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Spirito

Le scuole cattoliche escludono i non vaccinati: manovra annunciata

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Terminata la tregua del periodo pasquale, torna a riemergere, in molte città, il problema delle esclusioni dalle materne per i bambini non in regola con tutte le vaccinazioni.



Ciò che è balzato però veramente all’occhio, è la linea dura intrapresa dalla FISM (Federazione Italiana Scuole Materne) organo riconosciuto dalla Conferenza Episcopale Italiana. Tutte le scuole materne paritarie facente parte della FISM avevano già dato l’ultimatum, garantendo di applicare la legge in tutto e per tutto.


Ora, arrivati alla resa dei conti, si è passati alle minacce che preannunciano i veri atti concreti. A parlarne è Luigi Vico, presidente torinese: 

«Rispetteremo la normativa, in attesa di avere dalla Regione o dal Ministero delle informazioni di carattere diverso. Le scuole hanno adottato la procedura prevista e, a seconda del giorno in cui scade la comunicazione, se le famiglie non dimostreranno di essere in regola le dovremmo allontanare».



Questo pugno di ferro era stato già annunciato a pochi giorni dal fatidico 10 marzo dove, con una circolare, la FISM aveva intimidito tutte le famiglie pretendendo documentazioni addirittura al di sopra di quelle richieste dalla legge e minacciando di escludere i bambini che stavano svolgendo normale iter, con tanto di colloqui informativi previsti dalla legge 119/2017.



Secondo noi, però, la questione sta a monte più che a valle. A tutti viene da chiedersi come mai siano le scuole teoricamente cattoliche ad adottare queste decisioni così nette e fuori da ogni schema, pur anche quello etico. La domanda è legittima e, per questo, proviamo a fornire una risposta.  



Come è evidente che sia, la maggior parte dei pastori pensa veramente di avere a che fare con un gregge di pecore invece che con uomini in carne ed ossa, e, anche se non in tutti i casi, dotati di intelligenza. 

È evidente che la maggior parte dei pastori pensa veramente di avere a che fare con un gregge di pecore invece che con uomini dotati di intelligenza


Chi conosce le dinamiche interne alla Conferenza Episcopale Italiana, sa che sulle questioni farmaceutiche possono esservi interessi non irrivanti.

Questo dai tempi del Cardinal Fiorenzo Angelini, conosciuto anche come «Sua Sanità» Angelini per essersi occupato di sanità e di operatori sanitari presso un apposito Pontificio Consiglio, con l’appoggio della Democrazia Cristiana capitanata in illo tempore da Messer Giulio Andreotti.



Nello specifico delle vaccinazioni, come anche questo è noto, ci sono problemi legati alla sfera morale, etica ed umana: produrre vaccini con linee cellulari di feti abortiti porta ad interrogare non solo i credenti, ma anche le persone dotate di semplice buon senso.

Chi conosce le dinamiche interne alla Conferenza Episcopale Italiana, sa che sulle questioni farmaceutiche possono esservi interessi non irrivanti. Questo dai tempi del Cardinal Fiorenzo Angelini, conosciuto anche come «Sua Sanità» Angelini per essersi occupato di sanità e di operatori sanitari presso un apposito Pontificio Consiglio, con l’appoggio della Democrazia Cristiana capitanata in illo tempore da Messer Giulio Andreotti.

 

Nel lontano 2005, infatti, con un documento ufficiale la PAV (Pontificia Accademia per la Vita) sollevava per la prima volta il problema, non solo presentando la lista dei vaccini in cui erano – e sono – presenti le linee cellulari prodotte con esperimenti su feti sani abortiti con aborto procurato, ma anche riportando riflessioni di carattere teologico e morale.


In quegli anni, qualcuno di fedele al proprio ministero era probabilmente presente. Ministero che, secondo una certa pastorale, deve difendere il miracolo della vita con le unghie e con i denti, soprattutto se si tratta di vite innocenti macellate sugli altari della sperimentazione scientifica da laboratorio.


Oggi invece siamo davanti ad un palese tradimento, perché della fede non importa niente soprattutto a coloro che dovrebbero non solo rappresentarla, ma anche diffonderla.

 

Basti pensare alle scese in campo della neo-chiesa per difendere vite innocenti come, ad esempio, quella del piccolo Alfie Evans: in ritardo e, nell’identico modo che ha visto la condanna a morte di Charlie Gard – anche contro la volontà dei genitori – con modalità goffe, tipiche di chi vorrebbe accreditarsi come salvatore senza sporcarsi in nessun modo le mani, ben sapendo che ormai è tardi.

 

Ebbene, le scandalose comunicazioni congiunte lo scorso luglio fra Pontificia Accademia per la Vita, rappresentata da Mons. Vincenzo Paglia, SIR (Servizio Informazione Religiosa) che lanciò la nota, e tutta la Conferenza Episcopale Italiana, casualmente pervenute nel medesimo giorno della conversione in legge 119/2017 del c.d. decreto Lorenzin, sono state un’abile mossa per prevenire l’obiezione di coscienza in materia morale.

 

Chi volesse leggere l’ultima nota della PAV in materia di vaccinazioni, capirebbe benissimo non solo la contraddizione con il documento del 2005, ma anche il tentativo di minimizzare una pratica illecita per ogni persona credente.

Mons. Paglia, in ossequio alla santa siringa nuova madre della neo-chiesa, ha tentato di far cadere in prescrizione ciò che dalla Chiesa viene considerato omicidio: l’aborto.

