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Oligarcato

Lista incompleta dei club privati in cima al mondo. Quelli visibili…

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Vi sono al mondo diversi circoli privati dove i potenti si incontrano, e molto spesso prendo decisioni che riguardano poi il resto della popolazione. Alcuni di essi vengono dalla finanza, altri dalla politica, altri ancora godono di un’influenza talvolta difficile da spiegare (come nei casi di Retinger e Peccei, che vedremo più sotto).

 

Lungi dall’essere materia per letteratura cospirazionista, i circoli privati che dominano la Terra sono una realtà riconosciuta, pure sbattuta in faccia alla popolazione come nel caso del World Economic Forum di Davos.

 

La stampa mainstream ha di recente parlato delle riunioni di un’organizzazione segreta di cui non si era mai sentito parlare: l’Institut International d’Etudes Bancaires. Tuttavia, le questioni delicate legate alla definizione delle politiche globali non passano solo da enti bancari.

 

L’influente l’Institut International d’Etudes Bancaires è un forum finanziario per lo scambio di idee tra i finanziatori più connessi d’Europa. Il Financial Times ha riferito di uno dei suoi incontri segreti semestrali nell’ottobre 2023, al Dolder Grand Hotel di Zurigo.

 

Il networking esclusivo e segreto che si svolge nelle location di lusso delle riunioni del forum IIEB, che è anche un club sociale d’élite in cui i capi delle banche si mescolano con una serie di ospiti che vanno da presidenti e primi ministri ai reali

 

Lo IEEB è stato descritto come più esclusivo di Davos.

 

Lasciando da parte per qualche ragione la massoneria e i suoi derivati, testata russa Sputnik ha tentato una lista delle storiche «società segrete» che possiedono potere ed influenza ancor oggi, che Renovatio 21 riprende ed amplia.

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Skull and Bones

Una delle società segrete più famose della Ivy League, intrisa di rituali e simboli misteriosi, è la famigerata Skull and Bones. Questa società di studenti senior (cioè, nel linguaggio dei College americani, universitari del quarto anno) della Yale University di New Haven, nel Connecticut, è stata fondata nel 1832 da William Huntington Russell e Alphonso Taft.

 

Il club sceglie 15 nuovi membri ogni anno, quelli selezionati denominati Bonesmen e Boneswomen. Tutti i membri hanno giurato di mantenere il segreto. Inizialmente, è stato creato per i membri delle famiglie più ricche e influenti degli Stati Uniti. Molti membri diventarono ricchi e famosi leader aziendali del mondo, con i Vanderbilt e i Rockefeller che, secondo quanto riferito, erano tutti membri della società.

 

Tre membri della Skull and Bones – William Howard Taft, George Bush padre e George Bush figliuolo – sono diventati presidenti degli Stati Uniti.

 

Le elezioni USA del 2004 imbastirono la grottesca sfida tra due iniziati della Skull and Bones, Gerge Dubya Bush e John Kerry, il quale, pur trombato, fece una carriera ai massimi livelli, divenendo segretario di Stato ed oggi «Zar del clima», con minacciose comparsate al WEF dove, tra sospetti riguardo l’emissioni di forti e squassanti peti, annunzia con tranquillità la modifica della nostra vita quotidiana.

 

La prole di Kerry pure ha seguito traiettorie interessanti: un figlio faceva con Hunter Biden nella società implicata in Ucraina (pure con i biolaboratori) e in Cina, una figlia lavora ora a fianco di Tedros ai vertici dell’OMS.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’ex speaker della Camera USA Newt Gingrich, convertito al cattolicesimo, l’anno passato ha dichiarato pubblicamente che «le persone che appartengono alla Skull and Bones si uniscono per mantenere il potere sul popolo americano».

 

Alcuni ritengono che dalla Skull and Bones e da fraternità studentesche simili sia stato tratto interamente il personale per la CIA ed ancora prima l’OSS, il servizio segreto americano durante la Seconda Guerra. Tale tesi è sposata da Robert De Niro nel complesso film storico da lui diretto The Good Shepherd.

 

Il potere nascosto della Skull and Bones fu portato all’attenzione del grande pubblico da un libro dello storico Anthony Sutton, America’s Secret Establishment: An Introduction to the Order of Skull and Bones («L’establishment segreto americano: un’introduzione all’Ordine degli Skull & Bones»). I nomi dei membri fino agli anni Settanta non erano tenuti nascosti – ma le pratiche e le riunioni del gruppo sì.

 

Secondo un articolo apparso nel 2004 su Le Monde Diplomatique, la Skull&Bones funge da «condotto verso la Corte Suprema, la CIA, gli studi legali e i consigli di amministrazione più prestigiosi del paese, tra gli altri».

 

Nella lista dei membri della Skull and Bones troviamo il celeberrimo Henry Luce, fondatore ed editore delle riviste TimeLifeFortune e Sports Illustrated marito dell’ambasciatrice a Roma Claire Booth Luce, nonché uomo spesso sospettato di lavorare con l’Intelligence USA.

 

Nella lista c’è, ovviamente anche il nome di James Jesus Angleton, spia e poeta considerato «la madre della Central Intelligence Agency», nonché vero autore dell’Italia RepubblicanaRenovatio 21 si batte affinché, vista l’immane importanza che ha rivestito per il nostro Paese, almeno un comune, anche a caso, gli dedichi una via, una piazza, un largo, un vicolo.

 

Bohemian Grove

Un altro caso interessante di club dell’oligarcato globale è il Bohemian Grove. Fondato originariamente nel 1872 da un gruppo di giornalisti, scrittori, attori e avvocati di San Francisco come associazione di coloro che si definivano «liberi pensatori e liberali», il Bohemian Club divenne uno dei club maschili (o segreti) più esclusivi società) negli Stati Uniti.

 

Sebbene gli elenchi dei membri siano custoditi, è noto che scrittori come Mark Twain e Jack London furono tra i primi ad aderire alle sue fila, che contano anche i nomi dell’Henry Kissinger, Giorgio Bush padre, Ronaldo Reagan e amministratori delegati di molte aziende inserite nella lista Fortune 500 (le prime 500 aziende degli USA) che si ritiene fossero presenti agli incontri.

