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«Una nuova era glaciale è in arrivo»: quando il dottor Spock ci parlava del cambiamento climatico (Global Warming nasconditi!)

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Quello che vedete in video è Leonard Nimoy, che gli italiani hanno conosciuto come interprete della miniserie TV RAI del 1982 Marco Polo.

 

O meglio: tutto il mondo lo conosce, perché parliamo del dottor Spock. L’incarnazione vulcaniana della scienza e della disciplina, come visto nell’immortale e orrido telefilm Star Trek.

 

Oltre a lavori di fiction, Nimoy girò questa piccola serie documentaria che si intitolata In Search Of, dove si indagava su alcuni misteri del pianeta.

 

La puntata del 5 maggio 1978 si intitolava «The Coming Ice Age», cioè «la prossima era glaciale».

 

 

Ora, dopo decenni di propaganda sul riscaldamento globale – ora rebrandizzato più agilmente «cambiamento climatico» – l’idea di una nuova glaciazione potrebbe sembrare una barzelletta.

 

Ora, dopo decenni di propaganda sul riscaldamento globale – ora rebrandizzato più agilmente «cambiamento climatico» – l’idea di una nuova glaciazione potrebbe sembrare una barzelletta

Non è così: l’idea di un repentino e mostruoso raffreddamento globale, catastrofista e apocalittica tanto quanto quella del global warming, circolava assai. Sui giornali, che all’epoca erano l’unica fonte di informazione, se ne parlava. Anche la TV, come possiamo vedere, trattava l’argomento.

 

Nel 1977 fu pubblicato un libro popolare sull’argomento, intitolato The Weather Conspiracy: The Coming of the New Ice Age, che dettagliava il terrificante fenomeno. Il libro, davvero un bel cimelio, oggi è introvabile, ma potete risparmiarvene la lettura: prendete un testo di questi anni, uno a caso, e sostituite «Climate Change» con «Nuova Era Glaciale». Identico in tutto e per tutto.

Ma come si sarebbe arrivati a questo inferno di gelo assassino?

 

Lasciamo la parola allo Spock:

 

«Lo ha fatto 8 volte nello scorso milione di anni, è avanzata e si è ritirata con la regolarità di un orologio. Se fossimo impreparati per la sua prossima avanzata, il risultato sarà carestia e morte in una misura senza precedenti in tutta la storia».

 

Carestia e morte: esattamente quello che avevano promesso se non avessimo fermato la riproduzione umana, cioè la «bomba demografica» di cui parlava l’entomologo Paul Ehrlich (ogni sua previsione è stata sbugiardata, però ora Bergoglio lo ha premiato con inviti in Vaticano).

 

Vai a capire questa variante: l’unica bomba al mondo che esplodendo rende tutto freddissimo…

 

«Quello che ora ci dicono gli scienziati è che la minaccia di una nuova era glaciale non è lontana come pensavano non sarà nelle vite dei nostri nipoti… Il freddo artico e la neve perpetua potrebbero trasformare la maggior parte delle porzioni abitabili del nostro pianeta in un deserto polare» continua lo Spocco, che assicura che è così perché lo dicono gli scienziati, che sono infallibili – del resto abbiamo l’esempio dei virologi dei nostri giorni.

 

«Nel 1977, il peggior inverno del secolo ha colpito gli USA. Gli esperti del clima credono che la prossima era glaciale stia arrivando». Insomma è una certezza. Perché ci sono le prove, fornite proprio dalla scienza.

 

«Secondo prove scientifiche recenti potrebbe arrivare prima di quello che ci aspettiamo. Nel le stazioni meteorologiche nell’estremo Nord le temperature hanno continuato ad abbassarsi per 30 anni».

 

«Secondo alcuni climatologi, nel corso della nostra vita, potremmo ritrovarci a vivere in una nuova era glaciale».

 

Il Summit di Copenhagen 2009 sul riscaldamento globale fu bloccato dalla troppa neve: i potenti della terra, a causa della neve, non potevano quindi atterrare a discutere del pianeta troppo caldo.

Ora, davvero nessuno all’epoca ha censurato questa follia come fake news. Nessuno ha punito, magari con l’impossibilità di pubblicare le proprie opinioni, quei climatologi, quegli scienziati, e anche il dottor Spock, la cui spocchia spaziale alla fine avrebbe certo meritato una qualche reazione, magari modello Singapore, da parte della popolazione umana.

 

Freddo, caldo: siamo al livello dei vecchietti al parco, in tutte le culture si inizia la conversazione parlando del tempo, poi in alcune esprimere preoccupazione o lamentala aiuta l’accettazione sociale. Del resto, è noto che «non ci sono più le mezze stagioni» è una frase annotata nel Dizionario dei luoghi comuni di Gustave Flaubert scritto nel lontano Ottocento.

 

Il problema, tuttavia, è più grande di così.

