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Spirito

Lettera di mons. Viganò alla FSSPX

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Renovatio 21 pubblicata la lettera dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò al superiore generale della Fraternità San Pio X Don Davide Pagliarani apparsa su X.

 

Reverendo e caro Don Davide,

 

desidero esprimere a Lei, agli Ecc.mi Vescovi – in particolare ai Confratelli neo-consacrati – e a tutta la Fraternità Sacerdotale, la mia spirituale vicinanza e il mio pieno sostegno in quest’ora così travagliata e drammatica.

 

Ho particolarmente apprezzato la Sua Lettera a Leone, commosso per il profondo spirito sacerdotale che la pervade.

 

Lo spietato Decreto e la Nota dell’ex-Sant’Uffizio, con la loro durezza verso chi ha la sola «colpa» di voler rimanere Cattolico, rivelano ancora una volta lo scisma in atto tra il papa e il Papato stesso: la chiesa conciliare-sinodale che tenta di eclissare la Chiesa Cattolica.

 

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Mentre si mostra indulgenza, se non aperta complicità, verso veri scismi e abusi di ogni genere, si riservano le pietre a chi custodisce e trasmette la Fede. Ed è proprio la vostra fedeltà a rendere evidente il fallimento della rivoluzione conciliare e la vitalità della Tradizione.

 

Ai sacerdoti, ai chierici e ai fedeli laici della Fraternità fondata dal Venerato Mons. Marcel Lefebvre, mi permetta, caro Don Davide, di dire con affetto: Non lasciatevi turbare. Rimanete saldi nella Fede, nella Dottrina immutabile, nel Sacerdozio e nella Santa Messa di sempre, fedeli a Santa Romana Chiesa, nella luminosa testimonianza a Cristo Re e Pontefice.

 

La Santissima Vergine Maria, Ausiliatrice dei Cristiani e debellatrice di tutte le eresie, vi protegga sempre e vi confermi nella Verità.

 

Cum Benedictione

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

Viterbo, 4 Luglio MMXXV

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Spirito

Nessuna ansia

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«Non preoccuparti!» Se le nostre anime sono prese dalla paura del futuro, pensiamo a questa raccomandazione di Nostro Signore ai suoi apostoli (Vangelo della XIV domenica dopo Pentecoste). E il nostro buon Maestro dà come grande ragione di questa fiducia la bontà paterna di Dio che veglia sui suoi figli:   «Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono e non raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse molto più di loro?»   Dio non ci proibisce di preoccuparci, in modo lecito, delle cose terrene: un padre di famiglia deve preoccuparsi del sostentamento della sua famiglia; una madre di famiglia, del buon funzionamento della casa e dell’educazione dei figli; uno studente, della preparazione per l’esame…   Ma ci proibisce di preoccuparci eccessivamente del domani. Essere previdenti è una virtù, ma «ogni stagione ha la sua preoccupazione, come in estate la preoccupazione per il raccolto, in autunno quella per la vendemmia. Se dunque in estate ci si preoccupasse già della vendemmia, si anticiperebbe inutilmente la preoccupazione propria della stagione successiva; perciò: non preoccupatevi del domani », spiega San Tommaso d’Aquino.   Il Dottore Angelico non fa altro che seguire il Vangelo che ci invita a guardare a ciò che il Signore ha già fatto per noi e intorno a noi: ci ha donato i più grandi doni del corpo e dell’anima; concede questo aiuto anche ad altri esseri, piante e animali, secondo la loro natura; il Padre sa di cosa abbiamo bisogno.   La preoccupazione sbagliata è spesso alimentata da un’eccessiva curiosità che ci espone a un flusso di informazioni superiore a quello che Dio ha voluto che fossimo in grado di elaborare; da una mancanza di spirito di sacrificio che genera una paura esagerata della mancanza o della sofferenza; infine, dall’influenza della mentalità contemporanea e della sua morale positivista, che sottrae alla mente il solido sostegno del buon senso.   Per quanto riguarda quest’ultimo punto, torniamo alla realtà: un’azione è proibita perché è cattiva, comandata perché è buona; e non: un’azione è buona perché è comandata dalla legge, cattiva perché è proibita.

