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Pubblico impazzito per leone marino a caso

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Un leone marino soprannominato Chonkers sta conquistando il cuore di turisti e residenti accorsi al molo 39 di San Francisco per ammirare questo enorme pinnipede. Lo riporta l’Associated Press.

 

I visitatori hanno scattato foto mentre il leone marino si dimenava sul molo, circondato da decine di leoni marini della California, molto più piccoli, che considerano la zona la loro casa. Si tratta di un esemplare di leone marino di Steller (Eumetopias jubatus), un raro leone marino diffuso lungo le coste del Pacifico settentrionale che rappresenta la specie più grande della famiglia degli Otaridi.

 

«È come una Volkswagen! È enorme!», ha detto all’agenzia di stampa una turista di Los Angeles che, avendo mezz’ora libera, è corsa al molo nella speranza di avvistare l’inafferrabile leone marino. «Ho sentito parlare ovunque di questo gigantesco leone marino e mi piace osservare le cose, quindi ho pensato di andare a dare un’occhiata».

 

Il Chonkers probabilmente proviene dalle coste settentrionali di Washington o dell’Oregon e si stima che pesi tra i 680 e i 907 chilogrammi, ha dichiarato ad AP Laura Gill, responsabile dei programmi pubblici del Marine Mammal Center nella vicina Sausalito.

 

 

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Il Chonkerro è stato uno dei pochi leoni marini di Steller ad avventurarsi fino al molo, che è protetto dai predatori e dalle onde impetuose e offre un’abbondanza di pesce. «Nella baia di San Francisco c’è cibo in abbondanza per loro, quindi pesci, scorfani, acciughe, aringhe, sono prede facili in abbondanza», ha detto.

 

Il gigantesco leone marino, avvistato per la prima volta sul molo il mese scorso, ha unito la comunità, ha affermato Danielle Ovadia, residente di San Francisco. «È adorabile, ed è letteralmente enorme».

 


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I leoni marini sono diventati sinonimo del popolare molo turistico, ma, secondo quanto riportato dal porto turistico, hanno iniziato a radunarsi lì solo dopo il terremoto di Loma Prieta del 1989. Un singolo maschio è stato presto raggiunto da decine di altri esemplari e, entro febbraio 1990, la popolazione di pinnipedi era cresciuta fino a superare i 300 individui.

 

Il bel quadretto di simpatia potrebbe essere interrotto, e per i turisti e per i media, dalla verità riguardo le creature chiamate per qualche ragione leoni di mare.

 

Come riportato da Renovatio 21, nella primavera 2025 un’orda di leoni marini definiti come «indemoniati» hanno attaccato persone sulla costa Californiana . In un episodio raccapricciante, un surfista californiano è stato «scosso» nel profondo dopo essere stato sbranato dal diabolico otaride.

 

Il residente di Ventura ha dichiarato di stare facendo surf a circa 150 metri dalla riva all’Oxnard State Beach Park quando, «dal nulla», il mammifero «è emerso dall’acqua» e si è lanciato verso di lui a tutta velocità. «La sua bocca si è spalancata, i denti brillacano, e i suoi occhi mi hanno fissato con una ferocia inquietante», ha ricordato il surfista in istato di choc. «Il mio cuore ha sussultato mentre istintivamente tiravo la tavola di lato, remando freneticamente per evitarla mentre si lanciava in avanti, deciso a schiantarsi contro di me».

 

«Ho schivato a malapena la prima carica, mi si è fermato il respiro mentre mi giravo, disperato e diretto verso la riva». Poi la tozza belva marittima è scomparsa di nuovo nel blu da cui era venuta – ma quello fu solo l’inizio del pestaggio della creatura contro l’umano. Il leone marino si è quindi lanciato di nuovo alla carica «mostrando i denti», come se fosse «un predatore folle», ha detto il malcapitato.

 

«Questa volta si è schiantato sulla mia tavola con una forza incredibile, tuffandosi sotto di me in un arco rapido e fluido che mi ha fatto venire i brividi», ha scritto LaMendola, che ha capito che non si trattava di un «incontro giocoso». «Si trattava di qualcosa di completamente diverso, qualcosa di sbagliato».

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Si trattava dell’inizio un circolo vizioso in cui la bestia posseduta indietreggiava ripetutamente e attaccava il surfista indifeso, costringendolo a proteggersi con la tavola e a nuotare verso la riva tra un attacco e l’altro.

