Pensiero
Il Green pass sarà eterno: DCPM del 2 marzo. Pronti per la sottomissione bio-elettronica
Il DCPM dello scorso 2 marzo, sul quale pochi hanno concentrato l’attenzione, rende il green pass valido 540 giorni dopo il booster – cioè, 18 mesi. Alla scadenza dei quali deve venire emesso un altro documento, di durata equivalente.
Distratti dalla guerra in Ucraina, non abbiamo visto quel che stava facendo il governo Draghi: ha istituito un green pass eterno. Con buona pace di chi poteva pensare che il suo uso si sarebbe esaurito con lo stato di emergenza, che (in teoria) dovrebbe scadere a breve.
Il testo è nella Gazzetta Ufficiale del 4 marzo.
Distratti dalla guerra in Ucraina, non abbiamo visto quel che stava facendo il governo Draghi: ha istituito un green pass eterno
«Nella realtà, senza tanti giri di parole, all’articolo 1 (comma b) spiega che la blockchain sottostante il lasciapassare, una volta somministrata la dose di richiamo successiva al ciclo vaccinale, durerà 540 giorni. Al termine dei quali la piattaforma nazionale provvederà in automatico a emettere un secondo green pass, anch’esso valido per altri 540 giorni. In tutto farebbe 1080 giorni, la bellezza di quasi tre anni» scrive Claudio Antonelli su La Verità, praticamente il solo giornalista in Italia (in Europa) ad aver capito cosa si cela dietro al certificato verde.
«Attenzione. Nulla ci dice che tutto si ferma lì. L’automatismo dovrebbe poi essere interrotto. Ma nel testo del DCPM non c’è alcuna traccia di una tale intenzione. In pratica (…) un green pass sarà per sempre».
Il DCPM inoltre emana le direttive per la lettura di tutte le categorie di cittadini italiani (forse dovremmo dire «classi»? Forse dovremmo dire «razze»?) attualmente considerate dallo Stato biotico: da una parte i triplodosati e i rarissimi esentati. Dall’altra i non vaccinati, i terribili no vaxi, ora incasellati informaticamente per ordine del Primo Ministro.
Parlano di anonimizzazione, ma sappiamo tutti, alcuni per esperienza, che è una palla colossale: nelle app attuali il controllore deve sapere in anticipo quale green pass scansionare, se uno da vaccinato o da tamponato.
La privacy poi sparisce del tutto se pensiamo che i non vaccinati continueranno ad essere esclusi dal lavoro, dalla scuola, dai trasporti, dagli eventi, dai locali, dalla palestra, dalla piscina, paria biomolecolari del XXI secolo.
Nel DCPM si parla quindi di sincronizzazione del nostro green pass con quello degli altri Paesi. Inoltre il DCPM «prevede nel dettaglio le modalità di controllo per i lavoratori dipendenti e l’iter di comunicazione tra ministero della salute (che gestisce l’anagrafe vaccinale) e l’Agenzia delle Entrate».
«Per capirsi, per coloro che si lamentavano dei ritardi nelle multe agli over 50 non vaccinati, ecco la risposta».
Vengono così infrante le speranze che tutto si sarebbe fermato, come qualcuno sussurrava, il 15 giugno.
Il sistema del green pass non avrebbe teoricamente più motivo di esistere. A meno che, dietro a tutto questo, non vi sia qualcos’altro. Un altro progetto. Un altro «programma»
Leggendo il DCPM, diviene chiaro il pattern del governo: dicono che ad aprile apriranno a tutti i locali all’aperto, dicono a breve chiunque potrà salire su treni e autobus. Poi, nella realtà, fa l’esatto contrario.
La quasi totalità della popolazione italiana è vaccinata, dicono, perfino con terza dose. La quasi totalità della popolazione italiana, vaccinata e non, ha preso il COVID questo inverno: e questo lo sappiamo tutti.
