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Colao meravigliao

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Mentre il Parlamento Italiano è in naftalina – e viene tirato fuori ogni tanto a prender aria, ma opportunamente imbavagliato sui temi che contano – la sgangheratissima cosca al comando di una nazione neutralizzata dall’emergenza si è potuta esprimere in tutta la sua proterva inadeguatezza. Incontenibile e incontrastata.

 

Sospese, insieme alle libertà costituzionali, anche le prerogative degli organi rappresentativi, quel che restava della democrazia è «democraticamente» evaporato (ovvero si è potuto cancellare in via monocratica col tacito consenso di un popolo atterrito) per lasciare il posto, come da copione, alla dittatura dolce fondata sulla pandemia.

 

Intanto, in giro, tutti i reclusi sono pregati di mantenere un rispettoso silenzio: non sta bene disturbare il manovratore. Soprattutto, è da irresponsabili divulgare fake news nocive all’unità di pensiero e all’obbedienza cieca e generalizzata (dove il criterio per identificare le fake news coincide ovviamente con l’arbitrio del più forte). 

 

 

Sostituzione del premier d’Egitto

Ma, nonostante sia stato pompato con ogni espediente mediatico, il dictator pro tempore, forse inebriato dal potere di tenere chiusi in casa ad libitum i cittadini italiani, ha cominciato a perdere troppi colpi, a farfugliare, a sbagliare nomi, date e bersagli politici, persino a straparlare a reti unificate di felici Pasque egiziane.

Nonostante sia stato pompato con ogni espediente mediatico, il dictator pro tempore, forse inebriato dal potere di tenere chiusi in casa ad libitum i cittadini italiani, ha cominciato a perdere troppi colpi, a farfugliare, a sbagliare nomi, date e bersagli politici, persino a straparlare a reti unificate di felici Pasque egiziane

 

Ha cominciato cioè, oltre che a tradire come da mandato, a tradirsi. Annaspa troppo per conservare quel minimo di credibilità che resta necessaria anche per tenere in piedi un palco i cui impresari abitano altrove.

 

Forse che l’élite dai pochi eletti e dai molti camerieri stia percependo un rischio reale per la propria sopravvivenza causa incremento di povertà, compressione e ingiustizia sociale diffusa e potenzialmente esplosiva?

 

Forse che dunque, vista la malaparata, sia nell’aria un cambio della guardia al vertice dell’esecutivo? Nel frattempo, potrebbe darsi che il sostituto designato stia già a bordo campo a scaldarsi i muscoli, così che il pubblico possa intanto cominciare a digerirlo.

 

Ovviamente la presentazione al popolo deve avvenire nell’abito gradito per le occasioni straordinarie: signori e signore, ecco a voi il supertecnico. Perché nel mondo che non crede più a niente, se non alla tecnica, il salvatore è un tecnico, e la salvezza la sottomissione dell’umanità al verbo indisputabile del progresso. 

Il capo chiamato a gestire il ritorno alla vita extra-domestica degli italiani porta il nome di Vittorio Colao. Ufficialmente voluto da Palazzo Chigi, più di qualcuno vocifera che sia uscito dal cilindro del Quirinale, sopra alla testa del primo

 

 

L’uomo della fase due

Non si sa bene a quale titolo formale – ma non importa, ormai gli abusi di potere non si contano più – sia stata nominata la task force per la ripartenza (o ricostruzione, o “fase due”). Per ripartire a quanto pare servono gli esperti, giammai la politica; urgono i tecnocrati, giammai gli eletti.

 

Il capo dell’inedito organismo extra-istituzionale chiamato a gestire il ritorno alla vita extra-domestica degli italiani – prematuro, e comunque azzardato, parlare di “normalità” – porta il nome di Vittorio Colao. Ufficialmente voluto da Palazzo Chigi, più di qualcuno vocifera che sia uscito dal cilindro del Quirinale, sopra alla testa del primo.

 

Il vuoto di potere ingenerato dal fantastico duo Conte Casalino, con il concorso esterno dei geniali protettori civili, sarà dunque colmato dal supermanager di Verizon, già capo assoluto della Vodafone mondiale: curioso che in una temperie in cui il mondo intero parla di de-globalizzazione post-COVID-19, spunti fuori un personaggio globale per eccellenza.

