Oligarcato
Sondaggio: il sostegno alla monarchia britannica raggiunge il minimo storico
Secondo un recente sondaggio, il sostegno pubblico alla monarchia britannica è sceso al livello più basso degli ultimi trent’anni. Poco meno della metà dei britannici è ancora favorevole all’abolizione della monarchia, con un sostegno particolarmente debole tra i giovani.
Secondo i dati pubblicati venerdì da IPSOS, il sostegno alla monarchia è calato costantemente da quando ha raggiunto il picco dell’80% nel 2012, scendendo al 55% nel 2026. Questa cifra rappresenta il dato più basso registrato dalla società di ricerche di mercato e sondaggi da quando ha iniziato a monitorare la questione nel 1993 ed è ben al di sotto della media di lungo periodo del 71%.
Il sostegno alla monarchia è diminuito in tutte le fasce d’età, ma è particolarmente basso tra i britannici di età compresa tra i 18 e i 34 anni, dove solo un terzo degli intervistati si è dichiarato favorevole alla monarchia, circa la metà del livello registrato nel 2013. Secondo Ipsos, il 45% delle persone in quella fascia d’età preferirebbe che il Regno Unito diventasse una repubblica.
Secondo il sondaggio, il gradimento nei confronti di re Carlo e del suo erede, il principe Guglielmo, rimane elevato, con il 60% e il 71% degli intervistati rispettivamente che si sono detti soddisfatti del modo in cui il re e il principe svolgono il loro ruolo.
La popolarità della monarchia ha subito un duro colpo a causa del lungo legame tra il fratello di re Carlo, Andrea Mountbatten-Windsor duca di York, e il defunto Goffredo Epstein, condannato per reati sessuali. L’ormai ex principe Andrea fu inizialmente accusato nel 2014 di essere una delle persone a cui il finanziere, caduto in disgrazia, inviava donne vittime di tratta a scopo sessuale.
Nel 2022, Andrea raggiunse un accordo extragiudiziale in una causa civile con una delle vittime di traffico sessuale, Virginia Giuffre, pur continuando a negare tutte le accuse. Nel 2026, la polizia britannica ha aperto un procedimento penale contro di lui dopo che la pubblicazione di ulteriori documenti relativi al caso Epstein suggeriva che avesse presumibilmente fornito informazioni governative riservate al condannato per reati sessuali. Il principe è stato persino arrestato. La Giuffre fu trovata morta suicida in Australìa pochi mesi fa.
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A febbraio, Buckingham Palace ha commentato il caso, affermando che la famiglia reale era pronta a sostenere le indagini «qualora la polizia della Thames Valley ci contattasse» e aggiungendo che i pensieri e la solidarietà del re «sono stati, e rimangono, rivolti alle vittime di ogni forma di abuso».
Secondo un sondaggio condotto da YouGov ad aprile, Andrea rimane di gran lunga il membro della famiglia meno apprezzato, con oltre il 90% dei britannici che ha un’opinione «negativa» o «molto negativa» nei suoi confronti. Due serie TV, forse di spin opposto, sono state prodotte e distrivuite in Gran Bretagna mostrando le disavventure del duca eboraceno.
Come scritto da Renovatio 21, l’Andrea è divenuto di fatto un caporo espiatorio regale, quando tanta dell’élite britannica, incluso il potente ambasciatore negli USA Pieter Mandelson e diversi membri del gabinetto Starmer, erano implicati con l’oscuro finanziere pedofilo.
Negli ultimi anni, anche l’influenza della monarchia britannica all’estero è diminuita, tanto che alcune ex colonie britanniche hanno preso in considerazione l’idea di recidere i legami rimanenti con la Corona. Barbados è diventata l’ultima nazione caraibica a trasformarsi in repubblica nel 2021, pur rimanendo parte del Commonwealth britannico.
Un sondaggio condotto nel 2023 dall’ex vicepresidente del Partito Conservatore Michael Ashcroft ha suggerito che sei dei 14 Paesi d’oltremare del Commonwealth, tra cui Canada e Australia, preferirebbero abolire la monarchia.
Andrea aveva ad un certo punto fatto la battuta corretta: lo hanno accusato per una frequentazione saltuaria dell’Epstein, quando per anni egli è stato amico, come quantità di figure rilevanti in Gran Bretagna, di Jimmy Savile (1926-2011), presentatore e DJ della BBC accusato di essere uno stupratore pedofilo seriale con almeno 300 presunte vittime che si sono fatte avanti per denunciarlo alla fine della sua carriera.
Il popolarissimo Savile, coperto dalla BBC per decadi, era molto amico anche dell’attuale re.
Come riportato da Renovatio 21, la BBC sembra essere continuamente toccata da scandali pedofili.
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Immagine di Katie Chan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Oligarcato
Re Carlo perde il titolo di «Difensore della Fede»
Secondo il rapporto annuale sulle finanze reali del Regno Unito, Buckingham Palace ha eliminato il titolo di «Difensore della Fede» dalla descrizione ufficiale dell’incarico di Re Carlo, sostituendo la denominazione vecchia di 500 anni con un impegno più vago a salvaguardare la religione nella «nazione multireligiosa» britannica.