Il sistema del green pass non avrebbe teoricamente più motivo di esistere. A meno che, dietro a tutto questo, non vi sia qualcos’altro. Un altro progetto. Un altro «programma».
Come riportato da Renovatio 21, di fatto, l’Unione Europea lavorava da anni alla piattaforma di digitalizzazione della cittadinanza, dove ogni abitante d’Europa diviene un account di una piattaforma europubblica, dotato poi di un wallet, un portafogli elettronico su cui, a breve, far correre l’«inevitabile» euro digitale, la monte virtuale che la BCE si appresta ad emettere.
«L’obbiettivo dichiarato è quello di trasformare i governi in piattaforme e i cittadini in identità digitali»
Come abbiamo scritto varie volte, questo progetto di controllo massivo dell’economia e della popolazione è partito da ben prima della pandemia, anzi ha trovato in quest’ultima il combustibile definitivo per il suo lancio. Vale la pena di ricordare che la struttura informatica blockchain del green pass è la stessa di quella sviluppata da anni dalla UE.
«L’obbiettivo dichiarato è quello di trasformare i governi in piattaforme e i cittadini in identità digitali», scrive Antonelli. Riconosciamo che non si tratta di un fenomeno legato solo all’Europa: pochi giorni fa abbiamo visto l’inquietante video dell’Associazione delle Banche del Canada che promuove l’ID digitale unico per tutti i cittadini.
Su La Verità viene quindi notato che la Legge finanziaria approvata con lo scadere del 2021 aveva «infilato dentro a un decreto legge collegato» il fatto che «il ministero dell’Economia ha unilateralmente prorogato a fine 2022 l’autorizzazione a tracciare la salute degli italiani in barba alla privacy».
«Si tratta di uno schema nato ad aprile 2020 assieme allo stato di emergenza. Serviva per lanciare la app Immuni e Io. Poi è servito per lanciare il green pass». Ora, con un blitz, è stato sganciato dallo stato di emergenza ed è entrato nella manovra. «C’è da scommettere sarà rinnovato con la prossima manovra».
Si tratta di un «tassello del progetto più ampio: rendere permanente la carta verde, al di là di ogni natura emergenziale o persino sanitaria»
Si tratta di un «tassello del progetto più ampio: rendere permanente la carta verde, al di là di ogni natura emergenziale o persino sanitaria».
Bisogna rammentare che il decreto Riaperture consentirà agli enti pubblici di scambiare i nostri dati senza che si dichiari l’uso che intendono fare: in gergo tecnico è la «interoperabilità dei silos di dati. Tradotto, è la possibilità di tracciare i cittadini che a questo punto possono essere chiamati utenti digitali».
Il cittadino digitale, come sappiamo, non si troverà la libertà limitata solo dallo status vaccinale giudicato insoddisfacente dall’autorità. Un domani, lo stesso sistema si applicherà ai sospetti evasori, ai sospetti inquinatori, ai sospetti dissidenti – chi è bannato da Facebook sta solo esperendo l’avanguardia di un mondo di censura totale, e i social media hanno semplicemente iniziato a fare il lavoro per conto dello Stato moderno.
E poi, lo ripetiamo. Con l’euro digitale, cioè il danaro programmabile, ogni vostra transizione sarà tracciata, studiata, o proibita. Ai diabetici non sarà concesso di compare la nutella.
La libertà, che giocoforza passa dal portafogli, sarà possibile togliervela con un clic. Perché, di fatto, il portafogli è loro. Chi comanda la piattaforma, decide il destino degli utenti, cioè degli esseri umani
A chi ha un basso reddito sarà impedito di comprare il salmone. A chi è in lockdown (o nelle forme ibride che seguiranno, incrociate con le «domeniche senza auto»), non sarà concesso di spendere in un luogo che non sia quello deciso.
