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Epidemie

Il responsabile della risposta COVID di Nuova York organizzava festini a base di sesso e droga violando le sue stesse restrizioni pandemiche

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L’ex «architetto» della risposta al COVID della città di Nuova Uork organizzava festini segreti a base di sesso durante la pandemia, nonostante insistesse pubblicamente affinché gli altri abitanti della città rimanessero isolati, come mostrano filmati girati da giornalisti sotto copertura che hanno ripreso sue conversazioni.

 

«L’unico modo in cui potrei svolgere questo lavoro per la città è se trovassi un modo per sfogarmi ogni tanto», ha rivelato a un giornalista sotto copertura in un filmato pubblicato da Steven Crowder giovedì il dottor Jay Varma, che è stato il «principale portavoce scientifico e architetto» per la risposta alla pandemia di COVID di Nuova York da aprile 2020 a maggio 2021.

 

«È divertente perché ho fatto tutte queste cose sessuali deviate mentre ero in TV», ha detto il Varma, riferendosi al fatto che ha fatto dei festini nello stesso periodo in cui teneva  conferenze televisive quotidiani sul COVID insieme al sindaco di Nuova York. «La gente dice, non hai paura? Non ti imbarazza? E io ero tipo, no, in realtà, amo essere me stesso».

 


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Tuttavia, quando gli è stato chiesto se avrebbe «avuto vita dura» se fosse stato reso pubblico che aveva organizzato dei sex party durante il COVID, Varma ha ammesso che «sarebbe stato un grosso problema. Sarebbe stato un vero imbarazzo».

 

Il dottor nominato «zar» della risposta pandemica neoeboracena ha raccontato di come lui e sua moglie abbiano affittato un hotel per organizzare un party sibaritici con otto o dieci persone nell’agosto 2020, dopo aver già iniziato a raccomandare misure di distanziamento sociale.

 

«Dovevamo essere furtivi perché gli hotel non volevano che la gente si radunasse lì, perché ero io a gestire l’intera risposta al COVID in città», ha detto Varma, raccontando che avevano preso insieme la «molly», parola vezzeggiativa con cui si riferisce alla anfetamina empatogena MDMA, meglio nota come ecstacy, assai popolare nei giri gaudenti dai festini privati (come gli incontri orgiastico-drogastici che il  mondo omosessuale chiama chemsex) ai rave vari.

 

Secondo quanto si apprende, ci sarebbe stata la volta nel 2021 in cui si il dottore si sarebbe unito a una festa danzante di circa 200 persone sotto una banca di Wall Street: l’unica volta in cui si è sentito nervoso, ha dichiarato nel video. «Mi guardavo intorno e pensavo, cazzo, se qualcuno mi vede qui, si incazzerà. Perché questa non era una situazione COVID-friendly».

 

Le sorprendenti rivelazioni contenute nei filmati girati sotto copertura non si limitano all’ipocrisia di Varma in merito agli assembramenti e al distanziamento sociale: le sue linee guida hanno spinto un numero record di adulti e bambini alla depressione e all’ideazione suicida.

 

Il dottore responsabile della risposta pandemica della Grande Mela ha anche ammesso di aver costretto le persone a vaccinarsi, pur riconoscendo che la risposta immunitaria innescata da un vaccino anti-COVID non è diversa da quella innescata dall’esposizione al virus.

 

Quando la giornalista sotto copertura ha detto che c’erano persone che non avrebbero fatto sesso con chi non era vaccinato, Varma ha riso, dicendole che lo stato vaccinale di una persona con cui si entra in contatto «non fa alcuna differenza».

 

«Tutti sono stati esposti al virus… sia che tu sia esposto al virus perché qualcuno ti ha respirato addosso, sia che qualcuno te lo abbia iniettato, la risposta immunitaria è la stessa». Eppure, il Varma ammette non solo di aver convinto l’ex sindaco di New York Bill de Blasio a implementare i mandati per i vaccini COVID, ma anche di aver sostanzialmente costretto le persone a sottoporsi alle pericolose vaccinazioni.

