Epidemie
Cina e Vaticano, tra gay e Coronavirus
La Santa Sede «apprezza questo gesto generoso ed esprime la sua gratitudine ai Vescovi, ai fedeli cattolici, alle istituzioni e a tutti gli altri cittadini cinesi». Il Vaticano ha ringraziato la Cina per aver inviato forniture mediche per aiutare a combattere il COVID-19, nonostante il virus si sia originato proprio nel paese comunista.
«Il Vaticano esulta per la spedizione di forniture mediche cinesi per aiutare a gestire il coronavirus» titola la testata prolife canadese Lifesitenews.
L’inviata a Roma Diane Montagna riporta la dichiarazione del 9 aprile di Matteo Bruni della Sala Stampa della Santa Sede: le «donazioni» sono arrivate attraverso la Croce Rossa cinese e la Hebei Jinde Charities Foundation e che le forniture sono state «un’espressione di solidarietà del popolo cinese e delle comunità cattoliche verso coloro che sono coinvolti nel soccorso delle persone colpite da COVID-19 e nella prevenzione dell’attuale epidemia di coronavirus».
La Santa Sede, che dall’Italia riceve quantomeno il fiume di danaro dell’8 per mille, ad inizio febbraio aveva pure inviato gratuitamente 700.000 mascherine ai cinesi
La Santa Sede «apprezza questo gesto generoso ed esprime la sua gratitudine ai Vescovi, ai fedeli cattolici, alle istituzioni e a tutti i cittadini cinesi per questa iniziativa umanitaria, assicurando loro la stima e le preghiere del Santo Padre».
Come abbiamo preso di recente anche dalla cronaca di altri Paesi (Olanda, Spagna), la Cina non sta esattamente regalando le forniture mediche, che talvolta sono inutilizzabili perché difettose. Abbiamo appreso anche dai discorsi arzigogolati del Ministro degli Esteri Italiano Di Maio che la Cina sta vendendo il materiale, anche se poi la politica filocinese ci sta facendo credere che si tratti di aiuti. Lo scandalo è sorto quando un ufficiale dell’amministrazione Trump avrebbe rivelato che la Cina avrebbe costretto l’Italia a comprare le stesse mascherine che l’Italia in primo luogo aveva donato gratuitamente, quando la crisi epidemica pareva essere confinata alla sola Cina.
Ricordiamo qui che anche la Santa Sede, che dall’Italia riceve quantomeno il fiume di danaro dell’8 per mille, aveva pure inviato gratuitamente 700.000 mascherine ai cinesi. Era il 3 febbraio 2020.
Non è chiaro cosa abbia voluto la Repubblica Popolare Cinese in cambio. Magari il pagamento non è stato in danaro: verrebbe da dire che la Santa Sede, con la sua sconsiderata e blasfema ostpolitik verso la Cina (di fatto un tradimento di quasi un secolo di martiri cattolici cinesi, e di milioni di fedeli che vivono la Fede nelle catacombe rischiando l’arresto e la morte) forse ha pagato con l’anima. Qualcuno potrebbe dire che ha già pagato.
L’accordo del 2018 tra Pechino e Vaticano di fatto è la vendita dell’anima cattolica al Moloch del Partito Comunista Cinese
L’accordo del 2018 tra Pechino e Vaticano di fatto è la vendita dell’anima cattolica al Moloch del Partito Comunista cinese. Sotto la supervisione del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, l’accordo garantisce potere decisionale al governo di Xi nella nomina dei vescovi, tra le altre concessioni, e apre la strada all’unificazione dell’Associazione Patriottica Cinese (cioè la chiesa «patacca» creata dai cinesi per attirare i cattolici), approvata dallo Stato, e la Chiesa sotterranea, i cui membri sono rimasti uniti alla Santa Sede nonostante il rischio di essere uccisi, imprigionati o altrimenti perseguitati per la loro fede.
Per attuare l’affare, il Vaticano ha riconosciuto e consacrato sette vescovi «patriottici» scomunicati e ha chiesto a due vescovi clandestini che avevano servito fedelmente per decenni sotto intense persecuzioni di dimettersi a favore dei vescovi riconosciuti dal Partito Comunista. Partito che regge quello Stato dove la fertilità è limitata con aborti forzati, dove l’espianto degli organi è una realtà comune, dove la religione è perseguitata – tutte cose a cui, prima dell’accordo pechinese-bergogliano, pareva che alla Chiesa importasse qualcosa.
In Cina la fertilità è limitata con aborti forzati, dove l’espianto degli organi è una realtà comune, dove la religione è perseguitata – tutte cose a cui, prima dell’accordo pechinese-bergogliano, pareva che alla Chiesa importasse qualcosa
«Il Vaticano dovrebbe capire che sta trattando con le organizzazioni del fronte del Partito Comunista e moderare i suoi entusiasmi in generale per quanto riguarda tutte le questioni relative alla Cina», ha scritto in una e-mail a LifeSiteNews Steve Mosher, esperto di affari cinesi che ha esposto al mondo la politica sull’aborto forzato del Partito Comunista, nonché i suoi orribili protocolli per l’espianto di organi.