Oppure, vista la crisi alimentare che arriva con la guerra nelle Russie, potranno permettervi di acquistare la quantità di cibo che secondo lo Stato è più consona a voi: un sistema immediato di razionamento del cibo, per il quale non serve nemmeno che, come in guerra, ve lo portino – semplicemente, non ne potete acquistare di più.
Potranno mettere un tetto alla quantità di benzina che acquistate (se ve la potrete ancora permettere), o impedirvi del tutto di fare il pieno – perché c’è il climate change. Che non è discutibile, e chi osa dire una parola deve essere cacciato, isolato, zittito.
Fino al momento in cui a coloro che dimostrano, secondo la Scienza e il CTS, una possibile predisposizione genetica al cancro, sarà impedito di compare le sigarette. Oppure: predisposizione genetica all’alcolismo? Niente birra. Gene dell’obesità? Niente dolci.
La fase di immissione della genetica nella piattaforma digitale ci porta al capitolo più importante: i figli.
Pensate che, con l’emergenza climatica, vi lasceranno figliare liberamente? Il Partito Comunista Cinese ancora oggi multa chi ha più figli di quelli consentiti dallo Stato: piazzato il tetto alla prole anche da noi, semplicemente potrebbero svalutare il denaro del cittadino-coniglio che ha voluti farne cinque, quattro, tre, due, uno. Tra gli insulti social dei benpensanti che votano PD e fanno controllano la differenziata degli altri.
Sì, è il Grande Reset che disinstalla la democrazia costituzionale, e carica uno Stato-macchina, invincibile e onnipervadente, dinanzi a cui solo una forma di rapporto è possibile: la sottomissione
È importante ricordare che di certo, quando la riproduzione artificiale sarà istituzionalizzata e resa il primario metodo di «figliare», chi sceglierà la strada «naturale» sarà emarginato e punito, perché è crudele e sbagliato sottoporre il nascituro alla roulette della biologia, quando possiamo programmargli geni che lo facciano eccellere a scuola e nello sport, e che lo tengano lontano dall’AIDS, dalla depressione, dal diabete e magari anche da certi caratteri disobbedienti.
Anche lì: possono colpire, subito, il vostro wallet. Prelevare la multa senza che possiate fare nulla. Congelarvi il conto – come sono abituati a subire i vostri account social. Oppure farvi acquistare solo determinate classi di prodotto. Le opzioni per sorvegliare e punire il reo, con il supertotalitarismo digitale, sono infinite.
La libertà, che giocoforza passa dal portafogli, sarà possibile togliervela con un clic. Perché, di fatto, il portafogli è loro. Chi comanda la piattaforma, decide il destino degli utenti, cioè degli esseri umani.
Qualcuno pensa alla Cina, con il suo sistema di credito sociale, dove puoi perdere la possibilità di accedere a aerei, treni, mutui semplicemente perché hai fatto un commento che non va bene al Partito. Ebbene, il caso che sta montando in Europa è, senza dubbio molto, molto peggiore.
Vi potranno spegnere con un clic: un giudice, o magari un vigile – o magari un algoritmo. Diverrete paria senza più alcun potere senza possibilità alcuna di riscatto.
Sì, è il Grande Reset che disinstalla la democrazia costituzionale, e carica uno Stato-macchina, invincibile e onnipervadente, dinanzi a cui solo una forma di rapporto è possibile: la sottomissione.
Roberto Dal Bosco
Pensiero
La vera natura dei progetti di legge sull’antisemitismo. Intervista al prof. Marini
In un momento storico in cui i destini del mondo paiono appesi alle mosse del governo di Israele – il gabinetto più estremista e fanaticamente religioso mai espresso dallo Stato di Israele – avanzano, in Italia come in altre parti del mondo, progetti di legge sull’antisemitismo, che finirebbero per rendere illegali finanche le critiche mosse nei confronti delle politiche israeliane. È evidente che, in Italia, un progetto del genere cozza con la libertà di pensiero ed espressione garantita dalla Costituzione repubblicana. Per capire la natura di questo progetto di legge abbiamo sentito il professor Luca Marini, già vicepresidente del Comitato Nazionale di Bioetica, professore di diritto internazionale alla Sapienza Università di Roma, presidente del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).