 

 

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Senza riconoscere il rischio per la salute delle iniezioni mRNA, il Varma ha spiegato: «Quindi il modo in cui lo facciamo nella sanità pubblica è rendere molto scomodo essere non vaccinati. È come se non potessi trovare un lavoro, non potessi andare al ristorante, tuo figlio non potesse andare a scuola».

 

«Ma tecnicamente era un po’ come forzare le persone?» ha chiesto il giornalista sotto copertura.

 

«Sì. È quello che fai. Costringi le persone rendendolo davvero scomodo», ha detto Varma. «L’idea di base è che costruisci barriere in modo che le persone siano tipo, fanculo, lo farò solo perché sono stanco di essere molestato». Non siamo lontani dalle ammissioni del presidente francese Emmanuel Macron che aveva dichiarato che avrebbe proceduto a complicare (letteralmente disse «emmerder») la vita dei cittadini non vaccinati.

 

Non si tratta della prima volta che simili storia della doppia vita dell’oligarcato odierno, che nel biennio pandemico predicava pubblicamente lockdown ed isolamento, e poi in privato invece organizzava festini VIP dove poteva accadere di tutto. Si tratta, con ogni evidenza, di un effetto della matrice gnostica che permea la classe dirigente al potere, che si vede come «iniziata» e dunque latrice di diritti superiori a quelli del povero popolino sottomesso.

 

Il governatore della California Gavin Newsom fu trovato a pranzare allegramente con gli amici, rigorosamente senza mascherina, presso un prestigioso ristorante della Napa Valley, fuori San Francisco, chiamato French Laundry. Lo scandalo, nello Stato americano cui era stato inflitto un lockdown draconiano, fu considerevole.

 

A Londra scandali emersero quando si scoprì che il governo di Boris Johnson faceva festini privati, dei quali sarebbero rimaste tracce di uso di cocaina, proprio durante la clausura totale imposta nel 2021 alla popolazione britannica, che subì uno dei lockdown più duri del mondo.

 

Come riportato da Renovatio 21, party segreti con VIP e ministri sono stati raccontati nell’élite parigina, con pure qualche video a telecamera nascosta (molti vediamo ora sono spariti dai social…) uscito durante la clausura globale. Vi è da segnalare, sempre in Francia, la bizzarra legge pandemica per cui chiusero le piste da ballo, ma lasciarono operare i locali per scambisti.

 


Una strana dichiarazione sulla possibilità di organizzare incontri intimi fino a 25 persone fu fatta anche dall’allora premier neozelandese Jacinda Ardern, che, sorridendo, fece pensare tutti che si stesse riferendo proprio a delle orge vere e proprie.

 

 

Non è forse sbagliato pensare, a questo punto, che la morale sessuale dell’élite sia diversa assai da quella della popolazione comune.

 

Pensano, vivono, copulano – e guadagnano – in modo totalmente differente rispetto a chi di fatto con le tasse paga la loro oscena esistenza di immoralità e gozzoviglia.

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Immagine screenshot da YouTube

 

Alimentazione

Epidemia di diarrea negli USA, la lattuga sotto accusa

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Le autorità sanitarie statunitensi hanno identificato la lattuga iceberg tritata servita nella più grande catena di fast food di ispirazione messicana del Paese come la fonte di un’epidemia di ciclosporiasi, una malattia parassitaria che causa diarrea grave ed esplosiva.   Dall’inizio di maggio, a livello nazionale sono stati segnalati oltre 1.600 casi di ciclosporiasi confermati in laboratorio, con 94 persone ricoverate in ospedale. Non sono stati segnalati decessi, sebbene i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) abbiano avvertito che il numero effettivo di infezioni è probabilmente molto più elevato, poiché molti casi non vengono diagnosticati.   Venerdì scorso il CDC ha identificato la catena come Taco Bell e ha affermato che un’indagine di tracciabilità ha collegato i prodotti contaminati a un unico fornitore nel Messico centrale. L’ente epidemico ha esortato le persone a non consumare la lattuga iceberg tritata servita nei ristoranti Taco Bell in Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e West Virginia.   L’agenzia ha dichiarato che il fornitore coinvolto, Taylor Farms de Mexico, ha ritirato volontariamente tutta la lattuga iceberg dal mercato statunitense. Le autorità stanno continuando a indagare per accertare se i prodotti contaminati siano stati distribuiti ad altri ristoranti o rivenditori.

