Armi biologiche
Le zecche e la malattia di Lyme sono armi biologiche fuggite dal laboratorio?
È facile che non solo il lettore abbia sentito parlare della malattia di Lyme – un disastroso morbo che debilita il malato per anni, se non lustri – ma che abbia perfino, tra i suoi conoscenti, qualcuno che ne ha sofferto.
Tutto nasce con una semplice puntura di zecca – specie in zone boschive o montane. Le zecche contengono questo batterio spiraliforme – chiamato Borrelia burgdorferi e scoperto solo nel 1981 – e, soprattutto se toccate, lo vomitano nel corpo che stanno parassitando.
L’aumento dei casi di cui potete aver sentito parlare anche in Italia potrebbe andare di pari passo con l’aumento della popolazione di cervi nei nostri boschi: questi animali sono considerati dalle zecche il luogo ideale per accoppiarsi e riprodursi. Tutti sappiamo quanto caprioli et similia si stanno avvicinando sempre di più alle città. Agricoltori ed abitanti delle zone collinari mi hanno raccontato che, risalendo ai racconti dei padri, dei nonni, dei bisnonni che facevano lo stesso lavoro vivendo negli stessi luoghi, mai avevano sentito veduto un cervo: ora invece imbattersi in una famigliola di ungulati è molto comune.
Di pari passo, quindi, abbiamo visto comparire nella nostra vita la minaccia delle zecche, che sono portatrici di una malattia neurologica potenzialmente tremenda – la cosiddetta meningoencefalite da zecche o TBE (Thick Born Encephalitis) – dove un arbovirus (della famiglia di quelli che provocano la febbre gialla o la dengue) colpisce il sistema nervoso centrale con effetti devastanti. Contro la TBE pochi anni fa la Pfizer ha lanciato un vaccino con tanto di raccomandazioni interregionali e campagna pubblicitaria musicherella.
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Tuttavia, non c’è solo la TBE. A sconvolgere il mondo, dopo anni in cui se ne è negata l’esistenza, è l’altra grande malattia di cui le zecche sono diventate portatrici, la malattia di Lyme. Si chiama così dal nome di una cittadina del Connecticut, Stato verde negli USA, dove nel 1975 cominciarono a registrarsi di colpo incrementi inspiegabili di artriti, eritemi, emicranie, dolori alle articolazioni, soprattutto nei bambini, al punto che inizialmente si scambiò la malattia per una artrite idiopatica infantile.
Il morbo di Lyme ha varie fasi: inizialmente, in tre quarti dei pazienti, si ha una papula rossa formatasi nel sito del morso della zecca, che può rimanere sino a sei sette mesi dopo, ma talvolta è talmente piccola che non ci si rende nemmeno conto di essere stati morsi. L’eritema, nel tempo, può espandersi e scurirsi. In quella che definiscono «fase precoce disseminata» il batterio si diffonde nel corpo, provocando in chi non ha ricevuto trattamenti un senso di spossatezza non dissimile a quello di sindromi muscolo-scheletriche o influenzali, con l’aggiunta di cefalea, mialgie e dolori artralgie. I sintomi possono essere intermittenti, come le lesioni alla pelle, che tendono a ricomparire prima degli attacchi di artrite, che è sviluppata dal 60% al 70% dei colpiti.
Nel 15% dei pazienti possono comparire dei pazienti meningite linfocitaria, meningoencefalite, neurite dei nervi cranici (una rota di paralisi di Bell) e radicoloneuropatie (cioè condizioni patologiche dei nervi spinali) motorie o sensitive. Tale condizione fisica spinge spesso la persona in un abisso di disperazione morale persistente: depressione, pianti, pensieri di suicidio davanti ad una vita che non riescono più a vivere.
Insomma: si tratta di una malattia completamente incapacitante, che mette a KO l’individuo, non permettendogli più di vivere una vita quotidiana comune, lavoro, famiglia, etc. Una nota presentatrice TV italiana, un tempo sulla cresta dell’onda, è sparita per anni dopo aver contratto il Lyme, ma è il caso anche di alcuni esempi di conoscenti che abbiamo visto entrare nel tunnel, spesso nella totale incomprensione dei medici.
La malattia fatica a farsi diagnosticare visto il decorso lungo con inizialmente sintomi comuni ad altre patologie. Anche i test anticorpali non funzionano alla perfezione: si dice che non rilevino bene il problema durante il primo mese. Ross Douthat, un giornalista del New York Times ha raccontato qualche anno fa la sua odissea di dolore, specificando – non aveva idea di essere stato morso – di aver trovato una serie infinita di dottori che riconducevano tutti i suoi problemi a questioni di «stress» o ad altre patologie psicosomatiche. Alcuni epidemiologi hanno sostenuto che non si tratta di una malattia.
