Connettiti con Renovato 21

Pensiero

Le idee di Luc Montagnier vivranno per tutto il XXI secolo

Pubblicato

il

Luc Montagnier è morto, ma le sue idee vivranno per tutto il XXI secolo, e anche oltre.

 

C’è stata esitazione nell’avere conferma della morte. Alla fine la notizia l’ha data France Soir, il quotidiano che ospita spesso pensieri disallineati rispetto alla narrazione COVID, forse per questo degradato dal Corriere in questi giorni a semplice «sito», quando invece si tratta di un quotidiano di grande rilevanza nato nel 1944.

 

Quindi, non fidandosi di France Soir perché troppo di parte, i giornalisti del mondo intero hanno aspettato che la notizia la scavasse il giornale goscista Libération, che si è fatta dare dal comune di Neully notizie sul certificato di morte.

 

Il silenzio, che ha generato la ridda di notizie che si rincorrevano, è probabilmente dovuto al fatto che Montagnier e famigliari con i giornalisti non volevano avere più niente a che fare. Le diffamazioni, gli insulti, le calunnie di questi anni – a partire da decenni prima della pandemia – hanno lasciato il segno anche in una persona di calma olimpica come pareva essere il Nobel francese.

Da un lato abbiamo avuto Montagnier che per due anni ha frantumato la narrazione mainstream (dicendo che il virus era artificiale, parlando di effetti avversi dei vaccini, etc.). dall’altro lato, a tessere le fila di tutta l’architettura pandemica c’è una sua vecchia conoscenza, con il cui socio aveva duellato per anni: Anthony Fauci

 

Perché non dimentichiamo che, se da un lato abbiamo avuto Montagnier che per due anni ha frantumato la narrazione mainstream (dicendo che il virus era artificiale, parlando di effetti avversi dei vaccini, etc.) dobbiamo ricordare che dall’altro lato dello scacchiere, a tessere le fila di tutta l’architettura pandemica c’è una sua vecchia conoscenza, con il cui socio aveva duellato per anni: Anthony Fauci.

 

Fauci, che è come lo definisce Robert Kennedy jr. il tessitore della narrazione pandemica era anche il socio di Robert Gallo, l’altro virologo connesso alla scoperta dell’AIDS. Montagnier e Gallo si disputarono la scoperta e la scienza dell’AIDS per anni. Anche in un ambiente non prono alle scenate, come quello dell’alta medicina, fu uno spettacolo poco edificante, tenuto in piedi anche da Fauci, che secondo alcuni ha favorito come ha potuto – con il potere sanitario che già accumulava – il socio Gallo. Alla fine, a risolvere furono, addirittura, i presidenti di USA e Francia, che siglarono una pace per le pretese scientifiche e soprattutto le questioni di brevetti e proprietà intellettuale.

 

Su Fauci, e il suo ruolo nefasto riguardo l’AIDS (che fino al COVID era il suo lavoro principale, la grande vacca cui mungere miliardi del contribuente USA) Renovatio 21 ha pubblicato vari articoli, ricordando le fake news che diffondeva come il disprezzo che di lui aveva parte della comunità gay colpita dall’HIV, così come gli esperimenti mortali condotti su orfani ridotti a cavie.

 

Il destino ha voluto che, ancora una volta, abbiamo avuto ai due estremi del discorso, Montagnier e Fauci. La ricerca scientifica contro l’opportunismo politico. Lo scienziato contro il trafficone. Il coraggio contro la menzogna.

 

Non è quindi un enigma il modo in cui è stato trattato Montagnier nel biennio pandemico. A prepararne la maledizione sono stati anni e anni di battaglie.

Montagnier lo avevamo incontrato ben prima del COVID. Se ad un certo punto ti veniva un dubbio sull’efficacia dei vaccini, e sulla natura della loro politica sanitaria, in qualche modo finivi dalle parti di Montagnier. Imparavi a conoscerne l’espressione buona, il tono sensato, la capacità di spiazzare, di comunicare quello che si pensa in linea retta

 

Noi lo avevamo già visto. Perché Montagnier lo avevamo incontrato ben prima del COVID. Se ad un certo punto ti veniva un dubbio sull’efficacia dei vaccini, e sulla natura della loro politica sanitaria, in qualche modo finivi dalle parti di Montagnier. Imparavi a conoscerne l’espressione buona, il tono sensato, la capacità di spiazzare, di comunicare quello che si pensa in linea retta. Qualcosa di impossibile nel mondo della medicina, dove interessi plurimiliardari e consorterie di ogni tipo tengono in piedi farse infinite.

 

Per questo, era divenuto un obbiettivo dell’establishment del sistema medico, e dei tanti suoi volonterosi carnefici. Perché ad attaccarlo non erano solo colleghi con grandi curriculum, che tuttavia il Nobel non lo avevano.

 

Lo avevamo visto quando ancora esisteva la pagina Facebook di Renovatio 21: a tentare di buttare fango su Montagnier erano dottorini della mutua, con i soliti due o tre argomenti ebetissimi (forse c’era un bigliettino che facevano passare gli informatori farmaceutici), e con un livore senza fine. I peggiori, come sempre, erano gli studentelli di medicina: non ricordiamo più quanti risolini, quanti sfottò da parte degli sbarbati in attesa di divenire burocrati sanitari dello Stato, pronti ad incassare per sempre un lauto stipendio (che gli passiamo noi) e l’automatico rispetto che si deve al camice.  Forse per questo, l’idea di un ricercatore medico che pensa da solo, per i feti medici universitari è intollerabile.

 

Ricordiamo volentieri anche un altro episodio, e cioè quando un  virologo TV (ma le ossa se le era fatte sui social, insultando chi non voleva vaccinare la prole come da legge Lorenzin) ci commentò in pagina, dimostrando così di essere lettore di Renovatio 21. Gli chiedemmo allora se avrebbe accettato un incontro organizzato da noi in cui lo avremmo posto a confronto con un medico o un ricercatore di tesi opposta riguardo i vaccini. Renovatio 21 ne ha organizzati diversi, tutti svoltisi con estrema cortesia e civiltà verso tutte le parti (vabbè, era prima del green pass, dell’apartheid biotica, del mondo incattivito all’inverosimile…).

