Connettiti con Renovato 21

Armi biologiche

LSD ai soldati e altre storie

Pubblicato

il

 

 

Il Dr. James S. Ketchum, psichiatra dell’esercito che negli anni Sessanta condusse esperimenti con LSD e altri allucinogeni usando soldati volontari come soggetti dei test nell’ambito di ricerche segrete sulle sostanze chimiche in grado di annebbiare le menti degli avversari, è morto il 27 maggio nella sua casa di Peoria, Arizona, all’età di 87 anni. Ne dà notizia il Times.

 

Decenni prima della firma di un accordo tra 190 nazioni che ha proibito l’uso delle armi chimiche, il Dr. Ketchum aveva affermato che le droghe ricreative favorite dalla controcultura potevano essere usate per confondere piccole unità dell’esercito nemico, e che una «nuvola di confusione» psichedelica poteva stordire interi reggimenti in modo più etico, evitando le esplosioni e la propagazione di acciaio nell’aria causati dalle armi convenzionali.

Le droghe ricreative favorite dalla controcultura potevano essere usate per confondere piccole unità dell’esercito nemico, e che una «nuvola di confusione» psichedelica poteva stordire interi reggimenti in modo più etico

 

Per quasi un decennio condusse questi studi all’Edgewood Arsenal, isolato centro per le armi chimiche appartenente all’Esercito a Chesapeake Bay, vicino Baltimora, dove migliaia di soldati sono stati drogati. Alcuni vennero trovati mentre farfugliavano di oggetti inesistenti, toglievano ossessivamente le lenzuola o vagavano in preda a deliri onirici. Alla richiesta di sottoporsi a test di logica, alcuni non riuscivano a smettere di ridere.

 

A volte erano necessari giorni prima che gli effetti svanissero e anche allora, scrisse il Dr. Ketchum nelle sue memorie autopubblicate, molti mostravano aggressività e paure irrazionali. Fece costruire stanze imbottite per evitare che si ferissero, ma capitava che qualcuno riuscisse a scappare. Alcuni soldati distrussero l’arredamento o minacciarono i commilitoni, immaginando di scappare da orde di ratti o assassini.

 

«In base a come vengono usate, l’idea della armi chimiche è ancora la migliore per me, come modo per neutralizzare il nemico», dichiarò il Dr. Ketchum al New York Times durante un’intervista nel 2016, mezzo secolo dopo i suoi esperimenti rivoluzionari. «Sono più umani delle armi tradizionali ancora in uso, se solo il pubblico superasse il blocco psicologico della paura delle armi chimiche».

«In base a come vengono usate, l’idea della armi chimiche è ancora la migliore per me, come modo per neutralizzare il nemico. Sono più umani delle armi tradizionali ancora in uso, se solo il pubblico superasse il blocco psicologico della paura delle armi chimiche».

 

Laureato alla Cornell Medical School, si unì all’Esercito ed effettuò il tirocinio e la pratica negli ospedali militari durante gli anni Cinquanta, il Dr. Ketchum era diventato un credente convinto nella guerra chimica non letale quando aveva pressoché terminato la formazione medica e, nel 1961, colse al volo l’occasione di partecipare al Medical Research Volunteer Program a Edgewood Arsenal, edificio costruito durante la prima Guerra Mondiale, quando il cloro e il gas mostarda avevano decimato le truppe.

 

Il programma di ricerca, un progetto della Guerra Fredda, non era collegato ai famosi esperimenti sul controllo della mente effettuati dalla CIA negli anni Cinquanta, nei quali l’LSD veniva testata su cittadini inconsapevoli. Iniziò la sua carriera come un ricercatore semplice, poi il Dr. Ketchum venne promosso a capo della psicofarmacologia, capo della ricerca clinica e capo delle scienze comportamentali, progettando e gestendo tutti i programmi di ricerca.

 

Gli investigatori militari affermano che circa 5.000 soldati siano stati sottoposti alle ricerche durante l’incarico del Dr. Ketchum a Edgewood, e che nessuno è morto o rimasto ferito in modo grave durante gli esperimenti. L’esercito decretò la fine dei test a base di droga negli anni Settanta, concludendo che l’uso di agenti chimici per stordire i nemici, specialmente su larga scala, era impraticabile.

