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Genetica

Zanzare, gene-drive e future pandemie

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Renovatio 21 pubblica il comunicato del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

 

Nel corso dell’estate 2023 gli italiani hanno avuto modo di sperimentare la multiforme pervasività delle restrizioni imposte dall’agenda emergenziale che le élites finanziarie globali stanno attuando al di sopra e al di là dei governi nazionali e delle loro dichiarazioni di intenti, talvolta di pura facciata.

 

Esempio eclatante di tale pervasività è offerto dall’entrata in vigore del Digital Service Act (DSA) che concretizzerà i peggiori incubi orwelliani attribuendo alla Commissione europea – ossia a un organo che di fatto non risponde ad alcuno –  l’autorità per esercitare non solo il potere di censurare le informazioni trasmesse per via digitale, ma anche di decidere l’attendibilità delle fonti relative e dunque di creare una verità unica da propalare: ciò che, se da una parte costituisce un macroscopico attentato alla libertà d’espressione e d’informazione, dall’altra ha il merito di rendere evidente, a chi ha occhi per vedere, l’incolmabile divario che separa ogni atto della Commissione Europea dal modello consolidato di democrazia.

 

Tuttavia, più che dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la principale minaccia alla libertà e alla vita stessa dei cittadini europei deriverà – come sempre – dagli sviluppi della biomedicina e delle biotecnologie.

 

Dopo la cosiddetta campagna vaccinale anti-COVID, centrata sull’impiego di terapie geniche suscettibili di interagire con il DNA umano e la sua espressione e di produrre effetti avversi imprevedibili nel breve come nel lungo periodo, e proprio per questo funzionali agli interessi dell’industria farmaceutica, le élites di cui sopra hanno concentrato l’attenzione sul gene-drive, ossia sulla tecnica di biologia sintetica in grado di aumentare il tasso di ereditarietà di una determinata caratteristica genetica all’interno di una popolazione, allo scopo principale di ridurre la popolazione medesima. (1)

 

Note anche come genetic extinction technologies (2), le tecniche di gene-drive interferiscono in modo particolarmente incisivo con le leggi naturali e determinano rischi per la biodiversità, l’ecosistema e la stessa vita umana di cui non è possibile apprezzare compiutamente la portata, tenuto conto dell’incertezza scientifica che circonda le modalità e i risultati sperimentali, da una parte, e dell’ampiezza delle maglie della normativa internazionale rilevante, dall’altra. (3)

 

L’esempio più noto in tal senso è quello relativo alle zanzare portatrici del patogeno responsabile della malaria – malattia prevenibile mediante l’assunzione di farmaci di uso consolidato – che vengono geneticamente modificate allo scopo di determinare la loro auto-estinzione e, con esse, la scomparsa della malattia: è ovvio, infatti, che il primo dei due esiti attesi (l’estinzione delle zanzare), pur essendo presentato come un risultato positivo, determina di fatto una riduzione della diversità biologica e collide con la disciplina internazionale concernente la responsabilità e i risarcimenti per i casi di danno alla biodiversità, di cui al Protocollo di Nagoya-Kuala Lumpur del 2010.

 

L’esempio delle zanzare si rivela particolarmente efficace alla luce delle notizie che imputano a questo insetto la diffusione di alcune rare patologie in habitat molto diversi da quelli d’origine, come nel caso della febbre Dengue in Lombardia e in Toscana e del virus Usutu in Sardegna (5). È infatti ragionevole prevedere che casi del genere, insieme ad altri opportunamente enfatizzati da certa stampa (6), offriranno il destro agli stakeholders per esercitare azioni di pressione sulle autorità politiche, a tutti i livelli, affinché le tecniche di gene-drive siano indicate come le sole in grado di affrontare efficacemente le crisi sanitarie che potrebbero derivare dalla diffusione delle patologie richiamate. (7)

 

Anche da questo punto di vista il gene-drive apre una nuova fase: se, in passato, il ricorso alle biotecnologie poggiava su considerazioni di natura essenzialmente economica, oggi il consenso che circonda la biologia sintetica deriva, più che dalla convergenza di interessi finanziari (8), dal primato assunto nella società contemporanea dalla tecno-scienza e dalla biopolitica.