 

Il club ha una vasta proprietà conosciuta come Bohemian Grove, dove si dice che l’élite si riunisca una volta all’anno per socializzare e condividere i propri pensieri su come «governare il mondo». Tale fama deriva soprattutto dalla celeberrima infiltrazione che nel luglio del 2000, agli albori della sua carriera, compì il giornalista americano Alex Jones, filmando un inquietante rito annuale del gruppo chiamato Cremation of Care («la cremazione della cura»), dove i potenti incappucciati assistono, tra urla, ad un rito di fuoco di fronte all’immagine di un gufo alta 40 piedi, in un piccolo lago artificiale in mezzo a un boschetto privato di sequoie secolari.

 

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Rotary Club

Il Rotary Club (o Rotary International), è stato fondato nel 1905 come primo club di servizio al mondo. A quel tempo, l’avvocato Paul P. Harris incontrò tre dei suoi conoscenti d’affari a Chicago, Illinois. Il nome Rotary è stato scelto in riferimento alla pratica di riunirsi a rotazione nelle varie sedi di lavoro dei soci. I Rotary club sono presenti ora in tutto il mondo, ed è difficile che vi sia una città italiana dove la classe abbiente non abbia organizzato il capitolo locale con le sue cene, le sue conferenze, i suoi eventi filantropici, etc.

 

I Rotary club si posizionano come «organizzazioni di beneficenza» non religiose e apolitiche aperte a tutti, indipendentemente dalla nazionalità, razza, religione o opinioni politiche. Ci sono oltre 46.000 di questi “club” in tutto il mondo. I principali motti del Rotary International sono «Servire al di sopra di ogni interesse personale» e «Chi guadagna di più chi serve meglio».

 

È stato riportato che, tra i tanti enti che supporta, la Fondazione Bill e Melinda Gates finanzia anche il Rotary International.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Rotary sostiene la Global Polio Eradication Initiative (GPEI), ossia la campagna vaccinale antipolio che pare aver causato problemi in Africa.

 

Quattro anni fa l’OMS ammise che il vaccino antipolio orale era responsabile di un’allarmante epidemia di poliomielite in Sudan – «collegata a un’epidemia in corso provocata dal vaccino in Ciad» – con focolai paralleli in un dozzina di altri Paesi africani.

 

È istruttivo leggere la risposta ad una lettera sulla compatibilità tra Fede cattolica e Rotary pubblicata da Famiglia Cristiana lo scorso anno.

 

«Gli antichi sospetti della Chiesa nei confronti del Rotary Club si fonda su ritenute vicinanze di questa associazione alla Massoneria, la cui attività è dichiarata ancor oggi dalla Chiesa cattolica esplicitamente inconciliabile coi suoi principi, sia sul piano della fede che delle sue esigenze e morali» scrive il settimanale paolino. «Nei confronti del Rotary, in particolare, si ricorda un decreto del Sant’Uffizio (l’attuale Congregazione per la Dottrina della Fede) del 1951, che vietava a religiosi e laici l’adesione e la partecipazione ad adunanze di tale organizzazione, perché poteva favorire un senso di indipendenza dall’insegnamento della Chiesa nel campo della fede e dei costumi e favorire l’infiltrazione di elementi massonici e anticlericali».

 

Tuttavia, scrive il sacerdote di Famiglia Cristiana, «questo atteggiamento di sospetto è venuto meno con Paolo VI, che ricevette in Vaticano nel 1965 i rotariani (dopo averli incontrati da Arcivescovo di Milano nel 1957) e con san Giovanni Paolo II, che li incontrò a sua volta a Roma nel 1979, appena diventato papa. Ovviamente per un cattolico che vi aderisca o partecipi è comunque sempre opportuna la vigilanza».

 

Una voce non verificata che girava una decina di anni fa assieme ad un presunto documento che voleva comprovarla sosteneva che Bergoglio era membro del capitolo Rotary di Buenos Aires.

 

Il sito del circolo, in un articolo del 2016 intitolato «papa Francesco ringrazia il Rotary», scrive che «circa 9000 soci del Rotary hanno partecipato alla speciale Udienza giubilare in Piazza San Pietro su invito di Papa Francesco». Anche qui tornano i sieri: «dopo l’Udienza giubilare, una delegazione di soci del Rotary – guidata dal Presidente del Rotary International K.R. Ravindran – si è incontrata con Papa Francesco che ha ribadito l’importanza delle vaccinazioni contro la polio esortando il Rotary a continuare l’opera (…) I casi di paralisi da polio prevenibili col vaccino si sono ridotti di oltre il 99,9 per cento, dai circa 350.000 casi all’anno nel 1988, ai 74 confermati nel 2015».

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Council on Foreign Relations

Fondato nel 1921, il Council on Foreign Relations (CFR), con sede a New York City e uffici a Washington, è un ramo del Carnegie Endowment for Universal Peace, un ente aggiunto dal ministero della Giustizia russo nel 2023 all’elenco dei «agenti stranieri».

 

Specializzato nella politica estera e nelle relazioni internazionali degli Stati Uniti, si ritiene che il suo creatore sia stato il potentissimo banchiere americano, JP Morgan, fondatore dell’omonima banca poi fusasi con la banca Chase della famiglia Rockefeller, considerata un tempo la più ricca della storia umana.

 

Al momento dell’istituzione del CFR, il Senato degli Stati Uniti aveva bloccato il tentativo dell’allora presidente Woodrow Wilson di far aderire l’America alla Società delle Nazioni. I membri solo su invito del CFR, che includono politici di alto livello, numerosi segretari di stato, direttori della CIA, banchieri, avvocati, professori, direttori e amministratori delegati aziendali e figure senior dei media, devono essere cittadini statunitensi o residenti permanenti e nominati da un membro attuale a titolo oneroso per entrare a far parte dell’organizzazione.

 

Si ritiene che il compito del consiglio, spacciato per think tank americano, sia quello di esercitare il potere «dietro il trono» per modellare il mondo secondo il gradimento economico e politico di Washington . Si ritiene che numerosi alti funzionari del governo americano siano stati tratti dai suoi elenchi.

 

Dopo la seconda guerra mondiale, il consiglio fu trasformato in un importante centro strategico. Per inciso, l’iniziativa di lanciare un attacco nucleare “preventivo” contro l’Unione Sovietica fu concepita nelle viscere del CFR.

