Pensiero
Giusta estinzione del mondo pro-life italiano
La pagina Facebook della Marcia per la Vita, sulla carta la più grande manifestazione italiana contro l’aborto, scrive che la marcia 2022 non si farà.
«Oggi, un momento di riflessione ci sembra ancor più necessario. Per quanto riguarda l’anno 2022 è stato dunque deciso di prendere una pausa».
In pratica, si sbaracca. Il linguaggio del resto ricorda con precisione quello che si installa alla fine di un rapporto. Avete presente: «prendiamoci una pausa». «Mi stai lasciando?». «No, prendiamoci una pausa». Ecco, il «restiamo amici» in qualche modo manca. Forse no. Di «amici» parleremo più sotto.
Si consuma così l’estinzione definitiva del mondo pro-life italiano. Non poteva che essere così, visto che è arrivato l’asteroide, che si chiama pandemia, che si chiama vaccino COVID – il siero fatto, praticamente in tutti i casi, con pezzi di aborto. Quindi, uno potrebbe dire che, ignorando il tema per anni (cioè, per decenni), l’asteroide lo hanno un po’ chiamato. Uno potrebbe dire che lo hanno meritato. Forse glielo potrebbe aver mandato il cielo. Del resto, gli asteroidi è da lì che arrivano.
No, il già di per sé evanescente mondo pro-life italiano, di cui la Marcia per la Vita era in teoria la manifestazione più solida, in nessuna parte ha retto l’urto del meteorite COVID
No, il già di per sé evanescente mondo pro-life italiano, di cui la Marcia per la Vita era in teoria la manifestazione più solida, in nessuna parte ha retto l’urto del meteorite COVID.
Del resto, l’apice della questione si ebbe l’anno scorso quando, come documentato da Renovatio 21, quello che pareva un membro della «sicurezza» della marcia era andato a dire ad un signore di levare il suo cartello su vaccini e aborti. Ad un evento contro l’aborto, non si può parlare dell’aborto, proprio quando questo è distribuito materialmente in miliardi di deltoidi: non fa una grinza. No?
Fu triste, ma c’era da aspettarselo. Anche di questo ne abbiamo parlato per tempo. Se il dominus del giro organizzatore scrive enigmatici instant-book sulla solida liceità morale di spararsi sottopelle la siringa mRNA passata per il sacrificio umano, non è che ci fosse da attendersi altro.
Così come sapevamo che sarebbe venuto il momento in cui tutto sarebbe crollato. L’aborto, come tema «cattolico», non poteva che sgonfiarsi: non perché Bergoglio e i suoi diavoli modernisti lo abbiano declassato come peccato, ma perché l’asteroide piombato su di noi è infinitamente più pericoloso, aberrante, personale.
L’asteroide, con la sua scia di cellule HEK-293, riguarda le nostre vite, da vicino: l’asteroide vogliono ficcarcelo nel corpo.
L’asteroide non è una questione morale astratta, non è un prodotto di consumo ideologico (cioè, qualcosa che è in fondo ai conti, intrattenimento).
L’aborto è uno stalking horse, uno specchietto per le allodole. Un grande neon insetticida per falene e zanzare rimaste nella notte cattolica
L’aborto stavolta è qualcosa che succede ad altre persone in qualche ramo oscuro, in teoria inaccessibile (altrimenti avrebbero protestato anche lì, no?), dell’ospedale. No, questa volta l’aborto riguarda noi stessi, riguarda chiunque sulla Terra. E non sottomettersi alla pozione fatta con sacrificio umano ti costa, di fatto la libertà. E il lavoro. E gli affetti. E tanto altro.
Ci parlano di aborto, quando lo abbiamo puntato – ribadiamo, materialmente – sui nostri corpi e su quelli dei nostri cari. Ci parlano di aborto quando – in un incubo di stregoneria totale che dovrebbe rovesciare lo stomaco di qualsiasi cristiano – è già dentro alle membra della popolazione mondiale.