 

Il pensiero ci torna alla poderosa Conferenza ONU sul Clima di Copenhagen, nel 2009. I grandi della terra discussero l’accordo per la diminuzione delle emissioni di anidride carbonica – cioè per la riduzione dell’attività umana, quindi, di riflesso, dell’economia, quindi, di riflesso, della quantità stessa della popolazione.

 

Il tutto, ovviamente, per fermare il riscaldamento globale, che, lo avete capito, è la nuova era glaciale…

 

Fu un momento di grande sincerità e candore in cui Hans Joachim «John» Schellnhuber – agente del Club di Roma, già legato alla Famiglia Reale inglese, advisor della Merkel e del presidente della Commissione Europea Barroso, ora uomo del Vaticano bergogliano – si lasciò andare alla spiega del suo programmino di morte:

 

«In un modo molto cinico – disse il boiardo climatico parlando del riscaldamento globale – è un trionfo per la scienza perché almeno noi abbiamo stabilito qualcosa – e cioè le stime per la capacità del pianeta, che è sotto il miliardo di persone».

«In un modo molto cinico – disse il boiardo climatico parlando del riscaldamento globale – è un trionfo per la scienza perché almeno noi abbiamo stabilito qualcosa – e cioè le stime per la capacità del pianeta, che è sotto il miliardo di persone»

 

In pratica, significa eliminarne 6 miliardi. La riduzione di cui parla Bill Gates, ma anche quello strano video di Casaleggio, Gaia, il futuro della politica.

 

Ma ci stiamo ricordando di Copenhagen 2009 per un altra ragione: i lavori del Summit furono resi assai ardui da una condizione specifica: troppa neve. Una nevicata totale, mai vista in tanti anni, si era impadronita dell’aeroporto, e i potenti della terra, a causa del freddo, non potevano quindi andare a discutere del pianeta troppo caldo.

 

In fondo, forse Spock aveva ragione.

 

Adesso però prendessero tutti l’astronave Enterprise e si levassero dalla Terra per sempre.

 

 

 

 

 

 

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Green Agenda: questa crisi energetica è diversa da tutte le altre

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Renovatio 21 traduce questo articolo di William F. Engdahl.

 

 

Il prezzo dell’energia da tutte le fonti convenzionali sta esplodendo a livello globale. Lungi dall’essere accidentale, è un piano ben orchestrato per far crollare l’economia mondiale industriale che è già stata indebolita drammaticamente da quasi due anni di ridicola quarantena COVID e relative misure. Quello che stiamo vedendo è un’esplosione dei prezzi nel petrolio, nel carbone e ora soprattutto, nell’energia del gas naturale. Ciò che lo rende diverso dagli shock energetici degli anni ’70 è che questa volta si sta sviluppando mentre il mondo degli investimenti aziendali, utilizzando il fraudolento modello di investimento verde ESG, sta disinvestendo in futuro petrolio, gas e carbone mentre i governi dell’OCSE abbracciano orrendamente inefficienti , solare ed eolico inaffidabili che assicureranno il crollo della società industriale forse già nei prossimi mesi. Salvo un drammatico ripensamento, l’UE e le altre economie industriali stanno deliberatamente commettendo un suicidio economico.

 

 

Quello che solo pochi anni fa era accettato come ovvio era che garantire un’energia abbondante, affidabile, efficiente e conveniente definisce l’economia. Senza energia efficiente non possiamo produrre acciaio, cemento, materie prime minerarie o qualsiasi altra cosa che sostenga le nostre economie moderne.

 

Negli ultimi mesi il prezzo mondiale del carbone per la produzione di energia è raddoppiato. Il prezzo del gas naturale è aumentato di quasi il 500%. Il petrolio è diretto a 90 dollari al barile, il più alto degli ultimi sette anni. Questa è una conseguenza pianificata di quello che a volte viene chiamato il Grande Reset di Davos o la follia «zero carbonio» dell’Agenda verde.

Il prezzo dell’energia da tutte le fonti convenzionali sta esplodendo a livello globale. Lungi dall’essere accidentale, è un piano ben orchestrato per far crollare l’economia mondiale industriale che è già stata indebolita drammaticamente da quasi due anni di ridicola quarantena COVID e relative misure

 

Circa due decenni fa l’Europa ha iniziato un importante passaggio alle fonti rinnovabili denominate erroneamente o Energia verde, principalmente solare ed eolica.

 

La Germania, il cuore dell’industria dell’UE, ha guidato la trasformazione con la mal concepita Energiewende dell’ex cancelliere Merkel, dove le ultime centrali nucleari della Germania chiuderanno nel 2022 e le centrali a carbone verranno gradualmente eliminate.

 

Tutto questo si è ora scontrato con la realtà che Green Energy non è affatto in grado di far fronte a gravi carenze di approvvigionamento. La crisi era del tutto prevedibile.