 

Il famoso virologo web-catodico ci pensò, poi diede delle condizioni: lo avrebbe fatto solo se 1) il suo contendente, disse, doveva essere del suo «livello» (usò, ci pare di ricordare, proprio un’espressione del genere) e 2) avrebbe dovuto essere… italiano.

 

Ci facemmo una risata: quest’ultima, inaspettata richiesta non poteva che tradire la paura che forse avremmo potuto fargli trovare davanti Montagnier, o almeno, questa è la nostra ipotesi per l’inspiegabile pretesa xenofoba. La cosa, fosse come da ipotesi, ci fornirebbe un pensiero non banale sui comportamenti di chi detiene la narrazione sanitaria. Invece che dire sai che bello se mi capitata di parlare sul palco con un Nobel? Solo io e lui? Comunque vada, sai che avventura? Che colpaccio per la mia reputazione? E che divertimento, poi! Magari poi si va a cena fuori insieme… E poi, cosa ho da temere, se credo in quello che dico? Ecco, probabilmente costoro non ragionano così. Così ragionate voi. Non loro.

 

Poi è venuta l’era del fact checking. E fu bellissimo vedere che non si capisce bene così – ragazzini in una cameretta, pagati da Facebook – davano del falso ad un premio Nobel.  Tra i primi contenuti che cominciarono a censurarci furono le interviste di Montagnier in cui parlava dell’origina laboratoriale del COVID – l’idea che, abbiamo appreso, Fauci ha complottato (sì, complottato) per sabotare da subito, anche perché danaro del contribuente americano, che passava dal suo impero di sanità pubblica, aveva finanziato quegli esperimenti di bioingegneria sui virus dei chirotteri che hanno sconvolto il mondo.

 

Montagnier rivelò qualcosa di ancora più indicibile: disse che alla base del coronavirus poteva esserci la bioingegneria di un vaccino anti-AIDS.

 

I fact checker si scatenarono. A quel tempo, i social non buttavano fuori la gente, non ancora, ma praticavano censure visive sui contenuti postati giudicati inaffidabili – anche quando a parlare era un premio Nobel.

 

Di queste prime censure abbiamo conservato qualche screenshot. Guardate che bella, la scritta «Informazioni parzialmente false» piazzata sulla bocca di Montagnier. Dovete ammetterlo. Sono semplicemente eccezionali, sono opere d’arte, dovremmo venderle all’asta come NFT.

 

 

Ma torniamo a prima della pandemia. A quando Montagnier scandalizzava semplicemente per ciò che diceva sui vaccini comuni, soprattutto i vaccini pediatrici.

Montagnier aveva osato l’inosabile. Era perfino apparso nel film scandalo del decennio, Vaxxed

 

Montagnier aveva osato l’inosabile. Era perfino apparso nel film scandalo del decennio, quello che neppure Robert De Niro, padrone del Festival di Tribeca, riuscì a far proiettare in casa sua: Vaxxed, il documentario del 2016 del dottor Andrew Wakefield, il gastroenterologo divenuto vittima sacrificale del vaccinismo perché ebbe il coraggio di scrivere, nel lontano 1998, dire che la correlazione tra autismo e vaccino MPR forse meritava di essere indagata (tutto qua: il famoso studio ritirato diceva in pratica solo questo).

 

In Vaxxed Montagnier parla per qualche minuto appena, ma già la sua presenza, e la messa in dubbio dei programmi di vaccinazione mondiali, bastava a rendere il film ancora più pericoloso.

 

Il defunto senatore Bartolomeo Pepe organizzò una proiezione in Senato, ma venne annullata, tra le proteste di ministri e di associazioni mediche. Ci fu quindi la gara a noleggiare le sale in tutta Italia per proiettarlo, pagando direttamente il gestore del cinema. In molti rifiutarono. Alcuni accettarono. Alcuni rifiutarono dopo aver accettato. La pressione attorno a questo film, che aveva Montagnier dentro, era pazzesca.

 

Visto che ci siamo, tanto per capire che la storia antivaccinismo lo abbiamo vissuta nel decennio precedente ai lockdown,  e tanto per restare nella scia dello spirito di elezione presidenziale appena passata, ricorderemo anche che negli stessi giorni dell’autunno 2016 in cui la faccenda delle proiezioni italiani di Vaxxed tenevano banco, il presidente Mattarella, pur senza fare nomi, tuonò che «occorre contrastare con decisione gravi involuzioni, come accade, ad esempio, quando vengono messe in discussione, sulla base di sconsiderate affermazioni, prive di fondamento, vaccinazioni essenziali per estirpare malattie pericolose e per evitare il ritorno di altre, debellate negli anni passati». Insomma avete capito.

 

Montagnier nel 2012 aprì il convegno di AutismOne, un gruppo antivaccinista. Nel necrologio del Washington Post, che è anche più tenero del previsto, è segnalato come il Nobel fosse finito fotografato in cattedra di conferenze con Jenny McCarthy, un’ex modella di Playboy, attrice e presentatrice di discreto successo, divenuta attivista antivaccinista dopo aver visto gli effetti dei sieri su suo figlio. Nel nuovo mondo del puritanesimo vaccinale, essere fotografati con l’indomita bionda curvacea McCarthy, insomma, è un marchio di infamia, dal quale i Nobel dovrebbero guardarsi.

Lo vogliamo ricordare per tutte quelle ricerche per cui lo hanno deriso e ostacolato. Quelle ricerche al limite dell’incredibile, ma che erano basate sulla scienza, e avevano come fine sempre il benessere umano

 

Il risultato degli sforzi di Montagnier fu che 106 accademici scrissero una lettera aperta per castigarlo, magari suggerendo in maniera sottile di togliergli il Nobel: «Noi, accademici di medicina, non possiamo accettare che uno dei nostri colleghi stia usando il suo premio Nobel per diffondere messaggi pericolosi sulla salute al di fuori del suo campo di conoscenza». Se vi suona famigliare, è perché quello che stiamo vivendo ora è partito molto prima del pipistrello OGM di Wuhano.

