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Stato

Ecco lo Stato-partito

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«La crisi dei partiti ha investito le istituzioni, ed è una crisi che si vorrebbe risolvere dicendo che non c’è più destra e sinistra ma c’è l’istituzione. Questo porta a una novità: le istituzioni si fanno partito politico. Lo Stato diventa partito e per risolvere i conflitti che sono dentro la società reale deve dire che non c’è destra e sinistra. C’è lo Stato».

 

L’ex ministro Rino Formica, classe 1927, ha scritto sul quotidiano Domani un’analisi chiarissima del processo politico in corso.

 

In una situazione dove oramai la differenza dei partiti non conta più nulla, lo Stato stesso si trasforma in partito, nella forza politica che dovrebbe rappresentare direttamente l’opinione e il voto della popolazione.

 

«Lo Stato diventa partito e per risolvere i conflitti che sono dentro la società reale deve dire che non c’è destra e sinistra. C’è lo Stato»

Ciò, ritiene Formica, è visibile perfino nelle cronache politiche infrapartitiche di questi ultimi giorni.

 

«Ecco la pericolosa tentazione che vediamo oggi quando il governo e il suo presidente del Consiglio sostengono il superamento di destra e sinistra. Nei partiti politici è in atto la scissione fra componente governativa ed extragovernativa. La polemica fra Giorgetti e Salvini nella Lega, o tra Brunetta e Berlusconi in Forza Italia, nella sostanza racconta che quelli che stanno al governo stanno diventando membri del partito-Stato».

 

Lo Stato diventa partito e per risolvere i conflitti che sono dentro la società reale deve dire che non c’è destra e sinistra. C’è lo Stato»

Il partito-Stato non ha idee, se non quelle che trasmette il governo – che per l’appunto è presieduto da un apparatčik proveniente dal potere transnazionale.

 

«Il governo è la direzione generale del partito-stato. La quale direzione entra in conflitto non con i partiti in via di estinzione, ormai residuali. Tant’è che i segretari non vengono consultati e il governo, partito con un mix fra tecnici e politici, ora è un tutt’uno omogeneo coordinato da un presidente che ha già sperimentato come si guida una istituzione senza stato, come la Banca centrale europea – che è senza Stato ma ha i poteri di un superstato».

 

«I segretari non vengono consultati e il governo, partito con un mix fra tecnici e politici, ora è un tutt’uno omogeneo coordinato da un presidente che ha già sperimentato come si guida una istituzione senza stato, come la Banca centrale europea – che è senza Stato ma ha i poteri di un superstato»

Gli impasse dello Stato-partito non mancheranno. Formica ritiene che come prossimo presidente della Repubblica si tenterà di eleggere «una figura scialba, semplice, irrilevante, e non sarà possibile» . Secondariamente, nota significativamente che «anche dopo le elezioni tedesche, sostenere che senza Merkel l’Italia con Draghi comanderà in Europa è un’illusione bottegaia e meschina».

 

L’ex ministro scrive che il problema di questa nuovo mostro sarà lo scontro con la realtà: «lo Stato che diventa partito non può assorbire i conflitti che ci sono nel Paese, che invece continua a tenere aperti i problemi del conflitto sociale e civile nell’interno del Paese». Non è chiaro a cosa qui ci si riferisca, ma noi stiamo pensando ai milioni di persone discriminate dal green pass e distrutte economicamente e esistenzialmente da 18 mesi di lockdown.

 

«La scorciatoia dello Stato che diventa partito è un’illusione con uno sbocco autoritario. Lo Stato non può assorbire i conflitti che sono nell’interno della società senza una via democratica»

La conseguenza è logica: un governo fuso con tutta la politica e con lo stesso sistema amministrativo, senza alcuna  finestra sulla realtà popolare, senza alcun collegamento con il Paese reale, altro non è che un tunnel verso la tirannia. Lo Stato-partito, non può non finire ad assomigliare a quelli che gli storici hanno chiamato partiti-Stato.

 

«La scorciatoia dello Stato che diventa partito è un’illusione con uno sbocco autoritario. Lo Stato non può assorbire i conflitti che sono nell’interno della società senza una via democratica».