Il vuoto di potere ingenerato dal fantastico duo Conte Casalino, con il concorso esterno dei geniali protettori civili, sarà dunque colmato dal supermanager di Verizon, già capo assoluto della Vodafone mondiale: curioso che in una temperie in cui il mondo intero parla di de-globalizzazione post-COVID-19, spunti fuori un personaggio globale per eccellenza

 

Per il momento costui viene parcheggiato nella nuova struttura tagliata su misura per lui, secondo lo schema, mutatis mutandis, per cui Napolitano regalò a Monti lo scranno di senatore a vita prima di catapultarlo al posto del presidente, quello davvero eletto direttamente dalle urne, Silvio Berlusconi. Una sorta di manovra di avvicinamento, insomma.

 

Intanto, cerchiamo di capire meglio chi sia la nuova star della cosiddetta ricostruzione. Il cursus honorum è sempre il solito e fa un po’ sbadigliare. Bocconi. MBA ad Harvard. Banca Morgan Stanley. Consulente McKinsey. Consigliere RCS, cioè Corriere della Sera, da cui ora infatti pontifica alla grande. Bilderberg, ovviamente.

 

Gli sbadigli finiscono quando si legge in un articolo di Bloomberg del 2010 che il nostro si sarebbe accompagnato con il direttore generale dell’MI-6 (i servizi segreti esteri britannici) John Sawer nei locali della British Petroleum per organizzare il supporto al grande capo Tony Hayward allora nei guai per il disastro del greggio nel Golfo del Messico. Ma andiamo oltre.

Vent’anni alla guida di Vodafone, Colao scala l’azienda fino al ruolo di vertice assoluto. Questo lo porta ad avere «rapporti professionali e personali» con Bill Gates, al punto che si parlava di un suo coinvolgimento nelle Fondazioni della quattrocchia di Microsoft

 

Vent’anni alla guida di Vodafone, Colao scala l’azienda fino al ruolo di vertice assoluto. Questo lo porta ad avere «rapporti professionali e personali» con Bill Gates, al punto che si parlava di un suo coinvolgimento nelle Fondazioni della quattrocchia di Microsoft.

 

Filantropie che oggi, tra profezie di pandemia magicamente avverate e centinaia di milioni versati all’OMS e alle ricerche vaccinali, appaiono quantomeno enigmatiche.

 

Di lui, Bill Ford, l’amministratore delegato del colosso General Atlantic, dice: «condivide la nostra costante convinzione nelle macro tendenze che stanno guidando la crescita, compresa la transizione verso un’economia digitale e l’effetto trasformativo che avrà il 5G sul settore tecnologico».

 

Non parleremo qui del 5G, che comunque è un’altra partita grossa sul tavolo, con o senza Cina. Una partita per il controllo del XXI secolo. Cioè, una partita per il dominio della popolazione che si gioca dentro ai suoi dati, e quindi ai suoi intimi pensieri.

5G, è un’altra partita grossa sul tavolo, con o senza Cina. Una partita per il controllo del XXI secolo. Cioè, una partita per il dominio della popolazione che si gioca dentro ai suoi dati, e quindi ai suoi intimi pensieri

 

 

«Tracciare e testare i contatti sociali»

Voilà, ecco che il Corriere della Sera, l’house organ dell’oligarcato ormai completamente irrancidito, già a fine marzo gli fa scrivere in prima pagina un editoriale sulla necessità di usare i telefonini degli utenti per tracciarli, e tracciarne capillarmente i dati individuali, ovviamente tutto per il bene della nuova società ai tempi del Coronavirus. I concetti gli sono fatti ribadire il giorno di Pasqua, repetita iuvant.

 

Si tratta di un vero e proprio manifesto. Non solo di ciò che si appresterà a fare il Nostro nella task force di cartapesta che verosimilmente serve a lanciarlo verso il premierato, ma per l’effettivo start del totalitarismo elettronico italiano, su modello di quello cinese e coreano – espressamente citati, infatti, quali esempi virtuosi.

