Pensiero
Presidenti USA ricattati da Israele: Tucker Carlson risponde a Trump
In un testo circolato via mail e sul suo sito intitolato «He is in a tough spot» («Si trova in una situazione difficile»), il giornalista Tucker Carlson ha risposto al posto di insulti scritto due giorni fa dal presidente statunitense Donald Trump, che tra improperi e cattiverie ha puntato il dito su quattro popolarissimi podcaster – Megyn Kelly, Candace Owens, Alex Jones e lo stesso Carlson – che non sostengono la sua agenda bellica iraniana. I quattro, va notato, hanno sostenuto Trump negli anni, quando i suoi attuali sicofanti – molto spesso ebrei e/o legati ad Israele – invece combattevano l’ascesa di The Donald.
L’implicazione diretta, nemmeno tanto implicita, è che il presidente USA sia sotto ricatto da parte dello Stato degli ebrei.
Il testo di Carlson mostra che per una parte consistente dell’opinione pubblica americana (con la Owens e la Kelly ha statisticamente i primi posti di ascolto nell’ambito dei podcast, che superano di molto le TV) è arrivato al punto di non ritorno nei rapporti con lo Stato Ebraico, e prevediamo che vi saranno a breve anche profonde revisioni storiche a riguardo.
Si trova in una situazione difficile
I media mainstream non ne parlano mai, ma il governo israeliano ha una lunga storia di ricatti ai danni dei presidenti degli Stati Uniti. Forse l’esempio più sconvolgente risale agli anni Novanta, quando Israele usò le registrazioni di una conversazione telefonica a sfondo sessuale tra Bill Clinton e Monica Lewinsky come leva per fare pressione su Clinton affinché rilasciasse Jonathan Pollard, la spia condannata.
Non stiamo scherzando. È successo davvero. Vale la pena ricordare la storia della conversazione telefonica a sfondo sessuale, ora che il presidente Trump sta cercando di porre fine alla guerra con l’Iran. Come molte altre azioni compiute da Israele, dimostra che l’«alleato speciale» dell’America è disposto a giocare sporco per raggiungere i suoi obiettivi. Finanziamenti occulti alle campagne elettorali, estorsioni, minacce fisiche e persino assassinii. Nella loro visione anticristiana, il fine giustifica sempre i mezzi. Non si fanno scrupoli a distruggere vite umane.
L’attuale priorità assoluta di Israele è garantire che l’Operazione Epic Fury non si fermi. Sanno che il fatto che gli Stati Uniti combattano la loro guerra al posto loro rappresenta la migliore opportunità per espandere i propri confini e diventare una superpotenza globale, e un accordo di pace manderebbe in fumo il loro piano.
Basandosi sul passato del Paese, i suoi leader sono senza dubbio disposti a spingersi fino in fondo per garantire che lo spargimento di sangue continui. Ciò potrebbe significare un ricatto in stile Clinton contro Trump, o qualcosa di ben più macabro. Non sappiamo con certezza se ciò stia accadendo, ma la sola possibilità è abbastanza inquietante da togliere il sonno al presidente. È sottoposto a una pressione che la maggior parte delle persone non riesce a immaginare, con i fanatici sostenitori dell’Israel First che lo perseguitano ferocemente ogni volta che osa deviare anche solo leggermente dall’agenda del loro Paese preferito.
La loro spudorata persecuzione è così tenace da far impazzire persino un uomo come Donald Trump. Sono persistenti come nessun altro gruppo nella storia, a prescindere da quanto bene la Casa Bianca li abbia trattati in passato. Non sono mai grati, vogliono sempre di più e si rifiutano di concedere al presidente nemmeno un centimetro di respiro. È una pressione incessante e totale.
Abbiamo deciso di scrivere di questo dopo che Trump ha pubblicato un post su Truth Social attaccando la nostra azienda, Megyn Kelly, Candace Owens e Alex Jones, che lo hanno sostenuto per anni.
Piuttosto che abbandonarci a meschini insulti, vogliamo mostrare comprensione verso il presidente. Sta affrontando una pressione talmente forte da poterlo indurre ad abbandonare le promesse elettorali e a trasformarsi proprio nel tipo di politico che un tempo aveva giurato di distruggere. Non avrebbe permesso che ciò accadesse se non ci fosse stato un interesse personale davvero enorme.
Speriamo che riesca a superare questa situazione.