 

Tra i membri del consiglio figurano molti membri del Pentagono e della NATO generali, ma anche personaggi di spicco della CIA e di altri servizi segreti, tra cui ideologi come Allen Dulles (dal 1933 al 1944 segretario del consiglio, dal 1945 al 1950 presidente del consiglio), Zbigniew Brzezinski ( direttore del consiglio dal 1972 al 1977), Henry Kissinger (direttore del consiglio dal 1977 al 1981) e Richard Pipes, storico americano di origine ebraico-polacca esperto di Russia che durante la guerra fredda guidò il Team B, creato all’interno della CIA per impulso dell’allora Segretario alla difesa Donald Rumsfeld su dure posizioni antisovietiche e perciò antagonista del più ufficiale Team A. Il figlio Daniel, che si è specializzato in Medio Oriente, è considerato uno dei capisaldi della schiera dei neocon.

 

Sono membri italiani del CFR l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. Ha fatto interventi nella sede del CFR a Nuova York l’ex premier italiano piddino Enrico Letta.

 

Il CFR fu teatro dell’incredibile ammissione di Biden che raccontò di aver ricattato il governo ucraino, chiamando quindi «figlio di puttana» il procuratore generale di Kiev da sostituire, il quale stava indagando, tra le altre cose, anche sulla società che aveva messo nel board suo figlio Hunter.

 

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Club Bilderberg

Il notorio Club Bilderberg Club è un incontro annuale non registrato delle élite nordamericane ed europee fondato nel 1954. Prende il nome dall’Hotel de Bilderberg a Oosterbeek, nei Paesi Bassi, dove i suoi membri si riunirono per la prima volta su invito del principe Bernhard di Lippe-Biesterfeld. L’enigmatico studioso polacco Jozef Retinger, un massone con reputazione di «eminenza grigia» in vari contesti, fu uno dei suoi fondatori. Il Retinger, che nel 1958 fu nominato per il premio Nobel, fu fondatore del Movimento Europeo Internazionale, attivo ancora oggi e che conta tra le sue fila anche esponenti del Partito Democratico.

 

Il Bilderberg fu una delle realizzazioni massime della trama del Retinger: l’obiettivo era avvicinare le élite del Nord America e dell’Europa occidentale oltre i riflettori politici, offrendo un luogo di «società di dibattito». L’organizzazione è composta da almeno 150 membri invitati dal suo «comitato direttivo».

 

Il forum riunisce analisti, politici, finanzieri e intellettuali. Un terzo dei membri del club sono nordamericani, il resto sono europei. Poiché il luogo, i partecipanti e gli argomenti di discussione sono stati tenuti nascosti, sono circolate teorie cospirative, sostenendo che il Gruppo Bildelberg è un «governo mondiale ombra» che governa il mondo.

 

Club di Roma

Il Club di Roma è stato fondato a Villa Farnesina a Roma nell’aprile 1968 da Aurelio Peccei, un ex dirigente FIAT molto introdotto in tutto il mondo, e Alexander King, uno scienziato scozzese. Scienziati, personaggi politici e pubblici si riuniscono qui per scambiare idee su tutti i tipi di tattiche e strategie.

 

Il Club di Roma pare essersi concentrato in particolare su un tema: la riduzione della popolazione terrestre.

 

Le idee di decrescita e le basi stesse dell’ecologia contemporanea – anche se nessun attivista verde lo sa – le dobbiamo a Peccei e al suo Club, consesso di potentissimi uniti solo dall’agenda magica di Peccei, che per qualche motivo aveva buoni rapporti con i vertici di qualsiasi realtà globale – pensate ad un Kissinger, o ad uno Klaus Schwab, ma più tetro e più concentrato.

 

Il documento con cui iniziò tutto fu lo studio che il Club di Roma di Peccei commissionò nel 1972 al politecnico bostoniano MIT, The Limits to Growth («I limiti dello sviluppo»), una primitiva simulazione al computer che ripeteva con gergo scientifico coevo quanto già espresso dal reverendo Malthus, teorico delle atrocità dell’Impero britannico (lavorava per il Collegio della Compagnia delle Indie), secoli prima: fermate la crescita della popolazione e il consumo di risorse o sarà il disastro.

 

Nel suo libro Cento pagine per l’avvenire, un libro che per qualche ragione è stato ristampato pochi anni fa, che il Peccei tocca vette di trasparenza antiumana: «ci siamo chiesti se tutto sommato, rispetto al maestoso fluire dell’evoluzione l’homo sapiens non rappresenti un fenomeno deviante. Se non sia un tentativo ambizioso andato male, un errore di fabbricazione che gli aggiustamenti che assicurano il rinnovarsi della vita si incaricheranno a tempo debito di eliminare o rettificare in qualche modo».

 

La potenza del suo Club di Roma fu tale che si narra che la politica cinese del figlio unico sia stata indotta da lì: approcciarono un esperto aerospaziale del governo Deng, tale Song Jian, ad una conferenza missilistica a Helsinki, e gli dissero che avevano simulazioni che mostravano il collasso della Repubblica Popolare Cinese se la popolazione non sarebbe stata fermata… Deng, che forse con l’Europa aveva altre aderenze di club avendo studiato a Parigi, attivò la politica autogenocida costata la morte di centinaia di milioni di bambini, facendo diventare Pechino un mega-laboratorio della Cultura della Morte realizzata.

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Commissione Trilaterale

Il Council on Foreign Relations degli Stati Uniti ha svolto un ruolo fondamentale nella formazione della Commissione Trilaterale nel 1973 su iniziativa del Club Bilderberg. L’idea di una tale organizzazione è stata articolata da Brzezinski nel suo libro-manifesto Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era, un testo che ancora oggi sorprende per come preoconizza l’architettura mondiale e la conseguente necessità di controllo della popolazione. Già cinquanta anni fa, lo stratega antirusso polacco-americano poteva scrivere che ««lo Stato-nazione come unità fondamentale della vita organizzata dell’uomo ha cessato di essere la principale forza creativa: le banche internazionali e le multinazionali agiscono e pianificano in termini che sono lontani in anticipo sui concetti politici di Stato-nazione».

