Eutanasia
Il Vaticano apre all’eutanasia. Novità?
Il Vaticano sembra aver spalancato definitivamente le porte all’eutanasia. Ma l’eutanasia era già alle porte da tempo.
A mettere tutto nero su bianco, è uscito di recente, per i tipi della Libreria Editrice Vaticana, il Piccolo lessico del fine vita. Ottantotto pagine dove si dichiara la liceità dell’interruzione di pratiche come la ventilazione meccanica, la tracheostomia e la rianimazione. Dulcis in fundo (dulcis mors in fundo), il volumetto contiene anche un modello di DAT, le famose Disposizioni anticipate di trattamento comunemente definite «testamento biologico» o «biotestamento», disciplinate dall’art. 4 della Legge 219 del 22 dicembre 2017 entrata in vigore il 31 gennaio 2018.
Il libro, edito dalla Pontificia Accademia per la Vita (la PAV, istituita da Giovanni Paolo II, ha «come fine la difesa e la promozione del valore della vita umana e della dignità della persona»), fa uso di un noto argomento tributato dalla necrocultura laica: si afferma che i trattamenti salvavita possano essere sospesi in quanto rappresentino una forma di «accanimento terapeutico», formula dai margini incerti ed elastici che abbiamo sentita mille volte senza aver capito mai del tutto cosa significhi. Del resto, è fatta per quello.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Tra i capitoli del libretto funebre – che, per paradosso, è un vero e proprio manifesto della PAV sotto il regno di monsignor Vincenzo Paglia – troviamo quello sulle DAT, con annesso modulo tramite cui il sottoscrittore in teoria cattolico può rifiutare «trasfusioni di sangue, antibiotici, trattamenti di sostegno vitale quali la ventilazione meccanica invasiva e non invasiva, la tracheostomia, la emodialisi e la rianimazione cardio-polmonare».
Ecco a voi la sovranità biologica, l’autodeterminazione secondo Paglia: lo stesso organo e lo stesso vescovo che lottavano per l’obbligatorietà dei vaccini da ben prima della pandemia, spingendo poi, a supplementari scaduti, pure per la quinta dose mRNA.
L’ammissione vaticana della pratica eutanatica appare, dunque, una cosa implicita.
«Anche qualora fossero appropriati clinicamente, i trattamenti potrebbero tuttavia risultare sproporzionati, qualora la persona malata li ritenesse troppo gravosi nelle circostanze in cui si trova» si legge nel testo. «Non intraprendere o sospendere quei trattamenti è, a questo punto, non solo possibile, ma, come dice papa Francesco “doveroso”».
Proprio così: a parlare di trattamenti sproporzionati è lo stesso Vaticano che piamente, ecumenicamente impose il vaccino mRNA a tutti i suoi abitanti e lavoratori, a terra e in volo, con espulsione de facto dei renitenti, lasciapassare vaccinale controllato dalle guardie svizzere e qualche incontro segreto tra il romano pontefice e il CEO di Pfizer Alberto Bourla. L’accordo fra i due, come capita agli altri patti tra Big Pharma e Stati nazionali e pure transnazionali, tutt’ora non è noto.
Il Piccolo Lessico scrive che la decisione di rinunciare ad antibiotici, trasfusioni, rianimazioni, è del malato, che i trattamenti bisogna «calibrarli (…) secondo criteri di (…) effettiva corrispondenza alle richieste del paziente e con i suoi valori ed esigenze spirituali».
Il giochino è lo stesso che abbiamo visto fare ai nemici della vita da decenni: se il risultato è la morte, si inneggia alla libertà. Se invece è la libera scelta per la salute, si sguaina l’obbligo. Abbiamo qui in nuce l’essenza della necrocultura: innestata nel profondo della società, essa prevede che la forza di gravità delle cose umane debba attrarre verso la morte, verso l’annientamento dell’uomo. Una tendenza velata dalla maschera sempre più trasparente e ridicola della «libertà», della «autonomia», della «democrazia» e di tutto il corredo individualista, cioè liberale, dell’Occidente suicida.
È stato notato che il modello di DAT proposto nel libello della PAV è molto simigliante a quello pubblicato nel 2020 da Aggiornamenti sociali, rivista della rete gesuita legata alla Fondazione culturale San Fedele di Milano, istituzione della Compagnia di Gesù da cui provenivano il vecchio arcivescovo meneghino Carlo Maria Martini e lo stesso Bergoglio.
Nel 2017 vi si era trattato il tema DAT riguardo a nutrizione e idratazione artificiali (NIA) affermando che «nella riflessione cattolica si è spesso affermato che questi mezzi sono sempre doverosi; in realtà, la NIA è un intervento medico e tecnico e come tale non sfugge al giudizio di proporzionalità (…) poiché non si può escludere che in casi come questi la NIA divenga un trattamento sproporzionato, la sua inclusione fra i trattamenti rifiutabili è corretta».
Vale la pena di chiedere, a questo punto: i sondini che alimentavano Eluana Englaro erano un trattamento sproporzionato? Era quindi giusto uccidere Eluana? I gesuiti stanno dicendo questo?
