Spazio
Russia e Cina tengono nuovi colloqui spaziali
Russia e Cina hanno tenuto colloqui su una vasta gamma di questioni relative all’uso e all’esplorazione dello spazio per «scopi pacifici», concordando di rafforzare la cooperazione nel settore. Lo riporta il sito governativo russo RT.
Secondo un comunicato stampa del Ministero degli Esteri russo di giovedì, l’incontro a Mosca ha riguardato aree tra cui la regolamentazione giuridica internazionale, «la garanzia della sostenibilità a lungo termine e della sicurezza delle attività spaziali» e l’agenda del Comitato delle Nazioni Unite sugli usi pacifici dello spazio extra-atmosferico.
«È stato raggiunto un accordo per rafforzare il coordinamento in quest’area sia a livello bilaterale che presso piattaforme multilaterali specializzate», si legge nella dichiarazione.
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Negli ultimi anni Mosca e Pechino hanno rafforzato la cooperazione nello spazio, istituendo una commissione sulla navigazione satellitare e stipulando un accordo sulla proprietà intellettuale della tecnologia spaziale.
Nel 2019, i due paesi hanno deciso di istituire un centro dati per l’esplorazione lunare e dello spazio profondo incentrato sulla Luna e su Marte. A giugno di quest’anno, il presidente russo Vladimir Putin ha firmato una legge che ratifica un accordo con la Cina sulla costruzione di una Stazione di ricerca lunare internazionale (ILRS). Una dozzina di paesi hanno aderito o hanno fatto domanda per aderire a questa iniziativa, tra cui Azerbaigian, Bielorussia, Egitto e Turchia.
Come riportato da Renovatio 21, a marzo il capo dell’agenzia spaziale russa Roskosmos Yury Borisov ha rivelato che i due Paesi stanno «seriamente considerando» un progetto congiunto per installare una centrale nucleare sulla Luna entro il prossimo decennio, per generare elettricità per un futuro insediamento lunare.
L’idea di un reattore lunare nasce in un periodo in cui si stanno diffondendo sempre più le speculazioni su una moderna corsa allo spazio, tra gli Stati Uniti e i loro alleati da una parte e la Russia e la Cina dall’altra.
Mosca e Pechino hanno più volte sottolineato la necessità di sforzi congiunti per impedire una corsa agli armamenti nello spazio.
Il capo del Comando Spaziale degli Stati Uniti, il generale Stephen Whiting, ha affermato che la Cina sta sviluppando le sue capacità militari spaziali a un ritmo «mozzafiato», mentre il Ministero della Difesa cinese ha avvertito che Washington sta guidando una pericolosa spinta per trasformare lo spazio in un futuro campo di battaglia.
Gli USA stanno già lavorando con Canada, Australia e Regno Unito all’Operazione Olympic Defender, un programma che mira a «ottimizzare le operazioni spaziali», secondo lo Space Command. Anche Germania, Francia e Nuova Zelanda sono state invitate a partecipare.
Come riportato da Renovatio 21, a febbraio il presidente della Commissione Intelligence della Camera degli Stati Uniti Mike Turner ha affermato che la Russia stava cercando di schierare un intercettore missilistico nello spazio, forse con una testata nucleare, per potenziare le sue capacità anti-satellite. Mosca ha respinto l’affermazione, il presidente Vladimir Putin ha affermato che Washington stava usando false affermazioni per ottenere una leva negoziale sulla limitazione degli armamenti spaziali.
Anche Roskosmos ha ribadito che la Russia non ha in programma di installare armi nucleari nello spazio.
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Come riportato da Renovatio 21, la Cina ha definito gli USA la «massima minaccia alla sicurezza nello spazio».
La corsa internazionale verso la Luna si sta intensificando in grande stile e la Cina si pone tra i paesi più avvantaggiati nella sfida cosmonautica che poche potenze al mondo sono in grado di portare avanti. Essa non ha dubbi riguardo l’idea di sfruttare le risorse minerarie della Luna.
Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta investendo in armi progettate per bloccare o distruggere i satelliti statunitensi, cioè armi antisatellite (ASAT): «dal laser abbagliante al jamming, all’abbattimento cinetico da terra o dallo spazio – in tutte queste cose, sono in marcia», avrebbe rivelato una fonte del Pentagono a Natural News 11 mesi fa.
Di fatto, la Cina ha già schierato missili terrestri per distruggere i satelliti in orbita terrestre bassa (LEO).
Come riportato da Renovatio 21, vi sarebbe un piano di Pechino per colonizzare pianeti oltre il sistema solare.
A inizio 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina, la NATO aveva pubblicato un documento ufficiale – NATO’s overarching Space Policy («Politica spaziale globale NATO») che introduce la dottrina spaziale del Patto Atlantico: le minacce spaziali devono essere incluse nell’articolo 5, la celeberrima clausola di mutua difesa della NATO che impegna a dare una risposta collettiva nel caso un singolo Paese venga attaccato. In precedenza, la NATO aveva già avviato un centro spaziale, parte del comando aereo di Ramstein, in Germania.
La Russia aveva risposto duramente definendo il documento «unilaterale ed incendiario». «Possiamo vedere dove si sta effettivamente dirigendo il mondo spaziale occidentale. Si sta dirigendo verso la guerra», aveva detto al canale televisivo Rossiya 24 in un’intervista l’allora direttore dell’agenzia russa spaziale Roskosmos Dmitrij Rogozin la scorsa estate.
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Geopolitica
Musk: Kiev ha abusato di Starlink per uccidere
Correct.