«La Croce Rossa cinese, nonostante il nome, non ha alcun legame con il Cristianesimo. È un’organizzazione gestita dal governo in Cina che è stata recentemente accusata di ricevere donazioni destinate alle persone sofferenti di Wuhan nelle settimane passate e averle dirottate per i propri scopi» continua Mosher, autore del libro edito nel 2017 Bully of Asia: Why China’s Dream is the New Threat to World Order («Il bullo dell’Asia: perché il sogno cinese è la nuova minaccia per l’ordine mondiale»).
«Inoltre, la qualità delle forniture mediche dalla Cina dovrebbe sempre essere attentamente esaminata prima di essere utilizzata. I respiratori non filtrano correttamente i patogeni nell’aria, mentre i test spesso producono risultati falsi», ha aggiunto.
Mosher ha anche dichiarato altrove che sta sta diventando sempre più evidente che il coronavirus è sfuggito al laboratorio biomedico di Wuhan, che i tentativi del leader comunista Xi Jinping di sopprimere la notizia dell’epidemia e del rifiuto di agire hanno portato a innumerevoli morti in Cina e alla conseguente rapida e catastrofica diffusione del virus in tutto il mondo, e che il regime di Xi continua a mentire sulla devastazione che la malattia ha provocato in Cina.
In Vaticano dell’ipotesi di virus artificiale – ipotesi che esporrebbe Pechino a responsabilità abissali che potrebbero disintegrare il «disgelo» tra Pechino e il Sacro Palazzo – non è stata mai nominata. Tuttavia nel mondo cattolico fuori dall’orbita della cricca bergogliana cardinali e vescovi cominciano a parlarne.
L’immorale realpolitik vaticana spiega il silenzio dinanzi alla catastrofe virale globale partita dalla Cina
Il Cardinale cingalese Malcolm Ranjith, noto per le sue posizioni conservatrici, ha parlato subito della Pandemia come il frutto «di sperimentazioni da parte di una nazione ricca e potente», e aggiungendo anche prospettive di politica transnazionale necessarie: «dobbiamo mettere al bando questo tipo di sperimentazioni che portano al risultato della perdita di vita e causano dolore e sofferenze a tutta la umanità» ha detto il cardinale di Colomb, mandando un messaggio alle autorità internazionali, che dovrebbero aprire le indagini e portare i «responsabili a processo per genocidio».
A Ranjith ha fatto eco il vescovo birmano Charles Maung Bo, la prima figura religiosa ad accusare pubblicamente il Partito Comunista Cinese di essere «moralmente colpevole» per la pandemia, di aver vittimizzato il popolo cinese e di «aver distrutto vite in tutto il mondo».
L’immorale realpolitik vaticana spiega il silenzio dinanzi alla catastrofe virale globale partita dalla Cina. «Da quando è stato firmato l’accordo, il regime di Xi ha iniziato la campagna per eliminare la Chiesa cattolica sotterranea, costringendo i sacerdoti a firmare un documento attestante che aderiranno alla “Chiesa cattolica indipendente” gestita dallo stato che ha portato all’arresto dei sacerdoti che si oppongono, alla chiusura delle loro parrocchie e alla persecuzione» scrive LSN.
Nel frattempo, papa Francesco ha diffuso un video messaggio indirizzato ai cattolici cinesi a marzo incoraggiandoli ad essere «buoni cittadini» e a non impegnarsi in attività di «proselitismo», un comando che si oppone in modo patente a quello evangelico: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura» (Mc, 16,15)
L’ironia dell’accoglienza da parte del Vaticano delle forniture mediche cinesi non è passata inosservata ai cattolici sui social media. «I loro 30 pezzi d’argento per aver tradito la Chiesa in Cina … disgustoso», ha commentato il frate David M. Chiantella. «Il Vaticano è perduto. Sta a noi mantenere forte la nostra fede. Non possiamo più fare affidamento sui leader della nostra fede. Sono stati compromessi », ha commentato Amme Grimaldi.
Nel frattempo, papa Francesco ha diffuso un video messaggio indirizzato ai cattolici cinesi a marzo incoraggiandoli ad essere «buoni cittadini» e a non impegnarsi in attività di «proselitismo», un comando che si oppone in modo patente a quello evangelico: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura» (Mc, 16,15)
«La Chiesa vuole che i cristiani cinesi siano veri cristiani e buoni cittadini», ha detto il Bergoglio. «Dovrebbero promuovere il Vangelo, ma senza impegnarsi nel proselitismo e devono raggiungere l’unità della comunità cattolica divisa».