Tucker Carlson
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Pensiero
La catastrofe dei filosofi francesi e la nascita del wokismo
Je veux présenter mes excuses, au nom des Français, pour avoir enfanté la French Theory (qui a enfanté la pire des merdes idéologiques : le wokisme).
Nous avons donné au monde Descartes, Pascal, Tocqueville. Et puis, dans les ruines intellectuelles de l’après-68, nous avons… — Brivael Le Pogam (@brivael) May 15, 2026
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Pensiero
Contro la Prima Comunione consumista
La cerimonia della Prima Comunione oggi è diventata una festa dal sapore mondano e consumista. Famiglie, per lo più separate, gareggiano nello sfoggio di regali al pargolo che — non dimentichiamolo — fa il suo primo incontro con Cristo tramite la Santa Eucaristia. Forse i più oggi dimenticano il focus centrale di questa celebrazione, il cuore pulsante che è Cristo, la potenza spirituale di quella particola.
Sono sempre più reticente ad accettare inviti da parte di coetanei per festeggiare i figli che si apprestano a ricevere il Sacramento. Non ne ho più voglia; anzi, provo quasi disgusto nel vedere una moltitudine di regali sfarzosi quanto inutili, che questi ragazzini, già oltremodo viziati, ricevono senza apprezzare. È un esercizio di ostentazione messo in atto da nonni e parenti che vogliono, in qualche modo, dimostrarsi superiori alla «fazione» dell’altro coniuge.
In particolare, la battaglia più aspra si gioca nelle coppie separate: nessuno vuole essere da meno dell’altro e si tenta di colmare la vacuità indotta nel bambino dalla separazione — spesso egoistica — con doni che riflettono ricchezza materiale e non valori.
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Ricordo la mia Prima Comunione: era un’epoca già avviata al consumismo, ma ancora ancorata a quelle sane tradizioni secolari tramandate di generazione in generazione. Il regalo più bello, profondo e prezioso fu la poesia che mi dedicò mia zia Maria. Una donna illibata, timida e devota che ha sempre vissuto con noi e che, di fatto, ha cresciuto mio babbo mentre i miei nonni lavoravano tutto il giorno. La bontà e la riservata tenerezza della zia la elevano ai miei occhi a un’entità quasi divina e angelica, salita al cielo oltre venticinque anni fa.
Quella poesia, insieme ad altre che scrisse per me e per i miei genitori, è purtroppo andata perduta. Ricordo però la cura amanuense nel decorare quei fogli, dove erano impressi i versi semplici di una donna che non aveva terminato nemmeno le elementari, ma che erano carichi di amore, tenerezza e autentica cristianità.
Giorni fa, prendendo un caffè in un bar, sono stato fermato da una vicina di casa che non vedevo da anni: «Ciao Francesco, come stai? Ho una cosa da farti leggere che ho ritrovato da poco». Prende il telefono e mi mostra un testo scritto su un foglio di carta. Leggo e rimango di stucco. È una poesia di mia zia. Bene, essendo questa signora al tempo una ragazzina, la zia Maria, secondo le regole del buon vicinato, per la sua prima comunione volle farle un regalo. Il regalo fu questa poesia.
Cara Francesca è giunto il più bel giorno
in cui per te tutto sorride attorno
e in questo giorno che ricorderai eternamente
tu hai intorno a te tutti i parenti.
Sono arrivati alle prime ore
Per fare a te la scorta di onore.
Giunta ai piedi del Santo altare
Tu senti il cuore già palpitare.
E quando nel tuo cuoricino
Hai ricevuto Gesù Divino,
una simil gioia hai mai provata
e in estasi al ciel sei trasportata.
E in un devoto raccoglimento
L’hai certo fatto un proponimento,
di essere buona ed obbediente, ai genitori ed ai parenti.
E le avrai detto mio buon Gesù
In questo mio sforzo aiutami tu,
io non ti chiedo ricchezze e onori,
ma solo proteggi i miei genitori.
Così vi prego Gesù e Maria,
la mia preghiera esaudita sia».
«Fiorin fiorello, vi prego qualche minuto d’intervallo che adesso farem volar qualche stornello.
Fior d’ogni fiore, stamane ti facevan la scorta d’onore a te sposina del Signore.
Fior di mughetti, facciamo auguri cordiali e schietti alla sposina di Gesù Francesca M***etti.
Fior d’amaranto, tu questo giorno l’hai sognato tanto e mai vorresti il suo tramonto.
Fior di viola, l’emozione ti stringe la gola che non sei capace di dire una parola.