 

In un articolo-manifesto di Colao in prima sul Corriere si parla con grande disinvoltura di «hi-tech decisivo contro la crisi»; di «individuazione di nuovi modelli organizzativi e relazionali»; di «tracciare e testare i contatti sociali», cosa «possibile solo se si utilizzeranno i dati delle reti mobili insieme a una app dedicata con GPS»

Vi si parla con grande disinvoltura di «hi-tech decisivo contro la crisi»; di «individuazione di nuovi modelli organizzativi e relazionali»; di «tracciare e testare i contatti sociali», cosa «possibile solo se si utilizzeranno i dati delle reti mobili insieme a una app dedicata con GPS». Testuali parole. Nero su bianco.

 

Lo stesso Corriere il 29 marzo lo intervistava presso il Museo della Scienza di Milano per la realizzazione di un documentario dal titolo «Italia paese sempre in crisi. Ma è vera crisi?» e il Nostro dichiarava: «La gestione della crisi greca, la gestione della crisi Italiana del 2011dimostrano che dobbiamo essere contenti di come strutturalmente questo meccanismo europeo gestisce le crisi».

 

Non c’è bisogno di aggiungere molto altro. Vale piuttosto la pena di tornare a chiedersi da dove salti fuori il nuovo salvatore della patria piazzato a sorpresa al comando della task force, bella struttura narrativa nel momento in cui tirano molto le squadre di supereroi.

 

 

2011 Reloaded

Dagospia non ha dubbi e batte il flash: è un commissariamento di Conte e la scelta proviene da Mattarella che passa sopra la testa di un premier tanto col fiato sul collo da perdere ripetutamente il controllo in diretta televisiva.

La manovra ricorda molto il ben noto precedente del 2011: Mario Monti fu portato in Senato ad vitam dall’allora Presidente della Repubblica. Non molti giorni dopo, spread e panico, Berlusconi viene costretto a dimettersi, mentre qualche parallelo più sotto viene trucidato Muhammar Gheddafi

 

La manovra, come abbiamo detto, ricorda molto il ben noto precedente del 2011, ovvero quel golpe rimosso solo nella mente un po’ confusa del Conte furioso. Mario Monti fu portato in Senato ad vitam dall’allora Presidente della Repubblica. Non molti giorni dopo, spread e panico, Berlusconi viene costretto a dimettersi, mentre qualche parallelo più sotto viene trucidato Muhammar Gheddafi.

 

L’esecutivo è occupato da un esercito di tecnocrati più o meno sconosciuti, più o meno legati ad un gruppo bancario il cui presidente emerito, democristiano di Brescia (per combinazione stessa città di Colao) del giro montiniano, di recente è stato pure lui intervistato in ginocchio sul Corriere e, come l’oracolo, ha dato segni: Conte nì, Draghi no, prelievo forzoso, ops scusate no, non obbligato sui conti correnti degli italiani, no, non chiamatela patrimoniale, è un prestito che gli italiani fanno al loro Stato tramite le banche che poi ridanno indietro il danaro dei risparmiatori con gli interessi.

 

Al di là di questo meccanismo sopraffino di sodomia finanziaria e fiscale del cittadino inerme, dell’intervista lascia colpiti la bocciatura di Draghi, il quale secondo l’intervistato – l’onnipotente Bazoli – «non ha una base elettorale». Conte e Colao evidentemente ce l’hanno, anche se non ce ne eravamo accorti.

 

Il dato interessante è che l’establishment, quello che controlla i soldi di tutti e da cui si pescano i papi massoni, aveva già votato la sfiducia sia a Draghi sia a Monti, e aveva già pronta la carta Colao.

Il dato interessante è che l’establishment, quello che controlla i soldi di tutti e da cui si pescano i papi massoni, aveva già votato la sfiducia sia a Draghi sia a Monti, e aveva già pronta la carta Colao

 

Bruciato (quasi letteralmente) Draghi – la sua casa in Umbria è andata nei giorni scorsi misteriosamente a fuoco – il quale significava Euro, BOT, banche etc., ecco materializzarsi l’uomo delle telecomunicazioni che, come detto senza veli nell’editoriale del Corriere, significa sostanzialmente controllo sociale informatico, orwellismo applicato.

 

 

Totalitarismo elettronico

L’azienda che Colao oggi dirige, il colosso delle TLC americano Verizon, fece parlare di sé ai tempi dello scandalo Snowden, in epoca Obama. Emerse un ordine del tribunale top secret che richiedeva all’azienda di consegnare tutti i dati delle chiamate degli utenti alla NSA, la CIA della sorveglianza elettronica.