Qualcuno ha notato che l’accordo tra il Vaticano e la Cina potrebbe pure essere dovuto ad uno specioso misfatto elettronico.
Che ci sia verso pezzi grossi della Curia da parte del Partito Comunista Cinese anche un possibile ricatto basato sui dati dell’app di incontri omosessuali Grindr?
Grindr, la app di incontri sessuali gay dove si dice siano presenti vari consacrati (notoriamente, la quantità di omosessuali in Curia è secondo alcune analisi piuttosto alta), per un periodo finì nelle mani dei cinesi, che acquistarono la società. Il governo Trump chiese alla Cina di farla tornare in mano americana, perché i servizi USA paventavano che le informazioni contenute in quella app (tra cui alcune davvero delicate, ) mettessero a rischio la sicurezza nazionale: quante persone, nell’esercito e nella pubblica amministrazione, nel governo e nelle grandi aziende, potevano essere ricattate?
Cosa piuttosto incredibile, la Cina acconsentì, e l’applicazione dei festini omosessuali tornò di proprietà americana. È lecito pensare che qualche copia dei file i cinesi li abbiano tenuti.
Che ci sia verso pezzi grossi della Curia da parte del Partito Comunista Cinese anche un possibile ricatto basato sui dati dell’app di Sodoma? Probabilmente non lo sapremo mai.
Tuttavia vi lasciamo con una curiosa coincidenza. Ad inizio gennaio vi fu un’offerta italiana di ben 260 milioni di euro per acquistare Grindr. Ad offrire la non indifferente somma è stata la software house milanese Bending Spoons, una startup partecipata dalla holding H14 (che fa capo a Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi) e Nuo Capital, che è un fondo guidato da un ex top manager di Banca Imi, ma, si lesse sui giornali, «con capitale asiatico».
Il tutto mentre nella bergamasca preti veri muoiono a decine per portare i sacramenti ai fedeli sterminati dal virus cinese. Sono anche quelli dei martiri «cinesi» che la Chiesa non vuole riconoscere più.
Bending Spoons è l’azienda scelta dal governo per l’app di tracciamento dei cittadini ai tempi del Coronavirus.
In Cina l’app di tracciamento è una realtà assodata che impedisce la libera circolazione dei cittadini. Dell’allucinante società di sorveglianza elettronica che è la Cina Renovatio 21 vi ha parlato spesso. Per molti, per esempio per il capo della non troppo lucida task force per la riapertura Vittorio Colao, sistemi di controllo ultradiffusi sono il nostro destino obbligato.
Insomma, l’Italia finisce ad assomigliare sempre più alla Cina. A farci da apripista sono stati, come spesso è accaduto, i preti. O meglio, dei personaggi in clergyman e senza nessuna Fede, ma con la particolarità di qualche vizietto per il quale forse sono pure ricattati.
Il tutto mentre nella bergamasca preti veri muoiono a decine per portare i sacramenti ai fedeli sterminati dal virus cinese. Sono anche quelli dei martiri «cinesi» che la Chiesa non vuole riconoscere più.
Roberto Dal Bosco
Epidemie
Ricercatori del NIH accusati di aver introdotto clandestinamente il virus del vaiolo delle scimmie negli Stati Uniti
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Due ricercatori del NIH sono accusati di aver cospirato per contrabbandare negli Stati Uniti materiale biologico, tra cui campioni inattivati del virus del vaiolo delle scimmie, dall’Africa. I ricercatori lavorano in un laboratorio di biosicurezza di livello 4 nel Montana. Le accuse hanno riacceso il dibattito sulle procedure di sicurezza per la manipolazione di agenti patogeni potenzialmente pericolosi.
Due ricercatori dei National Institutes of Health (NIH) sono accusati di aver cospirato per contrabbandare materiale biologico, tra cui campioni inattivati del virus del vaiolo delle scimmie, dall’Africa agli Stati Uniti. I ricercatori avrebbero anche mentito alle autorità federali sul contenuto del materiale trasportato, secondo quanto emerge da una denuncia penale resa pubblica martedì presso il tribunale federale di Detroit.
Vincent Munster, dottore di ricerca, cittadino olandese e capo della sezione di ecologia virale presso i Rocky Mountain Laboratories del NIH a Hamilton, nel Montana, e Claude Kwe Yinda, dottore di ricerca, ricercatore camerunense, sono accusati di cospirazione per contrabbando di merci negli Stati Uniti e di aver rilasciato false dichiarazioni agli investigatori federali.
Entrambi gli uomini lavorano in un laboratorio di livello di biosicurezza 4, il livello di contenimento più elevato utilizzato per la ricerca che coinvolge agenti patogeni pericolosi.