Gli investigatori militari affermano che circa 5.000 soldati siano stati sottoposti alle ricerche durante l’incarico del Dr. Ketchum a Edgewood

 

Nella sua autobiografia, Chemical Warfare Secrets Almost Forgotten: A Personal Story of Medical Testing of Army Volunteers (2006), il Dr. Ketchum affermò di aver abbracciato il programma nella speranza di sviluppare armi chimiche in grado di alterare la mente per salvare vite e limitare le menomazioni sul campo di battaglia.

 

«Lavoravo a una nobile causa. Lo scopo della ricerca era trovare un’alternativa a bombe e proiettili».

 

I detrattori affermarono che i soggetti dei test erano spinti a candidarsi con offerte di denaro extra, congedi per il fine settimana e la promessa di incarichi meno gravosi, e che erano stati convinti a firmare liberatorie per ogni esperimento in cui si minimizzavano i rischi e le conseguenze delle droghe somministrate. Ma il Dr. Ketchum insistette sul fatto che i soggetti, selezionati per eliminare dalla ricerca i consumatori abituali di stupefacenti e i criminali, erano a conoscenza di tutte le informazioni sulle metodologie e sui possibili effetti delle droghe, identificate solo con un codice.

 

«Eravamo in un periodo molto teso con l’Unione Sovietica – disse il Dr. Ketchum in un’intervista radiofonica citata dalla rivista The New Yorker nel 2012e circolavano informazioni, a volte accurate, altre volte meno, che stavano accumulando grandi quantità di LSD, probabilmente da utilizzare in situazioni di combattimento».

 

Mentre negli esperimenti si usavano le droghe ricreative popolari nella controcultura degli anni Sessanta, marijuana e derivati, mescalina e acido lisergico dietilammide, o LSD, molti soggetti venivano esposti a un composto più potente chiamato BZ (3-chinoclidinile benzilato), che provocava ansia, paranoia e allucinazioni.

Molti soggetti venivano esposti a un composto più potente chiamato BZ (3-chinoclidinile benzilato), che provocava ansia, paranoia e allucinazioni.

 

Per testare le reazioni dei soldati sotto l’influenza del BZ, nel 1962 il Dr. Ketchum fece costruire un modello di centro di comunicazione completamente attrezzato a Edgewood, una sorta di set hollywoodiano recintato. A un soldato venne somministrato un placebo, ma altri tre ricevettero diverse dosi della droga. Vennero chiusi tutti nel «centro per le comunicazioni» e per tre giorni ricevettero raffiche di ordini e messaggi che suggerivano di trovarsi sotto attacco.

 

Il Dr. Ketchum, che spesso filmava i suoi esperimenti con stile teatrale, battezzò lo scenario «Il weekend più lungo». Mentre le telecamere a colori nascoste riprendevano e gli allarmi di un imminente attacco chimico si intensificavano via radio, i soldati erano in preda al panico, indossarono le maschere antigas, tentarono di scappare e caddero in un delirio che durò fino a 60 ore. L’Esercito concluse che il BZ poteva stordire una piccola unità militare in uno spazio ristretto, e produsse scorte di bombe BZ grandi come palloni da pallavolo.

 

Per testare il BZ in situazioni di combattimento, il Dr. Ketchum sviluppò nel 1964 un gigantesco esperimento, con il nome in codice Project Dork, presso l’Army’s Dugway Proving Ground nello Utah, per determinare se le nubi di BZ potessero rendere inabili le truppe nemiche a 450 e a 900 metri. Impiegò soldati con elmetto e indumenti protettivi, due ospedali prefabbricati con tanto di infermiere e dottori, un generatore per creare le nubi di BZ e le telecamere per documentare il tutto.