 

Renovatio 21 ritiene che il nascente  Stato-partito, in verità, non sia nemmeno del tutto consapevole dei conflitti che si stanno creando nel Paese – e nel mondo intero.

 

«Lo Stato che diventa partito non può assorbire i conflitti che ci sono nel Paese, che invece continua a tenere aperti i problemi del conflitto sociale e civile nell’interno del Paese»

Esso disconosce sia le loro dimensioni che la loro natura, profonda e superficiale.

 

Il conflitto in corso, del resto, pare averlo scatenato proprio lo Stato con i partiti accodati. E si tratta solo del primo, perché a cascata nessuno può dire quali conseguenze possono esservi in questo nuovo assetto che va preparandosi, senza che esso sia accettato dalla popolazione, senza che quest’ultima abbia più la stessa fiducia nelle istituzioni.

 

 

 

 

 

Immagine di Governo Italiano – Presidenza del Consiglio dei Ministri via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0); immagine modificata con filtri.

 

Stato

Elon Musk rigetta l’ordine di censurare dai suoi satelliti i canali russi

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L’uomo più ricco del mondo, Elon Musk, ha twittato sabato mattina presto che «alcuni governi (non l’Ucraina)» avrebbero detto alla sua società di satelliti Starlink «di bloccare le fonti di notizie russe».

 

Musk avrebbe quindi risposto: «Non lo faremo se non sotto la minaccia delle armi».

 

«Mi dispiace, ma sono un assolutista della libertà di parola».

 


Plaudiamo al coraggio di Elon Musk, che altre volte ci aveva sorpreso, come nelle sue tirate contro il denatalismo e a favore dell’aumento della popolazione, o dei suoi discorsi a pro libertà vaccinale e contro i lockdown, nonché nella sua posizione a favore dei camionisti canadesi.

 

C’è da considerare che con Biden il giovane geniale magnate ha un conto aperto: in molteplici eventi presidenziali sull’auto elettrica, un punto essenziale della folle agenda green del goscismo statunitense, invita Ford, GM e chiunque altro ma non Tesla, che nemmeno nomina, e che le macchine elettriche le fa davvero, oltre che possedere un valore di borsa superiore ai giganti dell’automotive di Detroit.

 

Anche per questo, Musk ha recentemente definito Biden «un calzino-pupazzo bagnato in forma umana».

 


La questione della censura dei canali di Mosca è tuttavia qualcosa di enorme, che ci spinge a rivalutare per intero le «democrazie» occidentali

 

Come riportato da Renovatio 21, le principali fonte di informazione russe in Occidente come i canali Russia Today e Sputnik sono stati bloccati dall’Unione Europea e dalle autorità americane, e non solo: tutti le grandi aziende Big Tech sono allineate con il governo americano per far sparire ogni informazione alternativa sul conflitto.

 

«Google sta  bloccando le loro app.  Apple sta  bloccando le loro app. YouTube, Facebook, Twitter e Telegram  hanno vietato o limitato l’accesso ai propri account. Twitter ha iniziato a «verificare i fatti» e ridurre la portata  dei loro collegamenti.  YouTube ha  demonetizzato i loro video.  Reddit ha  «messo in quarantena» la community /r/russia. Namecheap, un registrar di domini,  ha tagliato fuori TUTTI i clienti russi» scrive Andrew Torba, il CEO del social media Gab, che di censura se ne intende.

 

È giusto parlare, quindi, della depiattaformazione di un’intera Nazione, la Russia.

 

Si tratta di un’ulteriore prova della fine delle democrazie costituzionali, ridotte a oligarcati dove i diritti dei cittadini non esistono più e la libertà (biologica, politica e perfino interiore, di pensiero) è oramai un fantasma.

 

Si tratta inoltre, come scritto da Renovatio 21, della riprova che ci troviamo già coinvolti in una guerra: si oscurano fonti di informazioni di un Paese straniero solo se con questo non si è più in tempo di pace.

