Eutanasia
Offrono l’eutanasia ad una danneggiata da vaccino COVID
L’obbligo vaccinale incontra finalmente l’eutanasia nel Paese che si è proposto al mondo come campione di entrambe le pratiche: il Canada.
Kayla Pollock, una 37enne di Mount Albert, ON, lavorava come assistente educativa occasionale, assistendo i bambini dell’asilo nella stessa scuola frequentata da suo figlio. Era in forma, sana e attiva, riporta Western Standard.
La signora Pollock era immunocompromessa e diabetica di tipo 1, quindi ha ricevuto due vaccinazioni Pfizer COVID-19 a metà del 2021. Suo padre era ricoverato in una struttura di assistenza a lungo termine e la vaccinazione sarebbe stata un requisito per l’ingresso nella casa di cura.
Una volta andata a fare la terza dose, racconta il giornale, aveva notato la polizia sul posto, apparentemente perché la gente era sconvolta dal fatto che fosse stata distribuita Moderna al posto di Pfizer.
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Quattro giorni dopo, le gambe di Pollock sono cedute, facendola collassare. Nove giorni dopo accadde di nuovo. Ha chiamato il suo medico e chiese di vedere un neurologo.
Quando Pollock si svegliata il 22 febbraio 2022, si è resa conto di non poter muovere il corpo, gridando aiuto affinché il suo compagno ha chiamato i servizi di emergenza.
La donna sostiene che il medico del pronto soccorso inizialmente ha ignorato i suoi sintomi, suggerendo che le sue condizioni fossero tutte nella sua testa, e ordinando un consulto psichiatrico: il problema, secondo il dottore, era «psicosomatico».
EXCLUSIVE: Young Ontario woman's life becomes a living hell after Moderna booster shot leaves her paralyzed. Doctors confirm vaccine connection and offer Medical Assistance in Dying (MAID).
Kayla Pollock is a 37-year-old mother from Ontario whose life took a drastic turn after… pic.twitter.com/SKQEg8Uj4K
— The Canadian Independent (@canindependent) February 16, 2024
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Secondo la Pollock, il radiologo, notando una grande zona nera nella sua colonna vertebrale, avrebbe detto che «è meno probabile che si tratti di un tumore» e che la sua «impressione istintiva è che è stata causata dal vaccino». Quando Pollock ha chiesto se questo fosse comune, il medico avrebbe risposto che ciò era successo a «molte» persone.
Le è stata quindi diagnosticata la mielite trasversa, una condizione che interrompe la trasmissione dei messaggi lungo i nervi del midollo spinale in tutto il corpo.
È a questo punto, durante uno dei diversi mesi trascorsi in ospedale, le è stato offerto il MAiD – ossia l’eutanasia canadese.
La donna ha rifiutato, anche se dice di avere considerato l’opzione.
La donna assume quotidianamente una lunga lista di farmaci. Ha perso la casa, il lavoro e la possibilità di crescere insieme a suo figlio. Le è stata assegnata l’invalidità provinciale e ha dovuto trasferirsi dalla città dove vive suo figlio per trasferirsi in un appartamento accessibile alle persone su sedia a rotelle in un’altra comunità.
È riportato che sono stati fatti sforzi al fine di garantirle la quantità di assistenza domiciliare che le era stata promessa. Un operatore di supporto personale la aiuta ad alzarsi dal letto ogni mattina, un’altra organizzazione la assiste nella preparazione dei pasti. La sera, un’amica viene a estrarre manualmente le feci dal suo intestino e l’aiuta a metterla a letto.
Anche ottenere un risarcimento attraverso il Programma di sostegno agli infortuni da vaccino (VISP) del governo federale è stato difficile. La signora ha presentato la sua domanda nel luglio del 2022. Quando ha risposto sei mesi dopo, la sua domanda era ancora in fase di revisione. Dopo che furono trascorsi altri sei mesi, ha cercato un aggiornamento, ma il programma la ha informatache non avevano mai ricevuto la sua domanda iniziale. Pollock ha presentato nuovamente domanda al programma e recentemente gli è stato assegnato un assistente sociale.
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Davanti a tali difficoltà di assistenza, alle macchinazioni impossibili della burocrazia la scelta della morte diventa certo invitante. Forse il sistema sta venendo tarato sempre più perché sia così. Non è il primo caso del genere.
Come riportato da Renovatio 21, qualche mese fa una veterana dell’esercito, divenuta disabile, ha riportato che alcuni funzionari statali avevano risposto alla sua richiesta di avere in casa una rampa per la sedie a rotelle offrendole invece la possibilità di accedere al MAiD – cioè di ucciderla.
Ma non è il caso più folle del degrado assassino raggiunto dallo Stato canadese: ecco l’ecologista che chiede di essere ucciso per la sua ansia cronica riguardo al Cambiamento Climatico, ecco i pazienti che chiedono di essere terminati perché stanchi di lockdown, ecco le proposte di uccisione dei malati di mente consenzienti, e magari pure dei neonati. Il tutto, ovviamente, con il corollario industriale, della predazione degli organi, di cui il Paese ora detiene il record mondiale.