 

«Cloud of Confusion», questo è il titolo del filmato in bianco e nero della durata di 45 minuti. Con Il mandarino meraviglioso di Bela Bartok come sottofondo, una nube bianca inghiottì i soldati mentre un narratore recitava: «E in questo deserto viene liberata questa nube cosicché gli uomini possano misurare le dimensioni del suo potere narcotico»

 

I soldati apparvero disorientati, vagando e scontrandosi nella confusione totale. Ma gli ufficiali dell’Esercito giudicarono il test come un fallimento poiché non c’era modo di controllare la nube allucinogena.

I soldati apparvero disorientati, vagando e scontrandosi nella confusione totale. Ma gli ufficiali dell’Esercito giudicarono il test come un fallimento poiché non c’era modo di controllare la nube allucinogena.

 

In congedo da Edgewood dal 1966 al 1968, il dr. Ketchum studiò alla Stanford University, girò documentari sulla sottocultura psichedelica di San Francisco e curò vittime di overdose nella clinica del quartiere di Haight-Ashbury.

 

Proseguì gli esperimenti anche dopo il rifiuto dell’Esercito di utilizzare sostanze allucinogene come armi durante la guerra del Vietnam. Lasciò Edgewood nel 1971, lavorò nelle postazioni militari in Texas e Georgia e si dimise dall’incarico di colonnello nel 1976 per tornare alla psichiatria civile.

 

Edgewood Arsenal oggi è un gruppo di edifici fatiscenti attaccati a un campo di addestramento militare, mentre i documenti sono custoditi al National Archives.

 

L’impiego del BZ nel periodo del Vietnam è la base di un inquietante film, Allucinazione perversa.

Continua a leggere

Armi biologiche

Vaiolo, il mistero delle fiale ritrovate. Cosa sta succedendo?

Pubblicato

il

Da

 

Il mondo delle epidemie e dei laboratori è appena stato scosso da un altro incredibile mistero.

 

Fiale di ciò che è stato etichettato come «vaiolo» sono state trovate in un congelatore di laboratorio a Filadelfia la settimana scorsa, scatenando una risposta immediata da parte dell’FBI e del CDC. Non si tratta di una cosa di poco conto: il vaiolo, considerato estirpato dal pianeta, ha ucciso negli anni milioni di esseri umani.

 

Il 17 novembre Yahoo News riporta che 15 «fiale discutibili» sono state trovate nel congelatore da laboratorio della Merck in Pennsylvania. 10 di esse sono etichettate come «Vaccinia» e le restanti cinque etichettate come Smallpox, «vaiolo».

 

Il misterioso ritrovamento delle fialette di vaiolo avviene praticamente negli stessi giorni in cui Bill Gates si mette a parlare di «Germ Games» e specificamente di… vaiolo

Tale è la gravità dell’accaduto che, secondo quanto riportato, la struttura sarebbe stata immediatamente chiusa.

«Non ci sono indicazioni che qualcuno sia stato esposto al piccolo numero di fiale congelate. Le fiale congelate etichettate come “vaiolo” sono state scoperte casualmente da un lavoratore di laboratorio mentre puliva un congelatore in una struttura che conduce ricerche sui vaccini in Pennsylvania “, ha detto a Yahoo News un portavoce del CDC».

«Il CDC, i suoi partner amministrativi e le forze dell’ordine stanno indagando sulla questione e il contenuto delle fiale sembra intatto. L’operatore di laboratorio che ha scoperto le fiale indossava guanti e una mascherina facciale. Forniremo ulteriori dettagli non appena disponibili», ha affermato il portavoce.

 

Non si tratta della prima volta. Nel 2014 un altro set di fiale fu scoperto nel Maryland. All’epoca scoprirono 6 fiale. Il CDC promise di testare e distruggerle. Erano riemerse per caso durante le pulizie in un magazzino del campus del National Institutes of Health (NIH) di Bethesda. Dissero che erano state «dimenticate».

 

Il Gates in un messaggio di pochi giorni prima mise insieme le parole «vaiolo» e «bioterrorismo»

Il vaiolo è considerato «eradicato» dal 1980 a seguito di una martellante campagna di vaccinazione globale. È ammesso che alcuni campioni vivi siano conservati in due soli luoghi, negli USA ad Atlanta (nella struttura del CDC chiamata VECTOR) e in Russia, nella città siberiana di Novosibirsk.

