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Immigrazione

«Jihad stradale» a Brusselle: altra rivolta dei giovani immigrati

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Giovani stranieri sono nuovamente protagonisti di rivolte in Europa, questa volta a Brusselle, capitale del Belgio e della stessa Unione Europea. A pochi giorni di distanza dalle violenze scatenate dai migranti in Francia a seguito della vittoria del Paris Saint Germaine in Champions League, i loro coetanei nella capitale de facto dell’Unione Europea stanno facendo lo stesso.

 

Durante i disordini di giovedì, avvenuti dopo le partite di calcio del Marocco, bande di «giovani» hanno distrutto proprietà, appiccato incendi e aggredito passanti.

 

«Questa è feccia di immigrati. Questa è malvagità. Distruggono solo per il gusto di distruggere. E chi paga il conto, ogni volta? Il cittadino onesto. Mi fa venire la nausea. Il governo De Wever risponderà finalmente sul serio? O il totale declino della nostra capitale non significa davvero nulla per loro?» ha affermato Tom Van Grieken, presidente del partito nazionalista Vlaams Belang (Interesse Fiammingo).

 

«Questa non è una “manifestazione”, è jihad di strada, proprio come in Francia», ha dichiarato il deputato Sam van Rooy.

 

La risposta delle forze dell’ordine sembra essere stata finora limitata e non è chiaro se siano stati effettuati arresti.

 

 

 

La devastazione anarco-tirannica sarebbe partita da una massiccia protesta di studenti, docenti e personale scolastico contro la riforma dell’istruzione francofona, in particolare contro il cosiddetto «decreto-programma 2», insomma una classica manifestazione contro tagli al bilancio etc.

 

È evidente come la teppa terzomondiale approffitti di qualsiasi occasione – vittorie o sconfitte della propria squadra, fatti di cronaca, ritrovi estivi, capodanni – per far esplodere rivolte che trasformano territori degli Stati europei in nogo zone, con violenze e danni miliardari come conseguenza.

 

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Immigrazione

Keir Starmer non metterà fuori legge il coltello dei Sikh

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Il primo ministro britannico Keir Starmer, mentre divampano le proteste  per l’omicidio del 18enne Harry Nowak, ucciso da un giovane Sikh con il suo coltello rituale ha dichiarato che non verranno presi provvedimenti contro il porto del pugnale rituale (kirpan) dei Sikh.   Tutto ciò avviene mentre è fatto assoluto divieto di trasporto e utilizzo di spray al peperoncino in un paese in preda all’insicurezza e all’imbarbarimento da parte di gangs di immigrati.   Nonostante una situazione incandescente e sull’orlo di una guerra etnica, le autorità britanniche sembrano voler proseguire imperterrite con una politica del ðdoppio livello» per cui le cosiddette minoranze godono di palesi privilegi rispetto alla popolazione bianca inglese in ogni aspetto della vita quotidiana.   Renovatio21 ha più volte parlato dell’anarcotirannia distopica presente nel Regno Unito, in cui le pene per l’uomo bianco sono più severe e in cui basta un commento o un post su internet per finire in gattabuia  mentre i condannati per crimini violenti vengono liberati.   La maggior parte dei Paesi europei, Italia compresa, stanno seguendo in un modo o nell’altro la via tracciata dalla Gran Bretagna, attraverso quella che è una vera e propria invasione di immigrati a cui vengono offerte innumerevoli facilitazioni e vantaggi (in termini di cibo, alloggi, sussidi) oltre a godere di trattamenti particolarmente clementi in caso di reati.   Si sta realizzando, gradualmente ma con impressionante metodicità, lo sterminio della popolazione bianca europea.   Victor García 

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Immigrazione

L’immigrazione e l’imbarbarimento nelle nostre vite

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Mentre nel resto d’Europa, si accoltella all’ormai classico grido di «Allah Akbar», l’imbarbarimento scatenato da immigrati violenti prosegue in tutta Italia.

 

A Genova, sabato 30 maggio, un senegalese è stato visto passeggiare in pieno giorno con il cadavere di un italiano «incaprettato» (cioè legato mani e piedi) precedentemente massacrato a bottigliate.

 

A Pergine Valsugana, in Trentino, nella notte dello stesso giorno, due nordafricani hanno provato ad aggredire dei motociclisti senza successo per poi accanirsi a colpi di accetta e coltello su due altre persone, fortunatamente senza gravi conseguenze.

 

Si potrebbe andare avanti per ore a scandagliare la rete per trovare fatti simili, che accadono con una frequenza giornaliera e talmente ravvicinata da non essere sempre documentabili.

 

Colpisce la pervasività degli eventi, ormai il peggio può accadere dappertutto (nella grande città come nella cittadina montana), nonché l’efferatezza e la spudoratezza dei loro responsabili.

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Sembra, come scritto varie volte, che le forze dietro a tutto ciò non abbiano intenzione di lasciarci tregua. È evidenti a chiunque che si tratta palesemente di un’invasione in vista della Grande Sostituzione postulata dichiaratamente dall’ONU nel rapporto ST/ESA/SER.A/206 «Replacement Migration» («Migrazione di sostituzione»).