Bisogna considerare che la scienza attorno al Lyme è recente, e forse è così perché anche la malattia stessa lo è – è, scusate il gioco di parole, nuova di zecca. Potrebbe, si comincia a sostenere, non essere esistita prima, o non essere stata disposta alla diffusione.
È la tesi di alcuni libri e articoli usciti in questi ultimi anni, ora raccontata urbi et orbi da Tucker Carlson in un video del suo sito: le zecche e il Lyme potrebbero essere l’effetto di un programma di armi biologiche del governo USA.
«Alla fine degli anni Sessanta, i laboratori governativi di armi biologiche iniziarono a iniettare malattie esotiche nelle zecche. Ben presto, le persone nelle vicinanze iniziarono a contrarre quelle malattie. Ora, la Lyme trasmessa dalle zecche è endemica. Naturalmente il governo non ha ammesso nulla».
In the late 1960’s, government bioweapons labs started injecting ticks with exotic diseases. Soon, people nearby began to get those diseases. Now, tick-borne Lyme is endemic. Naturally the government has admitted nothing. pic.twitter.com/B7doR3DFhF
— Tucker Carlson (@TuckerCarlson) May 9, 2024
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Carlson ha intervistato Kris Newby, una giornalista che si è occupata per anni della malattia, facendo scoperte straordinarie. Il suo libro sull’argomento, Bitten: The Secret History of Biological Weapons and Lyme Disease («Morsi: la storia segreta delle armi biologiche e della malattia di Lyme») è in uscita in questi giorni.
«Direi che i casi della malattia di Lyme stanno aumentando, il che dimostra che le zecche mordono le persone. Il CDC [l’ente statale di controllo epidemico USA, ndr] stima che siano mezzo milione di casi all’anno. Si tratta di una media di 1300 persone al giorno» sostiene la Newby, che sull’ascesa del Lyme aveva prodotto un documentario a fine anni 2000.
Secondo la Newby, il Lyme non fu «un problema evidente fino alla metà degli anni ’70. Questo è apparso proprio intorno a Lyme, nel Connecticut, alla foce del fiume Connecticut, che è proprio di fronte a Plum Island, che era il quartier generale del programma di armi biologiche contro le colture animali degli Stati Uniti». La comparsa del problema sarebbe dunque accaduta proprio «alla fine degli anni Sessanta, il picco del programma di armi biologiche negli Stati Uniti.
«Sono comparse queste tre strane malattie: l’artrite di Lyme. C’era la rickettsiosi, cioè la febbre maculosa delle montagne rocciose. E poi c’era un parassita del bestiame – era la seconda volta che veniva ritrovato nell’uomo in quella zona chiamata Bebesia» che può «essere fatale ed è una malattia grave».
«Quindi tutti e tre, quindi hai effettivamente un cluster di queste tre malattie precedentemente rare proprio di fronte all’impianto di test sulle armi biologiche del governo degli Stati Uniti. È questo che stai dicendo?» incalza Tucker.
«Sì» risponde l’autrice del libro. «E, se lavori per il CDC e stai cercando il naturale rispetto all’innaturale, si manifestano epidemie con tre nuove malattie trasmesse dalle zecche, che causano malattie più mortali di quanto aumenterebbero in passato, ciò sarebbe bastato ad attirare attenzione e ci sarebbero state delle indagini».
A documentare per prima l’epidemia non fu tuttavia l’ente sanitario, ma una casalinga di Lyme, Connecticut, di nome Pauli Murray. La signora Murray iniziò a «a bussare alle porte dei dipartimenti sanitari locali e del CDC. E le ci sono voluti sette anni prima che il CDC rispondesse».
Dopo le pressioni di una dottoressa chiamata Ellen Steer, il CDC avviò delle indagini che portarono alla conclusione che il male era trasmesso dalle zecche, ma non si sapeva nulla del patogeno. «A quel punto, il ricercatore numero uno degli Stati Uniti sulle zecche, Willy Burgdorfer, un ragazzo svizzero americano che era nel laboratorio sulle Montagne Rocciose del NIH [l’Istituto Sanitario Nazionale USA, ndr], uscì per indagare».
Burgdorfer trovò il responsabile, dando perfino il nome al batterio: Borrelia burgdorferi. Quindi disse «che è questo che causa tutte le malattie, e che il panico dovrebbe finire. Bastano due settimane di disintossicazione e il problema scomparirà. Ma non è stato così» dice la Newby.