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Secondo i procuratori federali, i ricercatori sono arrivati all’aeroporto metropolitano di Detroit il 25 gennaio, provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dove era in corso un’epidemia di vaiolo delle scimmie.
Gli agenti della dogana e della protezione delle frontiere (CBP) hanno interrogato i due uomini in merito a una grande valigia nera che stavano trasportando. Secondo l’accusa, i due avrebbero dichiarato agli agenti che la valigia conteneva apparecchiature diagnostiche e di analisi, ma gli investigatori hanno successivamente accertato che conteneva 113 fiale conservate in contenitori di polistirolo.
Le analisi effettuate su una parte dei campioni hanno rivelato la presenza del virus del vaiolo delle scimmie inattivato in 17 provette, del virus della varicella in una provetta e di DNA umano in altre due.
«A quanto pare, questi esperti del NIH hanno violato le nostre leggi contrabbandando agenti patogeni virali su un aereo di linea affollato, provenienti da un focolaio nella Repubblica del Congo», ha dichiarato il procuratore statunitense Jerome F. Gorgon Jr. annunciando le accuse. «Pensateci bene».
Le autorità federali hanno sottolineato che il caso verte su presunte violazioni delle norme in materia di importazione e divulgazione. I pubblici ministeri non hanno accusato gli imputati di aver rilasciato intenzionalmente agenti patogeni o di aver arrecato danno alla salute pubblica.
Jennifer Runyan, agente speciale responsabile dell’FBI di Detroit, ha affermato che le accuse dimostrano che le credenziali scientifiche non esentano i ricercatori dalle leggi federali.
«Nessun ricercatore dovrebbe credere che la propria posizione, le proprie qualifiche o il proprio status professionale lo pongano al di sopra della legge», ha affermato Runyan.
Marcus L. Sykes, agente speciale responsabile dell’Ufficio dell’Ispettore Generale del dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, ha definito la presunta condotta «una violazione della fiducia pubblica» e ha affermato che il trasporto non autorizzato di materiale biologico «avrebbe potuto mettere a rischio la salute pubblica».
La denuncia afferma che Munster ha «categoricamente negato» di aver trasportato campioni biologici e a un certo punto ha detto agli investigatori che tutta la documentazione necessaria si trovava sul suo computer portatile. «Lo faccio sempre», ha affermato, secondo una dichiarazione giurata dell’FBI. Le autorità hanno affermato che Munster non ha prodotto la documentazione che sosteneva di avere.
Nessuno dei due imputati ha risposto alle email in cui si richiedeva un commento.
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Indagine del Congresso sui legami di ricerca passati
Il nome di Munster era già stato menzionato in precedenza nelle indagini di controllo del Congresso relative alla ricerca sul COVID-19.
In una lettera del 2024, il senatore Rand Paul (repubblicano del Kentucky), all’epoca membro di spicco della Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato, indirizzata all’allora direttrice del NIH, Monica Bertagnolli, affermava che gli investigatori della commissione avevano esaminato documenti che, a loro avviso, dimostravano una collaborazione tra ricercatori affiliati al NIH, all’EcoHealth Alliance, all’Università del North Carolina e all’Istituto di Virologia di Wuhan in merito a studi sui coronavirus correlati alla SARS.
Nella lettera, Munster veniva citato come partecipante al lavoro insieme a Peter Daszak, Ph.D., dell’EcoHealth Alliance, al virologo Ralph Baric, Ph.D., dell’Università del North Carolina, e alla scienziata Zhengli Shi, Ph.D., dell’Istituto di Virologia di Wuhan.
La corrispondenza non ha evidenziato alcuna irregolarità, ma ha affermato che i materiali «indicano» un coinvolgimento in progetti di ricerca sul coronavirus attualmente al vaglio del Congresso.
Richard Ebright, Ph.D., biologo molecolare presso la Rutgers University di New Brunswick, nel New Jersey, ha affermato che la lettera solleva ulteriori interrogativi sui precedenti legami di Munster con il mondo medico.
«Se la lettera è corretta, il casellario giudiziario di Munster probabilmente include gli episodi di importazione illegale e false dichiarazioni per i quali è stato arrestato, ma anche una corresponsabilità nella diffusione del COVID», ha affermato Ebright.
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«Approcci sperimentali di laboratorio»
In un post su LinkedIn pubblicato all’inizio di quest’anno, Munster ha fatto riferimento a un articolo sulla trasmissione del virus del vaiolo delle scimmie (anche noto come mpox), «traducendo il nostro lavoro nella Repubblica del Congo in approcci sperimentali di laboratorio».
Munster e Yinda sono anche coautori di un articolo pubblicato all’inizio di quest’anno su The Lancet, in cui si avvertiva che la diffusione del vaiolo delle scimmie stava diventando una «minaccia globale».