 

È in questo senso che va interpretata, ad esempio, la singolare decisione con cui la Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità, tenutasi a Cancun nel dicembre 2016, ha respinto la proposta di moratoria sul gene-drive, ossia su una tecnica che ha tra i suoi scopi dichiarati proprio la riduzione della diversità biologica.

 

Altrettanto significative appaiono, nella prospettiva indicata, le dichiarazioni di organismi che, pur definendosi etici, non esitano a ossequiare la capacità del gene-drive «di … estinguere altre specie in modo mirato, rapido, efficace e quasi automatico» e costruiscono nuovi paradigmi culturali a esso funzionali affermando che il fine primario del progresso scientifico non è più «la conoscenza fine a sé stessa, ma la riduzione delle sofferenze umane». (10)

 

Sulla scorta di tali viatici, e stante l’indeterminatezza della nozione di «sofferenza umana», gli stakeholders avranno buon gioco nel giustificare l’impiego delle tecniche di gene-drive allo scopo di modificare geneticamente zanzare (o altri insetti ematofagi e in prospettiva anche acari, artropodi, mammiferi quali i pipistrelli o qualsiasi altro vettore utile) per veicolare a distanza – superando al volo le resistenze di critici e dubbiosi – vaccini e terapie destinati a salvare l’umanità da grandi flagelli e future pandemie. (11)

 

Ma si può andare ancora oltre, perché nulla esclude che in futuro il gene-drive sarà utilizzato per modificare geneticamente vettori in grado di diffondere agenti patogeni al fine di innescare – secondo una versione aggiornata di guerra batteriologica – quella drastica riduzione dell’umanità che taluni reputano necessaria allo scopo di limitare le emissioni antropiche di CO2 e assicurare così la stabilità del clima a vantaggio dei fortunati (scelti da chi?) che sopravviveranno.

 

Ricordando che fin dal 2018 l’Unione europea ha definito «grande flagello» qualsiasi «malattia prevenibile da vaccino», indipendentemente dalla sua gravità, e ha raccomandato agli Stati di attuare «un approccio alla vaccinazione sull’intero arco della vita» (12), c’è da chiedersi quanti, in buona fede, e soprattutto dopo l’affaire COVID, si sentirebbero di escludere scenari biopolitici come quelli appena descritti. 

 

In vista di questi e altri possibili sviluppi, il CIEB sollecita il pubblico a prendere coscienza:

 

  •  dell’autoreferenzialità del progresso tecnologico e del fatto che la convergenza delle tecnologie (ingegneria genetica, biologia sintetica, nanotecnologie, bioinformatica, robotica, etc.) è finalizzata, più che a svolgere funzioni di utilità sociale, a concentrare ulteriore potere nelle mani dei soggetti che già oggi controllano la vita di miliardi di individui regolando l’accesso alle fonti primarie della sopravvivenza, ossia alle risorse alimentari e sanitarie;

 

  • del fatto che le tecniche di gene-drive suscitano macroscopici dilemmi etici in quanto volte a riprogrammare le caratteristiche genetiche degli organismi viventi allo scopo esplicito di estinguere intere specie, creando al contempo ex novo sistemi biologici artificiali le cui proprietà e funzionalità costituiranno – in una rinnovata prospettiva eugenetica – invenzioni biotecnologiche coperte da brevetto;

 

  • del fatto che, al di là delle ottimistiche e rassicuranti dichiarazioni degli stakeholders, l’accesso alle eventuali applicazioni biomediche di queste invenzioni sarà non solo rischioso, ma anche costoso e discriminatorio e quindi in contrasto con i principi bioetici di beneficenza, non maleficenza e giustizia;

 

  • del fatto che, curiosamente, solo una parte del mondo scientifico viene interpellata e coinvolta dagli stakeholder – e conseguentemente dai media e dalla politica – nella definizione dei rischi collegati alle tecniche in parola e delle relative strategie di governance.

