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Agamben e la casa che brucia

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Per chi combatte contro il mondo moderno da ben prima della pandemia, Giorgio Agamben è un bizzarro compagno di strada.

 

Agamben è uno di quegli italiani che diventano famosissimi in Francia prima che in Italia, come Monica Bellucci e Aldo Maccione.

 

È stato, per anni, una punta di diamante della parigineria filosofica. Considerando l’eco che essa ha negli atenei di tutto il mondo (da quelli statunitensi a quelli italiani) possiamo dire che egli era a suo modo assiso su un vertice mondiale. Il suo pensiero ha spaziato dall’estetica a – soprattutto – la biopolitica. I cascami autistici di questo sottobosco dorato con i suoi mostri – dall’uxoricida Althuser all’agent provocateur Henry-Levy, dal «pedofilo» Foucault al suicida Deleuze – ci ripugna da che abbiamo capito che le letture che si fanno da ragazzi non è detto che possano avere un qualche ruolo in età adulta. Ma stiamo divagando.

 

In molti hanno scoperto la figura di Agamben solo l’anno scorso, quando d’un tratto emerse questa voce di filosofo, praticamente unica in Italia e nel mondo, a gridare contro ciò che veniva fatto alla società. Clausura, terrore, mutamento del consorzio umano sin nelle sue forme primarie: degli uomini non si vede più nemmeno la faccia.

 

In un libro che raccoglie gli articoli del 2020, A che punto siamo (edito da Quodlibet, una casa editrice fondata da suoi allievi), abbiamo letto che vi sono stati grandi giornali nazionali che hanno chiesto un intervento al filosofo per poi, letto quello che scriveva con sincerità, rifiutarsi di pubblicare.

«Quale casa sta bruciando? Il Paese dove vivi o l’Europa o il mondo intero? Forse le case, le città sono già bruciate, non sappiamo da quanto tempo, in un unico immenso rogo, che abbiamo finto di non vedere»

 

Ecco, questa è la cosa che ci colpisce di più della vicenda di Agamben: il fatto che forse il professore credeva che gli sarebbe stato permesso di esprimersi liberamente – e dire la verità.

 

Questo smacco, per noi che da anni siamo abituati alle censure e alle derisioni (e, ora, alle delazioni), è significativo. È, a suo modo, un buon segno: il Principe ti mette a tacere solo se dici qualcosa di importante, mentre di tutto il resto – per esempio, la filosofia, la politica, la pornografia – puoi parlare in libertà, perché è intrattenimento narcotico per distogliere la massa dall’unica cosa davvero importante: la vita.

 

Quest’anno Agamben è uscito con un nuovo libro. Si chiama, molto suggestivamente, Quando la casa brucia.

 

Si tratta di una sorta di breve scritto poetico-filosofico, compilato in uno stile tutto personale, un po’ solipsistico, un po’ «francese», diremo. Tanto chiaroscuro filosofico. Tanto gergo. Molti concetti coniati per l’occasione. Richiami all’antico. Qua e là, l’odore di Heidegger (l’autore ha una foto assieme al controverso filosofo criptoparafilonazista). L’elogio delle architetture di Carlo Scarpa. Tanti etimi dal latino e dal greco. Perfino qualche giuoco con l’alfabeto ebraico.

 

Ecco, non possiamo dire che ci sia piaciuto. Non abbiamo più lo stomaco per letture del genere. Perché, appunto, la nostra casa brucia — e se abbiamo il tempo di leggere vogliamo recuperare nel concreto delle tessere del mosaico di questo mondo impazzito. Vogliamo informazioni, analisi, direzioni. Vogliamo chiarezza. Vogliamo ordine.

«Viviamo in caso, in città arse da cima a fondo, come se stessero ancora in piedi, la gente finge di abitarci ed esce per strada mascherata fra le rovina quasi fossero ancora i familiari rioni di un tempo»

 

Forse abbiamo torto. Perché dentro a questo libricino ci sono parole incredibili, pensieri di lucidità assoluta. C’è il potere totale del pensiero che diventa arte e illumina il buio del mondo.