 

Insomma, il modello cinese, con o senza Cina, è servito. Quello che ci attende è una società totalitaria che Eric Arthur Blair detto George Orwell, il quale come massimo della distopia concepiva i microfoni nei boschi, deve andare a nascondersi.

 

L’azienda che Colao oggi dirige, il colosso delle TLC americano Verizon, fece parlare di sé ai tempi dello scandalo Snowden: emerse un ordine del tribunale top secret che richiedeva all’azienda di consegnare tutti i dati delle chiamate degli utenti alla NSA, la CIA della sorveglianza elettronica

Con i vostri movimenti tracceranno le vostre vite, le vostre frequentazioni, i vostri gusti; grazie alle pagine che leggete, grazie ai vostri messaggi, conosceranno i vostri pensieri, anche quelli più intimi, persino quelli in embrione e prossimi venturi. Già anni fa qualcuno si accorse che Facebook conosceva la situazione sentimentale degli utenti meglio degli utenti stessi, sapeva se un rapporto stava per scoppiare semplicemente osservando il comportamento online delle persone. Come scrisse il New York Times: «Facebook ti conosce meglio di chiunque altro».

 

Qualcuno oggi lo chiama capitalismo di sorveglianza, ma anche nella terra del Partito Comunista Cinese il totalitarismo elettronico è realtà: se scrivi cose non gradite ti viene prima cancellato il commento e poi la possibilità di viaggiare, di ottenere autorizzazioni o permessi, di accedere a mutui, a carte di credito, eccetera; ad assicurare l’efficienza del regime repressivo-preventivo nell’era dell’algoritmocrazia, già funzionano sistemi di sorveglianza con telecamere a riconoscimento facciale e persino tecnologia di ricostruzione del volto a partire dal DNA (DNA phenotyping).


Sono le meraviglie di Big Data: grazie ai vostri like e ai vostri click, le multinazionali vi conoscono meglio dei vostri famigliari più stretti, e non è un’iperbole, ma uno studio americano di 5 anni fa sulle capacità predittive delle intelligenze artificiali combinate ai social.


In fondo, si tratta del vecchio sogno di Gianroberto Casaleggio: il suo partito è finito, perché rivelatosi un’accozzaglia di ebetudine biodegradabile, ma l’incubo distopico di una società della trasparenza totale guidata da un computer e di un’umanità ridotta a un insieme di punti terminali sulla rete si sta tragicamente realizzando, con o senza Cina.

Si tratta del vecchio sogno di Gianroberto Casaleggio: il suo partito è finito, perché rivelatosi un’accozzaglia di ebetudine biodegradabile, ma l’incubo distopico di una società della trasparenza totale guidata da un computer e di un’umanità ridotta a un insieme di punti terminali sulla rete si sta tragicamente realizzando, con o senza Cina

 

In Gaia, il video-manifesto pubblicato dalla Casaleggio associati, la democrazia informatica è previsto si realizzi proprio con questa trasparenza assoluta, in un mondo totalmente interconnesso (Internet of Things, 5G). Soprattutto, come dice il video, in un mondo in cui solo una miliardata scarsa di terrestri sopravvive ad una micidiale guerra batteriologica…

 

 

Non il danaro ma il controllo: cambio di paradigma dell’ordine mondiale

Tornando a noi, Colao pare proprio l’uomo di questo futuro, che è il presente cinese (e americano) non ancora completamente – o forse solo ufficialmente – distribuito. Un cambio di paradigma nel Nuovo Ordine Mondiale, ora invocato persino da un sempre più grottesco Avvenire Coronavirus. È il momento di gettare le basi per un nuovo ordine mondiale») ufficialmente diventato la dépendance redazionale di Repubblica.

 

A chi ha intronizzato Colao non interessano più (solo) i soldi e le banche (per quello, ripetiamo, sarebbe stato perfetto Draghi): interessa il controllo capillare, intimo e profondo della società e dell’individuo che la abita.