Insomma, avete capito: l’aborto è uno stalking horse, uno specchietto per le allodole. Un grande neon insetticida per falene e zanzare rimaste nella notte cattolica.
Questo è quello che vuole la gerarchia dei preti maledetti: occupatevi dell’aborto, magari perfino dell’eutanasia (con moderazione, perché anche lì a breve sbaraccano tutto: garantito al limone), ma lasciate perdere i vaccini, che ci abbiamo un rapporto con Pfizer quasi a livello di Israele. (per inciso: che la farmaceutica abbia chiesto, anche nel contratto col Vaticano, qualche collateral? Per il vaccino di aborto hanno ipotecato la Cappella Sistina? Chiedo per un amico)
Fate pure proteste per l’aborto, vi dicono i vescovi dell’inferno. Lasciate perdere tutta la questione farmaceutica, che da sempre – dai tempi di Sua Sanità il cardinale Angelini, forse da prima ancora – ci sta a cuore
Fate pure proteste per l’aborto, vi dicono i vescovi dell’inferno. Lasciate perdere tutta la questione farmaceutica, che da sempre – dai tempi di Sua Sanità il cardinale Angelini, forse da prima ancora – ci sta a cuore.
Massì, eddaje. Fateve ‘sta giornata a contestare la legge 194, che fa un 100, 130 mila morti all’anno. Ma mi raccomando, lasciate perdere la legge 40, quella sui bambini prodotti in laboratorio, che di morti ne fa già da un lustro molti di più, e non potrà che farne di più ancora, il doppio, il triplo, dieci volte – perché ogni riproduzione, secondo il piano, diventerà artificiale.
Parlate di interruzione di gravidanza (un morto alla volta, più o meno), mai e poi mai di fecondazione in vitro (mezze dozzine, dozzine di morti al colpo, dipendentemente da dove la fai). Aborto-brutto, provetta-bella.
Del resto, lo stesso afflato di distruzione dell’essere umano che c’è dietro ai bambini in vitro (per ciascuno dei quali, ripetiamo, vengono scartati eugeneticamente, sacrificati legalmente molti «fratellini») è quello che ha poi permesso a molti di tollerare l’idea di farmaci sperimentali fatti con feti assassinati – a centinaia.
Parlate di interruzione di gravidanza (un morto alla volta, più o meno), mai e poi mai di fecondazione in vitro (mezze dozzine, dozzine di morti al colpo, dipendentemente da dove la fai). Aborto-brutto, provetta-bella
Il paradosso è questo: il movimento pro-life, rimasto fermo per decenni al tema dell’aborto, mentre il mondo correva verso la filiera del sacrificio umano riprogenetico e farmaceutico, è servito a desensibilizzare il pubblico, a stordirlo e manipolarlo (in USA ultimamente hanno trovato un nome per il fenomeno: gaslighting).
Mentre si organizzavano marcette sull’aborto chirurgico ed una legge di quasi mezzo secolo fa, il mondo andava spedito vero l’uso indiscriminato di sacrifici fetali per farmaci e per la ricerca. Cellule che finiscono nei laboratori per farmaci, alimentari e cosmetici. Organi che vengono impiantati in topi da laboratorio.
Mentre i cattolici erano narcotizzati dal giro pro-vita, l’intera società veniva fatta poggiare sempre più sul sacrificio umano. Capolavoro di Satana. Non provate nemmeno a pensare che sia un’immagine simbolica: al momento, se non hai accettato le cellule di aborto nella tua vita non puoi nemmeno andare dal tabaccaio, mentre il tuo vicino che non si pone questi problemi sì, e anche il suo cane.
La naturale estinzione del mondo sedicente pro-life è una cosa che riteniamo giusta. Fa parte di quel reboot che ci si deve aspettare in un momento come questo, quando la realtà conflagra con le strutture umane. È lo stesso grande reset – proprio le parole giuste! – che invochiamo per la politica e per la gerarchia cattolica
Quindi, la naturale estinzione del mondo sedicente pro-life è una cosa che riteniamo giusta.
