiarato la Dott.ssa Yaffe. «I rischi associati a questo vaccino sono rari, ma sono reali».

 

L’ufficiale medico capo dottor David Williams ha limitato le vaccinazioni AstraZeneca alle persone che non hanno ancora ricevuto la prima dose a partire dall’11 maggio a causa di un tasso di coaguli di sangue superiore al previsto.

 

 

La Grecia indaga su quattro casi di coaguli di sangue dopo l’inoculazione di AstraZeneca

Una donna greca di 63 anni è morta per coaguli di sangue dopo la vaccinazione con AstraZeneca. Il caso è stato uno dei quattro oggetti d’indagine dell’Organizzazione nazionale per i medicinali (EOF) per una potenziale correlazione tra il vaccino di AstraZeneca e rari coaguli di sangue, secondo il Greek City Times.

Una donna greca di 63 anni è morta per coaguli di sangue dopo la vaccinazione con AstraZeneca

 

Sempre in Grecia, una donna di 44 anni è in gravi condizioni dopo aver subito la VITT. Il suo caso è stato il secondo evento scoperto dall’EOF per essere collegato al vaccino, secondo il Greek Reporter.

 

Un terzo caso di coagulazione del sangue ha visto protagonista un uomo di 35 anni di Creta che ha avuto due coaguli di sangue dopo aver ricevuto il vaccino di AstraZeneca. L’uomo è stato ricoverato in ospedale dopo aver riportato un coagulo alla gamba pochi giorni dopo aver ricevuto l’iniezione. Ha avuto un secondo coagulo di sangue nel cervello durante il ricovero in ospedale

 

Come riportato da The Defender il 7 aprile, le autorità di regolamentazione europee hanno confermato un «possibile legame» tra il vaccino COVID di AstraZeneca e i coaguli di sangue «molto rari», ma hanno concluso che i benefici del vaccino superano ancora i rischi.

 

Le autorità di regolamentazione europee hanno confermato un «possibile legame» tra il vaccino COVID di AstraZeneca e i coaguli di sangue «molto rari», ma hanno concluso che i benefici del vaccino superano ancora i rischi

L’EMA non ha raccomandato limitazioni nell’uso del vaccino in base all’età, al sesso o ad altri fattori di rischio, ma ha affermato che i casi di coagulazione del sangue dopo la vaccinazione «dovrebbero essere» elencati come un possibile effetto collaterale, secondo una dichiarazione rilasciata dal comitato per la sicurezza dell’agenzia.

 

Il vaccino AstraZeneca non è ancora autorizzato per l’uso negli Stati Uniti.

 

 

Megan Redshaw

 

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

 

© 27 maggio 2021, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

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Big Pharma

Dirigenti di Big Pharma: «I bambini non dovrebbero farsi vaccinare contro il COVID a causa di ripercussioni sconosciute». Video con telecamera nascosta

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Due funzionari di Johnson & Johnson hanno ammesso a Project Veritas in un video sotto copertura che i bambini non dovrebbero assumere il vaccino COVID in parte a causa dei suoi potenziali effetti collaterali a lungo termine.

 

Project Veritas, un progetto di giornalismo di inchiesta che si serve di telecamere nascoste, ha mostrato un filmato in cui due dirigenti di Johnson & Johnson ammettono che i bambini non hanno bisogno del loro vaccino.

 

«È un bambino, non sai cosa potrebbe succedere. Non qualcosa di così sconosciuto in termini di ripercussione successive, no?» afferma uno dei due dipendenti del colosso farmaceutico.

 

«È un bambino, un fottuto bambino, ok? Non dovrebbero fare il vaccino a un fottuto vaccino!».

 

 

L’altro dipendente, uno scienziato ammette pure che «non farebbe molta differenza» in termini di mitigazione della pandemia se i bambini non fossero vaccinati per il COVID.

 

Lo scienziato ad un certo punto arriva a suggerire che nessuno dovrebbe fare il vaccino di COVID del suo datore di lavoro.

 

«Non fare il vaccino Johnson & Johnson [COVID]…  però io non te l’ho detto».

 

 

 

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Big Pharma

Terza dose contro il parere scientifico. Per il CEO di Pfizer è «un’ottima decisione»

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Il CEO di Pfizer Albert Bourla ha elogiato il direttore dell’ente americano per il controllo delle epidemie (CDC), la dottoressa Rochelle Walensky, per aver approvato le iniezioni di richiamo del vaccino COVID in contrasto le raccomandazioni di due importanti comitati consultivi scientifici.

