Pensiero
Massoneria e vaccinismo
In settimana la massoneria italiana ha espresso il suo pieno appoggio al green pass.
Come riportato dall’agenzia Adnkronos, sia il Grande Oriente d’Italia che la Gran Loggia d’Italia – che sono due anime scisse della massoneria nazionale – si sono espressi molto favorevolmente all’attuazione del passaporto vaccinale.
Anzi, parrebbe che i grembiulini abbiano subito recepito e implementato materialmente l’ordinanza:
«Si entra in loggia solo con il green pass, che noi abbiamo stabilito come obbligatorio; la stessa prescrizione varrà ovviamente per l’evento che terremo nei giorni 1 e 2 ottobre al Palacongressi di Rimini per il tradizionale raduno annuale della gran loggia, cui parteciperanno circa 2.500 persone». ha dichiarato il gran maestro del Grande Oriente d’Italia (GOI) Stefano Bisi.
«Per cui da noi si entra solo se si è vaccinati, o con il tampone nelle 48 ore precedenti o se si è guariti dal Covid. E per entrare si dovranno superare tre passaggi per tre controlli: fuori dalla sede per mostrare il green pass con il documento di identità personale, all’ingresso per la misurazione della temperatura corporea, al varco con la lettura ottica del QR Code specifico per l’evento. E l’intero staff addetto all’organizzazione e all’accoglienza degli accreditati è vaccinato con doppia dose».
«Io io sono vaccinato e come me lo è la gran parte dei miei fratelli massonici» dichiara il gran maestro Bisi.
In settimana la massoneria italiana ha espresso il suo pieno appoggio al green pass
Identica posizione della concorrente Gran Loggia d’Italia, nata da una scissione dal GOI nel 1908.
«Il vaccino è l’unica arma che possa riuscire, se non a debellare, quanto meno a contenere il Covid e la diffusione di eventuali e successive varianti del virus: non vedo altre strade percorribili, almeno al momento, per poter tornare a quella che ora possiamo definire come vita normale» dice sempre a Adnkronos Luciano Romoli, il gran maestro venerabile della Gran Loggia d’Italia.
«La Gran Loggia si muove nel perimetro della norma, che tutti noi presumiamo nasca da considerazioni di carattere medico e scientifico. Tutte le nostre riunioni e cerimonie vengono fatte con obbligo di green pass o di tampone e nel pieno e convinto rispetto di ogni prescrizione», dichiara sempre ad Adnkronos il gran maestro Romoli.
Le cerimonie ufficiali in ambito regionale della Gran Loggia saranno tenute «nel totale rispetto di tutte le leggi e anche dei consigli dei bravi medici» continua il gran maestro venerabile. Che, come il collega maestro Bisi, ricorda che «fra i nostri affiliati prevalgono di gran lunga i vaccinati, nella convinzione che più ci si vaccina più si restringe l’area di rischio».
La Storia mostra come massoneria e vaccinazioni abbiano una storia intrecciate. E che molti famosi dottori che negli ultimi due secoli hanno propalato la vaccinazione siano stati affiliati a logge, spesso in modo aperto.
Chi in questi anni ha seguito Renovatio 21 non proverà alcuna sorpresa nello scoprire che il grembiule è super-vaccinista. Abbiamo accennato alla cosa molteplici volte, anche se non vi è letteratura specifica sulla questione. Se si tratta di una disposizione interna, deve essere molto importante, perché tenuta per quanto possibile in segretezza.
Bisogna capire che non si tratta solo di l’opinione razionale dei massoni di oggi fronte alla storia del giorno, cioè la pandemia covidica. Si tratta, invece, di un fenomeno storico. di un pattern che vediamo ripetersi nei secoli.
La Storia mostra come massoneria e vaccinazioni abbiano una storia intrecciate. E che molti famosi dottori che negli ultimi due secoli hanno propalato la vaccinazione siano stati affiliati a logge, spesso in modo aperto.