Mons. Paglia, in ossequio alla santa siringa nuova madre della neo-chiesa, ha tentato di far cadere in prescrizione ciò che dalla Chiesa viene considerato omicidio: l’aborto.

Siccome gli aborti con cui sono state prodotte linee cellulari per produrre alcuni vaccini risalgono a tanto tempo orsono, allora nessuno si preoccupi, dice la nuova chiesa. Ergo, pecca fortiter perché basta poi far passare del tempo e tutto si cancella. L’apoteosi di una cosciente e volontaria contradictio in terminis per non dare spazio all’obiezione di coscienza, è stata messa palesemente in atto come atto politico.
aborti, provette, vaccini, sperimentazione genetica, staminali. Per l’élite, magari anche un po’ di cocaina.

 

È la pastorale farmaceutica della neo-chiesa:

Niente di tutto ciò  non ci spaventa. Il Monsignore, ha fatto i suoi conti male: con Renovatio 21, forti delle leggi italiane e non di quelle vaticane, andremo avanti comunque avvalendoci della nostra identità di essere umani, e non di gregge di ovini da tosare e portare al macello (come pensa la chiesa farmaceutica dell’8 per mille).

 

È la pastorale farmaceutica della neo-chiesa: aborti, provette, vaccini, sperimentazione genetica, staminali. Per l’élite, magari anche un po’ di cocaina.

L’obiezione di coscienza, purtroppo per la Pontificia Accademia per la Vita, non è una questione che riguarda solo i credenti; ma soprattutto non è qualcosa di legato alla Chiesa, poiché come detto le vere tutele stanno nella Costituzione e nelle leggi dello Stato.

 

Chi difenderà, ad esempio, la coscienza dei vegani che devono subire i vaccini ben sapendo che vengono squartate scimmie (e polli, e ratti, e cani) per produrli?

 

Chi difenderà, ad esempio, la coscienza dei vegani che devono subire i vaccini ben sapendo che vengono squartate scimmie (e polli, e ratti, e cani) per produrli?

E infine, cosa aspettarsi da questi pastori perversi? Jorge Mario Bergoglio ha,  sostanzialmente, appena abolito l’Inferno.

La domanda è: se ne vuole creare uno alternativo per i bambini non vaccinati?
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Questo sarà ciò che spetterà a tutti quei genitori lavoratori che si troveranno con i bambini esclusi da asili e materne, allontanati con le maniere forti e via discorrendo: sarà, di fatto, un piccolo inferno organizzativo.

Alla faccia della «chiesa della misericordia» sbandierata da chi oggi occupa il Soglio.

 

Jorge Mario Bergoglio ha, sostanzialmente, appena abolito l’Inferno. Ne vuole creare uno alternativo per i bambini non vaccinati?

 

Cristiano Lugli

 

 

 

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Spirito

L’allenatore della Spagna è cattolico e prega ogni giorno

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Luis de la Fuente, allenatore della nazionale di calcio spagnola, è un cattolico devoto.

 

Il mister spagnuolo ha dichiarato lunedì, al termine di una conferenza stampa il giorno prima della vittoria contro la Francia che ha garantito l’accesso alla finale dei Mondiali FIFA 2026, di pregare ogni giorno in segno di ringraziamento e per chiedere l’aiuto di Dio, ma non per la vittoria sugli avversari.

 

Durante una conferenza stampa del 13 luglio, un giornalista ha accennato alla fede dell’allenatore e gli ha chiesto per cosa stesse pregando in vista della semifinale contro la Francia. De la Fuente ha sottolineato di pregare ogni giorno, non per ottenere aiuto nella vittoria contro gli avversari ai Mondiali, ma per ringraziare di avere un altro giorno da vivere, per la salute e per altre ragioni non legate al calcio.

 

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«Prego ogni giorno, ma non perché sono a un Mondiale o perché sto cercando di ottenere un determinato risultato», ha detto l’allenatore. «Lo ringrazio ogni giorno, ogni giorno quando mi sveglio, per il fatto che sto bene. Per il fatto che posso guardarmi allo specchio e dire: «Un altro giorno in cui posso godermi la vita». Sono grato per queste piccole cose».

 

«E prego ogni giorno, non per chiedere ulteriore aiuto… sarebbe ingiusto chiedergli di aiutare me e non il mio avversario», ha aggiunto. «Chiedo altre cose, soprattutto buona salute, e qualsiasi altra cosa mi dia la possibilità di continuare a combattere».

 

Martedì la Spagna ha battuto la Francia per 2-0, qualificandosi per la finale dei Mondiali contro l’Argentina, in programma domenica 19 luglio. La nazionale spagnola, allenata da De la Fuente, aveva già vinto il campionato europeo UEFA del 2024.

 

De la Fuente ha professato apertamente la sua fede cattolica in numerose occasioni. Nel 2024, durante gli Europei, l’allenatore ha dichiarato che la sua decisione di farsi il segno della croce prima di ogni partita «non è superstizione, è fede».

 

Nel corso di un’intervista rilasciata nel 2023 al quotidiano spagnolo El Mundo, De la Fuente ha approfondito ulteriormente la sua fede, affermando che ci sono «mille ragioni per credere in Dio» e che senza di Lui «nulla nella vita ha senso».