 

Boula ha definito la mossa della Walensky come «un’ottima decisione».

 

«In fondo, penso che la decisione che hanno preso sia molto buona e non vediamo l’ora di poter vaccinare tutte queste persone meravigliose in modo da poter porre fine a questa pandemia», ha detto Bourla al canale ABC.

 

Gli è stato dunque chiesto della questione della priorità alla somministrazione di vaccini alle persone con dosi iniziali piuttosto che a quelle a cui andrebbe somministrato il richiamo.

 

«Penso che non sia nemmeno la cosa giusta cercare di risolverlo con un “o” quando puoi risolverlo con un “e”… Non è che dobbiamo somministrare solo dosi di richiamo o somministrare solo dosi primarie ad altre persone. Penso che la risposta dovrebbe essere: diamo entrambi».

 

Cioè, più vaccini Pfizer per tutti.

 

Il direttore CDC Walensky aveva annullato l’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) della sua agenzia sulle dosi di richiamo, che aveva votato contro la somministrazione di dosi di richiamo

«Penso che non sia giusto decidere se approvare o meno le terze dosi in base ad altri criteri diversi dalla necessità delle terze dosi», ha aggiunto Bourla.

 

Venerdì, la Walensky aveva annullato l’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) della sua agenzia sulle dosi di richiamo, che aveva votato contro la somministrazione di dosi di richiamo ai lavoratori più giovani a rischio.

 

«Sono sorpresa che la dottoressa Walensky abbia annullato uno dei quattro voti dell’ACIP oggi, e credo che lo saranno anche altri», ha dichiarato al New York Times la dottoressa Yvonne Maldonado, esperta di malattie infettive del comitato .

 

La Walensky ha anche snobbato la raccomandazione del comitato consultivo sui vaccini e sui prodotti biologici correlati della Food and Drug Administration (FDA), che ha votato 16-2 per non sostenere il programma di iniezione delle dosi di richiamo di Biden tranne che per gli individui più a rischio di età superiore ai 65 anni.

 

La decisione della terza  dose nel Bel Paese non ha seguito gli  iter di discussione sopracitati; soprattutto, pare che nessuno, nel CTS o nei partiti di governo e opposizione, abbia preso nota del fatto che vi sono autorità scientifiche americane (il Paese di provenienza del vaccino…) che si stanno opponendo alla terza dose.

Si prevede che Pfizer guadagnerà circa 26 miliardi di dollari dalla distribuzione delle dosi suppletive nei soli Stati Uniti.

 

Questa cifra potrebbe salire ora che il capo del CDC Walensky è andata contro i pareri scientifici approvando i vaccini di richiamo dell’azienda farmaceutica.

 

Pareri scientifici che, se qualcuno non lo ha notato, in Italia non sono stati minimamente presi in considerazione.

 

La decisione della terza  dose nel Bel Paese non ha seguito gli  iter di discussione sopracitati; soprattutto, pare che nessuno, nel CTS o nei partiti di governo e opposizione, abbia preso nota del fatto che vi sono autorità scientifiche americane (il Paese di provenienza del vaccino…) che si stanno opponendo alla terza dose.

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Vaccini, esperimenti umani e Big Pharma: il romanzo profetico di Le Carré

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La notizia c’è, eccome: l’Intitute Hospitalo-Universitaire Méditerranée Infection di Marsiglia ha pregato il professor Didier Raoult di accomodarsi all’uscita. In altre parole: un importante istituto universitario francese di medicina mette alla porta il suo direttore, il quale, dettaglio non trascurabile, è uno dei microbiologi e virologi più importanti su scala globale.

 

Oppure bisogna dire che la notizia ci sarebbe, ma non vale più di venti righe in cronaca? Sorge questo dubbio dato che per il mondo dell’informazione mainstream sembra non sia accaduto nulla o, addirittura, che tutto stia procedendo come deve procedere anche se con qualche fastidioso fisiologico sussulto.