Il rapporto del Sovereign Grant per il biennio 2025-2026, pubblicato venerdì, stabilisce che «Sua Maestà è il Governatore Supremo della Chiesa d’Inghilterra e protegge lo spazio per la fede all’interno della nazione multireligiosa». La formulazione, tuttavia, differisce significativamente dalla versione dell’anno scorso che descriveva Carlo come «Capo della Chiesa d’Inghilterra e Difensore della Fede». Il titolo, tuttavia, rimane sul sito web della famiglia reale.
L’espressione «Difensore della Fede» risale al 1521, quando papa Leone X la concesse a Enrico VIII dopo che il re si era schierato apertamente contro la Riforma di Martin Lutero. Poi, come noto, purtroppo cambiò idea, forse per una malattia od un trauma che ne alterava la psiche, divenendo motore dello scisma anglicano per divorziare e sposare una donna, Anna Bolena, che poi farà decapitare.
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Curioso che il titolo di supposto «Difensore della Fede» sparisca proprio mentre un altro papa Leone, il XIV, lo invita in Cappella Sistina per pregare con lui, per poi ricevere a San Pietro la grottesca «vescovessa» di Canterbury messa in testa alla oramai svuotata (di fedeli, di significato) chiesa scismatica d’Inghilterra. Va ricordato inoltre che papa Prevost ha cnominato Carlo III «confratello reale» di San Paolo fuori le Mura, una delle quattro basiliche papali. A tal proposito, a Carlo sarà concesso l’uso di una cattedra speciale e permanente.
Questo cambiamento riaccende un dibattito che accompagna Carlo da tre decenni. Nel 1994, quando era ancora principe di Galles, suggerì di preferire essere «difensore della fede» piuttosto che «difensore della Fede», indicando di voler rappresentare tutte le religioni, non solo il cristianesimo.
Durante la sua incoronazione nel 2023, non ha modificato il giuramento a questo proposito, ma il preambolo del voto affermava che la Chiesa d’Inghilterra «cercherà di promuovere un ambiente in cui le persone di tutte le fedi e credenze possano vivere liberamente».
In passato, i messaggi a sfondo religioso avevano già messo Carlo nei guai dopo che, a febbraio, aveva registrato un messaggio di auguri per il Ramadan rivolto ai musulmani britannici, ma si era rifiutato di inviare un messaggio personale per Pasqua, attirando le accuse di commentatori cristiani che lo ritenevano intenzionato a emarginare la chiesa di cui è formalmente a capo.
In seguito alle polemiche, l’account social della famiglia reale ha pubblicato un breve messaggio di «Buona Pasqua», sebbene Carlo non abbia mai pronunciato un discorso personale.
Per fare un confronto, la regina Elisabetta II non ha mai registrato un messaggio per il Ramadan e ha diffuso un solo messaggio dedicato alla Pasqua durante il suo regno, in occasione del lockdown per il COVID del 2020. Tradizionalmente, inoltre, registrava messaggi natalizi che menzionavano anche altre fedi oltre al cristianesimo.
L’ultimo emendamento giunge dopo che un sondaggio IPSOS della scorsa settimana ha rilevato un sostegno alla monarchia pari al 55%, la cifra più bassa degli ultimi decenni, in calo rispetto al picco dell’80% raggiunto nel 2012.
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Più che le premure religiose, per il sovrano contano altri progetti.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa re Carlo ha annunciato che il Regno Unito procederà con l’introduzione di un sistema di identificazione digitale per «modernizzare» i servizi pubblici, nonostante le forti controversie sulle implicazioni per la libertà e la privacy.
La storia del Carlo, come universalmente noto, ma per qualche ragione non considerato, non è stata limpidissima, dalla morte Diana ai milioni presi dalla famiglia Bin Laden in buste di plastica. Un anno fa emerse che nel 1983 l’allora principe di Galles aveva ricevuto un premio da un veterano nazista, una laurea ad honorem presso l’università dell’Alberta, in Canada.
Andrebbero anche ricordati l’amicizia, e le donazioni milionarie, che a Carlo fece il misterioso petroliere americano (per qualcuno spia KGB) Armand Hammer: quando nel 1988 la piattaforma petrolifera marina Piper Alpha della Occidental Petroleum collassò nelle fiamme a 200 miglia da Aberdeen uccidendo 160 persone, il futuro re si precipitò a difendere Hammer, che se la cavò alla grande. Sulla questione della dinastia degli Hammer, miliardari ebrei americani di origini russe a cui fu permesso per qualche motivo di restare vicini al Cremlino, andrebbe scritto un articolo a parte, specie dopo le accuse, sulle quali oltre ai presunti stupri i giornali hanno pure fatto aleggiare lo spettro di perversioni cannibalistiche, del nipote divo di Hollywood Armie Hammer.
Per non parlare dell’amicizia personale con Jimmy Savile, il popolare DJ e conduttore TV della BBC che, secondo accuse emerse appena dopo la sua morte nel 2011 ma che circolavano come voci da decenni, avrebbe abusato in istituti scolastici e manicomiali di cui era donatore, di qualcosa come 400 ragazzine.
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Immagine di Prime Minister’s Office of the United Kingdom via Wikimedia pubblicate su licenza Open Government Licence v3.0
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