 

Kremlin.ru, il sito ufficiale della Presidenza della Federazione russa, è stato per giorni irraggiungibile, e non solo dall’Italia. Non si tratta di un canale di news, ma di un sito puramente istituzionale, con foto e discorsi di Putin.

 

Proprio così: ad essere depiattaformata non è una testata, è un’intera Nazione.

 

 

 

 

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Bioetica

Lo Stato di emergenza finisce, il green pass e l’obbligo vaccinale no: il parere del CIEB

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Renovatio 21 pubblica il comunicato del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

 

 

 

Parere sul ruolo della Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 7 dicembre 2018 nel quadro della gestione dell’emergenza COVID

 

Il CIEB prende atto della decisione del governo italiano di non prorogare ulteriormente lo stato di emergenza sanitaria oltre il 31 marzo 2022 e, al contempo, di mantenere in vigore oltre quella data l’obbligo vaccinale, di green pass e di Super green pass sui luoghi di lavoro.

 

La decisione del governo vanifica le aspettative e le richieste di ritorno alla normalità formulate da un numero crescente di italiani, confermando altresì la natura politica – e non sanitaria – delle predette misure di gestione del COVID.

 

Proprio in virtù del carattere politico di questa decisione, nonché degli elementi che saranno ricordati tra breve, acquista sempre più credito in seno alla comunità scientifica l’ipotesi che fosse preordinato da tempo l’utilizzo dell’emergenza COVID come strumento per una radicale trasformazione in senso autoritario delle società liberali e democratiche. 

Acquista sempre più credito in seno alla comunità scientifica l’ipotesi che fosse preordinato da tempo l’utilizzo dell’emergenza COVID come strumento per una radicale trasformazione in senso autoritario delle società liberali e democratiche

 

In questo senso possono ricordarsi le notizie di stampa che fin dall’inizio dell’emergenza suggerivano l’origine artificiale del virus SARS-CoV-2 e delle modalità della sua diffusione, nonché le notizie che più di recente segnalano la presenza nel virus medesimo di materiale genetico brevettato fin dal 2017.

 

Nello stesso senso vengono in rilievo anche gli obiettivi e le strategie proposti, nel 2018, da una Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea che ha anticipato le azioni poste in essere dal governo italiano in forza dell’emergenza sanitaria e che, nonostante la sua indubbia rilevanza, non ha formato oggetto, finora, di adeguati approfondimenti in merito alle sue implicazioni socio-politiche. Scopo del presente Parere è quindi promuovere un dibattito pubblico realmente informato e consapevole su un atto i cui contenuti finiscono, di fatto, per porsi in diretta correlazione con la deriva antidemocratica che si sta realizzando in Italia in forza delle misure di gestione politica dell’emergenza COVID.

 

La Raccomandazione in questione è stata adottata dal Consiglio, su proposta della Commissione Europea, il 7 dicembre 2018 ed è intitolata al «rafforzamento della cooperazione nella lotta contro le malattie prevenibili da vaccino».

 

Fondata sulle competenze attribuite dagli Stati all’Unione in materia di protezione della salute umana, la Raccomandazione persegue formalmente lo scopo di migliorare la salute pubblica, con particolare riferimento «alla lotta contro i grandi flagelli, nonché alla sorveglianza, all’allarme e alla lotta contro gravi minacce alla salute a carattere transfrontaliero» (cfr. il considerando 2).

 

La Raccomandazione muove dall’equiparazione delle malattie prevenibili mediante vaccino ai «grandi flagelli» (cfr. il considerando 2: «Le malattie prevenibili da vaccino sono grandi flagelli») e, sulla base di questa singolare premessa, invita gli Stati a elaborare e attuare piani di vaccinazione a livello nazionale e/o regionale che comprendano «un approccio alla vaccinazione sull’intero arco della vita» (punto 1), nonché a «introdurre controlli di routine dello stato vaccinale e opportunità regolari di vaccinazione nelle diverse fasi della vita … all’inizio del percorso scolastico … (e) sul luogo di lavoro» (cfr. il punto 3). 