Michele Francesco Buniva (1761-1834), fu veterinario, botanico, «patriota» (con periodi di esilio in Francia), ma è ricordato soprattutto come il medico responsabile dell’introduzione della vaccinazione in Piemonte. Buniva aderì alla loggia Des Sincères Amis l’8 ottobre 1806. Nel 1799 Buniva fu nominato capo della loggia massonica di Pinerolo. Il Buniva certo aveva agganci internazionali: nel 1800 divenne nominato membro del «Comitato parigino del vaccino», viaggiando in Inghilterra per apprendere la tecnica di Edward Jenner, il medico di campagna che appena tre anni prima – nel 1797 – aveva cominciato a diffondere la sua vaccinazione antivaiolosa.
Lo stesso Jenner – ma questo è risaputo – era massone
Lo stesso Jenner – ma questo è risaputo – era massone. Divenne libero muratore il 30 dicembre 1802, nella Loggia Faith and Friendship #449. Dal 1812 al 1813 prestò servizio come maestro venerabile della Royal Berkeley Lodge. Secondo alcune fonti, fino quasi alla sua morte egli presenziò a varie cerimonie massoniche. Non solo Edward: per la famiglia squadra e compasso sono state una costante – il nipote di Edward, Henry Jenner, fu Maestro per i primi due anni della Loggia e in seguito Gran Maestro Provinciale per Bristol. Robert F. Jenner, figlio di Edward, fu Maestro di Loggia nel 1827, 1828, 1847 e 1848, mentre un altro nipote, il Rev. G.C. Jenner, fu Segretario di Loggia e Gran Cappellano Provinciale per Bristol.
Vincenzo Comi (1765-1830), medico e chimico, anche lui considerato «patriota» dalla storia nazionale (fondò la Società Patriottica di Teramo) fu invece colui che introdusse la vaccinazione antivaiolo in Abruzzo. Qualificato come «medico e chimico teramano, membro della Loggia del 1775». Comi fu amico del teramano Melchiorre Delfico, personaggio a cui sono intestate varie logge massoniche.
Il 22 dicembre 1888 venne vara la legge 5849 «Sulla tutela della igiene e della sanità pubblica», detta più comunemente legge Crispi-Pagliani. Si tratta della prima grande riforma sanitaria del Paese sorto con il (massonicissimo) Risorgimento. La legge creava dentro al Ministero dell’Interno una Direzione sanitaria quasi a suggerire come la Sanità costituisse per il potere un problema di ordine pubblico, oggetto di informazione e repressione. Di fatto, la Crispi-Pagliani ordinava i Comuni la denuncia obbligatoria delle malattie contagiose, e quindi l’obbligo vaccinale. Guarda caso, ambedue i firmatari risultano massoni. Francesco Crispi (1818-1901) fu gran Maestro della loggia massonica del GOI a Palermo «I Rigeneratori del 12 gennaio 1848 al 1860 Garibaldini». Si dice quindi che nel 1862 fu lo stesso Crispi a ordire la cerimonia per iniziare Garibaldi alla Massoneria. Lugi Pagliani (1847-1932), medico igienista, fu iniziato nel 1888 nella loggia massonica della capitale «Cola di Rienzi» (affiliata al GOI). Negli anni 1890 divenne Consigliere dell’Ordine e membro della Commissione di solidarietà massonica. Rieletto nel Consiglio dell’Ordine del Grande Oriente d’Italia, fu nominato nel 1908 membro effettivo del Supremo Consiglio del Rito scozzese antico ed accettato. Pagliani era un mangiapreti: si ricorda di quando nel 1907 tuonò contro il catechismo alle elementari.