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Pertanto, manteniamo la pace quando dobbiamo rifiutare azioni malvagie o compiere azioni buone e necessarie che la legge degli uomini vorrebbe proibire: questo non è il criterio determinante della moralità di un’azione.   Qual è lo scopo di queste considerazioni? Evitarvi inutili preoccupazioni riguardo alle incoronazioni che si terranno a Écône il 1° luglio.   Condanna o no, questa consacrazione è necessaria e buona di fronte alla crescente crisi della Chiesa, per garantirti la vita cristiana a cui hai diritto. Abbi fiducia nel buon senso! Sii realista!   «La nostra casa sta bruciando», disse Jacques Chirac a proposito del riscaldamento globale. Quanto al clima, non lo so. Ma per quanto riguarda la Chiesa, si può vedere che, dal Concilio Vaticano II, è stato appiccato un incendio con l’introduzione di nuove dottrine chiaramente dannose per la fede.   Quando una casa brucia in una strada a senso unico, i vigili del fuoco sono meno preoccupati del cartello di «divieto di accesso». La loro attenzione si concentra sull’emergenza immediata, sul salvare vite umane. La necessità ha la meglio sulla legge.   Quindi, quando qualcuno vi dice: «dovete morire bruciati vivi, perché spegnere il fuoco spirituale che distrugge le vostre anime è contrario al diritto canonico», avete assolutamente ragione a rispondere, senza timore – e questa è la risposta dei nostri superiori nel decidere questa cerimonia di consacrazione –: c’è un fuoco; quando le anime possono essere salvate, bisogna intervenire, anche se ciò apparentemente costringe ad andare controcorrente. Agire diversamente sarebbe irragionevole.   Inoltre, come raccomanda il Vangelo, considera l’azione della Provvidenza nel passato per rassicurarti sul futuro.   Per alcuni di voi sono passati molti anni; per altri, solo pochi anni o pochi mesi, da quando venite qui per nutrire la vostra anima. La stragrande maggioranza di voi ha scoperto la Società di San Pio X dopo il 1988, cioè dopo le consacrazioni celebrate dall’arcivescovo Lefebvre.   Già allora si parlava di uno scisma e si accusava l’arcivescovo Lefebvre di aver infranto la comunione e creato una Chiesa parallela. Col senno di poi, è stato possibile verificare tali accuse?   L’appartenenza alla Fraternità Sacerdotale San Pio X ti ha allontanato dalla Chiesa? Ti ha fatto amare di meno la Chiesa Cattolica e ti ha spinto ad aderire a un’altra confessione religiosa? No. Assolutamente no.   E, per quasi quarant’anni, i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X non si sono mai comportati come se fossero una gerarchia sostitutiva di quella della Chiesa.   Tuttavia, questa situazione non cambierà con le consacrazioni del 2026. Sarà la stessa dal 1988, solo con un po’ più di vescovi, un po’ più giovani, che continueranno, finché durerà la crisi nella Chiesa, a garantirvi i mezzi di santificazione a cui avete diritto.   Padre Benoît Espinasse   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Gender

Il cardinale Radcliffe e due vescovi celebrano il 50° anniversario di una coppia omosessuale

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La celebrazione che ha avuto luogo il 13 giugno 2026 nella chiesa dei Santi Apostoli a Londra segna una nuova tappa nella scandalosa normalizzazione delle benedizioni delle unioni omosessuali.

 

Una messa di ringraziamento per i cinquant’anni di convivenza di due attivisti omosessuali, un’omelia che presenta la loro relazione come un dono di Dio, seguita da una solenne benedizione liturgica impartita da un cardinale e due vescovi, senza alcuna sanzione o rimprovero da parte di Roma, probabilmente troppo impegnata ultimamente a cercare di scomunicare la Tradizione cattolica condannando la Fraternità Sacerdotale San Pio X dopo le consacrazioni episcopali.

