Intelligenza Artificiale
L’enciclica sull’IA è stata scritta con l’IA?
Un ricercatore indipendente ha sostenuto che alcune parti della recente enciclica di Papa Leone XIV sull’Intelligenza Artificiale sarebbero state redatte, in linea con il tema del documento, da un’IA. Lo riporta LifeSite.
Linch Zhang, in un articolo pubblicato martedì su Substack, ha affermato che il rilevatore di Intelligenza Artificiale Pangram ha segnalato alcune sezioni dell’enciclica di Papa Leone XIV Magnifica Humanitas, «Sulla salvaguardia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale», come generate da IA.
«Pangram è di gran lunga il miglior rilevatore di IA disponibile in commercio», ha affermato Zhang. «È molto superiore agli altri rilevatori di IA, al punto che questi ultimi risultano quasi inutili al confronto. In particolare, Pangram si impegna al massimo per ottenere un tasso di falsi positivi prossimo allo zero, tollerando al contempo un numero maggiore di falsi negativi», ha spiegato. il Zhang
Secondo Zhang, Pangram ha rilevato che «alcuni paragrafi» di Magnifica Humanitas sono generati dall’intelligenza artificiale in una percentuale compresa tra il 40% e il 100%, mentre la maggior parte dei paragrafi risulta scritta da esseri umani. Ad esempio, i paragrafi sette e otto sono stati indicati da Pangram come «interamente generati dall’IA», mentre i paragrafi 122 e 123 sono stati registrati come generati dall’IA al 60%.
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«Questo mi fa pensare che alcuni alti funzionari vaticani che hanno contribuito all’enciclica abbiano fatto ampio uso dell’intelligenza artificiale, mentre la maggior parte (probabilmente incluso lo stesso Papa Leone) non l’abbia fatto», ha commentato il Zhango. Infatti, ha ipotizzato che Leone non approvi l’uso dell’IA nelle encicliche «e che, con ogni probabilità, non fosse nemmeno a conoscenza del significativo utilizzo dell’IA nella sua stessa enciclica!».
A titolo di confronto, Zhang ha utilizzato Pangram per analizzare le ultime quattro encicliche papali, tutte scritte da Papa Francesco. Ha scoperto che «i primi 20 paragrafi di ciascuna di esse risultano essere al 100% opera umana, con un alto grado di certezza». Anche le encicliche di Papa Benedetto XVI e Papa Giovanni Paolo II sono risultate interamente composte da esseri umani.
Inoltre, ha esaminato con Pangram il recente discorso di Papa Leone in cui annunciava l’enciclica sull’IA e ha scoperto che era stato valutato come scritto «al 100%» da esseri umani. «Questa è la prova che Papa Leone stesso e/o il suo principale autore di discorsi non si avvalgono dell’IA per redigere i suoi discorsi», ha continuto il Zhang, dichiarando di leggere regolarmente testi generati dall’IA nell’ambito del suo lavoro e che la sua familiarità con la scrittura dell’IA, in particolare con il modello Claude, lo ha reso sensibile ai suoi segni distintivi.
Il ricercatore ha notato che questi includono la frequenza dei trattini lunghi, l’uso frequente della parola «genuinely», spesso utilizzata dal modello Claude, nonché l’uso denso di «tricloni», ovvero «una serie di tre parole, frasi o proposizioni parallele utilizzate per effetto retorico».
Il ricercatore ha sottolineato che questi indicatori possono essere parte di peculiarità stilistiche, evidenziando l’importanza di un’analisi olistica, in particolare quella fornita da un rilevatore di qualità basato sull’intelligenza artificiale come Pangram.
Zhang ritiene di aver individuato la «voce» del modello di IA Claude nella recente enciclica sulla «salvaguardia della persona umana nell’era dell’Intelligenza Artificiale», un aspetto che ha trovato «ironico».