 

Il CIEB, inoltre, chiede al Governo italiano di valutare se le tecniche di gene-drive integrino le fattispecie vietate dai trattati internazionali sulle armi di distruzione di massa, con specifico riferimento alla Convenzione di Washington, Mosca e Londra sulle armi biologiche del 1972 e alla Convenzione di Parigi e New York sulle armi chimiche del 1993, e, nel caso, di adottare i provvedimenti necessari.

 

Il CIEB, infine, invita il Governo e i media italiani a promuovere finalmente un dibattito pubblico trasparente e oggettivo sui rischi suscitati dalle tecniche di gene-drive, che coinvolga in particolare ricercatori scevri da conflitti di interesse e svincolati da schieramenti (bio)politici.  

 

 

CIEB, 31 agosto 2023

 

 

NOTE

1)  A differenza delle biotecnologie, che utilizzano organismi viventi per degradare o trasformare materie prime allo scopo di ottenere determinati prodotti, la biologia sintetica mira a ridisegnare i circuiti metabolici e genetici degli organismi viventi per costruire ex novo strutture, funzionalità e interi organismi artificiali, non esistenti in natura: a tali scopi la biologia sintetica interagisce con la bioingegneria, la biologia computazionale, la bioinformatica e la robotica. In via generale e introduttiva delle problematiche che saranno esaminate nel presente Parere, si ricorda che le tecniche di gene-drive, oggetto di sperimentazione da circa vent’anni, sono state e sono ampiamente finanziate dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), l’agenzia del Dipartimento della difesa del governo degli Stati Uniti d’America incaricata di sviluppare nuove tecnologie per uso militare.

2)  Altra espressione fortemente evocativa degli scopi del gene-drive è Genocidal Genes (geni genocidi). Per una rassegna dei rischi suscitati dalla tecnica in parola, di cui si dirà di seguito nel testo, si veda l’appello contro il gene-drive intitolato A Call for Conservation with a Conscience: No Place for Gene Drives in Conservation lanciato dal gruppo internazionale di scienziati impegnato nella prevenzione dell’Erosione dei diritti, nel controllo delle Tecnologie invasive e nel monitoraggio della Concentrazione di potere finanziario (ETC Group) fondato, tra gli altri, dalla celebre etologa Jane Goodall. L’appello in questione è riportato in https://www.etcgroup.org/files/files/final_gene_drive_letter.pdf

3)  Il riferimento è ai protocolli addizionali alla Convenzione sulla diversità biologica firmata a Rio de Janeiro nel 1992, ossia al Protocollo di Cartagena del 2000 sulla biosicurezza e al Protocollo di Nagoya del 2010 sull’accesso alle risorse genetiche e l’equa condivisione dei benefici derivanti dal loro utilizzo, nonché al Protocollo di Nagoya-Kuala Lumpur del 2010, addizionale al citato Protocollo di Cartagena, in materia di responsabilità e risarcimenti in caso di danno alla biodiversità. 