 

Non stiamo vivendo un incubo, questo è ciò che è realmente accaduto il 13 giugno 2026 alla presenza del cardinale domenicano Timothy Radcliffe, già Maestro Generale dell’Ordine dei Predicatori, del vescovo John Crowley, vescovo emerito di Middlesbrough, del vescovo John Rawsthorne, vescovo emerito di Hallam, nonché di padre Jim O’Keefe, celebrante principale della Messa, e del canonico Chris Vipers, parroco.

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Una celebrazione delle unioni tra persone dello stesso sesso

La messa è stata celebrata nella chiesa dei Santi Apostoli, situata nell’elegante quartiere di Pimlico, nel cuore della City di Westminster, a Londra. È stata organizzata per celebrare i cinquant’anni di «amicizia, collaborazione e impegno per la giustizia» tra Julian Filochowski e Martin Pendergast, due attivisti gay che convivono dal 1976 e sono uniti civilmente dal 2006.

 

Questi due uomini sono tra i fondatori di LGBT+ Catholics Westminster, l’apostolato ufficiale per le persone LGBT nell’Arcidiocesi di Westminster. Più di 150 persone provenienti da diversi paesi hanno partecipato alla celebrazione, che è stata accolta con favore da New Ways Ministry, un’organizzazione americana che da tempo si batte per l’approvazione delle unioni tra persone dello stesso sesso da parte della Chiesa.

 

Nel loro discorso di benvenuto, la coppia ha presentato questa celebrazione come segno di un profondo cambiamento all’interno della Chiesa. Hanno ricordato che nel 2001 a diversi vescovi era stato impedito di partecipare alla Messa per il venticinquesimo anniversario del loro matrimonio e che nel 2006 non avevano potuto celebrare una Messa di ringraziamento per la loro unione civile. Hanno contrapposto questi rifiuti al clima instaurato sotto il pontificato di Papa Francesco e alla possibilità ora concreta di benedire le coppie dello stesso sesso. Uno di loro ha concluso rivolgendosi all’assemblea: «come sono cambiati i tempi!».

 

Padre O’Keefe ha accolto con favore la partecipazione dei tre prelati, grazie ai quali l’assemblea ha potuto, per usare le sue stesse parole, «celebrare l’amore di due uomini che sono onorevolmente cattolici e onorevolmente omosessuali».

 

Ha spiegato che le obiezioni sollevate venticinque anni prima derivavano principalmente dalla «paura della differenza, dalla paura dell’amore, dalla paura di due uomini che si amano», ponendo tali obiezioni sullo stesso piano delle paure suscitate da razza, cultura, differenze sociali, beni materiali o genere. Un sofisma di basso livello, inteso a escludere qualsiasi giudizio morale cattolico su queste relazioni.

 

Ha infine riassunto il suo intervento con una frase che sarebbe diventata il filo conduttore della giornata: «allora era allora; ora è adesso». Dopo aver citato una lettera di papa Francesco in cui pregava affinché i due uomini potessero sperimentare l’amorevole presenza del Signore «secondo gli insegnamenti del Vangelo», il celebrante ha concluso: «Siamo andati avanti».

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Una giustificazione teologica

Nella sua omelia, il cardinale Timothy Radcliffe cercò di fornire una giustificazione teologica a quanto la liturgia aveva appena sancito. Il suo metodo consisteva nel collocare la relazione omosessuale nella categoria dell’amicizia, per poi applicare a tale amicizia il linguaggio più elevato della comunione trinitaria, ecclesiale ed eucaristica.

 

Riferendosi al voto che sarebbe stato pronunciato dopo la comunione per «celebrare e valorizzare i nostri legami di amicizia come doni di Dio», si rivolse direttamente ai due uomini: «nel vostro caso, Martin e Julian, sono passati cinquant’anni».