«Ho iniziato a guardare il retroscena e a chiedermi cosa fosse realmente successo» racconta la giornalista. «E le persone associate a quella malattia si comportavano in modo normale. Normalmente quando scopri una nuova malattia pericolosa, dici, oh, è orribile. Dateci i soldi, faremo ricerche, ma invece è diventato sempre più riservato».
«Io ho lavorato al documentario sulla malattia di Lyme, con occhi nuovi perché non sapevo nulla della malattia finché io e mio marito non l’abbiamo contratta. E la cosa insolita è che i sintomi presenti sul sito web del CDC e nei libri di testo di medicina erano totalmente diversi da quelli che avevamo sperimentato. Quindi ho collaborato con la regista, Annie Willis Wilson, e abbiamo trascorso tre anni e mezzo a fare ricerche sulla malattia e quello che abbiamo scoperto era solo un’enorme epidemia. Così tante persone stanno soffrendo».
«Il trattamento raccomandato dalla sanità pubblica, ovvero due settimane di doxiciclina, non riusciva a curarlo. Ma a questi pazienti che continuavano ad avere gli stessi sintomi più e più volte, non furono somministrati altri antibiotici. E poi volevamo capire, ad esempio, cosa stava succedendo con la malattia. Quindi tutti e io abbiamo chiamato tutte le persone del CDC, le persone del NIH, non volevano parlarci come se una delle scoperte originali mi avesse persino riattaccato».
«Ho detto, voglio solo che qualcuno vada davanti alla telecamera e parli di come questa malattia, di come questo organismo provoca una malattia» rivela la Newby. Ma avere un professore che ha scoperto la malattia e che mi riattacca la cornetta era semplicemente insolito».
«Tra gli specialisti regnava la paranoia. Quindi quello che abbiamo fatto è stato andare a trovare a casa sua Willy Bergdorf, che era in pensione, il ragazzo che aveva scoperto la malattia di Lyme. E mentre stavamo sistemando le telecamere, qualcuno dal laboratorio ha bussato alla porta, dicendo: “ho bisogno di partecipare a questa intervista. Ci sono cose di cui Willy non può parlare”. La regista si è indignata e lo ha cacciato».
Tuttavia, «durante quell’intervista, Willy lasciò intendere che nella malattia di Lyme c’era di più di quanto la salute pubblica lasciasse intendere, che la malattia non è solo un’eruzione cutanea, altamente neurologica, particolarmente dannosa per i bambini. E due settimane di documenti. I cicli non funzionano e sanno che può diventare cronico. Quindi è stata la nostra prima prova concreta che qualcosa non era come sembrava in superficie con la malattia di Lyme. E così abbiamo fatto uscire il film».
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«Una cosa, uno degli aspetti che abbiamo trattato nel film sono proprio i conflitti di interessi, perché proprio nel periodo in cui fu scoperta la malattia di Lyme, i ricercatori delle università, del CDC, del NIH, potevano condividere i profitti di un nuovo test o un vaccino per una malattia. Quindi c’erano molti, come un dipendente del CDC, che poteva eguagliare il proprio stipendio in royalties per un vaccino o un kit di test. Ciò ha corrotto gli incentivi alla medicina a non condividere informazioni su una nuova malattia, ma a salvarle invece come proprietà intellettuale in modo che possano essere monetizzate».
«Circolavano voci su Plum Island e sul fatto che la malattia di Lyme fosse un’arma biologica, ma ne avevamo abbastanza da coprire con la storia dei pazienti e la storia del conflitto. E poi ho finito. E ho ottenuto un ottimo lavoro come giornalista scientifica per la scuola di medicina di Stanford. E stavo per andarmene e andare avanti con la mia vita» dice a Carlson la Newby.
Tuttavia, «sono successe due cose nell’arco di un mese e io ho detto che non posso lasciare andare questa storia, che devo sapere cosa sta realmente succedendo con questa malattia. Una è stata che ho incontrato un ragazzo delle operazioni nere della CIA che ha detto nel 1962 che la cosa più strana che avesse mai fatto in tutta la sua folle carriera alla Apocalypse Now era stata lanciare zecche velenose sui lavoratori cubani della canna da zucchero. Quella era l’operazione Mongoose. Quindi quella fu la prima prova che avevamo lanciato le zecche su un paese straniero come arma biologica».