Il caso più eclatante di Luigi Sacco (1769-1836) , altro personaggio che, ascritto alla massoneria, fece della vaccinazione della popolazione, specie quella più renitente per questioni spirituali (a quei tempi la vaccinazione era considerata dal volgo una sorta di bestialità contronatura). Sacco arrivò a confezionare e far circolare una falsa omelia (pubblicata in un opuscolo intitolato Omelia sopra il Vangelo della XIII domenica dopo la Pentecoste) da parte di un’inesistente prelato di un’esistente citta tedesca (il «vescovo di Goldstat») che spingeva i fedeli cattolici alla vaccinazione, dissolvendo gli scrupoli. La lettera fu recapitata a molti parroci affinché la inserissero nelle loro stesse omelie. Difficile non vedere anche qui, oltre che la frode turlupinante, anche il disprezzo per il popolo cattolico e i suoi pastori. Sacco fu un anticipatore anche del green pass: egli fornì al governo i nomi di 130 mila persone che aveva vaccinato in Alta Italia più circa 120 mila nelle province venete. Come dire. Vaccinazioni e database andavano a braccetto anche 200 anni fa – il tutto, allora come oggi, condito da menzogne e fake news. A fine carriera si vantò di aver inoculato un milione e mezzo di persone, di cui 500 mila trattati personalmente. Vero Terminator vaccinale del primo ottocento, vaccinator senza scrupoli che oggi dà il nome ad un importante ospedale e a chissà quante vie nelle città italiane.
La lista dei massoni vaccinatori potrebbe andare avanti, forse fino ai giorni nostri.
Tanti medici, tanti scienziati, farmacisti, etc., tutti a ridosso dell’invenzione di Jenner (alcuni, perfino, sembrano anticiparne le mosse!), tutti convinti, nonostante le resistenze della popolazione, della missione di vaccinare il maggior numero di persone possibili. Tutti in contatto, tutti in grado di stipulare programmi di inoculazione massivi in pochissimo tempo
Era massone – fu iniziato nella Loggia Fidelity n. 3 l’11 febbraio 1885 – Henry Solomon Wellcome (1853-1936), fondatore della grande industria farmaceutica Wellcome, che nel 1995 si fuse con la Glaxo. Il gruppo, dopo ulteriori fusioni, divenne l’odierna GSK, Big Pharma di punta dell’industria della vaccinazione. Nell’aprile 2014, Novartis e Glaxo stipularono un accordo da oltre 20 miliardi di dollari USA, dove Novartis cedeva la sua attività di vaccini a GSK e di contro acquisiva le attività di quest’ultima in materia di cancro. In anni recenti GSK ha comprato altre aziende produttrici di vaccino, consolidando il suo ruolo di potenza vaccinale globale. I suoi impianti e laboratori sono in tutto il mondo. Come dice orgogliosamente il suo sito, «è l’unica azienda biotecnologica che ricerca, sviluppa, produce e distribuisce vaccini in Italia».
Et si parva licet: un noto virologo vaccinista, reso famoso dai social media, finì anni fa in una lista di massoni italiani uscita su un sito. Lui negò. Non essendo noi in grado di corroborare la veridicità di quell’elenco, crediamo al dottore. Tuttavia dobbiamo pure notare come in quel documento sarebbero comparsi anche i nomi di medici che, ci dicono, si sarebbero poi visti in seguito in circuiti no-vax. Chissà se è vero; e se è vero, chissà perché…
Insomma: tanti medici, tanti scienziati, farmacisti, etc., tutti a ridosso dell’invenzione di Jenner (alcuni, perfino, sembrano anticiparne le mosse!), tutti convinti, nonostante le resistenze della popolazione, della missione di vaccinare il maggior numero di persone possibili. Tutti in contatto, tutti in grado di stipulare programmi di inoculazione massivi in pochissimo tempo.
Vi starete chiedendo: perché? Perché la massoneria avrebbe questo interesse per la vaccinazione e il suo processo?
Vi starete chiedendo: perché? Perché la massoneria avrebbe questo interesse per la vaccinazione e il suo processo?
Possiamo tentare una risposta. Come scritto varie volte da Renovatio 21, circola da anni questa idea del vaccino come «battesimo laico», parola alla quale bisogna sempre drizzare le antenne, perché «laico», nel contesto di una nazione come l’Italia fondata dai grembiulini, significa spesse volte «massonico».
