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Misteri, complotti e stranezze dell’ultimo attentato a Trump

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D’un tratto, la stampa mondiale s’è svegliata complottista. Chi ha visto i giornaloni italiani (perfino) avrà notato: l’ultimo attentato a Trump è stato una messa in scena, fanno capire, tra occhiolini e gomitatine al lettore.

 

Massì dai: Trump vuole una nuova Sala da Ballo per la Casa Bianca, indi per cui ecco che ha usato il suo tentato omicidio alla White House Corrispondent Dinner (evento secolare, dove il presidente USA in smoking si incontra con i giornalisti, e pletore di celebrità varie ed avariate, per scherzare e farsi scherzare) come casus belli per il suo appetito architettonico: un giudice ha bloccato i lavori della nuova ala del Palazzo, dove dovrebbe sorgere un salone per ricevimenti dedicato a Charlie Kirk.

 

Si parlava l’anno scorso dell’ascesa di BlueAnon, nome con cui si indicava i complottismo di sinistra, imperante in certi social pro-democrat (come Blue Sky) che sparavano teorie ancora più allucinanti di quelle di QAnon. Ora ad essere blueanonizzata è l’intero establishment: tutti a puntare il dito contro la povera Karoline Leavitt, la portavoce molto incinta della Casa Bianca.

 

Nell’anticipare alla TV i contenuti del discorso del presidente – che in genere alla WHCD è ben divertente – aveva detto che «there will be shots fire», cioè «saranno sparati dei colpi». Sapeva qualcosa e voleva rivelarlo in mondovisione tutta tirata in abito da sera? Oppure si è trattato di un’espressione invecchiata mostruosamente nel giro di poche ore, come si è chiesto Tucker Carlson?

 

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I guai per la portavoce mica finiscono lì. Dopo l’allarme, una giornalista di Fox, presente sul posto, si collega al telefono con la diretta TV, e racconta di aver parlato col marito della Leavitt, il palazzinaro Nicholas Riccio (32 anni più anziano, ricordiamo en passant) che avrebbe detto alla Leavitt di «fare molta attenzione stasera». La linea, bizzarramente, cade mentre la corrispondente cerca di dire qualcosa di più.

 

 

Il giornalistone sincero democratico ha delle certezze: era tutto falso, guardate come fanno scappare via prima il vicepresidente Vance e poi Trump, che in effetti non pare fare un plissé (è abbastanza abituato, oramai). In realtà, non sembrano impanicati nemmeno gli ospiti, che hanno offerto l’immagine più plastica del loro mestiere: eccoteli beccati che, mentre uomini armati salgono sul palco per controllare la sala, si lanciano nella razzìa delle bottiglie di champagne. Si tratta della sintesi visiva migliore del mestiere del giornalismo oggi.

 

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Prima di procedere, vorremmo ricordare che fu a quella stessa cena che di fatto cominciò, sempre a partire da teorie della cospirazione discusse e derise, l’era politica di Trump. Nel 2011 The Donald era uno degli ospiti, e Obama, nel suo discorso che voleva essere divertente, si indirizzò direttamente a lui, canzonandolo perché notoriamente dubbioso sul certificato di nascita del presidente di padre kenyota (e mamma probabilmente CIA) cresciuto in Indonesia, Pakistan etc.

 

All’epoca Trump era il protagonista della trasmissione TV più popolare del Paese. Obama, rivolgendosi direttamente al biondo ospite, lo derise come complottista, paragonandolo a quelli che non credono allo sbarco sulla Luna . «Cosa è davvero accaduto a Roswell?» andò avanti il presidente negro tra le sghignazzate. «Dove sono Biggie e Tupac?», cioè i due rapper spariti probabilmente in faide tra ghenghe di cantanti-spacciatori afroamericani.

 

Battute scadute in maniera drammatica: a non credere allo sbarco sulla Luna ora sono in moltissimi, oggi. Di Roswell e gli UFO proprio Obama si è messo a parlare di recente, mentre è sparito nel nulla, con un’altra diecina di scienziati, un generale dell’aeronautica che lavorava nel mitico Hangar 18. Mentre riguardo ai neri morti, sappiamo che con la storia di Puff Daddy, da alcuni sospettato di essere il mandante, è emerso un giro epsteinante incredibile.

 

 

Insomma, meglio non ridere di certi misteri. E, aggiungiamo, anche di Trump. Chi lo derideva, come il presidente dalla sessualità discussa, poi se l’è ritrovato alla Casa Bianca. Questa però è un’altra storia.

 

Ci sono incongruenze maggiori. La prima è un tweet risalente al 2023, da parte di un utente sconosciuto che non ha postato altro, che non segue nessuno, che non fa nulla. Si chiama Henry Martinez.

 

L’unico tweet del tizio, con Pepe, il meme del rospo trumpiano, come foto di profilo, ha solo due parole: nome e cognome dell’attentatore.

 


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Osserviamo meglio. Il rospo del profilo è in smoking, esattamente come Trump. Il post non ha nulla: né hashtag, né trend, né contesto.