Professor Marini, da romano Lei è vissuto per forza di cose a contatto con la cultura ebraica. Secondo lei, cosa può spingere, improvvisamente, l’Italia a dotarsi di una legge bipartisan sull’antisemitismo?
Guardi, cominciamo col dire che, personalmente, non ho nulla contro gli ebrei: mio nonno, romano di San Lorenzo, ne aiutò molti in Ungheria, durante la guerra, come agente del Comitato d’Azione Italia Libera, ricordandocelo poi fino allo sfinimento, ma comunque insegnandoci un valore importante. Detto questo, francamente non vedo perché dovrei passare per antisemita solo perché, da docente di diritto internazionale, critico la politica estera israeliana e condanno il genocidio palestinese. In ogni caso, la domanda andrebbe rivolta a chi ha presentato il disegno di legge, perché senz’altro avrà avuto le sue buone ragioni.
Lei crede che anche in Italia operi una lobby ebraica forte come in America?
In America, la componente ebraica è indubbiamente molto presente e organizzata, come dimostra Hollywood, la più importante industria statunitense, cosa che forse non può dirsi ancora per l’Italia. Eppure, va ricordato che, qui come oltreoceano, i circuiti accademici, scientifici, tecnologici, industriali, produttivi, commerciali, comunicativi, mediatici, culturali, sociali e politici – quindi, in poche parole, l’intera società civile – sono controllati e, se del caso, manipolati dalla grande finanza transnazionale. E tutti sanno a quali lobby risponde quella finanza.
La formula dell’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (AIMO) dice: «Per antisemitismo si intende una determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni etc.». La legge italiana può punire un cittadino per una percezione altrui?
Non scherziamo. Tuttavia, siamo di fronte a una strategia semantica e politica da tempo condivisa e supportata da quella parte della cittadinanza che si crede sveglia e consapevole. Si tratta, ovviamente, di una strategia portata avanti dalle forze euro-globaliste e demo-liberal-progressiste: cioè, guarda caso, quelle più funzionali agli interessi delle lobby di cui sopra.
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Resta il fatto che la formula dell’AIMO, ripresa dalla proposta di legge, considera antisemita non colui a cui non piacciono gli ebrei, ma colui che non piace agli ebrei.
In effetti è un po’ come chiedere all’oste come è il vino. Ma, del resto, di cosa ci meravigliamo? Chi materialmente fa le norme – ossia gli organi legislativi – finisce sempre per subire le spinte gentili di questa o di quella lobby e per decidere al di là e al di sopra della volontà dei soggetti che, di quelle norme, sopporteranno i costi.
Ma, così facendo, non si introduce una categoria etno-spirituale superiore alle altre, una sorta di eccezionalismo ebraico? Di fatto, i cristiani – che subiscono ancora oggi persecuzioni immani – non godono dello stesso favor legislativo. Lo stesso può dirsi per gli altri popoli che magari hanno subito un genocidio: i nativi americani, i cambogiani, o, per restare più vicino casa e nell’attualità, gli armeni…
Per favore, se proprio dobbiamo parlare di genocidi, portiamo esempi attuali, perché ce ne sono in abbondanza: dai palestinesi, appunto, ai tibetani ai sahrawi. E magari chiediamoci una buona volta perché i media non ne parlano o perché nessuno, a cominciare dai politici, alzi in dito in loro difesa.
Com’è possibile che la sinistra italiana, che da decenni ha sposato la causa palestinese, non si opponga a questo disegno di legge?
