Spazio
Musk progetta una città lunare «auto-crescente»
Il miliardario statunitense Elon Musk, fondatore di SpaceX, ha dichiarato di voler dare priorità alla costruzione di una «città autosufficiente» sulla Luna, ponendo temporaneamente in secondo piano il suo storico obiettivo di colonizzare Marte.
Negli ultimi anni, SpaceX ha concentrato i suoi sforzi sullo sviluppo di veicoli spaziali destinati al Pianeta Rosso; lo stesso Musk aveva in precedenza indicato che la prima missione senza equipaggio di Starship verso Marte potrebbe partire già entro la fine del 2026.
Tuttavia, in un post pubblicato domenica sulla sua piattaforma X, Musk ha rivelato che l’azienda ha «già spostato l’attenzione sulla costruzione di una città autosufficiente sulla Luna», affermando che tale progetto potrebbe essere realizzato in meno di dieci anni, a differenza di un insediamento su Marte che richiederebbe oltre due decenni.
periodic reminder that building factories and cities in space will be based as hell https://t.co/08JEw7lek8 pic.twitter.com/7lYY8niO15
— Aaron Slodov (@aphysicist) February 9, 2026
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«La missione di SpaceX resta invariata: estendere la coscienza e la vita come la conosciamo fino alle stelle», ha scritto l’imprenditore.
Secondo Musk, le missioni verso Marte sono limitate dalle finestre di lancio che si aprono solo ogni circa 26 mesi, con un viaggio della durata di sei mesi, mentre i lanci verso la Luna possono avvenire approssimativamente ogni dieci giorni, con un tragitto di soli due giorni. Questo, ha spiegato, permetterebbe un processo di sviluppo e iterazione molto più rapido per un avamposto lunare.
La scorsa settimana il Wall Street Journal, citando fonti informate, ha riportato che SpaceX sta dando priorità alle missioni lunari e punta a un atterraggio senza equipaggio di Starship intorno al 2027. La navicella è inoltre in fase di sviluppo per il programma Artemis della NASA, che mira a riportare astronauti sulla Luna entro la fine del decennio.
Musk ha precisato che l’azienda non ha abbandonato le sue ambizioni marziane e «si impegnerà anche a costruire una città su Marte, iniziando tra circa cinque o sette anni», presentando però la Luna come la via più veloce per «garantire il futuro della civiltà».
L’imprenditore ha spesso descritto la colonizzazione di Marte come una misura essenziale per preservare l’umanità in caso di catastrofe planetaria, arrivando in passato a suggerire che il pianeta potrebbe un giorno diventare «parte dell’America».
L’annuncio giunge in un momento in cui le principali potenze mondiali intensificano gli sforzi per stabilire una presenza permanente sulla Luna. Cina e Russia stanno collaborando allo sviluppo di una Stazione Internazionale di Ricerca Lunare (ILRS), mentre Mosca prevede di realizzare entro il 2036 un impianto a propulsione nucleare per sostenere la base. In reazione l’amministrazione Trump accelera la costruzione del reattore nucleare lunare.
Come riportato da Renovatio 21, scienziati cinesi lavorano su un sistema di lancio magnetico per trasportare materiali dalla Luna alla Terra.
Gli esseri umani non mettono piede sulla Luna dalla missione Apollo 17 della NASA nel 1972.
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Come riportato da Renovatio 21, uno studio condotto da un team italiano suggerisce che la possibile esistenza di una grande grotta sul fondo di un profondo cratere sulla Luna potrebbe proteggere gli esseri umani dai rischi ambientali durante le spedizioni più lunghe. Alcuni di questi dati suggeriscono che la fossa Mare Tranquillitatis («Mare della Tranquillità») potrebbe ospitare una potenziale base per future esplorazioni del satellite naturale della Terra.
La Luna è territorio di sperimentazioni avanzate e di conquista. Come riportato da Renovatio 21, alcuni ricercatori dell’Istituto di Ingegneria dei Materiali di Ningbo (NIMTE) dell’Accademia cinese delle scienze, insieme a collaboratori del Laboratorio Materiale del Lago Songshan, dell’Università di Nanchino e dell’Istituto di Tecnologia di Harbin, hanno condotto esperimenti sul suolo della Luna – la cosiddetta regolite – che dimostra che da esso è possibile estrarre l’acqua.