 

Tuttavia, per quanto possa sembrarvi strano, non è per la storia dei vaccini che vogliamo ricordare Montagnier.

 

Lo vogliamo ricordare per tutte quelle ricerche per cui lo hanno deriso e ostacolato. Quelle ricerche al limite dell’incredibile, ma che erano basate sulla scienza, e avevano come fine sempre il benessere umano.

 

Per esempio, l’idea che il DNA abbia caratteristiche elettromagnetiche. Secondo il paper pubblicato da Montagnier in maniera indipendente,  il DNA diluito da specie batteriche e virali patogene è in grado di emettere onde radio specifiche che sarebbero «associate a “nanostrutture” nella soluzione acquosa che potrebbero essere in grado di ricreare il patogeno».  Jeff Reimers dell’Università di Sydney ha affermato che, se le sue conclusioni sono vere, «questi sarebbero gli esperimenti più significativi eseguiti negli ultimi 90 anni, che richiedono una rivalutazione dell’intero quadro concettuale della chimica moderna».

Si tratta del famoso studio sulla «memoria dell’acqua» che è usato da chi voleva zittirlo o prenderlo in giro. Per studiare questo tema, arrivò a lavorare con l’università di Shanghai Jiao Tong, che considerava più «aperta di mente».

In pratica, Montagnier stava cercando di rivoluzionare la virologia, la microbiologia, la medicina tutta: non più agendo a livello biochimico o biomolecolare, ma biofisico.  Un cambio di paradigma. La mutazione futura di tutte le cure della materia vivente.

 

Lo vogliamo ricordare quando, ad un incontro del 2010 in Germania con 60 premi Nobel e 700 scienziati per discutere le innovazioni in medicina, chimica e fisica, sconvolse tutti presentando metodi di rilevamento di infezioni virali che sembravano essere paralleli a quelli dell’omeopatia. Molti dei colleghi Nobel lasciarono la sala scuotendo la testa, ma lui andò avanti, con un coraggio che pochi hanno: quello di andare contro la massa e le sue opinioni precostituite.

 

Era difficile per il mondo capire dove stava andando a parare avvicinando il suo pensiero all’omeopatia. «Non posso dire che l’omeopatia sia giusta in tutto» aveva dichiarato in u n’intervista. «Quello che posso dire ora è che le diluizioni elevate sono giuste. Le diluizioni elevate di qualcosa non sono niente. Loro sono strutture dell’acqua che imitano le molecole originali. Scopriamo che con il DNA non possiamo lavorare alle diluizioni estremamente elevate utilizzate in omeopatia; non possiamo andare oltre una diluizione 10-18, o perdiamo il segnale. Ma anche a 10-18 , puoi calcolare che non è rimasta una sola molecola di DNA, eppure rileviamo un segno».

 

In pratica, Montagnier stava cercando di rivoluzionare la virologia, la microbiologia, la medicina tutta: non più agendo a livello biochimico o biomolecolare, ma biofisico.  Un cambio di paradigma. La mutazione futura di tutte le cure della materia vivente.

 

Nel suo studio contestato, Montagnier aveva dimostrato come la radiazione elettromagnetica a bassa frequenza all’interno della parte di onde radio dello spettro fosse emessa dal DNA batterico e virale e come tale luce fosse in grado sia di modificare la forma dell’acqua sia di trasmettere informazioni.

 

Montagnier aveva quindi ipotizzato che l’impronta del DNA fosse in qualche modo impressa nella struttura stessa dell’acqua stessa, risultando in una forma di «memoria dell’acqua».

 

Vi sarebbe quindi, attorno alla materia vivente, come un campo biofisico intelligente.

«Il giorno in cui ammetteremo che i segnali possono avere effetti tangibili, li useremo. Da quel momento in poi saremo in grado di curare i pazienti con le onde. Si tratta di un nuovo campo della medicina che le persone temono, ovviamente. Soprattutto l’industria farmaceutica… un giorno saremo in grado di curare i tumori utilizzando le onde di frequenza»

 

«L’esistenza di un segnale armonico proveniente dal DNA può aiutare a risolvere interrogativi di vecchia data sullo sviluppo cellulare, ad esempio come l’embrione è in grado di compiere le sue molteplici trasformazioni, come se fosse guidato da un campo esterno. Se il DNA può comunicare le sue informazioni essenziali all’acqua tramite radiofrequenza, allora le strutture non materiali esisteranno nell’ambiente acquoso dell’organismo vivente, alcune delle quali nascondono i segnali della malattia e altre coinvolte nel sano sviluppo dell’organismo».

 

Montagnier aveva scoperto che molte delle frequenze delle emissioni elettromagnetiche da un’ampia varietà di DNA microbico si trovano anche nel plasma sanguigni di pazienti affetti da influenza A, epatite C e anche molte malattie neurologiche non comunemente considerate come influenzate da batteri come Parkinson, sclerosi multipla, artrite reumatoide e Alzheimer.

 

Quindi, se il problema erano le onde magnetiche generate dal DNA di germi, e rimaste nel corpo anche dopo la loro sparizione, quale cura sarebbe possibile?

 

«Il giorno in cui ammetteremo che i segnali possono avere effetti tangibili, li useremo. Da quel momento in poi saremo in grado di curare i pazienti con le onde. Si tratta di un nuovo campo della medicina che le persone temono, ovviamente. Soprattutto l’industria farmaceutica… un giorno saremo in grado di curare i tumori utilizzando le onde di frequenza».

 

Qui i lettore capisce perché tanto odio contro Luc. Perché stava andando verso una medicina senza farmaci, quindi senza Big Pharma. Una medicina che cura davvero. Un’intera industria miliardaria completamente resa obsoleta, disrupted.