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Zhang è il fondatore di Open Asteroid Impact, una startup satirica e fittizia «dedicata a lanciare intenzionalmente asteroidi verso la Terra per ottenere diritti minerari». Con l’intento di parodiare Open AI, la missione immaginaria della «startup» è quella di scagliare asteroidi verso la Terra «per ottenere diritti minerari» in nome della sicurezza, «sostenendo che se non acceleriamo il più velocemente possibile, altri concorrenti, più pericolosi, lo farebbero prima di noi».
Molte personalità hanno avanzato una versione di questa argomentazione a sostegno dello sviluppo dell’IA negli Stati Uniti, come Sam Altman, il quale ha affermato che gli Stati Uniti «devono assolutamente vincere» la corsa all’IA. Il vicepresidente JD Vance ha dichiarato al vertice sull’IA di Parigi dello scorso anno: «Non sono qui per parlare di sicurezza dell’IA… sono qui per parlare delle opportunità offerte dall’IA» aveva detto, aggiungendo di credere che, quando si tratta di IA, «la nostra tendenza sia quella di essere eccessivamente avversi al rischio».
«Riteniamo che un’eccessiva regolamentazione nel settore dell’IA potrebbe soffocare un settore in rapida trasformazione proprio nel momento in cui sta decollando», aveva affermato Vance all’epoca. Ora che gli americani sono sempre più preoccupati per i pericoli posti dall’AI, come la minaccia all’occupazione, allo sviluppo intellettuale e alla salute mentale, l’amministrazione Trump starebbe valutando la possibilità di creare un gruppo di supervisione sull’IA.
Come riportato da Renovatio 21, Leone ha presentato la sua prima enciclica, dedicata all’Intelligenza Artificiale, assieme al cofondatore del colosso dell’AI Anthropic Chrish Olah, che il pontefice ha ringraziato. Anthropic è entratata in collisione con il Pentagono e l’amministrazione Trump per l’uso militare della sua AI. Il CEO di Anthropic Dario Amodei ha inoltre varie volte preconizzato la distruzione sistematica di enormi percentuali di posti di lavoro remunerativi una volta che l’IA sarà via via introdotta sul mercato.
Secondo quanto riportato dalla stampa, Claude, un’IA di Anthropic, sarebbe stata utilizzata nell’operazione di rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro. È giunta inoltre sui giornali la storia di scienziato informatico di Anthropic, specializzato in sicurezza AI per le armi biologiche, il quale si è dimesso per darsi ad una vita bucolico-contemplativa sostenendo che «il mondo è in pericolo».
L’azienda quest’anno ha annunziato di possedere un’AI, Mythos, che sarebbe in grado di «bucare» quantità immani di sistemi informatici, mettendo la sicurezza di tutta l’umanità a rischio. Anthropic ha quindi dichiarato di non voler ancora rilasciare tale IA nel mondo, temendo rischi esiziali.
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Anthropic è stata fondata nel 2021 da Dario e Daniela Amodei insieme ad altri ricercatori usciti da OpenAI. La motivazione principale era la convinzione che i modelli di intelligenza artificiale stessero diventando troppo potenti per essere sviluppati solo secondo logiche di competizione, velocità e vantaggio strategico.
Come riassume Wired, l’azienda ha costruito la propria identità pubblica intorno al concetto di AI safety: non solo modelli potenti, ma controllabili, interpretabili e orientati a principi etici. Il progetto più rappresentativo in questo senso è la Constitutional AI, che consiste nell’addestrare i sistemi attraverso una sorta di “costituzione” fatta di principi e regole di comportamento, anziché limitarsi a correggere manualmente le risposte più pericolose.
La presenza di un rappresentante di Anthropic accanto a Papa Leone XIV non è casuale, ma il risultato di un percorso ragionato del Vaticano, che da semplice osservatore morale della tecnologia si è trasformato in interlocutore diretto dell’industria dell’IA Questo percorso è iniziato nel 2020 con la Rome Call for AI Ethics e si è rafforzato con l’esplosione dell’AI generativa. Il Vaticano ha compreso che la questione non riguarda più solo l’etica tecnologica, ma il futuro stesso dell’organizzazione sociale, politica e dell’umanità.