Fa parte di quel reboot che ci si deve aspettare in un momento come questo, quando la realtà conflagra con le strutture umane. È lo stesso grande reset – proprio le parole giuste! – che invochiamo per la politica e per la gerarchia cattolica.
Tuttavia, c’è da pregare che l’estinzione sia vera, e che spariti i dinosauri non saltino fuori altre specie di creature minori che colgano l’occasione al volo, come pare sia capitato, secondo Lascienzah darwiniana quella volta là.
Avevamo notato che «ci prendiamo una pausa» è quel tipo di fraseggio tremendo da fine rapporto. Tuttavia, nel catalogo delle amare separazioni c’è una situazione ancora peggiore: quando cominciano ad operare per presentare alla parte mollata «un amico». Così spariscono certi sensi di colpa, e pure le insistenze del mollato. Il mollato riaccoppiato non crea problemi, e se poi è l’unione programmata davvero con un «amico», la questione resta pure in casa: non si sa mai… È una cosa orrenda quanto rara, e spereremmo che non capiti a nessuno.
Tuttavia, una frase presenta nella dichiarazione di «pausa» della marcia ci fa pensare alla «strategia dell’amico»: «Se altri vorranno quest’anno manifestare pubblicamente per portare avanti gli irrinunciabili obiettivi dell’abrogazione totale della legge 194 e di tutte le leggi ingiuste attualmente presenti nel nostro ordinamento, per una difesa della vita senza compromessi dal concepimento alla morte naturale, seguiremo con attenzione la loro iniziativa».
Ora, un usignuolo ha sussurrato a Renovatio 21 che alcuni «amici» potrebbero essere già in moto, e che magari anche senza l’attenzione della vecchia marcia potrebbero voler rimettere in piedi un eventone pro-life, così da unire un po’ di siglette autistiche, associazioncine forforose, cani sciolti abbaianti sui social – e fare un po’ di pubblicità
Potrebbe realizzarsi quello che l’anno scorso avevamo scritto in forma di satira: vaccino, green pass per andare a protestare contro l’aborto. In un mondo dove ci vuole il green pass per andare a protestare contro il green pass, ha senso. In un mondo in cui dell’aborto non frega più nulla agli antiabortisti, ancora di più
Gli «amici» in questione, magari, fanno già conferenze con residui democristiani, manovali para-episcopali, catto-leaderini mai decollati, magari qualche personaggio da 8 per mille. Conferenze a cui si accede, magari, solo con il green pass.
Potrebbe realizzarsi quello che l’anno scorso avevamo scritto in forma di satira: vaccino, green pass per andare a protestare contro l’aborto. In un mondo dove ci vuole il green pass per andare a protestare contro il green pass, ha senso. In un mondo in cui dell’aborto non frega più nulla agli antiabortisti, ancora di più.
Post scriptum: sul sito della Marcia per la Vita, al momento in cui scriviamo, c’è ancora ben visibile la data per la prossima marcia, il 22 maggio 2022. Non sappiamo se abbiano cambiato idea, se vogliano tenere la data per il qualche «amico», o se semplicemente non hanno avuto ancora il tempo di aggiornare il sito. Quella volta, a togliere dal loro sito l’articolo del 2019 sul convegno di Renovatio 21 su vaccini e aborto, furono velocissimi.