 

Tutto questo è ovviamente allucinante. Ma in Italia abbiamo la fortuna di avere David Puente, il mitico debunker che lavorava per Casaleggio prima e per Mentana poi, che c’ha la spiega in canna: «Questa tecnica è ben nota: 1) crea un account 2) imposta il profilo come privato con post nascosti 3) scrivi post con nomi o eventi (ad esempio, la data della morte del Papa) 4) se l’evento si verifica, cancella tutto il resto e lascia solo il post corrispondente 5) rendi pubblico il profilo 6) il profilo diventa virale e guadagna follower Quanti post ha l’utente? Solo uno: quello con il nome».

 

Genio. Ricordiamo il Puentes quando tentò di smontare, dal suo computerino, l’inchiesta di mesi di Seymour Hersh, premio Pulitzer, 60 anni di mestiere, fonti abissali dentro gli apparati americani, sul bombardamento del Nord Stream da parte di Biden. Lo avevamo apprezzato ancora quando – un po’ come Cato, il domestico dell’ispettore Closeau, addestrato ad attaccare chiunque entrasse, compreso lo stesso padrone di casa – quando si scagliò contro la sua stessa testata, Open, caduta in una fake news antirussa a caso, quella delle code di russi alla dogana con la Finlandia.

 

Con buona pace del David, spunta un’altra cosa ancora. L’immagine di copertina della pagina X (allora Twitter) di Martinez è uno strano insieme di colori digitali. Alcuni dentro – pareidolia, può dire lo scettico – ci vedono dentro una foto. L’immagine iconica di Trump che alza il braccio sotto la bandiera americana dopo l’attentato di Butler, Pennsylvania.

 

 

Qui si va verso la fantascienza: impazziscono, a questo punto, i forum reddit riguardanti il viaggio nel tempo. Tuttavia, nel concreto, la fantascienza più oscura, quanto concreta, fa capolino dietro alla figura dell’attentatore.

 

Non si tratta di un ebete qualsiasi, di quelli visti berciare e picchiare la gente in Minnesota in protesta con l’espulsione dei clandestini. Cole Allen, che si definisce «mezzo bianco e mezzo nero» (rara avis: prendete lo stesso Obama, cresciuto da mamma e nonni bianchissimi ma autodefinentesi afro) ha studiato in una delle università più prestigiose ed esclusive del pianeta, il politecnico californiano Caltech. Si tratta dell’accademia che fornisce gli scienziati alla NASA, che ha un’amplissima base a Los Angeles.

 

Non solo: l’Allen ha fatto una interneship presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL), il centro di ricerca a finanziamento federale che sviluppa i missili per lo spazio. Il lettore di Renovatio 21 conosce la storia: il JPL fu fondato dal giovane pioniere della missilistica Jack Parsons, la cui matrice culturale era fatta dapprima dalla protofantascienza dei racconti nelle rivista pulp del primo Novecento, poi dalla cosiddetta religione di Thelema: Parsons era il più prominente discepolo americano dell’inventore del satanismo moderno Aleister Crowley.

 

Una serie TV di un lustro fa chiamata Strange Angel, realizzata con piglio viscontiano e poi cancellata dalla rete, raccontava la vita di Parsons dagli esordi (dove bazzicava proprio il Caltech) ai megacontratti con l’aeronautica americana in guerra col Giappone, mentre la fede crowleyana lo impegnava in orge e banchetti con ogni freak della zona – compare nella sua villa, ad un certo punto, il fondatore di Scientology, allora semplice scrittore di sci-fi, L. Ron Hubbard – e riti esoterici complessi (la cosiddetta «messa cattolica gnostica»).

 

Ebbene sì: la conquista dello spazio da parte degli USA non solo è stata resa possibile dagli scienziati nazisti importati a fine conflitto con l’Operazione Paperclip, ma è stata iniziata da un vero e proprio zelota del satanismo applicato, che più tardi nella vita, prima di morire nel 1952 a 37 anni a causa di una violenta esplosione nel suo laboratorio casalingo a Pasadena, era stato ingaggiato dal neonato Stato di Israele, mentre di suo lavorava all’avvento dell’anticristo sulla Terra («il lavoro di Babalon», secondo il suo linguaggio).

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Come riportato da Renovatio 21, le storie attorno al JPL e alla vicenda di Parsons sono tornate alla ribalta negli ultimi mesi a causa della sequela di scienziati ed esperti di tecnologia avanzata (aerospazio, fusione, forse persino retroingegneria UFO) non più negabile, al punto che persino Trump ne ha parlato e l’FBI ha cominciato ad indagare. Le antenne si sono alzate, inoltre, quando il vicepresidente JD Vance ha dichiarato di credere che gli UFO siano in realtà demoni, una teoria che avanza sempre più nella neodestra americana.

 

Se un collegamento tra l’attentatore e il lato oscuro della NASA può sembrare tenue, più preoccupante è quello che riguarda il «mago» che era esattamente al fianco di Trump quando è scoppiato l’allarme in sala.