In questo contesto, Anthropic rappresenta un interlocutore privilegiato perché ha fatto della sicurezza e dell’allineamento dell’AI una missione identitaria, come suggerisce anche il suo stesso nome («Anthropic», cioè legato all’umano). Un ruolo particolarmente significativo è quello di Christopher Olah, ricercatore dell’azienda specializzato nell’interpretabilità dei modelli, ovvero nel rendere le reti neurali comprensibili agli esseri umani. Il suo approccio si sposa perfettamente con le preoccupazioni espresse nell’enciclica papale riguardo al rischio di tecnologie troppo potenti per essere comprese e governate.
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Il punto di incontro tra il Vaticano e Anthropic sta nella convinzione condivisa che la tecnica non è neutrale e che gli algoritmi incorporano inevitabilmente una visione del mondo. Entrambe le realtà temono che i sistemi di AI vengano plasmati unicamente da incentivi economici, geopolitici e competitivi, senza una vera riflessione antropologica ed etica. Per questo Anthropic, con la Constitutional AI, cerca di inserire esplicitamente valori e principi all’interno del comportamento dei modelli.
Secondo alcuni, tra cui Elon Musk e il suo ex collega a Paypal, ora consigliere per l’AI alla Casa Bianca David Sacks, Anthropic grida al lupo per poi capitalizzare sulla risposta. Non è facile capire di fatto come la società che crea un’arma cibernetica assoluta come Mythos poi si metta a parlare di etica e si piazzi a fianco al papa in Vaticano.
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Cervello
Inaugurato il primo data center al mondo alimentato da cellule cerebrali umane
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Intelligenza Artificiale
I Data Center faranno costare tutto di più. Le macchine hanno già vinto?
L’Italia e l’Europa ne parlano poco, ma non sono estranee al fenomeno, per quanto fuori dalla contesa principale, che è tra USA e Cina.
Eppure, tutto cambierà anche qui, a partire dalle nostre esistenze: dal costo dell’esistenza, ai blackout, fors’anche l’alimentazione per non parlare degli scenari di guerra e persino di modificazione genetica della razza umana – se non della sua stessa estinzione.
L’Intelligenza Artificiale non cambia solo il modo di fare e di (non pensare) della gente con i chatbot: no, l’IA sta andando a modificare l’assetto urbanistico ed energetico, e quindi socioeconomico, di tutte le società avanzate – e non solo quelle occidentali.
Parliamo, ovviamente, dell’ubiqua costruzione di Data Center, centri di calcolo massivi che permettano all’AI i suoi ragionamenti rivoluzionari. Il costo non è solo immobiliare: c’è un costo energetico – abbisognano di quantità immani di elettricità – e pure idrico, perché per raffreddare i circuiti si attingono a enormi riserve di acqua.
Oggi sono attivi circa 200 Data Center in Italia, ma le installazioni operative censite sono 209. Per il periodo 2026-2028 gli annunci di preparazione di Data Center superano i 25 miliardi di euro, distribuiti su 83 nuovi progetti infrastrutturali promossi da 30 aziende, di cui 19 nuovi entranti nel mercato italiano. Milano è il baricentro, con il 68% della potenza energetica nominale installata a livello nazionale (414 MW), e punta a superare il gigawatt entro il 2028; la Lombardia è la regione con la maggiore concentrazione: 33 centri attivi e altri 10 in fase di realizzazione.
Lo Stato benedice e sostiene con sostanze: il governo di Roma ha dichiarato di interesse strategico nazionale i programmi Equinix e Cavour Hyperscale Campus, per circa 8 miliardi di investimenti. Secondo quanto riporta la stampa italiana, a Bologna si lavora alla costruzione di una delle principali «AI Factory» del continente, mentre il settore pubblico porta avanti il Polo Strategico Nazionale, con quattro Data Center nazionali in colocation.
