Spirito
Dichiarazione di monsignor Strickland sull’accoglienza vaticana della «arcivescova» di Canterbury.
Renovatio 21 traduce e pubblica il messaggio di monsignor Joseph Strickland, già vescovo di Tyler in Texas, riguardo la vista in Vaticano di Sarah Mullally, l’«arcivescova» cantuariense al vertice della cosiddetta comunione anglicana.
Sono circolate immagini e resoconti che mostrano una donna anglicana «vescova» mentre impartisce una benedizione all’interno della Basilica di San Pietro. Per molti fedeli, questo non è stato un momento di unità, ma fonte di profonda confusione e dolore.
In quanto successore degli Apostoli, ho il dovere di parlare non con asprezza, ma con una chiarezza che nasce dalla carità.
Il sacerdozio cattolico non è una creazione umana. È un dono divino istituito da Nostro Signore Gesù Cristo, affidato alla Chiesa e custodito nei secoli con fedeltà e sacrificio. Il sacerdote, mediante l’ordinazione sacramentale, si configura a Cristo in modo unico e insostituibile, agendo in persona Christi Capitis, specialmente nell’offerta del Santo Sacrificio della Messa.
Per questo motivo, la Chiesa ha insegnato in modo definitivo di non avere l’autorità di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne. Questo insegnamento non è soggetto a modifiche, adattamenti o reinterpretazioni. Appartiene al deposito della fede.
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Poiché l’Eucaristia è la vera rappresentazione del Sacrificio del Calvario, il sacerdote si pone nella persona di Cristo Sposo, che offre se stesso per la sua Sposa, la Chiesa. Questo mistero nuziale non è simbolico, ma sacramentale e reale. Qualsiasi gesto che oscuri questa verità, o che offuschi la distinzione tra gli Ordini Sacri validi e le comunità che non li possiedono, rischia di indebolire la comprensione dell’Eucaristia stessa da parte dei fedeli.
Per questo motivo, la Chiesa ha sempre custodito con la massima cura sia il sacerdozio sia le sacre parole dell’Eucaristia. Il sacerdote non parla all’altare come mero rappresentante della comunità, ma in persona Christi Capitis – nella persona stessa di Cristo Capo – cosicché quando dice: «Questo è il mio Corpo… Questo è il mio Sangue», è Cristo stesso che parla e agisce.
Se questa realtà viene oscurata, o se la forma del sacramento viene alterata in modo da non esprimere più chiaramente Cristo che agisce attraverso il sacerdote, i fedeli potrebbero essere indotti in grave confusione e l’integrità del sacramento stesso potrebbe essere messa in discussione.
Per questo motivo, la Chiesa DEVE custodire con riverenza e fedeltà sia la realtà del sacerdozio sia la sacra forma che le è stata affidata da Cristo.
Si potrebbe obiettare che in questo caso non si sia svolta alcuna celebrazione eucaristica e che quanto accaduto sia stato semplicemente un gesto di benedizione. Tuttavia, anche questa affermazione non va presa alla leggera.
I gesti pubblici all’interno di luoghi sacri hanno un significato reale. Quando una persona che non possiede un valido ordine sacro viene ricevuta in un modo che sembra affermare o onorare un ruolo ministeriale che non può ricoprire, si rischia di dare l’impressione che tale ordine sia riconosciuto o intercambiabile con il sacerdozio cattolico.
Questo è fonte di confusione per i fedeli e motivo di legittima preoccupazione. La vera carità richiede chiarezza. Il rispetto per le persone non deve mai oscurare la verità sulla realtà sacramentale dell’Ordine sacro, che la Chiesa ha ricevuto da Cristo e che non ha l’autorità di modificare.
Per questo motivo, esorto i fedeli non solo a rimanere saldi, ma a rispondere con la preghiera e la riparazione. Quando la confusione tocca ciò che è più sacro – quando il sacerdozio e l’Eucaristia vengono oscurati – la risposta appropriata ai fedeli non è il silenzio, ma l’amore espresso attraverso il sacrificio.
Vi chiedo dunque di:
- Trascorrere del tempo in adorazione eucaristica
- Recitare il Santo Rosario con rinnovato fervore
- Offrire atti di penitenza e riparazione al Sacro Cuore di Gesù
- Intercedere per i sacerdoti, affinché siano fedeli alla loro sacra identità.