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La ciclosporiasi è causata dal parassita microscopico Cyclospora cayetanensis. La malattia si manifesta tipicamente con diarrea acquosa esplosiva, accompagnata da gonfiore, flatulenza, crampi addominali, nausea e vomito. Alcune persone presentano anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.   Secondo il CDC, l’infezione si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.   Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, il che rende difficile la diagnosi. Se non trattata, l’infezione può durare più di un mese, con episodi ricorrenti di diarrea come sintomo più caratteristico.   Il parassita è endemico nei Paesi tropicali e subtropicali. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo.   Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.   La crescente popolarità del cibo messicano presso la popolazione americana, che con Trump ha di fatto espresso la volontà di tenere i messicani fuori dagli USA, rimane un mistero.   La catena Taco Bell gode di un successo straordinario  che supera l’andamento generale del settore dei ristoranti a servizio rapido (QSR). La catena domina capillarmente il mercato statunitense della cucina di ispirazione messicana, controllando oltre il 26% dei ristoranti di categoria organizzati in catene.   La sua rete commerciale sul suolo americano conta oltre 7.600 pricipali punti vendita distribuiti in tutti gli stati, con una concentrazione record in California che supera gli 880 ristoranti, seguita dal Texas con più di 650. Questa massiccia presenza fisica consente al marchio di servire oltre due miliardi di clienti ogni anno a livello globale, la stragrande maggioranza dei quali concentrata proprio nel mercato domestico.

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I dati finanziari più recenti evidenziano una crescita straordinariamente solida e costante: nel primo trimestre del 2026, Taco Bell ha registrato un aumento dell’8% delle vendite a parità di negozi negli Stati Uniti, segnando l’ottavo trimestre consecutivo di crescita comparabile positiva. Questo incremento segue i già eccellenti risultati dell’ultimo trimestre del 2025, che si era chiuso con un +7% nelle vendite domestiche a parità di posizioni.   A livello di vendite complessive di sistema, il marchio ha registrato un balzo del 10% nello stesso trimestre del 2026, accompagnato da un incremento del 3% nelle transazioni totali e da una crescita dei profitti operativi pari al 39%. L’applicazione mobile di Taco Bell ha superato i 17 milioni di visitatori unici mensili negli Stati Uniti, scalzando giganti storici della ristorazione veloce e posizionandosi come la seconda app di fast food più utilizzata nel Paese.   I fattori chiave di questo successo poggiano sulla capacità di attrarre fasce demografiche trasversali, intercettando sia i consumatori a basso reddito sia le famiglie e i giovani della Generazione Z tra i 18 e i 24 anni.   Ora tutti costoro rischiano di dover correre alla toilette e starvi per lungo tempo – se va bene. Non è dato capire cosa accadrà alla finanze di Taco Bell e del suo gruppo di controllo Yum Brands, tuttavia è difficile pensare che gli americani invertano il loro crescente amore verso il cibo dello spesso diprezzato Paese limitrofo.

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Epidemie

Ebola, gli Stati Uniti impediscono ai cittadini americani residenti nella Repubblica Democratica del Congo di rientrare in patria

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Gli Stati Uniti hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese, a causa del peggioramento dell’epidemia di Ebola.

 

Le restrizioni, annunciate lunedì dall’amministrazione Trump, prevedono l’inserimento dei cittadini statunitensi attualmente nella Repubblica Democratica del Congo o che hanno recentemente lasciato il Paese in una lista di persone a cui è vietato l’imbarco, avvalendosi dei poteri federali in materia di trasporti, ha riferito Reuters, citando un funzionario della Casa Bianca.

 

Secondo quanto riferito dal funzionario, circa una ventina di americani si stavano preparando a volare negli Stati Uniti martedì, e il Dipartimento di Stato avrebbe fornito assistenza alle persone interessate durante il periodo di attesa.