 

«Quale casa sta bruciando? Il Paese dove vivi o l’Europa o il mondo intero? Forse le case, le città sono già bruciate, non sappiamo da quanto tempo, in un unico immenso rogo, che abbiamo finto di non vedere. Di alcune restano solo dei pezzi di muro, una parete affrescata, un lembo del tetto, dei nomi, moltissimi nomi già morsi dal fuoco E, tuttavia li ricopriamo così accuratamente con intonachi bianchi e parole mendaci che sembrano intatti. Viviamo in caso, in città arse da cima a fondo, come se stessero ancora in piedi, la gente finge di abitarci ed esce per strada mascherata fra le rovina quasi fossero ancora i familiari rioni di un tempo».

 

Una descrizione che dipinge nella nostra mente le nostre città piagate dal lockdown, che risulta più vivida di tante foto e video fatti con i droni delle strade deserte nei mesi di confinamento.

 

«E ora, la fiamma ha cambiato forma e natura, si è fatta digitale, invisibile e fredda, ma proprio per questo è ancora vicina, ci sta addosso e circonda in ogni istante».

 

Non sapremo definire in modo migliore l’era di sorveglianza bioelettronica di cui il COVID è solo la prima fase di allineamento globale. La «fiamma», di cui parla Agamben, brucia da anni l’intero popolo della Cina Popolare, che si prepara ad esportarla anche da noi.

 

Il pensiero si fa vertiginoso e totale. Agamben non ha paura di comprendere il problema alla radice, rivolgendosi ad un tema fondamentale per Renovatio 21: la Civiltà.

 

«E ora, la fiamma ha cambiato forma e natura, si è fatta digitale, invisibile e fredda, ma proprio per questo è ancora vicina, ci sta addosso e circonda in ogni istante»

«Che una civiltà – una barbarie – sprofondi per non più risollevarsi, questo è già avvenuto e gli storici sono abituati a segnare e datare cesure e naufragi. Ma come testimoniare di un mondo che va in rovina con gli occhi bendati e il viso coperto di una repubblica che crolla senza lucidità né fierezza in abiezione e paura? La cecità è tanto più disperata perché i naufraghi pretendono di governare il proprio naufragio, giurano che tutto può essere tenuto tecnicamente sotto controllo, che non c’è bisogno né di un nuovo dio né di un nuovo cielo – soltanto di divieti, di esperti e di medici. Panico e furfanteria».

 

Panico e furfanteria. Quale definizione migliore per l’ora presente?

 

E poi sì, riconosciamolo: questo è il momento di chi, con il filosofo Heidegger, si è posto delle domande sul ruolo della tecnica – che oggi chiamiamo tecnologia – nella vicenda umana.

 

Tecnica è la soluzione alla catastrofe – il vaccino. O almeno, così dicono. (Renovatio 21 crede che il vaccino mRNA sia più che una questione tecnica: è informatica)

 

Tecnica è con probabilità l’origine della catastrofe – l’Istituto di Virologia di Wuhan e i suoi esperimenti di ingegneria genetica Gain of Function. Questo, invece, non lo dicono, o almeno non tutti, e soprattutto non da subito.

 

«Da quanto tempo la casa brucia? Da quanto tempo è bruciata? Certamente un secolo fa, fra il 1914 e il 1918, qualcosa è avvenuto in Europa che ha gettato nelle fiamme e nella follia tutto quello che sembrava restare di integro e vivo; poi nuovamente, trent’anni dopo, il rogo è divampato ovunque e da allora non cessa di ardere, senza tregua, sommesso, appena visibile sotto la cenere, ma forse l’incendio è cominciato già molto prima, quando il cieco impulso dell’umanità verso la salvezza e il progresso si è unito alla potenza del fuoco e delle macchine. Tutto questo è noto, e non serve ripeterlo. Piuttosto occorre chiedersi come abbiamo potuto continuare a vivere e pensare mentre tutto bruciava, che cosa restava in qualche modo integro nel centro del rogo o ai suoi margini. Come siamo riusciti a respirare fra le fiamme, che cosa abbiamo perduto, a quale relitto – o a quale impostura – ci siamo attaccati».