 

Il misterioso ritrovamento delle fialette di vaiolo avviene praticamente negli stessi giorni in cui Bill Gates si mette a parlare di «Germ Games» e specificamente di… vaiolo.

 

Il Gates in un messaggio di pochi giorni prima mise insieme le parole «vaiolo» e «bioterrorismo».

 

«Uno dice, OK, e se un bioterrorista portasse il vaiolo in 10 aeroporti? Sai, come reagirebbe il mondo a questo?» si è chiesto retoricamente il magnate di Seattle.

 

Bill Gates: «Ci sono epidemie causate naturalmente ed epidemie causate da bioterrorismo che potrebbero anche essere molto peggiori di quelle che abbiamo vissuto oggi e tuttavia, i progressi della scienza medica dovrebbero darci strumenti»

«Ci sono epidemie causate naturalmente ed epidemie causate da bioterrorismo che potrebbero anche essere molto peggiori di quelle che abbiamo vissuto oggi e tuttavia, i progressi della scienza medica dovrebbero darci strumenti».

 

Come riportato da Renovatio 21, Richard Hatchett, il CEO dell’ente vaccinale transnazionale fondato da Gates CEPI, ha svelato i progetti in via di realizzazione del vaccino universale in una recente intervista al Corriere della Sera, citando proprio il vaiolo.

 

«Abbiamo la prova che è possibile ottenere un vaccino universale per una famiglia virale, per esempio quello che usiamo contro il vaiolo protegge contro tutti i virus della famiglia degli Orthopoxvirus» aveva dichiarato Hatchett un po’ oscuramente. Stava insomma parlando di vaiolo in relazione al «supervaccino», che era il tema dell’intervista.

 

Ribadiamo che i lettori non possono non essere colpiti dal fatto che, parlando di bioterrorismo, Gates sia finito a parlare proprio il vaiolo.

 

Il 20 luglio 2018 Renovatio 21 pubblicava un articolo intitolato «Farmaco per il vaiolo approvato dalla FDA, solo una mossa contro il bioterrorismo?».

 

Oramai più di tre anni fa, 16 mesi prima della pandemia, Renovatio 21 scrivevamo che «negli ultimi mesi è impossibile non vedere come vi siano strani movimenti attorno al vaiolo».

Oramai più di tre anni fa, 16 mesi prima della pandemia, Renovatio 21 scrivevamo che «negli ultimi mesi è impossibile non vedere come vi siano strani movimenti attorno al vaiolo».

 

C’era già in ballo da un lustro la programmatica resurrezione in laboratorio del patogeno che di fatto rappresenta l’inizio della storia dei vaccini.

 

A fine 2017, alcuni ricercatori della Università di Alberta (Canada) hanno ricreato sinteticamente un virus simil-vaiolo, riportando in vita un ceppo pericolosissimo morto decenni fa. La notizia aveva destato molte polemiche. Alcuni critici hanno sottolineato come tale ricerca fosse inutile o addirittura dannosa: una forma sintetica del virus potrebbe finire nelle mani di terroristi, dissero.

 

Scriveva Renovatio 21:

 

«Le aree semantiche del terrorismo biologico e dei vaccini paiono interrelate in ogni articolo dei giornali internazionali; ma il motivo è presto detto: vi è una stretta relazione anche tra il business dell’informazione e quello della sanità che fornisce agli Stati le fialette a suon di miliardate. I casi vari dell’influenza aviaria dovrebbero bastare a rendere l’idea».

 

Il business dell’informazione e quello del controllo biologico hanno in comune una figura inevitabile: Bill Gates.

 

Bill Gates: «la prossima epidemia potrebbe avere origine sullo schermo del computer di un terrorista intenzionato a utilizzare l’ingegneria genetica per creare una versione sintetica del virus del vaiolo»

Il quale anni addietro aveva predetto che «la prossima epidemia potrebbe avere origine sullo schermo del computer di un terrorista intenzionato a utilizzare l’ingegneria genetica per creare una versione sintetica del virus del vaiolo».