La Raccomandazione invita gli Stati a «sviluppare la capacità delle istituzioni sanitarie … di disporre di informazioni elettroniche sullo stato vaccinale dei cittadini

 

Parallelamente, allo scopo di fronteggiare una «insufficiente copertura vaccinale», la Raccomandazione invita gli Stati a «sviluppare la capacità delle istituzioni sanitarie … di disporre di informazioni elettroniche sullo stato vaccinale dei cittadini, basate ad esempio su sistemi informativi che forniscano funzionalità di promemoria (e) raccolgano dati aggiornati sulla copertura vaccinale per tutte le fasce di età» (cfr. il punto 7).

 

Allo stesso scopo, la Raccomandazione accoglie con favore l’intenzione della Commissione di realizzare, in cooperazione con gli Stati, azioni volte a esaminare la «definizione, entro il 2020, di un calendario vaccinale di base a livello di UE … nonché … di una tessera comune delle vaccinazioni» che superi le difficoltà causate «dalla circolazione transfrontaliera delle persone all’interno dell’UE» (cfr. i punti 9, lett. a, e 16). 

La Raccomandazione accoglie con favore l’intenzione della Commissione di realizzare azioni volte a «considerare la possibilità di investire nella ricerca nelle scienze comportamentali e sociali sui fattori determinanti dell’esitazione vaccinale in diversi sottogruppi della popolazione

 

Infine, allo scopo di monitorare gli atteggiamenti della popolazione nei confronti della vaccinazione e di contrastare l’eventuale «esitazione vaccinale» (ossia le forme di sfiducia verso i vaccini), la Raccomandazione accoglie con favore l’intenzione della Commissione di realizzare azioni volte a «considerare la possibilità di investire nella ricerca nelle scienze comportamentali e sociali sui fattori determinanti dell’esitazione vaccinale in diversi sottogruppi della popolazione e tra gli operatori sanitari» (cfr. il punto 15, lett. c), nonché di «perseguire la produzione periodica … di una relazione sullo stato della fiducia nei vaccini nell’UE, per monitorare gli atteggiamenti nei confronti della vaccinazione» (cfr. il punto 17).

 

Appare evidente che gli obiettivi e le strategie raccomandati dalla Commissione e dal Consiglio dell’Unione fin dal 2018 si stiano gradualmente realizzando, in Italia, in forza dell’emergenza COVID, come è evidenziato dall’introduzione e dalla graduale estensione dell’obbligo vaccinale, di green pass e di super green pass, nonché dalla stipulazione, il 16 febbraio 2022, di un Protocollo d’intesa tra il Ministro dell’Istruzione e quello della Salute intitolato «Tutela dei diritti alla salute, allo studio e all’inclusione», che prevede un percorso di formazione all’interno delle istituzioni scolastiche in merito al valore delle vaccinazioni anti-COVID.

 

Sulla scorta di quanto affermato, il CIEB, richiamando il contenuto dei suo precedenti Pareri, intende evidenziare i rischi collegati e conseguenti:

La manipolazione dei fatti e delle evidenze scientifiche sta conducendo alla graduale criminalizzazione delle opinioni minoritarie e all’azzeramento di ogni forma di pensiero critico

 

  • alla manipolazione dei fatti e delle evidenze scientifiche che sta conducendo alla graduale criminalizzazione delle opinioni minoritarie e all’azzeramento di ogni forma di pensiero critico: obiettivo, quest’ultimo, che viene perseguito anche mediante la revisione dei programmi scolastici e l’inclusione nei medesimi di posizioni a sostegno dei cosiddetti vaccini anti-COVID, dei quali è ormai scientificamente provata l’inefficacia in termini di prevenzione e di trasmissione del COVID;

 

  • all’accettazione acritica di sistemi di tracciabilità comportamentale favoriti dalla «trasformazione digitale della sanità» e dall’instaurazione del «mercato unico digitale» – cui fa riferimento la Raccomandazione sopra esaminata (cfr. il punto 21) – che sembra preludere a una digitalizzazione pervasiva e capillare della vita dei cittadini proprio nel momento in cui la fornitura dei servizi digitali e la protezione dei dati sensibilissimi, come quelli sanitari, deve fare i conti con dinamiche multinazionali di concentrazione finanziaria e societaria: ciò che richiederebbe, peraltro, una governance più trasparente e democratica della materia, sia a livello nazionale che europeo;