 

Durante uno dei circa quattro scontri, LaMendola tentò di colpire il suo baffuto aggressore con un pugno, ma questi ha schivato il colpo con «inquietante agilità». Ecco quindi che l’orrendo animale si è voltato per stringere le tremende fauci intorno alla «natica sinistra» del surfista, prima di trascinarlo giù dalla tavola e farlo cadere nell’acqua.

 

«Non so come descrivere la paura che mi ha preso in quel momento», ha ricordato il sopravvissuto. «Così lontano dalla riva, così indifeso, a fissare il volto di questa creatura che non assomigliava a nulla che avessi mai visto prima: la sua espressione era selvaggia, quasi demoniaca, priva della curiosità o della giocosità che avevo sempre associato ai leoni marini».

 

Dopo una snervante battaglia interspecifica, il LaMendola è riuscito infine a nuotare verso la riva, mentre la furia focide non smetteva di seguirlo e di attaccarlo finché i suoi piedi «finalmente raschiarono la sabbia».

 

La tuta della vittima era «a brandelli» nel punto in cui era stata morsa, ha raccontato, esponendo una «ferita da puntura» da cui il sangue colava lungo la gamba e finiva sulla sabbia. Successivamente LaMendola si è recato al pronto soccorso in auto.

 

Quando il povero appassionato di surf ha contattato il Channel Islands Marine and Wildlife Institute per denunciare l’attacco, i ricercatori hanno risposto di aver notato un aumento degli incidenti a Santa Barbara e nella contea di Ventura che coinvolgevano leoni marini e altri animali marini. Infatti, non si tratta dell’unico caso del genere, purtroppo.

 

A Sud del luogo dell’aggressione, la quindicenne Phoebe Beltran stava facendo un test di nuoto a Long Beach per diventare bagnina quando un leone marino l’ha morsa ripetutamente. «Ero così spaventata, così scioccata, ma sentivo ancora un dolore immenso alle braccia, più e più volte», ha raccontato l’adolescente ai media locali statunitensi.

 

Un’ora di leoni marini «indemoniati» hanno attaccato persone sulla costa Californiana nelle ultime due settimane. Lo riporta la stampa americana.

 

In un episodio raccapricciante, un surfista californiano è stato «scosso» nel profondo dopo essere stato sbranato da un leone marino, un otaride che possiamo definire come una grossa foca.

 

«Oggi ho vissuto l’esperienza più straziante e traumatica dei miei 20 anni di surf», ha scritto il fotografo ed esploratore Rj LaMendola nella didascalia di un post su Facebook, ricordando l’attacco. «Sembrava posseduto», ha scritto il LaMendola, affermando che l’animale coinvolto nell’incontro appena a nord di Los Angeles era «selvaggio, quasi demoniaco».

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Gli attacchi consecutivi avevano fatto notizia a livello mondiale e causato una certa ansia tra coloro che vivono in California e nelle sue spiagge iconiche. Sebbene gli attacchi siano rari, gli esperti affermano che il numero di animali ammalati dalla fioritura di alghe tossiche sembra essere in aumento.

 

Come riportato da Renovatio 21, la California aveva vissuto tre anni fa momenti di panico quando una coppia di leoni marini si presentò sulla spiaggia di La Jolla Cove costringendo i bagnanti a fuggire terrorizzati. La situazione dei poveri bagnanti è stata paragonata da un osservatore come l’«essere inseguiti da Godzilla». In seguito spopolò in rete il video con il sottofondo dei Beach Boys.

 


Come Renovatio 21 ha avuto modo di ricordare, i leoni marini sono una razza che si comporta verso i controversi pennuti in maniera oscena e criminale, arrivando a stuprarli in pubblica piazza.

 

Il filmato è solo per persone con lo stomaco forte – almeno quanto quello di pinguini, gabbiani e cormorani che guardano questa scena indegna senza nemmeno provare ad intervenire.

 

 

Se la vergogna non dovesse bastare, aggiungiamo anche ulteriori immagini di violenza leonino-marina. Ecco quando un malvagio leone marino, a favore di telecamere, cercò di rapire una bambina trascinandola in acqua.

 

 

I leoni marini sono stati inoltre notati commettere rapine e ladrocini vari ai danni di poveri pescatori.

 

I leoni marini sono animali estremamente comuni in certe parti della costa californiana. A Santa Cruz, nota spiaggia surfistica a sud di San Francisco, è possibili vedere poltrire lungo il pier, il pontile che dalla spiaggia si spinge verso il mare ospitando ristoranti di incredibili clam chowder (zuppa di vongole all’americana).