«Occorre chiedersi come abbiamo potuto continuare a vivere e pensare mentre tutto bruciava, che cosa restava in qualche modo integro nel centro del rogo o ai suoi margini»

 

L’incontro dell’umanità con la potenza delle macchine è senz’altro un altro abisso di pensiero che a questo punto diviene inevitabile.

 

Abbiamo cominciato a pubblicare, in questi mesi, gli scritti di Gunther Anders, il filosofo che per primo si interrogò sul significato della svolta tecnologica che l’umanità aveva intrapreso nel XX secolo con bombe e missili atomici.

 

Tuttavia, pur evitando l’olocausto termonucleare, la minaccia della tecnologia è divenuta ancora più sottile, onnipervadente.

 

«Ed ora che non ci sono più fiamme, ma solo numeri, cifre e menzogne, siamo certamente più deboli e soli, ma senza possibili compromessi, lucidi come mai prima d’ora».

 

Per Agamben la pazzia odierna è il pensiero che un controllo tecnologico – e quindi sanitario e repressivo – sia possibile sulla vita umana.

 

«È come se il potere cercasse di afferrare a ogni costo la nuda vita che ha prodotto e, tuttavia, per quanto si sforzi di appropriarsene e controllarla con ogni possibile dispositivo, non più soltanto poliziesco, ma anche medico e tecnologico, essa non potrà che sfuggirgli perché è per definizione inafferrabile. Governare la nuda vita è la follia del nostro tempo».

«Ed ora che non ci sono più fiamme, ma solo numeri, cifre e menzogne, siamo certamente più deboli e soli, ma senza possibili compromessi, lucidi come mai prima d’ora»

 

Emerge qui il concetto, limpidissimo, del mondo-COVID come «dispositivo». Il coronavirus come artificio di controllo.

 

La domanda abissale, a questo punto, sarebbe: chi è il controllore? Chi ha costruito il dispositivo? Chi lo possiede?

 

A questa domanda Agamben non sembra rispondere, tuttavia ci dice dell’oggetto del dispositivo: «uomini, ridotti alla loro pura esistenza biologica non sono più umani, governo degli uomini e governo delle cose coincidono».

 

Sono anche queste parole da meditare in profondità. Il «governo degli uomini e delle cose» è una realtà drammatica e presente. In questo momento, delle «cose», dei microprocessori nutriti ad algoritmi, decidono più di quanto decidano gli uomini – anzi decidono per gli uomini, anzi decidono della sorta degli uomini.

 

Siamo al compimento di un ideale di tecnocrazia che, pur nel suo modo arruffato e incompleto, era accarezzato dal fondatore di uno dei partiti di governo. Un mondo dove la tecnologia connette e domina gli individui ininterrottamente. Una tecnocrazia dove al potere non ci sono i «tecnici» – come, ad esempio, ai tempi bonari del governo Monti, ma una macchina vera e propria.

 

È un quadro che conosciamo bene.

 

«Uomini, ridotti alla loro pura esistenza biologica non sono più umani, governo degli uomini e governo delle cose coincidono»

Così come sappiamo che non è data, né ora né in futuro, la possibilità di toglierci dalla lotta che si prepara.

 

«Negli anni a venire ci saranno sono monaci e delinquenti. E, tuttavia, non è possibile farsi semplicemente da parte, credere di potersi trar fuori dalle macerie del mondo che ci è crollato intorno. Perché il crollo ci riguarda e ci apostrofa, siamo anche noi soltanto una di quelle macerie e dovremo imparare cautamente a usarle nel modo più giusto, senza farci notare»

 

Idea post-apocalittica stupenda. Imparare a convivere con le macerie, ché sono anche nostre – con quelle rovine che siamo noi stessi. Nascondere la propria visione, la propria potenza. Ma continuare.