Un modello di DAT scaricabile nel 2020 dal sito del rotocalco gesuita conteneva la facoltà di dire no a «trasfusione di sangue o di suoi derivati; antibiotici, salvo in caso di tutela della salute di terzi; trattamenti di supporto vitale, quali: ventilazione meccanica invasiva, tracheostomia, ventilazione meccanica non invasiva, emodialisi, manovre di rianimazione cardio-polmonare». I medesimi trattamenti salvavita dei quali parla il Piccolo lessico di fine vita fresco di stampa vaticana, e non sappiamo se nella versione ebook vi sia pure un «CLICCA QUI» per autocompilare online il modulo con cui defungere neocattolicamente.
Sostieni Renovatio 21
E quindi: sono i gesuiti che stanno guidando la deriva eutanatica? Sappiamo che sono loro – in particolare quelli legati ad un’altra testata della Compagnia, America magazine – a condurre la campagna di omotransessualizzazione ecclesiastica. Padre Martin non perde occasione per ricordarcelo e Bergoglio, che lo porta in palmo di mano – l’ultima lettera di incoraggiamento per incontri di trans risale a una settimana fa – ci mostra quanto seria è la storia per cui il papa si opporrebbe alla «frociaggine».
Per incidens, poiché tutto torna, va ricordato che monsignor Paglia, oltre che per la sua passione per i vaccini, è noto pure per la storia del Duomo di Terni, la sua diocesi, per il quale una decina di anni fa ha commissionato un enorme affresco definito «omoerotico».
Abbiamo inoltre già visto su queste pagine come in realtà la PAV stia sdoganando la riproduzione artificiale, e la foto di Bergoglio circondato dai figli di Elon Musk – tutti usciti dalla provetta – è la dimostrazione che la decisione riguarda il papato profondo.
Più chiaro ancora, rammentiamo che il monsignore recentemente ha specificato che la legge genocida 194/78 rappresenta «un pilastro della nostra società».
Ci è chiaro, a questo punto, cosa sia davvero la «dolce morte» nel disegno complessivo. Ci diranno che è per chi decide di morire, nel giro di poco saremo overtonianamente passati dal volente al nolente, con la strage totale dei malati (come Adolfo, meglio di Adolfo) come logica conseguenza.
Guardate il Canada: l’eutanasia spinta in Quebecco è divenuta, in breve, una campagna di morte in tutto il Paese, dove si sopprime non solo il tumorato, ma anche il quadriplegico, il depresso, l’eco-ansioso, l’autistico, persino il povero – e ovviamente si discute dei bambini.
La macchina assassina – ora completamente normalizzata, anzi, sacralizzata – non si ferma mica lì: ecco che si moltiplicano i casi di invalidi (tra cui, cucù, i danneggiati COVID) a cui gli assistenti sanitari offrono, in forma sempre meno strisciante, l’opzione del MAiD, ossia della loro terminazione ad opera dello Stato canadese. Nel 2022, una persona ogni 25 in Canada moriva uccisa dal «suicidio assistito» – primato che consente un altro grande primato caro al mondo moderno, quello della predazione degli organi.
Vediamo bene cosa è successo: lo hanno venduto come un «diritto», era solo un grande massacro di innocenti. Il solito. E il Vaticano, ha detto qualcosa del Canada del fondamentalismo eutanasico? Non ci pare: nemmeno quando Bergoglio volò laggiù, si mise il copricapo da nativo e partecipò ad un rito pagano in mondovisione.
Insomma, ci è chiaro come non vi sia pratica della necrocultura che la neochiesa non voglia sdoganare, e sembra pure aver fretta di farlo.
Una fretta del diavolo, verrebbe da dire.
Roberto Dal Bosco
Elisabetta Frezza
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Eutanasia
Eutanasia, nonna cristiana è stata uccisa in Canada contro la volontà della famiglia: il racconto
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Eutanasia
La Francia ha legalizzato l’eutanasia e il suicidio assistito: un’analisi approfondita di una legge sulla morte
Il 15 luglio 2026 rimarrà una data oscura nella storia francese. Dopo diversi anni di dibattito e tre respingimenti consecutivi da parte del Senato, l’Assemblea nazionale ha finalmente approvato la legge che istituisce il «diritto al suicidio assistito».
La legalizzazione del «morte assistita» è stata una delle principali promesse del secondo mandato di Emmanuel Macron. Dopo diversi rinvii dovuti allo scioglimento dell’Assemblea nazionale e alle successive crisi politiche, la legge è finalmente giunta alla sua conclusione il 15 luglio 2026.
Vita sottomessa ai voti
L’Assemblea Nazionale ha definitivamente approvato il disegno di legge con 291 voti favorevoli, 241 contrari e 29 astensioni; si è trattato della quarta votazione parlamentare su questo testo in meno di un anno. Nel frattempo, il Senato si era opposto per ben tre volte, esprimendo riserve sulle conseguenze di una simile riforma; tuttavia, il governo ha scelto di lasciare la decisione finale all’Assemblea Nazionale.