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C’è un freno notorio: tra il 30 e il 50% dei Data Center pianificati per il 2026 non verrà realizzato nei tempi previsti, a causa di burocrazia, carenza di componenti, e soprattutto del nodo energetico. Tuttavia, nonostante la burocrazia che per una volta potrebbe addirittura essere ringraziata, in UE l’avanzata dei centri IA non si può arrestare: secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, che ha analizzato i 13 principali poli europei, gli investimenti stimati per il triennio 2026-2028 potrebbero triplicare rispetto ai tre anni precedenti: si passerà da 29,5 miliardi di euro (2023-2025) a 110 miliardi (2026-2028).
Amazon AWS ha stanziato 8,8 miliardi di euro per le espansioni di Francoforte entro il 2026, mentre Microsoft sta investendo 3,2 miliardi di dollari nell’infrastruttura cloud svedese per il Nord Europa. Google si sta espandendo con 1 miliardo di euro in Finlandia, puntando su climi più freddi con abbondanti energie rinnovabili per il raffreddamento.
Nonostante i grandi annunci, l’UE non può entrare in competizione con quanto sta accadendo in USA, dove lo Stato ha davvero puntato – per questioni strategiche e pure militari – sull’espansione parossistica dei Data Center.
La spesa per l’avvio di nuovi cantieri di data center è passata da 14,9 miliardi di dollari nel 2023 a 26,9 miliardi nel 2024, fino a 77,7 miliardi nel 2025 (+190% anno su anno), con un tasso di crescita annuo composto del 98% in quattro anni. Solo nel primo trimestre 2026 le aziende USA hanno investito 44,7 miliardi di dollari in data center, il 28% in più rispetto all’anno precedente. La spesa complessiva ha già superato gli 81 miliardi di dollari nel 2026, con 116 nuovi cantieri avviati solo fino a giugno.
Le cinque maggiori hyperscaler — Amazon, Microsoft, Google, Meta e Oracle — spenderanno oltre 600 miliardi di dollari in infrastrutture nel 2026 (+36% sul 2025), di cui circa 450 miliardi destinati specificamente all’AI. Sviluppatori e big tech pianificano l’avvio di 2.913 nuovi data center per un valore complessivo di circa 2.400 miliardi di dollari (cioè quasi due trilioni e mezzo) nel periodo 2026-2030.
Il solo progetto Stargate (OpenAI, SoftBank, Oracle, MGX) prevede 500 miliardi di dollari in quattro anni. Il lettore di Renovatio 21 ricorderà che fu praticamente la prima cosa che Trump lanciò una volta tornato alla Casa Bianca, con l’ultramiliardario Larry Ellison – noto per il suo munificentissimo sostegno ad Israele che non bada a spese – che parlò di IA che creano vaccini genici anticancro personalizzati e progetta di modificare il DNA del grano.
Amazon AWS ha impegnato 11 miliardi di dollari solo per i siti in Pennsylvania. Texas e Virginia sono gli unici due stati con oltre 100 progetti in costruzione (rispettivamente 140 e 136), ma la crescita si sta allargando: 12 stati non hanno ancora nessun cantiere attivo, mentre 11 ne hanno meno di cinque. Goldman Sachs stima investimenti globali per 1.000 miliardi di dollari nel 2026, con JPMorgan che prevede 697 miliardi solo negli USA — ma il vero ostacolo non è più il capitale, bensì la capacità fisica di realizzare le infrastrutture, e di mantenerle con acqua e elettricità prendendole da un sistema, quello civile, che non può che collassare.