 

Perché il trauma di questa società divisa in modo nuovo è ancora tutto da elaborare.

 

«Chi si accorge che la casa brucia, può essere spinto a guardare i suoi simili, che sembrano non accorgersene con disdegno e disprezzo. Eppure non saranno proprio questi uomini che non vedono e non pensano i lemuri cui dovrai rendere conto nell’ultimo giorno? Accorgersi che la casa brucia non ti innalza al di sopra degli altri: al contrario, è con loro che dovrai scambiare un ultimo sguardo quando le fiamme si faranno più vicine. Che cosa potrai dire per giustificare la tua pretesa coscienza a questi uomini così inconsapevoli da sembrare quasi innocenti?».

 

Quanta onestà. Quanta lucidità.

 

«Negli anni a venire ci saranno sono monaci e delinquenti. E, tuttavia, non è possibile farsi semplicemente da parte, credere di potersi trar fuori dalle macerie del mondo che ci è crollato intorno»

Tuttavia, a differenza di Agamben, noi sappiamo con esattezza a Chi nell’ultimo giorno dovremo rendere conto.

 

È proprio per questo che, anche prima del COVID, chi voleva aveva già molte risposte (quando è iniziato tutto questo? Perché? Chi tira le fila di questo processo?).

 

Ed è proprio per questo che, prima che arrivasse la tempesta, noi eravamo già in battaglia – e prefiguravamo l’avvento di questo nuovo totalitarismo molecolare, lo schiacciamento della penultima sovranità rimastaci, quella biologica.

 

Non sappiamo se il filosofo può riconoscerlo: della chiesa egli ha – giustamente – l’immagine di Bergoglio. Lo scrive nel libro, lo ha detto varie volte in articoli dello scorso anno: la ritirata del cattolicesimo moderno dinanzi al virus è disarmante perfino per un laico.

 

Chi è addentro alle cose dello spirito sa perfettamente come vanno le cose: il tempo presente è figlio di una crisi spirituale ingenerata da una crisi della dottrina cattolica. Una crisi ingegnerizzata e inoculata artificialmente da qualcuno, le cui trombosi nel corpo dell’umanità durano da decenni, provocando le innumeri sciagure che stiamo vivendo.

 

Ecco perché, a dire il vero, non avremo voglia di stare in compagnia di chi in tutti questi anni non lo ha percepito – di chi ben prima del virus non aveva capito che la Civiltà sta davvero disintegrandosi – nella sua materia vivente, in ecatombi e sacrifici umani infiniti –, di chi non ha guardato nell’abisso biotico, e visto il problema alla radice.

 

Epperò quanto ci allieta vedere che c’è ancora qualche pensatore remoto che, anche senza chiamarla con il suo nome, riesce a vedere la Cultura della Morte e a sbatterci addosso il muso.

 

La casa brucia, professore. Le fiamme sono quelle dell’Inferno.

 

Con cosa, quindi, possiamo estinguere questo fuoco?

 

Il filosofo è disposto ad ammetterlo?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

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Wormhole creati da civiltà aliene: un astrofisico dice che li abbiamo già visti

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È possibile che una civiltà aliena estremamente avanzata abbia creato in tutto l’universo un sistema di trasporto basato su wormhole – ossia cunicoli spazio-temporale –  e potremmo persino individuarli. Lo riporta Futurism.

 

Sebbene sia una teoria piuttosto bizzarra, secondo un nuovo articolo di BBC Science Focus, essa ha incuriosito alcuni scienziati.

 

L’astrofisico dell’Università di Nagoya, Fumio Abe, ha detto che potremmo aver già catturato le prove di una tale rete nelle osservazioni esistenti, ma le abbiamo perse nel mare di dati, portando alla prospettiva intrigante che la rianalisi delle vecchie osservazioni potrebbe portare a una svolta nel SETI.

 

«Se i wormhole hanno un raggio della gola compreso tra cento e dieci milioni di chilometri, sono legati alla nostra Galassia e sono comuni come le stelle ordinarie, il rilevamento potrebbe essere ottenuto rianalizzando i dati passati», ha detto Abe a Science Focus.