La maggioranza presidenziale e i gruppi di sinistra hanno appoggiato in modo schiacciante la riforma, mentre i parlamentari di destra e del Rassemblement National hanno votato in gran parte contro, sebbene ciascun gruppo abbia concesso ai propri membri libertà di voto sulla questione. È comunque importante notare che, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali del 2027, il portavoce del Rassemblement National, Laurent Jacobelli, ha dichiarato a franceinfo che il suo partito non avrebbe abrogato la legge in caso di vittoria alle elezioni, ma si sarebbe limitato a vigilare attentamente sulla sua attuazione.
Con questa votazione, la Francia entra a far parte della ristretta cerchia di paesi che hanno legalizzato il suicidio assistito o l’eutanasia, tra cui figurano Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Svizzera, Canada, Nuova Zelanda e Uruguay.
Come per altre importanti riforme sociali, il vocabolario utilizzato ha giocato un ruolo centrale. La legge non parla né di «eutanasia» né di «suicidio assistito», ma di «aiuto a morire». Per i suoi sostenitori, questa espressione sottolinea la volontà di sostenere le persone che affrontano sofferenze ritenute insopportabili. In realtà, è un modo per attenuare il vero impatto del testo e farlo passare senza destare allarme, per poi trarne tutte le conclusioni necessarie.
Padre Hervé Gresland, autore di articoli su questo argomento, fa un’osservazione (1):
«Lo vediamo ovunque e sempre: la legalizzazione del male porta a un rapidissimo cambiamento di mentalità nella società. In breve tempo, le coscienze vengono completamente distorte; ciò che è legale diventa legittimo agli occhi della maggioranza. Nei paesi in cui è legale, assistiamo a una banalizzazione dell’eutanasia».
Aiuta Renovatio 21
Una trasgressione ispirata alle logge massoniche
Qualunque cosa si possa dire, l’eutanasia è l’omicidio di una persona innocente. Come tale, è intrinsecamente sbagliata e pertanto non è mai permessa. La sua legalizzazione costituisce un ulteriore passo nella rivendicazione della libertà assoluta della persona umana, che dovrebbe poter «scegliere la propria vita, scegliere la propria morte», secondo il tema del congresso organizzato a Nizza, dal 21 al 23 settembre 1984, dall’ADMD (Associazione per il Diritto a Morire con Dignità).
Questa associazione, cofondata dal dottor Pierre Simon, già Gran Maestro della Gran Loggia di Francia, e a lungo presieduta dal parlamentare (poi deputato e poi senatore) ed eminente membro del Grande Oriente di Francia Henri Caillavet, è all’origine del dibattito sull’eutanasia e sul suicidio assistito in Francia; è riuscita a imporre le proprie idee, persino il proprio vocabolario.
Non dimentichiamo che il 5 maggio 2025 il Presidente Emmanuel Macron ha visitato la Gran Loggia di Francia. Nel suo discorso in quell’occasione, ha dichiarato: «La Repubblica non è solo a casa nella Massoneria. È nel suo cuore e nella sua anima. (…) La Massoneria è in prima linea nella battaglia, la battaglia che conta se vogliamo plasmare questo secolo per il bene dell’umanità». E ha accolto con favore il fatto che i Massoni abbiano l’ambizione di «rendere l’uomo libero artefice della propria vita, dalla nascita alla morte».
Le logge massoniche, sostenute da importanti legami politici e mediatici, come già accaduto con la contraccezione (1967) e l’aborto (1974), si sono prese il loro tempo per portare a compimento questo sinistro progetto; ora sono vicine al loro obiettivo e festeggiano l’adozione di questa legge letale.
Padre Gresland presenta il loro punto di vista:
«L’uomo vuole avere potere sulla propria vita; vuole poter decidere da sé il suo valore o la sua durata. L’uomo che si fa dio proclama: “Io sono il padrone della mia vita e della mia morte, ne dispongo come voglio, ne mantengo il controllo fino agli ultimi istanti”».
L’aspetto più scandaloso di questa manovra è che «medici e operatori sanitari, che sono i più direttamente colpiti, sono stati in gran parte esclusi dal processo. 800.000 di loro hanno firmato una lettera aperta su Le Figaro il 16 febbraio 2023, opponendosi all’eutanasia, ma le loro voci non contano».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il desiderio di essere padroni della propria vita
L’abate Gresland dà un’idea della portata del cambiamento in atto:
«Il divieto di omicidio non appartiene al regno del diritto umano; deriva da una legge superiore alla volontà umana, la legge naturale, espressione della legge divina: “Non uccidere”. Questo divieto è l’unica garanzia valida e un punto di riferimento fondamentale per qualsiasi società civile. Trasgredire questo divieto costituisce quindi un cambiamento radicale. Un Paese che pretende di legiferare per eliminare i propri anziani e malati non può più rivendicare lo status di nazione civile. Dietro la cortina fumogena di parole come “libertà” o “dignità”, si sta verificando un completo capovolgimento».
