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Dietro al rave dello scandalo: l’opportunismo, le politiche di Soros e i traffici internazionali di pastiglie

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Il rave in Toscana è finito. Il più grande pugno tirato nella faccia della popolazione internata dal COVID – dai gestori di discoteche chiuse, agli attivisti ora denunciati perché scesi in piazza a protestare contro il green pass – si è spento.

 

La faccenda in apparenza ha dell’incredibile. Un gruppo franco-spagnolo organizza una mega-festa con 15 palchi e almeno 10 mila partecipanti su di una proprietà privata – un altro diritto che probabilmente è evaporato nel bienni pandemico.

 

Di più: lo fanno su un campo dell’ex sindaco del Paese, un uomo di destra che assiste stupefatto allo svolgersi degli eventi. C’è scappato il morto, forse due. Una ragazza ha avuto le doglie e partorito. I cani hanno ucciso le pecore che pascolavano, ma si parla anche di vari poveri fido morti di caldo. Chetamina a 5 euro, LSD a 10. Le farmacie della zona, hanno detto, hanno finito le siringhe. Ricoveri per coma etilico e overdose. Due presunti stupri denunciati.

 

Non vogliamo nemmeno immaginare cosa il povero proprietario – un allevatore – si troverà a dover pulire. Vetri, preservativi usati, qualche siringa. La bonifica potrebbe non finire mai. Gli animali dovrebbero tornare a pascolare lì?

 

Tuttavia, le domande che premono sono altre.

Il ministero degli Interni potrebbe aver scelto di non interrompere la festa perché i possibili conseguenti tafferugli, cioè l’ultima cosa che vuole un governo  in questo preciso momento

 

Soprattutto, perché non è stato fermato con la forza? Di rave bloccati dalla polizia si ha memoria. Questa volta non è successo, e i raver sono andati avanti indisturbati – come zombie, a vedere dalle foto – a ballare drogati per giorni anche dopo che lo scandalo era sui telegiornali delle otto. È la TAZ – la zona temporaneamente autonoma teorizzata dal filosofo anarco-pedofilo Hakim Bey – realizzata nell’estate 2021. Tunz-tunz-tunz

 

Ci sono diverse risposte a questa domanda.

 

La prima: il ministero degli Interni potrebbe aver scelto di non interrompere la festa perché i possibili conseguenti tafferugli. Cioè, l’ultima cosa che vuole un governo, e specie un ministro apertamente schierato con le politiche sociali e migratorie di sinistra,  in questo preciso momento.

 

Il lettore che segue Renovatio 21 sa che un esempio di recente c’è già stato, in Francia, due mesi fa: la battaglia al rave di Ille-et-Vilaine, in Bretagna, dove negli scontri «di estrema violenza» tra la polizia e i festaioli ad un ragazzo è stata mozzata la mano.

 

 

Il bagno di sangue, così poco telegenico, è stato risparmiato

Per fronteggiare una massa di 10 mila persone ci vogliono quantità di manganelli poco fotogeniche, soprattutto di questi tempi, dove in molti sta montando l’idea di vivere in una società repressiva. Creare nel cuore di agosto una Tien’An Men techno non è l’ideale per la carriere di molti, e la tenuta del governo (nonostante abbiamo visto che siano proprio talvolta i «sinceri democratici» delle testate dell’oligarcato chiedere il golpe militare).

 

Che il ministro e la sua cintura di decisori abbia preso nota? Difficile a dirlo, considerando la superficialità con cui ha trattato la questione del green pass, passando da mezzi avvertimenti a frasi confusionarie in pochi giorni..

 

Tuttavia, il bagno di sangue, così poco telegenico, è stato risparmiato.

 

Un’altra risposta potrebbe essere che si tratti di un favore elettorale: anche i techno-fattoni, pensano i ministri di area PD, votano, come votavano i centri sociali, che talvolta sono perfino riusciti a mandare in Parlamento qualche loro non indimenticabile sgherro.

 

Eppure, sarebbe anche questo un errore. Chi conosce il mondo dei Technival sa quanto siano apolitici, perché il nichilismo neuronale risultante dalla combo anfetamina più musica elettronica occupa tutta la loro vita, e non hanno davvero tempo di pensare a cose complicate come le elezioni, le leggi, il futuro, la famiglia, etc. Ma tant’è: i no-vax in piazza (che, invece, votano eccome) si possono reprimere, i raver smandibolatori no.