Hanno affermato che i casi rilevati in diverse regioni suggeriscono una continua diffusione internazionale e hanno chiesto un’espansione della sorveglianza, un tracciamento dei contatti più efficace e ulteriori ricerche sull’efficienza di trasmissione del virus e sulla possibilità di una diffusione comunitaria sostenuta al di fuori dell’Africa.
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Il NIH «collabora pienamente con le forze dell’ordine»
Il NIH non ha commentato le accuse, ma l’agenzia ha affermato che fornirà assistenza alle autorità giudiziarie nel caso.
«La questione è attualmente oggetto di indagine e il NIH sta collaborando pienamente con le forze dell’ordine e le autorità competenti», ha dichiarato l’agenzia in un comunicato.
Le accuse emergono in seguito alle segnalazioni di una potenziale esposizione di un dipendente dei Rocky Mountain Laboratories alla febbre emorragica di Crimea-Congo (CCHF) alla fine del 2025.
Funzionari federali hanno affermato che la perdita è stata contenuta e non rappresentava un rischio per la salute pubblica, mentre alcuni esperti legali hanno dichiarato a The Defender che questi casi sono «sorprendentemente comuni».
Munster e Yinda dovranno comparire davanti a un tribunale federale del Montana. In caso di condanna, rischiano fino a cinque anni di carcere.
Henrick Karoliszyn
© 3 giugno 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Immagine di NIAID via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Epidemie
Moderna si aggiudica un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola
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Armi biologiche
Documenti desecretati collegano l’epidemia di Lyme al programma statunitense di armi biologiche
Un’ampia indagine basata su documenti governativi declassificati e ricerche scientifiche precedentemente soppresse ha portato alla luce prove inconfutabili che i programmi statunitensi di armi biologiche hanno contribuito alla comparsa della malattia di Lyme, che ora colpisce centinaia di migliaia di persone ogni anno, e non solo negli USA.
L’indagine rivela un modello di occultamento che si estende per sei decenni, compresa la soppressione sistematica di ricerche mediche cruciali e il rilascio di quasi 300.000 zecche radioattive in tutta la Virginia per studiare come si sarebbero diffusi gli insetti portatori di malattie.
È divenuto noto negli ultimi anni che la CIA ha utilizzato zecche infette contro Cuba. Documenti declassificati e la testimonianza di un agente della CIA descrivono l’impiego, nel 1962, di zecche infette contro i lavoratori cubani delle piantagioni di canna da zucchero nell’ambito dell’Operazione Mongoose («Mangusta»), il tentativo dell’amministrazione Kennedy di destabilizzare il regime di Fidel Castro.
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L’agente, ora settantenne, ha raccontato ai ricercatori che «la cosa più strana che abbia mai fatto è stata quella di lanciare zecche infette sui lavoratori cubani delle piantagioni di canna da zucchero» utilizzando un aereo da trasporto C-123 che effettuava missioni notturne «quasi sfiorando la superficie dei Caraibi per evitare i radar cubani».
Al ritorno da Cuba, il figlio di quattro mesi dell’agente sviluppò una febbre altissima che mise a rischio la sua vita, rendendo necessario un intervento chirurgico d’urgenza. Il suo comandante della CIA gli consigliò di «bruciare tutti i vestiti che hai portato a Cuba. Brucia tutto», lasciando intendere che c’erano timori di contaminazione.
Secondo quanto riferito dall’operatore, la missione era stata annullata perché «i venti mutevoli di Cuba rendevano difficile la consegna precisa del carico utile».
Tra il 1966 e il 1969, l’esercito statunitense rilasciò 282.800 zecche della specie Amblyomma americanum, rese radioattive con Carbonio-14, in diverse località della Virginia lungo le rotte migratorie degli uccelli. La marcatura radioattiva permise ai ricercatori di monitorare la diffusione delle zecche utilizzando contatori Geiger per diversi anni.
Prima di questi esperimenti, le zecche della stella solitaria non erano presenti a nord della linea Mason-Dixon. Nel giro di pochi anni dai rilasci in Virginia, si erano insediate per la prima volta a Long Island. Due esperti di zecche consultati in merito a questi rilasci si sono detti «sgomenti» e hanno affermato che «oggi non sarebbe mai possibile fare una cosa del genere».
Nel 2014, i ricercatori hanno scoperto una vasta quantità di materiale inedito nel garage del defunto scienziato Willy Burgdorfer, colui che aveva identificato il batterio responsabile della malattia di Lyme. Il materiale ha rivelato che Burgdorfer aveva individuato un secondo agente patogeno, denominato «Agente Svizzero», nei campioni di sangue di pazienti affetti da Lyme provenienti dal Connecticut e da Long Island alla fine degli anni Settanta.