Pensiero
La vera storia di Jean-Paul Sartre e del maggio ’68
Renovatio 21 pubblica la traduzione del testo scritto su X dall’imprenditore e attivista francese Brivael Le Pogam, di cui avevamo pubblicato il mese scorso un denso articolo di sintesi sui danni mondiali fatti dalla filosofia parigina dei Foucault, Deleuze e Derridda. Le Pogam è ingegnere informatico e sviluppatore francese, noto soprattutto per essere il co-fondatore e CTO di Argil, una startup innovativa supportata dall’acceleratore americano Y Combinator. Sartre era un tempo un nome conosciutissimo, e il suo «esistenzialismo» era considerato una cosa seria. Leggere i suoi libri rappresentava il non plus ultra dello status di persona colta in epoca boomer. Consideriamo quindi la fortuna di aver visto la figura di questo strabico fumatore svanire come fumo nell’aria. Oggi, per fortuna, pochi se lo filano ancora.
Sartre non era un filosofo che sbagliava. Era un uomo che scelse. Prima il campo dei carnefici. Poi il campo di coloro che abusano dei bambini. E la Francia lo portò trionfante. Lo analizzeremo per A + B. Non per l’atmosfera. Per le azioni.
A. Il comunista. Sartre non ebbe mai bisogno di una tessera di partito. Fece di meglio. Mise il prestigio della Francia al servizio degli stati che commettono omicidi, pur rimanendo l’intellettuale «libero» di Saint-Germain. 1952. Diventa un simpatizzante del Partito Comunista Francese. Scrive I comunisti e la pace. Pronuncia la frase che riassume l’uomo: «Ogni anticomunista è un cane». Presiede l’Associazione Francia-URSS.
1954. Primo viaggio a Mosca. Il Gulag è noto. Kravchenko ha già testimoniato a Parigi, sotto giuramento, nel 1949. Sartre lo sa. Ritorna. Concede una serie di interviste. Dichiara che il cittadino sovietico gode di «completa libertà di critica». Cinque anni dopo il processo. Un anno dopo Stalin. Non è un errore. È una menzogna al servizio di uno Stato che uccide.
1956. I carri armati schiacciano Budapest. Lui li condanna. Rompe con il Partito Comunista Cinese. Pensiamo che sia finita. Non lo è. Tornerà. Undici viaggi in URSS tra il 1954 e il 1966. Il marxismo, scrive, rimane «la filosofia insuperabile del nostro tempo». Scrive la prefazione a I dannati della terra e legittima la violenza. Va a trovare Castro.
Sartre n’était pas un philosophe qui s’est trompé.
C’était un homme qui a choisi. Le camp des bourreaux. Puis le camp de ceux qui touchent les enfants. Et la France l’a porté en triomphe.
On va le prendre par A + B. Pas par l’ambiance. Par les actes.
A. Le communiste.
Sartre… https://t.co/QYE7W5bigO pic.twitter.com/Np6Rh5qxOA
— Brivael Le Pogam (@brivael) August 27, 2026
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Nel 1973, quando Solženicyn pubblica Arcipelago Gulag, Sartre trova ancora il modo di definirlo un elemento dannoso. 1970. A 65 anni, il filosofo più famoso di Francia diventa direttore di La Cause du peuple, un giornale maoista. Lo vende sugli Champs-Élysées. Si avvicina agli uomini della Sinistra Proletaria. Nel 1973, con Serge July e Benny Lévy, fonda Libération. Il figlio prediletto del Maggio ’68. Ecco il comunista. Non un militante di cellula. Un commissario di prestigio. Non ha premuto il grilletto. Ha coperto chi l’ha fatto.
B. L’altro dossier. Non lo abbelliremo. Ci limiteremo a citare. Il 26 gennaio 1977, una petizione appare su Le Monde e Libération. Difende tre uomini accusati di abusi sessuali su minori di 12 e 13 anni. Il testo parla di «carezze» e «baci». Si afferma che i bambini fossero «consenzienti». Si pone questa domanda: «Se una ragazzina di 13 anni ha diritto alla pillola, a cosa serve?».