 

  • al mantenimento, oltre il termine dello stato di emergenza sanitaria, dell’obbligo di green pass e di super green pass, tenuto conto dei meccanismi di competizione sociale che potrebbero essere innescati dalla sua pretesa «premialità» e dell’uso discriminatorio che di esso è stato fatto nei confronti delle persone che hanno scelto di non vaccinarsi o che non possono vaccinarsi per ragioni diverse;

La graduale estensione dell’obbligo vaccinale fondato sulla tecnologia mRNA che – oltre a prospettare la perdita delle capacità immunitarie naturali – apre la strada, anzitutto sul piano culturale e antropologico, a modifiche dell’identità genetica dell’essere umano e a possibili derive transumane

 

  • alla graduale estensione dell’obbligo vaccinale fondato sulla tecnologia mRNA che – oltre a prospettare la perdita delle capacità immunitarie naturali – apre la strada, anzitutto sul piano culturale e antropologico, a modifiche dell’identità genetica dell’essere umano e a possibili derive transumane.

 

Tutto ciò premesso, il CIEB:

 

1) invita i cittadini a prendere coscienza delle implicazioni sanitarie, politiche e sociali derivanti dalla equiparazione, operata dalla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 7 dicembre 2018, tra «grandi flagelli» e «malattie prevenibili da vaccino», nonché ad approfondire la correlazione tra gli obiettivi e le strategie enunciati dalla Raccomandazione medesima e le azioni poste in essere dal Governo italiano in forza dell’emergenza sanitaria; 

 

2) tenuto conto del profilarsi di nuove emergenze in grado di distrarre l’opinione pubblica dalle dichiarazioni e dalle politiche del Governo concernenti la gestione del COVID, esorta i cittadini a mantenere alto il livello di attenzione a questo riguardo;

 

3) con specifico riferimento alla crisi in Ucraina, mette in guardia i cittadini dal rischio che nuovi e ulteriori stati di emergenza (lo «stato di emergenza per intervento all’estero» deliberato dal governo il 25 febbraio 2022 e lo «stato di emergenza per l’accoglienza dei cittadini ucraini» deliberato il 28 febbraio 2022) , possano motivare l’inasprimento – in luogo dell’annunciato allentamento – delle misure restrittive dei diritti e delle libertà fondamentali introdotte in forza dell’emergenza COVID;

Sollecita i membri del Parlamento italiano e del Parlamento europeo a prendere coscienza di questo stato generale di cose e a contrastare la violazione reiterata e sistematica dei principi dello stato di diritto da parte del governo italiano. 

 

4) saluta con favore le prime pronunce dei magistrati che sollevano dubbi e perplessità in ordine alla proporzionalità delle misure di gestione politica del COVID e alla loro compatibilità con i principi e le norme nazionali e internazionali di bioetica e di biodiritto;

 

5) sollecita i membri del Parlamento italiano e del Parlamento europeo a prendere coscienza di questo stato generale di cose e a contrastare la violazione reiterata e sistematica dei principi dello stato di diritto da parte del governo italiano.

 

CIEB

 

 

1° marzo 2022

 

 

Il testo originale del Parere è pubblicato sul sito: www.ecsel.org/cieb

 

 

Renovatio 21 offre questo comunicato per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Civiltà

L’Italia non ripudia la guerra atomica

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«L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».

 

Quante volte avete sentito ripetere queste parole, in questi anni?

 

Si tratta del famoso articolo 11 di quella che, giuravano i goscisti salariati ad aeternum con articolesse, libercoli e manifestazioni, era la Costituzione più bella del mondo». Eccerto: abbiamo visto la sua beltà nel biennio pandemico, dove hanno cominciato a dimenticarsi di tanti articoli, a partire dall’articolo 1, quello di chiara ispirazione sovietica (sì… proprio la Russia).