 

È una teoria allettante che suggerisce un percorso alternativo per capire una volta per tutte se gli esseri umani sono soli nell’universo.

 

Questi wormhole sono appunto tunnel teorici con due estremità in punti separati nel tempo e nello spazio. Sebbene non vìolino la teoria della relatività generale di Einstein, non abbiamo ancora certezza della loro effettiva esistenza, per non parlare poi di qualche civiltà decisamente avanzata che sarebbe in grado di produrli.

 

Perché un wormhole esista, però, ci vorrebbe una quantità enorme di energia. L’idea sarebbe che «se gli ET hanno creato una rete di wormhole, potrebbe essere rilevabile dal microlensing gravitazionale».

 

Questa tecnica è stata utilizzata in passato per rilevare migliaia di esopianeti e stelle distanti rilevando il modo in cui piegano la luce. Se possa essere utilizzato per rilevare i wormhole, per essere chiari, è una questione aperta.

 

Fortunatamente, individuare i wormhole non è la nostra unica possibilità di rilevare la vita in altre parti dell’universo.

 

Science Focus ha anche indicato la ricerca di megastrutture, ancora solo teoriche, che sfruttano l’energia di una stella racchiudendola completamente, o sostanze chimiche atmosferiche legate all’inquinamento umano, o veicoli spaziali riflettenti estremamente sottili chiamati vele di luce, ognuno dei quali potrebbe teoricamente portarci alla scoperta di una civiltà extraterrestre.

 

Le antenne radio per individuare segnali alieni sono sempre in allerta, come con questo misterioso segnale radio proveniente dal centro della Via Lattea che è stato captato dagli scienziati con il nome tecnico di ASKAP J173608.2-321635.

 

Il concetto di wormhole è una prospettiva allettante, soprattutto considerando il fatto che potrebbero dare a una civiltà aliena – o anche a noi – la capacità di viaggiare su vasti distese di spazio e tempo, un po’ come la porta che conduceva a un altro mondo nel kolossal hollywoodiano anni Novanta, Stargate.

 

 

 

Immagine di ErikShoemaker via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

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Civiltà

Telescopio spaziale potrebbe rilevare civiltà aliene guardando l’inquinamento degli esopianeti

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Gli scienziati stanno già pianificando come un nuovo telescopio potrebbe rilevare le civiltà aliene.

 

Il nuovo telescopio spaziale NASA dal nome controverso  – James Webb Space Telescope (JWST) – non ha ancora ufficialmente avviato le operazioni scientifiche, ma già gli astronomi sono ansiosi di cercare civiltà aliene usando il costosissimo osservatorio.

 

Il telescopio è abbastanza potente da visualizzare direttamente i singoli esopianeti in orbita attorno a stelle lontane, una prospettiva allettante che secondo alcuni potrebbe portarci a scoprire una volta per tutte se siamo soli nell’universo, o meno, scrive Futurism.

 

In un documento non ancora sottoposto a revisione paritaria individuato dal sito Universe Today, un team di astronomi della NASA e di altre istituzioni ha suggerito che il JWST potrebbe essere utilizzato per individuare i pianeti con tracce rilevabili di clorofluorocarburi (CFC) nella loro atmosfera.

 

Il loro ragionamento è il seguente: i gas serra come i CFC potrebbero essere segni di civiltà extraterrestri, dal momento che gli stessi gas hanno portato l’umanità a fare un buco nello strato di ozono terrestre, come chiaro segno di una civiltà industrializzata. In breve, gli alieni che hanno inquinato la loro atmosfera potrebbero fornire un segno di vita extraterrestre.

 

Il team ha persino identificato un primo obiettivo da cercare per i CFC: TRAPPIST-1, un sistema composto da diversi pianeti delle dimensioni della Terra in orbita attorno a una stella nana rossa a soli 40 anni luce di distanza.