Contrariamente a questa ideologia, «papa Pio XII ci ha ricordato che “Dio solo è padrone della vita e dell’esistenza. L’uomo, dunque, non è padrone né possessore, ma solo usufruttuario del suo corpo e della sua esistenza”.² Arrogarsi un diritto sulla propria vita è uno dei peccati più gravi che si possano commettere. Questo desiderio di usurpare ciò che appartiene solo a Dio è luciferino». (2)
La legge approvata il 15 luglio legalizza sia il suicidio assistito che l’eutanasia stessa, ovvero l’uccisione intenzionale di un paziente da parte di terzi. Tuttavia, fin dai tempi di Ippocrate, la medicina occidentale si è basata sul principio che il medico cura, allevia la sofferenza e fornisce supporto, ma non causa mai intenzionalmente la morte del paziente.
Nel corso dei dibattiti parlamentari, diverse organizzazioni mediche hanno ribadito la loro opposizione a questa rivoluzione, sostenendo che quando un paziente vede un medico entrare nella sua stanza, deve essere certo che il medico sia venuto per curarlo, non per causarne la morte.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Le cure palliative messe da parte
A questa legittimazione ormai consolidata, padre Gresland si oppone la storia cristiana:
«Anziché sopprimere i malati gravi, la civiltà cattolica ha perseverato nella cura dei malati, anche in circostanze estreme. Invece di lasciare morire i bisognosi soli e abbandonati, ha inventato ospedali, orfanotrofi e case di riposo. Si è adoperata affinché tutti comprendessero la propria dignità di esseri umani creati a immagine di Dio, qualunque sventura li colpisca. Li ha aiutati a presentarsi al cospetto di Dio attraverso l’aiuto della vera religione. È questo spirito che Satana vuole distruggere, lo spirito di amore più forte dell’indifferenza e di speranza più forte della disperazione umana».
Inoltre, ancora oggi, l’accesso alle cure palliative rimane gravemente inadeguato in Francia. Circa venti dipartimenti sono tuttora privi di reparti specializzati e meno della metà del fabbisogno nazionale viene effettivamente soddisfatto. L’Unione delle Famiglie afferma che presto sarà più facile ottenere la morte che assicurarsi un posto in un reparto di cure palliative.
Come siamo arrivati a questo punto? Padre Gresland lo spiega:
«Le persone vengono indotte a credere che l’alternativa all’eutanasia sia una sofferenza atroce. E l’opinione pubblica viene manipolata attraverso i sondaggi, chiedendo alle persone se preferirebbero una sofferenza atroce o l’eutanasia. Ovviamente emerge la risposta desiderata, perché ciò che le persone vogliono è semplicemente non soffrire. Il grido di una persona malata, “Voglio morire”, non è una richiesta positiva; è prima di tutto un grido di angoscia, una supplica di aiuto. A seconda dei casi, significa: “Soffro troppo”, “Sono troppo fragile”, “Sono stanco di vivere”. Alcuni chiedono di porre fine alla propria vita a causa del loro isolamento o della paura di essere un peso per gli altri».
Eppure:
«La medicina oggigiorno è in grado di alleviare quasi ogni dolore fisico. È vero, però, che alcune sofferenze sono resistenti agli antidolorifici. In questi casi, si può offrire al paziente una sedazione più forte, a condizione che la morte non sia l’obiettivo immediato. Anche il dolore emotivo trova sollievo attraverso un sostegno attento e la cura di personale qualificato. Quasi invariabilmente, quando i pazienti sono ben assistiti, non chiedono più di morire. Ciò di cui le persone hanno bisogno non è aiuto per morire, ma aiuto per vivere. Alla fine della loro vita, desiderano essere accompagnate e aiutate fino all’ultimo, essere circondate da compassione e amore – un amore che, anche se non ne sono consapevoli, è un riflesso dell’amore di Dio».
Sostieni Renovatio 21
Una battaglia legale che non è ancora conclusa.
Il voto del Parlamento non significa ancora che la legge entri in vigore. Come annunciato ancor prima del voto, ora dovranno essere esaminate quattro richieste presentate al Consiglio costituzionale. Il primo ministro Sébastien Lecornu, il Presidente del Senato Gérard Larcher e diversi gruppi parlamentari hanno chiesto al Consiglio di verificare la costituzionalità del testo. Se il testo verrà confermato, il Presidente della Repubblica potrà promulgarlo prima che i decreti attuativi ne specifichino i dettagli pratici di applicazione.
Ma già ora il dibattito non riguarda più solo il contenuto della legge; si estende anche alle condizioni in cui il Consiglio costituzionale sarà chiamato a pronunciarsi su di essa. In un articolo d’opinione pubblicato su Le Figaro, Jean-Éric Schoettl, ex Segretario generale del Consiglio costituzionale, richiama l’attenzione su una questione raramente dibattuta: quella dell’imparzialità oggettiva dei membri del Consiglio. Non basta che la giustizia sia imparziale; questa imparzialità deve anche essere visibile e ispirare fiducia.