Using Starlink, a civilian commercial service, for offensive drone strikes to kill people has never been allowed, nor should it be. Starshield, a different system, is controlled by the US government. What they decide to do is up to them. Ukraine military violated Starlink terms of service and used it for offensive drone strikes to kill people. That loophole was closed last week. Starlink remains critical to the defense of Ukraine, as it is the only system that cannot be jammed or blown up, at least for now. Were Starlink to be turned off, the Ukrainian front line would collapse immediately. This is NOT a threat, it is simply a statement of fact. Starlink was also crucial to preventing Russia from overrunning Ukraine in the early days of the war, as all other means of communication were destroyed or jammed by Russia. SpaceX has done more to defend Ukraine than any private company on Earth BY FAR. That said, I have nothing but UTTER CONTEMPT for the virtue-signaling evil warmongers who push for endless slaughter and offer no realistic solution to the conflict. May you burn in hell. End of story. — Elon Musk (@elonmusk) October 24, 2026
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Spazio
Il Giappone lancia una missione storica per la raccolta di campioni dalle lune di Marte
L’agenzia spaziale giapponese ha lanciato una missione con l’obiettivo di diventare la prima ad atterrare su una delle lune di Marte e a riportare sulla Terra campioni prelevati dalla sua superficie.
Secondo una diretta televisiva dell’Agenzia spaziale giapponese (JAXA), lunedì un razzo H3 con a bordo la sonda spaziale Martian Moons eXploration (MMX) è decollato dal Centro spaziale di Tanegashima.
Se la missione procederà come previsto, almeno 10 grammi di materiale proveniente da Phobos saranno riportati sulla Terra nel 2031, con la prima operazione di atterraggio programmata tra circa due anni.
Nessuna sonda spaziale è mai riuscita ad atterrare su Phobos o su Deimos, la luna minore di Marte. L’URSS lanciò due sonde nel 1988, ma nessuna delle due completò la propria missione.
Phobos 1 andò perduto prima di raggiungere Marte a causa di un comando errato proveniente dalla Terra che disattivò il suo sistema di controllo dell’assetto. Phobos 2 trascorse quasi due mesi a osservare Marte e Phobos prima che un guasto alle comunicazioni ponesse fine alla missione, impedendole di dispiegare due piccoli moduli di atterraggio.
La successiva missione russa Fobos-Grunt, volta al recupero di campioni, fallì nel 2011 a causa di un guasto al sistema di propulsione che permise alla sonda di uscire dall’orbita terrestre e dirigersi verso Marte.
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La JAXA prevede che la sonda MMX raggiunga Marte nell’agosto o settembre del 2027 e inizi le osservazioni prima di rilasciare un rover alla fine del 2028 o all’inizio del 2029. La sonda trasporta un rover franco-tedesco di 25 chilogrammi chiamato IDEFIX, che verrà rilasciato su Phobos per studiarne la superficie per circa 100 giorni. La sonda principale tenterà quindi due atterraggi per raccogliere campioni. Si prevede inoltre che MMX sorvoli Deimos nel 2030 prima che il suo modulo di rientro faccia ritorno sulla Terra.
L’atterraggio su Phobos rappresenta una sfida tecnica di notevole portata. La luna misura appena 27 chilometri nel suo diametro maggiore e la sua attrazione gravitazionale è troppo debole per le operazioni convenzionali in orbita ravvicinata. Pertanto, MMX sincronizzerà la sua orbita attorno a Marte con quella di Phobos, diventando di fatto un «quasi satellite» della luna.
Gli scienziati sperano che i campioni aiuteranno a stabilire se Phobos si sia formato da detriti scagliati in orbita da un impatto massiccio su Marte o se sia un asteroide catturato dalla gravità del pianeta.
Campioni di suolo e roccia marziana sono stati raccolti e analizzati sulla superficie del pianeta da diverse missioni precedenti. Anche il rover Perseverance della NASA ha conservato campioni per un eventuale ritorno sulla Terra, ma la missione di recupero pianificata congiuntamente con l’Agenzia Spaziale Europea ha perso i finanziamenti all’inizio di quest’anno.
La missione cinese Tianwen-3 potrebbe riportare sulla Terra campioni raccolti direttamente da Marte già nel 2031.
Come riportato da Renovatio 21, ad agosto il direttore generale della NASA Jared Isaacman ha visitato l’Idaho National Laboratory per esaminare i progressi realizzabili nella realizzazione di un veicolo spaziale a propulsione nucleare, nell’ambito dell’impegno dell’Amministrazione a superare la Cina nella nuova «corsa allo spazio».
Ad aprile SpaceX, il principale lanciatore orbitale internazionale, ha approvato un piano che lega la remunerazione in azioni del fondatore e CEO Elon Musk alla costruzione di una colonia su Marte e alla gestione di data center su larga scala nello spazio, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, citando documenti aziendali riservati.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spazio
Incendio in una stazione Starlink in Bulgaria
In Bulgaria, near Sofia, two masked individuals set fire to 11 of the 17 SpaceX antennas providing Starlink connectivity.
According to Bulgarian MP Ivaylo Mirchev, these stations provided backbone connectivity to satellites, including for Ukraine. Mirchev called on the security services and the Interior Ministry to explain what had happened: “It was no coincidence that these particular antennas were set on fire. They provide the backbone communications link to these satellites. The same thing happened to similar antennas in Poland at the end of September.” Bulgarian PM Rumen Radev refused to disclose details of the suspected arson, citing the ongoing investigation, BNR News reports. The Interior Ministry said that security at similar facilities had already been stepped up. — Anton Gerashchenko (@Gerashchenko_en) October 14, 2026
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