 

 

I polli verdi pagano le conseguenze

Con i diffusi blocchi per il COVID dell’industria e dei viaggi nel 2020, il consumo di gas naturale dell’UE è diminuito drasticamente.

 

Il più grande fornitore di gas dell’UE, la russa Gazprom, nell’interesse di un mercato ordinato a lungo termine, ha debitamente ridotto le sue consegne al mercato dell’UE anche in perdita. Un inverno 2019-2020 insolitamente mite ha consentito allo stoccaggio di gas dell’UE di raggiungere il massimo. Un inverno lungo e rigido lo ha quasi cancellato nel 2021.

 

Contrariamente alle affermazioni dei politici dell’UE, Gazprom non ha fatto politica con l’UE per forzare l’approvazione del suo nuovo gasdotto NordStream 2 in Germania. Con la ripresa della domanda dell’UE nei primi sei mesi del 2021, Gazprom si è affrettata a soddisfarla e ha persino superato i livelli record del 2019, e anche a spese del rifornimento dello stoccaggio di gas russo per il prossimo inverno.

 

Con l’UE ora fermamente impegnata in un’agenda per l’energia verde, Fit for 55, e il rifiuto esplicito del gas naturale come opzione a lungo termine, mentre allo stesso tempo uccide il carbone e il nucleare, l’incompetenza dei modelli climatici del gruppo di esperti che giustificavano una società elettrica priva di CO2 al 100% entro il 2050 è arrivata al pettine.

Quello che stiamo vedendo è un’esplosione dei prezzi nel petrolio, nel carbone e ora soprattutto, nell’energia del gas naturale. Ciò che lo rende diverso dagli shock energetici degli anni ’70 è che questa volta si sta sviluppando mentre il mondo degli investimenti aziendali, utilizzando il fraudolento modello di investimento verde ESG

 

Poiché gli investitori finanziari di Wall Street e Londra hanno visto il vantaggio di enormi profitti dall’agenda dell’energia verde, lavorando con il World Economic Forum di Davos per promuovere il ridicolo modello di investimento ESG, le compagnie petrolifere, del gas e del carbone convenzionali non stanno investendo i profitti nella produzione ampliata. Nel 2020 la spesa mondiale per petrolio, gas e carbone è diminuita di circa 1 trilione di dollari. Questo non tornerà.

 

Con BlackRock e altri investitori che hanno quasi boicottato ExxonMobil e altre società energetiche a favore dell’energia «sostenibile», un inverno eccezionalmente freddo e lungo in Europa e una mancanza record di vento nel nord della Germania, ha innescato un panico acquisto di gas sui mercati mondiali di gas naturale liquefatto (GNL) in primi di settembre.

 

Il problema è che il rifornimento è arrivato troppo tardi, poiché la maggior parte del GNL disponibile dagli Stati Uniti, dal Qatar e da altre fonti che normalmente sarebbero disponibili era già stata venduta alla Cina, dove una politica energetica altrettanto confusa, incluso un divieto politico sul carbone australiano, ha portato a chiusure di impianti e un recente ordine del governo per garantire gas e carbone «ad ogni costo».

 

Il Qatar, gli esportatori di GNL statunitensi e altri si sono riversati in Asia lasciando letteralmente l’UE al freddo.

Il Qatar, gli esportatori di GNL statunitensi e altri si sono riversati in Asia lasciando letteralmente l’UE al freddo.

 

 

Deregolamentazione dell’energia

Quello che pochi capiscono è come i mercati dell’energia verde di oggi siano truccati per avvantaggiare speculatori come hedge fund o investitori come BlackRock o Deutsche Bank e penalizzare i consumatori di energia.

 

Il prezzo principale del gas naturale scambiato in Europa, il contratto futures TTF olandese, è venduto dall’ICE Exchange con sede a Londra. Si ipotizza quali saranno i futuri prezzi all’ingrosso del gas naturale nell’UE tra uno, due o tre mesi. L’ICE è sostenuto, tra gli altri, da Goldman Sachs, Morgan Stanley, Deutsche Bank e Société Générale. Il mercato è in quelli che vengono chiamati contratti futures sul gas o derivati.

 

Le banche o altri possono speculare per pochi centesimi sul dollaro, e quando si è diffusa la notizia di quanto fosse basso lo stoccaggio di gas dell’UE per il prossimo inverno, gli squali finanziari sono andati in delirio. All’inizio di ottobre i prezzi dei futures per il gas TTF olandese erano esplosi di un 300% senza precedenti in pochi giorni. Da febbraio è molto peggio, poiché un carico standard di GNL da 3,4 trilioni di BTU (British Thermal Units) ora costa 100-120 milioni di dollari, mentre alla fine di febbraio il suo costo era inferiore a 20 milioni di dollari. È un aumento del 500-600% in sette mesi.