4) Recentemente, il «Polo GGB (Genomica, genetica e biotecnologie)» di Terni (…) ha annunciato di essere riuscito a modificare geneticamente, in laboratorio, le zanzare Anopheles portatrici del protozoo Plasmodium responsabile della malaria, allo scopo di determinarne l’estinzione. Senza nulla togliere alla veridicità di questi annunci, va ricordato che pochi anni fa dichiarazioni relative ad analoghe sperimentazioni si sono rivelate fallaci e fonte di contenziosi legali, come nel caso del progetto di rilascio nelle isole Cayman di zanzare Aedes aegypti geneticamente modificate: cfr. https://biosafety-info.net/articles/agriculture-organisms/insectsmicroorganisms/cayman-islands-abandons-failed-gm-mosquito-project/. A ciò si aggiunga l’eventualità che le zanzare geneticamente modificate sopravvivano alla programmata estinzione e trasmettano il gene-drive alle generazioni successive, o ad altre specie, provocando effetti imprevedibili nel lungo periodo, quali la resistenza a determinati farmaci: cfr. J. Cotter-D. Perls, Gene-edited organisms in agriculture: Risks and unexpected consequences, in https://foe.org/wp-content/uploads/2018/09/FOE_GenomeEditingAgReport_final.pdf. Del resto, la storia degli interventi dell’uomo sugli equilibri naturali è costellata di macroscopici errori, tra cui può ricordarsi il tentativo compiuto alla fine degli anni Cinquanta nella Cina di Mao Zedong di sterminare passeri e topi per salvaguardare i raccolti, che invece causò una carestia senza precedenti e decine di milioni di morti: https://www.vanillamagazine.it/la-campagna-di-sterminio-del-passero-in-cina-fu-tra-le-cause-del-peggior-disastro-ambientale-della-storia-1/

5) Cfr. https://milano.repubblica.it/cronaca/2023/08/24/news/virus_dengue_nuovi_casi_lombardia_screening_castiglione_adda-412170391/, nonché https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2023/08/28/zanzare-positive-al-virus-usutu-a-oristano-primo-caso-del-2023_f60191f0-159f-4126-81c1-9e2d926370f7.html

6) È il caso della presunta endemizzazione della febbre del Nilo in Piemonte e in Emilia Romagna: https://www.rainews.it/tgr/piemonte/articoli/2023/08/febbre-del-nilo-13-casi-in-piemonte-con-due-morti-6ec732e4-6207-4535-9a53-04d0c44169f5.html

7) Per una panoramica degli orientamenti in materia cfr. A. Kelsey-D. Stillinger-T. Binh Pham-J. Murphy-S. Firth-R. Carballar-Lejarazù, Global Governing Bodies: A Pathway for Gene Drive Governance for Vector Mosquito Control, in https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7470596/, nonché M. Mohanti, What if we used mosquitoes to vaccinate people? Japan actually did, In https://www.indiatimes.com/technology/science-and-future/mosquitoes-vaccination-carriers-japan-study-538324.html.

8) Secondo alcune stime, il settore svilupperà un volume di affari di circa 85 miliardi di dollari entro il 2030.

9) Cfr. https://www.pologgb.com/gene-drive-la-commissione-un-sulla-biodiversita-respinge-la-moratoria/.

10) Cfr. il parere del Comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi intitolato «Gene-drive e responsabilità ecologica», in https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/da-non-perdere/malaria-e-zanzare-il-gene-drive-funziona.

11) A proposito dell’abusato termine «pandemia», è il caso di ricordare che di esso non esiste una definizione unanimemente condivisa, né sul piano medico né su quello giuridico, e che la stessa identificazione dei suoi elementi costitutivi (cause, estensione geografica, gravità) resta a tutt’oggi controversa. 

12) Cfr. il Parere n. 7 del CIEB riportato in https://www.ecsel.org/wp-content/uploads/2022/03/VII-Parere-del-CIEB.pdf.

 

 

Il testo ufficiale del presente Parere è pubblicato sul sito: www.ecsel.org/cieb

 

 

 

 

 

Renovatio 21pubblica questo comunicato per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Genetica

23andMe ha ottenuto un risarcimento di 46,8 milioni di dollari per i dati genetici rubati

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I profili genealogici e i dati familiari di quasi sette milioni di persone, rubati nel 2023 e dispersi sul dark web, hanno ora un valore di 46,8 milioni di dollari, stabilito da un tribunale. Un amministratore fallimentare del Missouri ha approvato il fondo mercoledì, definendo così le principali pretese nei confronti della società un tempo nota come 23andMe e ora operante con il nome di Chrome Holding Co. Lo riporta Reclaim The Note.