 

A chi ha intronizzato Colao non interessano più (solo) i soldi e le banche (per quello, ripetiamo, sarebbe stato perfetto Draghi): interessa il controllo capillare, intimo e profondo della società e dell’individuo che la abita

Riprendendo ancora quanto ha scritto nel Corriere: «La bozza di progetto che circola (chiamata Trace, Test, Treat) va nella giusta direzione e potrebbe esser anche più coraggiosa. I dati possono essere pseudoanonimizzati (che vuol dire: non anonimi, ma neanche trasparenti) e si potrebbe prevedere per le forze dell’ordine la possibilità di intervenire individualmente e assicurare la rapidità e l’efficacia della “danza” dei prossimi mesi».

 

Il discorso non fa una grinza, se si conosce il meccanismo del bipensiero orwelliano, quello per cui si può sostenere simultaneamente un concetto ed il suo contrario («la guerra è pace», «la libertà è schiavitù», «l’ignoranza è forza»): caro cittadino, sei anonimo, ma ti manderemo le forze dell’ordine ad «intervenire direttamente» con «rapidità ed efficacia». In teoria non sappiamo chi sei, ma verremo a cercarti. E stai sicuro che ti staneremo.

 

Tutto sommato, crediamo si tratti di una buona notizia. I padroni del vapore, quelli veri, cercano il controllo non più di numeri finanziari, ma dei corpi e dei destini umani. Può essere una definitiva – e davvero anticristica – sete di potere sull’umanità.

I padroni del vapore, quelli veri, cercano il controllo non più di numeri finanziari, ma dei corpi e dei destini umani. Può essere una definitiva – e davvero anticristica – sete di potere sull’umanità

 

Tuttavia c’è anche un’altra spiegazione: essi non sanno come reagiranno le genti dopo la peste. Hanno paura. E fanno benissimo.

 

 

Roberto Dal Bosco

Elisabetta Frezza

 

 

Articolo apparso anche su Ricognizioni

Immagine © Mazur/catholicnews.org.uk, modificata con filtro, riprodotta con licenza Creative Commons.

 

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Facebook, Twitter, Google: Trump annuncia una class action contro Big Tech sulla censura

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Il presidente Trump ha annunciato di aver intentato una class action contro Google, Facebook e Twitter e i loro amministratori delegati.

 

«In America, riconosciamo la libertà di dire ed esprimere la verità… non ci è concessa dal governo, ci è data da Dio e nessuno dovrebbe avere il potere di togliercela», ha detto Trump alla folla a Bedminster, nel New Jersey.

 

«In America, riconosciamo la libertà di dire ed esprimere la verità… non ci è concessa dal governo, ci è data da Dio e nessuno dovrebbe avere il potere di togliercela»

«Sto presentando un’importante azione legale collettiva contro i colossi della Big Tech tra cui Facebook, Google e Twitter, nonché i loro amministratori delegati quali Mark Zuckerberg, Sundar Pichai e Jack Dorsey».

 

«Chiediamo la fine dello shadow banning, lo stop al silenzio e lo stop al blacklisting, ai ban e alle cancellazioni che tutti conoscete bene».

 

Lo shadow banning è la riduzione nella distribuzione di un contenuto imposta segretamente su un utente dei social: la polemica, prima del COVID, riguardava questa censura algoritmica applicata alle visioni più conservatrici. Con la pandemia e la lotta per le controverse elezioni presidenziali USA 2020, non solo lo shadow banning e il blacklisting (esisterebbero vere e proprie liste di proscrizione di account da cesurare) ma la censura vera e propria sono diventata il pane quotidiano di centinaia di milioni di persone del pianeta: basta non essere allineati con il pensiero unico progressista globale, il bacio della pantofola senile di Biden e soprattutto il confiteor indiscutibile sulla bontà di vaccini e lockdown.

 

Come noto, Trump stesso – un miliardario che è stato eletto pure presidente del più potente Paese della Terra – è ora bandito per sempre dai social. La qualcosa, in tempi normali, avrebbe dell’incredibile.

 

«Sto presentando un’importante azione legale collettiva contro i colossi della Big Tech tra cui Facebook, Google e Twitter, nonché i loro amministratori delegati quali Mark Zuckerberg, Sundar Pichai e Jack Dorsey»

«Stiamo chiedendo alla corte distrettuale degli Stati Uniti, per il distretto meridionale della Florida, di ordinare un arresto immediato alla vergognosa censura illegale del popolo americano da parte delle società di social media» ha rilanciato con determinazione l’ex presidente, aggiungendo che ha chiesto alla corte di imporre danni punitivi.