Jean-Éric Schoettl sottolinea che diversi membri attuali del Consiglio costituzionale si erano espressi pubblicamente a favore della legalizzazione del suicidio assistito prima della loro nomina. Cita, in particolare, Alain Juppé, Jacques Mézard e Richard Ferrand, che avevano manifestato il loro sostegno a questa riforma. Al contrario, Philippe Bas si era pubblicamente opposto a una legislazione simile quando era senatore.
In definitiva, però, secondo padre Gresland, entrano in gioco alcune considerazioni piuttosto discutibili dal punto di vista etico:
«La legge proposta risponde anche a considerazioni utilitaristiche ed economiche. Una persona può essere sottoposta al suicidio assistito quando non è più utile. Gli anziani sono costosi, soprattutto durante l’ultimo anno di vita. È comprensibile che le compagnie di assicurazione sanitaria integrativa e i fondi pensione siano favorevoli al suicidio assistito. Ne intravedono un innegabile vantaggio finanziario».
Anche gli eredi ne trarranno un grande vantaggio: il testo richiederà che i contratti di assicurazione sulla vita coprano il rischio di morte in caso di suicidio assistito, come se non si trattasse di una morte richiesta e indotta, bensì di una morte naturale. Una menzogna colossale!
Iscriviti al canale Telegram ![]()
La «licenza di uccidere» riassunta in 27 punti dall’ECLJ
Grégor Puppinck, direttore del Centro Europeo per il Diritto e la Giustizia (ECLJ), analizza la proposta di legge che crea una vera e propria «licenza di uccidere». Ha individuato meticolosamente ventisette gravi problemi:
- È un unico medico a decidere sull’intera procedura di eutanasia (art. 5 e 6)
- La legge non prevede alcun requisito formale in merito all’espressione della volontà di morire; essa può essere formulata per iscritto o «con qualsiasi altro mezzo di espressione adeguato alle proprie capacità» (art. 5, III).
- In pratica, è sufficiente che il medico dichiari che la persona desidera morire. Non è richiesto alcun testimone per attestare la veridicità della richiesta di morire.
- In ogni caso, il medico incontra la persona interessata da sola (articoli 5, 6 e 7).
- Questo medico può incontrare la persona per la prima volta il giorno della «richiesta» di morte; non è necessariamente il medico curante (art. 5).
- L’eutanasia è possibile per le persone sottoposte a tutela e curatela, nonché per le persone la cui capacità di discernimento è compromessa (art. 5).
- È sufficiente che la capacità di discernimento non sia «gravemente» compromessa nel momento in cui la persona deve esprimere la propria richiesta di morte (art. 6, I).
- Non è esclusa dal procedimento la persona affetta da un grave disturbo mentale, come ad esempio una tendenza al suicidio (art. 4, par. 4).
- Non è necessario che il paziente si trovi in fase terminale; una persona con ancora molti anni di vita da vivere può ottenere la morte (art. 4, par. 3).
- La persona non ha il «diritto» di ricevere cure palliative, che peraltro sono scarsamente disponibili.
- Il medico consulta due persone di sua scelta: un medico e un assistente medico o un operatore sanitario eventualmente posto sotto la sua autorità gerarchica (art. 6, II).
- La consultazione con queste due persone può avvenire tramite videoconferenza, anche senza aver incontrato il richiedente o verificato la realtà della sua richiesta di morte (art. 6, II).
- Anche se una persona sottoposta a tutela o curatela richiede un consulto con un parente, il medico può rifiutarlo (art. 6, II, par. 4).
- Il medico può prendere la decisione definitiva subito dopo la consultazione (art. 6, III).
- Il medico non è tenuto a visitare il richiedente una seconda volta (art. 6, IV e V).
- Il periodo di riflessione della persona è di soli due giorni dalla decisione del medico (art. 6, IV).
- L’intero processo può quindi essere completato in tre giorni.
- I familiari della persona non hanno il diritto di essere informati che è in corso una procedura di eutanasia (art. 6, II, par. 4 e art. 7).
- I parenti non hanno il diritto di impugnare in tribunale la decisione del medico (art. 12).
- Il medico o l’infermiere deve accertarsi che le persone vicine alla persona sottoposta a eutanasia non esercitino alcuna pressione per indurla a «rinunciare alla somministrazione della sostanza letale» (art. 9, I).
- La persona viene informata «delle modalità d’azione della sostanza letale» solo dopo aver confermato la propria richiesta di morire (art. 6, V).
- Gli obiettori di coscienza che rifiutano l’eutanasia sono tenuti a designare un altro medico che accetti di praticarla al loro posto (art. 14).
- Gli enti privati, in particolare quelli religiosi, anche se tutto il personale è obiettore di coscienza, sono obbligati ad accogliere le équipe mobili per l’eutanasia e ad accettare l’eutanasia dei propri residenti e pazienti, pena il perseguimento penale e sanzioni amministrative e pecuniarie (art. 14).
- Ai farmacisti viene negata la clausola di obiezione di coscienza e sono obbligati a preparare il veleno, pena sanzioni disciplinari (artt. 8 e 14).
- Tutti gli emendamenti volti a separare le procedure di eutanasia da quelle di prelievo di organi sono stati respinti (ad esempio, l’emendamento n. 547).