«Se curiamo con frequenze e non con farmaci diventa estremamente conveniente per quanto riguarda la quantità di denaro speso. Spendiamo un sacco di soldi per trovare le frequenze ma, una volta trovate, trattarle non costa nulla»

 

Un mutamento che ha implicazioni immani, anche per gli Stati stessi, per i cittadini e le loro tasse.

 

«Se curiamo con frequenze e non con farmaci diventa estremamente conveniente per quanto riguarda la quantità di denaro speso. Spendiamo un sacco di soldi per trovare le frequenze ma, una volta trovate, trattarle non costa nulla».

 

Ora capite meglio anche il perché dell’opposizione frontale di Montagnier alla vaccinazione mRNA.

 

Per il COVID, di fatto, Montagnier aveva un’altra idea.

 

«Penso che possiamo creare onde di interferenza che sono dietro le sequenze di RNA in grado di eliminare quelle sequenze con le onde e, di conseguenza, fermare la pandemia».

Curare il mondo, senza più farmaci, senza più chimica. Curare il mondo con le onde magnetiche, che sono il linguaggio, per noi ancora segreto, della materia vivente

 

Curare il mondo, senza più farmaci, senza più chimica. Curare il mondo con le onde magnetiche, che sono il linguaggio, per noi ancora segreto, della materia vivente.

 

La ricerca non può che andare in questa direzione, tuttavia sappiamo che faranno qualsiasi cosa per impedirlo.

 

Pazienza, se si desidera il Bene dell’uomo, alla lotta bisogna abituarsi. Andare avanti a testa bassa e lavorare, sapendo che la verità e la vita sono dalla tua parte. L’esistenza terrena di Luc Montagnier ci ha parlato proprio di questo.

 

Luc Montagnier è morto, ma le sue idee vivranno per tutto il XXI secolo, e oltre. I loro frutti guariranno l’umanità, l’aiuteranno a sopravvivere a quelle forze che ora la vogliono intossicare e distruggere.

 

Requiescat in Pace.

 

Professore, l’umanità ti è già tanto grata.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Immagine di Prolineserver via Wikimedia pubblicata su licenza e GNU Free Documentation License, Version 1.2; immagine tagliata

 

 

 

Pensiero

L’antico incidente dietro la Tesla volante

Pubblicato

il

Da

Lo spettacolo è, come spesso accade, vedere le reazioni della gente. Solo che stavolta la cosa è talmente incredibile, talmente storica che è chiaro che non si trovano le parole per definire quello che è accaduto. Elon Musk ha presentato una macchina volante – tutto qui. Anzi no: la macchina si arrampica pure sui muri. E viaggia da uno a cento chilometri all’ora in meno di un secondo.

 

È pazzesco, mai visto. È grottesco sentire i commentatori cercare di razionalizzare la demo della nuova Tesla Roadster dell’altro giorno. Minimizzare è impossibile, ma qualcuno ci prova: la tecnologia, borbottano, non sarà mai sulle auto in produzione. Con evidenza, nessuno è pronto per un salto del genere – perché è un vero salto di paradigma. È nel giusto chi pensa che non si tratti più di un’automobile, ma dell’antenato di una nuova specie.

 

 

Sostieni Renovatio 21

È ancora più triste guardare la concorrenza. Tipo, la Porsche: nello stesso giorno, ha presentato una sua nuova auto, in teoria bella pure, lo stesso giorno – notizia sparita nel giro di due ore, nonostante i tedeschi si fossero fatti un leak da soli, facendo fuggire in rete le immagini in anteprima.

 

E chissenefrega di Porsche, e Ferrari, e chiunque altro, dinanzi ad una macchina volante? È, di fatto, una magia. Nel senso in cui lo scrittore Arthur C. Clarke (quello di 2001 Odissea nello spazio, figuro non esattamente raccomandabile) la definiva come indistinguibile dalla tecnologia arrivata ad un certo livello. Musk ha pure raccontato di come, negli anni in cui viveva a Los Angeles tra divi del cinema e personaggi vari, sentisse spesso parlare di magia, di potere di «manifestare» la realtà secondo la volontà – come da pensiero di Aleister Crowley –, ma di non aver mai trovato nessuno che gli rispondesse quando chiedeva come la magia potesse portare le persone su Marte. (Va ricordato, brevemente, che Los Angeles è la città del satanista crowleyano e padre della missilistica NASA Jack Parsons, ma questa è un’altra storia)

 

Il segmento di mercato dovrebbe essere quello, le auto sportive. La forma della Tesla Roadster sembra attinta dal design che Marcello Gandini esprimeva nelle Lamborghini degli anni Settanta e Ottanta. Ma è davvero importante? No, la cosa che conta è che quello che si è visto è qualcosa che neanche nei film di Hollywood – pre e post effetti speciali digitali – si era mai realizzato.

 

La macchina si attacca ai muri perché ha un sistema di ventole che schiaccia verso la superficie – come accade per certe auto giocattolo recenti, anche economiche, che compri dai cinesi. Era saltato fuori pochi giorni fa che Tesla aveva depositato il brevetto, cosa rara perché Musk ha sempre dichiarato la sua avversione per i patent, dicendo che un brevetto è un biglietto della lotteria per il tribunale. Tutti avevano immaginato che la suzione dell’aria servisse per rendere più aderente il veicolo in velocità, magari in curva: invece eccoti che la macchina si attacca al muro, sale su una grande pista a C, sfida apertamente la gravità. Inverosimile.

 

La mossa tuttavia non è la più memorabile della serata: è quando questa atterra da grandi altezze usando dei razzi stabilizzanti, che eiettano  il contenuto di due cisterne da 600 litri di aria compressa (nessuna sostanza speciale: anche qui si fa tutto l’energia elettrica, cioè il sole, e l’aria) e permettono all’auto di arrivare al suolo perfetta dopo salti spaventosi. Chi si chiede quando mai possa servire, può pensare al Ponte Morandi. O a qualsiasi situazione in cui si viene buttati fuori da una strada di montagna, un viadotto, un’altezza percorsa in auto, e ce ne sono. Esageriamo a pensare a quante vite può salvare un sistema di sicurezza del genere?