«L’altra cosa è che uno dei miei amici registi è andato da Willy Burgdorfer. E in un’intervista molto lunga, alla fine, ha detto, sì, quando ho indagato sulla malattia di Lyme, alla fine degli anni ’70, all’inizio degli anni ’80, c’era un altro organismo. Non era solo la Lyme a far ammalare la gente. Mi è stato detto di coprirlo (…) Non hai rilasciato tutte le informazioni, ma quello che ha detto è stato confermato dalle copie di quei libri di laboratorio e dalle successive interviste che ho avuto con lui».
Carlson chiede di cosa si tratta.
È la Rickettsia, risponde la giornalista. «È lo stesso organismo che causa la febbre maculosa delle Montagne Rocciose. E questa è la malattia trasmessa dalle zecche più mortale negli Stati Uniti. Era anche un germe che all’epoca veniva utilizzato come arma dalle forze armate statunitensi. E hanno provato a inserirlo nelle zecche.
«Voglio dire, allora cos’è la militarizzazione delle zecche? Nelle interviste con Willie [Burgdorfer], quello che ha detto è stato: ho trascorso più di un decennio nel programma di armi biologiche, un appaltatore di Fort Detrick, lavorando, trasformando pulci, zecche e zanzare in armi, cercando di produrle in serie. Riempirle con la peste, riempire le zanzare con il mortale virus di Trinidad, e poi riempire le zecche con malattie mortali o invalidanti, come la febbre ricorrente, l’encefalite equina venezuelana, la rabbia, la leptospirosi».
«Quindi è proprio come il Dottor Stranamore. Cercare di creare nuove malattie, mescolando batteri e virus nelle zecche con l’intento di creare è l’arma invisibile perfetta. È la bomba atomica dei poveri. Se lasci cadere questi insetti su un nemico, indebolisci la popolazione. Blocca le risorse mediche, ma non distrugge le infrastrutture come farebbe una bomba nucleare».
«In un conteggio grossolano nell’esercito, hanno detto che con la tularemia, che trasmessa dalle zecche ed è detta anche la febbre dei conigli, possiamo uccidere 10.000 persone per 1,33 dollari a vita. Ad ogni modo, era solo che c’era di più nelle malattie trasmesse dalle zecche di quanto pensiamo. E cominciai a sospettare che Willy avesse ragione, dato questo contesto».
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Riguardo al caso specifico di Lyme, Carlson chiede se è confermato che questo tipo di esperimenti si svolgevano a Plum Island.
«Plum Island si occupava solo di malattie animali. C’è un altro ramo che è nel Maryland, Fort Detrick. Hanno realizzato armi anti-umane. Non sono sicuro di cosa sia fuggito e dove, perché se disegni, come un cerchio di cinque miglia intorno a Lyme, nel Connecticut, c’è Plum Island. Ci sono diverse basi militari. Ci sono molte aziende farmaceutiche che sono state finanziate dai militari per sviluppare trattamenti per queste malattie. E quindi avrebbero dovuto avere le malattie sul posto. E ce ne sono, ce ne sono un paio».
«Prima di tutto, abbiamo la militarizzazione un sistema vivente come un insetto o i germi e gli insetti. Oppure più tardi, negli anni Sessanta, separavano i germi e li aerosolizzavano e li congelavano, li essiccavano, li pastorizzavano e poi li spruzzavano. Il piano era di spruzzarli sui nemici da aerei, carrelli o veicoli. Quindi per sviluppare un’arma del genere, devi (…) far funzionare questi sistemi viventi e sviluppare il dosaggio letale di quegli organismi, allora devi fare studi pilota. Di solito ciò accadeva, potrebbe accadere, sai, nel Connecticut o a Fort Dietrich nel Maryland, e poi ci sarebbero studi più ampi, e sarebbe come Dugway Proving Grounds nello Utah. Quindi c’erano molti punti di fuga per eventuali incidenti che sarebbero potuti accadere in questo programma di armi biologiche».
«Quello che ha detto Willie, e penso che sia un testimone davvero credibile perché aveva più da perdere ammettendo verso la fine della sua vita che avevo nascosto qualcosa di veramente importante, e ora si sentiva in colpa per questo… è che non mi ha voluto fornire i dettagli dell’organismo che era l’arma biologica. Ma ha detto che sono accaduti degli incidenti».
«Quindi il mio lavoro continuo è cercare di capire, okay, dov’era la fuga? E, soprattutto, perché c’erano più malattie trasmesse dalle zecche in quel punto molto, molto piccolo? Inoltre, ce n’erano alcuni nel nord del Wisconsin dove avevamo laboratori di armi biologiche nell’area dell’ingegneria genetica anti-coltivazioni del programma sulle armi biologiche».