 

Parliamo di Oz Pearlman, un «mentalista» – cioè una sorta di prestigiatore che indovina le cose – che aveva fatto molto parlare di sé nell’ultimo anno. Nel 2025 il Pearlman era stato ospite del primo podcast del mondo, The Joe Rogan Experience, dove aveva sconvolto – ed irritato assai – il suo ospite.

 

Il mentalista, fronte alta e sorrisone viscido che hanno un po’ tutti quelli del mestiere (ricordiamo le antiche apparizioni in RAI di Uri Geller, quello, conterraneo del nostro, che piegava i cucchiaini), chiede a Rogan di pensare al PIN della sua carta, ma di dirgli un altro numero da lui inventato: il Pearlman dice che è in grado di indovinarlo. Rogan dapprima rifiuta, poi accetta di farselo scrivere su un foglietto nascosto al pubblico.

 

Rogan quindi fornisce il codice «falso»: 2020 (in American i PIN hanno quattro cifre). Pearlman comincia a sparare una serie di spiegazioni francamente poco credibili – i maschi mentono sparando numeri più piccoli, assicura, e poi lui è in grado di prendere dati dalla reazione corporale di Rogan… – poi mostra al podcaster un foglietto.

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«È questo il tuo PIN», chiede il prestigiatore. «Sì, lo è» dice Rogan con espressione molto infastidita. «La cosa è che lo ho ricevuto per mail. Questa cosa non mi piace» dice il podcasterro al limite dell’imbarazzo e del fastidio.

 

A questo punto alcuni rivelano un possibile trucchetto dietro le capacità incredibili del mentalista: il Pearlman è un sabra, ossia un ebreo nato in Israele. Il padre ingegnere, emigrato nel 1985 negli USA, aveva il ruolo di tenente comandante nella marina israeliana. A questo punto si scatena la rete: un’informazione del genere la può aver ottenuta tramite database che gli hacker di Stato israeliano bucano come vogliono. È il pensiero di Alex Jones – recentemente dissato come «stupido» e «in bancarotta» dal presidente stesso – che assicura che il suo amico Rogan non metterebbe mai in scena una cosa del genere, e che non vi è altra spiegazione possibile.

 

E quindi, cosa sta succedendo? L’israeliano va nel podcast più seguito al mondo, ospitato da un uomo di cui tutti si fidano – onesto, diretto, intelligente, diligente: il sogno dell’americano medio odierno – ad umiliarlo dimostrandogli che nemmeno il suo conto in banca è al sicuro?

 

Cos’era, un messaggio, neanche tanto subliminale, a tutta la popolazione mondiale?

 

Domande che fioccavano già giorni fa. Poi arriva il nuovo attentato e, indovinate chi era esattamente al fianco di Trump nel momento del parapiglia?

 

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Massì, lui, il mago Pearlmanno, in piedi tra il presidente e Melania, con in mano un fogliettino per un giochetto suo.

 

Nel momento in cui non è più controverso dire che Trump è stato dirottato da Netanyahu nell’avventura disastrosa della guerra iraniana – e i meme sono inclementi –, nell’ora in cui apertis verbis improvvisamente si può parlare della sudditanza del gigante USA verso il nano Israele, dobbiamo pensare che sia una coincidenza?

 

O per caso era anche questo qui un messaggio preciso?

 

Carlson e tutta la fazione in rivolta contro la guerra in Iran – come il dimissionario capo dell’antiterrorismo Joe Kent – iniziano ad essere poco criptici: perché hanno bloccato le indagini sull’eventuale influenza straniera nell’attentato di Butler e nell’assassinio di Charlie Kirk?

 

La base MAGA, o ex MAGA, pure ribolle. Marjorie Taylor Green ha rilanciato negli scorsi giorni un lungo post su X di una politica locale repubblicana che racconta dei dubbi che comincia ad avere rispetto a Butler, in particolare dice di aver incontrato con altri colleghi Trump poco dopo l’attentato, e questi avrebbe fatto un discorso strano, dicendo che non avrebbe mai più parlato dell’accaduto.

 

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Di fatto le indagini – anche nel caso dell’altro attentatore, il filo-ucraino oltranzista Ryan Routh – sono mancate (il figlio però è stato subito arrestato per pedopornografia), e le pochissime cose che ci erano state dette sull’attentatore, Thomas Crooks, erano false: non era vero, ad esempio, che il nostro non aveva alcuna traccia in rete. Perché, quindi, questo insabbiamento? Perché la stessa vittima dell’attentato non vuole parlarne, né cercare la verità? Qui mancano davvero dei tasselli.

 

C’è molto che non sappiamo, ma possiamo immaginare. Una forza oscura, e millenaria, si muove sulla scena, ora in modo tracotante, al punto da lasciarsi vedere. È un grande errore. Ma, nel paradosso, una buona notizia per l’umanità.

 

Obbliga il nemico a rivelarsi, dice Sun Tzu. Il nemico, tra misteri e bizzarrie, tra stragi ed atti sorverchianti, si sta rivelando. Forse perché sa di avere poco tempo, il suo regno è in scadenza. E quindi, ha perso la saggezza, e la strategia.