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

La tecnologia viene da SpaceX, l’azienda spaziale di Musk, creata quasi due decadi fa attorno alla grande, ostinata trovata –  allora ritenuta idiota da tutti i soloni dell’aerospazio, tra cui alcuni che conosciamo personalmente – di rendere riusabili i razzi spaziali. Il rientro atmosferico, e atterraggio (o ammaraggio), di veicoli alti 124 metri, cioè di palazzi da 40 piani, ha creato, credo anche con una proporzionale facilità, la conoscenza tecnica necessaria per far saltare ed atterrare un’auto sportiva. Tale fenomeno, sconosciuto ai più ma fondamentale per lo sviluppo di un’azienda, di un Paese, di una Civiltà, si chiama trasferimento tecnologico.

 

Ciò agisce, da un punto di vista finanziario, come una grande leva visiva per il merge tra le aziende Tesla e SpaceX, di cui si è vociferato – e non è la prima fusione di Musk, che aveva già unito con Tesla nel 2016 la sua ulteriore azienda fotovoltaica SolarCity e, più di recente, l’azienda di Intelligenza Artificiale xAI con X (il vecchio Twitter).

 

Elon, con il suo tono vagamente Asperger, dal palco ha ricordato che dietro all’auto volante vi è una profezia fallita, quella del suo «amico» Peter Thiel. «Volevamo le auto volanti, e invece abbiamo avuto i 140 caratteri» («We wanted flying cars, instead we got 140 characters») è la celebre massima di Thiel, miliardario e investitore della Silicon Valley ora ritenuto come una sorta di eminenza grigia, o nera, dietro l’amministrazione Trump con la sua società di data intelligence Palantir.

 

La frase, nata nel 2011 come sottotitolo del manifesto «What Happened to the Future?» del suo fondo d’investimento Founders Fund, è diventata l’emblema della sua critica alla stagnazione tecnologica, concetto che il Thiel ha ripetuto per anni dai primi Duemila, lamentando che l’estrema libertà del mondo dei bit – cioè dell’innovazione digitale – non è parallela a quella del mondo degli atomi, cioè della tecnologica fisica.

 

Al posto di grandi progetti («le auto volanti»), le menti e i capitali della Silicon Valley si sono concentrati su tecnologie di comunicazione incrementali e social media, simboleggiati dal vecchio limite dei «140 caratteri» di Twitter.

 

Elon ha lavorato con Thiel in PayPal, che costituiva la fusione della società di Thiel Confinity con X di Musk, due società di danaro virtuale di fine anni Novanta che stavano a Palo Alto a poca distanza l’una dall’altra, e  che se si vedevano a pausa pranzo nello stesso ristorante della zona si guardavano in cagnesco. Thiel, tedesco nato in Germania con studi prima legali e poi filosofici come allievo diretto del pensatore del sacrificio René Girard,  è ritenuto l’unico uomo che ha saputo tener testa a Musk in un’azienda: creato PayPal, organizzò un piccolo golpe interno per estrometterlo da CEO proprio mentre Elon era in viaggio di nozze.

 

È davvero ironico notare che ora Musk non solo ha comprato l’azienda dei 140 caratteri, cioè Twitter, ora X (che è il nome di suo figlio e appunto della prima azienda: il dominio x.com se lo è fatto dare da eBay che aveva comprato PayPal per una cifra simbolica), ma ha realizzato pure, nel totale rovesciamento della massima di Thiel, le auto volanti.

 

I due hanno un rapporto strano, dove tuttavia è visibile la continua grande stima reciproca. In particolare Thiel racconta che, divenuto investitore dopo aver venduto la sua quota di PayPal, aveva rifiutato di investire in Tesla giudicandola l’ennesima startup di questo tipo, per poi pentirsene, ma aveva poi finanziato SpaceX e le sue aspirazioni multiplanetarie. Dice che, assieme a David Sacks (un altro della cosiddetta PayPal Mafia, il gruppetto di mente dietro la nascita del sito di pagamento) David Sacks, ora cooptato alla Casa Bianca trumpiana come zar delle criptovalute, aveva compreso che Musk era un uomo che conosceva qualcosa rispetto al rischio che gli altri uomini ignoravano. «Sottovalutate Elon a vostro pericolo» aveva detto.

 

Ora, l’amciizia tra Musk e Thiel fa venire in mente che dietro la Tesla volante potrebbe esserci un fatto biografico, raccontato più volte da entrambi, in genere tra le risate del pubblico.

 

In pratica, con i soldoni arrivati per la vendita della società, Elon si era concesso l’auto più prestigiosa, e veloce (380 km/h), al mondo: aveva ordinato una McLaren F1 di colore argento, 627 cavalli e sedile di guida centrale, era all’epoca l’auto di serie più veloce del mondo (oltre 380 km/h). La consegna della vettura con la bisarca davanti a casa venne persino ripresa dalle telecamere della CNN in un filmato diventato poi storico.

 

Nel filmato si vede Elon allora giovane è già assai stempiato (le malelingue parlano di un trapianto riuscitissimo) e la prima moglie, la bellissima, dolcissima, Justine, madre del primogenito morto in culla e degli altri cinque avuti con la provetta. Il filmato traspira dell’affetto che la donna ha per il marito – pur accusandolo dinanzi alle telecamere di decadenza – e pare lampante come varie femmine successive del ragazzo (l’attrice Talulah Riley, la geniale cantante Grimes) siano in vario modo un calco della prima.

 

Iscriviti al canale Telegram

La storia di quest’auto è legata a un aneddoto incredibile che coinvolge proprio Thiel. Nel 2000, mentre si trovava in auto proprio con Peter Thiel per andare a un incontro di lavoro cruciale per la fusione che avrebbe dato vita a PayPal, Musk cercò di mostrare le capacità di accelerazione della vettura. Senza controllo di trazione, perse il controllo: l’auto decollò, si schiantò contro un terrapieno e andò totalmente distrutta.