Fior di cicoria, in mezzo a questa gran baldoria è emozionata pure la Vittoria.
Fior d’ogni fiore, ed ora tu Francesca rivolgi gli onori a tutti questi bravi signori.
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A fronte di questa semplicità evangelica, le definizioni dogmatiche ci ricordano la grandezza di ciò che stiamo celebrando. Ricordiamo, infatti, che Gesù Cristo ha istituito la santissima Eucaristia per tre principali ragioni: perché sia sacrificio della nuova legge, perché sia cibo dell’anima nostra e perché sia un perpetuo memoriale della sua passione e morte, ed un pegno prezioso dell’amor suo verso di noi e della vita eterna.
Per i disattenti e gli ignari che conferiscono a questa festa la sola e vacua mondanità, riportiamo alcuni passaggi del Catechismo di San Pio X:
Che cosa è il sacramento dell’Eucaristia?
L’Eucaristia è un sacramento nel quale per l’ammirabile conversione di tutta la sostanza del pane nel Corpo di Gesù Cristo e di quella del vino nel suo prezioso Sangue, si contiene veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità del medesimo Gesù Cristo Signor Nostro sotto le specie del pane e del vino per essere nostro nutrimento spirituale.
Vi è nell’Eucaristia lo stesso Gesù Cristo che è nel cielo e che nacque in terra dalla santissima Vergine?
Si, nell’ Eucaristia vi è veramente lo stesso Gesù Cristo che è nel cielo e che nacque in terra dalla santissima Vergine.
Dopo la consacrazione che cosa è l’ostia?
Dopo la consacrazione l’ostia è il vero Corpo di Nostro Signor Gesù Cristo sotto le specie del pane.
Che cosa è la consacrazione?
La consacrazione è la rinnovazione, per mezzo del sacerdote, del miracolo operato da Gesù Cristo nell’ultima cena di mutare il pane ed il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue adorabile, dicendo: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue.
Crogiolati nel benessere effimero del mondo occidentale, facciamo fatica a scorgere l’enorme privilegio che abbiamo nell’onorare Nostro Signore. Qualora ce ne fossimo dimenticati, basta affacciarsi a quella parte di mondo martorizzato dalle guerre e dai conflitti senza fine che è il Medio Oriente. Mille bambini iracheni, l’anno passato, hanno ricevuto la Prima Comunione. Che l’esempio di questi pargoli ci dia la forza di apprezzare maggiormente i nostri valori cristiani, affinché le nostre sante tradizioni non vadano perdute e non vengano in alcun modo banalizzate.
Francesco Rondolini
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Immagine: Elizabeth Nourse (1859 – 1938), La prima comunione (1895), Cincinnati Art Musem
Immagine di Sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported; immagine tagliata
Pensiero
La democrazia è diventata una forma di superstizione?
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La natura reazionaria e religiosa della democrazia moderna
Se c’è qualcosa che spiega gli sfoghi dispotico-democratici di Filippo VI, è la natura stessa della democrazia moderna, profondamente reazionaria fin dalle sue origini. La democrazia moderna non è una conquista della civiltà, ma un’invenzione dell’Illuminismo (voltariana per alcuni, montesquieana per altri) che cerca di cancellare gran parte della storia occidentale conosciuta (certamente sia le origini cattoliche della modernità sia le sue radici medievali) al fine di instaurare un regime politico il cui mito fondativo è un impossibile e controverso ritorno all’ordine cortese greco. In questo senso, è necessario chiarire perfettamente: parlare di democrazia non implica sostenere la dittatura o un regime militare (in realtà, democrazia e dittatura formano un nodo gordiano moderno che le rende inseparabili), tanto meno esprimere nostalgia per un passato idilliaco che, se esiste in un immaginario collettivo, è quello della democrazia e delle sue lontane pretese ateniesi. L’idea di democrazia non è altro che un salafismo o un puritanesimo tipico del protestantesimo calvinista – un’ideologia suprematista – che cerca un ritorno alle origini di una certa concezione della cultura occidentale, basandosi su teoremi di nuova formulazione privi di un’effettiva applicazione pratica, come ad esempio la separazione dei poteri. Le origini protestante-calviniste della democrazia spiegano molti dei suoi difetti , oltre al suo carattere, a mio avviso, profondamente reazionario, poiché, come sottolinea Chesterton, «lo scisma del XVI secolo [la Riforma protestante] fu in realtà una ribellione tardiva dei pessimisti del XIII secolo. Fu