«Quello che ho cercato, sono i documenti, le sovvenzioni e giornali sono state le morie nascoste di animali e persone, perché il programma sulle armi biologiche era un segreto come il programma Manhattan, e molti documenti sono stati distrutti dopo che il programma fu cancellato nel 1972».
«Devo dire, uno degli esperimenti all’aria aperta più scandalosi, che penso abbia contribuito al problema intorno a Lyme, nel Connecticut, è quello della Virginia costiera. Un ricercatore di zecche aveva un contratto con l’esercito e un contratto con la Commissione per l’energia atomica e stava testando le zecche Lone Star [Amblyomma americanum, ndr], come un potenziale organismo militarizzato. (…) Voleva vedere quanto sono lontani, quanto possono avanzare in mesi o anni. Perché se lo usi come arma, vuoi avere quell’informazione».
«Quindi, da Willy Bergdorfer, qui nel Montana, ha ricevuto delle zecche gravide. Si chiamano zecche gravide, ma contengono dalle 2000 alle 4000 uova al loro interno. Avrebbe iniettato loro un isotopo radioattive (…) avrebbero fatto nascere tutte le loro larve, e poi lui l’avrebbe fatto e sarebbero stati radioattivi per tutta la vita.
«Prima di tutto, rilasciarle in natura causerà mutazioni negli organismi all’interno del loro intestino. Ma comunque, quello che farebbe è prendere mille zecche e metterne mille per griglia in un campo paludoso, e poi lui e i suoi assistenti sarebbero usciti ogni mese utilizzando un contatore Geiger per capire quanto lontano si sono spostate le zecche in quel lasso di tempo, e poi avrebbero scritto studi su di esse, che in realtà sono di pubblico dominio».
«Si tratta di un test all’aria aperta sull’Atlantic Bird Flyway [un’importante rotta nord-sud per gli uccelli migratori del Nord America, ndr]. E infatti, come dopo la fine di quei test, ci fu un’insolita epidemia a Long Island delle Montagne Rocciose, febbre maculosa, che viene diffusa da questo tipo di zecche. Molte persone sono morte, specie a Long Island, alla fine degli anni Sessanta. C’era un morto all’anno, ma dopo questo esperimento, circa 100 persone si ammalarono gravemente. Un bel po’ di morti».
«Ecco perché Willy Bergdorfer è uscito allo scoperto, è per cercare di capire cosa sia successo… Il punto è che questo è solo uno degli esperimenti di cui siamo a conoscenza nel programma sulle armi biologiche. E perché è importante adesso? A causa dell’hybris umana, non possiamo controllare la natura. E se giochiamo a fare Dio e poi introduciamo questi nuovi germi nelle zecche e poi li liberiamo, potrebbero esserci conseguenze indesiderate. Ed è quello che credo».
«Questa cosa che chiamiamo malattia di Lyme potrebbe essere costituita da più organismi, che fanno ammalare le persone. Per qualche motivo il governo ha detto che è solo questa cosa. Può essere curato con due settimane di antibiotici. Penso che sia fondamentalmente falso».
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«Hai scoperto qualche morìa… qualche cluster di morti?» chiede il Carlson.
«Sì. Alla fine degli anni Sessanta, inizio anni Settanta, ce n’erano. Le anatre morivano. L’industria delle anatre di Long Island fu decimata. Poi ci furono anche epidemie di encefalite equina in cui morirono cavalli e la carne da cavallo arrivò ad un prezzo davvero elevato. È tutto alla fine degli anni Sessanta».
«Poi abbiamo avuto la malattia umana, che chiamiamo malattia di Lyme. Ho parlato con testimoni che andavano a scuola. Voglio dire, adesso hanno la mia età. Andavano a scuola e vedevano fermarsi un autobus di Lyme, nel Connecticut, e un terzo dei bambini delle scuole elementari nell’autobus avevano le stampelle con le ginocchia gonfie».
«Non esiste alcuna prova concreta che questa epidemia sia stata causata dal governo degli Stati Uniti», ricorda la Newby. «Si tratta di prove circostanziali, direi, e nel mio libro sono molto chiara nel dire che questo è ciò che sappiamo e questo è ciò che non sappiamo. Ma trovo che la risposta sia davvero inadeguata perché l’elenco dei sintomi non è accurato. Sono passati 40 anni e ancora non abbiamo un buon test».