 

O, ancora, la notizia non c’è proprio? E forse per la vulgata vaccinista planetaria è davvero così, poiché il professor Raoult, pioniere della cura anti-COVID tramite idrossiclorochina, critico delle misure restrittive in atto nella Francia vaccinista e vaccinata, allergico al potere delle case farmaceutiche, non poteva sperare in altro epilogo della sua carriera. «Il suo profilo – ci informano le autorità competenti – non è più compatibile con le sue funzioni per le sue prese di posizione sul COVID-19». 

 

Per quanto mi riguarda, ritengo che la notizia sia talmente grossa che nessun aspirante collega potrebbe negarla senza essere bocciato da un’onesta commissione d’esame di giornalismo. Ma, oggi più che mai, anche questo mestiere è costretto a vivere di paradosso e, se uno lo vuole fare bene e con coscienza, deve andare a caccia di non-notizie, di fatti che il potere vuole occultare all’intelligenza ancora in piedi tra le rovine.

 

Da questo punto di vista, il licenziamento del professor Raoult può essere considerato un caso di scuola poiché riassume tre elementi fondanti del totalitarismo sorto sulla narrazione di una pandemia quanto meno anomala: l’arbitrio assoluto del potere, la compiuta deriva religiosa della scienza, il denaro necessario a sostenere l’uno e l’altra. Tutto questo va poi collocato dentro al delirio di onnipotenza tecnologico e informatico, ma questo è un capitolo ulteriore che affronteremo in un altro momento.

 

L’impudica irruzione di potere, scientismo e denaro nella vicenda di un uomo che ha cercato di fare il suo lavoro di medico e ricercatore mi ha convinto definitivamente a trarre dallo scaffale un libro di cui avevo in animo di parlare da qualche tempo, Il giardiniere tenace.

Si tratta di un romanzo di John Le Carré, il genio letterario che ha portato la scrittura spionistica dentro la speculazione metafisica sulla condizione dell’uomo contemporaneo

 

Si tratta di un romanzo di John Le Carré, il genio letterario che ha portato la scrittura spionistica dentro la speculazione metafisica sulla condizione dell’uomo contemporaneo e ne ha individuato la tragedia nella mancanza di strumenti, quand’anche vi fosse la volontà, per distinguere il vero dal falso. Le molteplici identità della spia, le sue molteplici appartenenze, le molteplici verità di cui si fa serva e spacciatrice costituiscono e insieme sono frutto di un generale quadro di menzogna in cui non vi è altra luce che quella gettata dalla potenza dell’arbitrio.

 

Il giardiniere tenace, da cui è stato tratto il film The Constant Gardener – La Cospirazione, è uscito nel 2001 e, anche se non è dichiarato dall’autore, trae spunto dal Contenzioso di Kano. La non complottista Wikipedia, che fornisce un ampio resoconto della vicenda, introduce la questione così:

 

Con l’espressione contenzioso di Kano si fa riferimento ad un insieme di casi giudiziari che vedono coinvolta la multinazionale farmaceutica Pfizer in seguito ad alcuni eventi accaduti nel 1996, quando – nel corso di una grave epidemia nella città di Kano, in Nigeria – diversi bambini furono oggetto di una sperimentazione umana non autorizzata. Tale sperimentazione non era stata preventivamente concordata né con le competenti autorità nigeriane, né con i genitori. Gli interventi riguardarono bambini malati di meningite da meningococco, cui fu somministrata trovafloxacina – un antibiotico sperimentale – invece della ben più documentata terapia a base di ceftriaxone. Secondo le accuse mosse alla Pfizer, i decessi e le lesioni gravi registratisi in seguito alla sperimentazione sarebbero imputabili al protocollo usato; a sua difesa, la multinazionale sostiene che il proprio farmaco è risultato efficace almeno quanto la migliore terapia disponibile all’epoca dei fatti. L’intera vicenda venne alla ribalta dell’opinione pubblica dopo un’inchiesta del Washington Post del dicembre 2000,[1] suscitando un notevole clamore a livello internazionale. Ad oggi il caso è oggetto di due controversie legali, una negli Stati Uniti ed una in Nigeria. Agli episodi di Kano è ispirata la trama del romanzo Il giardiniere tenace di John le Carré, dal quale è stato tratto anche un adattamento cinematografico.

 

«Esiste una tendenza da parte degli studenti, nonché di molti medici, a trattare la letteratura medica con eccessivo rispetto e a dare per scontato che le notizie che appaiono su riviste importanti come “Lancet” e “New England Journal of Medicine” siano indiscutibili»

E ora veniamo al Giardiniere tenace.