Sartre firma. Ha 71 anni. Beauvoir firma. Deleuze firma. Barthes firma. Lyotard firma. Philippe Gavi, cofondatore di Libération, firma. Nel maggio del 1977, una seconda lettera. Chiede che la legge riconosca «il diritto dei bambini e degli adolescenti di avere rapporti con chiunque scelgano». Sartre firma di nuovo. Foucault firma. Derrida firma. Non si tratta di una svista serale. È una posizione.
Il filosofo ufficiale della sinistra francese ha apposto la sua firma in calce a un testo che chiede che i rapporti sessuali con bambini di 12 anni smettano di essere considerati un crimine. E non era piovuto dal cielo. Anni prima, Beauvoir aveva pescato durante le sue lezioni al liceo. Bianca Bienenfeld ha sedici anni. Beauvoir la prende con sé, poi la «passa» a Sartre. Bianca scriverà più tardi: a sedici anni subì abusi.
Natalie Sorokin: Beauvoir viene licenziata nel 1943 per corruzione di minore. Olga Kosakiewicz, una studentessa, entra a far parte di quella che veniva chiamata «la famiglia». Sartre aveva un termine per definire ciò che faceva: «deflorazione». Il sistema era consolidato. Prima le ragazze delle scuole superiori. Poi la piattaforma. Lo stesso software.
Il vero crimine è il tabù borghese. Quindi infrangiamo il tabù. Incluso quello che protegge una bambina di dodici anni.
Ora la vita, tutta intera. 1905. Nascita borghese a Parigi. Padre ufficiale, morto prematuramente. Infanzia nella biblioteca del nonno Schweitzer. Liceo Louis-le-Grand. École Normale Supérieure. Agrégation (il concorso pubblico più selettivo della scuola francese, ideato per abilitare all’insegnamento superiore e universitario).
La Nausea nel 1938. L’essere e il nulla nel 1943. L’esistenzialismo diventa una moda, una cantina, un cappotto. Rifiuta il Nobel nel 1964 – l’unico gesto elegante in una carriera pubblica. Muore nel 1980. Cinquantamila persone seguono la bara fino a Montparnasse.
Tra queste due date, cosa fa dell’intelligenza che gli è stata donata? Costruisce il personaggio dell’intellettuale impegnato. L’uomo che parla in nome della Storia. L’uomo la cui firma vale un esercito. E mette questo personaggio al servizio del peggio.
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Foucault, Derrida, Deleuze, Barthes, Lyotard hanno filosoficamente abbandonato il suo umanesimo. Non hanno abbandonato il suo tribunale. Sono cresciuti nella sua corte. Hanno imparato, osservandolo, che un filosofo francese non deve rispondere alla realtà, ma solo alla causa. Hanno firmato gli stessi testi. Hanno occupato le stesse riviste, le stesse case editrici, le stesse cattedre.
Sartre non ha scritto «La teoria francese». Ha creato la funzione. L’angolo della strada. L’impunità morale delle caste. Senza Sartre, queste idee sarebbero rimaste confinate ai seminari. Con Sartre, sono diventate un’istituzione. Gallimard. I tempi moderni. Vincennes. Libération. Il liceo. L’ultimo anno. Lo Stato.
Il secolo ha dato ragione a Camus punto per punto. L’URSS è crollata. I Khmer hanno ucciso. Solženicyn aveva ragione. La petizione del 1977 è oggi indifendibile. Sartre si sbagliava su tutto ciò che contava, e ha contribuito a coprire, con il prestigio della sua firma, tutto ciò che meritava di essere combattuto.
Eppure è ancora lui che lasciamo al centro. Camus nella sezione di letteratura. Sartre nel Pantheon morale. Dobbiamo invertire. Sartre in cantina. Non per spirito di vendetta. Per igiene.
Una civiltà che confonde quest’uomo con una coscienza non può difendersi.
Brivael Le Pogam
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Pensiero
Lo Stato Moloch, l’italiano cattivo e i sanitari che ballano. La tragedia della bambina «no-vax» di Palermo
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Pensiero
Dall’aborto alla strage figlicida, il ritorno della strega Medea
Avevamo visto, pochi giorni fa, il clamore per la decisione dello Stato del Massachusetts, che ha di fatto autorizzato – come tanti altri Stati, non solo americani… – l’aborto sino alla nascita.