 

«I CFC sono un notevole esempio di tecnosignature sulla Terra e il rilevamento di CFC su un pianeta come TRAPPIST-1 e sarebbe difficile da spiegare attraverso le caratteristiche biologiche o geologiche che conosciamo oggi», si legge nel documento.

 

TRAPPIST-1 è relativamente debole, il che significa che gli spettrometri a infrarossi del JWST non ne sarebbero sopraffatti. In effetti, il nostro Sole sarebbe troppo luminoso se un telescopio come il JWST tentasse la stessa cosa, ma da un punto di vista di TRAPPIST-1.

 

Ma ciò potrebbe presto cambiare man mano che elaboriamo tecnologie ancora più sofisticate.

«Nei prossimi decenni ci saranno almeno due delle tecnosignature passive della Terra, emissioni radio e inquinamento atmosferico, che sarebbero rilevabili dalla nostra stessa tecnologia attorno alla stella più vicina», concludono gli scienziati.

 

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Civiltà

«Siamo entrati in una lotta metafisica»: il sermone di Cirillo, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie

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Il 6 marzo 2022, nella Domenica dei Latticini, commemorazione della caduta di Adamo (Domenica del perdono), il Santissimo Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Cirillo ha celebrato la Divina Liturgia nella Cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca. Al termine della sacra funzione, il primate della Chiesa Ortodossa Russa ha tenuto il seguente sermone.

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo!

 

Faccio a tutti i voi i miei auguri, miei cari vescovi, padri, fratelli e sorelle, per questa domenica, la domenica del perdono, l’ultima domenica prima dell’inizio dello stadio della Santa Quaresima, il grande digiuno!

 

La Grande Quaresima è indicata da molti venerabili asceti come sorgente spirituale. Coincide con la sorgente fisica e nello stesso tempo è percepita dalla coscienza della Chiesa come sorgente spirituale.

 

Cos’è la primavera? La primavera è rinascita della vita, è rinnovamento, è nuova forza. Sappiamo che è in primavera che il potente succo irrompe fino a un’altezza di dieci, venti, cento metri, facendo rivivere l’albero. Questo è davvero un miracolo straordinario di Dio, un miracolo della vita.

 

La primavera è la rinascita della vita, è una specie di grande simbolo della vita. E quindi, non è affatto un caso che la principale festa primaverile sia la Pasqua del Signore, che è anche un segno, un segno, un simbolo di vita eterna.

 

E noi crediamo che sia così, il che significa che tutta la fede cristiana che condividiamo con voi è una fede che afferma la vita, che è contro la morte, contro la distruzione, che afferma la necessità di seguire le leggi divine per vivere, per non morire né in questo mondo né nel mondo a venire.

 

Sappiamo tuttavia che questa primavera è stata offuscata da gravi eventi, legati al deterioramento della situazione politica nel Donbass, praticamente lo scoppio delle ostilità. Vorrei dire qualcosa su questo argomento.

Nel Donbass c’è stato un rifiuto, un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che oggi vengono offerti da chi rivendica il potere mondiale

 

Per otto anni ci sono stati tentativi di distruggere ciò che c’è stato nel Donbass. E nel Donbass c’è stato un rifiuto, un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che oggi vengono offerti da chi rivendica il potere mondiale.

 

Oggi viene effettuata una specie di test per la lealtà di un governo, una specie di passaggio a quel mondo «felice», il mondo del consumo eccessivo, il mondo della «libertà» visibile.

 

Sapete qual è questo test? Il test è molto semplice e allo stesso tempo terribile: è una parata omosessuale. Le richieste a molti di organizzare una parata omosessuale sono una prova di lealtà a quel mondo molto potente; e sappiamo che se le persone o le nazioni rifiutano queste richieste, allora non entrano in quel mondo, ne diventano estranei.

 

Ma noi conosciamo cosa sia questo peccato, che si promuove attraverso le cosiddette marce dell’orgoglio. Questo è un peccato che è condannato dalla Parola di Dio, sia dall’Antico che dal Nuovo Testamento.