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Immagine di Junta de Andalucía via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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«Il concilio è rivoluzione»: omelia della prima messa pontificale del vescovo Michel de Sivry

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Data l’11 luglio 2026 nella chiesa di San Giuseppe a Bruxelles.   Carissimi fratelli nel sacerdozio, venerabili fratelli, care sorelle, cari fedeli,   È una grande gioia celebrare oggi questa prima messa pontificale in questa chiesa di San Giuseppe, patrono della Chiesa universale.   Siamo colmi di gratitudine dopo queste consacrazioni episcopali, che non sono altro che un atto di fedeltà alla Santa Chiesa Cattolica e alla Tradizione Cattolica. Un pensiero speciale va al nostro caro fondatore, Sua Eccellenza l’Arcivescovo Lefebvre, il cui coraggio, la cui prudenza e la cui fede sono ora per noi un esempio.   Ringrazio i miei cari colleghi per la loro presenza e la loro amicizia sacerdotale. Alcuni sono venuti da lontano per partecipare a questa prima Messa. Vorrei ringraziare i nostri fratelli, le nostre sorelle e voi, miei cari fratelli, per questa ondata di fede e carità che ci ha accompagnato alle consacrazioni.   Sappiate che tutte queste preghiere e questi sacrifici ci hanno sostenuto grandemente e ci danno tanto entusiasmo per intraprendere questo ministero episcopale. Siamo lieti di accogliere la vostra richiesta di ricevere i sacramenti secondo la tradizione della Chiesa.   Continuiamo dunque quanto delineato per la Santa Chiesa da papa San Pio X all’inizio del XX secolo: Omnia instaurare in Christo, «Restaurare ogni cosa in Cristo». Questa è la nostra missione particolare e provvidenziale, che dobbiamo proseguire.

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Sacramenti per custodire intatto il deposito della fede

Miei cari fratelli, queste consacrazioni episcopali non sono in alcun modo un atto «della natura» o un atto veramente «scismatico». Queste consacrazioni sono tutt’altro che «scismatiche». I nuovi vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X non hanno giurisdizione territoriale.   Non siamo scismatici perché riconosciamo che papa Leone XIV è effettivamente il capo visibile della Chiesa. E preghiamo per lui ogni giorno, e continueremo a pregare per lui ogni giorno al momento del Santo Sacrificio della Messa.   Non siamo scismatici perché crediamo con tutto il cuore in tutte le verità che la Chiesa ha insegnato, in tutte le verità che il nostro Signore Gesù Cristo ci ha trasmesso. E siamo pronti a suggellarle con il nostro sangue.   Non siamo scismatici perché accettiamo, professiamo e riceviamo i sette sacramenti che Nostro Signore Gesù Cristo ci ha donato per santificarci e andare in Paradiso.   Miei cari fratelli, come sapete, dobbiamo tutti andare in Cielo. Questo è il nostro scopo qui sulla terra. Tutto il nostro essere, la nostra anima, il nostro corpo, ogni cosa ci chiama al Cielo. Siamo fatti per il Cielo. È nostro dovere. È nostro dovere lavorare ogni giorno alla nostra santificazione, alla nostra santità. È nostro dovere!   Ma se abbiamo questo dovere, abbiamo anche dei diritti: il diritto di ricevere i mezzi appropriati per raggiungere il nostro scopo. Questi mezzi sono la fede, i sacramenti, la disciplina e la legge della Chiesa. Questi sono mezzi ordinari e sufficienti per santificarci e diventare santi.   E questi metodi sono stati usati per duemila anni di Tradizione, dagli apostoli, dai martiri, dai confessori, dalle vergini. Ebbene, noi vogliamo conservarli. Vogliamo conservare questa fede degli apostoli. Vogliamo conservare questi stessi sacramenti. Vogliamo conservare questa stessa disciplina.

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Concilio Vaticano II: La rottura nel cuore della crisi