 

Ciò che gli hacker hanno rubato non può essere ripristinato. Una password viene cambiata dopo una violazione e una carta di credito rubata viene bloccata nel giro di poche ore. La tua ascendenza e il tuo background etnico non cambiano, così come la rete di parenti a cui sei collegato, che espone persone che non si sono mai iscritte a nulla.

 

Le stime di ascendenza, le relazioni familiari previste, gli anni di nascita e i luoghi autodichiarati che hanno raccolto sono sufficienti per identificare una persona e le persone a lei imparentate, e queste informazioni rimangono valide per tutta la vita.

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Questi sono i dati che 23andMe non è riuscita a proteggere, a partire da aprile 2023 e per circa cinque mesi, prima che l’azienda rivelasse l’intrusione in un post sul blog di ottobre.

 

Gli hacker hanno riutilizzato le credenziali di accesso ottenute da precedenti violazioni su altri siti, infiltrandosi in una piccola parte di account i cui proprietari avevano riciclato le proprie password. Da lì, il danno si è esteso a DNA Relatives, una funzionalità opzionale creata per consentire agli utenti di trovare parenti genetici. L’hacker ha raggiunto 5,5 milioni di profili DNA Relatives e ha estratto informazioni su altri 1,4 milioni di persone che utilizzavano uno strumento chiamato Family Tree, trasformando una funzionalità pensata per favorire la connessione in una mappa di chi è imparentato con chi.

 

Le vittime che hanno presentato denuncia si divideranno 32,5 milioni di dollari del fondo, con risarcimenti individuali che vanno dai 50 ai 10.000 dollari per danni straordinari come furto d’identità e cure per problemi di salute mentale.

 

L’amministratore ha finora risolto oltre 255.860 richieste di risarcimento e migliaia sono ancora in sospeso. I restanti 14,29 milioni di dollari vanno a Kroll, la società che gestisce le richieste, e circa 13 milioni di dollari di questa somma sono stati coperti da polizze di cyberassicurazione di Allied World, Houston Casualty di Tokio Marine, Landmark American di Berkshire Hathaway e assicuratori di Lloyd’s. Le persone i cui dati sono stati esposti si assumono il rischio permanente e le compagnie assicurative si fanno carico della maggior parte del costo.

 

I ricorrenti avevano chiesto 48 miliardi di dollari. L’amministratore ha optato per una cifra di diversi ordini di grandezza inferiore, citando la sentenza di un tribunale federale secondo cui un precedente accordo da 30 milioni di dollari era «ragionevole alla luce della grave situazione finanziaria della società».

 

L’amministratore ha definito il risultato un «esito equo» che evita ulteriori contenziosi e rispecchia quanto l’azienda può effettivamente pagare. La cifra finale è inferiore di 3,25 milioni di dollari al limite massimo di 50 milioni di dollari autorizzato dal giudice Brian Walsh lo scorso gennaio.

 

Il danno non è mai stato distribuito in modo uniforme. Dopo la violazione, raccolte di profili rubati sono emerse e sono state messe in vendita sul dark web. I dati genealogici, suddivisi per etnia e offerti agli acquirenti, rappresentano un tipo di esposizione che nessun risarcimento può annullare.

 

Come riportato da Renovatio 21, i dati rubati dalla società di test genetici 23andMe sono stati resi disponibili per essere venduti online prenderebbero di mira specificamente gli utenti con origini ebraiche ashkenazite.

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La società che ha raccolto tutti questi dati è in gran parte scomparsa. 23andMe ha presentato istanza di fallimento ai sensi del Chapter 11 nel marzo 2025, ha venduto la maggior parte delle sue attività per oltre 300 milioni di dollari ed è stata riacquistata dalla co-fondatrice Anne Wojcicki, nonostante le obiezioni delle autorità di regolamentazione.