«Ci sono solo gli NIH che hanno un budget piuttosto piccolo perché è passato da 30 a 50 milioni all’anno. Viene speso circa il 60% del budget per la ricerca di base, ma solo meno dell’1% per le cure. Quindi, nonostante il trattamento raccomandato dal CDC, c’è un tasso di fallimento del 20% tra quelle persone che continuano ad ammalarsi… non stanno investendo nulla nel trattamento. È abbastanza simile a quello che sta succedendo con il Long COVID. Sono semplicemente ossessionati dalle morti e forse dalla malattia acuta in primo piano. Ma non il numero crescente di persone croniche».
«Stavo pensando che non avrei mai fatto questo segmento se non l’avessi visto con i miei occhi» interrompe Carlson. «E così qualcuno ha fatto un ottimo lavoro nello screditare chi soffre di qualunque cosa sia una follia e suggerendo che si tratti di sintomi psicosomatici. E parlo per me: ci avrei creduto se non avessi conosciuto personalmente molto bene persone che non sono affatto pazze o depresse o addirittura fragili, che ne sono state decimate. Da dove è venuto quel pezzo di propaganda? Lo sa?»
«Penso che sia la stessa dinamica che vediamo quando cerchiamo di screditare la teoria della perdita di laboratorio» risponde la Newsby riferendosi a Wuhano. «Voglio dire, c’è un piccolo gruppo di persone che sono state coinvolte in questo programma sulle armi biologiche. Lo so leggendo le e-mail dell’NIH quando è uscito il mio libro (…) c’è un piccolo gruppo di persone che controllano le informazioni».
«I medici ora sono stati addestrati in 15 minuti interi di scuola di medicina per apprendere le malattie trasmesse dalle zecche e che la malattia di Lyme è sovradiagnosticata. È facile da curare. E non conoscono questo retroscena molto elaborato e complicato».
Come riportato da Renovatio 21, i casi di militarizzazione degli insetti, e delle malattie di cui possono diventare portatori, abbondano, e sempre più alla luce del sole.
Avanzano, a livello scientifico, le proposte di utilizzare zanzare OGM come strumento di vaccinazione degli esseri umani, elementi auto-operanti di un di medicalizzazione biotecnologica massiva in un mondo in cui il consenso della popolazione è divenuto totalmente obsoleto.
Rilasci di miliardi di zanzare geneticamente modificate sono stati programmati, nonostante le rimostranze dei residenti, in Florida e California, e, più di recente, alle Hawaii, con i cittadini a divenire, anche stavolta, cavie umane del grande progetto che coinvolge la tecnica del cosiddetto gene drive.
A finanziare il progetto interviene, praticamente sempre, la compagine di Bill Gates, anche se va riconosciuto che il progetto coinvolge anche il Pentagono (protagonista di vari progetti di militarizzazione degli insetti) e contava fra i suoi sostenitori, ancora anni fa, anche Google.
Renovatio 21 da almeno un lustro ritiene la storia delle zanzare bioingegnerizzate – alle quali, ricordiamo en passant, lavorava anche il neo-onorevole professor Andrea Crisanti – come uno dei temi centrali del futuro prossimo.
Zanzare sterilizzate per via genetica, zanzare alterate per diventare creature vaccinatrici: il catalogo frankensteiniano che riguarda questi parassiti è vasto e impressionante, e, crede Renovatio 21, prelude a ciò che succederà all’uomo.
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Immagine screenshot da Twitter; modificata
Armi biologiche
Gli scienziati creano virus con l’Intelligenza Artificiale
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Armi biologiche
Trump vieta la maggior parte, ma non tutte, le «ricerche pericolose di guadagno di funzione»
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Martedì l’amministrazione Trump ha varato una direttiva per porre fine alla ricerca ad alto rischio nel settore delle scienze biologiche, che include il divieto di finanziamenti federali per la «ricerca pericolosa di acquisizione di funzione». La ricerca di acquisizione di funzione «potenzialmente» pericolosa sarà consentita previa una revisione più rigorosa rispetto a quanto richiesto in precedenza.
L’amministrazione Trump ha reso pubblico martedì una direttiva che limita la ricerca ad alto rischio nel campo delle scienze biologiche, includendo il divieto di finanziamenti federali per la «ricerca pericolosa di acquisizione di funzione», come annunciato dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) in un comunicato stampa.
Questa politica fa seguito all’ordine esecutivo del presidente Donald Trump del maggio 2025, che imponeva al governo statunitense di sospendere temporaneamente le ricerche pericolose che prevedono un aumento di funzione . All’epoca, i National Institutes of Health (NIH) e altre agenzie interruppero i progetti di ricerca che potevano rientrare in tale definizione.
La direttiva è stata resa pubblica mentre la Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato degli Stati Uniti si preparava a interrogare oggi il dottor Anthony Fauci, ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), sul suo possibile ruolo nelle origini del COVID-19.