Il sangue dei pazienti affetti da malattia di Lyme ha mostrato «reazioni molto forti» al test con l’agente svizzero, ma questa scoperta è stata completamente omessa dallo studio fondamentale di Burgdorfer del 1982 che ha identificato il batterio responsabile della malattia di Lyme. La soppressione di questa ricerca per oltre 40 anni potrebbe aver contribuito al fallimento dei trattamenti nei pazienti affetti da Lyme cronica.
Il dottor Jorge Benach e il dottor Allen Steere, coautori dello studio del 1982, riconoscono ora che la ricerca sull’Agente Svizzero «dovrebbe essere condotta» perché «le preoccupazioni per la salute pubblica giustificano un esame più approfondito».
Nel 1962, il Segretario alla Difesa Robert McNamara autorizzò il Progetto 112, dando vita a quello che i ricercatori descrivono come un programma di armi biologiche «quasi altrettanto vasto e segreto quanto il Progetto Manhattan». Il programma prevedeva 134 test programmati tra il 1962 e il 1974, con impianti di produzione in grado di allevare 100 milioni di zanzare infette al mese e 50 milioni di pulci alla settimana.
L’esistenza del programma è stata «categoricamente negata dai militari» fino al 2000, quando un’inchiesta della CBS News ha imposto il riconoscimento. I documenti mostrano che il programma coinvolgeva «ogni ramo delle forze armate e delle agenzie di intelligence statunitensi», con siti di sperimentazione dislocati in diversi paesi.
L’operazione Big Itch («grande prurito») del 1954 vide il lancio con successo di 670.000 pulci tramite bombe a grappolo, dimostrando che gli artropodi potevano sopravvivere al lancio aereo e «attaccarsi rapidamente agli ospiti». Il test convalidò la capacità delle armi biologiche di coprire «un’area bersaglio delle dimensioni di un battaglione e di interrompere le operazioni per un massimo di un giorno».
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Il Plum Island Animal Disease Center si trova a soli 13 miglia da Lyme, nel Connecticut, dove la malattia fu identificata per la prima volta. Dal 1952 al 1969, la struttura fu gestita dal Corpo Chimico dell’Esercito per la ricerca sulla guerra biologica, prima di essere trasferita al dipartimento dell’Agricoltura.
La struttura «conduceva spesso i suoi esperimenti all’aperto», con riconosciuti fallimenti nel contenimento, dove «gli animali da esperimento si mescolavano con cervi selvatici e gli uccelli da esperimento con uccelli selvatici». Richard Endris manteneva «oltre 200.000 zecche, sia molli che dure, di varie specie, in vivai di zecche a Plum Island, raccolte personalmente in luoghi lontani come il Camerun, in Africa».
La fauna selvatica si spostava regolarmente tra Plum Island e la terraferma. «I cervi di Lyme nuotavano regolarmente fino a Plum Island e gli uccelli locali vi volavano per nutrirsi di insetti», creando così percorsi diretti per il trasferimento di agenti patogeni di laboratorio alle popolazioni selvatiche.
Nella regione del canale Long Island Sound, a partire dal 1968, si è verificata un’epidemia senza precedenti di malattie trasmesse dalle zecche: 1968: A Nantucket compaiono i primi casi di babesiosi umana nella parte orientale degli Stati Uniti.; 1968: La febbre maculosa delle Montagne Rocciose compare nella regione di Cape Cod; 1970: Centinaia di casi di febbre maculosa delle Montagne Rocciose documentati a Long Island; 1972: Primi 51 casi documentati di artrite di Lyme a Old Lyme, Connecticut.
Secondo un’analisi, «negli anni Novanta l’estremità orientale di Long Island presentava di gran lunga la maggiore concentrazione di casi di malattia di Lyme. Se si tracciasse un cerchio attorno all’area del mondo maggiormente colpita dalla malattia di Lyme, il centro di quel cerchio sarebbe Plum Island».
Willy Burgdorfer, che scoprì il batterio responsabile della malattia di Lyme nel 1982, trascorse gran parte della sua carriera sviluppando armi biologiche trasmesse dalle zecche, prima di dedicarsi alla ricerca civile. In una testimonianza video del 2013, confermò la sua partecipazione alla ricerca sulle armi biologiche e «insinuò che ci fosse stata una qualche forma di rilascio accidentale».
Dopo che le telecamere si spensero, disse alla troupe «Non vi ho raccontato tutto». Prima della sua morte, avvenuta nel 2014, lasciò un biglietto in cui scriveva: «Mi chiedevo perché nessuno avesse fatto niente».
L’indagine ha individuato comportamenti sistematici di occultamento protrattisi per diversi decenni: soppressione di programmi come il Progetto 112, insabbiamento della ricerca sull’Agente Avizzero, mantenimento di documenti classificati oltre ogni giustificazione, ostacolo alle richieste del Congresso e etichettatura delle domande sull’origine in laboratorio come «teorie del complotto».