Purtroppo, come abbiamo visto dal Concilio Vaticano II in poi, questa fede, questi sacramenti, questa disciplina sono stati annacquati e profondamente alterati. A tal punto che, tristemente, ci distolgono dal nostro scopo e ci impediscono di essere santificati come i membri della Chiesa sono sempre stati santificati attraverso duemila anni di Tradizione.   Come sapete, il cardinale Suenens, che conosciamo bene, disse del Concilio: «Il Concilio è il 1789 nella Chiesa». In altre parole, questo Concilio è una rivoluzione. È una rivoluzione. Yves Congar, il teologo, in particolare esperto di libertà religiosa, disse che il Concilio è la Rivoluzione d’Ottobre nella Chiesa. La Chiesa ha avuto la sua Rivoluzione d’Ottobre con il Concilio Vaticano II.   E in effetti, quando esaminiamo questi testi in modo sintetico, non possiamo fare a meno di notare che essi sono in contrasto con il costante insegnamento della Chiesa.   La Gaudium et Spes, ad esempio, la costituzione che regola i rapporti tra la Chiesa e il mondo: il cardinale Ratzinger definì questo testo un «contro-sillabo». Il Sillabo , scritto nel 1864 da papa Pio IX, era un catalogo che condannava gli errori moderni: liberalismo, naturalismo, separazione tra Chiesa e Stato e secolarismo. Definendo la Gaudium et Spes un contro-sillabo, il cardinale Ratzinger affermò una rottura con gli insegnamenti di Pio IX e, con essi, con l’intera Tradizione.   Dignitatis Humanae, libertà religiosa. Questo testo conciliare ci dice che per legge naturale, per volontà di Dio, nessuno può essere impedito dallo Stato di confessare, di manifestare la propria fede o religione, qualunque essa sia, non solo in privato ma anche in pubblico. In altre parole, la Chiesa dice allo Stato che deve accettare l’errore anche al suo interno.   E così, paesi come l’Italia, la Spagna e la Colombia sono stati costretti da Roma a rimuovere il termine «cattolico» dalle loro costituzioni. Ai capi di Stato cattolici è stato chiesto di rimuovere il termine «cattolico» dalle loro costituzioni per essere coerenti con questa libertà religiosa. Questo testo, Dignitatis Humanae, rappresenta una netta rottura con Mirari Vos di Gregorio XVI , Libertas di Leone XIII e Quas Primas di papa Pio XI . C’è una rottura. La Chiesa ha sostenuto la secolarizzazione degli Stati.   Abbiamo anche Unitatis Redintegratio e Nostra Aetate, riguardanti l’ecumenismo, che insegnano che in ogni religione, qualunque essa sia, vi sono elementi di santificazione che, nella misura in cui vi aderiamo sinceramente, conducono alla salvezza. Tutte le religioni, quindi, attraverso questi elementi di santificazione, possono condurre alla salvezza. Perciò non possiamo più condannare queste false religioni perché contengono elementi di salvezza. Ci impegneremo nel dialogo per arricchirci a vicenda. Non parliamo più di conversione, ma di dialogo.   Ebbene, questo testo contraddice l’insegnamento di papa Pio XI nella sua enciclica Mortalium Animos. Pio XI afferma esattamente il contrario, e con lui, l’intera Tradizione Cattolica. Un esempio recente di ecumenismo è la dichiarazione di papa Francesco sulla fraternità umana ad Abu Dhabi, in cui afferma che le false religioni sono state volute da Dio.   Infine, abbiamo la Lumen Gentium, al capitolo 3, che afferma che nella Chiesa ci sono due soggetti di potere universale: il papa e il collegio episcopale, unito al papa. Ma il papa, in quest’ultimo caso, è solo primum inter pares, un’autorità morale. Questo testo è chiaramente in contrasto con la Pastor Aeternus del Concilio Vaticano I.   E poiché il potere può essere condiviso, oggi stiamo vivendo questa sinodalità, questo cammino sinodale, in cui ci viene insegnato che il popolo di Dio è un’entità teologica, il che significa che di solito può essere illuminato dallo Spirito Santo, e che l’autorità deve ascoltare questo popolo di Dio ed esserne portavoce. E poiché il popolo di Dio evolve nel suo pensiero, nel suo comportamento e nella sua moralità, l’autorità deve adattarsi. Così, la verità si evolve. Abbiamo questo cammino sinodale tedesco, ad esempio, che sostiene l’ordinazione delle donne al diaconato, il matrimonio dei sacerdoti ed è estremamente aperto al matrimonio tra persone dello stesso sesso.   Infine, di recente, il cardinale Fernandez, nella Mater Populi Fidelis, minimizza significativamente la mediazione universale di Maria e chiede alla Chiesa di non usare mai più il termine «corredentrice» per riferirsi a Maria, sebbene papa San Pio X abbia autorizzato questo termine e Pio XI lo usi esplicitamente. Benedetto XV ha spiegato questa corredenzione, l’ha insegnata, e ora ci viene chiesto di smettere di usarla.   Cari fratelli, ci troviamo dunque di fronte a una questione di coscienza, come disse l’arcivescovo Lefebvre. Chi dobbiamo seguire? Dobbiamo seguire questi nuovi sviluppi, questa rottura, oppure dobbiamo, con prudenza, seguire ciò che la Santa Chiesa Cattolica ha sempre creduto, insegnato e praticato? Noi scegliamo questa prudenza, la fedeltà alla Tradizione Cattolica.

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Perché la Fraternità non si definisce scismatica

Certo, purtroppo, siamo stati scomunicati, come sapete, con un decreto del 2 luglio. Ma, in realtà, miei cari fratelli, non sono stati scomunicati i singoli individui, bensì la Tradizione cattolica, ciò che insegniamo. Siamo stati scomunicati da uomini di Chiesa le cui idee sono state condannate – e continuano ad essere condannate – da duemila anni di Tradizione.   Inoltre, questa scomunica non è legalmente giustificata. La legge non può essere ignorata. Il Codice di Diritto Canonico del 1983 stabilisce, al canone 1323 § 4, che una persona che agisce per necessità non può incorrere in sanzioni canoniche. Questo canone afferma inoltre che se tale stato di necessità non esiste oggettivamente, ma la persona che ha agito credeva veramente di trovarsi in uno stato di necessità, allora non possono essere imposte sanzioni. Ora, miei cari fratelli, come abbiamo detto, è lo stato di necessità che ci obbliga a ricevere i sacramenti. È per la salvezza delle nostre anime. È per la salvezza delle vostre anime. Perché desiderate ricevere – e questo è legittimo, è un vostro diritto – tutto ciò che hanno ricevuto i vostri padri, tutto ciò che hanno ricevuto gli apostoli, tutto ciò che hanno ricevuto i confessori e le vergini, voi desiderate riceverlo. E avete il diritto di farlo. Avete tutto il diritto di farlo.   Naturalmente, questa sanzione ci ferisce profondamente perché siamo cattolici, perché siamo devoti al Santo Padre, perché siamo devoti ai vescovi, perché siamo devoti ai sacerdoti. Siamo toccati nel nostro cuore di bambini da queste sanzioni. Ma le sopportiamo. Le sopportiamo come una croce per la Santa Chiesa Cattolica.   Miei cari fratelli, soprattutto, non nutrite rancore. Al contrario, custodite questa profonda carità nei vostri cuori e, soprattutto, rimanete in pace. Dobbiamo rimanere in pace. Ne abbiamo il diritto. Siamo obbligati a compiere un atto grave e straordinario perché siamo costretti a farlo. Non abbiamo scelta.