 

La trama, a differenza di altri romanzi di Le Carré è lineare e semplice da seguire. Tessa Quayle, giovane avvocato, militante per la difesa dei diritti umani in Africa e moglie del diplomatico Justin Quayle in servizio presso l’Alto Commissariato Britannico in Kenya viene brutalmente uccisa in circostanze misteriose. Il marito, un appassionato di giardinaggio, applica la tenacia del suo hobby alla ricerca della verità sulla morte della moglie. Tessa aveva scoperto che la multinazionale farmaceutica KVH Karel Vita Hudson, grazie alla collaborazione dell’istituto medico universitario canadese Dawes Hospital, ha messo a punto un farmaco contro la tubercolosi denominato Dypraxa e, tramite la società inglese House of ThreeBees, lo sta testando tacitamente e abusivamente in Kenya corrompendo autorità locali e del Regno Unito. Per questo, capisce Justin Quayle, la donna è stata assassinata assieme al medico con il quale stava indagando.

 

Di seguito, evidenziati in corsivo e introdotti da brevissime spiegazioni, trovate alcuni brani del romanzo di Le Carré che di questi tempi sarebbe un peccato lasciare inoperosi  sullo scaffale di una libreria. Siccome si tratta di fiction, mi sono permesso di nerettare i passi che mi hanno colpito con più violenza. Una libertà che baratto volentieri con l’invito a leggere e diffondere il libro, edito in Italia da Mondadori.

 

 

I vangeli della nuova religione

Nel corso delle ricerche, Justin Quayle, scopre nell’archivio della moglie Tessa documenti dai risvolti inquietanti:

 

 «Nelle università corrompere è ancora più facile che negli ospedali: cattedre, laboratori, borse di studio per la ricerca e chi più ne ha più ne metta»

Estratti da riviste mediche specializzate che, in termini più o meno oscuri e opportunamente obliqui, magnificano gli effetti del nuovo farmaco Dypraxa, la sua “assenza di mutagenicità” e “lunga emivita nelle cavie”. Estratti dall’“Haiti Journal of Health Sciences” che avanzano caute riserve sul Dypraxa, firmati da un medico pakistano che ha condotto prove cliniche sul farmaco in una clinica universitaria di Haiti. Sottolineata in rosso da Tessa la frase “potenzialmente tossico”, possibile comparsa di insufficienza epatica, emorragie interne, vertigini, lesioni al nervo ottico. Estratti dal numero successivo della medesima rivista, in cui una serie di luminari dalle lunghe e altisonanti qualifiche contestano l’articolo del medico pakistano citando trecento casi clinici, accusandolo di “scarsa obiettività” e “atteggiamento irresponsabile nei confronti dei malati” e scagliando generici anatemi su di lui. (Nota scritta a mano da Tessa: “Questi opinion-leader tanto obiettivi lavorano tutti per la KVH, che opera tramite ‘commissioni itineranti’ profumatamente pagate per individuare le ricerche più promettenti nel campo delle biotecnologie in tutto il mondo”).

 

 

Il dio-scienza e i suoi profeti

Dagli appunti di Tessa Quayle:

 

Ove presentano i risultati negativi della sperimentazione, lo fanno su riviste specializzate sconosciute e non sulle testate più importanti… di conseguenza l’eventuale smentita di risultati positivi pubblicati precedentemente non ha la stessa diffusione

Esiste una tendenza da parte degli studenti, nonché di molti medici, a trattare la letteratura medica con eccessivo rispetto e a dare per scontato che le notizie che appaiono su riviste importanti come “Lancet” e “New England Journal of Medicine” siano indiscutibili. Tale ingenua fede nei “vangeli clinici” è forse incoraggiata dallo stile dogmatico adottato da molti autori, in maniera tale che le incertezze intrinseche in qualsiasi lavoro di ricerca spesso non vengono messe sufficientemente in luce… (Nota di Tessa: “Gli articoli sono commissionati dalle case farmaceutiche, anche sulle cosiddette riviste prestigiose”). Per quanto concerne gli interventi delle case farmaceutiche ai congressi scientifici e la pubblicità, bisogna essere ancora più scettici… è troppo facile mancare di obiettività… (Nota di Tessa: “Secondo Arnold, le grosse case farmaceutiche spendono miliardi per comprarsi medici e ricercatori che pompino i loro prodotti. Birgit dice che la KVH ha recentemente donato cinquanta milioni di dollari a un’importante clinica universitaria statunitense, oltre a pagare stipendi e rimborsi spese per tre primari e sei ricercatori.