L’analisi ha confrontato le risposte istituzionali in tre indagini su fughe di laboratorio: il caso della malattia di Lyme negli Stati Uniti, le origini del SARS-CoV-2 in Cina e la recente epidemia di peste suina africana in Spagna. Tutti e tre i casi hanno mostrato schemi identici: cooperazione iniziale seguita da ostruzionismo, soppressione delle prove, promozione di spiegazioni alternative, attacchi alla credibilità degli investigatori e preferenza per l’autovalutazione rispetto alla supervisione indipendente.
Nel 2019, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un emendamento che imponeva al Pentagono di indagare se l’esercito avesse «condotto esperimenti con zecche e altri insetti in merito al loro utilizzo come armi biologiche tra il 1950 e il 1975» e se tali esperimenti fossero stati «rilasciati al di fuori di qualsiasi laboratorio per errore o nell’ambito di specifici esperimenti».
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Sebbene il batterio della malattia di Lyme sia presente in natura da migliaia di anni, l’indagine conclude che le attività di laboratorio hanno probabilmente contribuito all’attuale epidemia. Le prove suggeriscono molteplici scenari possibili: potenziamento in laboratorio (probabilità del 45%), incidente di laboratorio con impatto ambientale (25%), origine puramente naturale (25%) e test operativi con esposizione di civili (5%).
Se i patogeni modificati in laboratorio hanno contribuito all’emergere della malattia di Lyme, gli attuali protocolli di trattamento potrebbero essere inadeguati. La soppressione sistematica della ricerca sulla coinfezione da agente svizzero potrebbe aver contribuito direttamente ai modelli di malattia cronica osservati nei pazienti affetti da Lyme.
«Sapere quali malattie si sono diffuse e in quali luoghi salverà vite umane e fondi per la ricerca», secondo i ricercatori che si battono per la declassificazione di documenti militari risalenti a decenni fa.
Il dipartimento della Guerra non ha risposto alle richieste di commento. Le dichiarazioni precedenti hanno sottolineato che la ricerca biologica è stata «di natura puramente difensiva». Il Dipartimento dell’Agricoltura sostiene che «la malattia di Lyme non è mai stata oggetto di ricerca a Plum Island», sebbene questa smentita sia stata contraddetta da documenti classificati emersi in passato.
L’indagine rivela che gli approcci di trasparenza volontaria falliscono sistematicamente quando le istituzioni devono rispondere di incidenti legati alla sicurezza biologica. Le numerose prove suggeriscono che le attività di laboratorio abbiano contribuito all’epidemia di malattia di Lyme negli Stati Uniti, dimostrando la necessità di strutture istituzionali che privilegino la trasparenza e la salute pubblica rispetto all’autoconservazione.
L’opinione pubblica in questi giorni è scossa da immagini circolanti in rete che mostrerebbero scatole cariche di zecche sganciate da aerei ne boschi.
MILLIONS OF TICKS DUMPED IN BOXES ON U.S. FARMLAND — BILL GATES’ GENETICALLY ENGINEERED NIGHTMARE
“Look at them swarm — this isn’t nature. This is intentional.”
Bill Gates funded research into genetically engineered cattle ticks… and now 450,000 Americans have Alpha-Gal… pic.twitter.com/9RgXLMspLp
— Valerie Anne Smith (@ValerieAnne1970) May 23, 2026
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Alcuni commentatori sospettano che vi possa essere, dietro l’aumento dichiarato delle zecche di quest’anno, un piano preciso, in particolare per diffondere la sindrome di alfa-gal, che dà allergia alla carne rossa, quindi prevenendone il consumo, come da perdurante proposito mondialista. Si tratterebbe, in breve, di un programma eugenetico, che avrebbe avuto il suo primo caso mortale l’anno passato.
Non si tratta di un pericolo percepito solo dai cospirazionisti del web: lo Stato della Florida si è opposto alle zecche manipolatr allergo-inducenti.
Di fatto, la faccenda era divenuta di dominio pubblicò già quando anni fa emersero, ovviamente a Davos, i fautori del controllo biologico umano via malattia da zecche.
Come riportato da Renovatio 21, anni fa aveva destato scalpore la proposta di un bioeticista legato al WEF di bioingegnerizzare esseri umani con intolleranza alla carne in nome della lotta al cambiamento climatico. Nella sua proposta il dottor Matthew Liao, direttore del Centro per la bioetica del College of Global Public Health presso la New York University, nominava specificatamente la zecca Lone Star.
«La gente mangia troppa carne. E se dovessero ridurre il loro consumo di carne, allora aiuterebbe davvero il pianeta», aveva dichiarato il professor Liao.