Quello che pochi capiscono è come i mercati dell’energia verde di oggi siano truccati per avvantaggiare speculatori come hedge fund o investitori come BlackRock o Deutsche Bank e penalizzare i consumatori di energia

 

Il problema di fondo è che, a differenza di quanto accaduto per la maggior parte del dopoguerra, dalla promozione politica di «rinnovabili» solari ed eoliche inaffidabili e ad alto costo nell’UE e altrove (es. Texas, febbraio 2021) i mercati delle utenze elettriche e i loro prezzi sono stati deliberatamente deregolamentati per promuovere alternative verdi e forzare l’uscita di gas e carbone sulla dubbia argomentazione che le loro emissioni di CO2 mettono in pericolo il futuro dell’umanità se non vengono ridotte a zero entro il 2050.

 

I prezzi a carico del consumatore finale sono fissati dai fornitori di energia che integrano i diversi costi a condizioni competitive. Il modo diabolico in cui vengono calcolati i costi dell’elettricità nell’UE, presumibilmente per incoraggiare solare ed eolico inefficienti e scoraggiare le fonti convenzionali, è che, come ha affermato l’analista energetico francese Antonio Haya, «l’impianto più costoso di quelli necessari per coprire la domanda (impianto marginale) stabilisce il prezzo per ogni ora di produzione per tutta la produzione abbinata all’asta».

 

Quindi il prezzo odierno del gas naturale stabilisce il prezzo per l’elettricità idroelettrica a costo sostanzialmente zero.

 

Data l’impennata del prezzo del gas naturale, questo sta definendo i costi dell’elettricità nell’UE. È un’architettura diabolica dei prezzi che avvantaggia gli speculatori e distrugge i consumatori, comprese le famiglie e l’industria.

 

I mercati delle utenze elettriche e i loro prezzi sono stati deliberatamente deregolamentati per promuovere alternative verdi e forzare l’uscita di gas e carbone sulla dubbia argomentazione che le loro emissioni di CO2 mettono in pericolo il futuro dell’umanità se non vengono ridotte a zero entro il 2050

Una causa aggravante fondamentale per la recente carenza di abbondante carbone, gas e petrolio è la decisione di BlackRock e di altri fondi monetari globali di allontanare gli investimenti dal petrolio, dal gas o dal carbone, tutte fonti energetiche perfettamente sicure e necessarie, per l’accumulo di fonti di energia gravemente inefficienti e solare o eolico inaffidabile.

 

Lo chiamano investimento ESG. È l’ultima moda a Wall Street e in altri mercati finanziari mondiali da quando il CEO di BlackRock Larry Fink è entrato a far parte del consiglio di amministrazione del Klaus Schwab World Economic Forum nel 2019. Hanno creato società di certificazione ESG che assegnano rating ESG «politicamente corretti» alle società di azioni , e punire coloro che non rispettano.

 

La corsa agli investimenti ESG ha fruttato miliardi a Wall Street e ai suoi amici. Ha anche frenato lo sviluppo futuro di petrolio, carbone o gas naturale per la maggior parte del mondo.

 

 

La «malattia tedesca»

Ora, dopo 20 anni di investimenti folli nel solare e nell’eolico, la Germania, un tempo fiore all’occhiello dell’industria dell’UE, è vittima di quella che possiamo chiamare la malattia tedesca.

 

Come l’economica malattia olandese, l’investimento forzato nell’energia verde ha portato alla mancanza di energia affidabile a prezzi accessibili. Tutto per un’affermazione non dimostrata di 1,5°C dell’IPCC che dovrebbe porre fine alla nostra civiltà entro il 2050 se non riusciamo a raggiungere lo Zero Carbonio.

 

È un’architettura diabolica dei prezzi che avvantaggia gli speculatori e distrugge i consumatori, comprese le famiglie e l’industria.

Per portare avanti l’agenda dell’UE per l’energia verde, paese dopo paese, con poche eccezioni, hanno iniziato a smantellare petrolio, gas e carbone e persino il nucleare. Le ultime centrali nucleari rimaste in Germania chiuderanno definitivamente il prossimo anno. Nuove centrali a carbone, con scrubber di ultima generazione, vengono demolite ancor prima di essere avviate.

 

Il caso tedesco diventa ancora più assurdo.

 

Nel 2011 il governo Merkel ha adottato un modello energetico sviluppato da Martin Faulstich e dal Consiglio consultivo statale per l’ambiente (SRU) che ha affermato che la Germania potrebbe raggiungere il 100% di produzione di elettricità rinnovabile entro il 2050. Hanno sostenuto che l’uso del nucleare non sarebbe stato necessario, né la costruzione di impianti a carbone con cattura e stoccaggio del carbonio (CCS).

 

Nasce così la catastrofica Energiewende della Merkel. Lo studio sosteneva che funzionerebbe perché la Germania potrebbe contrattare per acquistare energia idroelettrica in eccesso, priva di CO2, dalla Norvegia e dalla Svezia.