 

Questa frase è stampata nella pagina «Chi siamo» del sito di una farmaceutica dell’Oregon, Siga Technologies di Corvallis, Oregon, una società privata che ha sviluppato un nuovo farmaco antivaiolo sotto un contratto federale di difesa biomedica.

 

Altre volte in questi tempi sono emerse storie di vaiolo. Quattro mesi fa la Cina avrebbe riportato la prima morte umana  per «Monkey B» – un virus chiamato anche vaiolo delle scimmie.

 

Chiediamo umilmente: cosa sta succedendo?

Ora la storia delle fialette misteriose. Abbandonate, dimenticate in un magazzino… Trovate contemporaneamente alle dichiarazioni di un miliardario onnipotente ossessionato dai vaccini.

 

Insomma: vaiolo, «bioterrorismo», Bill Gates che canta e ricanta.

 

Chiediamo umilmente: cosa sta succedendo?

 

 

 

 

Continua a leggere

Armi biologiche

La Turchia ha usato armi chimiche in «almeno 300 attacchi» nel Kurdistan, dice il PKK

Pubblicato

il

Da

 

Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews

 

 

La denuncia dei combattenti curdi, considerati terroristi dai turchi (e da parte dell’Occidente). I vertici del movimento chiedono, invano, una inchiesta internazionale. Fonte di AsiaNews: «Parte di verità», i luoghi montagnosi nel versante iracheno in cui si rifugiano «non possono essere attaccati con armi convenzionali». 

 

 

 

Nei suoi ripetuti attacchi contro i ribelli curdi rifugiati oltre-confine in territorio iracheno, la Turchia avrebbe utilizzato «in almeno 300 occasioni» (anche) armi chimiche nel colpevole silenzio della comunità internazionale, che non ha mai approfondito appelli e denunce. È quanto affermano i miliziani del Partito curdo dei lavoratori (PKK), obiettivo dei raid aerei di Ankara, che chiedono agli organismi internazionali di aprire un’inchiesta; i vertici dell’organizzazione invitano delegazioni indipendenti e istituzioni a visitare la regione del Kurdistan iracheno e ispezionare i tunnel scavati fra le montagne in cerca di prove.

 

Certo la denuncia, rilanciata da Opendemocracy, non si può definire «indipendente» ma altre voci confermerebbero un uso ambiguo delle armi da parte dell’esercito turco.

 

«Vi è una parte di verità» sottolinea ad AsiaNews una fonte autorevole nella regione curda, che chiede l’anonimato per motivi di sicurezza. «Per mesi – prosegue – si sono verificati pesanti scontri fra l’esercito di Ankara e il PKK nelle aree attorno a Erbil e nei pressi del confine con l’Iran, a Sulaymaniyya. I combattenti curdi usano le grotte nelle montagne, dalle parti di Qandil ci sarebbe una sorta di città, che non possono essere attaccate con armi convenzionali. Per questo avrebbero utilizzato i gas per stanare i miliziani e ne sarebbero morti tanti, compresi i loro familiari».

 

Nella denuncia i combattenti curdi chiedono alla comunità internazionale di visitare i tunnel e di verificare tracce di armi chimiche che ancora persistono sui sedimenti della roccia o di esaminare i cadaveri dei guerriglieri deceduti nelle offensive.

 

A conferma delle affermazioni, il PKK avrebbe pubblicato video e immagini scarti degli attacchi, parti dei corpi degli uccisi e testimonianze dei sopravvissuti, oltre a racconti della popolazione locale, anch’essa vittima delle violenze.

 

L’11 ottobre scorso la Mezopotamya News Agency, filo-curda, ha rilanciato la notizia di almeno 548 ricorse a cure mediche dopo un attacco nei pressi del loro villaggio da parte dell’aviazione turca. Le persone hanno riportato «eccessiva lacrimazione, visione alterata, mal di testa improvvisi, sangue dal naso e difficoltà respiratorie».