 

Abbiamo scritto che le ghenghe di immigrati di prima o seconda generazione sono di fatto le forze di polizia dell’anarco-tirannia, quelle che limitano la nostra libertà di movimento la sera e ormai ad ogni ora del giorno.

 

Ora non possiamo fare a meno di notare che una delle armi dell’anarcotirannia è l’imbarbarimento, la violenza che inorridisce, che sorprende in ogni momento del giorno, tanto da essere fonte di straniamento specialmente quando accade nella quotidianità e in luoghi in cui siamo cresciuti e che ricordiamo tranquilli e ameni come parchi e centri storici.

 

Pensate al fatto che a due passi da voi qualcuno possa arrostire gatti, aggredirvi all’improvviso o praticare sacrifici umani…l’effetto sulla mente del cittadino fortissimo. È allucinante pensare che scene degne di film come Africa Addio (terrificante documentario sul continente nero girato da Franco Prosperi e Gualtiero Jacopetti nel 1966) possano accadere nel parchetto in cui giocava da bambini.

 

Ci vogliono distruggere e annichilire fin nei nei nostri ricordi più intimi, nella nostra psiche e tranquillità familiare, altrimenti non si spiegherebbero le proposte e iniziative per insediare «centri di accoglienza» di immigrati in età militare nei pressi di paesini abitati da poche centinaia di anziani, oltre a voler rimpiazzare la popolazione ormai sempre più anziana come descritto nel succitato rapporto ONU.

 

Il cittadino è di fronte ad una sfida epocale, nello spazio e nel tempo: non solo deve riprendere il controllo della propria vita, ma anche dei propri ricordi. Deve tornare padrone del suo presente, del suo futuro, e fianche del suo passato, attaccato dalla devastazione multidimensionale dell’immigrazione sostitutiva che vuole cancellare tutto.

 

Victor Garcia

 

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Immigrazione

Violenti scontri nella protesta per l’assassinio del 18enne britannico: video

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Scontri sono scoppiati nella città britannica di Southampton dopo che centinaia di persone si sono radunate per protestare contro l’omicidio dello studente diciottenne Henry Nowak e il trattamento che gli è stato riservato dalla polizia nei suoi ultimi minuti di vita.   La manifestazione di martedì è seguita alla diffusione del filmato ripreso dalle telecamere indossate dagli agenti lo scorso anno, che mostrava gli agenti ammanettare Nowak, che era stato accoltellato. La polizia ignorò le richieste di aiuto di Nowak dopo che il suo assassino, Vickrum Singh Digwa, lo aveva falsamente accusato di aver compiuto un attacco razzista.   Il filmato ha riacceso il dibattito sulle accuse di trattamento iniquo da parte della polizia nei confronti di diversi gruppi etnici, fenomeno noto come «discriminazione a due livelli», e ha scatenato indignazione in tutto il Paese.

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Martedì i manifestanti si sono inizialmente radunati davanti alla stazione di polizia del centro città, per poi spostarsi più vicino all’abitazione di Digwa, l’assassino di Nowak.   I partecipanti alla manifestazione hanno scandito il nome di Nowak e «Non riesco a respirare», le stesse parole che aveva ripetuto durante l’arresto. L’attivista Tommy Robinson si è unito alla protesta, dicendo alla folla che il caso «riguardava la questione razziale».   Sono scoppiati scontri, e sui social media sono apparsi video che mostravano la folla lanciare vari oggetti contro la polizia antisommossa. Sedie, lattine, razzi, mattoni, bidoni della spazzatura e persino un monopattino elettrico sarebbero stati scagliati contro gli agenti, costringendoli a ritirarsi da alcune zone.  

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La polizia ha reagito respingendo i manifestanti, anche colpendoli con gli scudi antisommossa. Secondo le prime ricostruzioni, undici agenti e un cane poliziotto sono rimasti feriti negli scontri. Due persone sono state arrestate in relazione agli incidenti e la polizia ha indicato che il numero degli arresti aumenterà man mano che verranno visionati i filmati delle telecamere di sorveglianza.   Il premier Keir Starmer ha denunciato le violenze durante la protesta definendole «vergognose e del tutto inaccettabili», criticando il leader di Reform UK, Nigel Farage, per quella che ha definito una reazione «imperdonabile» all’omicidio di Nowak. Farage aveva precedentemente invitato il pubblico britannico a rispondere all’incidente con «pura e fredda rabbia» e lo aveva definito una prova della «cultura a due velocità» presente nel Regno Unito.   Il capo della polizia dell’Hampshire, Alexis Boon, ha dichiarato alla BBC che «noi, come società, non possiamo accettare… le scene di violenza» viste durante le proteste. Ha accusato alcuni manifestanti di voler causare «disordine e problemi», negando al contempo le accuse di discriminazione nell’applicazione della legge da parte delle forze dell’ordine.  

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