- Il «controllo» viene effettuato dopo il decesso sulla base delle sole informazioni trasmesse dal medico (art. 11 e 15).
- Il «controllo» è effettuato da una commissione composta da quattro membri provenienti da associazioni e professionisti delle scienze umane e sociali, nonché da due dottori e solo due giudici (art. 15, IV).
- L’intero costo della procedura, comprese le spese e la remunerazione, è coperto dalla Previdenza Sociale (art. 18).
Inoltre, occorre tenere conto delle seguenti realtà:
- Il 10% dei francesi assume antidepressivi
- Secondo la Società francese per le cure palliative (SFAP), un milione di francesi ne hanno diritto.
- Circa venti reparti non dispongono di unità di cure palliative e meno della metà del fabbisogno di cure palliative viene attualmente soddisfatto. Inoltre, questa copertura diminuirà proporzionalmente all’invecchiamento della popolazione.
- La legalizzazione della morte anticipata consentirebbe di risparmiare circa 1,4 miliardi di euro all’anno in costi sanitari, previdenziali e pensionistici (valutazione di Fondapol, 2025).
Aiuta Renovatio 21
I vescovi di Francia sono stati truffati ancora una volta
Poche ore dopo l’adozione definitiva del testo, la Conferenza episcopale francese ha pubblicato una dichiarazione in cui i vescovi ritengono che il 15 luglio 2026 «segna una grave rottura nella storia del nostro Paese».
Da diversi anni ormai, ricordano:
«Abbiamo partecipato con serietà e responsabilità al dibattito sui temi del fine vita, esprimendo le nostre convinzioni e dialogando con tutti. Attingendo alla secolare esperienza della Chiesa nell’accompagnamento dei malati, dei morenti e delle loro famiglie, abbiamo voluto condividere le nostre riflessioni sulla dignità di ogni vita umana».
Ma, ancora una volta, si sentono truffati:
«Il Presidente della Repubblica aveva annunciato un dibattito sereno, informato e rispettoso, ma è evidente che questioni politiche, ideologiche e senza dubbio anche economiche, mascherate da parole fuorvianti, hanno prevalso su questa ambizione».
È solo nell’ultima frase che compare il nome di Cristo, ben meno onorato della dignità umana e della fratellanza universale, tanto apprezzate fin dal Concilio:
«I cattolici di Francia continueranno, insieme a molti altri uomini e donne di buona volontà, credenti o meno, a servire la vita. Lo faranno animati dalla ferma speranza che il Vangelo dona loro, senza spirito di rassegnazione né di scontro, convinti che la grandezza di una società non sta mai nel dare la morte ai più vulnerabili, né nel permettere loro di togliersi la vita, ma, al contrario, nell’accompagnarli, attraverso una vera fraternità, fino alla fine. Perché Cristo, in cui credono, è venuto perché il mondo abbia la vita».
Tutto ciò impallidisce al confronto con il clamore della parte avversa. L’abate Gresland cita come esempio un vescovo ben più valoroso degli attuali vescovi francesi, osservando che:
«L’eutanasia, tuttavia, era caduta in disgrazia dopo i processi di Norimberga. Infatti, nella Germania nazista, esisteva un programma per lo sterminio dei disabili, l’Aktion T4, in vigore tra il 1940 e il 1941, che causò migliaia di vittime. Tra le voci che si levarono contro questo programma di eugenetica di massa attuato dallo Stato, la più forte e coraggiosa fu quella del vescovo di Münster, monsignor von Galen».
Questo illustre vescovo aveva previsto che una delle conseguenze dell’eutanasia sarebbe stata la brutalizzazione della società, persino all’interno delle famiglie: «Non si può immaginare la depravazione morale, la sfiducia universale che si diffonderà fino al cuore stesso della famiglia se il santo comandamento di Dio, “Non uccidere!”, che il nostro Creatore ha scritto nella coscienza dell’uomo, verrà violato, e la sua violazione tollerata e perpetrata impunemente!». Le sue parole contribuirono all’interruzione del programma nell’ottobre del 1941.
La conclusione è inevitabile: «Purtroppo gli attuali vescovi francesi sono incapaci di questo tipo di linguaggio. Con la loro solita debolezza, hanno espresso deplorevolmente le loro “riserve”, le loro “esitazioni” o le loro “preoccupazioni”».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
La Fondazione Jérôme Lejeune denuncia una società eugenetica
La Fondazione Jérôme Lejeune ha reagito con maggiore determinazione:
«A seguito del voto per la legalizzazione dell’eutanasia, la Fondazione Jérôme Lejeune annuncia la continuazione con assoluta forza e determinazione della lotta contro questa legge che sancisce la morte. In prima linea nella lotta contro l’eugenetica, la Fondazione include ora questa resistenza di lunga data all’eutanasia, che minaccia la vita dei più vulnerabili, tra le priorità della sua missione di advocacy».