 

Il provvedimento giunge nel contesto di una rapida diffusione dell’epidemia del ceppo Bundibugyo di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove, all’11 luglio, le autorità sanitarie hanno segnalato 1.926 casi confermati e 702 decessi.

 

Venerdì, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno annunciato che un cittadino americano che lavora per un’organizzazione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola. Un altro cittadino statunitense, contagiato mentre lavorava nel Paese centroafricano, è stato ricoverato all’Ospedale Universitario di Francoforte, in Germania, come ha comunicato lunedì il suo datore di lavoro, l’organizzazione cristiana evangelica Samaritan’s Purse. Anche Peter Stafford, chirurgo e leader del gruppo missionario cristiano Serge, che aveva contratto il virus all’inizio dell’epidemia, è stato trasferito in Germania per ricevere cure.

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L’Uganda ha segnalato 20 casi confermati e due decessi. Un caso legato a un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo è stato inoltre rilevato in Francia e riguarda un medico rientrato alla fine del mese scorso da una missione umanitaria.

 

Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, sebbene l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continui a progredire più rapidamente della risposta all’emergenza, il rischio di una più ampia diffusione internazionale rimane basso.

 

Washington aveva già inasprito le regole di viaggio in risposta all’epidemia. A maggio, il CDC ha innalzato il livello di allerta per i viaggi in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda, mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha disposto che i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Uganda e dal Sud Sudan si sottoponessero a controlli più rigorosi negli aeroporti statunitensi designati.

 

Lunedì, il CDC ha annunciato di aver prorogato di altri 30 giorni la precedente sospensione dell’ingresso di alcuni cittadini non statunitensi che si erano trovati nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.

 

Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.

 

Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

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Epidemie

Parassita diarroico si diffonde in America

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Le autorità sanitarie statunitensi stanno faticando a identificare la fonte di un’intossicazione alimentare che causa diarrea grave e disidratazione. Almeno 145 persone in 17 stati sono risultate positive al parassita Cyclospora cayetanensis.   I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno riconosciuto che è probabile che ci siano molti più casi non diagnosticati.   Dall’inizio di maggio, venti persone sono state ricoverate in ospedale a causa dell’epidemia, sebbene non siano stati segnalati decessi. Nuova York è emersa come uno dei principali focolai, con un numero di persone infette dal parassita che varia tra 31 e 80.   Casi di ciclosporiasi sono stati identificati anche in Alaska, Colorado, Connecticut, Florida, Georgia, Illinois, Louisiana, Massachusetts, Carolina del Nord, Ohio, Pennsylvania, Tennessee, Texas, Virginia e Wisconsin.

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La malattia in genere causa diarrea acquosa esplosiva, insieme a una serie di altri sintomi gastrointestinali, tra cui gonfiore, flatulenza, crampi allo stomaco, nausea e vomito. Alcune persone riferiscono anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.   Secondo il CDC, la ciclosporiasi si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.   Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, con conseguente numero considerevole di casi non diagnosticati. Se non trattata, l’infezione può durare oltre un mese, e la sua caratteristica principale è rappresentata da episodi ricorrenti di diarrea.   Tale microscopico parassita è endemico nei paesi tropicali e subtropicali, tra cui Guatemala, Perù e Nepal. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo. Poiché la maggior parte delle persone a cui è stata diagnosticata la ciclosporiasi nel corso dell’epidemia in corso non aveva viaggiato di recente al di fuori degli Stati Uniti, le autorità sanitarie sospettano che la fonte sia da ricercarsi in prodotti ortofrutticoli distribuiti a livello nazionale.   Secondo quanto dichiarato dai funzionari, «le autorità sanitarie locali, statali e federali (CDC, FDA) stanno indagando su diversi focolai di casi in più di uno stato. Le indagini per identificare le potenziali fonti sono tuttora in corso».   Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.   Il CDC raccomanda di lavare le verdure a foglia verde con acqua corrente fredda per ridurre al minimo il rischio di esposizione.  

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