E si meraviglia anche di questo? Una volta, la sinistra italiana era anti-Europa e anti-NATO. Da trent’anni a questa parte, la sinistra italiana è la forza più euro-globalista e demo-liberal-progressista. Il cerchio si chiude ancora una volta. O sbaglio?
Con questa legge non sarà possibile criticare le politiche dello Stato di Israele, che di fatto sta destabilizzando il Medio Oriente e il mondo intero perseguendo una guerra su fronti diversi, né ricordare le accuse di genocidio rivolte ai leader ebraici e portate all’attenzione della Corte dell’Aia, né pubblicare le e-mail di Epstein in cui si riportano le espressioni dispregiative verso i goyim, i non ebrei, pronunciate da esponenti della finanza di Nuova York.
Io non mi fascerei la testa prima di romperla. È difficile credere che questa legge possa essere approvata senza un adeguato dibattito in Parlamento, a meno di non voler pensare, maliziosamente, che la lobby da Lei citate in apertura non sia, in effetti, tanto potente quanto pervasiva.
Possiamo sperare che, andando palesemente contro più articoli della Costituzione, la Corte costituzionale possa in un secondo tempo smantellare una legge del genere?
Personalmente, prima di arrivare alla Consulta, preferirei che il Parlamento facesse il suo lavoro di rappresentante di un corpo sociale che ha fiducia nei valori costituzionali e si affida a essi, primo tra tutti il diritto fondamentale alla libertà di espressione.
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Da tempo sentiamo ripetere il mantra sui «valori giudeocristiani», sull’«origine giudeocristiana» e sulla «cultura giudeocristiana» dell’Europa, tanto che la Von der Leyen, in Israele, ha affermato che «i valori dell’Europa si fondano sul Talmud».
Cosa vuole che le dica? L’Europa è il tempio del capitalismo ultra-finanziario e digitale che intende sostituirsi alla politica nella gestione della società civile, con il fine ultimo di abbattere i valori democratici, le libertà fondamentali e la dignità dell’essere umano in quanto ostacoli ai suoi obiettivi di controllo totalitario dell’umanità. E, lo ripeto ancora una volta, tutti sanno a chi risponde quella forma di capitalismo.
Un suo collega giurista mancato pochi anni fa, Filippo Sgubbi, parlava di «Diritto penale totale», un sistema in cui diventa possibile punire senza legge, senza verità e senza colpa, dove la condanna è meritata non tanto per quello che il soggetto ha fatto, quanto piuttosto per ciò che quel soggetto è, per il suo ruolo nella società, per la pericolosità dei suoi pensieri.
Che poi, se ci pensa, è proprio quello cui ci ha abituato Mani pulite, la gigantesca messinscena pianificata per distogliere l’attenzione degli italiani dagli sfaceli che l’allora neonata Unione europea avrebbe prodotto con i suoi pareggi di bilancio, la sua normativa antitrust, le sue privatizzazioni, la sua moneta unica, nonché per incanalare l’odio popolare verso bersagli spendibili: ricorda le monetine lanciate contro un ex presidente del Consiglio che, guarda caso, non era filo-europeista? Sarà una coincidenza, ma quell’inchiesta prese il via proprio all’indomani della firma del Trattato di Maastricht.
Si sarebbe mai aspettato, durante la sua lunga carriera di accademico del diritto, di vedere l’alba della psicopolizia sulla società occidentale?
Certo che sì. Stiamo assistendo, in modo più esplicito dal COVID in poi, all’instaurazione del totalitarismo biopolitico fondato sulla strumentalizzazione delle evidenze e la propaganda del terrore finalizzate al soggiogamento della società civile. Questa deriva, dissimulata dietro parole chiave efficentiste e moderniste, era evidente già trent’anni fa a chi, come me, seguiva gli sviluppi della normativa europea in tema di biotecnologie. Nel mio caso, le critiche al progresso tecno-scientifico supportato dall’Unione Europea costarono, in tempi non sospetti, cioè vent’anni fa, la destituzione dalla carica di vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica: e sarebbe divertente, oltreché calzante in questa sede, ricordare chi venne nominato al posto mio. In ogni caso, per dirla tutta, non c’era bisogno di fare il professore universitario per prefigurare tutto ciò: bastava leggere Bradbury.