 

Parole incontrovertibili, ad un passo dal pacifismo assoluto dell’articolo 9 della Costituzione Giapponese («il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo per risolvere le controversie internazionali»). Che poi il Giappone possa avere più aerei della Francia e della Gran Bretagna per le sue «forze di autodifesa» (non si chiama esercito, no) è un altro discorso, e comunque non fatela lunga, perché tanto la Costituzione a loro gliela hanno scritta gli americani, che volevano contemporaneamente un nemico castrato e un cliente per la loro industria pensante. Vabbè.

 

«L’Italia ripudia la guerra»…

 

Abbiamo fatto in tempo a sentire questo ritornello per i bombardamenti americani della Serbia (1999), per l’invasione dell’Afghanistan (2001), per l’invasione dell’Iraq (2003) – tre conflitti nei quali in vario modo lo Stato italiano ha partecipato.

 

Qualcuno l’ha tirata fuori anche altre volte, magari quando l’Italietta sinistroide scopre, ciclicamente, che abbiamo un bel settore produzione di armi di ogni tipo, pure con punte di eccellenza, compresi caccia e mine antiuomo.

La Costituzione più bella del mondo pare essere stata dimenticata una volta di più, tanto che a questo punto ci chiediamo davvero che importanza possa avere, nel contesto domestico come in quello internazionale

 

La Costituzione più bella del mondo pare essere stata dimenticata una volta di più, tanto che a questo punto ci chiediamo davvero che importanza possa avere, nel contesto domestico come in quello internazionale.

 

Il Consiglio dei ministri ha sfornato un decreto legge per «garantire sostegno e assistenza al popolo ucraino attraverso la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle autorità governative di Kiev», dice Palazzo Chigi.

 

Certo c’è l’articolo 11 della stupenda meravigliosa Costituzione, ma ci sono anche gli articoli 3 e 4 del Trattato nordatlantico che consente agli Stati «di resistere a un attacco armato» operando congiuntamente «ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata».

 

Quindi ecco che il governo italiano manda, scrive il Corriere, «armi anticarro, armi antiaeree e mitragliatrici», in più «giubbotti in kevlar, elmetti in kevlar, metal detector portatili, robot per lo sminamento» e soprattutto soldati, fino a 4 mila, di cui «1.350 sono già pronti a partire e fanno parte dei nuclei speciali: lagunari, paracadutisti, alpini, incursori del Comsubin».

 

Essi «andranno a potenziare la “Baltic Guardian” in Lettonia, dove ci sono già 240 militari; in Romania, dove saranno 12 gli aerei schierati e circa 130 gli uomini; nel Mediterraneo orientale, dove ci sono 235 unità di personale, due navi e un aereo che sorveglia anche il Mar Nero».

 

Prezzo? «Il costo sarà di 154 milioni di euro, ma se l’impegno dovesse proseguire sarà necessario rifinanziare le missioni».

In pratica, congiuntamente a tutta la NATO (compresa, eccezionale, la Germania, e pure la sua appendice più importante, l’Unione Europea) stiamo ammassando armamenti e truppe al confine russo. E cioè, quello di cui stavamo accusando Putin qualche settimana fa, prima che i soldati russi entrassero in Ucraina

 

In pratica, congiuntamente a tutta la NATO (compresa, eccezionale, la Germania, e pure la sua appendice più importante, l’Unione Europea) stiamo ammassando armamenti e truppe al confine russo. E cioè, quello di cui stavamo accusando Putin qualche settimana fa, prima che i soldati russi entrassero in Ucraina.

 

Ora, come può Putin pensare che la NATO non farà altrettanto?

 

Come è possibile augurarsi che Putin non si aspetti che queste truppe si rovesceranno in Ucraina, segnalando l’avvio del conflitto su larga scala che metterà a rischio l’intero XXI secolo, e forse pure i secoli successivi?

 

Sì, perché oramai dovremmo averlo capito: la guerra sarà atomica. Per capirlo non serve che  Putin  metta in allerta le «forze di deterrenza», cioè coloro che hanno il dito sul pulsante termonucleare.