 

Certo il Signore, condannando il peccato, non condanna il peccatore. Lo chiama solo al pentimento, ma in nessun modo può accettare che, attraverso una persona peccatrice e il suo comportamento, il peccato diventi uno standard di vita, una variazione del comportamento umano rispettata e accettabile.

Se l’umanità concorda sul fatto che il peccato sia una delle opzioni per il comportamento umano, allora la Civiltà umana finirà

 

Se l’umanità riconosce che il peccato non sia una violazione della legge di Dio, se l’umanità concorda sul fatto che il peccato sia una delle opzioni per il comportamento umano, allora la Civiltà umana finirà.

 

E le parate omosessuali sono progettate per dimostrare che il peccato è una delle variazioni del comportamento umano. Ecco perché per entrare nel club di quei Paesi è necessario organizzare una parata del gay pride.

 

Non occorre fare una dichiarazione politica «siamo con voi», non occorre firmare accordi, ma organizzare una parata omosessuale.

 

E sappiamo come le persone resistono a queste richieste e che oppongono resistenza vengano represse con la forza. Ciò significa che si tratta di imporre con la violenza un peccato condannato dalla legge di Dio, e quindi, di imporre con la forza alle persone la negazione di Dio e della sua verità.

 

Ciò che sta accadendo oggi nell’ambito delle relazioni internazionali, quindi, non ha solo un significato politico. Stiamo parlando di qualcosa di diverso e molto più importante della politica. Si tratta della salvezza umana, di dove andrà a finire l’umanità: da quale parte di Dio Salvatore, che viene nel mondo come Giudice e Creatore, a destra o a sinistra.

 

Oggi, per debolezza, stupidità, ignoranza, e il più delle volte per riluttanza a resistere, molti vanno lì, sul lato sinistro. E tutto ciò che è connesso con la giustificazione del peccato, condannata dalla Scrittura, si rivela oggi una prova per la nostra fedeltà al Signore, per la nostra capacità di confessare la fede nel nostro Salvatore.

 

Tutto ciò che dico non ha semplicemente un significato teorico, e non solo un intendimento spirituale. Intorno a questo argomento oggi c’è una vera guerra.

Chi sta attaccando l’Ucraina oggi, dove la repressione e lo sterminio delle persone nel Donbass va avanti da otto anni?

 

Chi sta attaccando l’Ucraina oggi, dove la repressione e lo sterminio delle persone nel Donbass va avanti da otto anni?

 

Otto anni di sofferenza e il mondo intero tace: cosa significa?

 

Ma sappiamo che i nostri fratelli e sorelle stanno davvero soffrendo; inoltre, possono soffrire per la loro fedeltà alla Chiesa.

 

E così oggi, nella domenica del perdono, da un lato, come vostro pastore, invito tutti a perdonare i peccati e gli insulti, anche quando è molto difficile farlo, quando le persone sono in guerra tra loro. Ma il perdono senza giustizia è resa e debolezza.

 

Pertanto, il perdono deve essere accompagnato dall’indispensabile conservazione del diritto di stare dalla parte della luce, dalla parte della giustizia divina, dalla parte dei comandamenti di Dio, dalla parte che ci ha indicato la luce di Cristo, la Sua Parola, il Suo Vangelo, i suoi grandi comandamenti, donati alla stirpe degli uomini.

 

Tutto ciò indica che siamo entrati in una lotta che non ha solo un significato fisico, ma metafisico.

 

So come, sfortunatamente, gli ortodossi, i credenti, scegliendo la via di minor resistenza in questa guerra, non riflettano su tutto ciò che oggi esponiamo, ma seguano vilmente la strada che mostrano loro i poteri costituiti.

 

Non condanniamo nessuno, non invitiamo nessuno a prendere la croce, ma diciamo solo: saremo fedeli alla parola di Dio, saremo fedeli alla sua legge, saremo fedeli alla legge dell’amore e della giustizia, e se vediamo violazioni di questa legge, non sopporteremo mai coloro che la oltraggiano, offuscando il confine tra santità e peccato, e ancor più coloro che promuovono il peccato come esempio o come uno dei modelli di comportamento umano.