una regressione del vecchio puritanesimo agostiniano contro il liberalismo aristotelico». In altre parole, se qualcosa ha ucciso la modernità di matrice cattolica (egualita e razionalista) che, per molti versi, continua a illuminare il mondo contemporaneo, è stata la regressione alle caverne platoniche del protestantesimo, che ha trionfato geopoliticamente dal XVIII secolo. È per questo motivo che la democrazia moderna, invece di optare per politiche razionali e per il perfezionamento dei diritti dei cittadini e per una reale «separazione dei poteri» che esisteva nel Medioevo e si è sintetizzata nel XIX e XIX secolo, ha abbracciato un approccio più conservatore. Nei testi ispanici di carattere decisamente anti-imperialista, i paragrafi 16 e 17 propugnano un repubblicanesimo platonico simile a quello della Città di Dio di Agostino, ma in una versione secolarizzata e umanizzata. La democrazia moderna difende quindi l’ideale platonico di una repubblica perfetta, strutturata su principi teoricamente impeccabili, come l’illuminata separazione dei poteri, ma praticamente inefficaci, che prevalgono sull’effettivo esercizio della politica, la quale dovrebbe essere orientata al bene comune e necessariamente soggetta a modifiche. In questo modo, il potere viene «diviso» tra un’oligarchia spesso collusa con potenze economiche esterne e distaccata dal popolo, privando il soggetto, ora chiamato «cittadino», di molti dei suoi diritti e prerogative fondamentali. La democrazia moderna, in questo senso, è una religione sostitutiva con legioni di fedeli pronti a lapidare chiunque osi criticarla. In Spagna, ad esempio, le difese teoriche di Antonio García-Trevijano di una democrazia formale basata sulla Rivoluzione americana sono state e continuano ad essere molto influenti . Ma è opportuno notare che, sebbene Trevijano denunci giustamente il dirottamento della democrazia da parte della politica partitica (direi anche del filantropia capitalistica e dei grandi monopoli), le sue tesi sono un esercizio reazionario di platonismo illuminato. Trevijano, ammaliato dalla dottrina di Weber sulla modernità protestante, sostiene che abbiamo sostituito la vera democrazia – la democrazia politica – con una concezione sociale di essa incentrata sulla redistribuzione della ricchezza che ignora le libertà politiche. In altre parole, la confusione tra democrazia sociale e democrazia politica impedirebbe, secondo Trevijano, l’emergere della grande invenzione democratica americana e della buona novella puritana della modernità: la libertà politica. Tuttavia, l’idea che la libertà possa esistere senza proprietà (ovvero, senza un sistema minimo di giustizia distributiva) è tanto moderna quanto reazionaria, oltre a essere una rozza derivazione della retrograda divisione liberale tra libertà positiva e negativa. Essa fa parte di una visione del mondo protestante-calvinista che espropria gli ideali universali cattolico-ortodossi di uguaglianza e li trasforma in forme di uguaglianza selettiva per pochi eletti. Non dovrebbe quindi sorprendere nessuno supporre che la democrazia formale e rappresentativa concepita negli Stati Uniti e celebrata da Trevijano nella sua forma originaria non abbia «democratizzato» la vita dei suoi cittadini, ma abbia piuttosto eretto un sistema di caste in cui, per gran parte della democrazia americana, le minoranze come cattolici ed ebrei sono state perseguitate, mentre la popolazione nera è stata ridotta in schiavitù o di fatto privata dei diritti. Il tentativo di Trevijano di stabilire un legame tra il puritanesimo e la difesa dei «diritti naturali eterni di libertà, uguaglianza e proprietà» è assurdo, riproducendo gli abbecedari della propaganda calvinista , intento a celare la forte gerarchizzazione della società che la democrazia moderna cerca di imporre dopo le varie teorie di uguaglianza umana universale emerse nel vasto mondo cattolico del XVI e XVII secolo. Se esiste, ripeto, un Paese oggi che difende una concezione formale e calvinista della democrazia come quella americana, ancorata al destino manifesto, alla supremazia degli eletti e a un teocentrismo esplicito ma edulcorato («una nazione sotto Dio»), questo è Israele sionista. (A proposito, gli Stati Uniti o Israele sono forse le società aperte che l’Occidente antinatalista e amante degli animali cerca di contrapporre al fondamentalismo islamico, prodigo di figli, famiglie e nemico degli animali domestici?)Aiuta Renovatio 21
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