Per la Fondazione Jérôme Lejeune, la legge sull’eutanasia segue la stessa logica di quella che, 50 anni fa, legalizzò l’aborto eugenetico, ovvero l’uccisione di bambini nell’utero materno fino al nono mese di gravidanza perché affetti da disabilità. Le prime vittime di questa nuova legge saranno tutte le persone vulnerabili, e in particolare quelle con disabilità intellettiva. La Fondazione denuncia una visione eugenetica della società, guidata da valori contrari basati su una falsa concezione di progresso, autonomia e libertà a fini utilitaristici.
Secondo Jean-Marie Le Méné, presidente di questa Fondazione:
«Il divieto di uccidere è un principio fondante della nostra civiltà. Ponendo la morte indotta al centro del nostro sistema sanitario, lo Stato abdica alle proprie responsabilità. Rinuncia alla sua missione primaria: proteggere i più vulnerabili. Questa è una profonda violazione del contratto sociale. I nostri politici hanno ancora una bussola morale? Contiamo sulla visita del Papa a Parigi a settembre per ribadire con forza le esigenze di questa morale naturale universale, che ci dice di non uccidere, rubare o mentire, e che quindi non riguarda solo i cattolici».
L’Unione delle Famiglie contro una legge violenta
Per la Family Union, l’adozione di questa legge costituisce «un atto di violenza senza precedenti».
Violenza contro i malati, «a coloro ai quali la morte viene ora offerta più facilmente delle cure mediche. Sarà più rapido ottenere un’iniezione letale che un posto letto in un centro di cure palliative o un appuntamento in un centro per la gestione del dolore. Non garantendo a tutti i mezzi per vivere con dignità fino alla fine, la nostra società sceglie di rendere la morte accessibile».
Violenza contro gli operatori sanitari, quindi, «che si sono opposti in modo schiacciante a questo diritto al suicidio assistito, rifiutando questo tradimento del significato della loro professione. La morte non sarà mai cura, né tantomeno sostegno. La medicina si prende cura del paziente, lo cura, allevia la sua sofferenza e lo accompagna. L’eutanasia pone fine alla sua vita».
Violenza anche contro le famiglie, «il trauma generato da un suicidio è noto, e a questo si aggiungerà il rischio di profonde divisioni tra chi sapeva e chi non sapeva, tra chi verrà visto come colpevole di non averlo impedito e gli altri».
Infine, l’Unione denuncia le violenze perpetrate contro le istituzioni stesse:
«Raramente una riforma sociale ha incontrato un’opposizione politica così diffusa, compresi tre rifiuti da parte del Senato, l’opposizione di quasi 400 parlamentari durante l’iter legislativo e la sua approvazione finale con pochissimi voti di scarto, nonostante questo testo rappresenti un cambio di paradigma per tutti i pazienti e gli operatori sanitari».
Ma la conseguenza più preoccupante risiede nella pressione morale che ora graverà sui più vulnerabili:
«Vale ancora la pena vivere la mia vita? Sono diventato un peso? I miei cari sarebbero liberati se accelerassi la mia morte? Sono troppo oneroso? Questa è l’ingiunzione che lo Stato e la società impongono oggi alla vita dei più vulnerabili tra i nostri concittadini. Una società dignitosa dovrebbe rispondere loro senza esitazione che hanno tutto il diritto di essere tra noi. Ora, invece, offre loro anche il suicidio come risposta».
Alliance VITA continua la lotta
L’associazione Alliance VITA spera che il Consiglio costituzionale, quantomeno, riesca a limitare i danni:
«È improbabile che il Consiglio costituzionale abroga completamente il testo che apre la strada all’eutanasia e al suicidio assistito. Tuttavia, potrebbe abrogare alcune disposizioni, ad esempio l’obbligo per le strutture sanitarie di consentire l’eutanasia o il suicidio assistito nei propri locali. Potrebbe anche esprimere riserve in merito alla sua interpretazione».
Una volta promulgata la legge, è possibile un successivo controllo di costituzionalità : qualsiasi cittadino può presentare un «ricorso preliminare prioritario sulla costituzionalità» (QPC) nell’ambito di un contenzioso in corso, se ritiene che i propri diritti o libertà costituzionali siano stati violati.
Osserva che:
«L’annuncio dei rinvii al Consiglio costituzionale riflette i seri interrogativi e il disagio sollevati da questo testo, sia per quanto riguarda il suo contenuto sia per le condizioni della sua adozione».
Dal punto di vista formale, questo rinvio giunge al termine di un processo legislativo caratterizzato da persistenti divergenze, come dimostrano i successivi rigetti del testo da parte del Senato e il progressivo assottigliamento delle maggioranze nell’Assemblea nazionale con il progredire dei dibattiti.
In questo contesto, il principio di precauzione avrebbe dovuto indurre a rinviare l’adozione di questo progetto in assenza di consenso, soprattutto considerando che le disposizioni della legge Claeys-Leonetti non sono ancora pienamente attuate su tutto il territorio nazionale.