A scriverlo nero su bianco fu lo strano scrittore britannico Samuel Butler «La vaccinazione è il sacramento medico corrispondente al battesimo» annotava lo scrittore britannico Samuel Butler (1835-1902). Tuttavia, tale formula riemerge ciclicamente sul discorso pubblico dei progressisti italiani in decenni diversi, ad esempio nel 2009, oppure 8 anni più tardi quando con la legge Lorenzin alcuni cominciarono a diffondere l’idea di un «battesimo laico».
«La vaccinazione è un battesimo laico. Accoglie i bambini nella società proteggendoli e proteggendo gli altri dalle gravi malattie. Mi pare che in fondo non manchino le similitudini con il battesimo religioso».
Il fine è una sostituzione religiosa. Il cristianesimo, o il fetido rottame che ne resta, deve essere rimpiazzato in via definitiva come la religione laica, la religione del progresso, della scienza, etc. Cioè, con il credo massonico, più o meno evidentemente esibito
Siamo quindi dinanzi ad una bella confessione: il fine è una sostituzione religiosa. Il cristianesimo, o il fetido rottame che ne resta, deve essere rimpiazzato in via definitiva come la religione laica, la religione del progresso, della scienza, etc. Cioè, con il credo massonico, più o meno evidentemente esibito.
La Trascendenza, il divino, devono essere sostituiti con il razionalismo e la materia. Il Dio della Vita va ucciso per intronare al suo posto il Grande Architetto, un programmatore a cui la Vita deve sottomettersi.
Così come milioni di esseri umani oggi sottomettono le loro cellule al piano di vaccinazione mondiale; così come la vita è sottomessa al programmatore per la riproduzione (con ormoni sterilizzanti, aborti, bambini sintetici prodotti in laboratorio).
La distruzione della Chiesa e della sua influenza sulla popolazione sono da sempre la raison d’être della Massoneria. Ora l’obbiettivo è vicino. Ha dato una mano la follia mondiale del COVID, sì. Ma, soprattutto, ha dato una mano la Chiesa cattolica di questi anni.
La Trascendenza, il divino, devono essere sostituiti con il razionalismo e la materia. Il Dio della Vita va ucciso per intronare al suo posto il Grande Architetto, un programmatore a cui la Vita deve sottomettersi
Perché, scriveva quasi due secoli fa un intelligentissimo manuale massonico per la conquista della società:
««Quello che noi dobbiamo cercare ed aspettare, come gli ebrei aspettano il Messia, si è un Papa secondo i nostri bisogni (…) con questo solo, per istritolare lo scoglio sopra cui Dio ha fabbricato la sua Chiesa (…) Noi abbiamo il dito mignolo del successore di Pietro ingaggiato nel complotto, e questo dito mignolo val per questa crociata tutti gli Urbani II e tutti i S. Bernardi della Cristianità. (…) Or dunque, per assicurarci un Papa secondo il nostro cuore, si tratta prima di tutto, di formare, a questo Papa, una generazione degna del regno che noi desideriamo (…) Volete voi rivoluzionare l’Italia? Cercate il Papa di cui noi vi abbiamo fatto il ritratto» (Istruzione segreta dell’Alta Vendita, citata in Delassus, Il problema dell’ora presente)
Sì. Un papa secondo il loro cuore. Un papa vaccinatore.
Celo.
Roberto Dal Bosco
Pensiero
Arriva la «scomunica marinata»?
Nel momento in cui il Vaticano bombarda 600 mila e più persone con lo scomunicone anti-FSSPX, diviene naturale rifugiarsi nei sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863), che da romano vero conoscitore della Città der papa non poteva non aver trattato il tema nella sua poesia in vernacolo romanesco.
Havvi, ad esempio, Er cedolone der vicario, sonetto scritto il 22 aprile 1834, che bene illustra la minaccia di scomunica e le pene per chi trattiene i beni ecclesiastici. Si parla di un «cedolone», cioè un manifesto pubblico, affisso a Roma. Il cedolone era un avviso ufficiale del vicario del papa che imponeva, pena la scomunica, la restituzione dei beni di un sacerdote defunto. La scomuniica è quindi qui intesa come strumento di pressione burocratica e poliziesca.