 

Quindi: non hanno caricato per l’illusione ottica di un possibile opportunismo politico?

 

Quindi: non hanno caricato per l’illusione ottica di un possibile opportunismo politico?

La verità è che ci sarebbe un’altra domanda da farsi. Che è forse ancora più basilare.

 

Chi c’è dietro ai rave? Sono davvero un fenomeno spontaneo, senza padroni, senza finanziatori?

 

Difficile dirlo, perché si tratta di eventi ed organizzazioni di per sé davvero opache, nomadi, chiuse – segrete al punto che anche i luoghi delle feste . Tuttavia, ci ha colpita una delle descrizioni del rave finita sui giornali: «c’erano i “laboratori” della riduzione del danno dove le sostanze venivano preventivamente analizzate per non correre rischi inutili» scrive il Corriere di oggi.

 

Cioè, vi erano  dei banchetti dove testavano la droga che si acquistava, con «opuscoli con informazioni di base diffusi fra i presenti per evitare comportamenti dannosi». Cioè, ripetiamo l’espressione, quella che si chiama «riduzione del danno».

 

Qui bisogna alzare le antenne: la «riduzione del danno» è da sempre uno dei cavalli di battaglia di George Soros, per i cui programmi ha versato miliardi. La gente oggi tende a dimenticarlo, ritenendolo solo il miliardario dietro a certe rivoluzioni colorate, all’attacco alla lira e alla sterlina, e all’immigrazione totale che stiamo vivendo: no, Soros è stato anche uno dei più grandi sostenitori globali della droga libera.

 

Anni fa Soros scrisse di suo pugno un articolo per il Financial Times in cui ricordava come il suo approccio fosse diverso da quello dei governi nazionali:

 

Chi c’è dietro ai rave? Sono davvero un fenomeno spontaneo, senza padroni, senza finanziatori?

«La guerra alla droga è stata un fallimento da mille miliardi di dollari… Per oltre quarant’anni i governi di tutto il mondo hanno speso enormi somme su politiche repressive. Questo a discapito di programmi che funzionano». L’allusione è alle politiche della cosiddetta riduzione del danno, delle quali il Soros è munifico sostenitore. «Non è stato solo uno spreco di danaro: è stato controproducente»

 

«Il proibizionismo e la lotta alle droghe hanno fatto più male che bene… Per anni, la mia Open Society Foundation ha supportato programmi di riduzione del danno come lo scambio di siringhe…»

 

Insomma, dietro all’idea che la droga sia inarrestabile, e quindi non vada in alcun modo combattuta, ma ne vadano solo mitigati gli effetti, ci sono i miliardi del solito miliardario Soros.

 

Al momento, non sappiamo quale associazione che si interessa di «riduzione del danno» abbia stampato i dépliant in libera distribuzione al rave della Tuscia, né se quei «volontari» ai banchetti fossero in qualche modo stipendiati…

 

Sappiamo però che l’interesse delle forze globaliste per l’argomento c’è – eccome. Un mondo con la droga libera è un mondo di intossicati; un mondo di intossicati è davvero più facile da comandare (e anche: più economico) rispetto ad uno fatto di famiglie e cittadini responsabili…

 

Un altra domanda che nessuno si fa è: da dove viene quella immane quantità di droga consumata nei rave, così come nelle discoteche italiane dove ogni anno, in genere, ci scappa il morto con relativo e transeunte scandalo?

 

«Il proibizionismo e la lotta alle droghe hanno fatto più male che bene… Per anni, la mia Open Society Foundation ha supportato programmi di riduzione del danno come lo scambio di siringhe…» George Soros

Negli anni Novanta si bisbigliava che a produrla fossero le stesse farmaceutiche: del resto, come l’eroina fu inventata e commercializzata dalla Bayer, l’ecstacy, o MDMA – cioè la droga principalmente consumata con la musica elettronica – fu sintetizzata dalla Merck. Non c’è prova del fatto che Big Pharma produca oggi queste droghe e le smerci sottobanco: si tratta di una sorta di cospirazionismo drogastico-farmaceutico, che si diffonde tra le chiacchiere notturne di ragazzini storditi.

 

Tuttavia, ci sono invece prove del fatto che nel traffico di pastiglia siano attivi cittadini di un determinato Paese mediorientale, lo Stato di Israele.