Indurre l’intolleranza alla carne con la bioingegneria umana. Per il bene dell’ambiente
Parola del dottor Matthew Liao, bioeticista legato al World Economic Forum
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— Renovatio 21 (@21_renovatio) August 23, 2023
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«Quindi ecco un pensiero. Quindi si scopre che ne sappiamo molto: abbiamo queste intolleranze», ha continuato il Liao. «Per esempio ho un’intolleranza al latte. E alcune persone sono intolleranti ai gamberi. Quindi forse possiamo usare l’ingegneria umana per dimostrare che siamo intolleranti a certi tipi di carne, a certi tipi di proteine bovine».
«C’è questa cosa chiamata zecca Lone Star che se ti morde diventerai allergico alla carne. Quindi è qualcosa che possiamo fare attraverso l’ingegneria umana. Possiamo forse affrontare problemi mondiali davvero grandi attraverso l’ingegneria umana».
Le zecche insomma, come le zanzare, potrebbero rientrare in un vasto programma eugenetico mondiale.
Va notato come le zecche, e la malattia di Lyme, si stiano diffondendo ora in tutta Europa, Italia compresa, così come ossessivi programmi vaccinali portati innanzi dalla regioni – si tratta, tuttavia, dell’encefalopatia (TBE), non del Lyme, per cui la protezione offerta è quantomeno limitata. Nel caso del Lyme, c’è già Pfizer che sta preparando il vaccino.
Osservatori in rete hanno accusato di Bill Gates di aver finanziato zecche geneticamente modificate, quantomeno nel caso di parassiti del bestiame. La Fondazione Bill & Melinda Gates ha finanziato progetti di ricerca (per un totale di oltre 12 milioni di dollari) concessi all’azienda biotecnologica Oxitec e al Roslin Institute per lo studio delle zecche del bestiame. L’obiettivo era sviluppare una tecnologia autolimitante per il controllo della zecca blu asiatica, un parassita che uccide il bestiame e distrugge i mezzi di sussistenza degli agricoltori, in modo simile a una tecnologia analoga utilizzata per combattere le zanzare portatrici di malattie.
Critici e influencer dei social media hanno falsamente affermato che queste zecche modificate fossero state rilasciate sulla popolazione statunitense per diffondere la sindrome alfa-gal.
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In Italia si registra un forte aumento dei casi di puntura di zecca e delle relative infezioni (cioè la TBE e la malattia di Lyme). L’espansione è guidata da cambiamenti climatici e dall’aumento delle aree incolte. Le zone più a rischio sono concentrate nel Nord-Est (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino) e, più recentemente, nel Nord-Ovest.
Il Triveneto rimane l’area endemica principale in Italia per la TBE (encefalite da zecca) e la Malattia di Lyme. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) evidenziano un trend di crescita costante, con casi che sono passati da poche decine a numeri molto più consistenti (es. oltre 60 casi di malattia neuro-invasiva TBE annui), sebbene si stimino ampie sottostime.
Le zecche si rinvengono sempre più facilmente non solo nei boschi, ma anche in aree collinari, giardini ed erba alta.
Va detto apertamente che i cervi giocano un ruolo fondamentale nel ciclo di vita delle zecche, fungendo da «ospiti definitivi» ideali per la loro riproduzione. L’aumento delle popolazioni di cervi in Italia è una delle cause principali dell’aumento delle zecche. Gli ungulati silvestri forniscono il pasto di sangue necessario alle zecche adulte (in particolare la zecca dei boschi, Ixodes ricinus) per accoppiarsi. Dopo essersi nutrita sul cervo, la femmina adulta si stacca, si cala nel terreno e depone migliaia di uova.
I cervi si spostano su grandi distanze, trasportando le zecche dai boschi fitti fino ai margini dei centri abitati, dei pascoli e dei sentieri turistici. L’avvicinamento dei cervi alle zone antropizzate crea un contatto sempre più frequente tra le zecche e l’essere umano. Negli USA è stato notato che i comuni che hanno leggi che obbligano a tenere i cani al guinzaglio hanno pure più alti tassi di puntura da zecca, poiché i cervi, neutralizzato Fido, tendono ad avvicinarsi sempre più alle case.
Da qui è facile speculare sul perché vi sia stato, dagli anni Novanta, un aumento esponenziale di cervi e daini nei nostri boschi. Si tratta di creature che le generazioni precedenti, in varie aree, difficilmente ricordano.
L’uso della natura come arma biologica era stato espressamente teorizzato dall’ufficio ricerca e sviluppo esercito americano – la celeberrima DARPA – all’interno del programma «Insetti Alleati».
Come riportato da Renovatio 21, un altro invertebrato sul quale si stanno concentrando vari piani scientifico–militari è la zanzara, di cui si teorizza perfino l’uso per vaccinare senza consenso la popolazione. Anche qui, oltre che interessi dell’esercito, vi sono lauti finanziamenti dell’inevitabile Bill Gates.
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