 

Il nome «Commissione Trilaterale» riflette il fatto che fin dall’inizio è stata concepita come un’organizzazione in cui «le migliori menti del mondo» (secondo il suo fondatore David Rockefeller), rappresentavano gli Stati Uniti, l’Europa occidentale e il Giappone ( che ora include tutta l’Asia-Pacifico) potevano discutere i problemi e «decidere il destino del mondo».

 

Il presidente della Chase Manhattan Bank David Rockefeller (membro del comitato direttivo del Bilderberg e ispiratore del Council on Foreign Relations degli Stati Uniti) divenne presidente della Commissione Trilaterale e lo Zbig Brzezinski, fatto reclutare dai Rockefeller al fido Enrico Kissinger, ne divenne direttore esecutivo.

 

La Trilaterale aveva il compito di incoraggiare la cooperazione tra le élite di Stati Uniti, Europa e Giappone. Per coordinare al meglio le attività furono create tre sedi a Washington, Parigi e Tokyo. Oggi, l’incontro annuale dei membri della Commissione Trilaterale ruota tra le tre regioni: Nord America, Europa e Asia-Pacifico.

 

Le sessioni plenarie annuali includono politici di spicco, banchieri e direttori di grandi imprese, che agiscono come un «organo consultivo» per i governi mondiali.

 

Come riportato da Renovatio 21, nella riunione dell’anno passato nella capitale giapponese la Trilaterale si è lamentata del comportamento degli USA verso la Cina. Ricordiamo che, un po’ controintuitivamente, i miliardari Rockefeller, che vi investivano danaro già dal primo Novecento, hanno nel corso dei decenni lodato ripetute volte la Cina per la politica del figlio unico imposta dal governo comunista.

 

Il gruppo italiano della Trilaterale è presieduto dalla giornalista e dirigente RAI Monica Maggioni, già membro anche del Club Bilderberg. Il vicepresidente risulta essere Enrico Tommaso Cucchiani, CEO di Intesa San Paolo.

 

Il gruppo italiano della Trilaterale è presieduto dalla giornalista e dirigente RAI Monica Maggioni, già membro anche del Club Bilderberg. Il vicepresidente risulta essere Enrico Tommaso Cucchiani, CEO di Intesa San Paolo.

 

Secondo quanto riportato, altri nomi italiani coinvolti sono Ornella Barra (del grande gruppo di distribuzione Walgreens), Giampaolo Di Paola (già Ministro della Difesa), Marta Dassù (già viceministro degli Esteri), Yoram Gutgeld (israeliano ma deputato in Italia con Renzi di cui era consigliere, poi commissario alla spending review), Enrico Letta (che già frequenta il CFR), Giampiero Massolo (ex capo dei servizi segreti, poi vertice di Fincantieri), Carlo Messina (sempre di Intesa Sanpaolo), Maurizio Molinari (direttore de La Repubblica ed ex direttore de La Stampa), Maurizio Sella (della banca omonima, fondata dall’avo ministro dell’Italia unita ottocentesca) e Marco Tronchetti Provera (ex marito di Afef Jnifen).

 

In passato sono stati membri della Trilaterale anche nomi come Gianni Agnelli e Mario Monti, il quale fu oggetto di polemica a livello europeo quando divenne Commissario UE nel tardo 2003: l’eurodeputata Patricia McKenna ricordò che, oltre a partecipare al Club Bilderberg, «tre Commissari sono o sono stati membri della Commissione Trilaterale: Mario Monti, Chris Patten e Pedro Solbes Mira»

 

Nel 2016, la riunione plenaria della Commissioni Trilaterale si svolse a Roma, nientemeno che al Palazzo del Quirinale. Il presidente della Repubblica Mattarella fece un intervento in cui non mancò di citare elogiativamente il David Rockefeller.

 

«Sono davvero lieto di ricevere al Palazzo del Quirinale i partecipanti alla riunione Plenaria della Commissione Trilaterale» disse la Prima carica dello Stato italiano. «Quando, oltre quaranta anni fa, David Rockefeller ebbe l’intuizione di dar vita alla Commissione, si mosse nell’intento di capitalizzare le risorse e le energie degli ambienti imprenditoriali, culturali e sociali in America, Europa e Giappone, per superare le rigidità che sovente accompagnano le relazioni ufficiali tra Governi, così da fornire interpretazioni non formali ma originali di fenomeni complessi e dalle ampie ramificazioni».

 

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Club di Budapest

Il Club di Budapest è da considerarsi come uno spinoff relativamente recente del Club di Roma: p stato fondato nel 1993 dal filosofo di origine ungherese Ervin Laszlo, membro del circolo di Peccei, con l’idea di creare uno spazio per persone delle arti, della letteratura e della cultura è stata presentata come un luogo «democratico» per elaborare «un nuovo modo di pensare» per affrontare le sfide del 21° secolo.

 

«Il Club di Budapest è un’associazione informale di creativi in ​​diversi campi dell’arte, della letteratura e della spiritualità. È dedicato all’affermazione che solo cambiando noi stessi possiamo cambiare il mondo – e che per cambiare noi stessi abbiamo bisogno del tipo di penetrazione e percezione che l’arte, la letteratura e i regni spirituali possono meglio fornire» scrive il Laszlo nella presentazione pubblicata sul sito.

 

L’obiettivo pubblicizzato del Club di Budapest è creare una «coscienza culturale globale», e vanta filiali in 17 paesi. Leggiamo dalla voce dell’enciclopedia online che «Il Club interpreta se stesso come un costruttore di ponti tra scienza e arte, etica ed economia, tra cognizione e realizzazione, tra vecchio e giovane, così come tra le differenti culture del mondo».

 

Secondo quanto riportato, uno dei suoi primi obiettivi è lo sviluppo di una «Nuova Etica».

 

Tra i membri più noti, l’ex presidente costaricano Óscar Arias Sánchez, il Dalai Lama, il cantante pannelliano Peter Gabriel, l’ex presidente cecoslovaccoVaclev Havel, il teologo modernista Hans Küng, il direttore d’orchestra indiano Zubin Mehta, l’ex presidente irlandese Mary Robinson, il violoncellista russo Mstislav Rostropovich, il vescovo anglicano sudafricano Desmond Tutu (poi acquamato), l’attrice premio Oscar musa di Ingmar Bergman, Liv Ullman.