 

No, il nemico non è più lucido. La sua hybris trascina nell’abisso anche Trump. Che con grande probabilità sapeva, ma, come in una storia antica, è comunque andato incontro alla sua tyche, al fato molesto che consegue alla sua scelta scellerata.

 

Più che una teoria della cospirazione, è una tragedia classica.

 

Roberto Dal Bosco

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Il Congresso USA discute del progetto MK Ultra

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La deputata repubblicana floridiana Anna Paulina Luna ha tenuto martedì un’audizione per fare luce sul progetto MKULTRA lanciato dalla CIA e volto a sviluppare metodi di controllo mentale.   Martedì scorso , presiedendo la task force della Commissione di vigilanza della Camera sulla declassificazione dei segreti federali, Luna ha ascoltato le testimonianze di persone che hanno descritto dettagliatamente come la CIA, negli anni Cinquanta, conducesse segretamente esperimenti illegali su soggetti umani ignari, inducendo stati mentali alterati attraverso la tortura psicologica e somministrando droghe come l’LSD, che permettevano di impiantare falsi ricordi e, in ultima analisi, di programmare le loro menti, anche per commettere omicidi.     «Il Progetto MKULTRA non è stato un fallimento politico o un programma eccessivamente zelante sfuggito di mano», ha dichiarato Luna. «Si è trattato di un’operazione governativa deliberata e sistematica che ha sottoposto cittadini americani, prigionieri, pazienti ospedalieri, veterani e persone comuni a LSD, elettroshock, ipnosi, privazione sensoriale e tortura psicologica a loro insaputa e senza il loro consenso».  

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L’avvenente deputata ha sottolineato il coinvolgimento del dottor Sidney Gottlieb, che un testimone ha definito il «Mago Nero», e ha evidenziato come la CIA avesse in seguito ordinato la distruzione della documentazione relativa al progetto MKULTRA. Questo fino a quando, nel 1977, un archivista non si imbatté in sette scatole contenenti i documenti finanziari del programma, sopravvissuti a un incendio ma archiviati in modo errato.   «Quelle sette caselle contenevano i nomi delle istituzioni, i nomi dei sottoprogetti, i ricercatori che vi avevano partecipato, l’operazione specifica che la CIA aveva finanziato e, senza di esse, la stragrande maggioranza del progetto MKULTRA sarebbe rimasta solo una voce», ha affermato la Luna.   «Vorrei essere chiara su ciò con cui credo che abbiamo a che fare qui», ha continuato. «Somministrare farmaci alle persone a loro insaputa e senza il loro consenso, sottoporre gli esseri umani a torture psicologiche e utilizzare prigionieri e pazienti ospedalieri come soggetti di ricerca senza il loro consenso. Questi sono crimini contro l’umanità».   Testimoniando davanti alla Commissione, Stephen Kinzer, autore del libro sul Gottlieb Poisoner In Chief, ha osservato che la CIA gli aveva sostanzialmente concesso una licenza di uccidere, aggiungendo che il numero di americani sacrificati al progetto MKULTRA potrebbe non essere mai noto.   «Nel 1951 la CIA assunse Gottlieb e gli affidò il compito di avviare quello che sarebbe diventato il progetto MK-ULTRA. Gottlieb era convinto che, per trovare un modo per impiantare una nuova mente nel cervello di una persona, fosse prima necessario distruggere la mente già presente. Nella sua ricerca di metodi per distruggere la mente e il corpo umano, MKULTRA condusse gli esperimenti più estremi mai effettuati su esseri umani da un’agenzia governativa statunitense. A tutti gli effetti, si tratta di torture mediche. Questi esperimenti ebbero luogo in prigioni, cliniche e rifugi sicuri negli Stati Uniti, in Europa e in Asia».  

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«Gli ufficiali del progetto MK-ULTRA erano autorizzati a recarsi all’estero, preferibilmente in Paesi sotto occupazione statunitense, formale o informale, e a chiedere alla stazione locale della CIA di fornire loro “sacrificabili”, ovvero esseri umani la cui scomparsa non avrebbe destato sospetti. Gottlieb possedeva di fatto una licenza di uccidere rilasciata dal governo statunitense. Non si conoscono né il numero delle vittime del progetto MK-ULTRA né il numero di coloro che furono sottoposti a esperimenti mortali».   Il giornalista investigativo Tom O’Neill, noto per il molto popolare libro sugli omicidi Manson Chaos, ha testimoniato in merito al coinvolgimento dello psichiatra Louis Jolyon West nel perfezionamento dei metodi di controllo mentale del progetto MKULTRA, illustrando i suoi legami con gli omicidi di Charles Manson nel 1969 e con Jack Ruby, l’assassino di JFK Lee Harvey Oswald.   «Appena tre anni dopo aver stretto un accordo con la CIA, West riferì di aver sviluppato, somministrando “LSD” e altre “nuove droghe” che “accelerano l’induzione dello stato ipnotico e approfondiscono la trance che può essere prodotta in determinati soggetti”, la capacità di sostituire i “veri ricordi” con “falsi” in una persona senza che questa ne sia consapevole».  