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L’Immacolata Concezione, un modello di fedeltà nelle avversità

Carissimi fratelli, oggi vi ho chiesto di celebrare la Messa dell’Immacolata Concezione, perché mi sembra che la Beata Vergine Maria riassuma in sé questa vittoria di Nostro Signore Gesù Cristo sul mondo, su Satana e sul peccato.   E proprio questo mistero dell’Immacolata Concezione dovrebbe custodire le nostre anime in questa ferma speranza, in una grande gioia interiore. Maria, come sappiamo, ha vinto il peccato perché è immacolata. Papa San Pio X disse: «O Vergine, immacolata nel corpo e nell’anima». La Vergine Maria è immacolata nell’anima perché, come sappiamo, non ha mai contratto il peccato originale, né alcuna imperfezione.   La Vergine Maria possiede questa pienezza di sovrabbondanza attraverso la quale è mediatrice di tutte le grazie. Maria è santa nel suo corpo, vergine nel suo corpo. Il suo corpo è veramente il Tempio dello Spirito Santo, la nuova Arca dell’Alleanza che racchiude in sé nostro Signore Gesù Cristo, il Verbo fatto carne.   Maria, per ciò che è e per le sue opere, ha vinto il peccato. E poi San Pio X aggiunge che Maria è vergine nella fede, immacolata nella fede. La Vergine Maria ha avuto una vita difficile. Tuttavia, nonostante le circostanze avverse in cui ha vissuto, Maria non ha mai dubitato per un solo istante della divinità, dell’umanità e della regalità di suo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo.   Fin dal momento dell’Annunciazione – e sua cugina Elisabetta lo avrebbe poi proclamato – credette alle parole dell’Angelo. Credette di essere stata concepita immacolata. Credette che il Verbo fosse il Figlio di Dio. Credette che anche suo figlio sarebbe stato Re. La Vergine Maria credette. Credette per tutta la vita nella divinità di nostro Signore Gesù Cristo.   Ai piedi della croce, la Beata Vergine Maria non dubitò mai, nemmeno per un istante, che questa fosse la via per compiere l’opera della Redenzione. E questa fede della Vergine Maria la sostenne, permettendole di rimanere in grande pace interiore. Imitiamo la Beata Vergine Maria nella nostra fede, affinché questa fede ci mantenga saldi e in pace interiore, perché ne abbiamo bisogno.   E poi, la Vergine Maria è immacolata nel suo cuore, nel suo amore, dice San Pio X. Maria ha amato Dio tre volte Santo. Ha amato Dio Padre perché è una creatura così santa e bella. Ha amato Dio Padre con tutto il suo cuore come una creatura. Ha amato Dio Figlio, Dio suo Figlio, come una madre. Ha amato suo figlio con una perfezione di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altra madre, poiché nulla ha ostacolato l’amore che provava per suo figlio, vero Dio, vero uomo. E poi ha amato Dio Spirito Santo perché era la sua sposa. La Beata Vergine Maria ha mantenuto questa grande serenità attraverso la sua santità.   In conclusione, ascoltiamo ciò che ci dice san Pietro nella sua seconda epistola: «Coloro che vi calunniano, i pagani, vedendo le vostre buone opere, glorifichino Dio che è nei cieli».   La migliore risposta che possiamo dare a questa difficile situazione, allo shock delle sanzioni, sarà quella di rispondere con la santità della nostra vita, imitando la Beata Vergine Maria. La santità della nostra vita sarà la migliore testimonianza della vitalità e della verità della Tradizione Cattolica. E così, quando il Santo Padre deciderà di ristabilire ogni cosa in Cristo, potremo umilmente affidargli questa Tradizione che abbiamo scelto di preservare.   Perché questa Tradizione è il rimedio, la risposta ai mali moderni. Ebbene, la conserviamo per il Santo Padre. La conserviamo per la Santa Chiesa Cattolica. Custodiamola nei nostri cuori affinché un giorno possiamo far parte di quelle schiere di confessori e forse di martiri. Chiediamo questa grazia alla Beata Vergine Maria Immacolata e al nostro caro fondatore, l’Arcivescovo Lefebvre. Amen.   Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.   Amen.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Spirito

Scomunica nucleare

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In un’omelia pronunciata domenica 5 luglio, padre Paul Robinson (SSPX) ha affrontato il decreto del 2 luglio 2026, con il quale la Santa Sede ha dichiarato scomunicati i vescovi, i sacerdoti e i fedeli che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Ha esortato i fedeli a rimanere saldi nella fede, fiduciosi che questa prova servirà in definitiva alla restaurazione della Chiesa.

 

Mercoledì scorso, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha consacrato quattro vescovi senza mandato papale. Roma ha reagito prontamente con un decreto di scomunica.

 

E questo decreto di scomunica è, in un certo senso, una scomunica nucleare. Essa specifica che non solo i vescovi consacranti e i vescovi consacrati vengono scomunicati, come previsto dal diritto canonico, ma che, più in generale, chiunque sia legato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X – siano essi sacerdoti, seminaristi, fratelli, religiosi o persino voi, fedeli – ne è colpito.

 

Si afferma che chiunque aderisca formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X incorre automaticamente nella scomunica. Per “adesione formale” si intende chi frequenta regolarmente le cappelle della Fraternità e ne adotta le posizioni dottrinali.

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Severità senza precedenti

Queste misure sono estremamente severe da parte del Vaticano.