 

Tra il 1996 e il 2004 il club ha assegnato una serie di premi. Il Premio per la Coscienza Globale è stato assegnato a individui per i loro eccezionali esempi di consapevolezza globale in azione. Il Premio Change the World – Best Practice Prize mirava invece a promuovere progetti innovativi utilizzando le migliori pratiche a livello mondiale riguardanti, tra le altre cose, lo sviluppo sostenibile: applicando i criteri dell’Agenda 21 – un controverso programma ambientalista ONU scaturito dal Summit della Terra di Rio del 1992 – «a livello sociale ed ecologico in modo particolarmente innovativo, esemplare, efficace e globale; avere un potenziale particolare per avviare il processo fondamentale di cambiamento verso un mondo responsabile e orientato verso un modo di pensare vantaggioso per tutti; avendo allo stesso tempo un implicito potenziale di applicazione in diversi campi», si legge in una descrizione enciclopedica francese.

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World Economic Forum

Non ci sarebbe bisogno di parlarne al lettore di Renovatio 21. L’ incontro annuale del World Economic Forum (WEF) a Davos, in Svizzera, è rinomato come un club esclusivo per i ricchi e i potenti, dove ogni anno si ritrova, tra orde di prostitute e 5000 soldati elvetici a protezione della kermesse, la crème dell’economia e della politica globale.

 

Secondo alcuni, come ad esempio lo studioso americano William Engdahl, il gruppo sarebbe gemmato oscuramente da consessi come il Club di Roma e affini, ma vi sarebbero tetri agganci anche con antiche figure della Teologia della Liberazione.

 

Il WEF è stato guidato fin dalla sua fondazione nel 1971 dall’economista svizzero 82enne Klaus Schwab, pupillo del solito Kissinger, autore del libro La quarta rivoluzione industriale (in Italia prefato da John Elkan), vero manifesto che mescola transumanismo all’utopia di una società digitalizzata e quindi sorvegliata sin dentro alla mente degli individui: «una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» che implicherà che negli aeroporti scannerizzeranno il nostro cervello in cerca di idee potenzialmente pericolose.

 

L’idea di tracciamento della popolazione è stata ripetuta a Davos varie volte, incluso quest’anno, dove la causa della sorveglianza digitale totale è stata perorata dalla regina d’Olanda Maxima. Le idee che saltano fuori dal WEF sono sempre più preoccupanti: dall’ingegneria genetica per produrre persone più basse ed intolleranti alla carne quindi meno inquinanti al rischio che comportano le elezioni democratiche visto che potrebbero eleggere «i leader sbagliati».

 

L’organizzazione internazionale non governativa e di lobbying tiene ogni anno il suo evento più atteso nella località turistica alpina svizzera di Davos. Secondo quanto riferito, l’ingresso all’evento di Davos costa circa 28.000 dollari.

 

Mentre il WEF è pubblicizzato da alcuni come una piattaforma in cui i decisori possono discutere i problemi globali, il crescente coro di critici ha criticato il forum per una presunta mancanza di trasparenza finanziaria e per essersi trasformato in un club elitario globalista e tecnocratico che cerca di dettare regole per il resto del mondo.

 

Nel 2023, molti dei leader più influenti del mondo hanno deciso di saltare il WEF, tra cui il presidente russo Vladimir Putin, il presidente cinese Xi Jinping, il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

 

Anche l’immancabile George Soros, un miliardario di 93 anni che è stato per decenni una figura chiave delle campagne di soft power occidentali, spendendo ingenti somme di denaro per aiutare a installare leader politici allineati agli Stati Uniti nell’Europa orientale, ha snobbato il WEF a causa di un non meglio specificato «inevitabile conflitto di programmazione».

 

Nonostante mantenga grazie al programma Young Global Leaders vari «allievi» nei governi di tutto il mondo«penetrati», secondo la terminologia esatta utilizzata dallo Schwabbo – l’importanza del WEF, causa forse una sbadata sovraesposizione, pare scemata assai.

 

Del resto oramai le parodie del Klaus e dei suoi non si contano più, e talvolta sono irresistibili, come la video-parodia dei suoi auguri per il Natale 2023.

 

 

Altri video straordinariamente comici erano stati realizzati sullo Schwabbo, una notte comparso perfino in un incubo del fondatore di Renovatio 21. Tuttavia, spesso succede che tali video-prese per i fondelli del calvo guru estremista spariscano da YouTube. Che sia perché il cofondatore di Google (cioè, il padrone di YouTube) Sergej Brin e lo stesso Klaus confabulano pubblicamente di chip da impiantare nel cervello degli utenti?

 

Chissà.

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Cina

Peter Thiel ad Aspen: il papa «lavora per i comunisti cinesi»

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Il miliardario e investitore tecnologico Peter Thiel ha lanciato una serie di avvertimenti e previsioni provocatorie sul futuro dell’intelligenza artificiale e dell’Occidente, accusando papa Leone XIV di agire involontariamente come «agente comunista cinese» per aver chiesto una regolamentazione dell’IA. Lo riporta la CNN.   Nel suo intervento all’Aspen Ideas Festival in Colorado, ha anche messo in guardia contro una «presa di potere democratico-socialista» del Partito Democratico degli Stati Uniti.   Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica. Il Thiel tenuto il suo intervento durante un dibattito non registrato, insieme al politologo, noto per la sua teoria sulla «fine della storia», Francis Fukuyama. Ai giornalisti è stato permesso di prendere appunti.