 

I vertici del Partito democratico del Kurdistan (KDP), che controllano la regione, avrebbero collaborato con funzionari turchi per far tacere le voci. Il 4 settembre un giornale vicino al KDP ha riferito di una famiglia vittima di un «sospetto attacco chimico» con il governo locale impegnato a soffocare l’inchiesta. In passato armi chimiche sarebbero state utilizzate in territorio siriano, negli anni più bui del conflitto.

 

Per i curdi è «scioccante» che queste denunce non siano sfociate nell’apertura di una inchiesta, o quantomeno una verifica a livello internazionale, soprattutto alla luce dei precedenti all’epoca dei raìs Saddam Hussein che ha utilizzato a più riprese armi chimiche.

 

In diverse occasioni, come è avvenuto il mese scorso in seguito alla richiesta formale di un parlamentare svedese, i vertici dell’Unione europea hanno respinto la richiesta di indagini sottolineando che il PKK è una «organizzazione coinvolta in attacchi terroristi» e oggetto di misure «punitive» di Bruxelles. Ecco perché oggi è necessaria una «indagine indipendente», sebbene sia difficile ottenere prove perché «Ankara blocca le indagini e sfrutta le poche pressioni delle organizzazioni internazionali».

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione Asianews e le sue campagne.

 

 

Renovatio 21 ripubblica questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Immagine di Kurdishstruggle via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0).

Continua a leggere

Armi biologiche

Dissidente PCC: la Cina ha liberato il COVID ai Giochi mondiali militari 2019

Pubblicato

il

Da

 

 

In una rivelazione scioccante che solleva serie dubbi sulla narrativa ufficiale sulle origini di COVID in Cina, nuove rivelazioni di un informatore del PCC in esilio affermano che gli agenti cinesi hanno diffuso il COVID durante un evento sportivo internazionale tenutosi a Wuhan nell’ottobre 2019.

 

Secondo questa timeline epidemica, esso è  considerabile il primo evento super-spreader. Vi parteciparono migliaia e migliaia di persone da una vastità di Paesi del mondo.

 

Si sarebbe trattato, quindi, del luogo e del momento ideale per lo scatenamento di una pandemia.

 

«Penso che il governo cinese avrebbe colto l’occasione per diffondere il virus durante i Giochi militari, poiché molti stranieri si sarebbero presentati lì»

Il dissidente del Partito Comunista Cinese Wei Jingsheng ha proposto una tesi davvero estrema. Egli afferma che gli agenti cinesi hanno deliberatamente diffuso il COVID durante questi giochi militari. La gola profonda PCC ha anche affermato di aver cercato di avvertire l’amministrazione Trump del COVID cinque mesi prima dell’inizio della pandemia.

 

Il torneo internazionale per atleti militari si è tenuto esattamente Wuhan, proprio dove i pazienti malati avrebbero iniziato a travolgere gli ospedali e, a guardare le immagini che arrivavano dalla cina, a morire in strada. Tutto questo nemmeno tre mesi dopo che Pechino aveva notificato l’epidemia all’OMS a Capodanno.

 

Dopo i giochi, sostiene Wei, alcuni dei 9.000 atleti che hanno partecipato si sono ammalati di una misteriosa malattia, inclusi atleti francesi, americani e tedeschi.

 

L’Italia ha forse dimenticato il caso dello schermidore Tagliariol. Lo spadista trevigiano, già oro a Pechino, era i Mondiali militari come aviere capo dell’Aeronautica militare distaccato nel gruppo sportivo. Nel maggio 2020 dichiarò: «ci siamo ammalati tutti, 6 su 6 nell’appartamento e moltissimi anche di altre delegazioni. Tanto che al presidio medico avevano quasi finito le scorte di medicine». «Ho avuto febbre e tosse per 3 settimane – dice lo spadista azzurro – e gli antibiotici non hanno fatto niente; poi è toccato a mio figlio e alla mia compagna. Non sono un medico, ma i sintomi sembrano quelli del COVID-19». Poi vi furono ritrattazioni e smentite.

 

«Penso che il governo cinese avrebbe colto l’occasione per diffondere il virus durante i Giochi militari, poiché molti stranieri si sarebbero presentati lì», ha detto Wei nel documentario di Sky News Australia intitolato «Cosa è successo davvero a Wuhan?».

