Geopolitica
Israele attacca la città biblica di Tiro
Israele ha colpito la storica città di Tiro, in Libano, prendendo di mira per la prima volta il quartiere cristiano dopo averne ordinato l’evacuazione parziale. L’attacco ha acuito le preoccupazioni locali per il destino dei venerati siti biblici della città.
Secondo l’agenzia Reuters, otto persone sono rimaste uccise in un singolo attacco avvenuto martedì nella periferia orientale di Tiro.
Il quartiere cristiano, situato nella zona Nord-Ovest della città, era stato finora escluso dai precedenti avvertimenti israeliani e aveva dato rifugio a persone sfollate provenienti da altre zone.
L’esercito israeliano ha emesso l’ordine di evacuazione generale sostenendo che militanti di Hezbollah si nascondessero nel quartiere, un’affermazione contestata dai residenti, dai funzionari locali e dall’esercito libanese.
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Tiro, una delle città abitate ininterrottamente più antiche del mondo e sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è menzionata ripetutamente sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Fu un importante centro dell’antico regno fenicio, che fornì i materiali per la costruzione del Tempio di Salomone, che si ritiene sorgesse sul Monte del Tempio di Gerusalemme, sede del complesso di Al-Aqsa, uno dei luoghi più sacri dell’Islam.
Questo sviluppo si inserisce in un contesto di crescenti tensioni relative ai siti religiosi e storici in tutta la regione, con i critici che accusano Israele di espandere il proprio controllo su luoghi sacri sia per i musulmani che per i cristiani.
Il mese scorso, Israele ha emesso un ordine di espropriazione riguardante il villaggio di Nabi Samwil nella Cisgiordania occupata, dove si ritiene si trovi la tomba del profeta Samuele, figura venerata nell’ebraismo, nel cristianesimo e nell’islam.
Funzionari e leader religiosi palestinesi hanno condannato la mossa, definendola un tentativo di cancellare il patrimonio musulmano e rafforzare il controllo israeliano sui luoghi sacri contesi.
Fondata dai Fenici intorno al 2750 a.C., TIro divenne un potente centro commerciale e marittimo. I suoi abitanti inventarono l’alfabeto e diffusero la porpora di Tiro, un prezioso colorante estratto dai molluschi, simbolo di ricchezza e potere nell’antichità.
Famosa per la resistenza all’assedio di Alessandro Magno nel 332 a.C., che costruì un istmo per raggiungerla, Tiro conserva oggi un magnifico patrimonio UNESCO: le rovine romane, il famoso arco di trionfo, le terme, il teatro e il porto fenicio. La città vecchia, su un’isola collegata alla terraferma, è un affascinante mix di storia e vita quotidiana.
Oggi Tiro è un importante centro culturale e turistico, nonostante le sfide della regione. Le sue spiagge, il souk animato e l’atmosfera mediterranea ne fanno una meta unica nel Medio Oriente.
Nella Bibbia Ricciotti, Tiro è citata circa 35-38 volte (il numero esatto varia leggermente a seconda di come si contano i riferimenti espliciti al nome della città). Nell’antico Testamento la maggior parte delle occorrenze (soprattutto in Isaia 23, Ezechiele 26-28, 1 Re, 2 Cronache, Amos, Zaccaria, etc.). Nel Nuovo Testamento i riferimenti nei Vangeli (es. confini di Tiro e Sidone) e Atti degli Apostoli.
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Immagine di Heretiq via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.5 Generic
Geopolitica
Trump minaccia di sequestrare i beni iraniani
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Geopolitica
La Casa Bianca: l’accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita dipende dal riconoscimento di Israele
Un patto nucleare storico tra Stati Uniti e Arabia Saudita potrà essere concluso soltanto a condizione che Riad aderisca agli Accordi di Abramo e avvii relazioni diplomatiche con Israele, ha reso noto giovedì la Casa Bianca. L’intesa contempla l’impiego di tecnologia e know-how americani per supportare il Regno nello sviluppo di un programma nucleare a uso civile.
Il chiarimento ha rappresentato un mutamento rilevante rispetto alla comunicazione di mercoledì, che non conteneva alcun riferimento pubblico a un eventuale nesso tra l’accordo e la normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele. Riad ha reiterato a più riprese che non riconoscerà Israele in assenza di progressi verso la costituzione di uno Stato palestinese.
«Questo accordo è subordinato a questa condizione, per quanto riguarda il presidente, quindi continueremo a dialogare con le nostre controparti saudite per finalizzare l’accordo e, si spera, vederli aderire agli Accordi di Abramo molto presto», ha dichiarato ai giornalisti la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
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Gli Accordi di Abramo consistono in una serie di intese mediate dagli Stati Uniti e avviate durante il primo mandato del presidente Donald Trump, con le quali sono state instaurate relazioni diplomatiche tra Israele e diversi Stati arabi. Attualmente tra i firmatari figurano Israele, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Marocco e il Sudan.
Secondo i termini dell’accordo, l’Arabia Saudita realizzerebbe reattori nucleari basati su tecnologia statunitense nell’ambito del proprio programma energetico civile. Tuttavia, stando a quanto riportato, l’intesa non impone a Riad l’adozione del Protocollo aggiuntivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che autorizza ispezioni più approfondite finalizzate a individuare attività nucleari non dichiarate.
Tale omissione ha generato allarme tra gli esperti di non proliferazione e i legislatori di Washington, i quali mettono in guardia dal rischio che l’Arabia Saudita possa liberamente arricchire l’uranio, una capacità potenzialmente utilizzabile in futuro per la produzione di armi nucleari e in grado di innescare una corsa agli armamenti a livello regionale. Il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva in passato dichiarato che l’Arabia Saudita avrebbe perseguito l’acquisizione di armi nucleari qualora l’Iran le avesse ottenute.
L’accordo, destinato a costituire il fondamento di un programma di energia nucleare multimiliardario che coinvolge imprese statunitensi, dovrà ancora essere sottoposto all’esame del Congresso prima di poter entrare in vigore.
Le possibilità che Riad entrasse negli Accordi di Abramo sembravano sfumate negli anni scorsi, quando il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dinanzi alla catastrofe gazana, aveva dichiarato che non potrà esserci alcuna normalizzazione delle relazioni tra Regno Saudita e Stato Ebraico senza la creazione di uno Stato palestinese indipendente. I piani per l’accordo di pace erano quindi stati sospesi.
Mesi prima, all’altezza di un attacco di rappresaglia della Repubblica Islamica dell’Iran contro lo Stato Ebraico, si disse che alcuni droni iraniani diretti contro Israele furono abbattuti dai sauditi.
Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa si parlava di colloqui segreti tra il principe saudita Mohammed bin Salman e Netanyahu. Pochi mesi fa, dopo l’inizio della guerra di Gaza, l’Arabia Saudita ha dichiarato che ogni piano di accordo con Israele è sospeso.
Come riportato da Renovatio 21, secondo un sondaggio del 2024 il 96% dei sauditi si opponeva ai legami con Israele, mentre Hamas nel Regno cresceva in popolarità. L’indagine ha inoltre rilevato che l’87% dei sauditi riteneva che «Israele è così debole e diviso al suo interno che un giorno potrà essere sconfitto».
Al contempo, va ricordata la dichiarazione a Fox News del 2023 del principe Salmano per cui l’Arabia Saudita si doterà di armi atomiche se lo farà l’Iran.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
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