Il Canada del governo Trudeau – dove il World Economic Forum regna, come rivendicato boriosamente da Klaus Schwab – è il Paese dell’avanguardia della Necrocultura. Se lo Stato può ucciderti, ferirti, degradarti, lo fa subito, e legalmente. Magari pure con spot mistico propalato da grandi società private in linea con il dettato di morte. L’anno scorso in Canada un decesso ogni 25 era dovuto all’eutanasia, che viene servita anche alle pompe funebri.
In una delle prime conferenze di Renovatio 21, nel lontano 2017, il fondatore del gruppo Roberto Dal Bosco gelò la sala quando disse che, rebus sic stantibus, non ci sarebbe voluto molto perché lo Stato, invece che aiuto, ai bambini danneggiati dai vaccini, ai bambini autistici, avrebbe offerto l’eutanasia.
Ebbene, quel momento pare sia arrivato.
E non poteva essere altrimenti. Lo Stato moderno considera il suo cittadino un problema, la sua popolazione una sostanza in eccesso, da sfoltire o eliminare, per il bene comune, per il bene del pianeta. Il sistema operativo delle politiche internazionali e nazionali è ora la Cultura della Morte.
Lo Stato moderno è, giocoforza, una macchina di morte. Senza più alcun pudore residuo.
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Immagine da Twitter
Eutanasia
La depressione e i disturbi alimentari potrebbero essere motivi validi per praticare l’eutanasia sugli esseri umani: psichiatra canadese
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Eutanasia
Nel 2025 il Belgio ha registrato quasi 4.500 decessi per suicidio assistito
Nel 2025, in Belgio, il 4% di tutti i decessi è stato causato da suicidio assistito, un dato record in forte aumento rispetto all’anno precedente.
Nel 2025, 4.486 persone sono morte tramite suicidio assistito, pari al 4% della popolazione belga e con un aumento del 12,4% rispetto all’anno precedente. Quasi un quarto di queste persone non avrebbe dovuto morire a breve termine per cause naturali.
Right to Life UK ha riassunto i dati governativi, che mostrano come il 2025 sia stato l’anno con il maggior numero di decessi per eutanasia da quando la pratica è stata legalizzata nel 2003. Nel primo anno successivo alla legalizzazione, sono stati registrati 235 decessi per suicidio assistito. Questi numeri sono aumentati costantemente nel corso degli anni, raggiungendo quasi 4.500 nel 2025.
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Circa il 24,9% delle persone decedute tramite suicidio assistito non avrebbe dovuto morire per cause naturali a breve termine, ovvero nei mesi successivi. Questi individui soffrivano di depressione, disturbo da stress post-traumatico, cecità e altre patologie, ma non erano malati terminali. Nel 2025 si sono registrati 151 decessi per suicidio assistito tra coloro che presentavano «disturbi cognitivi» o «disturbi psichiatrici» come condizione di base, con un aumento del 36% rispetto all’anno precedente. Oltre il 92% di queste persone con disturbi cognitivi o psichiatrici non avrebbe dovuto morire nei mesi successivi, ovvero non erano malate terminali. Ogni anno, a partire dal 2018, oltre il 90% delle persone con questi disturbi decedute tramite suicidio assistito non era malato terminale.
Dalla legalizzazione nel 2003, oltre 42.000 persone in Belgio sono morte per suicidio assistito.
La legge belga non richiede che coloro che richiedono il «morte assistita» siano prossimi alla fine della loro vita. Dal 2014, i limiti di età sono stati rimossi, consentendo anche ai minori «con capacità di discernimento» di porre fine legalmente alla propria vita. Un minore è morto in questo modo nel 2025.
Catherine Robinson, portavoce di Right to Life UK, ha commentato i dati:
«È straziante apprendere del crescente numero di persone che in Belgio si tolgono la vita ricorrendo al suicidio assistito o all’eutanasia. È particolarmente doloroso apprendere che molte di queste persone non sono morte in circostanze ragionevolmente prevedibili a breve termine e che diverse di esse hanno posto fine alla propria vita a causa di disturbi cognitivi o patologie psichiatriche».
«Le persone che soffrono di problemi fisici o psicologici meritano di ricevere le cure e il sostegno necessari per alleviare la loro sofferenza, consentendo loro al contempo di continuare a vivere. Lo Stato non dovrebbe favorire il loro suicidio».
Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi anni i numeri dell’eutanasia in Belgio hanno continuato a salire, nonostante casi di cronaca controversi e sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Il paese due anni fa ha ammorbidito le sanzioni per le morti di eutanasia illegale. Da svariato tempo si verifica il fenomeno dell’eutanasia infantile.
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Eutanasia
Canada, uomo parzialmente cieco ucciso con l’eutanasia. Esami per vedere se è «idoneo alla donazione degli organi»
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