 

Il quotidiano francese Liberation scriveva il 23 luglio 2001 che la mafia israeliana «ha dirottato il mercato delle droghe sintetiche». L’11 agosto dello stesso anno, anche Le Figaro confermava che «l’Ecstasy è il campo di caccia privato del sottobosco criminale israeliano».

 

«Gli Israeliani sono al centro del commercio dell’ecstasy» scrive il 1 novembre 2009 Haaretz analizzando un documento dello U.S. State Department. «Negli anni recenti, il crimine organizzato israeliano, con qualche legame presso le organizzazioni criminali della Russia, hanno preso controllo della distribuzione della droga in Europa, secondo un documento del Bureau for International Narcotics and Law Enforcement Affairs». Lo stesso documento mostra pure come «gruppi criminali israeliani hanno le mani sulla distribuzione di ecstasy in Nordamerica»

 

Grazie alla multinazionalità israeliana – i cittadini dello stato ebraico hanno in genere più di un passaporto, e legami con USA, Russia, Europa – la rete di traffico messa in piedi dagli israeliani e vastissima e profonda

 

Sono coinvolte diverse famiglie, coinvolte in faide con autobombe, esecuzioni,  e omicidi vari.

 

Una delle principali famiglie, Abergil sono oggetto negli USA di ogni capo di imputazione: assassinii, riciclaggio, estorsioni, frode, controllo di casinò illegali, collusione con una gang di Latinos (i Vineland Boyz) nella sua guerra criminale contro un cartello di rivali messicani.

«Gli Israeliani sono al centro del commercio dell’ecstasy» scrive il 1 novembre 2009 Haaretz

 

L’Olanda è uno degli snodi principali per gli israeliani, con milioni di pasticche spedite ovunque, dall’Europa a ogni Stato degli USA.

 

Perfino in luoghi dove i tentacoli della diaspora non dovrebbero arrivare compaiono kapò dello smercio israeliano di metanfetamina: nel settembre del 2000, la polizia giapponese arresta un cittadino israeliano per lo smuggling di almeno 25.000 pastiglie su suolo nipponico.

 

Se non credete alla vastità del fenomeno, è sufficiente rammentare il caso del ministro Gonen Segev, un pediatra della zona di Haifa che fu non solo deputato alla Knesset (il parlamento israeliano), ma pure ministro dell’energia e delle infrastrutture  1995 sia sotto il governo di Yitzhak Rabin e sotto il successivo governo presieduto da Shimon Peres. Non un politico qualsiasi: si considera che il suo voto fu fondamentale per il passaggio degli accordi di Oslo presso la Knesset.

 

Ebbene, nel 2004 l’ex-ministro di Tel Aviv viene arrestato all’aeroporto di Amsterdam mentre si imbarca su di un volo per Israele. Dice alle autorità aeroportuali che quelle pillolette colorate che gli hanno trovato siano delle M&Ms, avete presente, i variopinti cioccolatini che piacciono ai bambini. Invece erano migliaia e migliaia di pasticche di ecstasy.

 

Non fermare il rave, indirettamente, corrisponde al non fermare questa marea di psicofarmaci illegali che infiltrano il cervello della nostra gioventù

Insomma, l’onorevole, già ministro di un Paese che dispone di almeno 200 testate atomiche non dichiarate», trasportava ecstasy in quantità.

 

Ora, sarebbe bello capire quali percorsi hanno seguito le pastiglie consumate per istupidire e tenere in piedi i 10 mila raver del viterbese. Sarebbe bello sapere questo, e tante altre cose.

 

Del resto, attraverso i confini italiani, con gli ultimi governi, sono entrati milioni di clandestini – figuriamoci dunque quante pasticchette potrebbero essere passate.

 

Non fermare il rave, indirettamente, corrisponde al non fermare questa marea di psicofarmaci illegali che infiltrano il cervello della nostra gioventù.

 

E chi si droga ad una festa d’estate con psicofarmaci legali, mai dirà di no a quelli legali, soprattutto in annate in cui il lockdown ne ha moltiplicato il consumo – in perfetta legalità civile ed etica medica.

Per noi, da dovunque la si guardi, si tratta di un unico fenomeno, una vera catastrofe cerebrale generazionale, con i ragazzi trasformati sempre più consapevolmente in zombie assuefatti a sostanze sintetiche.

 

Altro che «riduzione del danno».