 

La California ha tentato di bloccare la vendita, sostenendo che il suo Genetic Information Privacy Act richiedeva il consenso esplicito prima che i dati genetici potessero essere trasferiti, ma ha perso la causa. Alla fine di maggio, lo stato ha citato in giudizio Chrome Holding Co. per non aver protetto i dati dei clienti fin dall’inizio. La società di comodo continua a cambiare nome.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2018, 23andMe ha annunciato una partnership con GlaxoSmithKline, consentendo al colosso farmaceutico di utilizzare i risultati dei test di cinque milioni di clienti per sviluppare nuovi farmaci in cambio di un investimento di 300 milioni di dollari. L’accordo è stato prorogato fino a luglio 2023 per ulteriori 50 milioni di dollari.

 

La CEO di 23andMe Anne E. Wojcicki, è l’ex moglie del cofondatore di Google Sergej Brin. Nel 2007, Google ha investito 3,9 milioni di dollari nella società, insieme a Genentech, che è considerata la prima società biotecnologica al mondo grazie allo sfruttamento del DNA ricombinante e la creazione dell’insulina sintetica nel 1978.

 

Nel febbraio 2021, 23andMe ha annunciato di aver stipulato un accordo definitivo per la fusione con la società di acquisizione speciale di Richard Branson, VG Acquisition Corp, in una transazione da 3,5 miliardi di dollari. La società risultante dalla fusione è stata rinominata 23andMe Holding Co. e ha iniziato ad essere quotata alla borsa NASDAQ il 17 giugno 2021 con il simbolo «ME»

 

La sorella Susan Wojcicki , ora defunta, è stata fino a poco fa CEO di YouTube, che è di proprietà di Google.

 

I dati genetici raccolti privatamente sulla popolazione hanno reso in grado le autorità americane di catturare autori di assassini anche di quaranta e passa anni fa. Il caso più noto è quello del Golden State Killer, preso grazie al fatto che, con la cosiddetta genomica di consumo (servizi di analisi genetica al consumatore come 23andMe, che è solo uno degli attori del settore) molti americani hanno uploadato su un server il loro profilo genetico, rendendo rintracciabili anche i loro parenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Commisione di Intelligence USA ha dichiarato che i test DNA commerciali potrebbero essere utilizzati nella produzione di bioarmi personalizzate, cioè la creazione di sistemi di offesa in grado di colpire una singola persona o un particolare gruppo famigliare, etnico etc.

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Genetica

Accelerati i piani per le sperimentazioni genetiche della rigenerazione dentale

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Nel 2023, l’azienda farmaceutica giapponese Toregem Biopharma ha annunciato di aver scoperto un nuovo metodo per inibire un gene responsabile della soppressione della crescita dei denti, aprendo la strada a una prospettiva rivoluzionaria in odontoiatria, fino ad allora ritenuta impossibile. Lo riporta Futurism.   L’obiettivo è, usando alterazioni genetiche delle quali pare non esservi più pudore, far crescere nuovi denti vivi per sostituire quelli danneggiati, un’idea radicale in un settore che in genere offre opzioni limitate oltre alle protesi mobili o agli impianti.   «Il nostro obiettivo finale è offrire una soluzione clinica avanzata e scientificamente fondata per la crescita di denti derivati ​​dai tessuti stessi del paziente», ha dichiarato all’epoca Honoka Kiso, presidente di Toregem. «L’idea di far crescere nuovi denti è il sogno di ogni dentista», ha dichiarato Katsu Takahashi, co-fondatore e ricercatore principale, al quotidiano giapponese The Mainichi nello stesso anno.   Ora, l’azienda ha raccolto circa 5,3 milioni di dollari nel suo ultimo round di finanziamento, il che le consentirà di «accelerare ulteriormente lo sviluppo clinico», secondo un comunicato stampa, compresi i piani per una sperimentazione clinica di Fase 2 con partecipanti umani in Giappone.