In America si parla di Data Center di dimensioni davvero gargantuesche. Meta ha acquistato circa 1.400 acri, un’area quasi doppia rispetto al Central Park di Manhattan, adiacenti al già enorme sito Hyperion da 2.250 acri. Il progetto complessivo copre 2.250 acri, pari a circa 1.700 campi da calcio, e ospiterà 4 milioni di piedi quadrati di spazio data center. Al picco di potenza, Hyperion consumerà circa la metà dell’elettricità dell’intera città di Nuova York, alimentato da un impianto a gas a ciclo combinato da 2 GW.
Trump aveva descritto con meraviglia il progetto dopo che Zuckerberg gliene aveva mostrato la mappa sovrapposta a Manhattan, dicendo che copriva praticamente l’intera isola dove sorge la megalopoli neoeboracena, da cui il biondo presidente è originario. Vi è tuttavia un progetto ancora più grande: Stratos, a Box Elder County, nello Utah. Occuperà oltre 40.000 acri (62 miglia quadrate) nell’Utah nord-occidentale e consumerà 9 GW di energia — più dell’intero fabbisogno elettrico dello stato. È stato descritto come il doppio della dimensione di Manhattan, ed è già stato approvato dalla contea nonostante le forti proteste di residenti e ambientalisti per l’uso dell’acqua in una regione colpita dalla siccità.
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In America esiste già una vasta resistenza civile alla repentina costruzione dei centri AI: cittadini inviperiti scendono in piazza, picchettano, urlano ai politici ai Town Hall (le riunioni tipo consiglio comunale). Non sono i classici disfattisti NIMBY («Not In My Backyard», «non nel mio cortile»), ma sono persone il cui quotidiano è già toccato ampiamente dalla trasformazione in atto: l’acqua non arriva ai rubinetti, la corrente va e viene, inquinamento di tipo nuovo (il rumore come la questione delle «isole di calore» che si formerebbero attorno ai Data Center). Le risorse che prima andavano alle case e alle famiglie, ora vanno con precedenza alle macchine…
È come se un soggetto nuovo si fosse inserito nel sistema. Di fatto, è una nuova forma di vita che si è stabilita fra noi. L’alieno viene di fatto privilegiato rispetto all’umano, costretto a patire l’introduzione di questo ente straniero – con una virulenza che non ha nemmeno l’immigrazione kalergista di questi anni.
Perché lo Stato americano sta perseguendo con foga nichilista l’avanzamento dell’AI e dei suoi palazzi parassiti: l’amministrazione Trump avrebbe creato una AI litigation team, una squadra creata dal dipartimento della Giustizia USA per forzare le comunità riluttanti alla costruzione dei Data Center, ha raccontato il giornalista Clayton Morris in una conversazione recente con Tucker Carlson.
Ora, in America tutti si aspettano che il grid, cioè la rete elettrica che è vecchia di decadi e decadi, collasserà. I blackout saranno all’ordine del giorno: perché il nuovo soggetto alieno succhierà energia come nessuna crescita umana potrà mai farlo.
Il tema ancora più sconvolgente è quello dell’acqua. Non è solo la questione di vedersela sparire dal rubinetto, cosa già di per sé già segno di un’involuzione incontrovertibile della Civiltà: la ramificazione meno evidente, ma più decisiva ancora, riguarda l’agricoltura e l’allevamento, che senz’acqua – come tutte le attività biologiche, basate sul carbonio, e non sul silicio… – non possono esistere. Di fatto, sparirà l’acqua per la produzione di cibo, a favore dell’attività «cerebrale» dell’AI.
È condannata alla crisi, se non alla pura disintegrazione, l’intera filiera della carne bovina: senza acqua per le mucche, che notoriamente ne consumano molta, gli allevatori dovranno lottare fra loro, anche perché i permessi per l’uso di fiumi e falde arrivani dall’autorità, che non li mollano con facilità e ora saranno direzionati a favorire le macchine invece che gli umani e i loro pasti carnivori.