 

 

Il dio-scienza e i suoi adepti

Sempre dalle note di Tessa Quayle:

 

Nelle università corrompere è ancora più facile che negli ospedali: cattedre, laboratori, borse di studio per la ricerca e chi più ne ha più ne metta. ‘È sempre più difficile trovare opinioni scientifiche non comprate’ dice Arnold”.) Ancora Stuart Pocock: … c’è sempre il rischio che gli autori vengano convinti a dare maggior enfasi ai risultati positivi di quanto la realtà effettivamente giustifichi. (Nota di Tessa: “A differenza del resto della stampa mondiale, le riviste farmaceutiche non amano pubblicare cattive notizie”). Ove presentano i risultati negativi della sperimentazione, lo fanno su riviste specializzate sconosciute e non sulle testate più importanti… di conseguenza l’eventuale smentita di risultati positivi pubblicati precedentemente non ha la stessa diffusione. 

 

«Una delle case farmaceutiche più importanti del mondo ha messo centinaia di pazienti a rischio di infezioni letali trascurando di fornire informazioni di importanza cruciale a sei ospedali coinvolti in una campagna di sperimentazione su scala nazionale»

Molti trial non hanno le caratteristiche strutturali necessarie a fornire una valutazione obiettiva della terapia. (Nota di Tessa: “Sono fatte apposta per dimostrarne la validità, non per metterla in discussione, e pertanto peggio che inutili”). Talvolta alcuni autori raccolgono appositamente dati atti a dimostrarne la validità… (Nota di Tessa: “Atti a distorcerne i risultati”.) Estratto dal «Sunday Times» di Londra dal titolo CASA FARMACEUTICA METTE A RISCHIO I PAZIENTI CON SPERIMENTAZIONI IN OSPEDALE pesantemente sottolineato da Tessa e presumibilmente fotocopiato o faxato ad Arnold Bluhm, visto che portava l’annotazione: Arnie, hai VISTO questo?! Una delle case farmaceutiche più importanti del mondo ha messo centinaia di pazienti a rischio di infezioni letali trascurando di fornire informazioni di importanza cruciale a sei ospedali coinvolti in una campagna di sperimentazione su scala nazionale”. 

 

 

Il dio-scienza vive di menzogna

Dagli appunti di Tessa Quayle:

 

“Appunti personali di Tessa. Memorandum. Una scioccante citazione dalla rivista “Time”, circondata di punti esclamativi e con due buchetti agli angoli in corrispondenza delle puntine con cui l’aveva appesa in bacheca, in uno stampatello visibile dall’altra parte della stanza per chiunque avesse occhi per vedere e non distogliesse lo sguardo. Un terrificante universale per dargli ulteriore spinta nella sua ricerca del particolare: IN 93 TRIAL CLINICI I RICERCATORI HANNO RISCONTRATO 691 REAZIONI NEGATIVE, MA NE HANNO RIFERITE SOLTANTO 39 ALL’ISTITUTO NAZIONALE DELLA SANITÀ USA”. 

 

 

Il dio-scienza si ciba di umanità

Dagli appunti di Tessa Quayle:

 

«I colossi farmaceutici statunitensi cercano di prolungare la durata dei loro brevetti in maniera da mantenere il monopolio e i prezzi da capogiro e usare il Dipartimento di stato per spaventare il Terzo Mondo, impedendogli di produrre gli equivalenti generici dei prodotti di marca a un decimo del costo» 

Gran parlare di “Idra farmaceutica americana” e “Capitale abietto”, un articolo frivolo che arrivava da chissà dove intitolato L’ANARCHIA È TORNATA DI MODA. Justin clicca di nuovo e trova sotto accusa la parola “umanità”. Appena la sente pronunciare, Tessa va su tutte le furie. Le basta sentirla, confida a Bluhm via e-mail, evidentemente in vena di confidenze, perché le venga voglia di impugnare una pistola. Ogni volta che sento una casa farmaceutica giustificare le proprie azioni sulla base di Umanità, Altruismo, Doveri verso il genere umano, mi viene da vomitare e non perché sono incinta, ma perché nello stesso tempo leggo che i colossi farmaceutici statunitensi cercano di prolungare la durata dei loro brevetti in maniera da mantenere il monopolio e i prezzi da capogiro e usare il Dipartimento di Stato per spaventare il Terzo Mondo, impedendogli di produrre gli equivalenti generici dei prodotti di marca a un decimo del costo. 