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Il comunicato stampa non ha fornito una tempistica precisa e Toregem è ancora nelle prime fasi di sviluppo del suo trattamento. Tuttavia, ci sono segnali che giustificano l’ottimismo. In uno studio del 2021, l’azienda ha dimostrato che il suo anticorpo neutralizzante può sopprimere una proteina, denominata USAG-1, che inibisce la crescita dei germi dentali. L’azienda ha affermato di essere riuscita a ripristinare i denti in topi nati senza denti a causa di una carenza di Runx2, un gene «interruttore principale» che svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo scheletrico e dentale.   In uno studio del 2024, l’azienda ha sostenuto che lo stesso approccio potesse funzionare anche sugli esseri umani. Uno studio clinico di Fase 1, condotto su partecipanti maschi adulti, ha testato la sicurezza del metodo lo scorso anno, ma i risultati finali sono ancora in sospeso.   Sebbene Toregem voglia immettere sul mercato il suo trattamento entro il 2030, gli esperti nutrono ancora alcuni dubbi sulla sua effettiva efficacia sugli esseri umani.   Innanzitutto, come ha dichiarato lo scorso anno a New Scientist Mary MacDougall, preside della facoltà di odontoiatria dell’Università della British Columbia, questo approccio potrebbe funzionare solo nei bambini, che possiedono ancora numerose cellule epiteliali dentali, fondamentali per lo sviluppo dei denti. Gli adulti, che hanno perso i denti e sono quindi privi di molte di queste cellule, potrebbero non avere la stessa fortuna. La MacDougalla ha inoltre sostenuto che indirizzare il farmaco ad agire specificamente su un singolo dente potrebbe non essere possibile, con il rischio di innescare una crescita dentale indesiderata su più denti.   Come previsto, dopo il COVID e il suo vaccino genico, c’è sempre meno pudore riguardo l’uso della genetica in campo biomedico: per farsi ricrescere i denti il pazient  deve sottoporsi ad una modificazione genica, non diversamente da quanto accaduto quando ha porto il deltoide alla siringa mRNA cui lo Stato lo aveva di fatto obbligato.  

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Genetica

Google si appresta a liberare 32 milioni di zanzare infette create tramite AI

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La California potrebbe presto diventare un banco di prova per uno dei progetti di salute pubblica più ambiziosi di Google. Il colosso tecnologico sta cercando l’approvazione federale per rilasciare fino a 32 milioni di zanzare trattate in modo speciale in California e Florida nei prossimi due anni, nell’ambito di un’iniziativa volta a ridurre la diffusione di malattie trasmesse dalle zanzare, tra cui il virus del Nilo occidentale, l’encefalite di St. Louis, la dengue, la Zika, la chikungunya e la febbre gialla.

 

Il progetto fa parte della poco conosciuta iniziativa «Debug »di Google, lanciata più di dieci anni fa per sviluppare nuove tecnologie finalizzate a ridurre le popolazioni di zanzare portatrici di malattie. Anziché rilasciare insetti che pungono, l’azienda prevede di liberare zanzare maschio infette da Wolbachia, un batterio presente in natura. Quando i maschi infetti si accoppiano con zanzare femmina selvatiche, la prole non sopravvive, contribuendo a sopprimere le popolazioni di zanzare nel tempo. Poiché solo le zanzare femmina pungono gli esseri umani, gli esperti affermano che i rilasci non aumenterebbero il numero di zanzare che pungono.

 

Google sostiene che l’Intelligenza Artificiale e i sistemi robotici saranno utilizzati per allevare, selezionare e rilasciare le zanzare su una scala sufficientemente ampia da rendere efficace la strategia.