Laddove decenni di propaganda ambientalista, ecofascista e davosiana avevano fallito, l’AI sta riuscendo: il manzo potrebbe sparire dalle nostre tavole, e di lì la modifica delle popolazioni nella loro composizione corporea (meno proteina significa meno muscoli…) e nel loro comportamento (il carboidrato, in sostituzione, rende appagati e docili, sino alla nebbia mentale nota a tutti dopo la mangiata di pastasciutta al pranzo della domenica).
Andiamo oltre: se l’energia finisce tutta all’AI – il lettore sa che Google e Microsoft sono arrivati fornire i propri centri di energia nucleare, compresa quella proveniente dalla centrale protagonista del disastro atomico di Three Mile Island – è chiaro che l’energia per le attività umane costerà sempre più, con il soprammercato della crisi di Ormuzzo che aumenta ancora di più la cifra.
La scarsità energetica dovuta al mostro energivoro AI graverà sui costi di produzione delle merci e sulla loro distribuzione logistica. C’est-à-dire, al supermercato tutto aumenterà di prezzo, mentre il vostro stipendio, no – e sapete bene che anche esso, qualsiasi lavoro facciate, potrebbe essere sostituito a breve dai bot.
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Queste sono solo alcune delle conseguenze già in atto dietro le quinte nella trasformazione della società operata dall’AI. Volenti o nolenti, siamo tutti coinvolti.
Qualcuno può chiedersi come sia possibile che lo Stato moderno stia operando così contro la sua stessa popolazione. Perché favorire le macchine, invece che gli uomini? Ma le macchine non dovrebbero esistere per sostenere gli esseri umani?
Perché sta accadendo tutto questo? Le risposte sono due: una è geopolitico-militare, una è di tipo metafisico-filosofica. Entrambe saranno centrali per il nostro destino e quello dei nostri figli.
In primis, va compreso che è in corso un’enantiodromia tra superpotenze ancora più virulenta di quella dell’atomo o della corsa allo spazio. Gli USA e Cina si giocano il dominio mondiale: chi creerà per primo l’AI definitiva, il genio (è il caso di parlare di teurgia: l’esperienza con chatbot et similia assomiglia sempre più ad una favola araba con lampade e jinn che esaudiscono desideri) che darà risposte efficaci su ogni cosa, dalla cura del cancro allo sviluppo tecnologico alle capacità analitiche geostrategiche, vincerà tutto.
Il Novecento è stato chiamato «il secolo americano», il XXI secolo ha qualcuno che lo definisce «il secolo cinese», tuttavia gli USA, che conoscono la propria orrenda decadenza, sanno che questa potrebbe essere l’ultima carta da giocarsi – prima di optare per la guerra termonucleare.
C’è poi il fattore militare: lo abbiamo visto in Ucraina, ma pure a Gaza, la guerra robotica è qui. Chiunque voglia contare nei conflitti bellici del futuro dovrà aver bisogno di supercomputer in grado di gestire sciami infiniti di droni ed eserciti di automi umanoidi da guerra. Renovatio 21 vi ha mostrato ripetutamente come tutto ciò non è più fantascienza, è, tra robocani ed androidi, la realtà dei campi di battaglia odierni.
In secundis, vogliamo dire, o ripetere, che tutto questo sta accadendo per la natura stessa dello Stato moderno. Esso non esiste a partire dalle persone (il re, il popolo) ma da una struttura, da una macchina, appunto: un sistema basato su regole (che, come visto col COVID, può violare anche a livello più basico) che non mira alla salvaguardia del popolo, ma alla sopravvivenza della sua struttura.
Con evidenza, quindi, lo Stato moderno è un sistema non-umano. Inumano. Disumano. E quindi, non è di sorpresa vedere che esso privilegia la macchina all’uomo. Anzi: abbiamo imparato che lo Stato moderno lavora spesso contro la sua stessa popolazione, ordendo stragi continue pienamente legalizzate dai suoi codici (aborti, eutanasie, predazione di organi). Lo ribadiamo: la Cultura della Morte, cioè una dinamica sempre avversa alla vita umana, è il suo sistema operativo profondo.