 

Ciò è tanto più sorprendente se si considera la situazione attuale della Chiesa. Siamo onesti: oggi nella Chiesa ci sono eresie di ogni genere. Ci sono scandali di ogni genere. Si possono compiere molte azioni contrarie alla fede senza subire alcuna censura.

 

Si può celebrare la Messa in modo profondamente scandaloso. Si può rinnegare pubblicamente la fede cattolica. Si può esprimere approvazione per le unioni omosessuali, il divorzio e altre forme di immoralità. Eppure, nessuno di questi attacchi alla fede in sé comporta la scomunica.

 

Dobbiamo quindi chiederci: perché Roma ha improvvisamente riacquistato tutta la sua autorità per impiegare una misura così estrema contro un gruppo di cattolici tradizionalisti?

 

Sembra davvero eccessivo che ricorra a questa «scomunica nucleare».

 

Le scomuniche di massa sono molto rare nella storia della Chiesa. È eccezionale che un papa dichiari la scomunica di un intero gruppo di persone – nel nostro caso, parliamo di centinaia di migliaia di persone.

 

Quando mettiamo a confronto queste due realtà – da un lato, tante persone all’interno della Chiesa che agiscono contro la fede, distruggendo la fede e la Chiesa, senza ricevere la minima sanzione, e dall’altro, ciò che facciamo noi, che viene contrastato non solo con tutto il rigore della legge, ma anche con una quantità eccessiva di forza e censura – siamo portati a concludere che a Roma esiste una sorta di sindrome di ostilità verso la Tradizione.

 

C’è chiaramente una profonda avversione per ciò che facciamo, e soprattutto per quanto accaduto mercoledì scorso: la garanzia della continuità della Tradizione attraverso questi quattro nuovi vescovi.

 

Il fatto è che continueremo ad esistere. Non scompariremo. Consacrando questi vescovi, abbiamo assicurato il nostro futuro. E Roma sembra profondamente irritata da questa realtà e cerca di colpirci con sanzioni di una severità del tutto sproporzionata.

 

Persino i media laici riconoscono che queste misure sono estremamente dure.

 

Questa situazione è molto triste.

 

È molto triste perché il papa è nostro padre, e noi lo consideriamo tale. In ogni famiglia, quando un figlio viene maltrattato dal padre, anche quando fa qualcosa di buono, qualcosa per il bene della famiglia, e il padre risponde con punizioni e severità, è una situazione dolorosa.

 

Ma lo è ancor di più quando quel padre è il Vicario di Cristo, colui che incarna Cristo su questa terra.

 

Un settore fiorente della Chiesa

Com’è possibile che, nell’attuale panorama ecclesiastico, mentre la Chiesa sta morendo, mentre tante anime la abbandonano, mentre si svuota gradualmente da tanti anni, esista allo stesso tempo un settore della Chiesa che fiorisce, che è vibrante, dove troviamo tante famiglie cattoliche di spicco, tante persone profondamente legate alla fede, che prendono sul serio la propria fede, che si sforzano veramente di rimanere in stato di grazia…

 

E qual è questo gruppo che il Papa sceglie di condannare e di voler eliminare? Proprio quello che prospera, l’unico settore della Chiesa che fiorisce veramente.

 

Roma sta esercitando un’enorme pressione su di voi, fedeli della Fraternità San Pio X, affinché smettiate di venire da noi. Roma vuole veramente la realtà del cattolicesimo tradizionale scompaia. Ecco perché ha preso queste misure, pur offrendovi una via di riconciliazione con Roma: andate dal vescovo, fate una professione di fede e così via.

 

Ma, allo stesso tempo, si ha l’impressione che non capisca affatto perché siete qui. Se siete qui oggi, è perché avete già fatto molti sacrifici.

 

Alcuni di voi hanno perso degli amici. Altri hanno visto deteriorarsi i rapporti familiari o sono costantemente oggetto di rimproveri da parte dei parenti, che li accusano di essere scismatici o di altre cose simili semplicemente perché vengono qui. Quindi avete già pagato un prezzo.

 

Ci si aspetterebbe che, se Roma vi offrisse una via di riconciliazione, lo capisse e vi dicesse: «vi garantiremo i mezzi per vivere la fede cattolica tradizionale all’interno delle normali strutture della Chiesa». Ma sembra che non ci sia alcuna sensibilità a riguardo.

 

In definitiva, ciò che vi viene offerto è semplicemente la reintegrazione in un sistema in cui dovrete conformarvi proprio a ciò che temete, e a ragione: vedere la vostra fede compromessa dall’adozione della nuova Messa, dalle idee moderne, dalla falsa nozione di dignità umana, dall’ecumenismo, dalla libertà religiosa e da tutto ciò che ne deriva.

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San Maurizio: Obbedire senza tradire la fede

Durante il nostro pellegrinaggio in Svizzera questa settimana, pochi giorni dopo le consacrazioni e la pubblicazione di questo decreto, abbiamo avuto la grande grazia di visitare l’Abbazia di San Maurizio.

 

Questo è il luogo in cui la famosa Legione Tebana diede la vita per Cristo.

 

La Legione Tebana era composta da soldati provenienti dal Nord Africa che combatterono al servizio dell’Impero Romano. Questi soldati erano cristiani e vissero tra la fine del III e l’inizio del IV secolo. Erano sotto il comando dell’imperatore Massimiano.

 

Massimiano dichiarò loro: «questo esercito renderà omaggio a una divinità pagana. Celebreremo i riti di Mitra per ottenere la vittoria in battaglia. Tutti i soldati devono partecipare a queste cerimonie pagane. Pertanto, vi ordino di compiere questi riti».