 

 

Il dio-scienza si nutre di denaro

Dagli appunti di Tessa Quayle:

 

Un suo amico ha in cura alcuni casi gravi nell’area di Brooklyn, e dice che le statistiche sono già spaventose. Negli Stati Uniti, nei quartieri sovrappopolati dove vivono le minoranze etniche, l’incidenza è in continuo aumento. O, in un linguaggio comprensibile alle borse di tutto il mondo: se l’andamento del mercato della TBC seguirà le previsioni, ci saranno da rastrellare milioni e milioni di dollari e ad accaparrarseli sarà proprio il Dypraxa, sempre che dalle prove generali condotte in Africa non emergano controindicazioni gravi.

 

 

L’industria farmaceutica dimentica Dio (quello vero)

Birgit, responsabile della Hippo, organizzazione che denuncia gli abusi compiuti dalle case farmaceutiche, soprattutto nel Terzo Mondo, parla con Justin Quayle:

 

Fece una pausa, rendendosi conto che stava parlando troppo, ma Justin non desiderava che cambiasse argomento. “La moderna industria farmaceutica ha solo sessantacinque anni. Vi lavorano anche persone per bene e ha compiuto miracoli dal punto di vista umanitario e sociale, ma la sua coscienza collettiva non è ancora sviluppata. Lorbeer scrive che le case farmaceutiche hanno voltato le spalle a Dio. Fa molti riferimenti biblici che io non capisco. Forse perché non capisco Dio”. 

 

 

Sovvenzione & Repressione

Da un colloquio tra Justin Quayle e Amy, archivista del Dawes Hospital e amica di Lara, la studiosa che ha messo a punto il Dypraxa e si è poi opposta alla sua diffusione avendone scoperto gli effetti collaterali:

 

«Se apri bocca, ti tolgono lo stipendio, ti cacciano dal lavoro e dalla città»

Amy: “La Karel Vita imperversa e la Dawes ubbidisce ciecamente. Ha dato un primo contributo di venticinque milioni di dollari per un nuovo laboratorio di biotecnologia e gliene ha promessi altri cinquanta. Non sono bruscolini nemmeno per una massa di imbecilli senza cervello ma pieni di soldi come la Karel Vita. E, se fanno i bravi, chissà quanto li foraggeranno ancora. Come si fa a resistere?”. “Be’, almeno si prova” disse Amy. “Se non provi neanche, ce l’hai nel culo”. “Ce l’hai nel culo sia che ci provi, sia che non ci provi. Se apri bocca, ti tolgono lo stipendio, ti cacciano dal lavoro e dalla città. Parlare liberamente qui può costare moltissimo, caro il mio signor Quayle, più di quanto la maggior parte di noi si può permettere”

 

 

Corruzione & Falsificazione

Dal colloquio tra Justin Quayle e Lara, la ricercatrice che ha messo a punto il Dypraxa:

 

«Alcuni effetti collaterali erano deliberatamente nascosti. Se ne trovavano, riscrivevano immediatamente il protocollo in maniera che non comparissero più»

“Dopo due anni ho fatto una brutta scoperta. La sperimentazione della KVH era una truffa. I trial non erano studiati in maniera scientifica, ma apposta per poter lanciare sul mercato il farmaco il prima possibile. Alcuni effetti collaterali erano deliberatamente nascosti. Se ne trovavano, riscrivevano immediatamente il protocollo in maniera che non comparissero più”. “Quali erano questi effetti collaterali?”. Tono professorale, caustico e arrogante. “Nel periodo della sperimentazione scorretta, ne sono stati osservati pochi. Questo anche per via dell’entusiasmo della Kovacs e di Lorbeer e del fatto che i centri medici e gli ambulatori del Terzo Mondo volevano a tutti i costi risultati positivi. Dei trial parlavano bene anche le riviste mediche, per bocca di stimati professori che si guardavano bene dallo sbandierare i propri lucrosi rapporti con la KVH. In realtà gli articoli venivano scritti a Vancouver o a Basilea e soltanto firmati dagli illustri luminari. Accennavano al fatto che il farmaco avesse controindicazioni per una percentuale trascurabile di donne in età fertile. Si erano verificati disturbi della vista e qualche decesso, ma grazie a un’abile manipolazione delle date non rientravano nel periodo della sperimentazione”. “Ci sono mai state lamentele?”. Quella domanda la fa arrabbiare. “E di chi? Dei medici e paramedici del Terzo Mondo che facevano soldi con la sperimentazione?”. 