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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USA, 69 membri della Fratellanza Ariana Universale condannati

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Un’indagine pluriennale su una violenta organizzazione criminale suprematista bianca, la Universal Aryan Brotherhood («Fratellanza ariana universale», conosciuta con l’acronimo UAB), che è gestita principalmente all’interno delle carceri dell’Oklahoma, ha portato alla condanna di 69 imputati in più casi statali e federali. Lo riporta Clarion Project.

 

Attraverso queste condanne, le forze dell’ordine hanno sequestrato 62 armi da fuoco, più di 135 chili di metanfetamine e più di 400.000 dollari in proventi della droga.

 

Collettivamente, le persone accusate a livello federale sono state condannate a 418 anni di custodia del Federal Bureau of Prisons e 216 anni di libertà vigilata.

 

Il mese scorso, l’indagine è culminata nella condanna di Chance Alan Wilson, alias Wolfhead, che sarebbe il leader della Universal Aryan Brotherhood (UAB). Wilson, che stava scontando una condanna statale di 15 anni nel penitenziario statale dell’Oklahoma per omicidio, è stato condannato a scontare altri 360 mesi in una prigione federale a dicembre dopo essere stato ritenuto il principale responsabile della distribuzione di centinaia di chilogrammi di metanfetamine e altre droghe nel corso di molti anni.

 

Wilson e altri membri dell’UAB facevano affidamento su una rete di individui che operavano fuori dal carcere per gestire la distribuzione della droga sintetica. Nel corso di questa indagine, le forze dell’ordine federali, statali e locali hanno identificato e preso di mira queste persone e i magazzini delle sostanze che gestivano per conto di Wilson.

 

Wilson ha condotto l’operazione dall’interno della prigione utilizzando telefoni cellulari di contrabbando. Alla fine, 69 persone associate alle operazioni dell’UAB sono state accusate e condannate, sia dal tribunale statale che da quello federale. I reati per i quali gli imputati sono stati condannati includono traffico di droga, associazione a delinquere, riciclaggio di denaro, mantenimento di locali per droga e possesso illegale di armi da fuoco.

 

La Universal Aryan Brotherhood (UAB), nota anche come Universal Family, è un’attiva banda carceraria di suprematisti bianchi neonazisti negli Stati Uniti. Con sede principalmente in Oklahoma, la banda ha anche membri in custodia federale, così come in diversi stati in tutto il paese.

 

La Universal Aryan Brotherhood è una delle tante bande carcerarie della supremazia bianca negli Stati Uniti. Proprio come la Aryan Brotherhood of Texa («Fratellanza Ariana del Texas» e i Soldiers of Aryan Culture («Soldati della Cultura Ariana»), l’UAB opera sia all’interno che all’esterno delle mura della prigione.

 

L’UAB si è modellata sui principi e le ideologie dell’originale banda carceraria della Fratellanza Ariana, ma nonostante il nome simile, la Fratellanza Ariana Universale non ha alcun legame con detta banda. È inoltre estraneo alla United Aryan Brotherhood (anch’essa con sede in Oklahoma).

 

I membri dell’UAB si identificano attraverso distintivi tatuaggi criminali, così come abiti rossi e neri. I simboli della banda consistono nella doppia runa Sig adottata dalle SS, che è utilizzato anche da molti altri gruppi di potere bianco non collegati e organizzazioni neonaziste. Un’ulteriore espressione usata dalla Fratellanza Ariana Universale è il codice numerico «2112» (scritto anche come «21-12»), che fa riferimento alla 21ª lettera dell’alfabeto, «u» per «universale», in combinazione con la prima e la seconda lettere dell’alfabeto (1, 2) che corrispondono ciascuna a «a» e «b» per «ariano» e «brotherhood» («fratellanza»). Allo stesso modo, alcuni membri dell’UAB sfoggiano tatuaggi con le lettere «T.T.B.B.E», un acronimo per la frase «Till The Bitter Bloody End», cioè «fino all’amara fine sanguinaria». Un altro slogan acronimo utilizzato dalla banda è «U.F.F.U.», che significa «Universal Forever, Forever Universal».

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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Droghe e malattie nell’esercito ucraino: le accuse di Mosca

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In un dispaccio del 4 agosto 2022, l’agenzia russa TASS ha riferito che specialisti russi avevano trovato oppiacei ed efedrina in posizioni che erano state precedentemente abbandonate dalle truppe ucraine.