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«“In altre parole”, ha spiegato, “si è scoperto che è possibile prendere il ricordo di un evento specifico nella vita di un individuo e, tramite suggestione ipnotica, far sì che in seguito ricordi consapevolmente che quell’evento non è mai realmente accaduto, ma che un altro evento (fittizio) è invece avvenuto”».   O’Neill ha inoltre evidenziato una lettera del 1953 di West a Gottlieb in cui «delineava gli obiettivi, i mezzi e i metodi degli esperimenti che West intendeva condurre su soggetti umani inconsapevoli presso la base aerea di Lackland, vicino a San Antonio, in Texas, dove era primario di psichiatria presso l’ospedale della base».   Lo scrittore ha fatto notare che meno di un anno dopo la lettera, un sergente dell’aeronautica militare in servizio presso la base, senza precedenti di violenza o criminalità, rapì e uccise una bambina di tre anni nei pressi della base aerea.   «L’aviatore, un militare decorato, marito e padre di due figli di nome Jimmy Shaver, si avvicinò alla squadra di ricerca che aveva trovato la bambina e chiese loro dove si trovasse e come fosse arrivato lì. I testimoni, compresi i poliziotti militari che lo arrestarono, descrissero Shaver come stordito e apparentemente in trance. Sua moglie riferì che non l’aveva riconosciuta quando era andata a trovarlo in prigione quella sera», ha raccontato O’Neill.   Durante il processo a Shaver, venne poi rivelato che «era stato ricoverato presso l’ospedale della base, sottoposto a un trattamento sperimentale per emicranie debilitanti», e che West era stato incaricato come suo perito psichiatrico. «Quattro anni dopo, fu giustiziato, insistendo fino alla fine di non ricordare di aver commesso il crimine per cui era stato condannato», ha affermato O’Neill.   Come riportato da Renovatio 21, era stato, ancora in età adolescenziale, una vittima del progetto MK Ultra Ted Kaczynski, detto Unabomber. Ancora ragazzino, era   Appena entrato sedicenne ad Harvard, il piccolo, geniale Kaczynski fu sottoposto ad un mostruoso esperimento psicologico che durò tre anni, dal 1959 al 1962.   Della crudeltà di questo evento parla in Harvard and the Unabomber di Alston Chase e riassunto in Mind Wars: Brain Research and the Military in the 21st Century («Guerre mentali: la scienza del cervello e l’esercito nel 21° secolo») di Jonathan Moreno, filosofo e bioeticista americano figlio del padre della tecnica psicoterapica dello psicodramma Jacob Levy Moreno. Della faccenda parla anche il recente libro sui crimini medici, The Icepick Surgeon: Murder, Fraud, Sabotage, Piracy, and Other Vile Deeds Perpetered in Name of Science («Il chirurgo con il rompighiaccio: omicidio, frode, sabotaggio, pirateria e altri atti vili perpetrati in nome della scienza»).

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L’esperimento di Harvard cu fu sottoposto il minorenne Kaczynski mirava alla decostruzione psichica dei giovani, utilizzando un’intensa umiliazione, provocando loro un forte stress.   L’esperimento – ma sarebbe più corretto dire la tortura – era in gestione a Henry A. Murray, uno psichiatra proveniente dal patriziato di Nuova York, noto per i suoi interessi junghiani e per aver supervisionato nel 1960 gli esperimenti harvardiani con droghe psichedeliche del collega psichiatra Timothy Leary, poi divenuto trafficante latitante e guru della controcultura drogastica degli anni Sessanta.   Murray aveva conseguito il dottorato in biochimica presso l’Università britannica di Cambridge. Nel 1937 divenne direttore della Harvard Psychological Clinic e l’anno successivo fu consulente per il governo britannico, istituendo il loro comitato di selezione degli ufficiali. Durante la seconda guerra mondiale Murray aveva lasciato Harvard e lavorato come tenente colonnello per l’Office of Strategic Services (OSS) – l’organizzazione che sarebbe stata poi chiamata «CIA».   Il lavoro di Murray per i servizi segreti angloamericani ha lasciato il segno. James Miller, responsabile della selezione degli agenti segreti presso l’OSS durante la seconda guerra mondiale, ha affermato che il test della situazione di Murray è stato utilizzato dal British War Officer Selection Board e poi dall’OSS per valutare potenziali agenti. Varie fonti sostengono che in seguito i suoi esperimenti sarebbero stati parte del progetto MK Ultra.   Dalla fine del 1959 all’inizio del 1962, l’operazione di Murray selezionò 22 studenti universitari di Harvard e cercò di misurare le loro risposte allo stress estremo.   Murray affermava di sottoporre le sue cavie umane ad attacchi «veementi, radicali e personalmente offensivi”. La sua esperienza avrebbe specificamente adattato la decostruzione psichica all’ego, alle idee care e alle convinzioni dell’individuo. Successivamente, chiedeva ai soggetti di vedere ripetutamente il filmato di se stessi che subivano abusi.   Kaczynski aveva 17 anni quando iniziò l’esperimento triennale. Secondo quanto mostrato anche nella riuscita serie TV Manhunt: Unabomber, Murray si era prima ingraziato il ragazzino, divenendogli amico – qualcosa di assolutamente importante per un bambino prodigio nemmeno maggiorenne, e di famiglia non abbiente come quelle dei rampolli che solitamente finiscono senza meriti Harvard, che era appena arrivato nel contesto del campus, lontano dai suoi cari e con chissà quali ansie.   Murray incoraggiò il giovane Ted a scrivere le sue idee, per poi complimentarsi con lui, e stabilire un rapporto estremamente amicale. Nell’esperimento, poi, lo psichiatra capovolgeva la situazione, dava appuntamento in uno spazio chiuso al ragazzino dove lo insultava, assieme ad altre persone, dicendo che il suo pensiero non valeva niente, e arrivando a dirgli – secondo quanto riportato – che anche sua madre non aveva considerazione di lui.   Sono state fatte ipotesi anche sul coinvolgimento dell’MK Ultra nella vita di Mark Chapman, l’assassino del cantante John Lennon.