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Durante l’evento, il Thiel ha attaccato direttamente il Vaticano, accusando Papa Leone XIV – il primo papa statunitense – di aver involontariamente favorito gli interessi cinesi promuovendo una maggiore supervisione internazionale sull’intelligenza artificiale.   A maggio, Leone XIV, con la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, ha dichiarato che l’intelligenza artificiale «deve essere disarmata» e ha chiesto una maggiore regolamentazione internazionale di questa tecnologia. Poiché il messaggio del papa potrebbe influenzare alcuni americani, ma difficilmente verrebbe recepito dai cinesi, ha sostenuto Thiel, l’enciclica rischiava di rallentare solo una delle due parti della «corsa tra Stati Uniti e Cina» per lo sviluppo dell’IA.   Ciò significa che Leone «lavora per i comunisti cinesi», ha detto il Thiel. Il pubblico di Aspen ha accolto con risate la sua descrizione del papa come agente cinese.   Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.   Thiel ha sostenuto che l’Anticristo potrebbe manifestarsi non come un individuo, bensì come un governo mondiale che prende il potere promettendo di proteggere l’umanità da minacce esistenziali come l’IA o il riscaldamento globale.   La discussione tra Thiel e Fukuyama, intitolata «L’umanità alla fine della storia», ha rappresentato una netta svolta rispetto all’ultimo dibattito tra i due, avvenuto 14 anni prima.   Nel 2012, i due si sono concentrati principalmente sulle cause di quella che Thiel definisce «stagnazione tecnologica», discutendo di disuguaglianza di reddito, dei fallimenti delle tecnologie per le energie pulite e dello stallo dei progetti infrastrutturali statunitensi, come la ferrovia ad alta velocità.   Mentre il loro precedente confronto si era concentrato su questioni economiche, questa volta i due hanno inquadrato il destino della democrazia occidentale in termini più drastici. Fukuyama è noto per la sua tesi sulla «fine della storia», in cui ipotizzava che, dopo la Guerra Fredda, la democrazia liberale potesse rappresentare la forma di governo definitiva. Durante il dibattito ad Aspen, Fukuyama ha sostenuto che il pericolo maggiore risiede nell’abbandono delle istituzioni che hanno sostenuto la democrazia.   Thiel ha replicato affermando che quelle stesse istituzioni sono diventate motori di paralisi e che decenni di stagnazione tecnologica hanno spinto la politica occidentale verso una maggiore instabilità: «le strane modalità con cui la politica è andata fuori controllo mi stanno dicendo qualcosa di molto profondo».   Le posizioni politiche di Thiel hanno suscitato critiche da parte di alcuni scrittori e intellettuali, i quali sostengono che la sua sfiducia nelle istituzioni democratiche e il suo entusiasmo per un governo guidato dalle élite costituiscano una forma di «tecno-autoritarismo».

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In risposta all’argomentazione di Fukuyama secondo cui, nonostante il crescente estremismo, la democrazia liberale rimane il miglior sistema politico dell’umanità, Thiel ha avvertito che le forze di estrema sinistra stanno dominando sempre più la politica americana.   «Credo che ci sarà una presa di potere democratico-socialista all’interno del Partito Democratico», ha affermato Thiel.   Le sue dichiarazioni giungono in un momento in cui i socialisti democratici autoproclamati hanno guadagnato influenza all’interno del Partito Democratico, in particolare con l’elezione dello scorso anno del sindaco di New York Zohran Mamdani, seguita quest’anno da una serie di vittorie di candidati socialisti democratici alle primarie per la carica di sindaco e per il Congresso.   «Il Partito Repubblicano non conta poi molto. È quello meno importante», ha detto Thiel. «Quando il Partito Democratico andrà al potere, questo Paese sarà finito».   Alla vigilia del 250° anniversario dell’adozione della Dichiarazione d’Indipendenza da parte degli Stati Uniti, Thiel ha anche sostenuto che la Rivoluzione americana è stata fondamentalmente fraintesa. «Ci sono tutte queste proteste anti-Trump: non vogliamo re, vogliamo lo stato di diritto», ha detto Thiel. Il finanziere ha inquadrato la Rivoluzione americana non come una campagna contro Re Giorgio III, ma come una rivolta contro un Parlamento britannico onnipotente, i cui legislatori esercitavano un controllo «totalitario».   Secondo la versione di Thiel, la Costituzione degli Stati Uniti fu concepita come correttivo al «governo tirannico degli avvocati» in Gran Bretagna, con una presidenza, a suo dire, pensata per essere «più potente di quella di Re Giorgio III». Il multimiliardario ha quindi contrapposto il sistema costituzionale degli Stati Uniti a quello dell’attuale Unione Europea, che ha descritto come una burocrazia stagnante e rigidamente regolamentata, in cui le persone sono «NPC» (i personaggi non giocabili dei videogiochi, espressione gergale odierna con cui si descrivono persone comuni senza particolare coscienza di ciò che accade) senza alcun potere decisionale.   «L’UE è l’imperio del diritto [Rule of Law]», ha affermato Thiel. «È come un’Intelligenza Artificiale difettosa.»   Thiel ha parlato di Palantir, la società di software da lui co-fondata, e della sua stretta collaborazione con agenzie federali statunitensi, tra cui il Pentagono e l’agenzia statunitense per l’immigrazione e le dogane (ICE).   Nonostante intrattenga rapporti commerciali per miliardi di dollari con le istituzioni preposte alla sicurezza nazionale, l’azienda «non è indissolubilmente legata» al «deep state statunitense», ha affermato Thiel, definendo i dirigenti dell’azienda «persone leali ma dissidenti» e ha dichiarato che né lui né l’attuale CEO di Palantir, Alex Karp.   Come riportato da Renovatio 21, recentemente Palantir, per mezzo di Karp, ha lanciato un vero e proprio manifesto riguardo allo Stato americano e alla situazione storica mondiale.   L’enorme influenza esercitata dalle aziende tecnologiche, ha affermato Thiel, è «uno degli aspetti davvero positivi degli Stati Uniti», perché significa che «i centri di potere sono distribuiti sul territorio nazionale».   Come esempio dei molteplici centri di potere, ha avanzato un’affermazione complottista infondata secondo cui l’azienda di Intelligenza Artificiale Anthropic, una «società progressista woke» a cui ha attribuito il merito di aver «vinto la corsa all’IA», e «truccato le elezioni del 2028» a sostegno dei Democratici. Anthropic, ha affermato Thiel, potrebbe utilizzare i suoi modelli di IA leader del settore per «sbaragliare completamente» qualsiasi tentativo ideologico che Elon Musk possa intraprendere nella direzione opposta attraverso X.