 

 

Uomini & cavie

Dal colloquio di Justin Quayle con Lara:

 

“No, non mi sono lamentata. Ho protestato. Con forza. Quando ho scoperto che il Dypraxa veniva dato per sicuro e non in fase di sperimentazione, sono intervenuta a un meeting scientifico dell’università denunciando nei dettagli la posizione immorale della KVH. E questo non mi ha resa popolare. Il Dypraxa è un buon farmaco, il problema non è questo. Il problema è triplice”. Alza tre dita affusolate. “Uno: gli effetti collaterali vengono deliberatamente nascosti per motivi di lucro. Due: le popolazioni più povere del mondo vengono usate come cavie da quelle più ricche. Tre: un dibattito scientifico legittimo su questi problemi è impossibile a causa delle intimidazioni delle case farmaceutiche”.

 

 

Lucrare necesse est

Dal colloquio di Justin Quayle con Lorbeer, addetto alla diffusione del Dypraxa in crisi di coscienza. Qui Lorbeer usa l’esempio di un vecchio farmaco contro la malaria per mostrare come viene utilizzato a scopo di lucro.

 

“Quei bastardi vendono questo stesso farmaco da trent’anni, ormai. A che cosa serve? Per la malaria. E sa perché ha trent’anni, Peter? Dovrebbe venire la malaria a qualcuno di New York, uno di questi giorni: allora vedrà se non troveranno una cura in fretta!”. Prende un’altra scatola con le mani che, come la voce, gli tremano di sacra indignazione. “Questa generosa e filantropica industria farmaceutica del New Jersey ha regalato il suo prodotto ai paesi poveri e affamati del mondo, okay? Le case farmaceutiche hanno bisogno di essere amate, perché altrimenti si spaventano e diventano tristi”. E pericolose, pensa Justin, ma non ad alta voce. “Perché l’ha regalato? Glielo dico io, va’: perché siccome adesso ne producono uno migliore, questo è diventato inutile. Così regalano agli africani quello vecchio a sei mesi dalla scadenza e per la loro generosità ottengono uno sgravio fiscale di qualche milione di dollari. A parte il fatto che risparmiano qualche altro milione di dollari sui costi di magazzino e di distruzione di vecchi farmaci che non possono più vendere. E tutti gli dicono: ‘Ma guarda che bravi”. Azionisti compresi’”.

 

 

Il denaro alimenta il potere e il potere alimenta il denaro

Sandy Woodrow, dell’Alto Commissariato Britannico spiega a Justin Quayle perché l’inchiesta condotta da sua moglie doveva essere insabbiata e il documento prodotto distrutto:

 

«Su qualcuno i farmaci bisogna ben sperimentarli, no? Voglio dire, chi si sceglie, perdio? La Harvard Business»