 

Poco prima dell’impatto, Thiel aveva chiesto a Musk provocatoriamente cosa potesse fare quell’auto tanto costosa, e Musk rispose con quelle che definisce essere le più celebri ultime parole in tanti casi: «Watch this», «Guarda questo». Thiel racconta che davanti a loro viaggiava l’auto di una signora, che dallo specchietto retrovisore dice di aver visto una specie di UFO volare in aria.

 

Nonostante il disastro, nessuno si fece male. Tra le lamiere, Musk disse a Thiel, con un umorismo inspiegabile: «non sai qual è la parte migliore: la macchina non è assicurata!» Thiel non rinunziò all’appuntamento di lavoro, e fece l’autostop fino all’ufficio del Venture Capitalist che dovevano vedere. Musk arrivò dopo.

 

È arduo non pensare che quella macchina volante  sia bizzarramente una delle basi della macchina che si capovolge in aria e atterra perfettamente. Una risposta definitiva ad una domanda postagli dall’esistenza con un incidente bello consistente – per quanto innocuo e perfino divertente.

 

Scrivo di questa connessione per tentare di comprendere quanto sia profondo quello che sta facendo Elon Musk, giustamente salutato ora come l’uomo che tutto solo, single-handedly, sta avvicinando il futuro al presente.

 

Renovatio 21, il lettore lo sa, avvisa da anni del pericolo della figura, che, abbiamo scritto in passato, potrebbe pure essere l’anticristo. Produce auto magnifiche che si guidano da sole, ma che possono controllare ogni spostamento. Ha manopole sul discorso mondiale con X, unico spazio dove si incubano le idee fuori dai media dell’establishment e dai social bolsi e censurati. Crea serque di figli in provetta – e li presenta al papa. Dispone di capitali (di borsa, certo) senza precedenti storici: un trilione e più di dollari.

 

Tuttavia, è innegabile la forza dell’uomo e della sua opera. O meglio, la sincerità fattiva con cui affronta le sue ambizioni immense. SpaceX effettua da sola più lanci orbitali di tutto il resto del pianeta messo insieme, detenendo un monopolio di fatto nel settore aerospaziale grazie alla tecnologia dei razzi riutilizzabili: nel 2025 Musk ha realizzato 170 lanci totali, tutto il mondo messi insieme (cioè gli Stati-superpotenza di USA, Russia, Cina, etc.) meno di 150. (L’Europa Unita vale un totale di 8 lanci orbitali…)

 

Quindi sì, Musk è il signore dello spazio, e ora la scelta di chiudere le sue ubique costellazioni di satelliti Starlink agli ucraini probabilmente farà finire la guerra. Quindi, oltre che del cielo questo è il padrone anche della terra…

 

Non possiamo dire, anche dopo aver visto questa auto sportiva con i razzi, che il ragazzo ci sta antipatico. Quantomeno perché la sincerità l’ha avuta anche, ad esempio, per attaccare gli psicofarmaci SSRI e la pillola anticoncezionale, Fauci e la bioingegneria gain-of-function, i neocon, l’immigrazione e la balla della bomba demografica – in una parola la Necrocultura.

 

Un uomo che vive le sue visioni con onestà e sacrificio estremo può arrivare a risultati incredibili. Questa è, di mio, la lezione che mi porto a casa guardando le macchine che volano.

 

Questo è quello che ogni uomo dovrebbe tenere a mente per tenere in piedi la Civiltà umana.

 

Roberto Dal Bosco

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da Twitter

 