 

La natura insolente e scroccona della specie è ben visibile anche in questo video, dove la creatura pinnata prima si autoinvita in un club sulla spiaggia, usufruisce della piscina senza averne titolo, per poi scacciare un membro pagante dal suo sdraio per sollazzarvisi.

 

Invece che condannare tali abbietti comportamenti, il pubblico va a fotografarli, eleggendo esemplari a caso a idoli del quartiere.

 

Quando finirà la demenza animalara del mondo moderno?

 

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Immagine screnshot da YouTube

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Nuovo scontro legale nella massoneria italiana. Ex gran maestro scrive ad un cane

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Si prospetterebbe un ennesimo scontro legale per il Grande Oriente d’Italia. Il GOI, la maggiore organizzazione massonica italiana non trova stabilità in vista dell’appuntamento del 31 maggio per l’elezione del gran maestro. Lo riporta Il Fatto quotidiano.   Il decreto siglato dall’attuale leader, Antonio Seminario, avrebbe formalizzato la presenza della sua sola compagine elettorale: una condizione quasi inevitabile, data l’assenza di sfidanti ufficiali. L’ex gran maestro Leo Taroni, impegnato da un biennio in una dura opposizione giudiziaria contro l’attuale dirigenza, ha già sollecitato il Tribunale di Roma affinché revochi anche questi ultimi provvedimenti. Il Taroni ha dichiarato che non parteciperà quindi alla tornata.   La frattura interna risale alle elezioni del 2024, quando la sfida tra Taroni e Seminario divise profondamente i membri. Inizialmente, Taroni risultava in vantaggio con un margine di soli 34 voti (6.493 complessivi) rispetto al Seminario, sostenuto dal Gran Maestro uscente Stefano Bisi. Tuttavia, la commissione elettorale interna invalidò 248 preferenze poiché il talloncino antifrode era rimasto attaccato alle schede.

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«La mia sfortuna è che sulla maggior parte di quelle schede annullate c’era il mio nome» avrebbe dichiarato il Taroni, secondo Il Fatto. Grazie a quel ricalcolo, Seminario ottenne la vittoria, innescando però un violento conflitto fratricida all’interno dell’ordine.   Sebbene nell’ottobre 2024 un magistrato avesse inizialmente sospeso la nomina di Seminario accogliendo le ragioni di Taroni, a gennaio la giustizia civile ha nuovamente ribaltato l’orientamento del caso.   In segno di protesta, Taroni ha scritto una lettera aperta indirizzata a un cane di nome Thor. Il riferimento riguarda un caso curioso avvenuto a Porto Viro, dove il nome di un Jack Russell era stato scritto su alcune schede elettorali; i giudici amministrativi stabilirono che quei voti andassero attribuiti al padrone dell’animale, Mario Mantovan, permettendogli di diventare sindaco.   «Non so se fra voi cani esiste qualcosa di simile alla nassoneria» scrive la lettera del maestro massone al quadrupede rodigino. «Noi umani tramite la massoneria ci prefiggiamo di migliorare noi stessi per poi migliorare la società di cui facciamo parte. Amiamo affermare che quello che delineiamo nella Massoneria è un “percorso interiore”, di affinamento etico e morale», spiega il libero muratore alla bestiola.   Il Taroni ha depositato un nuovo ricorso per fermare le prossime elezioni. L’azione legale poggia su una precedente ordinanza del Tribunale di Roma. Il 29 gennaio, i giudici avevano infatti invalidato la decisione della Gran Loggia di annullare le votazioni del 2024, sottolineando come tale organo non possieda «alcun potere in materia elettorale». «Ne riparleremo insieme, un giorno, se il destino ci darà l’occasione di incontrarci caninamente», aggiunge oscuramenteil già sovrano gran commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato di Piazza del Gesù .   Non è dato di sapere come la lettera sia stata consegnata al cane del sindaco di Rovigo, né come l’animale possa aver risposto.   Dal canto loro, i vertici del GOI replicano sostenendo di non aver annullato i precedenti risultati (sui quali si attende ancora un verdetto definitivo), ma di essersi limitati a indire una nuova tornata elettorale.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa si era parlato di un vero tterremoto nella massoneria italiana, con 4 mila membri che potevano venire espulsi e la scissione che pareva in vista.ù