La scummunica è uguale ar marfrancese,
Che tte penetra l’osse a la sordina,
E tte manna a fà fotte in men d’un mese.
Chi ssarà ll’animaccia ggiacubbina
Che nnun ridìi le cose che ss’è pprese,
Doppo der cedolon de stammatina?
Notare come, con sprezzo totale, il Belli paragona la scomunica al «marfrancese» – cioè alla sifilide – una malattia che agisce «a la sordina» (di nascosto) consumando da dentro l’individuo: il poeta vuole qui parlarci della devastante azione dello Stato Pontificio sulla vita interiore dei cittadini posti sotto la minaccia di essere scomunicati. «Animaccia ggiacubbina», era l’etichetta usata per indicare chiunque si opponesse all’autorità ecclesiastica, che oggi che li giacobini sono al comando dello Stato pontificio, suona buffissima.
L’espressione «sta ffresco» evidenzia la rassegnazione del popolo di fronte alla potenza ecclesiastica dotata della superarma scomunicante, il cui effatto megatonico sull’animo umano è ancora brandito con sicumera dal (già) Sant’Uffizio.
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Evvi poi un ulteriore sonetto del Belli riguardo al tema della scomunica. Si tratta di quello intitolato, appunto, La scummunica, scritto il 25 agosto 1825.
La scummunica inzomma è una parola
Che ddisce er Papa, e appena Iddio l’ha intesa,
L’ubbidissce ar momento, e vve conzola
Cór cacciàvve dar gremmo de la Cchiesa.
Abbasta una scummunica, una sola,
Pe’ sbattezzavve; e gguai chi sse l’è ppresa!
Pò vvenì Ggesucristo co’ la stola
A bbenedillo, bbutta via la spesa.
Domenica er Curato l’ha spiegata,
E ha detto: “Iddio ne guardi, si pprennete
La scummunica nata e mmarinata.
Un libbro, un c…., un scappellotto a un prete,
Un sputo, una scorreggia, una pissciata
Ve pò scummunicà cquanno volete.„
Nelle prime quartine si satireggia sul paradosso teologico: le gerarchie universali sono invertite: il papa comanda e Dio esegue cecamente. La scomunica diventa una formula magica o un atto burocratico a cui persino Nostro Signore deve «ubbidire al momento». Nemmeno Gesù Cristo in persona, scendendo sulla terra con tanto di paramento liturgico, avrebbe il potere di annullare la scomunica del papa. La grazia divina viene così sottomessa alla burocrazia eclesiastica.
Interessante l’elenco, messo in bocca ad un parroco durante l’omelia domenicale, dei motivi per cui si può essere scomunicati: leggere un «libbro» proibito, aggredire un sacerdote («un scappellotto a un prete»), così come atti di volgarità corporale: uno sputo, un peto, una minzione («una pissciata»). La lista grottesca serve ad indicare come all’epoca (solo all’epoca?) la Chiesa utilizzasse l’arma della scomunica in modo indiscriminato: la scomunica serviva a punire sia il dissenso intellettuale sia, volendo, i comportamenti triviali, riducendo un grave provvedimento spirituale ad uno strumento di sottomissione politica continua.
Tra i peccati qui listati non vi è, curiosamente, la consacrazione dei vescovi senza mandato.
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Vi è poi da rivelare al lettore cosa il poeta intenda con «scummunica nata e marinata»: si tratta di come il popolano, soggetto enunciante della poesia bellica, capisce l’espressione «scomunica Maranathà», ossia la scomunica usque Dominus veniet (tradotto letteralmente: «fino a quando verrà il Signore»), la forma estrema e permanente di sanzione religiosa utilizzata storicamente dalla Chiesa cattolica, inflitta per colpe considerate talmente gravi da non poter essere perdonate da nessuna autorità umana terrena. La rimozione della scomunica veniva rimandata direttamente al Giudizio Universale, lasciando il verdetto finale a Dio, con il colpevole colpevole escluso in modo perpetuo dalla comunità dei fedeli e dai sacramenti – una scappatoia di perdonanza terrena, dicono dalla regia, da qualche parte c’era comunque.