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Come riportato da Renovatio 21, sono stati portati all’opinione pubblica in questi anni esperimenti MK Ultra svolti dalla CIA che comprendevano dosare LSD a cittadini inconsapevoli ed altri esperimenti su bambini danesi, nonché altre torture al di fuori di ogni possibile etica medica.   Da notare come Robert Kennedy jr., dopo una visita in carcere, ha dichiarato di non credere nella colpevolezza dell’assassino condannato per la morte del padre, Robert Kennedy sr., già segretario alla Giustizia nel governo di John Fitzgerald Kennedy e candidato alla presidenza USA quando venne ucciso a Los Angeles nel 1969. La tesi circolante è quella secondo cui il killer condannato, il palestinese Sirhan Sirhan, abbia agito in una sorta di ipnosi, e non abbia inferto al politico americano il colpo fatale.   Da notare come due anni fa la CIA abbia negato di aver utilizzato la programmazione di controllo mentale MK-Ultra sull’attentatore di Trump al comizio di Butler, Pennsylvania, il misterioso ventenne Thomas Matthew Crooks.   «Queste affermazioni sono totalmente false, assurde e dannose», aveva detto un portavoce della CIA a Wired . «La CIA non ha avuto alcun rapporto con Thomas Crooks. Per quanto riguarda MK-Ultra, il programma della CIA è stato chiuso più di 40 anni fa e le informazioni declassificate sul programma sono disponibili al pubblico su CIA.gov».  

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L’esorcista: l’ossessione per gli alieni è un tentativo di «sostituire il cristianesimo»

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Il noto esorcista statunitense padre Chad Ripperger ha affermato durante un recente podcast che l’obiettivo della narrativa sugli alieni è «soppiantare il cristianesimo». Lo riporta LifeSite.

 

Durante una discussione su alieni e demoni con il podcaster cattolico Timothy Gordon e l’ospite del podcast Quite Frankly, padre Ripperger – ad oggi il più ascoltato esorcista d’America – ha confermato una correlazione tra l’occulto e le segnalazioni di alieni, quando Frank glielo ha suggerito.

 

Uno dei segnali del legame tra «alieni» e demoni è la presunta storia di questi esseri extraterrestri, che offre una «spiegazione alternativa» della creazione dell’universo, secondo la quale gli alieni sarebbero venuti sulla Terra e ci avrebbero «generati» come prole. Questa idea esclude la comprensione biblica del peccato originale e di Adamo ed Eva, ha osservato padre Ripperger.

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Un altro indicatore del loro legame con il demoniaco è l’idea che gli alieni siano «venuti a salvarci da noi stessi» e a illuminarci con nuove conoscenze affinché possiamo «rimetterci in riga».

 

«L’obiettivo finale è quello di soppiantare il cristianesimo e il modo in cui comprendiamo… il rapporto tra l’uomo e Dio», ha affermato don Ripperger, che ha sottolineato come un numero significativo di persone che riferiscano di aver vissuto esperienze di rapimento alieno o di aver avvistato UFO affermano che, non appena invocano il nome di Cristo, Gesù, gli alieni scompaiono, evaporando nel nulla.

 

«Questo ci indica che c’è qualcosa di collegato all’occulto in qualche modo in relazione a tutto ciò», ha commentato l’esorcista, affermando che durante gli esorcismi i volti delle persone possedute spesso si trasformano in forme diverse, assumendo ad esempio l’aspetto di un animale. Numerosi esorcisti hanno riferito di aver visto i volti delle persone possedute trasformarsi in forme aliene, con una fronte e occhi enormi, mentre il demone che abitava la persona si riferiva a se stesso come un «Grigio». Questo è significativo perché coloro che affermano di aver incontrato esseri extraterrestri spesso li descrivono come «Grigi», esseri umanoidi con teste grandi che comunicano telepaticamente.