 

Poi ha approfondito il suo ragionamento: «L’amicizia è un modo in cui Dio opera nelle nostre vite per trasformarci… Potremmo dire che queste due mani rappresentano il Figlio, che è l’amico, e lo Spirito Santo, che è l’amicizia. Pertanto, ogni amicizia buona, sana e santa, vissuta nel modo giusto, partecipa alla vita stessa di Dio».

 

Attraverso un commento alla storia dei discepoli sulla via di Emmaus, egli paragonato implicitamente i due discepoli ai due uomini che gli stavano di fronte: «Gesù non si presenta loro per dire: «vi sbagliate». Non cerca di costringerli ad aprire gli occhi … Cammina con loro anche quando sembrano andare nella direzione sbagliata. Lascia loro lo spazio necessario per scoprire le cose da soli».

 

Il cardinale ha poi collegato questa interpretazione all’Eucaristia: «I loro occhi si sono aperti quando Gesù ha preso il pane, lo ha spezzato e lo ha dato loro. Questo è il gesto fondamentale dell’amicizia generosa … Ed è questa Eucaristia che anche noi ora condividiamo».

 

Così, di fronte all’intera assemblea, questo gioco di prestigio oratorio giustificò la sacrilega comunione di questa coppia innaturale.

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Una liturgia in sintonia con l’evento

La liturgia della messa di Paolo VI era perfettamente in sintonia con l’evento.

 

Una delle intenzioni della Preghiera dei Fedeli era che la Chiesa sapesse «custodire tutte le relazioni d’amore come segni dell’amore di Dio in mezzo a noi». La preghiera sulle offerte evocava un mondo in cui «l’amicizia e l’impegno vengono celebrati». Dopo la comunione, i presenti udirono di nuovo: «Ci siamo riuniti qui oggi per celebrare una fedele unione nella gioia dell’amore e nella ricerca della giustizia». Questa unione fu poi presentata come prefigurazione «profetica di una visione di relazioni riconciliate, di un nuovo cielo e di una nuova terra».

 

Prima della benedizione finale, il canonico Chris Vipers ha dichiarato alla congregazione che si trattava di «un’occasione davvero meravigliosa e storica». Poi, rivolgendosi direttamente ai due uomini, ha aggiunto: «sono profondamente onorato che abbiate scelto questa chiesa per la vostra celebrazione odierna».

 

La cerimonia si è conclusa con una benedizione pubblica degli sposi, pronunciata secondo un testo prestabilito da tutto il clero riunito attorno all’altare:

 

«Rendendo grazie perché la Chiesa offre la sua benedizione a coloro che la chiedono in spirito e verità, preghiamo te, Dio d’amore, di effondere la tua grazia su Julian e Martin in occasione del cinquantesimo anniversario della loro unione. Possa il loro amore continuare ad essere generoso, sempre attento ai bisogni degli altri, e possa rafforzare tutto ciò che li unisce».

 

È innegabile che lo scopo di questa benedizione fosse esplicitamente «la loro relazione».

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I frutti della Fiducia supplicans

Alcuni cercano di ridurre questo scandalo a un semplice abuso. Sostengono che la dichiarazione Fiducia supplicans , pubblicata da Papa Francesco nel dicembre 2023, specificava che non si poteva parlare di benedizioni ritualizzate, con una forma determinata, integrate in una celebrazione liturgica o suscettibili di essere interpretate come un’approvazione dell’unione.

 

Non si rendono conto che, sin dal Concilio Vaticano II, il metodo liberale è stato costante, prima sovversivo poi trasgressivo: introdurre ambiguità, per poi trarre gradualmente da esse tutte le conseguenze che inizialmente si negavano.

 

Qui le barriere vengono abbattute in tre fasi.

 

Primo passo: benedizione impossibile, ma elementi positivi

Il Responsum ad dubium, pubblicato il 15 marzo 2021 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, ha ricordato che «la Chiesa non ha il potere di benedire le unioni tra persone dello stesso sesso», pur aprendo la porta riconoscendo l’esistenza di certi «elementi positivi» che possono essere riscontrati in situazioni oggettivamente contrarie alla legge di Dio.