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La ricerca di tipo «gain-of-function», che aumenta la trasmissibilità o la virulenza dei virus, è spesso utilizzata nello sviluppo dei vaccini. È proprio questo tipo di ricerca, condotta presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, in Cina, che ha portato alla teoria secondo cui il virus responsabile del COVID-19 sarebbe stato sviluppato in laboratorio e successivamente fuoriuscito.
La ricerca condotta presso il laboratorio di Wuhan, che ha coinvolto scienziati sia statunitensi che cinesi, è stata parzialmente finanziata dal NIAID sotto la direzione di Fauci.
La nuova politica dell’amministrazione vieta il finanziamento federale di tali ricerche sia a livello nazionale che internazionale e istituisce una revisione indipendente per alcune tipologie di ricerca ad alto rischio nel campo delle scienze biologiche.
Secondo il comunicato stampa, il provvedimento limita anche i finanziamenti federali per la ricerca condotta in paesi e istituzioni che non dispongono di standard adeguati di biosicurezza e biocontenimento.
Secondo il comunicato stampa, la politica consente comunque la «ricerca biomedica critica», compreso lo sviluppo di contromisure mediche, come vaccini, terapie e diagnostica, «nel rispetto di rigorose garanzie di sicurezza».
«Il governo federale ha il dovere di proteggere il popolo americano, non di finanziare ricerche che potrebbero metterlo a rischio», ha dichiarato il Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr., il cui libro, The Wuhan Cover-up («l’insabbiamento di Wuhan»), includeva prove del fatto che Fauci avesse condotto e finanziato pericolose ricerche di tipo gain-of-function, che hanno portato alla fuga di materiale biologico dal laboratorio contenente il COVID-19.
«Oggi poniamo fine al sostegno federale alla pericolosa ricerca sul guadagno di funzione e sostituiamo la debole supervisione con garanzie chiare e applicabili», ha affermato Kennedy.
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Il nuovo quadro di supervisione si concentra su due tipologie di ricerca.
In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, il direttore del NIH, Jay Bhattacharya, ha affermato che la nuova politica promuove la ricerca nel campo delle scienze biologiche, riducendo al minimo il rischio di un’altra pandemia.
«La nuova politica preserva i benefici della ricerca nel campo delle scienze biologiche, definendo al contempo le aree a maggior rischio, tra cui la prevenzione di perdite accidentali o intenzionali nei laboratori e le sanzioni per le pratiche irresponsabili», ha scritto.
La politica non vieta del tutto la ricerca sul guadagno di funzione e non pone fine alla ricerca sulla salute biologica finanziata a livello federale in altri paesi. Piuttosto, definisce due categorie di ricerca «che presentano il rischio più elevato».
Tra queste rientrano la «ricerca pericolosa con acquisizione di funzione (DGOF)» e la «ricerca internazionale di interesse (IROC)».
DGOF si riferisce alla ricerca che potenzia gli agenti biologici «in modi che li rendono più pericolosi». IROC si riferisce alla ricerca nel campo delle scienze biologiche finanziata a livello federale e condotta in altri Paesi, che, secondo la nuova normativa, deve essere svolta da enti affidabili sotto la supervisione degli Stati Uniti.
La DGOF è vietata, ma la ricerca che potenzialmente potrebbe essere DGOF è consentita previa valutazione da parte di un ente terzo indipendente.
Le attività IROC sono vietate, ma sono consentite le attività IROC che potrebbero ragionevolmente rappresentare una minaccia per la salute e la sicurezza pubblica o per la sicurezza nazionale, previa valutazione della capacità dell’istituto di ricerca di garantire la supervisione.
La normativa prevede che i ricercatori principali debbano valutare se la loro ricerca soddisfa tali definizioni e, in caso affermativo, debbano completare una valutazione del rischio e creare un piano di mitigazione del rischio.
Gli enti di ricerca che propongono o finanziano tali ricerche devono anche valutarne i rischi e garantire un’adeguata supervisione. Saranno tenuti a disporre di una specifica infrastruttura per la valutazione dei rischi e dei benefici. In caso di mancata segnalazione dei rischi, saranno soggetti a sanzioni.
Anche gli enti federali di finanziamento saranno tenuti a esaminare le proposte di ricerca potenzialmente rischiose. Tale ricerca dovrà essere valutata da un comitato di revisione indipendente che condurrà delle analisi, formulerà raccomandazioni di finanziamento e elaborerà un piano di mitigazione dei rischi.