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Le zanzare, quei minuscoli insetti ronzanti che spesso causano fastidio e preoccupazione agli esseri umani, potrebbero sembrare parassiti insignificanti. Tuttavia, è fondamentale riconoscere che le zanzare svolgono un ruolo inaspettato nel mondo naturale. Oltre al fastidio che provocano e alla loro capacità di trasmettere malattie, questi insetti sono cruciali per il mantenimento dell’equilibrio ecologico.

 

Sebbene le zanzare non siano comunemente riconosciute come impollinatori al pari di api o farfalle, alcune specie contribuiscono all’impollinazione delle piante. Le zanzare rappresentano anche una fonte di cibo vitale per numerosi organismi, svolgendo un ruolo significativo in diverse catene alimentari e interazioni ecologiche. Le larve di zanzara vengono consumate da pesci, anfibi e altri organismi acquatici.

 

Le zanzare adulte forniscono nutrimento a una vasta gamma di animali, tra cui uccelli, pipistrelli, libellule e ragni. Per molte di queste specie, le zanzare costituiscono una parte essenziale della loro dieta, soprattutto durante la stagione riproduttiva, quando il fabbisogno energetico è elevato. L’eliminazione delle zanzare dall’ecosistema potrebbe sconvolgere queste complesse reti trofiche, con potenziali effetti a cascata sull’intero ecosistema.

 

Le zanzare agiscono come filtri ecologici, prendendo di mira selettivamente determinati individui all’interno di una popolazione. Le zanzare femmine, gli insetti ematofagi responsabili della trasmissione di malattie, sono spesso attratte da ospiti specifici in base a diversi fattori come il calore corporeo, il movimento e la presenza di una porta. Selezionando preferenzialmente determinati individui, le zanzare influenzano indirettamente le dinamiche di popolazione e contribuiscono alla salute e al benessere generale delle popolazioni animali.

 

L’episodio si inserisce nella tratta che Renovatio 21 discute da anni: l’uso delle zanzare come nuova minaccia sanitaria globale, con conseguente accettazione collettiva della loro bioingegnerizzazione e il loro uso, per via della cosiddetta tecnica del gene drive, per fini che vanno dalla sterilizzazione della loro stessa specie alla possibilità di «vaccinare» la popolazione tramite punture di insetto parassita, con le zanzare a divenire elementi auto-operanti di un di medicalizzazione biotecnologica massiva in un mondo in cui il consenso della popolazione è divenuto totalmente obsoleto.

 

In Brasile era già stato avviato anni fa un programma di immissione di zanzare OGM contro la malaria, tuttavia, invece che estinguersi, gli insetti parassiti avrebbero sviluppato quello che si chiama un «vigore ibrido»: per eterogenesi dei fini, gli scienziati hanno ottenuto al contrario una razza ancora più forte di zanzare.

 

Rilasci di miliardi di zanzare geneticamente modificate sono stati programmati, nonostante le rimostranze dei residenti, in Florida e California, e, più di recente, alle Hawaii, con i cittadini a divenire, anche stavolta, cavie umane del grande progetto che coinvolge la tecnica del cosiddetto gene drive.

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finanziare il progetto interviene, praticamente sempre, la compagine di Bill Gates, anche se va riconosciuto che il progetto coinvolge anche il Pentagono (protagonista di vari progetti di militarizzazione degli insetti) e contava fra i suoi sostenitori, ancora anni fa, anche Google.

 

Renovatio 21 da almeno un lustro ritiene la storia delle zanzare bioingegnerizzate – alle quali, ricordiamo en passant, lavorava anche il neo-onorevole professor Andrea Crisanti – come uno dei temi centrali del futuro prossimo.

 

Zanzare sterilizzate per via genetica, zanzare alterate per diventare creature vaccinatrici: il catalogo frankensteiniano che riguarda questi parassiti è vasto e impressionante, e, crede Renovatio 21, prelude a ciò che succederà all’uomo.

 

Il confine tra operazione biomedica ed arma biologica, anche nel caso del piano per le zanzare OGM, diviene davvero labile.

 

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