Avevamo spiegato: un feto è considerato «a termine a sette mesi», quindi ucciderlo a nove è uccidere un bambino, non è ancora un aborto post-natale, ma la differenza qual è? Avevamo quindi parlato del solito pendìo scivoloso: è chiaro che stiamo andando incontro al figlicidio vero e proprio. Non ci piove: tempo qualche anno, ed uccidere bambini già belli cresciuti sarà ritenuto legittimo (lo è già con l’eutanasia infantile, partita in Canada e nel Benelux, partendo magari dai bambini autistici).
La realtà ci ha superati nel giro di poche ore: l’America è rovesciata dal caso Lindsay Clancy la madre che ha ucciso tutti e tre i suoi figli, e sembra essere diventata l’eroina della porzione progressista della popolazione non solo statunitense. Abbiamo mandato su Renovatio 21 le immagini pazzesche della folla di donne rosavestite che accolgono la sua macchina fuori dal tribunale dove sta venendo giudicata. Ora vi sarebbe già un caso copycat, una madre che ha emulato uccidendo i suoi piccoli.
È incredibile ma una fetta gigante del popolo USA, quello intossicato dal femminismo e dal progressismo oltranzista, radicalizzato dagli algoritmi dei social media, ritiene la donna innocente. Eppure la dinamica sembra proprio quella non di un omicidio appetitivo diretto dalla rabbia o dalla follia, ma quello di una strage assai pianificata. La donna aveva chiesto al marito Patrick di uscire di casa per ritirare una cena da asporto e acquistare dei medicinali (ancora…), cosa che lui ha prontamente fatto. Rimasta sola, la donna ha aggredito i tre figli: Cora (5 anni), Dawson (3 anni) e Callan (8 mesi). Lindsay Clancy ha ucciso i suoi tre figli strangolandoli con delle fasce elastiche per l’allenamento.
Cora e Dawson sono morti sul colpo per asfissia, mentre il piccolo Callan è deceduto qualche giorno dopo in ospedale per le complicazioni. Subito dopo aver commesso il triplice infanticidio, Lindsay Clancy si è tagliata i polsi e si è gettata da una finestra del secondo piano della casa. È rimasta paralizzata: davanti al giudice compare in sedia a rotelle, elemento che forse contribuisce alla visione dell’assassina come inerme.
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La Clancy era sotto una quantità di psicofarmaci impressionante, tuttavia non è questo il motivo per cui le piccole fan scatenate ne chiedono la liberazione – anzi, a questo tipo di persona non sfiora nemmeno il dubbio che le droghe psichiatriche, pensate per alterare il pensiero e il comportamento, alterino davvero il pensiero e il comportamento, magari in senso omicidiario e suicidario, come del resto scritto nel Black Box Warning, il testo bene evidenziato per legge nel bugiardino.
È chiaro che, in fondo, dietro all’improvvisa causa della «psicosi post-partum» abbracciata dalla massa democratico-femminoide, c’è l’idea che la strage figlicida, se non un ancora diritto, sia al momento, una debolezza sulla quale chiudere un occhio.
È il ribaltamento infernale: il carnefice diventa vittima. È, sul serio, il Regno Sociale di Satana.
Proprio pensando all’Inferno, o meglio, letteralmente all’Ade, che ci viene in mente la figura che può risolvere la dissonanza cognitiva che ci provoca la visione delle donne che celebrano non solo l’uccisione dei bambini, ma dei propri figli.
Ecco che pensiamo a Medea. Il suo nome, in greco Μήδεια, significa esattamente «la pianificatrice».