 

Tendono a dire all’esorcista che assiste all’incontro di essere un essere a metà tra gli angeli e gli uomini, né buono né cattivo, ha affermato padre Rippergerro, il quale ha insinuato che si tratti di una menzogna e di un tentativo di copertura per il demone.

 

Più avanti nella discussione, Gordon ha menzionato la rimozione di monsignor Stephen Rossetti dall’incarico di esorcista nell’arcidiocesi di Washington da parte del Cardinale Robert McElroy, per aver affermato che i demoni possono camuffarsi da alieni o UFO.

 

Don Ripperger ha fatto notare che lui stesso aveva espresso la stessa opinione a monsignor Rossetti più di un anno prima, così come avevano fatto almeno altri sei esorcisti in tutto il mondo, in una credenza che sembra diffusa e persistente tra gli operatori dell’esorcistato, in un contesto in cui certa parte della destra cristiana americana (sia cattolica che ortodossa che protestante) sembra aver abbracciato l’idea, che in USA e in Europa aveva già nello scorso secolo una certa letteratura, secondo cui gli UFO potrebbero essere manifestazioni di forze infernali – al punto che è emerso che il governo americano starebbe organizzando sessioni di preparazione con i pastori protestanti invitandoli a preparare le loro congregazioni alla prossima divulgazione di informazioni riguardanti la vita aliena e astronavi non identificate, che potrebbero mettere in crisi la fede cristiana.

 

«Dal punto di vista ecclesiastico, sembrava solo una scusa per sbarazzarsi di Monsignor Rossetti», ha detto don Ripperger. «La mia impressione è che fosse stato condannato per qualcosa che era l’opinione comune della maggior parte degli esorcisti, cosa che mi ha piuttosto sorpreso».

 

Non è raro che coloro che credono negli alieni percepiscano la loro esistenza come una minaccia alla religione cristiana. Il regista Steven Spielberg ha avvertito che il suo recente film Disclosure Day avrebbe «scosso la fede» dei cristiani perché racconta di otto decenni in cui il governo statunitense ha nascosto le prove di visite aliene.

 

Si tratta di un’operazione portata innanzi per decadi dallo Stato Profondo USA e dal suo braccio propagandistico principale, Hollywood.

 

Il ruolo attivo di operatori politici del Deep State americano come C.D. Jackson (190 –1964) – assistente speciale del presidente Eisenhower ed esperto di guerra psicologica nella Seconda Guerra Mondiale nonché dirigente del gruppo mediatico Time Inc. – in film di fantascienza hollywoodiane può essere ascritto a tale programma di decristianizzazione delle masse.

 

Il film Ultimatum alla Terra (1951), prodotto da Darryl Zanuck, considerato un «amico» da Jackson, esemplifica bene l’idea di inserire nella cultura popolare elementi di «acclimatazione» ad una futura «religione UFO» di carattere antibiblico: un gigantesco robot distruttore chiamato Gort arriva sulla Terra, ma un alieno di fattezze umane, tale Klaatu, lo implora di desistere.

 

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L’alieno, a cui le autorità non credono quando parla del rischio che corre la terra se continua con le sue divisioni politiche e militari, finisce per lavorare come falegname. Un blackout globale di tutti i sistemi elettrici spinge a considerare la minaccia evocata da Klaatu, che viene però ucciso in una sparatoria con l’esercito, ma resuscita una volta portato nella sua astronave, dove però rivela alla donna coprotagonista che la sua resurrezione è temporanea.

 

La soluzione ai mali del mondo, dice infine Klaatu, sta nel disarmo totale e nella desovranizzazione di ogni potere umano: egli infatti dichiara infine ad un consesso di scienziati che un’organizzazione interplanetaria ha creato una forza di polizia di robot invincibili come Gort.

 

«In materia di aggressione, abbiamo dato loro un potere assoluto su di noi» dice Klaatu. «La vostra scelta è semplice: unitevi a noi e vivete in ​​pace, oppure proseguite il vostro corso attuale e affronterete l’annientamento. Aspetteremo la vostra risposta». Klaatu e Gort quindi ascendono al cielo con il loro disco volante.

 

Il lettore può da sé leggendo questa breve sinossi capire di cosa si tratta: parodia del cristianesimo, che va eliminato conservandone i tratti necessari alla credenza popolare, instaurazione di una tecnocrazia totale – un Nuovo Ordine Mondiale – alla quale tutti gli uomini devono sottomettersi. Si tratta di Predictive Programming al suo meglio, già più settanta anni fa.