 

Tutto per un’affermazione non dimostrata di 1,5°C dell’IPCC che dovrebbe porre fine alla nostra civiltà entro il 2050 se non riusciamo a raggiungere lo Zero Carbonio

Ora con estrema siccità e un’estate calda, le riserve di energia idroelettrica di Svezia e Norvegia sono pericolosamente basse entrando in inverno, solo il 52% della capacità. Ciò significa che i cavi elettrici per la Danimarca, la Germania e ora il Regno Unito sono in pericolo. E come se non bastasse, la Svezia è divisa sulla chiusura delle proprie centrali nucleari che le forniscono il 40% dell’elettricità. E la Francia sta discutendo di tagliare fino a un terzo delle sue centrali nucleari libere, il che significa che anche la fonte per la Germania non sarà sicura.

 

Già il 1° gennaio 2021, a causa dell’eliminazione graduale del carbone da parte del governo tedesco, sono state chiuse 11 centrali elettriche a carbone con una capacità totale di 4,7 GW. È durato solo 8 giorni quando molte delle centrali a carbone hanno dovuto essere ricollegate alla rete a causa di un prolungato periodo di scarsità di vento.

 

Nel 2022 l’ultima centrale nucleare tedesca chiuderà e altre centrali a carbone chiuderanno definitivamente, tutto per il nirvana verde.

 

Se l’UE continua con quest’agenda suicida, si ritroverà in un deserto deindustrializzato in pochi anni

Nel 2002 l’energia nucleare tedesca era fonte per il 31% della potenza, energia elettrica senza emissioni di carbonio.

 

Per quanto riguarda l’energia eolica che costituisce il deficit in Germania, nel 2022 circa 6000 turbine eoliche con una capacità installata di 16 GW saranno smantellate a causa della scadenza dei sussidi di immissione in rete per le turbine più vecchie.

 

Il tasso di approvazione di nuovi parchi eolici è bloccato dalla crescente ribellione dei cittadini e dalle sfide legali all’inquinamento acustico e ad altri fattori. Si sta preparando una catastrofe evitabile.

 

Non ci vuole uno scienziato missilistico per rendersi conto che questa è una strada per la distruzione economica. Ma questo è in effetti l’obiettivo dell’energia «sostenibile» delle Nazioni Unite 2030 o del Grande Reset di Davos: riduzione della popolazione su vasta scala.

La risposta della Commissione UE a Bruxelles, piuttosto che ammettere i palesi difetti nella loro agenda per l’energia verde, è stata quella di raddoppiarla come se il problema fosse il gas naturale e il carbone.

 

Lo zar del clima dell’UE Frans Timmermans ha dichiarato assurdamente: «Se avessimo avuto il Green Deal cinque anni prima, non saremmo in questa posizione perché allora avremmo meno dipendenza dai combustibili fossili e dal gas naturale».

 

Se l’UE continua con quest’agenda suicida, si ritroverà in un deserto deindustrializzato in pochi anni. Il problema non è il gas, il carbone o il nucleare. È l’inefficiente energia verde proveniente dal solare e dall’eolico che non sarà mai in grado di offrire energia stabile e affidabile.

 

Noi umani siamo le rane che vengono bollite lentamente. E ora i poteri forti stanno davvero alzando il fuoco.

L’agenda per l’energia verde dell’UE, degli Stati Uniti e di altri governi, insieme agli investimenti ESG promossi da Davos, garantirà solo che mentre andiamo avanti ci sarà ancora meno gas o carbone o nucleare su cui ricorrere quando il vento si fermerà, c’è un siccità nelle dighe idroelettriche o mancanza di sole.

 

Non ci vuole uno scienziato missilistico per rendersi conto che questa è una strada per la distruzione economica. Ma questo è in effetti l’obiettivo dell’energia «sostenibile» delle Nazioni Unite 2030 o del Grande Reset di Davos: riduzione della popolazione su vasta scala.

 

Noi umani siamo le rane che vengono bollite lentamente. E ora i poteri forti stanno davvero alzando il fuoco.

 

 

William F. Engdahl

 

 

 

F. William Engdahl è consulente e docente di rischio strategico, ha conseguito una laurea in politica presso la Princeton University ed è un autore di best seller sulle tematiche del petrolio e della geopolitica. È autore, fra gli altri titoli, di Seeds of Destruction: The Hidden Agenda of Genetic Manipulation («Semi della distruzione, l’agenda nascosta della manipolazione genetica»), consultabile anche sul sito globalresearch.ca.

 

 

Questo articolo, tradotto e pubblicato da Renovatio 21 con il consenso dell’autore, è stato pubblicato in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook e ripubblicato secondo le specifiche richieste.