 

La guida ci spiegò poi che la decisione di San Maurizio, comandante della legione, e dei suoi soldati, era di rispettare sia Dio che l’imperatore.

 

Da un lato, onorarono Dio rifiutandosi di partecipare a una sorta di cerimonia ecumenica in cui si adoravano falsi dèi; si rifiutarono di tradire la loro fede compiendo i riti mitraici.

 

Dall’altro lato, onorarono l’imperatore deponendo le armi davanti a lui; accettarono la punizione che intendeva infliggere loro, piuttosto che ammutinarsi o tentare di rovesciare la sua autorità.

 

Cosa decise allora l’imperatore?

 

Ordinò la famosa decimazione della legione. Tutti i soldati furono schierati. Una legione era composta da circa seimila uomini. Poi, un soldato su dieci fu giustiziato davanti agli occhi degli altri.

 

Dopo questa prima esecuzione, i sopravvissuti furono avvicinati: «avete visto cosa è successo. Siete ora pronti a compiere i riti pagani?».

 

Risposero: «no».

 

Così ricominciarono; ancora una volta, un uomo su dieci fu giustiziato. E questo continuò finché tutti i soldati non furono messi a morte.

 

Questa storia è molto simile alla nostra situazione, cari fedeli.

 

Di fronte alle sanzioni del Papa, vogliamo rispettare sia Dio che il Santo Padre; questa è la scelta che stiamo facendo.

 

Onoriamo Dio rimanendo fedeli alla nostra fede, rifiutandoci di comprometterla, come purtroppo molti altri hanno fatto nella Chiesa moderna, a danno della propria fede, ricevendo la Comunione sulla mano, partecipando alla nuova Messa o adottando idee moderne di ecumenismo o libertà religiosa.

 

D’altra parte, accettiamo le ingiuste sanzioni imposte dal papa, pur continuando a rispettare il suo ufficio e cercando di obbedirgli il più possibile, quando ciò non compromette la nostra fede.

 

Questi sono i due principi che guidano la nostra condotta.

 

In seguito a questa vittoria, Costantino prese il potere e promulgò l’Editto di Milano, che ripristinò la libertà di culto della Chiesa cattolica in tutto l’Impero Romano, senza ulteriori sanzioni. Possiamo credere che questi valorosi soldati, dando la vita per la fede, abbiano ottenuto grazie per la libertà della Chiesa.

 

Questo è ciò che don Pagliarani scrive al Papa nella sua lettera riguardo alle sanzioni imposte. Scrive: «offriamo le sofferenze causate da queste nuove sanzioni per il bene della Chiesa universale e di Sua Santità».

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Può una scomunica essere ingiusta?

Naturalmente, non consideriamo valida questa scomunica. Una cosa è affermare che una scomunica è stata pronunciata; tutt’altra è sapere se sia reale o meno.

 

Quando il papa afferma: «vi siete scomunicati da soli commettendo questo atto; siete in scisma; e chiunque aderisca formalmente a questo scisma è automaticamente scomunicato», ciò non è necessariamente vero.

 

Sarebbe vero solo se esistesse effettivamente uno scisma e se ciò che stiamo facendo fosse oggettivamente peccaminoso e sgradito a Dio. Ma il Papa sta chiaramente ignorando tutto ciò che abbiamo spiegato per mesi.

 

Il diritto canonico stesso tiene conto delle disposizioni soggettive di coloro che compiono le consacrazioni. Stabilisce che se qualcuno agisce per necessità, o crede che esista uno stato di necessità, la pena della scomunica non si applica.

 

E noi crediamo fermamente che questa sia una reale situazione di necessità. Agli occhi di Dio, quindi, non esiste una vera scomunica.

 

Ciò che è chiaro, tuttavia, è che la strategia del Vaticano è quella di usare la forza e la paura contro i fedeli per impedire loro di essere cattolici tradizionali e di continuare ciò che facciamo da sessant’anni.

 

Vogliono farvi credere che partecipare alla Messa con la Fraternità Sacerdotale San Pio X vi ponga fuori dalla Chiesa.

 

La fede ci tiene nella Chiesa.

 

Stanno quindi cercando di intrappolarvi tra due paure.

 

Da un lato, la paura di perdere la fede. Probabilmente conoscete familiari o ex cattolici che hanno perso la fede. Nell’era post-Concilio Vaticano II, la fede si è annacquata e molti ora ne possiedono solo una comprensione molto superficiale. Quindi potreste pensare: «Se mi trovassi in quell’ambiente, la mia anima sarebbe in pericolo. Non voglio che accada».

 

Dall’altro lato, però, si cerca di farvi temere che rimanendo nella Fraternità Sacerdotale San Pio X, sarete fuori dalla Chiesa.

 

Desidero assicurarvi, cari fedeli, che rimanere fedeli alla fede non vi espellerà mai dalla Chiesa. Queste due realtà non possono mai essere separate: la fede e la Chiesa.

 

La preservazione della fede è il fondamento primario dell’unità della Chiesa; è il principio primo che rende una persona membro della Chiesa. Questo è chiaro fin dal momento del battesimo: per essere battezzati, bisogna professare la fede e rimanervi fedeli.

 

Pertanto, se venite puniti proprio perché mantenete la vostra fede e accusati di essere fuori dalla Chiesa per questo motivo, tale affermazione è semplicemente falsa.

 

È la fede che vi mantiene nella Chiesa; non è mai la fedeltà alla fede che può escludervi, anche se coloro che attualmente governano la Chiesa affermano il contrario.