 

Secondo passo: benedizione possibile, ma non liturgica

Due anni dopo, la Dichiarazione Fiducia supplicans , approvata da Papa Francesco e pubblicata dallo stesso Dicastero, ha fatto un ulteriore passo avanti affermando al paragrafo 31: «Nell’orizzonte così delineato si apre la possibilità di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso, senza convalidarne ufficialmente lo status né modificare in alcun modo il perenne insegnamento della Chiesa sul matrimonio».

 

Quasi a voler rassicurare, il documento aggiungeva immediatamente al paragrafo 40: «Tale benedizione non deve mai essere impartita in competizione con, né in relazione a, riti di unione civile. Né deve essere eseguita con abiti, gesti o parole specifici di un matrimonio».

 

Terzo passo: la benedizione liturgica di fatto

E ora, nel 2026, diversi prelati di alto rango stanno traendo le conseguenze del § 31 e accantonando il modesto § 40, senza che Roma abbia emesso alcuna sanzione o rimprovero pubblico a fronte di questo scandalo avvenuto il 13 giugno.

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Una conseguenza prevedibile

I difensori della Fiducia supplicans affermarono che tale dichiarazione non apriva alcuna strada al riconoscimento delle unioni omosessuali, eppure i fatti dimostrano quanto ipocrita e, in pratica, inefficace rimanga questa distinzione.

 

Quanto accaduto a Londra ha sfacciatamente oltrepassato ogni limite, a cominciare da una messa organizzata per celebrare un’unione tra persone dello stesso sesso, un rinnovo pubblico delle promesse nuziali della coppia e poi una solenne benedizione liturgica secondo una formula prestabilita. I partecipanti non sono forse, in sostanza, d’accordo con il principio stabilito dalla Fiducia supplicans , che di fatto conferisce una certa legittimità alle unioni contro natura? Perché, dunque, fermarsi a metà strada?

 

Autorizzando, per la prima volta, le benedizioni impartite a coppie che convivono pubblicamente in una situazione oggettivamente contraria alla legge di Dio, la Dichiarazione ha introdotto un’ambiguità che non poteva che favorire interpretazioni sempre più ampie. Quando diventa possibile benedire una coppia, pur dichiarando di non benedire la loro unione, il confine tra l’individuo e la relazione oggettivamente disordinata finisce inevitabilmente per sfumare nella pratica.

 

La celebrazione a Londra è solo uno degli sviluppi logici della Fiducia supplicans : questo documento ha creato il quadro pastorale in cui tale approvazione ha potuto gradualmente affermarsi.

 

Altre trasgressioni

La celebrazione è stata inoltre caratterizzata da diverse altre trasgressioni; il Vangelo è stato presentato sotto forma di «proclamazione dialogata» da suor Jeannine Gramick, cofondatrice di New Ways Ministry, l’organizzazione che si batte per l’approvazione dell’omosessualità da parte della Chiesa, e dal teologo James Alison.

 

Il video integrale della celebrazione mostra anche uno dei due coniugi omosessuali, oggetto di uno scandalo, mentre distribuisce il Preziosissimo Sangue ai fedeli durante la comunione.

 

Quando una messa simile fu celebrata per il venticinquesimo anniversario di matrimonio della stessa coppia, il cardinale Joseph Ratzinger chiese provvedimenti disciplinari ed espresse la sua insoddisfazione per la reazione, che considerava troppo timida, dell’episcopato inglese.

 

Venticinque anni dopo, una celebrazione simile, concelebrata da un cardinale e due vescovi, si è conclusa con una benedizione pubblica della coppia e, ad oggi, non ha suscitato alcuna reazione da parte di Roma. La rivoluzione dell'”uomo che si fa Dio” è progredita e si fa beffe di coloro che ne deplorano gli effetti, mentre ne esaltano le cause.