 

 

Renovatio 21 offre la traduzione di questo articolo per dare una informazione a 360º.  Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

PER APPROFONDIRE

Presentiamo in affiliazione Amazon alcuni libri del professor Engdahl

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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«Geoingegneria solare»: se il New York Times inneggia alle «scie chimiche»

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Renovatio 21 ha spesso riportato le evoluzioni dell’incredibile progetto finanziato da Bill Gates di diminuire la temperatura globale liberando nell’aria particelle di solfato in grado di riflettere i raggi solari.

 

Il progetto, i cui esperimenti erano programmati per quest’anno, ha subito una battuta d’arresto dopo che alcuni enti della Svezia si sono opposti.

 

Epperò l’idea, apprendiamo, è tutt’altro che morta. Se pensavate che esso potesse restare là solo come materiale per i piani del cattivo di un James Bond inedito,  vi sbagliate.

 

«Fingere che il cambiamento climatico possa essere risolto con la sola riduzione delle emissioni è una fantasia pericolosa

È il principale quotidiano del pianeta, il New York Times, a tornare a parlarci del progetto di spruzzare nell’aria sostanze chimiche che oscurino il sole per combattere il cambiamento climatico.

 

Ecco quindi che la settimana passata è apparso un editoriale di David Keith, professore di fisica applicata e di politiche pubbliche ad Harvard, dove ha guidato lo sviluppo del programma di ricerca sull’ingegneria solare dell’università.

 

L’editoriale rappresenta da tanti punti di vista un salto significativo. Ad esempio, è detto apertis verbis che la riduzione delle emissioni non basterà mai. Si tratta, viene detto, di rimediare anche per quelle del passato, in una ridefinizione materiale del clima terrestre tutto. Perché «fingere che il cambiamento climatico possa essere risolto con la sola riduzione delle emissioni è una fantasia pericolosa».

 

Se la religione climatica possiede una sua forma di peccato (l’inquinamento) ha anche una forma di peccato originale – l’impronta climatica di ciascuno di noi, e quella dei nostri antenati. Non basta quindi smettere di peccare: Keith propone di creare impianti tecnologici per affrontare il tema del peccato originale della civiltà.

 

«L’infrastruttura energetica che alimenta la nostra civiltà deve essere ricostruita, sostituendo i combustibili fossili con fonti prive di carbonio come il solare o il nucleare. Ma anche in questo caso, l’azzeramento delle emissioni non raffredderà il pianeta. Questa è una conseguenza diretta del singolo fatto più importante sul cambiamento climatico: il riscaldamento è proporzionale alle emissioni cumulative nell’era industriale».

 

Scontiamo i peccati dei nostri genitori, nonni, bisnonni, trisavoli. Scontiamo il peccato dell’umanità in tutte le generazioni. Scontiamo il peccato climatico di Adamo ed Eva.

 

«Fermare le emissioni smette di peggiorare il clima. Ma riparare il danno, nella misura in cui la riparazione è possibile, richiederà qualcosa di più della semplice riduzione delle emissioni»

Degno di nota è il fatto che il professore dà per scontato l’imposizione delle regole climatiche e l’accettazione da parte della popolazione. Egli è già a guardare più avanti.

 

«L’eliminazione delle emissioni entro il 2050 circa è un obiettivo difficile ma raggiungibile. Supponiamo che sia soddisfatto. Le temperature medie smetteranno di aumentare quando le emissioni cesseranno, ma il raffreddamento richiederà migliaia di anni poiché i gas serra si dissipano lentamente dall’atmosfera».

 

Quindi, si passa alla fase due: la geoingegnerizzazione climatica.

 

«Fermare le emissioni smette di peggiorare il clima. Ma riparare il danno, nella misura in cui la riparazione è possibile, richiederà qualcosa di più della semplice riduzione delle emissioni».

 

«Per raffreddare il pianeta in questo secolo, gli esseri umani devono rimuovere il carbonio dall’aria o utilizzare la geoingegneria solare, una misura temporanea che può ridurre le temperature di picco, le tempeste estreme e altri cambiamenti climatici».

 

Nel sito del Keith Rearch Group vengono dichiarati, alla sezione «Funding», «una serie di doni da parte di Bill Gates attraverso Fund for Innovative Climate and Energy Research». Le FAQ del FICER sono un trionfo dell’excusatio non petita nei riguardi dell’attività e degli interessi del finanziatore Gates.

 

Quindi, la soluzione concreta:

 

«Gli esseri umani potrebbero rendere il pianeta Terra più riflettente aggiungendo minuscole goccioline di acido solforico alla stratosfera dagli aerei, sbiancando le nuvole di basso livello sull’oceano spruzzando sale marino nell’aria o con altri interventi»

«Gli esseri umani potrebbero rendere il pianeta Terra più riflettente aggiungendo minuscole goccioline di acido solforico alla stratosfera dagli aerei, sbiancando le nuvole di basso livello sull’oceano spruzzando sale marino nell’aria o con altri interventi».