Il direttore dell’Intelligence nazionale e i segretari dell’Agricoltura, degli Affari Esteri e della Sanità supervisioneranno il processo di attuazione. Gli istituti che ricevono finanziamenti federali per le scienze biologiche istituiranno enti di revisione istituzionale per svolgere il lavoro.
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Un decennio di polemiche sulla ricerca rischiosa
La ricerca sul guadagno di funzione è da tempo oggetto di controversie. I sostenitori affermano che tale ricerca permette agli scienziati di ridurre i rischi di pandemie causate da nuovi agenti patogeni, manipolando i virus per comprenderli meglio, valutarne i potenziali pericoli e la trasmissibilità e sviluppare vaccini per proteggersi da essi.
I critici sostengono che i nuovi agenti patogeni possono fuoriuscire dai laboratori e causare emergenze sanitarie pubbliche o pandemie, come la pandemia di COVID-19, e che nessuna misura di controllo o mitigazione può scongiurare tale rischio.
Avvertono inoltre che la ricerca sul guadagno di funzione ha un potenziale di «dual use» («duplice uso»): gli agenti patogeni possono essere utilizzati per la ricerca e lo sviluppo di armi biologiche.
Nel 2011 scoppiò una controversia quando il National Science Advisory Board for Biosecurity bloccò due studi riguardanti virus H5N1 modificati per renderli più trasmissibili, temendo che malintenzionati potessero replicare il lavoro per causare un’epidemia tra gli esseri umani, secondo uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases.
Nel 2014, diverse violazioni nei laboratori del governo statunitense, tra cui possibili esposizioni all’antrace per i dipendenti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), negligenza nella gestione di fiale di vaiolo presso il NIH e la distribuzione accidentale da parte del CDC di virus influenzali manipolati, hanno scatenato proteste tra gli scienziati e portato a cambiamenti nelle politiche.
L’amministrazione Obama ha sospeso gli esperimenti di potenziamento funzionale fino a quando i potenziali benefici e rischi non fossero stati valutati meglio.
La sospensione è stata revocata nel 2017, quando il NIH ha annunciato la ripresa dei finanziamenti per alcune ricerche di tipo «gain-of-function». L’HHS ha pubblicato il «Framework for Guiding Funding Decisions about Proposed Research Involving Enhanced Potential Pandemic Pathogens» (Quadro di riferimento per le decisioni di finanziamento relative a proposte di ricerca che coinvolgono agenti patogeni con potenziale pandemico potenziato ), che ha fornito gli standard per la supervisione di tali ricerche.
La preoccupazione pubblica per la ricerca sul guadagno di funzione è esplosa con l’inizio della pandemia di COVID-19, che molti scienziati e investigatori del governo statunitense ritengono sia iniziata con una fuga di un virus utilizzato per il guadagno di funzione presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti.
Tuttavia, Fauci e il dottor Francis Collins, allora a capo del NIH, sostenevano che il virus avesse «origini naturali», ovvero che si fosse trasmesso dagli animali all’uomo.
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Documenti ottenuti tramite richieste ai sensi del Freedom of Information Act, insieme ai risultati di un’indagine del Congresso, hanno rivelato che Fauci e altri hanno cospirato per promuovere la teoria delle «origini naturali» e per insabbiare i finanziamenti del governo statunitense a rischiose ricerche sul guadagno di funzione.
La notevole quantità di prove rese pubbliche in seguito, che indicano un’origine in laboratorio, ha portato la commissione del Congresso, insieme all’FBI, al Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, alla Defense Intelligence Agency e alla CIA, a concludere che il virus molto probabilmente è sfuggito da un laboratorio.
Le prove sempre più numerose hanno infine spinto testate giornalistiche di rilievo, tra cui il New York Times, Vanity Fair e ProPublica, a pubblicare inchieste a sostegno di questa teoria.
Nell’udienza odierna con Fauci, il senatore Rand Paul ha dichiarato: «la decisione di finanziare pericolose ricerche sul potenziamento funzionale a Wuhan, in Cina, passerà probabilmente alla storia come una delle peggiori decisioni in materia di salute pubblica». «Francamente, il popolo americano merita delle scuse», ha affermato.
L’amministrazione Trump ha sospeso la ricerca sul guadagno di funzione con il suo ordine esecutivo del maggio 2025 e ha effettuato tagli ai finanziamenti per la ricerca sul guadagno di funzione.
Tuttavia, un’indagine di Paul Thacker ha dimostrato che il Congresso ha continuato a finanziare un programma federale istituito da Fauci per sostenere la ricerca sulle malattie infettive emergenti, nonostante i tagli al programma stesso.
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