 

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Misteri

La strana storia delle 70 bambine della scuola ebraica perse nei tunnelli sotterranei

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La scorsa settimana circa settanta ragazze adolescenti della scuola ebraica Toras Emachu di Monsey, nello Stato di Nuova York, sono state avvistate da un agente di polizia locale mentre emergevano da un tunnello fognario.   L’insolito episodio non ha mancato di attirare l’attenzione dei media neoeboraceni. La versione ufficiale dei fatti sostiene che le due ragazze, durante una gita scolastica al Memorial Park di Nyack, siano entrate in un ampio canale di scolo per le acque piovane del villaggio e si siano «perse» nell’intricato labirinto di gallerie sotterranee.   Il canale News 12 Westchester ha intervistato il sindaco di Nyack, Joe Rand, il quale ha dichiarato: «atavano camminando controcorrente. A un certo punto si sono disorientate e non sono riuscite a ritrovare la strada del ritorno. Alcune di loro hanno esplorato la zona per quasi un chilometro e mezzo. Le ragazze sono state ritrovate in diversi punti nei dintorni di Nyack».

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Due delle ragazze hanno riportato ferite: una è stata medicata sul posto, mentre l’altra è stata trasportata in un ospedale locale per dolori addominali.   Le immagini mostrano le ragazze, tutte vestite con lunghe gonne nere e scarpe senza lacci, uscire da un edificio situato a circa sedici chilometri dal parco e venire scortate dalla polizia. Il proprietario di un ristorante chiamato Hudson House ha raccontato di essere nel suo ufficio quando ha «sentito delle ragazze chiacchierare» e di aver trovato decine di ragazze che uscivano da una grata di scolo nel cortile del suo locale.   Commentatori online evidenziano quanto sarebbe stato difficile per oltre settanta giovani donne in gonne lunghe attraversare le disgustose acque reflue.   Descrivendo la storia di Monsey, o «Monseyland» – dove gli abitanti sono colloquialmente chiamati «Monslandiani» – un giornalista investigativo di YouTube, Milla News, ha affermato che le acque di scolo «puzzano di merda» e si è chiesto perché la puzza non avesse impedito alle ragazze di entrare nelle fogne.   Le ragazze avrebbero anche dovuto ignorare un cartello di «Pericolo», saltare da una roccia all’altra con le loro lunghe gonne e arrampicarsi su una sporgenza rocciosa scivolosa.   Un uomo del posto che aveva precedentemente esplorato il sistema fognario ha spiegato che, dopo essere salite sulla grande piattaforma rocciosa, le ragazze avrebbero camminato in un tunnel completamente buio per circa venti minuti prima di arrivare a un’area chiusa da un cancello che conduce a una zona con acqua profonda «9 metri» che termina con «una ventina di tunnel diversi» del sistema fognario.   È stato inoltre notato che le ragazze sembravano avere scarpe e gonne pulite e asciutte quando uscivano dal ristorante dopo essere emerse dai tunnel.   Nel febbraio scorso, lo stesso Milla News ha accompagnato il popolare YouTuber Tyler Oliveira in un tour di «Monseyland» per indagare sulla controversia relativa all’assistenza sociale per gli ebrei nella zona.   La vicenda del tunnel di Monsey arriva due anni dopo la scoperta di altri tunnel sotto una sinagoga di Brooklyn, avvenuta in seguito all’arresto di dieci persone da parte della polizia dopo uno scontro scoppiato quando alcuni membri della congregazione hanno cercato di impedire che uno dei tunnel venisse interrato da un camion per il trasporto di cemento.  

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Durante un’irruzione della polizia nella sinagoga, un materasso macchiato è stato recuperato dal tunnel, scatenando speculazioni online. Un uomo che affermava di essere stato membro della sinagoga Chabad-Lubavitch, dove è stato scoperto il tunnello, ha dichiarato durante un podcast che la macchia sul materasso era probabilmente sangue di una persona già deceduta, poiché lì si svolgevano «rituali» per cercare di riportare in vita il loro messia.     Da allora, i tunnel ebraici sono diventati un argomento di tendenza, quasi un meme, tra gli americani, e le settanta ragazze di Monsey scomparse sottoterra contribuiranno sicuramente ad alimentare questa leggenda.   La vicenda arriva nello stesso mese in cui la stampa neoeboracena ha mostrato video di misteriosi uomini che si calano nelle fogne della città.     La credenza di tunnelli utilizzati per traffici indicibili era circolante tra i gruppi QAnon con il nome di «Mole/tunnel children». L’Anti-Defamation League, ente di censura dei discorsi riguardo agli ebrei e non solo, subito cercò di contenere l’idea dilagante.   «Durante i primi mesi della pandemia di COVID-19, il governo ha allestito un ospedale improvvisato nel Central Park di New York. Allo stesso tempo, la Marina degli Stati Uniti ha inviato volontariamente in città la nave ospedale USNS Mercy per aiutare gli ospedali traboccanti» scrive il sito dell’ente di censura ebraico. «QAnon ha affermato che le tende a Central Park erano lì per nascondere buchi nel terreno che sarebbero stati utilizzati per salvare i numerosi bambini presumibilmente trafficati nei tunnel sotto il parco. Questi bambini salvati sarebbero stati portati alla USNS Mercy. Questa teoria ha guadagnato ulteriore popolarità perché la linea Q della metropolitana corre sotto il parco».   Le ultime enigmatiche vicende sembrano dare ragione, più che i censori ebraici, agli squinternati complottisti.    

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Immagine screenshot da YouTube
     
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