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Come riportato da Renovatio 21, nel 2024 scorsi si era parlato di un ritorno del GOI a Palazzo Giustiniani, la vecchia sede nel cuore di Roma, che era divenuta poi luogo di uffici, aule e residenze del Senato della Repubblica.   Rammentiamo pure che il GOI, rappresentato da Stefano Bisi aveva partecipato ad un grande vertice – a porte chiuse – con cardinali della Chiesa cattolica (che in teoria è considerata acerrimo nemico nel corso della Storia) fa a febbraio 2024 a  Milano.   Le barriere tra Loggia e Chiesa sembravano già piuttosto abbassate quando nel 2022 si è assistito all’inaugurazione di un tempio massonico in Umbria alla presenza del Vescovo di Terni-Narni-Amelia.   Ai lettori di Renovatio 21 ricordiamo, en passant, che, come riportato dall’agenzia Adnkronos, sia il Grande Oriente d’Italia che la Gran Loggia d’Italia – che sono due anime scisse della massoneria nazionale – si sono espressi molto favorevolmente all’attuazione del passaporto vaccinale.

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Si scopre che gli squali emettono rumori

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Gli squali sono stati a lungo ritenuti silenziosi nel perseguire le loro prede con spietata efficienza, ma un team di biologi marini in Nuova Zelanda sta sfidando questa ipotesi. In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, i ricercatori riferiscono di aver registrato la prima istanza in assoluto di uno squalo che produce attivamente un suono, sotto forma di bruschi «clic».

 

Gli esemplari che hanno prodotto questo rumore sono squali rig (Mustelus lenticulatus), una specie comune nelle acque costiere della Nuova Zelanda. L’autrice principale dello studio, Carolin Nieder, ha dichiarato di aver fatto la scoperta mentre maneggiava gli squali durante una ricerca sulle loro capacità uditive, scrive Futurism.

 

«All’inizio non avevamo idea di cosa fosse, perché gli squali non dovrebbero emettere alcun suono. Ricordo di essere tornata a casa e di aver pensato continuamente a quanto fossero strani quei rumori», ha detto la Nieder, che lavora presso la Woods Hole Oceanographic Institution.

 

Per confermare che non si trattasse di un caso isolato, la ricercatrice e i suoi colleghi hanno osservato dieci squali posizionandoli separatamente in vasche dotate di idrofoni. I ricercatori hanno scoperto che, mentre gli esemplari venivano tenuti delicatamente o trasferiti tra i serbatoi, tutti emettevano dei clic ad alta frequenza della durata inferiore a un secondo.

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I clic si verificavano sott’acqua, quasi sempre mentre gli squali muovevano il corpo. Per quanto brevi, i suoni hanno raggiunto un volume considerevole di 156 decibel. Alcune specie di pesci usano la vescica natatoria per generare rumore facendola vibrare; i mammiferi marini, come le balene, usano invece le corde vocali. Gli squali, tuttavia, non possiedono un organo specifico per la fonazione: sembra infatti che emettano questi suoni facendo scattare le loro fitte file di denti appiattiti.

 

In particolare, gli squali non hanno prodotto i clic durante il nuoto o l’alimentazione. L’alta frequenza dei suoni li pone inoltre al di fuori della limitata gamma uditiva del pescecane, rendendo improbabile che vengano utilizzati per comunicare tra simili.

 

«Penso sia più probabile che emettano quei rumori quando vengono attaccati», ha spiegato la ricercatrice al New York Times. Altri pesci, infatti, digrignano i denti o le mascelle nel tentativo di allontanare i predatori.

 

«Questo studio apre alla possibilità che questi squali più piccoli “suonino l’allarme”», ha dichiarato alla CNN Neil Hammerschlag, presidente di Atlantic Shark Expeditions. «Anche se non sappiamo ancora se il suono prodotto dagli squali rig sia semplicemente un sottoprodotto della manipolazione umana, la scoperta apre nuove domande e strade per la ricerca futura».

 

Come noto il mondo degli squali sta ora affrontando il delicato tema della tossicodipendenza ittica.

 

Certuni ricercatori americani hanno ipotizzato che gli squali del Golfo del Messico potrebbero consumare cocaina gettata nell’oceano dai trafficanti di droga. Gli scienziati hanno condotto un test in cui hanno messo in acqua un finto cigno accanto a un pacco di dimensioni e aspetto simili a un pacco di cocaina che sarebbe stata gettata nell’oceano dai trafficanti di droga.

 

Con sorpresa del ricercatore, gli squali non hanno attaccato i cigni e invece si sono diretti direttamente verso le il pacco di cocaina, cercando di morderle. Uno squalo ha persino afferrato l’intera confezione e ha nuotato via portandosela dietro, probabilmente per farne «uso personale».