Continua a leggere

Pensiero

La lettera di Charles Dickens contro le esecuzioni pubbliche

Pubblicato

il

Da

Si riaccende il dibattito sulla pena di morte, e più specificamente sulle sue modalità, nel momento in cui in America si ricomincia a parlare di esecuzioni pubbliche, con il segretario della guerra Pete Hegseth che dichiara di voler trasmettere in streaming l’esecuzione di un ex psichiatra dell’esercito americano maggiore Nidal Malik Hasan, ex maggiore dell’esercito condannato a morte per la sparatoria del 2009 in una base militare in Texas costata , sostenendo che gli americani debbano vedere le conseguenze di crimini di questo tipo. Lo Hasan, islamista, sarà giustiziato con plotone di esecuzione nella stessa base alla stessa ora della strage da lui perpetrata.   Quasi due secoli fa lo scrittore britannico Charles Dickens inviò al giornale londinese The Times in cui riportava il suo resoconto di un’esecuzione pubblica e auspica che la pratica di giustiziare i prigionieri avvenga a porte chiuse. Dickens assistette all’impiccagione pubblica di Frederick e Marie Manning (i coniugi condannati per il «delitto di Bermondsey», dove era stato assassinato e derubato l’amante della donna) fuori dal carcere di Horsemonger Lane a Londra, un evento a cui assistettero oltre 30.000 persone.   Renovatio 21 pubblica di seguito la traduzione della lettera che l’autore di Oliviero Twist scrisse al Times il 14 novembre 1849. Il Dickens è sconvolto non tanto dalla morte in sé, ma dal comportamento volgare, festoso e brutale della folla: risate, schiamazzi e bisticci. Dickens non affronta in modo astratto il concetto filosofico della pena capitale, ma chiede con forza che le esecuzioni fossero rimosse dalla vista del pubblico e svolte in forma privata all’interno delle mura del carcere, per evitare il degrado morale della società. Le sue denunce hanno contribuito al dibattito che portò, nel 1868, all’abolizione definitiva delle esecuzioni pubbliche nel Regno Unito.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Al direttore del Times   Egregio signore,   Sono stato testimone dell’esecuzione a Horsemonger lane questa mattina. Mi sono recato qui con l’intenzione di osservare la folla radunatasi per assistere all’esecuzione, e ho avuto ottime opportunità di farlo, a intervalli per tutta la notte e ininterrottamente dall’alba fino a dopo la fine dello spettacolo.   Non mi rivolgo a voi con l’intenzione di discutere la questione astratta della pena capitale, né le argomentazioni dei suoi oppositori o sostenitori.   Desidero semplicemente trarre un vantaggio per il bene comune da questa terribile esperienza, ricorrendo al mezzo più immediato e pubblico per richiamare un’indicazione data da Sir G. Grey nell’ultima sessione del Parlamento, affinché il Governo fosse indotto a sostenere una misura che rendesse l’esecuzione della pena capitale una cerimonia privata all’interno delle mura carcerarie (con garanzie che l’ultima sentenza della legge venga eseguita in modo inesorabile e certo, tali da essere soddisfacenti per l’opinione pubblica), e supplicando con la massima insistenza Sir G. Grey, come solenne dovere verso la società e responsabilità che non può mai sottrarsi, di promuovere personalmente tale modifica legislativa.   Credo che uno spettacolo così inconcepibilmente orribile come la malvagità e la leggerezza dell’immensa folla radunatasi per l’esecuzione di questa mattina non possa essere immaginato da nessun uomo, né potrebbe essere presentato in nessun Paese pagano sotto il sole. Gli orrori del patibolo e del crimine che aveva condotto quei miserabili assassini su di esso, svanirono nella mia mente di fronte all’atroce comportamento, agli sguardi e al linguaggio degli spettatori riuniti.   Quando giunsi sulla scena a mezzanotte, l’acuto grido e gli ululati che si levavano di tanto in tanto, segno che provenivano da un gruppo di ragazzi e ragazze già radunati nei posti migliori, mi fecero gelare il sangue. Con il passare della notte, strilli, risate e urla in coro di parodie di melodie nere, con la sostituzione di «Mrs. Manning» a «Susannah» e simili, si aggiunsero a questi.   All’alba, ladri, prostitute di basso livello, teppisti e vagabondi di ogni genere si riversarono sul posto, dando vita a ogni sorta di comportamento offensivo e volgare. Risse, svenimenti, fischi, imitazioni di Punch, battute brutali, tumultuose dimostrazioni di indecente piacere quando donne svenevoli venivano trascinate fuori dalla folla dalla polizia con gli abiti in disordine, diedero nuovo slancio allo spettacolo generale.   Quando il sole sorse splendente – come accadde – indorava migliaia e migliaia di volti rivolti verso l’alto, così inesprimibilmente odiosi nella loro brutale allegria o insensibilità, che un uomo aveva smesso di vergognarsi del proprio aspetto e di ritrarsi da se stesso, come se fosse stato plasmato a immagine del Diavolo.   Quando le due miserabili creature che attiravano tutta quella vista orribile intorno a loro furono scagliate tremanti in aria, non c’era più emozione, non c’era più pietà, non c’era più il pensiero che le due anime immortali fossero andate al giudizio, non c’era più moderazione in nessuna delle precedenti oscenità, come se il nome di Cristo non fosse mai stato udito in questo mondo e non ci fosse tra gli uomini altra convinzione che perissero come bestie.   Ho visto, abitualmente, alcune delle peggiori fonti di contaminazione e corruzione in questo Paese, e credo che non ci siano molti aspetti della vita londinese che possano sorprendermi. Sono solennemente convinto che nulla di ciò che l’ingegno potrebbe escogitare in questa città, nello stesso arco di tempo, potrebbe causare una rovina simile a un’esecuzione pubblica, e rimango sbalordito e inorridito dalla malvagità che essa manifesta.   Non credo che una comunità possa prosperare laddove una scena di orrore e demoralizzazione come quella che si è consumata stamattina fuori dal carcere di Horsemonger lane si presenta proprio alle porte dei buoni cittadini, e passa inosservata, sconosciuta o dimenticata. E mentre, nelle nostre preghiere e nei nostri ringraziamenti per questo periodo, esprimiamo umilmente davanti a Dio il nostro desiderio di eliminare i mali morali del Paese, vorrei chiedere ai vostri lettori di considerare se non sia giunto il momento di pensare a questo e di estirparlo.   Sono, signore, il vostro fedele servitore,   Charles Dickens

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
Continua a leggere

Pensiero

La Nuova Destra: il paganesimo salverà l’Europa?

Pubblicato

il

Da

Di fronte alla crisi della civiltà occidentale, la Nuova Destra esercita un fascino su una gioventù alla ricerca di radici, grandezza e trascendenza. Tuttavia, dietro la difesa dell’identità europea si cela un paradosso: pretendere di salvare una civiltà rifiutando al contempo il cristianesimo che l’ha plasmata.

 

Pubblicato il 9 luglio 2026 dalle edizioni Via Romana, La Nouvelle Droite en question («La Nuova Destra in discussione») di Jean-Pierre Maugendre propone un’analisi storica e dottrinale di una corrente di pensiero la cui influenza va ben oltre i circoli intellettuali che l’hanno vista nascere. Direttore di Renaissance catholique, ex presidente del Mouvement de la jeunesse catholique de France (MJCF) e conduttore della trasmissione Terres de mission su TV Libertés, l’autore conosce bene gli ambienti politici e culturali ai quali dedica questo studio.

 

All’origine, il rifiuto del cristianesimo

La Nuova Destra prende forma all’indomani della guerra d’Algeria, in un clima di disillusione per una parte della gioventù nazionalista francese. Nel 1963, Dominique Venner partecipa alla creazione di Europe-Action, movimento che intende promuovere una coscienza nazionale europea, ma che si caratterizza fin dalle origini per un anticristianesimo militante e per ricorrenti riferimenti al paganesimo.

 

Dopo il fallimento della candidatura di Jean-Louis Tixier-Vignancour alle elezioni presidenziali del 1965, diversi di questi militanti abbandonano progressivamente l’azione politica diretta a favore di un lavoro intellettuale e culturale di lunga lena. Questo orientamento sfocia, nel 1968, nella fondazione del GRECE, il Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne.

