Spirito
La Chiesa modernista è un deserto che uccide: l’omelia di mons. Goldade dopo le consacrazioni FSSPX
In occasione dei vespri delle consacrazioni episcopali celebrate a Ecône il 1° luglio 2026, festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, il vescovo Michael Goldade, uno dei quattro nuovi vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ha pronunciato una breve omelia per il suo primo sermone episcopale.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
I vescovi appena consacrati sono profondamente commossi dalla vostra fedeltà, dalle vostre preghiere e dai vostri sacrifici.
Ancor prima delle cerimonie odierne, abbiamo ascoltato numerose testimonianze di preghiere e offerte, alcune davvero eroiche, rivolte ai nuovi vescovi. Vi ringraziamo di cuore.
Poi, durante la cerimonia, durante il lungo momento di ringraziamento, abbiamo potuto recitare il rosario, meditare e vedervi, sotto la pioggia, pregare per i neoeletti. In seguito, mentre passeggiavamo per il piazzale, abbiamo visto i vostri volti pieni di speranza, la vostra fiduciosa aspettativa per il futuro della Chiesa. E, in quel momento forse più che mai, abbiamo avvertito con intensità il peso della responsabilità affidata ai nuovi vescovi.
Vi ringraziamo per le vostre preghiere e i vostri sacrifici e vi incoraggiamo a continuarli.
Inoltre, queste consacrazioni sono segno della vitalità della nostra Santa Madre Chiesa.
Santa Madre Chiesa, Sposa di Cristo, è l’unica a cui sono stati affidati i mezzi per santificare le anime e prepararle al Regno dei Cieli. A lei sola sono stati dati tutti i mezzi necessari alla salvezza delle anime.
Queste consacrazioni ci ricordano la vita e la fonte di vita che si trovano in Nostro Signore Gesù Cristo e nella Chiesa cattolica.
Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica.
Essa lava le anime. Le purifica dal peccato. Le prepara. Le eleva a una santità altissima, fino al martirio, affinché diventino membri della Gerusalemme celeste. E dobbiamo crederci. Dobbiamo avere fede in questa realtà. Certo, oggi vediamo tantissime rovine.
Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa.
Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita.
Questa giornata è dunque un monito alla fedeltà: rimanere fedeli a questo sacro deposito che Nostro Signore ha affidato alla sua Chiesa e che trasmette di generazione in generazione attraverso la Tradizione Apostolica.
In diverse occasioni, nei giorni precedenti queste consacrazioni, ho ricevuto messaggi da fedeli che non fanno parte delle nostre cerchie, persone esterne alla Fraternità e persino al di fuori del mondo della Tradizione.
Hanno espresso tutti lo stesso pensiero, lo stesso sentimento: «la Chiesa ha bisogno di queste consacrazioni».
Questa riflessione mi ha sorpreso, ma dimostra che i credenti che non comprendono necessariamente la complessità del modernismo o la profondità di questa malattia modernista, percepiscono comunque che c’è qualcosa che non va. Si rendono conto che qualcosa sta morendo con questa nuova religione.
E comprendono anche che è la Tradizione che ristora, che è la Tradizione che restituisce la vita. Sì, miei cari fedeli, abbiamo bisogno di queste consacrazioni. Dobbiamo continuare questa sacra eredità che l’arcivescovo Lefebvre ci ha trasmesso dalla nostra Santa Madre Chiesa.
Vi incoraggio anche voi a rimanere fedeli, a mantenere fedeli le vostre famiglie, a rimanere legati a queste sante istituzioni, a queste sacre istituzioni: la Santa Messa, i sacramenti. Non abbandonatele mai.
Se rimarrete fedeli a questi principi, vedrete frutti magnifici nelle vostre famiglie, uno sviluppo meraviglioso nelle vostre parrocchie, nelle vostre scuole, e molte vocazioni.
Vedrete molti giovani desiderosi di sacrificarsi per la nostra santa Madre Chiesa, desiderosi di donarsi interamente a lei.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine screenshot da YouTube
Spirito
«Assunzione, rigenerazione, garanzia della nostra stessa risurrezione»: Omelia di mons. Viganò nella festa dell’Assunta
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella festa dell’Assunzione della Vergine Maria
TU HONORIFICENTIA POPULI NOSTRI
Omelia nell’Assunzione della Beatissima Vergine Maria
Signum magnum apparuit in cælo:
mulier amicta sole, et luna sub pedibus ejus.
Un segno grande apparve nel cielo:
una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.