Justin riformulò la domanda come se dovesse farsi capire da uno straniero o da un bambino. “Hai pensato di chiedere a Pellegrin perché bisognava distruggere il documento?”. “Due ordini di motivi, secondo Bernard. Tanto per cominciare erano in gioco degli interessi britannici. Dobbiamo difendere ciò che ci appartiene”. “E tu gli hai creduto?” chiese Justin e di nuovo dovette aspettare che Woodrow arginasse un’altra ondata di lacrime. “Ho creduto alla storia della ThreeBees. Certo che ci ho creduto. Punta di diamante dell’imprenditoria inglese in Africa. Gioiello della Corona. Curtiss, cocco dei leader africani, che distribuisce tangenti a destra, a sinistra e al centro ed è una delle grandi risorse del paese. Per di più è nella manica di metà del governo di Sua Maestà, il che non guasta”. “E l’altro ordine di motivi?”. “La KVH. Quelli di Basilea hanno avanzato l’ipotesi di aprire un grande stabilimento chimico nel Galles meridionale e un altro in Cornovaglia nel giro di tre anni. Più un terzo in Irlanda del Nord. Per portare benessere e prosperità nelle nostre zone depresse. Ma se partiamo in quarta sul Dypraxa, si tirano indietro”. “Partiamo in quarta?”. “Il farmaco era ancora in fase di sperimentazione. E lo è tuttora, in teoria. Se avvelena gente che sarebbe morta comunque, che problema c’è? Nel Regno Unito il Dypraxa non aveva ancora l’autorizzazione ministeriale, quindi su quello si poteva stare tranquilli, no?”. Woodrow era di nuovo battagliero. Stava facendo appello a un professionista, a un collega. “Voglio dire, Cristo, Justin. Su qualcuno i farmaci bisogna ben sperimentarli, no? Voglio dire, chi si sceglie, perdio? La Harvard Business School?”. Stupito di non ottenere l’appoggio di Justin su quella bella argomentazione, ne azzardò un’altra. “Voglio dire, Gesù, non spetta al ministero degli Esteri britannico pronunciarsi sulla sicurezza dei farmaci non autoctoni, ti pare? Deve agevolare l’industria britannica, non anadre in giro a raccontare che una società inglese sta avvelenando i suoi clienti in Africa. Conosci le regole del gioco. Non siamo pagati per avere il cuore tenero. In un modo o nell’altro quella gente morirebbe comunque”. 

 

 

Questa è fiction. E la realtà?

l termine del romanzo, nella «Nota dell’autore», Le Carré tiene a dire che l’Alto Commissariato Britannico di Nairobi non è come lo ha descritto nella sua storia, che il Dypraxa non è mai esistito, cosi come anche la KVH e i vari altri istituti citati. Riferimenti a persone e fatti realmente accaduti sono del tutto casuali.. Ma poi dice anche:

«La sopravvivenza della BUKO è resa ancora più necessaria dal fatto che le opinioni in campo medico vengono insidiosamente e metodicamente corrotte dai colossi farmaceutici. E la BUKO non solo mi ha aiutato moltissimo, ma mi ha invitato a tessere le lodi delle case farmaceutiche corrette»

 

La BUKO Pharma-Kampagne di Bielefeld, in Germania – da non confondere con la Hippo del romanzo – è un’organizzazione finanziariamente indipendente e a corto di personale i cui componenti si battono con lucidità e competenza per denunciare gli abusi che le case farmaceutiche compiono, soprattutto nel Terzo Mondo. Se siete in vena di generosità, vi invito a mandare loro un contributo per aiutarli a proseguire nella loro opera. La sopravvivenza della BUKO è resa ancora più necessaria dal fatto che le opinioni in campo medico vengono insidiosamente e metodicamente corrotte dai colossi farmaceutici. E la BUKO non solo mi ha aiutato moltissimo, ma mi ha invitato a tessere le lodi delle case farmaceutiche corrette. (…)

 

Sia il dottor Paul Haycock, veterano dell’industria farmaceutica internazionale, sia Tony Allen, grande conoscitore dell’Africa e consulente farmaceutico dotato di occhi e di cuore, mi hanno aiutato e dato consigli, informazioni e allegria, sopportando con buona grazia i miei attacchi contro la loro categoria – come peraltro l’ospitalissimo Peter, che preferisce rimanere modestamente nell’ombra. Alle Nazioni Unite ho ricevuto una mano da parecchie persone schiette. Nessuna di loro sapeva che cosa cercavo, ma credo sia opportuno non farne i nomi. (…)

 

Nel descrivere le tribolazioni di Lara nel capitolo diciotto, mi sono ispirato a numerosi casi, avvenuti in particolare nel continente nordamericano, di ricercatori medici di grande competenza che hanno osato dissentire dalle opinioni dei loro finanziatori e che per questo hanno subito umiliazioni e persecuzioni. Il punto non è se i loro scomodi risultati fossero corretti o meno. In gioco c’è il conflitto tra coscienza individuale e interessi delle società, il diritto elementare dei medici di esprimere opinioni scientifiche autonome e il loro dovere di informare i pazienti sui rischi che ritengono associati ai trattamenti prescritti.

 

FINE 

 

O è solo l’inizio?

 

 

Alessandro Gnocchi

 

 

Articolo previamente apparso su Ricognizioni

 

Immagine screenshot da YouTube

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