 

«Bisogna prestare particolare attenzione agli stupefacenti, compresi gli oppiacei, trovati nelle posizioni abbandonate dall’esercito ucraino, come metadone, codepsina e codeterp [antitosse a base di codeina, ndr], nonché sostanze efedrine: T-fedrina e trifedrina» aveva detto all’epoca il capo della forza di protezione dalle radiazioni, chimica e biologica dell’esercito russo, il tenente generale Igor Kirillov.

 

Il Kirillov ha fatto notare che il metadone è usato per trattare la tossicodipendenza, come mezzo di terapia sostitutiva. Secondo TASS, Kirillov avrebbe parlato riguardo a studi di specialisti russi avevano trovato marcatori di malattie trovati in campioni biologici e di sangue prelevati da prigionieri di guerra ucraini.

 

Parlando dei militari ucraini prigionieri delle forze russe, Kirillov «ha ricordato che in precedenza erano state trovate alte concentrazioni di antibiotici e marcatori immunologici nel loro sangue, che indicava il contatto con gli agenti causali della febbre con sindrome renale e della febbre del Nilo occidentale, che il Pentagono aveva studiato nell’ambito dei progetti ucraini UP-4 e UP-8».

 

Come riportato da Renovatio 21, il Kirillov nei mesi scorsi si è lungamente occupato della questione dei biolaboratori USA in terra Ucraina.

 

Kirillov ha anche menzionato l’uso di droghe che alterano la mente da parte della Wehrmacht sotto i nazisti e nell’esercito americano in Corea e Vietnam.

 

I nazisti fornirono Pervitin, un tipo di anfetamina, alle truppe per ridurre lo stress, e anche gli Stati Uniti usarono la stessa droga durante le guerre di Corea e Vietnam per i soldati americani. «Tali droghe causano dipendenza e provocano effetti collaterali come l’eccessiva aggressività, il che spiega l’estrema crudeltà nei confronti della popolazione civile da parte di alcuni soldati ucraini, così come i bombardamenti delle città nel Donbass», ha dichiarato il tenente generale Kirillov alla TASS.

 

Come riportato da Renovatio 21, anche il deputato della Duma di Stato di Mosca Konstantin Kosachev, copresidente della commissione parlamentare russa per indagare sulle attività dei biolaboratori ucraini finanziati dagli USA, a luglio aveva dichiarato che i militari ucraini sono stati sottoposti a esperimenti batteriologici nel loro Paese.

 

«L’analisi dei campioni di sangue di quei militari ucraini che sono stati catturati, conferma che per una serie di malattie, comprese quelle atipiche per gli ucraini, il contenuto delle sostanze corrispondenti nel sangue è diverse volte, forse decine di volte superiore alle norme esistenti» ha sottolineato il deputato russo.

 

Nel corso del conflitto si erano rincorse voci di ritrovamenti di ammassi e di laboratori di Captagon, un’anfetamina molto usata in ambito militare, specialmente in Medio Oriente, tanto da essere considerata una droga d’elezione per i jihadisti ISIS.

 

Al momento, si ha certezza solo di un grande sequestro si Captagon la scorsa primavera, ma in Iraq.

 

 

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Il fentanil come arma di distruzione di massa

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18 procuratori generali di Stati americani hanno scritto una lettera al presidente Biden firmata chiedendo una soluzione «non ortodossa» alla crisi del fentanil della nazione.

 

«Vi chiediamo di considerare di classificare il fentanil illegale come un’arma di distruzione di massa», hanno scritto gli Attorney General a settembre. «In effetti, data la letalità del fentanil, le quantità interdette e sequestrate non sono coerenti con ciò che ci si aspetterebbe dall’attività di traffico di droga e sono indicative di una cospirazione intenzionale per uccidere americani o di uno sforzo per accumulare una pericolosa arma chimica».

 

I firmatari includevano procuratori generali degli stati più colpiti dalle morti per overdose di fentanil, tra cui Florida, Texas, Kentucky e Connecticut. Anche i procuratori generali Jason S. Miyares della Virginia e Patrick Morrisey del West Virginia fanno parte del gruppo.

 

Nel 2022, il fentanil avrebbe ucciso più di 71 mila cittadini americani. L’overdose è oggi la prima causa di morte degli americani di età compresa tra 18 e 45 anni. Come riportato da Renovatio 21, stiamo assistendo anche allo sconvolgente aumento di overdosi tra donne incinte.