Secondo la tragedia di Euripide Medea uccide i figli per vendicarsi del marito Giasone, che, arrampicatore sociale, vuole sposare Glauce, figlia del re, e quindi ereditare il potere sulla città di Corinto.
Medea, che veniva dalle barbare terre della Colchide (il Caucaso tra la Georgia, l’Armenia, la Turchia attuali) e che aveva aiutato Giasone a recuperare il Vello d’Oro innamorandosene al punto da tradire la sua stessa famiglia, procede con la vendetta più mostruosa: con un maleficio, brucia Glauce facendole indossare una corona e un abito da sposa che di colpo sprigionano una fiamma che consuma le carni della rivale come pure del padre re di Corinto accorso ad aiutarla.
Poi, l’atto ancora più centrale del suo piano: uccide due figli avuti da Giasone, Mermero e Fere, e fugge a bordo del mitico carro solare trainato da draghi alati. La vendetta è compiuta: il suo uomo non avrà più discendenza. Lei invece, rifugiata ad Atene, sposa il re Egeo dandogli un figlio, Medo.
Il mito, ho sempre pensato, ci racconta di qualcosa di cui abbiamo contezza nel corso della nostra esistenza: la capacità estremamente distruttiva dell’energia femminile, che è in grado di trasformare una madre nel suo opposto, la «madre terribile».
C’è questo aspetto ctonio e terrifico che vive nel femminile. Nel saggio L’archetipo della Madre (1938), Carlo Gustavo Jung descrive l’archetipo del femminile con un elenco di qualità opposte e ambivalenti: accanto a saggezza e protezione, vi è il segreto, l’occulto e il tenebroso, l’abisso e il mondo dei morti, ciò che divora, seduce e intossica, ciò che genera angoscia e ineluttabilità.
Il punto centrale in Jung è proprio questa ambivalenza strutturale: la Grande Madre non è mai solo nutrice, ma sempre anche «madre terribile». E cioè – pensate alla favola di Hansel e Gretel, diviene una strega.
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Per quanto nelle trasposizioni contemporanee, tra teatro e film, la questione sia sorvolata, ricordiamo che Medea , nella mitologia greca, è considerata una strega (φαρμακίς, pharmakís, maga, avvelenatrice) per eccellenza. Medea è nipote di Elios (il Sole) e nipote della maga Circe, sorella di suo padre Eete, re della Colchide. Appartiene quindi a una stirpe direttamente connessa alla stregoneria: è sacerdotessa di Ecate.
Ecate, per la mitologia greca, è la dea della magia, della notte, degli incroci e degli Inferi, protettrice dei passaggi e delle soglie.
La continuità dell’archetipo della figlicida con il mondo delle streghe è dichiarata. Di qui possiamo interrogarci sull’appropriazione che le femministe ancora negli anni della contestazione fecero della questione – «Maschi / Tremate / Le streghe son tornate» – facendo percolare la simpatia per le maghe nel sentire pubblico, per cui, oggi, è impensabile dire pubblicamente qualcosa di diverso da: «le streghe erano solo delle povere donne perseguitate dalla Chiesa e dal patriarcato per la loro libertà, sono vittime di persecuzione bigotta e maschilista, etc.»
Anche qui, guardiamo l’inversione: il carnefice diventa vittima. Perché che le streghe fossero cattive, come nelle favole, era chiaro a tutti. Chi ha parenti non urbanizzati che hanno vissuto il primo Novecento (fino, praticamente, al boom e al disastro sociale conseguente) può confermare che storie sulle streghe di Paese ancora circolavano.
E cosa fanno queste streghe? Malefici, sussurrano, sacrifici animali, forse peggio. Invidiano, maledicono altre donne, altre famiglie. Agiscono la magia (le ligature, si chiamano ancora da qualche parte in Italia) di conseguenza. Ma non solo questo.