Ap 12, 1
In questo giorno santo in cui la Chiesa — quella di sempre, non quella schiava del mondo, che ha creduto di poter riscrivere anche la lode dovuta alla Madre di Dio — innalza il suo canto dinanzi al mistero dell’Assunzione, permettetemi di condurvi non a una pia commozione passeggera, ma a quella roccia di dottrina sicura su cui i Padri, i Dottori e i Sommi Pontefici hanno edificato, per secoli, la nostra certezza.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Viterbo, 15 Agosto MMXXVI
In Assumptione Beatæ Mariæ Virginis
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Spirito
La Reja: 12 seminaristi FSSPX hanno preso la tonaca
Nella festa dell’Assunzione, il 15 agosto 2026, dodici seminaristi del Seminario Internazionale di Nostra Signora Corredentrice di La Reja, in Argentina, hanno ricevuto la tonaca da padre de Lassus, direttore del seminario. Provenienti da dieci paesi diversi, hanno così compiuto un passo significativo nel loro percorso di formazione al sacerdozio.
Oggi, 15 agosto, festa dell’Assunzione della Vergine Maria, il seminario La Reja è stato pervaso dalla gioia. In primo luogo per la festa che stavamo celebrando, ma anche, in stretta connessione con il mistero dell’Assunzione, in occasione dell’investitura di dodici seminaristi dell’anno di spiritualità, provenienti da diverse parti del mondo.
Un cileno, un peruviano, un colombiano, due messicani, tre brasiliani, un filippino, un argentino, un ecuadoriano e un cubano hanno ricevuto l’abito ecclesiastico dalle mani del reverendo padre de Lassus, direttore del seminario.
Questa cerimonia, che segna in modo chiaro, significativo e profondo ogni seminarista durante gli anni di formazione, manifesta e chiede a Dio la grazia di abbandonare il mondo e donarsi interamente al Signore. Come la talare ricopre tutto il corpo, così l’intera persona deve essere avvolta da Cristo per rivestirsi della vita di grazia, simboleggiata dalla cotta bianca che il seminarista indosserà sopra l’abito clericale nero.
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Questi seminaristi hanno ricevuto oggi un dono molto speciale, ma anche una grande responsabilità. Ovunque andranno, saranno d’ora in poi ambasciatori di Colui che hanno scelto. Non si tratta di un’investitura volta a mettere in risalto meriti personali o onori individuali: tutto è ordinato al Signore, alla Sua gloria e al Suo regno in mezzo al popolo. Questi seminaristi ricevono la missione di manifestare pubblicamente la loro offerta alla divina Volontà, come rivelata nella Rivelazione e nella Tradizione trasmesse dagli Apostoli.
Sono stati indetti tre giorni di ritiro spirituale per preparare le loro anime a ricevere questo dono; è stato un vero e proprio tempo di grazia. Santa Messa, adorazione eucaristica, preghiera liturgica e personale, silenzio, meditazione e riflessione su questa fase della loro vita da seminaristi hanno scandito questi giorni. Durante questo periodo, ciascuno ha anche beneficiato della guida e del sostegno dei professori. Infine, come grazia speciale, l’ultima conferenza è stata tenuta dal priore del priorato di Buenos Aires, padre Luiz Camargo.
Oggi, Nostro Signore, che si è degnato di rivestirsi della nostra umanità, ha benedetto, per mano del direttore del seminario, le tonache con cui questi seminaristi sono stati rivestiti: affinché si rivestano di povertà, innocenza e rinuncia, e muoiano a tutto ciò che si oppone al regno di Nostro Signore; affinché, con la santità della loro vita, gli uomini siano spinti a cercare le cose del Cielo e, con le loro azioni, glorifichino la grandezza, la giustizia e la bontà di Dio.
Nessun cattolico ben formato può negare i tempi bui che stiamo vivendo. Perciò affidiamo alle vostre preghiere la perseveranza di ciascuno dei seminaristi della nostra casa di formazione sacerdotale, e in particolare di coloro che oggi hanno compiuto questo importante primo passo. Possano rimanere sempre fedeli e trovare la loro gloria nella Croce del nostro Redentore.
«Mihi autem absit gloria in cruce Domini nostri Iesu Christi, per quem mihi mundus crucifixus est et ego mundo».
«Quanto a me, quanto a me, non sia mai che io mi vanti se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo è stato crocifisso per me e io per il mondo» (Galati 6,14).



Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine fa FSSPX.News
Occulto
Mons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa
A Cusco, nei giorni scorsi, in preparazione al prossimo viaggio di Leone in Perù, alti prelati della chiesa sinodale hanno preso parte — non come spettatori distratti, ma come partecipanti attivi — a un rito pagano di invocazione all’idolo infernale della Pachamama. È lo stesso… pic.twitter.com/VbRfyCpnFr
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) August 20, 2026
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