 

«Sapevo della possibilità che il governo cinese utilizzasse alcune strane armi, comprese le armi biologiche, perché sapevo che stavano facendo esperimenti di quel tipo»

Il Jingsheng dice che sapeva «della possibilità che il governo cinese utilizzasse alcune strane armi, comprese le armi biologiche, perché sapevo che stavano facendo esperimenti di quel tipo».

 

La competizione sportiva in questione si è svolta a Wuhan dal 19 al 27 ottobre 2019.

 

Wei afferma di essere andato da figure di spicco dell’amministrazione Trump nel novembre 2019, ma è stato ignorato. Ora sappiamo che i casi di COVID potrebbero essersi diffusi negli Stati Uniti in quel momento e sicuramente prima del Natale 2019. Anche se non ha voluto dire con quale funzionario ha parlato, afferma che era un «funzionario di alto livello» dell’amministrazione Trump.

 

Per News.au, David Asher, un ex investigatore COVID per il Dipartimento di Stato, afferma nel documentario che i Giochi erano «sospetti».

 

«Vediamo alcune indicazioni nei nostri dati… che c’era COVIDin circolazione negli Stati Uniti già all’inizio di dicembre, forse prima» ha detto.

 

«Alcune delle persone che sono tornate da questi Giochi erano malate di qualcosa».

«Alcune delle persone che sono tornate da questi Giochi erano malate di qualcosa».

 

Essendo stato esiliato negli Stati Uniti anni prima, Wei ha detto di essere stato informato di ciò che stava accadendo attraverso gli addetti ai lavori del PCC che condividevano le loro paure sulla situazione e descrivevano l’insabbiamento da parte del governo centrale.

 

Ma alla fine dell’autunno, le lamentele sul COVID avevano già iniziato a spuntare sui social media in Cina, dove sono state immediatamente censurate dal PCC, aggiunge Wei.

 

Alla fine, quando il virus si è diffuso e i primi sforzi per coprirlo e contenerlo sono falliti, a Pechino non è rimasta altra scelta che rivolgersi all’OMS. Anche a quel punto, Pechino ha continuato a negare le prove della diffusione da uomo a uomo, fino a quando non è diventato ovvio nei giorni a seguire.

 

Sebbene non ci siano prove concrete che la Cina abbia usato il COVID come arma biologica, ci sono molti elementi che suggeriscono che il laboratorio di Wuhan stava lavorando su un virus che assomigliava molto al COVID-19

Come riporta il documentario TV della giornalista Sharri Markson, non ci sono prove concrete che la Cina abbia usato il COVID come arma biologica, tuttavia ci sono molti elementi che suggeriscono che il laboratorio di Wuhan stava lavorando su un virus che assomigliava molto al COVID-19.

 

Recentemente sono stati condivisi documenti che mostrano un’agenzia statunitense – il celebre e misterioso braccio ricerca e sviluppo dell’esercito, la DARPA – che rifiuta una proposta di Peter Daszak che chiede soldi per finanziare la ricerca per infettare i pipistrelli con coronavirus da un pipistrello manipolato.

 

L’offerta è stata presentata da Daszak, che lavora per conto della EcoHealth Alliance con sede negli Stati Uniti (che è stata avvolta nella controversia del dottor Fauci e dei suoi alleati per aggirare un divieto statunitense sulla ricerca gain of function che potrebbe o meno aver contribuito alla pandemia globale di COVID), e Daszak sperava di utilizzare l’ingegneria genetica per mettere «siti di scissione specifici per l’uomo» sul COVID dei pipistrelli «che avrebbe reso più facile per il virus entrare nelle cellule umane», un metodo che per coincidenza risponderebbe a una domanda precisa che circola nella comunità scientifica: come il SARS-CoV-2 si è evoluto per diventare così contagioso per l’uomo?

 

Questi ricercatori stavano inavvertitamente aiutando i cinesi a sviluppare l’arma biologica più potente dell’era moderna?

 

Continua a leggere

Più popolari