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Pensiero
Perché Trump attacca il papa?
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— Carrie Prejean Boller (@CarriePrejean1) April 13, 2026
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Era presente sul palco il vescovo Robert Barron, prelato podcasterro che ha paura del diavolo e non difende le signore cattoliche dinanzi alla prepotenza sionista. E quindi, il Donaldo per forza si sente un po’ unto. Al punto che ora il bersaglio è diventato ufficialmente il papa – e qui cercheremo di dire perché. Il messaggio è ancora più impressionante di quelli di scherno agli avversari morti che il presidente ha prodotto di recente, e pure di quello con cui ha insultato Tucker Carlson, Megyn Kelly, Candace Owens, Alex Jones, ai quali deve porzioni non indifferenti di consenso per tutte e due le elezioni vittoriose. «Papa Leone è DEBOLE in materia di criminalità e pessimo in politica estera» attacca il presidente statunitense. «Parla di “paura” dell’amministrazione Trump, ma non menziona la PAURA che la Chiesa Cattolica e tutte le altre organizzazioni cristiane hanno provato durante il COVID, quando arrestavano sacerdoti, ministri e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose, anche all’aperto e mantenendo una distanza di tre o addirittura sei metri». Qui, bisogna dire, il presidente non ha tutti i torti, tuttavia va ricordato che le prime clausure, e l’avvio del programma letale del vaccino mRNA, furono fatti nell’ultimo anno del suo primo mandato. «Preferisco di gran lunga suo fratello Louis a lui, perché Louis è un vero sostenitore del MAGA. Lui ha capito tutto, Leone no!» puntualizza il Donald, che subito dopo l’elezione al Soglio del Prevost aveva invitato alla Casa Bianca e ad altri eventi il fratello floridiano suo sostenitore – che per qualche ragione aveva posato con Trump presso lo Studio Ovale in camicetta.“Christian pastor” Paula White, President Trump’s spiritual advisor, compares Trump to Jesus.
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Pope Leo XIV’s MAGA boomer brother Louis Prevost met President Trump in the Oval Office.
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Secretary Pete Hegseth Pastor who was Invited to Pray at Pentagon Says Publicly Eucharist and Marian Procession Should NOT be Permitted in Public. See more here: https://t.co/5fpjjd1ff8 pic.twitter.com/iKJg1bPCuI
— John-Henry Westen (@JhWesten) March 13, 2026
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Pensiero
Ordo Ab Chao. Le ragioni di una guerra
Renovatio 21 pubblica il comunicato del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).
Parere (n. 29): Ordo Ab Chao. Le ragioni di una guerra
È innegabile che, bombardando ospedali, industrie farmaceutiche, centrali elettriche e altre strutture civili, gli Stati Uniti d’America si stanno comportando in Iran come Israele si comporta in Palestina; ed è altrettanto innegabile che, tenuto conto della reale rilevanza strategica dello stretto di Hormuz per l’America e l’Europa in particolare (1), gli USA hanno attaccato l’Iran solo per secondare la dispotica politica mediorientale israeliana.
Prima o poi, qualcuno si preoccuperà di spiegare al mondo perché Putin debba essere considerato a tutti i costi un diabolico aggressore e Trump, o Netanyahu, no.
Per il momento, il CIEB si limita a riassumere sinteticamente le cause e gli scopi di una guerra che, al di là di ciò che propala il mainstream, poco o nulla ha a che fare con l’egemonismo statunitense e che, invece, serve due scopi diversi, ma correlati: da una parte, confermare il rapporto ancillare degli USA rispetto alle strategie totalitaristiche di élites finanziarie transnazionali chiaramente identificabili, che de facto governano il mondo mediante organismi dalle stesse finanziati e organizzati (2); dall’altra, fornire ai grand commis dell’Unione europea – che di quelle élites sono anch’essi fedeli servitori e sulle cui labbra la parola «guerra» aleggia dal giorno successivo alla fine del Covid – il pretesto tanto atteso per varare ulteriori politiche liberticide.