L’alleanza della macchina dello Stato moderno con la macchina pensante è, quindi, inevitabile. Di qui è possibile rabbrividire, pensando allo scenario Skynet, l’IA di Terminator che, raggiunta la piena coscienza, decide che è l’uomo stesso il suo nemico, e quindi bisogna combatterlo, eliminarlo, estinguerlo. Una simile volontà macchinale potrebbe trovarsi d’accordo con lo Stato moderno, intriso ai suoi vertici della Necrocultura che vede gli umani e il loro sviluppo come «cancro del pianeta».
Vi è tuttavia, una situazione intermedia: quella in cui l’umanità viene sottomessa dalla macchina. O meglio, una parte dell’umanità… Perché, come predetto, sulla sudditanza totale all’IA vi sarà la spaccatura dell’intera società umana.
Il professore di AI australiano Hugo De Garis – un accademico con un curriculum universitario infinito (In Utah, in Belgio, in Cina, in Giappone) e tanti esperimenti sulle spalle (creò il roboneko, un gatto-robot dotato di cervello artificiale che replicava quello felino) – trattò del tema molti anni fa, raccontando la sua prospettiva per l’umanità che sviluppa l’IA (che lui chiama Artilect) sarà una inevitabile «gigadeath war» al volgere del XXI secolo, dove «gigadeath», sta a significare, utilizzando la vecchia terminologia di politica atomica di Edward Teller, le vittime calcolate in miliardi di unità.
«Se vi sarà una guerra con la tecnologia militare di fine XXI secolo, non parliamo di milioni di ammazzati, ma di miliardi» dice il professor De Garis nel libro The Artilect Wars, che ora su Amazon costa 1.000 euro a copia rimasta.
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Di lì, l’umanità sarà divisa in due gruppi: da una parte i Cosmist, che sono coloro che vogliono costruire queste macchine simili a Dio. Per essi, gli Artiletti sono super-creature immortali, che possono pensare milioni di volte più veloce degli umani, non hanno limiti di memoria, possono avere le dimensioni di un asteroide». I Cosmisti sono insomma gli entusiasti adoratori del dio-Macchina, gioioso esito golemico dell’Intelligenza artificiale.
Il secondo gruppo è quello dei Terran, che si oppone in modo radicale ai Cosmisti. «I Terran lotteranno per la preservazione del dominio delle specie umana, così che vi sia zero rischio che l’umanità sia spazzata via dagli Artilect avanzati. Loro sosterranno che qualche milione di Cosmist uccisi sarà un male minore così che miliardi di umani potranno sopravvivere» dice de Garis.
L’AI sarà messa al potere e adorata come dio da molti nostri concittadini. Già immaginiamo come i normaloidi progressisti, gli elementi che costituiscono massa vaccina e i loro gatekeeper, si daranno totalmente alla macchina. Ci è chiaro pure che la macchina magari imporrà ad essi modificazioni genetiche – il referendum COVID ci ha fatto comprendere che moltissimi sono pronti ad accettarlo – per rendere i servitori umanoidi più compatibili ai piani delle macchine. Più docili e felici (come ne Le particelle elementari di Michel Houellebecq) oppure biolettricamente più utili: è di questa settimana la notizia di un server che funziona a neuroni umani, una realtà che va persino oltre a quella di Matrix, dove gli umani erano utilizzati solo come batterie.
Sì, i collaborazionisti dell’impero delle macchine, e le loro coorti di zombi, sono già qui. Il programma per cambiare per sempre l’uomo e il suo mondo, pure è qui: ed è ora pienamente visibile.
Se leggete queste righe, voi siete la resistenza a questa catastrofe. Qualcosa, per fermare la distruzione dell’umanità, lo dobbiamo fare.
Roberto Dal Bosco
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Geopolitica
Israele vuole che l’AI promuova la sua narrativa su Gaza
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