 

«Sarà una battaglia fondamentale per la difesa del Primo Emendamento. E alla fine, sono fiducioso che otterremo una vittoria storica per la libertà americana e, allo stesso tempo, per la libertà di parola», ha continuato Trump, aggiungendo che sarà «un punto di svolta molto importante per il nostro Paese».

 

Dobbiamo ricordare che Twitter, Facebook e YouTube hanno bandito permanentemente Trump dalle rispettive piattaforme dopo la protesta del Campidoglio del 6 gennaio, sostenendo che il presidente avrebbe «incitato alla violenza», anche se poi i fatti sembrano andare in una direzione diversa da quella della vulgata corrente – compreso un intollerabile oscuramento del dibattito scientifico.

 

Il presidente Trump non è nuovo a queste esternazioni esplicite contro i social media in particolare contro il fondatore di Facebook, come riportato da Renovatio 21.

Oramai i social non sono solo enti di parte, ma veri e propri agenti di una separazione ideologica e biologica nella popolazione, che hanno bene in mente che un segmento della loro utenza potrebbe andare sacrificato per far regnare l’armonia bovina di un Nuovo Ordine Mondiale fatto di popoli mansueti e narcotizzati – e di un oligarcato quindi privo di ogni freno nel controllo del pianeta

 

L’uomo di Nuova York aveva altresì invitato le nazioni della Terra a vietare Facebook e Twitter: «Tutte le voci dovrebbero essere ascoltate». Il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas, già noto per i suoi trascorsi non amichevoli con Joe Biden trenta anni fa, ha poi dichiarato che Facebook e Twitter potrebbero essere regolamentati come enti pubblici.

 

Come abbiamo scritto, oramai i social non sono solo enti di parte, ma veri e propri agenti di una separazione ideologica e biologica nella popolazione, che hanno bene in mente che un segmento della loro utenza potrebbe andare sacrificato per far regnare nei loro siti e nei sistemi dei loro padroni – come riportato da Renovatio 21, Facebook ha origini militari… – l’armonia bovina di un Nuovo Ordine Mondiale fatto di popoli mansueti e narcotizzati – e di un oligarcato quindi privo di ogni freno nel controllo del pianeta.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ci risiamo: Facebook ha bloccato Renovatio 21 un’altra volta. Ecco la guerra contro il Logos

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Ieri notte, abbiamo avuto notizia del fatto che Facebook ha bloccato per l’ennesima volta Renovatio 21.

 

La pagina in questo momento non può essere aggiornata, e ci è stato comunicato pure che già presentava «una distribuzione ridotta» nonché, a causa delle «continue violazioni degli standard della community» le erano state inflitte «altre restrizioni».

 

Ieri notte, abbiamo avuto notizia del fatto che Facebook ha bloccato per l’ennesima volta Renovatio 21.

 

Che ci fosse uno shadow ban (che qui chiamano con eufemismo orwelliano «distribuzione ridotta») ce ne eravamo accorti da un pezzo: il traffico sul sito da Facebook negli ultimi mesi è crollato del 90%

 

Che ci fosse uno shadow ban (che qui chiamano con eufemismo orwelliano «distribuzione ridotta») ce ne eravamo accorti da un pezzo: il traffico sul sito da Facebook negli ultimi mesi è crollato del 90%, e vi basta vedere quanti like e condivisioni abbiamo agli articoli che rinviano a renovatio21.com.

 

Troviamo davvero spassosa la dicitura «altre restrizioni»: in pratica, ci è comminata una condanna che neppure ci viene ben specificata.

 

Siamo ben oltre il kafkiano: non solo non sappiamo bene di cosa siamo stati accusati, non solo non possiamo difenderci: ora pure non sappiamo nemmeno esattamente quale sia la nostra condanna.

 

Siamo ben oltre il kafkiano: non solo non sappiamo bene di cosa siamo stati accusati, non solo non possiamo difenderci: ora pure non sappiamo nemmeno esattamente quale sia la nostra condanna.