La scomunica Maranathà veniva riservata a reati eccezionali, come le eresie ostinate, le profanazioni estreme o i gravi crimini contro la figura del papa. Si trattava di una scomunica che poteva prevedere anche un preciso cerimoniale di maledizione, sempre presente nel pontificale romano, benché caduto in disuso praticamente già nell’età moderna, con rare eccezioni.
Interessante pure ricordare come, in epoca pre-codiciale – cioè antecedente al Codice di Diritto Canonico (Codex Iuris Canonici), promulgato nel 1917 da Papa Benedetto XV – chi ordinava vescovi senza mandato pontificio veniva semplicemente sospeso fino a dispensa – di fatto, ‘na bazecola. Anzi, la scomunica per la consacrazione illecita di vescovi è perfino successiva, è stata introdotta da Pio XII in risposta alle ingerenze del regime comunista in Cina, che oggi invece, nella Chiesa invertita, ordina i vescovi che gli pare senza incorrere in scomunica e ricevendo poco dopo, dopo un mezzo silenzio di qualche ora, la ratifica del Sacro Palazzo.
A questo punto ci chiediamo quanto vescovi, sacerdoti e fedeli FSSPX siano andati vicini alla scomunica marinata. La quale, sì, è sparita con l’arrivo del Codice, ma col Fernandezzo non si sa mai, magari resuscita pure quella per far danno ai mostri tradizionalisti.
Il cardinale orgasmologo infatti, in punta di diritto positivo assoluto, potrebbe usare le parole del sonetto belliano Li soprani der monno vecchio (21 gennaio 1831), rese immortali dal Marchese del Grillo del democristiano Alberto Sordi.
C’era una vorta un Re cche ddar palazzo
Mannò ffora a li popoli st’editto:
“Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
Sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.”
Eccoci che torniamo alla grande saggezza del poeta vernacolare, che visse i suoi 72 anni sotto sei papi, descrivendo una città sordida e in abbandono, di plebi tra le più incolte d’Italia, dove il papa era anche temuto, ha scritto un critico, «come capo della fatiscente società del putrido Stato pontificio».
I tempi sono cambiati, o forse, nella Rroma eterna e nelle sue cloache umane, no.
Anvedi.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di Dipietroff via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Pensiero
Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»
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Palantir Founder Peter Thiel makes his first appearance on South Park, mocking his recent lectures in San Fransisco on the Antichrist pic.twitter.com/8leMiG4IBV
— HOT SPOT (@HotSpotHotSpot) October 16, 2025
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Pensiero
Ecône e il vero ordine mondiale
Quando lo ho compreso, imbottigliato nel traffico, mi è scappata una risata. Sì, avevo finalmente visto l’Europa Unita. In Svizzera. In realtà, avrei capito poi, era persino qualcosa di più, era il mondo unito, o perfino oltre: era il vero ordine cosmico che si manifestava, tuonando e pregando, dinanzi a me e alla storia.
La mattina del primo luglio ero, ovviamente, ad Econe per le consacrazioni dei vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, la realtà dentro la quale sto crescendo i miei figli.
Ecône è considerata la sede della FSSPX, perché vi, adagiato sulla montagna che scende con dolcezza verso la valle verde e calmissima, il seminario internazionale creato da monsignor Lefebvre. Vi è in pratica una sola superstrada che attraversa il Canton Vallese, e quel giorno, alle sei della mattina, era già intasata. Vi era una fila infinita di macchine con ogni sorta di targa: c’erano le station wagon francesi, c’erano i pulmini tedeschi, e ancora auto spagnole, svedesi, ceche, britanniche, olandesi, belghe, slovacche – e italiane, chiaro. Gli americani, si suppone, erano quelli che le corriere scaricavano in grande copia. Più tardi avrei veduto anche brasiliani, messicani e africani.