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Nonostante le sue posizioni politiche libertario-destroidi, Thiel ha affermato di preferire l’idea che gli Stati Uniti abbiano centri di potere concorrenti a una situazione come «Roma o Russia», poiché «non si vuole che tutto si concentri a Washington».   Thiel ha anche parlato del nome di Palantir, ispirato alle pietre magiche veggenti de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien. I critici hanno notato che i personaggi che cercano di usare i poteri del palantír finiscono per essere manipolati dall’arcinemico della storia, Sauron.   Thiel sostenne che quelle persone fraintendono la storia di Tolkien. «Verso la fine, viene usata dai buoni», disse Thiel. L’eroe e futuro re, Aragorn, usa un palantír per affrontare Sauron, mostrandogli di essere ora in possesso della spada riforgiata dei suoi antenati. Sauron poi interpreta male questa informazione, commettendo un fatale errore strategico. «Chiunque vi racconti una versione diversa di Tolkien», ha affermato Thiel, «non sa nemmeno di cosa sta parlando, dal punto di vista letterario».   Dichiarazioni di Thiel contro la Cina si sono susseguite negli anni, comprendendo anche l’allarme secondo cui il Bitcoin sarebbe un’arma finanziaria della Repubblica Popolare creata per distruggere l’economia americana. È noto che il Thiel a sua volta ha fatto immani investimenti nella criptovalute, per poi uscirne poco prima di un crash, e dicendo anche di essere sicuro di aver incontrato il misterioro creatore del bitconio, Satoshi Nakamoto, «sulla spiaggia di Anguilla nel febbraio del 2000» ad un evento prodromico dell’era delle criptovalute.   L’interesse di Thiel e del CEO di Palantir Alex Karp per il Vaticano e il pensiero cattolico sono note. Thiel è discepolo diretto a Stanford del filosofo cattolico del sacrificio Réné Girard sulla cui teoria mimetica ha impostato la sua fortunatissima filosofia di investimento. Thiel è figlio di genitori tedeschi protestanti emigrati in America, e nonostante le sue posizioni para-transumaniste ha dichiarato in passato che il cristianesimo è la verità. Ora si sarebbe trasferito in Argentina temendo l’apocalisse.   Il Karp ha studiato in Germania con il filosofo dell’ermeneutica Jürgen Habermas, che con papa Ratzinger aveva vergato i libri Etica, religione e Stato liberale e Ragione e fede in Dialogo.   L’Aspen Institute è un elitario think tank internazionale nato negli Stati Uniti nel 1949, ufficialmente focalizzato sulla promozione della leadership e del dialogo su tematiche globali. Attraverso dibattiti e seminari geopolitici, unisce leader politici, accademici ed esponenti del mondo economico.   Tra le figure legate a questo network di potere spicca Giorgia Meloni, entrata a far parte dei soci della divisione italiana nel 2021. La premier italiana ha consolidato forti legami con l’establishment internazionale e, in particolare, con il magnate Elon Musk, che l’ha pubblicamente elogiata a New York nel 2024 definendola «onesta e premurosa». L’autore dell’ultima biografia estensiva su Musk, Walter Isaacson, è stato prima presidente della CNN e poi presidente dell’Aspen Institute, ruolo che ha ricoperto dal 2003 al 2018.  

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Re Carlo perde il titolo di «Difensore della Fede»

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Secondo il rapporto annuale sulle finanze reali del Regno Unito, Buckingham Palace ha eliminato il titolo di «Difensore della Fede» dalla descrizione ufficiale dell’incarico di Re Carlo, sostituendo la denominazione vecchia di 500 anni con un impegno più vago a salvaguardare la religione nella «nazione multireligiosa» britannica.

 

Il rapporto del Sovereign Grant per il biennio 2025-2026, pubblicato venerdì, stabilisce che «Sua Maestà è il Governatore Supremo della Chiesa d’Inghilterra e protegge lo spazio per la fede all’interno della nazione multireligiosa». La formulazione, tuttavia, differisce significativamente dalla versione dell’anno scorso che descriveva Carlo come «Capo della Chiesa d’Inghilterra e Difensore della Fede». Il titolo, tuttavia, rimane sul sito web della famiglia reale.

 

L’espressione «Difensore della Fede» risale al 1521, quando papa Leone X la concesse a Enrico VIII dopo che il re si era schierato apertamente contro la Riforma di Martin Lutero. Poi, come noto, purtroppo cambiò idea, forse per una malattia od un trauma che ne alterava la psiche, divenendo motore dello scisma anglicano per divorziare e sposare una donna, Anna Bolena, che poi farà decapitare.

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Curioso che il titolo di supposto «Difensore della Fede» sparisca proprio mentre un altro papa Leone, il XIV, lo invita in Cappella Sistina per pregare con lui, per poi ricevere a San Pietro la grottesca «vescovessa» di Canterbury messa in testa alla oramai svuotata (di fedeli, di significato) chiesa scismatica d’Inghilterra. Va ricordato inoltre che papa Prevost ha cnominato Carlo III «confratello reale» di San Paolo fuori le Mura, una delle quattro basiliche papali. A tal proposito, a Carlo sarà concesso l’uso di una cattedra speciale e permanente.

 

Questo cambiamento riaccende un dibattito che accompagna Carlo da tre decenni. Nel 1994, quando era ancora principe di Galles, suggerì di preferire essere «difensore della fede» piuttosto che «difensore della Fede», indicando di voler rappresentare tutte le religioni, non solo il cristianesimo.

 

Durante la sua incoronazione nel 2023, non ha modificato il giuramento a questo proposito, ma il preambolo del voto affermava che la Chiesa d’Inghilterra «cercherà di promuovere un ambiente in cui le persone di tutte le fedi e credenze possano vivere liberamente».

 

In passato, i messaggi a sfondo religioso avevano già messo Carlo nei guai dopo che, a febbraio, aveva registrato un messaggio di auguri per il Ramadan rivolto ai musulmani britannici, ma si era rifiutato di inviare un messaggio personale per Pasqua, attirando le accuse di commentatori cristiani che lo ritenevano intenzionato a emarginare la chiesa di cui è formalmente a capo.

 

In seguito alle polemiche, l’account social della famiglia reale ha pubblicato un breve messaggio di «Buona Pasqua», sebbene Carlo non abbia mai pronunciato un discorso personale.

 

Per fare un confronto, la regina Elisabetta II non ha mai registrato un messaggio per il Ramadan e ha diffuso un solo messaggio dedicato alla Pasqua durante il suo regno, in occasione del lockdown per il COVID del 2020. Tradizionalmente, inoltre, registrava messaggi natalizi che menzionavano anche altre fedi oltre al cristianesimo.