 

Oggi i nostri fratelli nel Donbass, ortodossi, stanno indubbiamente soffrendo, e noi non possiamo che stare con loro, prima di tutto nella preghiera. È necessario pregare affinché il Signore li aiuti a preservare la fede ortodossa, a non soccombere alle tentazioni e alle seduzioni.

 

Allo stesso tempo, dobbiamo pregare affinché la pace giunga al più presto, che il sangue dei nostri fratelli e sorelle si fermi, che il Signore inclini la sua misericordia verso la terra sofferente del Donbass, che ha portato per otto anni questo triste segno, generato dal peccato e dall’odio degli uomini.

 

Entrando nello stadio della Grande Quaresima, cerchiamo di perdonare tutti. Cos’è il perdono?

 

Se chiedi perdono a una persona che ha infranto la legge o ha fatto qualcosa di malvagio e ingiusto nei tuoi confronti, non giustifichi il suo comportamento in tal modo, ma semplicemente smetti di odiare questa persona. Essa smette di essere tuo nemico, il che significa che con il tuo perdono lo consegni al giudizio di Dio.

 

Questo è il vero significato di perdonarci a vicenda i nostri peccati e i nostri errori. Perdoniamo, rinunciamo all’odio e alla vendetta, ma non possiamo cancellare la falsità umana in cielo; perciò, mediante il nostro perdono, affidiamo quanti son colpevoli contro di noi nelle mani di Dio, affinché vengano operati su di loro il giudizio e la misericordia di Dio.

 

Perché il nostro atteggiamento cristiano verso i peccati, le delusioni e gli insulti umani, non sia causa della loro morte, ma affinché il giusto giudizio di Dio sia fatto su tutti, anche su coloro che si assumono la responsabilità più pesante, allargando il divario tra fratelli, colmandolo di odio, malizia e morte.

 

Possa il Signore misericordioso compiere il Suo giusto giudizio su tutti noi. E per non essere dalla parte sinistra del Salvatore venuto nel mondo in conseguenza di questo giudizio, dobbiamo pentirci dei nostri peccati.

 

Accostati alla tua vita con un’analisi molto profonda e imparziale, chiediti cosa è bene e cosa è male, e non giustificarti in nessun caso dicendo: ho litigato con questo o quello, perché hanno sbagliato. Questo è un argomento ingannevole, questo è l’approccio sbagliato. Davanti a Dio bisogna sempre chiedere: Signore, cosa ho fatto di male? E se il Signore ci aiuta a realizzare il nostro errore, allora bisogna pentirsi di questo errore.

 

Ed è soprattutto oggi, nella domenica del perdono, che dobbiamo compiere questa opera di autoaccusa dei nostri peccati e della nostra iniquità, l’opera di consegnarci nelle mani di Dio, e l’opera più importante è il perdono di coloro che ci hanno offeso .

Quale gioia ci sarà se alcuni sono in pace, mentre altri sono in balia del male e nel dolore di una guerra intestina?

 

Il Signore ci aiuti tutti a passare i giorni della Santa Quaresima per entrare degnamente nella gioia della luminosa Risurrezione di Cristo.

 

E preghiamo affinché tutti coloro che oggi lottano, che versano sangue, che soffrono, entrino in questa gioia della Risurrezione, nella pace e nella tranquillità. Perché quale gioia ci sarà se alcuni sono in pace, mentre altri sono in balia del male e nel dolore di una guerra intestina?

 

Il Signore ci aiuti tutti, soprattutto in questo modo, e non altrimenti, ad entrare nel campo della Santa Grande Quaresima, per salvare le nostre anime e contribuire alla diffusione del bene nel nostro mondo peccaminoso e spesso terribilmente caduto nell’errore, affinché la verità della Dio regni, domini e guidi il genere umano.

 

Amen.

 

 

Traduzione dal russo di Nicolò Ghigi

 

 

 

Immagine di Serge Serebro via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

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