È il momento in cui tiriamo fuori il Malleus Maleficarum, il «martello delle streghe», il manuale pubblicato in Germania dall’inquisitore Heinrich Krämer nel 1486, poco prima che lì esplodesse la peste luterana. Leggiamo la Quaestio XI del Malleus, che recita: «quod obstetrices malefice conceptus in utero diversis modis interimunt aborsum procurant et ubi hoc non faciunt demonibus natos infantes offerunt». E cioè: «Le streghe ostetriche in diversi modi uccidono nell’utero i concepiti, provocano l’aborto, e se non fanno questo, offrono ai diavoli i bambini appena nati».
Ebbene, le streghe uccidevano bambini. Erano mammane, e non solo facevano aborti, ma uccidevano i bambini appena nati. Sì, esattamente come succedere per legge o coram populo, ora. Negli anni abbiamo descritto altri sorprendenti parallelismi con il mondo moderno, in ispecie riguardo ai vaccini: il Malleus parla anche di pedofagia stregonesca, i bambini venivano uccisi e mangiati – proprio come nelle favole. I sieri, tra cui quelli anti-COVID, fatti con feti abortiti sono delle pozioni fatte con pezzi di questi bambini sacrificati e resi indegno cibo, inflitto a tutta l’umanità in quello che sappiamo essere un progetto infernale.
Rendere Medea, la mater terribilis, come paradigma della maternità – con lanci pubblici di coriandoli di menadi che inneggiano alla stragista figlicida – significa, più in profondo, cambiare il mondo pure nella sua visione umana. Se anche l’essere che esprime l’amore più puro e gratuito, la madre, diviene mostruosa e assassina, il mondo diventa solo sofferenza e sacrificio al più forte, diventa orrore e piena accettazione del Male inevitabile, divinamente programmato. Ecco la «Natura matrigna» di Leopardi, fatta imparare ai nostri figli da una scuola il cui canone letterario è stato creato ad arte dai massoni.
Il bambino, ragazzo uomo che studia per alla «Natura matrigna» è una creatura pronta a farsi sacrificare, alla madre terribile o a qualsiasi altro dio – incluso il dio vaccino.
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Osannare la madre che uccide i figli è un attacco atto a demolire la legge naturale. È proclamare che l’essere umano, pure nella sua fase più innocente, non è al sicuro mai. Notate: in tutti i casi in cui accade, da Medea alla Clancy e alle sue copycat, il padre, guardiano della sua famiglia, è allontanato per procedere all’assassinio dei bambini. Il padre, il protettore, è escluso per il tempo necessario a eliminare la sua discendenza: il maschio, privato del suo ruolo primigenio di difensore, è punito e umiliato. Anche fuori dalle storie di sangue, lettore può pensare da solo come il divorzio giochi dentro questo disegno malvagio.
Siamo quindi davanti al tratto finale della lotta femminista. Come per Medea, come per le streghe, è il patriarcato ad essere colpito la cuore. E quindi, quello che stiamo vedendo emergere qui, nei fiumi di sangue dei figli uccisi, è un primo assaggio del ritorno del Matriarcato, con la sua violenza crudele ed inspiegabile, la violenza femminile tellurica, la violenza infernale di Ecate. Lasciata libera di scorrere senza più il contrasto del principio maschile, l’energia femminile diviene massacro.
Dovrebbe essere chiaro: se il mondo non torna in sé, quello che stiamo vedendo con il caso Clancy e con gli epigoni non è cronaca nera, è una sbirciata nel futuro mostruoso che ci aspetta.
È l’Umwertung aller Werte, la «trasmutazione di tutti i valori» di cui parlava Nietzsche, chissà perché anche quello fatto studiare nelle nostre aule. Tutto è invertito, persino l’amore materno.
Nel mondo della Necrocultura, le mamme divengono quindi streghe assassine. E non è una metafora, né una fiaba, né un mito. È la nostra realtà.
Roberto Dal Bosco
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Immagine:
Eugène Delacroix (1798–1863), Medea (1838), Palais des Beaux-Arts, Lille
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata
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