Geopolitica
Due morti in una sparatoria nel quartiere ebraico di Montreal
Lunedì, due persone sono rimaste uccise in una sparatoria avvenuta in un quartiere ebraico di Montreal, in Canada, secondo quanto riportato dalla polizia.
La polizia di Montreal ha comunicato che il sospetto è stato neutralizzato. Un agente di polizia e un civile hanno perso la vita nel quartiere di Côte-des-Neiges, mentre un altro agente e un secondo civile sono rimasti feriti.
Il Centro per gli affari israeliani ed ebraici (CIJA) ha identificato la vittima civile come Michael (Michel) Moshe Mizrahi, definendolo «un membro stimato della comunità ebraica di Montreal».
L’agente di polizia ucciso è stato identificato come l’agente Mohamed Lamine Benredouane, in servizio presso le forze dell’ordine dal 2021.
I video ripresi sul luogo mostrano la presenza delle forze di polizia nei pressi del centro commerciale Supermarche PA su Westbury Avenue. L’area circostante è stata transennata e ai residenti è stato consigliato di restare in casa ed evitare di affacciarsi alle finestre. I filmati sembrano mostrare agenti impegnati in uno scambio di colpi d’arma da fuoco a distanza ravvicinata con il presunto aggressore.
🇨🇦 More footage from the scene in Montreal shows police everywhere.
It’s a chaotic situation, and while it’s not confirmed, it looks like the shooter is still inside.
Writer: Daniyalhttps://t.co/CgrAxOISEt https://t.co/ufD6XHcCdc
— Mario Nawfal (@MarioNawfal) June 22, 2026
🚨 HORROR FOOTAGE: TERROR IN MONTREAL – ARMED SUSPECT IN CAMO CLOTHING OPENS FIRE ON POLICE pic.twitter.com/OJYWY50547
— Breaking911 (@Breaking911) June 22, 2026
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Secondo il Times of Israel, la sparatoria si è verificata in una zona ricca di ristoranti kosher, scuole ebraiche e centri comunitari.
Radio-Canada ha riferito che il sospettato aveva pubblicato un manifesto rivolto alle donne e che invocava una rivoluzione basata su idee «maschiliste». L’emittente ha collegato il documento alla sottocultura incel (celibi involontari).
Il primo ministro canadese Mark Carney si è detto «inorridito» nell’apprendere che un agente di polizia e un civile erano stati uccisi.
«Il mio pensiero va alle vittime, ai loro cari, ai soccorritori e all’intera comunità di Côte-des-Neiges. La mia gratitudine va ai nostri coraggiosi agenti di polizia, la cui eroica dedizione protegge le nostre comunità», ha scritto su X.
Situato vicino al centro città, il quartiere di Côte-des-Neiges ospita diverse scuole e istituti superiori pubblici, tra cui il campus principale dell’Università di Montréal, nonché alcuni ospedali e importanti edifici religiosi, come l’Oratorio di San Giuseppe del Mont Royal, una grande basilica con cupola, ampiamente considerata l’attrazione turistica più popolare della zona.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Geopolitica
AfD chiede che l’Ucraina paghi riparazioni di guerra
Gli europei, e in particolare i tedeschi, hanno sostenuto costi enormi per sostenere lo sforzo bellico ucraino senza ottenere, fino a oggi, benefici tangibili in cambio. Lo sostie Alice Weidel, leader di Alternativa per la Germania (AfD).
La co-leader dell’AfD Alice Weidel ha risposto con durezza alla proposta del cancelliere Friedrich Merz di concedere all’Ucraina lo status di membro associato dell’Ue. «Dobbiamo sapere come si è arrivati a questo atto di terrorismo di Stato contro la nostra infrastruttura più importante, i gasdotti Nord Stream, e quale ruolo abbia avuto l’Ucraina», ha dichiarato la Weidel. «Il flusso dei pagamenti dovrebbe in realtà muoversi nella direzione opposta».
La leader AfD ha quindi chiesto che Kiev paghi un risarcimento alla Germania per i danni subiti dalla perdita dei combustibili fossili russi a basso costo, che ha colpito non solo Berlino ma l’intera economia europea. «L’Ucraina deve risarcire la Repubblica Federale», ha affermato, «perché abbiamo subito danni enormi – e così anche l’Europa nel suo complesso».
La Weidel ha sollevato una questione che trova eco in ampi settori dell’opinione pubblica tedesca: il bilancio economico del conflitto per il Vecchio Continente. Secondo stime accreditate, l’Ue ha stanziato centinaia di miliardi di euro in aiuti militari, finanziari e umanitari a Kiev e per l’accoglienza dei rifugiati. Se si aggiungono i maggiori costi energetici – inclusi quelli per il gas russo ancora acquistato tramite rotte alternative – il totale si avvicina o supera, secondo alcune analisi, i mille miliardi di dollari.
In cambio, l’Europa ha ottenuto finora limitati contratti di ricostruzione e forniture di armamenti, mentre i benefici strategici o economici restano per ora incerti.
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La richiesta di riparazioni avanzata dalla Weidel ha anche un risvolto politico. Berlino aveva chiesto l’anno scorso l’estradizione dalla Polonia di un sospettato ucraino per il sabotaggio del Nord Stream, richiesta respinta dal giudice. L’episodio ha alimentato sospetti sulla possibile responsabilità di Kiev, anche se diverse inchieste giornalistiche e ricostruzioni indipendenti hanno in seguito ridimensionato o smentito tale ipotesi. Il noto giornalista investigativo premio Pulitzer Seymour Hersh, citando fonti anonime, aveva invece attribuito l’operazione agli Stati Uniti.
La Weidel ha usato la vicenda per mettere sotto accusa l’intera linea europea di sostegno all’Ucraina. Una politica che, secondo la co-leader dell’AfD, è guidata da motivazioni ideologiche più che da un calcolo razionale di costi-benefici, con i cittadini europei chiamati a pagare il conto.
In Germania questa narrazione sta trovando terreno fertile. L’AfD è oggi il partito più popolare del Paese e continua a guadagnare consensi, presentandosi come una delle poche forze politiche – insieme all’Alleanza Sahra Wagenknecht – che denuncia apertamente i costi del conflitto ancora in corso. L’economia tedesca ha visto azzerarsi la crescita e molti analisti parlano di recessione tecnica già in atto o imminente, con possibili ripercussioni sull’intera Ue.
La Weidella sa bene che un risarcimento da parte di Kiev è altamente improbabile. La sua retorica mira però a un obiettivo più ampio: far emergere tra i tedeschi la percezione che il loro Paese abbia sostenuto sacrifici sproporzionati senza ottenere vantaggi concreti. Quanto più questa consapevolezza si diffonderà, tanto più crescerà il sostegno a chi promette un cambio radicale di rotta sulla politica ucraina.
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Immagine di Olaf Kosinsky via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 3.0-de
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