 

Lo vediamo ripetutamente nella storia della Chiesa.

 

In diverse occasioni, abbastanza numerose da far luce sulla questione anche oggi, nel XXI secolo, incontriamo grandi figure che furono scomunicate durante la loro vita, ma che la Chiesa in seguito onorò; alcune furono persino canonizzate.

 

Consideriamo il celebre caso di Sant’Atanasio, che rifiutò di accettare una formula semi-ariana riguardante la divinità di Cristo, una formula ambigua nel Credo.

 

Pensiamo a Santa Giovanna d’Arco, scomunicata e condotta al rogo come eretica.

 

Pensiamo anche a Santa Maria della Croce, la monaca australiana scomunicata dal suo vescovo per essere rimasta fedele ai suoi voti e alla sua regola religiosa.

 

Oggi, tutte queste figure sono onorate per il loro coraggio, perché sono rimaste fedeli alla verità nonostante le sanzioni ecclesiastiche.

 

Cari fedeli, questa è la situazione in cui ci troviamo.

 

Permettetemi di ricordarvi queste parole di conforto di Nostro Signore nel Sermone della Montagna: «beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

 

Uno dei modi in cui Roma sta cercando in particolare di instillare grande timore nei fedeli è dichiarando, a voi e al mondo intero, che d’ora in poi i sacramenti amministrati dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, in particolare la confessione e il matrimonio, sono invalidi.

 

Sapete che prima del 2015 non avevamo l’autorizzazione ad ascoltare le confessioni né ad assistere ai matrimoni, poi papa Francesco ci ha concesso questa giurisdizione. Abbiamo quindi beneficiato di questa giurisdizione per le confessioni e i matrimoni dal 2015 al 2026.

 

E dal 2 luglio questa giurisdizione ci è stata revocata. Ma ripeto: questo non è vero. Questi sacramenti rimangonovalidi nelle cappelle della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

 

Perché rimangono validi?

 

Ancora una volta, grazie alle disposizioni del diritto canonico. Il diritto canonico prevede situazioni in cui un sacerdote che normalmente non possiede l’autorizzazione necessaria riceve comunque la giurisdizione richiesta dalla Chiesa, direttamente per legge, in modo che questi sacramenti siano validi.

 

Prendiamo l’esempio della confessione.

 

Il diritto canonico prevede che, non appena sussista la minima apparenza che il sacerdote possieda tale giurisdizione, la Chiesa gliela sostituisca. Il sacerdote deve solo dare l’apparenza di possedere tale giurisdizione. Ad esempio, dopo questa omelia, indosserò la stola ed entrerò nel confessionale. Con questo semplice gesto, do l’apparenza di possedere la giurisdizione necessaria, e questo è sufficiente perché il sacramento sia valido.

 

Pertanto, il diritto canonico contiene tutta una serie di disposizioni specificamente pensate per tali situazioni. La Chiesa desidera, per quanto possibile, garantire la validità delle confessioni e dei matrimoni.

 

Pertanto, ci appelliamo ancora una volta a questa giurisdizione supplementare per assicurarvi che questi sacramenti rimangono validi. La tempesta passerà.

 

Infine, credo che la stessa cerimonia di consacrazione sia per noi un magnifico simbolo.

 

Probabilmente avete assistito, in tutto o in parte, a questa cerimonia di sei ore che si è svolta mercoledì. Avrete sicuramente notato che subito dopo la consacrazione dei vescovi, dopo che avevano ricevuto la Santa Comunione dalle mani del vescovo consacrante, si è scatenato un violento temporale.

 

I sacerdoti, come me, erano sotto il tendone; non ci siamo bagnati, ma i fedeli, che erano fuori, sono stati letteralmente inzuppati. Prima che scoppiasse il temporale, era stato dato un annuncio: «Si sta avvicinando un violento temporale, mantenete la calma». «Pregheremo il Rosario; durerà circa mezz’ora. Pregheremo il Rosario».

 

Ed è esattamente quello che è successo. I fedeli, con grande coraggio, sono rimasti al loro posto; sono stati letteralmente flagellati dalla pioggia.

 

Abbiamo recitato il Rosario, abbiamo cantato il Rosario in latino. Le circa ventimila persone presenti hanno cantato insieme il Rosario in latino. Tutti sono rimasti calmi, poi la tempesta si è placata, la cerimonia è terminata e il sole è tornato a splendere. Tutti si sono asciugati e alla fine hanno potuto scattare una splendida foto di gruppo.

 

Questo è proprio il simbolo di ciò che sta accadendo. Subito dopo le consacrazioni episcopali è arrivata la tempesta: la tempesta di queste sanzioni romane.

 

Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo rimanere calmi, dobbiamo pregare la Madonna, dobbiamo starle vicini e dobbiamo avere la certezza che anche questa tempesta passerà, passerà.

 

Si dice spesso che nulla di violento dura a lungo; anche questa violenta tempesta, alla fine, si placherà. Un giorno, la Chiesa sarà restaurata. Nel frattempo, siamo privilegiati; possiamo dire che stiamo ricevendo una grazia.

 

La grazia propria di questo momento è quella di mantenere questo buon spirito, di offrire in sacrificio l’ingiustizia commessa contro la Fraternità Sacerdotale San Pio X, e ora anche contro di voi, cari fedeli. Offriamo questa ingiustizia per il bene della nostra Santa Madre Chiesa.

 

Credo che questo sarà un grande contributo alla restaurazione della Chiesa e sarà anche molto meritorio per le vostre anime.

 

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 

Amen.

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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