Sostieni Renovatio 21
I metodi della lobby anti-vita non sono cambiati
Dalla legalizzazione dell’aborto nel 1974, i metodi impiegati dagli oppositori della morale naturale sono rimasti sostanzialmente gli stessi. Già nel 2007 (3), padre François Castel, nel tentativo di mettere in guardia contro l’eutanasia, aveva osservato che:
«Cominciamo presentando un disegno di legge all’Assemblea senza alcuna speranza di approvazione, ma semplicemente per conferire all’idea una certa legittimità e avviare il dibattito. Ci adoperiamo quindi per influenzare l’opinione pubblica diffondendo disinformazione, suggerendo che l’assenza di una legge che regoli questa pratica abbia conseguenze disastrose per la società; pubblicando manifesti di sedicenti autorità morali che si battono per la legalizzazione della pratica desiderata; e sensazionalizzando alcuni casi scelti per il loro impatto emotivo. Una volta raggiunto un consenso a favore di questa pratica, il disegno di legge viene ripresentato ai membri dell’Assemblea Nazionale, che lo approvano senza problemi».
Siamo qui. Contro l’insopportabile rappresentazione della sofferenza da parte dei nostri avversari, padre Denis Quigley (4) ci ricorda che è necessario presentare al mondo la vera nozione di dignità umana, così spesso fraintesa:
«Uno stato insopportabile di declino fisico e mentale causato dalla malattia non compromette il rispetto della dignità della persona e non conferisce a nessuno il diritto di morire. La dignità della persona umana, infatti, non si giudica dalle sue funzioni biologiche e non si perde con la diminuzione delle capacità fisiche. “La vita terrena trova il suo senso nella vita eterna”; anche sofferente o incosciente, la persona conserva la sua dignità di essere creato a immagine e somiglianza di Dio, la dignità di “essere di eternità”. Per questo, dice Pio XII (5), “il medico deve disprezzare qualsiasi suggerimento di sopprimere la vita, per quanto fragile e umanamente inutile essa possa apparire”».
Soprattutto, dobbiamo predicare, in ogni occasione opportuna e inopportuna, l’insegnamento di colui che è l’Autore della vita delle anime e dei corpi, Nostro Signore Gesù Cristo, che è l’unico che può darci la chiave per la sofferenza:
«La Passione di Nostro Signore Gesù Cristo ci insegna che la sofferenza offerta a Dio, in sottomissione alla Sua volontà, ha un grande valore ai Suoi occhi. Permette al malato di espiare gli errori della propria vita, redimendo i propri peccati. Uno degli scopi del sacramento dell’infermità è, inoltre, quello di aiutarlo a sopportare la sofferenza in questo stato d’animo, anziché cercare di sfuggirle a tutti i costi. La sofferenza può anche essere meravigliosamente feconda. Dio ce lo ha insegnato attraverso l’esempio di diversi santi, come Santa Rafqa (1832-1914)».
L’abate Gresland sottolinea che questo non è il momento del disfattismo, ma di una lotta strenua, ogni giorno che Dio ci concede di vivere quaggiù:
«I nemici di Dio vogliono plasmare la società secondo la propria visione. Tra questi, i fautori della morte inflitta portano avanti senza sosta la loro opera di propaganda ideologica. Dobbiamo prepararci ad affrontare il mondo dopo questa legge di morte: educare le nostre menti, rafforzare le nostre coscienze e rifiutare questa volontà di morte. Affinché al Giudizio Universale, quando alcuni sentiranno dire: “Ero malato e mi avete praticato l’eutanasia”, noi possiamo sentire dal Signore: “Ero malato e mi avete visitato”».
Se non per la terra, questa lotta porterà almeno frutto in Cielo. E solo questo durerà.
NOTE
1) Sacerdote della Fraternità Sacerdotale San Pio X, autore della serie di articoli «La legge sull'”aiuto a morire» pubblicata nei bollettini La Couronne de Marie n°145 e 147.
2) Discorso al Congresso dei Chirurghi, 24 febbraio 1957
3) https://laportelatine.org/formation/morale/bioethique/leglise-catholique-et-leuthanasie
4) https://laportelatine.org/spiritualite/quest-ce-que-leuthanasie-par-m-labbe-denis-quigley-novembre-2015
5) Ai medici chirurghi, 13 febbraio 1945.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Eutanasia
Medico serial killer, condannato per 15 omicidi, indagato per altri 70: continua la corsa mondiale degli «Angeli della Morte»
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Occulto1 settimana faMedjugorje, per sei membri della Commissione vaticana «non è spiegabile senza l’intervento del Maligno»
-



Occulto1 settimana faFunzionario vaticano esegue il rituale della Pachamama in vista della visita di Leone in Perù
-



Occulto6 giorni faMons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa
-



Salute2 settimane faIl malori della 33ª settimana 2026
-



Economia1 settimana faHormuz e la situazione energetica in Italia. Intervista al prof. Pagliaro.
-



Bioetica2 settimane faAborto fino alla nascita. E dopo. Quale differenza?
-



Pensiero1 settimana faStoria di rune e cani che abbaiano
-



Occulto2 settimane faIl ranch di Epstein esorcizzato per tre giorni da un prete cattolico tradizionalista