 

Renovatio 21 sperava con il cuore che la questione degli squali potesse svanire improvvisamente a seguito della rielezione presidente Trump, di cui nel tempo era trapelato l’odio assoluto per i grandi predatori marini.

 

Come riportato da Renovatio 21, la pornostar Stormy Daniels, accusatrice nel processo che ha portato alla condanna presso il tribunale di Nuova York, sostiene di aver avuto un rapporto con Trump durante mentre in TV passava la Shark Week,– una settimana in cui il palinsesto del famoso canale Discovery è interamente dedicato ai pescecani in onda dal 1988 – e di aver sentito il presidente dire che odia gli squali e che dovrebbero sparire.

Si tratta di un’ulteriore delusione che il presidente americano ci ha inferto. La consideravamo come una promessa elettorale implicita. E invece.

 

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Gallo cedrone attacca turisti: è aggressione seriale

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Un esemplare di Tetrao urogallus – detto gallo cedrone – sta terrorizzando la val di Fassa (provincia autonoma di Trento), con attacchi seriali ai poveri turisti.   Nel primo caso, a metà aprile un povero turista stava camminando sul «sentiero delle leggende», venendo giù dal Gardeccia. Si tratta di un itinerario pensato per famiglie, che non prevede tratti ardui. All’altezza di Pian Peccei, il malvagio pennuto gli si è fatto innanzi e si è messo ad inseguire l’uomo, allargando le ali in chiaro segno di minaccia.

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Secondo Il T Quotidiano, vi sarebbe stato qualche contatto, condito da una beccata vera e propria. Il turista aveva chiamato i soccorsi: «mi stanno inseguendo» ha detto al telefono. All’arriva dei pompieri e di un mezzo di soccorso, sono state date le prime cure mediche allo sventurato, preda dell’ira del perfido volatile.   L’episodio si è ripetuto agli inizi maggio, sempre sulla strada che scende dal rifugio Gardaccia. Le due vittime stavano percorrendo il sentiero in bicicletta: ecco che dinanzi è apparsa loro la scellerata creatura alata, che ha proceduto senza indugio alcuno ad aggredirli con inusitata brutalità.   Esiste un video che mostra il sopruso sanguinario inflitto agli umani dal borioso urogallo, ed è finito pure al TG regionale.  

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Video di attacchi urogallici degli scorsi anni nella zona sono reperibili in rete.     Molto indicativo della personalità psicopatica della bestia anche un video, ripreso anni fa sull’Altopiano di Asiago, in cui l’urogallo scambia un fondista per una femmina della sua specie.    

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Il sindaco di San Giovanni di Fassa ha firmato un’ordinanza per istituire il divieto di transito sulla strada forestale denominata «Col de la Frae».   La presenza della fauna, scrive l’ordinanza, mal si concilia con il transito di mezzi e persone. Il problema, pare di capire, non è la prepotenza dell’infame cedrone, ma il transito dei esseri umani.   Che possiamo dire, Renovatio 21 si ricorda ancora quando quando all’udire parola galletto si facevano certi pensieri.   Tuttavia, in Italia il gallo cedrone non si può mangiare né cacciare perché è una specie protetta. La legislazione repubblicana (in particolare la Legge sulla Caccia 157/92) esclude rigorosamente questo animale dall’elenco delle specie cacciabili a causa del drastico declino della sua popolazione sulle Alpi. La specie è considerata «vulnerabile» nella Lista Rossa Nazionale. La creatura spaccona era stata rimossa ufficialmente dalle specie cacciabili ancora dal 1983-1991.   Purtuttavia, esistono storiche ricette tradizionali per il gallo cedrone (noto anche come urogallo), tipiche della cucina di montagna del Nord Italia, del Nord Europa e della Scozia, risalenti ai tempi in cui la caccia a questo volatile era legale.   La carne del gallo cedrone maschio è descritta come molto scura, dura, compatta e dal sapore selvatico estremamente forte (con note resinose di aghi di pino di cui l’animale si nutre). Per questo motivo, le preparazioni tradizionali richiedono lunghe marinature o cotture lente.   Tra le ricette, vogliamo ricordare la tradizione friulana del gallo cedrone in Salmì, il Roasted Grouse tipico della Scozia, l’immancabile gallo cedrone ai finferli delle nostre Alpi.

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Immagine di Tero Laakso via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
 
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