 

Secondo i procuratori generali, la designazione dell’oppioide sintetico come arma di distruzione di massa (WMD) coinvolgerebbe maggiormente il Dipartimento della Difesa e il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale. «Pensare di arginare il problema in modi diversi e nuovi può interrompere ciò che stanno facendo le compagnie straniere e i cartelli della droga coinvolti o almeno renderlo più costoso o difficile», ha scritto il gruppo di procuratori statali.

 

Non è chiaro se la Casa Bianca abbia dato risposta, tuttavia la proposta si sta scontrando con parte dei democratici che chiedono invece la depenalizzazione del possesso di qualsiasi droga se è per uso personale e lo sgombero delle precedenti condanne per tali reati – inclusi casi con fentanil.

 

«Una designazione di arma di distruzione di massa attiverebbe le risorse federali per interdire il fentanil illecito prima che raggiunga il nostro confine e avveleni le nostre comunità. Obbligherebbe una maggiore cooperazione tra Stati Uniti e Messico. È una risposta proporzionata a una crisi nazionale senza precedenti» scrive un lettore al Washington Post, per protestare contro un articolo dove alla proposta di considerare la droga una WMD si ribatteva con la politica, stantia, pleonastica se non fallimentare, di mettere l’accento sulle cure. «La designazione non impedirebbe a chiunque sia alle prese con un disturbo da uso di sostanze di accedere al recupero. È incoraggiante vedere diminuire lo stigma attorno a strumenti di riduzione del danno come le strisce reattive al fentanil. Se mio figlio Tommy ne avesse avuto accesso nel 2015, probabilmente sarebbe ancora con noi oggi».

 

Come riportato da Renovatio 21, i cartelli della droga messicani portano oltreconfine il fentanil (di fabbricazione cinese) tramite la massa di migranti e pure con incursioni di droni, che utilizzano talvolta pure in versione armata.

 

La pandemia ha portato un aumento delle morti per overdose tale che tra il 2020 e il 2021 si è raggiunta la cifra di 100 mila morti: una vera ecatombe. Già due anni fa era chiarissimo che le morti per droga superavano quelle per il COVID.

 

Il fentanil può provenire da laboratori in Messico che utilizzano sostanze chimiche fornite dalla Cina. Altre volte, pare che il fentanil arrivi direttamente negli USA dalla Cina, addirittura tramite ordini che è possibile piazzare online. I cartelli messicani possono produrre fentanil, ma la materia prima o il prodotto già pronto arriva decisamente dalle coste cinesi.

 

«Dal 2013, la Cina è stata la principale fonte del fentanyl che ha inondato il mercato delle droghe illecite degli Stati Uniti (…) alimentando l’epidemia di droga più mortale nella storia degli Stati Uniti. Sia l’amministrazione Obama che quella Trump hanno dedicato un significativo capitale diplomatico per convincere la Cina a reprimere la fornitura di fentanyl dalla Cina agli Stati Uniti, con la Cina che ha finalmente annunciato nell’aprile 2019 che la produzione, la vendita e l’esportazione di tutti i farmaci di classe fentanyl sono vietate, ad eccezione delle aziende autorizzate a cui il governo cinese ha concesso licenze speciali» scrive un saggio della Brookings Institution intitolato Fentanyl and geopolitics: Controlling opioid supply from China.

 

«Nonostante il fatto che la Cina sia orgogliosa di avere una forte posizione e reputazione antidroga – scriveva nel suo essay Vanda Felbab-Brown – è altamente improbabile che la Cina inizi una cooperazione antidroga con gli Stati Uniti (…) a meno che non inizi a sperimentare la propria epidemia di oppioidi sintetici. Inoltre, il significativo deterioramento delle relazioni USA-Cina potrebbe minare ulteriormente la volontà della Cina di applicare diligentemente il nuovo regolamento sul fentanyl».

 

In poche parole, diventa chiaro a tutti che il traffico di fentanil esiste per volontà cinese. Si tratta di una vera arma biologica stealth lanciata sulla società americana. Uno strumento geopolitico, una bomba che uccide la popolazione avversaria e ne disgrega la società.

 

Parimenti, è difficile non vedere che potrebbe trattarsi di una vendetta contro il mondo angloide, che fece subire al Regno di Mezzo l’orrore delle guerre dell’oppio.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Pentagono sta finanziando un vaccino contro il fentanil – si tratterebbe del primo caso di vaccino comportamentale, una porta che si apre su una società del controllo biologico sempre più distopica.

 

 

 

 

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