 

L’ultimo emendamento giunge dopo che un sondaggio IPSOS della scorsa settimana ha rilevato un sostegno alla monarchia pari al 55%, la cifra più bassa degli ultimi decenni, in calo rispetto al picco dell’80% raggiunto nel 2012.

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Più che le premure religiose, per il sovrano contano altri progetti.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa re Carlo ha annunciato che il Regno Unito procederà con l’introduzione di un sistema di identificazione digitale per «modernizzare» i servizi pubblici, nonostante le forti controversie sulle implicazioni per la libertà e la privacy.

 

La storia del Carlo, come universalmente noto, ma per qualche ragione non considerato, non è stata limpidissima, dalla morte Diana ai milioni presi dalla famiglia Bin Laden in buste di plastica. Un anno fa emerse che nel 1983 l’allora principe di Galles aveva ricevuto un premio da un veterano nazista, una laurea ad honorem presso l’università dell’Alberta, in Canada.

 

Andrebbero anche ricordati l’amicizia, e le donazioni milionarie, che a Carlo fece il misterioso petroliere americano (per qualcuno spia KGB) Armand Hammer: quando nel 1988 la piattaforma petrolifera marina Piper Alpha della Occidental Petroleum collassò nelle fiamme a 200 miglia da Aberdeen uccidendo 160 persone, il futuro re si precipitò a difendere Hammer, che se la cavò alla grande. Sulla questione della dinastia degli Hammer, miliardari ebrei americani di origini russe a cui fu permesso per qualche motivo di restare vicini al Cremlino, andrebbe scritto un articolo a parte, specie dopo le accuse, sulle quali oltre ai presunti stupri i giornali hanno pure fatto aleggiare lo spettro di perversioni cannibalistiche, del nipote divo di Hollywood Armie Hammer.

 

Per non parlare dell’amicizia personale con Jimmy Savile, il popolare DJ e conduttore TV della BBC che, secondo accuse emerse appena dopo la sua morte nel 2011 ma che circolavano come voci da decenni, avrebbe abusato in istituti scolastici e manicomiali di cui era donatore, di qualcosa come 400 ragazzine.

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Oligarcato

Aria condizionata solo per i piani alti della Commissione Europea: ecco il feudalesimo Von der Leyen

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La sede della Commissione europea a Bruxelles ha spento l’aria condizionata ai piani inferiori durante un’ondata di caldo record, mentre gli uffici della presidente Ursula von der Leyen e di altri alti funzionari hanno mantenuto l’impianto di climatizzazione attivo, secondo quanto riportato venerdì dal sito Politico, che cita dipendenti e avvisi interni. Questa presunta disparità di trattamento ha fatto infuriare alcuni dipendenti, che l’hanno definita «feudalesimo» eurocratico.   I circa 3.000 dipendenti dell’edificio Berlaymont hanno ricevuto venerdì a mezzogiorno un SMS urgente che li avvertiva che, «a causa di condizioni meteorologiche estreme», l’impianto di climatizzazione dal primo al settimo piano sarebbe stato spento «per il resto della giornata», secondo quanto riportato dalla testata.   Tuttavia, la zona interessata dal blocco non riguardava i piani dall’ottavo al tredicesimo, dove operano i funzionari di più alto livello, tra cui la maggior parte dei 26 commissari e la stessa Von der Leyen.   «È come il feudalesimo», ha detto a Politico un funzionario della Commissione che lavorava a un piano inferiore, rimasto anonimo. Un secondo funzionario ha definito la situazione «una vergogna», mentre un terzo membro dello staff, all’ottavo piano, ha affermato che anche dove l’aria condizionata funzionava ancora, la temperatura interna si manteneva a 25,7 °C (78,3 °F).   Il blocco è scattato mentre il Belgio registrava la giornata più calda degli ultimi 50 anni, con Bruxelles che giovedì ha raggiunto i 34,6°C, battendo il record stabilito nel 1976. I meteorologi hanno avvertito che le temperature potrebbero salire fino a 40°C in alcune zone del Paese, mentre l’ondata di calore sta investendo gran parte dell’Europa occidentale.

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La leadership della Von der Leyen è stata funestata da scandali per anni, sebbene l’attenzione dei media si sia concentrata perlopiù non su dettagli insignificanti, bensì su controversie di grande rilevanza come il Pfizergate, quando un tribunale dell’UE ha stabilito che la presidente della Commissione europea non era riuscita a giustificare la mancata divulgazione di messaggi di testo scambiati con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, durante le negoziazioni sul vaccino contro il COVID-19, del valore di miliardi di euro.   Per quanto riguarda controversie minori, nel 2021 von der Leyen – che da tempo si batte per un’economia verde e zero emissioni nette – è stata criticata per le notizie secondo cui avrebbe utilizzato jet privati per 18 dei suoi 34 viaggi ufficiali da quando si è insediata, incluso un breve tragitto di 50 km tra Vienna e Bratislava.   Nel 2022, un lupo uccise Dolly, il pony preferito di von der Leyen, nella proprietà di famiglia in Bassa Sassonia. Alcuni mesi dopo, in quello che fu ampiamente interpretato come una vendetta vera, la Von der Leyen si adoperò per declassare lo status di protezione dei lupi da parte dell’UE. Le associazioni ambientaliste affermarono che la decisione era dettata da «ragioni personali» piuttosto che da criteri scientifici, esprimendo al contempo la preoccupazione che potesse creare un precedente per l’indebolimento della protezione delle specie in via di estinzione.   Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso era emerso che la Commissione europea starebbe pianificando di invitare gli Stati membri dell’UE a ridurre il consumo di acqua di almeno il 10% entro il 2030. La legge segnerebbe la prima direttiva della Commissione sulla riduzione del consumo di acqua nella storia dell’UE.   L’ambientalismo, chi segue Renovatio 21, lo sa, altro non è che uno strumento di controllo sociale, tenuto in piedi dalla farsa climatica tramite personaggi improbabili (Greta Thunberg…) e soprattutto grandi investimenti di immani gruppi finanziari internazionali (facciamo un nome, BlackRockma non solo), quella «piovra verde» di cui una deputata AfD, Beatrix Von Storch, due anni fa ebbe il coraggio di parlare al Parlamento tedesco.  

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