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La dottrina cattolica non cambia

Eppure, la dottrina della Chiesa non può cambiare, perché Dio non cambia. Il catechismo tradizionale insegna che gli atti omosessuali sono peccati impuri contro l’ordine naturale che “gridano vendetta davanti a Dio”. Specifica inoltre che “i peccati che gridano vendetta davanti a Dio sono tra i più gravi e i più disastrosi, perché sono direttamente contrari al bene dell’umanità e così odiosi da provocare la punizione di Dio più di ogni altro». (1)

 

Gli eventi di Londra dimostrano fino a che punto può spingersi l’attuale crisi nella Chiesa, quando le massime autorità sembrano più preoccupate di assecondare, dialogare e incoraggiare gli errori del mondo che di richiamare la legge di Dio.

 

Il rimedio, tuttavia, resta quello insegnato dal catechismo di tutti i tempi: «Ciò che ci preserva dal peccato è in particolare la consapevolezza che Dio è ovunque e che scrutina i segreti dei cuori, e la considerazione delle cose ultime, cioè di tutto ciò che ci attende alla fine di questa vita e alla fine del mondo». (2)

 

NOTE

1) Catechismo di San Pio X, questione 154.

2) Catechismo di San Pio X, questione 155.

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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

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«Habetis mandatum apostolicum?» Dichiarazione letta prima delle consacrazioni episcopali

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Nel rito della consacrazione episcopale, il notaio del vescovo consacrante legge abitualmente il Mandato Apostolico. Durante le consacrazioni episcopali celebrate a Écône il 1º luglio 2026, don Foucauld Le Roux, Segretario Generale, ha dato lettura della dichiarazione con la quale la Fraternità Sacerdotale San Pio X espone le ragioni che giustificano tali consacrazioni nelle attuali circostanze della Chiesa.   La Chiesa cattolica romana, sempre fedele alla sacra Tradizione ricevuta dagli Apostoli, esige che, in circostanze del tutto eccezionali, provvediamo alla conservazione di questa stessa Tradizione – cioè del deposito della fede – e che impieghiamo tutti i mezzi necessari per trasmetterla fedelmente ad ogni uomo, per la salvezza delle anime.   Poiché, dal Concilio Vaticano II fino ad oggi, le autorità della Chiesa manifestano un atteggiamento contrario alla Fede e agiscono contro la sacra Tradizione – «non sopportano più la sana dottrina, ma, distogliendo l’udito dalla verità, si rivolgono alle favole», come dice san Paolo nella seconda epistola a Timoteo (4, 3-5) –, riteniamo sia nostro dovere, davanti alla Chiesa e alle anime, procedere alla consacrazione di vescovi pienamente fedeli alla sacra Tradizione e al Magistero costante della Chiesa.   Dappertutto nel mondo ci sono anime che reclamano da noi la predicazione della Verità, l’amministrazione dei sacramenti e il Pane della Vita, che è Cristo. Per queste ragioni, sentendo pietà della moltitudine (cfr. Mc. 8, 2), abbiamo il gravissimo dovere di trasmettere la grazia dell’episcopato a questi sacerdoti, affinché essi possano, a loro volta, conferire la grazia del sacerdozio a molti chierici formati secondo la sacra Tradizione della Chiesa cattolica. Riteniamo, inoltre, che le eventuali pene o censure comminate contro questo atto non abbiano nessun valore.   In conformità a tale esigenza della Chiesa cattolica romana, sempre fedele, scegliamo come vescovi ausiliari della Fraternità Sacerdotale San Pio X, al solo e unico scopo di servire la santa Chiesa Romana, i seguenti sacerdoti:   · M. Rev. Don Pascal Schreiber, Rettore del Seminario del Sacro Cuore, a Zaitzkofen, in Germania; · M. Rev. Don Michael Goldade, Rettore del Seminario San Tommaso d’Aquino, a Dillwyn, negli Stati Uniti; · M. Rev. Don Michel Poinsinet de Sivry, Superiore del distretto del Benelux; · Rev. Don Marc Hanappier, professore al Seminario San Tommaso d’Aquino, a Dillwyn, negli Stati Uniti.     Articolo previamente apparso su FSSPX.News    

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