Due anni fa gli USA hanno iniziato a parlare di basi militari sulla Luna. La nuova frontiera della geopolitica, da alcuni detta «astropolitica», è alla porte, così come lo è lo spettro della guerra spaziale.
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Immagine da Twitter
Spazio
Starship, grande missile di Elon Musk, esplode dopo aver portato a termine la sua missione orbitale
Starship achieved orbit on its first attempt and successfully delivered Starlink V3 satellites to space for the first time → https://t.co/LwJ4g6dNZ3 pic.twitter.com/pnd3k8x6E0
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
Starship has begun deploying its payload of 26 @Starlink V3 satellites. This deployment sequence will take ~30 minutes pic.twitter.com/ycIdAx5Lbe
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
Starship is preparing for its deorbit burn pic.twitter.com/431iz2S60G
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
Splashdown confirmed. Congratulations to the entire SpaceX team on the first orbital flight of Starship! pic.twitter.com/urjmiwnvNl
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
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Spazio
La Russia lancia in orbita un nuovo mezzo militare
La Russia ha messo in orbita un carico utile militare riservato, completando così la seconda missione spaziale della settimana.
Il decollo è avvenuto tre giorni fa di notte dal cosmodromo di Plesetsk, nella regione di Arkhangelsk, a opera delle Forze aerospaziali russe.
Non è stata resa nota la natura precisa del carico, anche se apparentemente si tratta di un satellite. Le autorità hanno dichiarato che, una volta in orbita, il veicolo spaziale ha stabilito con successo il contatto con il centro di controllo a terra.
Secondo il Ministero della Difesa e l’agenzia spaziale russa Roscosmos, per questa missione è stato impiegato un lanciatore medio Soyuz-2.1b.
Russian Soyuz-2.1b rocket blasts off from Plesetsk Cosmodrome with Defense Ministry payload pic.twitter.com/0ujZfDQ0ie
— RTRussia (@RT_Russia_) September 18, 2026
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Il lancio si inserisce nel contesto dell’espansione delle capacità satellitari russe, tra cui la costellazione a banda larga in orbita bassa Rassvet («Alba») sviluppata dalla società aerospaziale privata Bureau 1440. Mosca punta a collocare in orbita 156 satelliti Rassvet entro la fine del 2026 e circa 900 entro il 2035.
Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato che la rete «non è da meno» rispetto a Starlink di Elon Musk e «potrebbe persino superarla per certi aspetti». La Russia sta inoltre sviluppando droni d’attacco pesanti guidati via satellite, che potrebbero risultare più resistenti alla guerra elettronica e alle interferenze.
Mercoledì Roscosmos ha effettuato un altro lancio con un razzo Soyuz-2.1b dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, mettendo in orbita la navicella cargo Progress MS-35 con 2,4 tonnellate di rifornimenti destinati alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il lancio si inserisce nel contesto di queste ore di tensione per la dimensione dello spazio: all’annuncio del Pentagono secondo cui gli Stati Uniti hanno messo in orbita un sistema d’arma il Cremlino ha risposto accusando la militarizzazione americana dello spazio esterno
Come riportato da Renovatio 21, ad inizio 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina, la NATO aveva pubblicato un documento ufficiale – NATO’s overarching Space Policy («Politica spaziale globale NATO») che introduce la dottrina spaziale del Patto Atlantico: le minacce spaziali devono essere incluse nell’articolo 5, la celeberrima clausola di mutua difesa della NATO che impegna a dare una risposta collettiva nel caso un singolo Paese venga attaccato. In precedenza, la NATO aveva già avviato un centro spaziale, parte del comando aereo di Ramstein, in Germania.
La Russia aveva risposto duramente definendo il documento «unilaterale ed incendiario». «Possiamo vedere dove si sta effettivamente dirigendo il mondo spaziale occidentale. Si sta dirigendo verso la guerra», aveva detto al canale televisivo Rossiya 24 in un’intervista l’allora direttore dell’agenzia russa spaziale Roskosmos Dmitrij Rogozin la scorsa estate.
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa le forze armate della Repubblica Popolare Cinese hanno dichiarato che il Pentagono rappresenta la più grande minaccia alla pace e alla sicurezza dello spazio.
Pare che gli eserciti delle superpotenze atomiche si stiano davvero preparando alla guerra orbitale.
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Immagine screenshot da Twitter
Spazio
Lo spazio come frontiera geopolitica. Intervista a Emilio Cozzi
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