 

L’obiettivo è ormai agire sulle mentalità per trasformare, alla fine, la società stessa. Sotto l’impulso di Alain de Benoist e di diversi collaboratori, la Nuova Destra ottiene un’audience considerevole alla fine degli anni Settanta, grazie in particolare alla sua presenza sulle colonne del Figaro Magazine, allora diretto da Louis Pauwels.

 

Jean-Pierre Maugendre ripercorre anche i prolungamenti di questa influenza nel Club de l’Horloge e poi all’interno del Front national, in particolare tra il 1984 e il 1998. Mostra così come un movimento inizialmente marginale sia riuscito a diffondere alcuni dei suoi temi in una parte della vita politica francese.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Dietro l’identità europea, un’altra visione dell’uomo

Dietro la difesa dell’identità europea si delinea una concezione dell’uomo, della religione e della morale che si oppone su punti essenziali alla filosofia cristiana. È quanto mette in luce Jean-Pierre Maugendre risalendo alle fonti intellettuali della Nuova Destra.

 

L’autore studia in particolare l’influenza di Friedrich Nietzsche, Julius Evola, René Guénon e Louis Rougier. Nonostante le loro differenze, questi autori hanno contribuito a nutrire un pensiero segnato dal rifiuto dell’universalismo cristiano, dall’esaltazione della forza, dal relativismo morale e dal fascino per certe tradizioni religiose precristiane od orientali.

 

In questa prospettiva, ogni popolo sarebbe portatore di una propria concezione del mondo e di una propria religione. Il cristianesimo, con la sua pretesa di annunciare una verità destinata a tutti gli uomini, appare allora come un elemento estraneo all’identità europea originaria, o addirittura come una causa del suo indebolimento.

 

Una simile concezione entra direttamente in contraddizione con la fede cattolica, che riconosce in Gesù Cristo il Salvatore di tutti gli uomini e afferma l’esistenza di una legge morale naturale universale. Misconosce inoltre il ruolo decisivo della Chiesa nella formazione della civiltà europea.

 

L’autore rileva inoltre le conseguenze morali di questa antropologia: esaltazione della volontà di potenza, concezione permissiva della sessualità, giustificazione dell’aborto per motivi eugenetici e rifiuto di una morale trascendente.

 

Un’influenza che supera i circoli intellettuali

Lungi dal considerare la Nuova Destra un fenomeno concluso, Jean-Pierre Maugendre ne esamina i prolungamenti contemporanei. Cita in particolare i lavori dell’Institut Iliade, fondato sulla scia di Dominique Venner, le pubblicazioni della rivista Éléments, nonché l’azione di personalità provenienti da questa famiglia intellettuale nei media alternativi.

 

L’Institut Iliade, in particolare, si è dato la missione di trasmettere la memoria della civiltà europea attraverso conferenze, convegni e corsi di formazione destinati soprattutto alle giovani generazioni.

 

Queste iniziative incontrano interesse presso chi rifiuta l’individualismo, il materialismo e la scomparsa delle eredità nazionali. Jean-Pierre Maugendre non nega né la qualità intellettuale di alcuni rappresentanti di questa corrente né il coraggio che dimostrano nella loro opposizione alle ideologie dominanti.

 

Riconosce diverse convergenze con le preoccupazioni dei cattolici legati alla Tradizione: difesa dallo sradicamento, rifiuto del livellamento egualitario, attaccamento al bene comune, senso dell’onore, fedeltà alla parola data e volontà di trasmettere un’eredità di civiltà.

 

Ma questi avvicinamenti non possono nascondere le divergenze dottrinali. In un’intervista concessa a Boulevard Voltaire il 25 settembre 2026, l’autore insiste su questo punto: «l’anticristianesimo resta un marcatore forte della Nuova Destra».

Sostieni Renovatio 21

Difendere la civiltà senza rinnegare Cristo

È nell’ultima parte che l’opera trova la sua portata più rilevante. Sotto il titolo «Né irrigidimento né ingenuità», Jean-Pierre Maugendre invita a non confondere l’opposizione agli errori moderni con l’adesione alla verità. La critica del materialismo, dello sradicamento o della cancellazione delle identità non basta a costituire una dottrina giusta.

 

Il successo incontrato da queste idee presso una parte della gioventù invita inoltre a interrogarsi sull’indebolimento della trasmissione della fede e della cultura cristiana, particolarmente incisivo nei decenni successivi al Concilio Vaticano II. Questa rottura ha lasciato campo libero a correnti che pretendono di ritrovare le vere radici dell’Europa in un passato precristiano, relegando in secondo piano l’opera civilizzatrice della Chiesa.

 

Ma al di là di questa crisi di trasmissione, la divergenza fondamentale riguarda la natura stessa dell’uomo. Dove certe filosofie della Nuova Destra esaltano l’individuo forte, creatore dei propri valori, la dottrina cattolica insegna che l’uomo è una creatura di Dio, ferita dal peccato originale e chiamata alla vita soprannaturale dalla grazia.

 

Questa opposizione si ritrova nella concezione stessa della società. Jean-Pierre Maugendre ricorda allora una distinzione cara a Jean Madiran: se la fede è un dono di Dio, la cristianità è anche il frutto dell’azione degli uomini, quando si sforzano di stabilire un ordine sociale conforme alla legge divina. È proprio su questa nozione di cristianità che si rivela una delle opposizioni più profonde tra il pensiero cattolico tradizionale e la Nuova Destra.

 

Il libro si conclude con una nota di speranza, con l’evocazione della conversione di Guillaume Faye, uno degli intellettuali di spicco di questo movimento. Il suo ritorno alla fede cattolica, alla fine della vita, ricorda che gli smarrimenti filosofici e morali non chiudono mai definitivamente la strada della grazia.

 

Con La Nouvelle Droite en question, Jean-Pierre Maugendre offre un’opera breve, documentata e accessibile, particolarmente utile ai giovani cattolici attratti dai movimenti di difesa dell’identità europea. Ricorda loro che il vero risollevamento di una civiltà non può costruirsi contro i princìpi cristiani che l’hanno plasmata.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

Continua a leggere

Più popolari