 

Assomiglia, in effetti, a quei racconti «complottisti» di quelli che parlano di «scie chimiche». Tanto che queste sono in effetti ben visibili nell’illustrazione che accompagna l’articolo, appena sotto il titolo interrogativo: «Qual’è il modo meno peggio per raffreddare il pianeta?». Ma andiamo oltre.

 

Screenshot dell’articolo sul sito del New York Times, con illustrazione

 

L’alternativa sarebbe quella del processo del Carbon removal, cioè la creazione di impianti industriali che tolgano fisicamente l’anidride carbonica dall’atmosfera. n singolo impianto di cattura del carbonio che occupi un miglio quadrato di terra potrebbe rimuovere un milione di tonnellate di carbonio dall’aria all’anno. Ma costruire e far funzionare queste apparecchiature richiederebbe energia, acciaio e cemento da una catena di approvvigionamento globale» avverte Keith. Il Carbon removal, dice, «avrà bisogno di un’industria enorme». E poi «il problema con queste tecnologie di rimozione del carbonio è che sono intrinsecamente lente perché il carbonio che si è accumulato nell’atmosfera dalla rivoluzione industriale deve essere rimosso tonnellata per tonnellata».

 

Per cui, per il momento, forse è meglio concentrarsi sugli aerei che spargono sostanze chimiche in cielo per oscurare il sole.

 

«Gli ecosistemi dovrebbero essere manipolati usando l’irrigazione, la soppressione degli incendi o piante geneticamente modificate le cui radici sono resistenti alla putrefazione. Questo aiuta ad aumentare l’accumulo di carbonio nei suoli»

«La geoingegneria, d’altra parte, è economica e agisce velocemente, ma non può sgonfiare la bolla di carbonio. È un cerotto, non una cura».

 

Il professor Keith racconta di raccomandare questa cosa dell’acido disperso nell’atmosfera da aerei per oscurare il sole come una tecnica che andrebbe addirittura contro i suoi interessi privati. «Ho fondato Carbon Engineering, una delle aziende più in vista che sviluppa tecnologie per catturare il carbonio direttamente dall’aria e poi pomparlo nel sottosuolo o utilizzarlo per realizzare prodotti che contengono anidride carbonica» confessa l’harvardiano. Gli interessi dell’azienda potrebbero essere danneggiati se la geoingegneria fosse vista come un’opzione accettabile».

 

Vi è quindi un’altra ammissione degna di nota: quella dei limiti della natura.  Bisogna perdere le illusioni nei confronti del tocco salvifico della vegetazione: gli «alberi sono propagandati come una soluzione climatica naturale», tuttavia è inutile raccontarsela: «il raffreddamento così veloce non può essere ottenuto lasciando che la natura scorra liberamente».

 

Con buona pace del cultori del verde, i devoti a Gaia, qui si fa parla – forse nel contesto ambientalista per la prima volta  in maniera esplicita fino all’impudico – di qualcosa che di ecologico non ha niente: la manipolazione degli ecosistemi.

 

«Gli ecosistemi dovrebbero essere manipolati usando l’irrigazione, la soppressione degli incendi o piante geneticamente modificate le cui radici sono resistenti alla putrefazione. Questo aiuta ad aumentare l’accumulo di carbonio nei suoli».

 

«La scala fisica dell’intervento è – per certi versi – piccola. Meno di due milioni di tonnellate di zolfo all’anno iniettate nella stratosfera da una flotta di un centinaio di velivoli ad alta quota rifletterebbero la luce solare e raffredderebbero il pianeta di un grado»

Si tratta di una vera e propria rivoluzione nella materia del pianeta:

 

«Per raffreddare un grado entro la metà del secolo, questa ingegneria ecologica dovrebbe avvenire su una scala paragonabile a quella dell’agricoltura o della silvicoltura globali, causando un profondo sconvolgimento degli ecosistemi naturali e delle persone troppo spesso emarginate che dipendono da loro».

 

Quindi, l’opzione geoingegneria è da tenere in prima fila, perché «potrebbe funzionare». Ed è spiegato in dettaglio come.

 

«La scala fisica dell’intervento è – per certi versi – piccola. Meno di due milioni di tonnellate di zolfo all’anno iniettate nella stratosfera da una flotta di un centinaio di velivoli ad alta quota rifletterebbero la luce solare e raffredderebbero il pianeta di un grado. Lo zolfo cade dalla stratosfera in circa due anni, quindi il raffreddamento è intrinsecamente a breve termine e potrebbe essere regolato in base a decisioni politiche su rischi e benefici».

 

Continua, in un crescendo che lascia a bocca aperta:

 

«Aggiungere due milioni di tonnellate di zolfo all’atmosfera sembra avventato, eppure si tratta solo di circa un ventesimo dell’inquinamento annuale da zolfo causato dai combustibili fossili di oggi».