- E pregare per la Chiesa, affinché sia purificata e rafforzata nella verità.
Cristo non ha abbandonato la sua Chiesa.
Anche nei momenti di prova, Egli rimane presente nell’Eucaristia – lo stesso ieri, oggi e per sempre. La verità del sacerdozio rimane intatta, non per la forza umana, ma perché è radicata in Lui.
Rispondiamo dunque non con la disperazione, ma con la fedeltà. Restiamo fermi a Cristo, amiamo la sua Chiesa e preghiamo per la sua purificazione e il suo rinnovamento.
Possa la Beata Vergine Maria, Madre dell’Eterno Sommo Sacerdote, intercedere per noi, affinché il sacerdozio si rinnovi nella santità e l’Eucaristia sia sempre adorata con la riverenza che merita.
Vescovo Joseph E. Strickland
Vescovo emerito
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Immagine screenshot da YouTube
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Un esorcista racconta: l’anticristo si presenterà come la soluzione ai problemi dell’umanità
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Spirito
Le riforme liturgiche post-Vaticano II hanno trasformato le messe in una «parodia»: parla il cardinale Rouco Varela
Il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid, ha dichiarato questa settimana in un’intervista che i dilaganti abusi liturgici successivi al Concilio Vaticano II hanno trasformato il Santo Sacrificio della Messa in una «parodia». Lo riporta LifeSite.
Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano spagnuolo El Debate e pubblicata il 21 luglio, in cui discuteva della sacra liturgia e del suo recente appello per il ripristino del Summorum Pontificum, il prelato ottantanovenne ha sottolineato come l’attuazione delle «riforme liturgiche» del Concilio abbia portato a diffusi abusi.
Il cardinale Rouco Varela ha inoltre evidenziato che la «parodia» ha raggiunto un «livello così profondo» da ledere «la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità».
«Con il Concilio Vaticano II è stata attuata una riforma liturgica che, in molti e diffusi casi, si è trasformata in una parodia della liturgia», ha dichiarato al giornale.
«E, naturalmente, quando la parodia raggiunge un livello così profondo da intaccare la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità – di fronte all’indisciplina quasi anarchica della liturgia in molti casi e in molte parti della Chiesa durante gli anni Settanta – ha indotto gruppi di fedeli a tornare ancora una volta alla tradizione che precedeva la riforma del Concilio Vaticano II», ha aggiunto.
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Il porporato iberico ha espresso la convinzione che gli abusi liturgici seminino divisione tra i fedeli, e che alcuni reagiscano passando all’«altro estremo» ed «esagerando» la soluzione al problema, forse riferendosi alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e ai sedevacantisti.
Il prelato ha poi ricordato diversi esempi di abusi della Messa e della Santa Eucaristia avvenuti negli anni Settanta dopo le riforme post-conciliari, sottolineando come tali abusi abbiano ridotto il Santo Sacrificio della Messa a un «gioco tra amici».
«Si assisteva a ogni sorta di comportamento, e, quel che era peggio, nelle case di formazione – per religiosi e religiose, nei seminari… Celebrare l’Eucaristia in salotto a un tavolino basso», ha detto Rouco Varela. «Seduti o accovacciati, prendendo il vino dal frigorifero, pane di chissà cosa, e poi ognuno diceva quello che gli veniva in mente… Quasi l’unica cosa che poteva essere ricondotta a una verità teologica erano le parole della consacrazione».
«In altre parole, siamo passati dalla celebrazione dell’Eucaristia istituita dal Signore – il sacramento della sua presenza sacrificale e sacrificata sulla croce che nutre le nostre anime; la sua carne e il suo sangue; la presenza del Divino in mezzo alla nostra vita e alla nostra storia – a una sorta di gioco tra amici, niente di più. C’è un abisso tra le due cose», ha aggiunto.
Non è chiaro come il cardinale, comprendendo l’estrema gravità della situazione con il sacrilegio eretto a rito, possa definire «estreme» le posizioni di coloro che non vi si sottomettono.
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Immagine di Barcex via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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