 

Putin, come sempre, lo aveva detto in sincerità, pure lì presente Macron e dozzine di giornalisti occidentali:

 

«State realizzando che se l’Ucraina si unisce alla NATO e decide di riprendersi la Crimea con mezzi militari, i Paesi europei verranno automaticamente coinvolti in un conflitto militare con la Russia?»

 

I giornali euro-americani, ovviamente, hanno fischiettato e fatto finta di niente. Ma Putin quella volta era pure andato oltre.

«Comprendiamo anche che la Russia è una delle principali potenze nucleari del mondo ed è superiore a molti di quei Paesi in termini di numero di componenti della forza nucleare moderna. Ma non ci saranno vincitori» Vladimir Putin

 

«Comprendiamo anche che la Russia è una delle principali potenze nucleari del mondo ed è superiore a molti di quei Paesi in termini di numero di componenti della forza nucleare moderna. Ma non ci saranno vincitori»

 

Nessun vincitore: il presidente russo ha perfettamente presente che si potrebbe trattare di una guerra apocalittica. Qualcosa di mai visto, una battaglia di annientamento.

 

E ribadiamolo: quell’dea della Russia  superiore in termini di «forza nucleare moderna» può significare l’uso non solo di atomiche, ma di vettori ipersonici, contro i quali nessuno può difendersi, e che quindi accelerano negli avversari l’idea di un attacco di annichilimento totale.

Sì, siamo sull’orlo del precipizio. E il governo italiano vi ci ha portato per decreto

 

Sì, siamo sull’orlo del precipizio. E il governo italiano vi ci ha portato per decreto.

 

Mentre scrivo, arriva la nota del ministero degli Esteri russo riportata dall’agenzia stampa di stato TASS.

 

«La decisione dell’Unione Europea del 27 febbraio sull’inizio delle forniture di armi letali all’esercito ucraino è un’autoincriminazione. Segna la fine dell’integrazione europea come progetto “pacifista” di riconciliazione delle nazioni dopo la seconda guerra mondiale. L’Unione europea si è finalmente schierata con il regime di Kiev, che ha scatenato una politica di genocidio di parte della sua stessa popolazione»

 

Se non lo avete capito, questa potrebbe essere la fine del progetto europeo, il cui bluff è stato ora chiamato apertis verbis da Mosca.

 

Di più:

 

«Le strutture dell’UE e le persone coinvolte nelle forniture di armi letali e combustibili all’esercito ucraino si assumeranno la responsabilità di eventuali conseguenze di tali azioni durante l’operazione militare speciale in corso. Non possono non comprendere la gravità di queste conseguenze».

Se non sentite il tamburo orrendo della guerra piombare su tutta la civiltà, a questo punto siete sordi – forse per effetto imprevisto delle dosi di vaccino mRNA

 

Se non sentite il tamburo orrendo della guerra piombare su tutta la civiltà, a questo punto siete sordi – forse per effetto imprevisto delle dosi di vaccino mRNA.

 

E ora, dove sono i pacifisti?

 

Dov’è la Costituzione italiana che «ripudia la guerra»? L’Italia ripudia la guerra ma non la guerra nucleare?

 

Sentiamo già l’obiezione del lettore: dai, su, non è che ci sono domande serie?

 

Sì, vero. Facciamone una. Sopravvivremo a questa follia? A questo punto non è detto.

 

E allora, cosa possiamo fare? Quello che il vostro governo non farà mai. Pregare. Digiunare.

E allora, cosa possiamo fare? Quello che il vostro governo non farà mai. Pregare. Digiunare

 

Ritrovate la pace interiore: solo tramite essa può essere possibile la pace mondiale.

 

I vostri governanti, ubriachi di potere e al contempo sottomessi al signore del mondo, non sanno nemmeno di cosa si tratti.

 

La situazione non la salveranno loro. Sarete voi. Sarà la vostra anima, il vostro cuore purificato.

 

Sarà la vostra penitenza durante le tenebre della Quaresima 2022.

 

Altre prospettive da darvi non ne abbiamo. Siamo dinanzi alle cose ultime: spalancate la porta del sacro, offrite il sacrificio – prima che in sacrificio offrano voi.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine di John Voo via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

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