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Ho, senza rendermene conto, riso: eccotela l’unione europea, eccoti le nazioni unite. Solo basate sul contrario di quello su cui sono basate le istituzioni che portano questi nomi – basate cioè su Gesù Cristo. Ho sorriso pensandoci: i democristiani che azzardano con timidezza riguardo le radici cristiane dell’Europa, negate a Brusselle, dovrebbero vedere questo ingorgo fedele, dove ci sono non solo le radici, ma anche il tronco, i rami, le foglie, i fiori, i frutti.
Usciti dalla coda (dopo aver incontrato ad ogni rondò un giovane volontario FSSPX in pettorina fluorescente che dispensava direttive per il parcheggio), diretti a piedi verso il grande prato delle consacrazioni, l’effetto diventa ancora più evidente: l’albero della Fraternità, cioè di ciò che rimane della Chiesa vera, è fatto di famiglie, famiglie stupende.

Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.
È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.
Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.
«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.
La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.

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C’è stato quindi un momento davvero metafisico, o meteocinetico, che ha colpito tantissimi – specie i non fedeli. A scriverne, paradossalmente, sono state solo testate «laiche» di fact-checker, che annusando quello che si scriveva in rete in diretta si sono buttati sul bizzarro caso.

Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.
Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.
Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?
In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.
A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.

Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/9HLHEUHqhy
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima.
«Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»
Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/xqKM7l2sEe
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto.
Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”».
I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.
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Quando finisce il rosario, ecco che la bufera si placa completamente. Partono i sacerdoti per tutto il pratone per dare la comunione al popolo. Il terreno non sembra nemmeno troppo fangoso. Qualcuno, poi, mi ha detto: il Cielo ha voluto quel rosario per ricordarci della Santa Vergine. Che, in effetti, è diventato uno dei punti di contesa con la Chiesa di Fernandez, che l’ha privata, sulla strada della protestantizzazione slatentizzata, del titolo di «corredentrice».
Poco dopo, quando ancora i vescovi stanno eseguendo le ultime parti del rito, il bel tempo arriva. La burrasca è davvero finita. Quando i discendenti degli apostoli escono benedicenti fra la folla il tempo è sereno, è persino caldo.
A fine pomeriggio, durante i vespri, il neovescovo americano Michael Goldade fa una breve omelia. Il sole splende, e gli occhi di questo ragazzo del Kansas brillano pure, nello zelo e in quello che amo chiamare «sorriso lefebvriano» (guardatevi le foto del monsignore, e dei suoi vescovi: sorrisi più autentici non ne troverete).
Monsignor Goldade fa una breve omelia di lucidità assoluta.
New SSPX bishop +Michael Goldade preaching at Vespers:
If the Catholic Church in her Tradition brings forth life, the modernist church is a desert that kills everything that it touches
It kills the supernatural life, the sources of grace & has placed man in the place of God. pic.twitter.com/TaO9hKgEIq
— Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) July 1, 2026
«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita».
La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche.
Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano.
In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.
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L’ulteriore considerazione da farsi è di carattere metafisico. Quello a cui ho assistito è, in orizzontale e in verticale, la vera religione. La parola, lo sapete, viene dal latino religare, «legare strettamente», cioè «rilegare». Per alcuni la religione rilega, sul piano terrestre, le genti, unendole. Altri, più mistici, ritengono che la parola esprima il vincolo di unione e dipendenza tra l’essere umano e il divino, tra Cielo e la Terra.
Ecco, le genti di tutta la Terra, unite fra loro, unite al Cielo, che parla loro, agisce nelle loro vite, dentro ad un rito, cioè, secondo la radice indoeuropea réi, al principio dell’ordine. Ecco la religione, l’unica vera.
Ecco il vero ordine mondiale. Ecco il vero ordine cosmico. Come in Cielo così in Terra.
E così sia.
Roberto Dal Bosco
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