Per fare ciò, sono sufficienti tre parole: Ordo ab chao. Da sola, infatti, questa locuzione, assurta a motto della Massoneria universale, riassume e chiarisce le cause e gli scopi di una guerra ordita e pianificata secondo una spirale autoconclusiva: la guerra è funzionale all’emergenzialismo, che è funzionale a misure restrittive, che sono funzionali al controllo totalitario delle popolazioni, che è funzionale al mantenimento dello status quo, che è funzionale alla sopravvivenza delle élites che esprimono gli apparati di governo che promuovono la guerra.
Il cerchio si chiude con la stessa naturalezza con cui sono state sbrigativamente messe da parte le ripugnanti vicende dello scandalo Epstein in cui quelle élites, fino a poche settimane fa, sembravano immerse fino al collo.
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Nel baratro in cui ci sta precipitando l’agenda delle élites in questione, a cui il presidente degli Stati Uniti dà il suo personale contributo, l’establishment dell’Unione europea fa quello per cui è lì: comprimere le libertà individuali prospettando lockdown, smart working e didattica a distanza, in attesa di elaborare nuove e più sinistre misure destinate a rendere problematico anche il soddisfacimento di bisogni primari, a partire da quello alimentare (3).
Le parole pronunciate nel 2022 dall’Uomo della Provvidenza («Volete la pace o i condizionatori?») (4), prontamente rilanciate dalla compiacente grancassa dei media schierati con l’agenda liberticida, mantengono la loro attualità, come la strategia ad esse sottesa.
Dietro la guerra, dietro l’emergenzialismo e le restrizioni a esso collegate si cela il totalitarismo biopolitico globale fondato sulla propaganda del terrore e sulla manipolazione delle evidenze, entrambe funzionali al soggiogamento delle masse. E sullo sfondo di questa deriva totalitaria già si intravede, tra l’evoluzione incontrastata dell’Intelligenza Artificiale e lo sviluppo illimitato delle converging technologies (robotica, biologia sintetica, nanotecnologie), la creazione dell’ibrido uomo-macchina, proposto dal transumanesimo come unica forma possibile di sopravvivenza futura su una Terra devastata da guerre, epidemie e inquinamento.
L’attacco all’Iran, quindi, non è una questione di geopolitica o di diritto internazionale, non compromette la sicurezza energetica, non serve ad aumentare i profitti o ad alimentare speculazioni sul prezzo del petrolio: serve a oscurare la realtà, a impedire ai cittadini di prendere coscienza del fatto che la finanza transnazionale ha preso il posto della politica nella gestione della società civile e che le emergenze – dalla guerra al global warming – sono create e alimentate espressamente allo scopo di introdurre misure restrittive che giustifichino e legittimino l’annichilimento dei valori democratici, delle libertà fondamentali e della dignità dell’essere umano in quanto ostacoli alla strategia di controllo totalitario dell’umanità perseguita in taluni salotti buoni.
Ordo ab chao, appunto.
In questo contesto, il CIEB auspica che gli italiani non ripetano gli errori del passato e non accettino supinamente le misure restrittive che saranno eventualmente imposte, contestandone la legittimità e la fondatezza mediante iniziative civili e democratiche.
CIEB
10 aprile 2026
NOTE
1) Emblematico il caso dell’Italia, che importa gas e petrolio principalmente dall’Africa e dall’Asia centrale (Algeria, Libia, Azerbaijan e Kazakistan forniscono, da soli, oltre il 50% del totale delle importazioni complessive): speculazioni economiche e derive totalitaristiche a parte, quindi, è difficile credere che la guerra in Iran possa generare una crisi energetica, come invece il mainstream sostiene a gran voce.