 

«Le morti per inquinamento atmosferico dovute allo zolfo aggiunto nell’aria sarebbero più che compensate dalla diminuzione del numero di morti per caldo estremo, che sarebbe da 10 a 100 volte maggiore»

Il che significa che l’inquinamento protegge dal sole? Non capiamo Significa che la geoingegneria è, di fatto, inquinamento deliberato?

 

«La geoingegneria potrebbe peggiorare l’inquinamento atmosferico o danneggiare lo strato di ozono globale e sicuramente aggraverà alcuni cambiamenti climatici, rendendo alcune regioni più umide o più secche anche se il mondo si raffredda» ammette il professore, confondendo però sempre più il comune mortale.

 

Tuttavia, teniamo presente che, come sempre nel mondo moderno, c’è un calcolo utilitaristico alle spalle: «sebbene sia limitata, la scienza finora suggerisce che i danni che deriverebbero dall’abbattere di un grado le temperature globali sarebbero piccoli rispetto ai benefici».

 

Capito? Vi saranno stragi, ma sarà un male minore. Sarà il male desiderabile. Il nostro scrive proprio così, nero su bianco.

 

«Le morti per inquinamento atmosferico dovute allo zolfo aggiunto nell’aria sarebbero più che compensate dalla diminuzione del numero di morti per caldo estremo, che sarebbe da 10 a 100 volte maggiore».

 

Geoingegneria e stragi programmate. Riprogrammazione degli ecosistemi e geopolitica, flotte di aerei che iniettano acido nell’atmosfera. Tutto questo scritto sul maggior giornale della Terra

Sì, lo ha scritto sul serio. E non ha finito, perché il nostro sembra conscio del fatto che per un progetto simile ci vuole un accordo geopolitico esteso – qualcosa che assomiglia, pensiamo noi, ad un governo mondiale:

 

«La grande sfida della geoingegneria è geopolitica: quale paese o quali paesi decideranno di iniettare aerosol nell’atmosfera, su quale scala e per quanto tempo? Non esiste un percorso facile verso un processo di governance stabile e legittimo per una tecnologia economica e ad alto rendimento in un mondo instabile».

 

Geoingegneria e stragi programmate. Riprogrammazione degli ecosistemi e geopolitica, flotte di aerei che iniettano acido nell’atmosfera. Tutto questo scritto sul maggior giornale della Terra. Non so voi, ma qui, davanti a cotanta orrorifica sincerità, c’è da spaventarsi.

 

L’elefante nella stanza, mai citato nell’articolo, ha un nome: Bill Gates. Il quale  è, apertamente, il finanziatore degli esperimenti di geoingegneria. È noto come il patron di Microsoft abbia esteso negli ultimi mesi il suo interesse alla questione dell’ambiente e del Climate Change.

 

Gates, sostenitore della riduzione della popolazione e della vaccinazione globale, ha recentemente non solo pubblicato un libro sul clima, ma avuto modo, grazie a Biden, di esporre le sue idee dinanzi a 40 capi di Stato.

 

Ecco che l’idea dell’irrorazione chimica del cielo ha trovato spazio anche all’ONU, che ha cominciato a discuterne apertamente poche settimane fa.

 

Una fantascienza diretta direttamente verso di noi, pagata sulla nostra pelle (sotto la nostra pelle…). Una fantascienza di cui siamo, ancora una volte, cavie. Mentre il mondo tutto diviene il laboratorio di un lager.

Tutto pare andare secondo uno schema predefinito. Anche le battute di arresto, come lo stop venuto dalla Svezia dove dovevano tenersi gli esperimenti, non sembrano fermare questi progetti, per quanto folli possano sembrare.

 

Limitiamoci a ricordare quando, invece che di riscaldamento globale, non troppi anni fa si parlava di «raffreddamento globale».

 

Renovatio 21 ha sottotitolato questo spezzone di un antico programma condotto da Leonard Nimoy, alias il dottor Spock. Quella di Gates e soci, tuttavia, è una fantascienza ben superiore a quella di Star Trek.

 

Una fantascienza diretta direttamente verso di noi, pagata sulla nostra pelle (sotto la nostra pelle…).

 

Una fantascienza di cui siamo, ancora una volte, cavie. Mentre il mondo tutto diviene il laboratorio di un lager.

 

 

 

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Ambiente

Immagini dall’eruzione vulcanica alle Canarie

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Quella del vulcano Cumbre Vieja è la prima eruzione vulcanica delle Isole Canarie dagli anni Settanta.

 

L’eruzione ha provocato l’evacuazione di 5.000 persone e più di 100 edifici distrutti.

 

L’Istituto vulcanologico delle Isole Canarie (Involcan) ha affermato che i flussi di lava provenienti da un’area scarsamente popolata di La Palma si muovono a 700 piedi all’ora.

 

La lava è arrivata fino nei giardini delle abitazioni private

Impressionanti le immagini della lava che scende per la strada

 

 

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