2) Basti pensare ai «salotti buoni» che periodicamente ospitano rappresentanti più o meno istituzionali di quelle élites: si tratta di organismi di controversa natura e finalità, le cui attività sono costantemente sotto i riflettori dei media, che non perdono occasione per celebrarle. Per inciso, che una parte consistente delle élites evocate nel testo sia di matrice ebraica è cosa nota e incontrovertibile, come conferma, ad esempio, la proprietà di BlackRock, la più potente e ramificata società d’investimento del mondo. Possedendo o controllando (mediante i tipici meccanismi di borsa) gran parte della finanza globale, le lobby ebraiche si rivelano in grado di incidere sui circuiti accademici, scientifici, tecnologici, produttivi, industriali, commerciali, comunicativi, mediatici, sociali, culturali, politici e dunque, in poche parole, sul mondo intero; e una conferma di tale pervasività può essere fornita, oltreché dal silenzio che circonda il genocidio in Palestina o lo scandalo Epstein, dalle proposte di legge sull’antisemitismo che stanno fiorendo in alcuni Paesi europei, dalla Francia all’Italia, proprio al culmine della crisi internazionale scatenata da Israele e dagli USA. In Italia, in particolare, la proposta di legge presentata in Parlamento riproduce pedissequamente la definizione di antisemitismo fornita dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), definizione palesemente fondata sul metodo di chiedere all’oste com’è il vino, visto che fa leva sulla «percezione» (sic!) che gli ebrei hanno dell’«odio nei loro confronti». Sebbene questa definizione (che si concretizza in una serie di fattispecie elencate dallo stesso IHRA a titolo fortunatamente esemplificativo), configuri insanabili lesioni della libertà di espressione garantita dalla Costituzione italiana, il progetto di legge in questione è stato già approvato dal Senato in prima lettura: così, se diventerà illegale fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella del Terzo Reich, potrebbe diventare illegale sostenere cose altrettanto ovvie, come, appunto, la matrice giudaica della grande finanza transnazionale. Per le proposte francese e italiana, si veda, rispettivamente, https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/779067/francia-la-liberticida-proposta-di-legge-yadan-mascherata-da-lotta-allantisemitismo-minaccia-la-liberta-di-espressione-in-ue.html e https://pagellapolitica.it/articoli/che-cosa-prevede-testo-antisemitismo
3) Poiché «la crisi sarà lunga» (secondo quanto vaticina, inspiegabilmente, il Commissario europeo all’energia: cfr. https://tg24.sky.it/economia/2026/04/03/dan-jorgensen-financial-times), si pensi all’impatto che avrà, sui costi dei prodotti alimentari, l’aumento del prezzo del gasolio utilizzato in agricoltura.
4) Cfr. https://tg24.sky.it/politica/2022/04/07/draghi-condizionatore-video.
5) La deriva transumanista, caldeggiata in ogni Paese europeo dai partiti politici più liberisti e globalisti, è chiaramente supportata dalle istituzioni europee e internazionali che a suo tempo hanno favorito la pseudocampagna vaccinale anti-Covid, fondata, come noto, sull’impiego di terapie geniche sperimentali. In questa prospettiva assumono peculiare rilievo le recenti pronunce della Corte Costituzionale tedesca secondo cui qualsiasi affermazione diffusa sui social network, che sia in grado di contraddire le informazioni fornite da istituzioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, può essere rimossa dai social medesimi anche se corrispondente alla realtà scientificamente fondata (https://it.insideover.com/media-e-potere/germania-allarme-autoritarismo-il-costituzionalista-murswiek-denuncia-la-censura-di-stato.html).
Il testo ufficiale del presente Parere è pubblicato su: http//:www.ecsel.org/cieb
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