In questo, dobbiamo dire, Facebook rappresenta già l’esperimento dei tribunali del futuro, dove la violazione del Pensiero Unico sarà punibile per direttissima, senza giusto processo (uno stupido retaggio di millenni di civiltà giuridica occidentale) con estrema umiliazione del reo – il tutto gestito quasi interamente dalle macchine.

 

Infatti, iersera Facebook ci ha tenuto a ricordare che i sistemi di controllo a cui sono sottoposti i post sono solo in parte umani, e che le nostre proteste (in pratica, schiacci un tasto e che dice «non sono d’accordo») potrebbero non essere visionate, causa COVID-19 dal loro team di Intelligenze Artificiali e di umani.

 

Ad ogni modo, ci è stato comunque accennato, in uno dei messaggi in cui era comunicata la messa al bando, l’ultima violazione (le altre, stranamente, no) era citata: si tratta dell’articolo in cui davamo notizia del fatto che Robert Redfield, l’ex direttore del Centro per il controllo epidemiologico americano (il mitico, onnipotente CDC) accreditava l’idea per cui il virus sarebbe fuggito dal famoso Istituto di virologia di Wuhan.

 

L’ultima violazione citata: l’articolo in cui davamo notizia del fatto che Robert Redfield, l’ex direttore del CDC accreditava l’idea per cui il virus sarebbe fuggito dal famoso Istituto di virologia di Wuhan

Di fatto noi non abbiamo fatto altro che riportare la notizia della CNN

 

Avrete visto l’articolo: abbiamo messo a corredo del pezzo la foto di Redfield che pare ricevere un’occhiataccia da Fauci – abbiamo trovato perfetta questa immagine, anche se datata.

 

Il fatto che si tratti di una notizia riportata da molte altre testate di tutto il pianeta non importa nulla. Di fatto noi non abbiamo fatto altro che riportare la notizia della CNN, il canale che per il mondialismo rappresenta la verità incarnata: «Former CDC director believes virus came from lab in China». «L’ex direttore del CDC ritiene che il virus provenga da un laboratorio in Cina».

 

C’è il video, pure.

 

 

Su certi argomenti, il silenzio deve essere totale. Per esempio, sulle responsabilità della Cina

L’ex capo di una delle più grandi istituzioni virologiche mondiali accredita una teoria considerata di frangia (e Renovatio 21 già è stata punita per averne parlato più di un anno fa). Si tratta quindi di una notizia nel vero senso della parola: come si insegna, la notizia non è mai «cane morde uomo», ma «uomo morde cane».

 

Invece, neppure riportare la CNN è ora consentito. Su certi argomenti, il silenzio deve essere totale. Per esempio, sulle responsabilità della Cina: e capiamo, lo Zuckerberg si è sposato una cinese, per poi imparare il mandarino (sospettiamo che non serva molto in famiglia: i sino-americani parlano per lo più il cantonese) per sfoggiarlo ad eventi nella Cina Comunista e farsi trovare la biografia del presidente cinese Xi Jinping sulla scrivania quando la delegazione diplomatica di Pechino andò a farsi il giretto nella sede californiana di Facebook.

 

Lo Zuckerberg si è sposato una cinese, per poi imparare il mandarino da sfoggiare ad eventi nella Cina Comunista e infine farsi trovare la biografia di Xi Jinping sulla scrivania dalla delegazione diplomatica di Pechino

Ah, se non lo sapete, Facebook in Cina è proibito, anche se esistono in zona Shenzhen uffici-showroom nei quali le industrie cinesi possono interagire con la piattaforma per comprare pubblicità per i profilatissimi mercati occidentali e mondiali in mano al social media.

 

E allora: via la notizia, censura totale non solo sul pezzo in sé, ma su tutto il resto che hai detto e potrai dire: tutta la pagina è bloccata, oscurata. Vedete, anche qui siamo in un sistema giudiziario non-europeo, il sistema giudiziario del futuro: non viene colpito il crimine, ma la persona. L’ideale è la riforma del pensiero, quello che, esattamente, succedeva nella Cina di Mao.

 

Chi dirige Renovatio 21 ha il tesserino dell’Ordine dei Giornalisti da 16 anni secchi. Si tratta, voi capite, anche di un’offesa professionale non di poco conto.

 

Uno già dovrebbe sbigottito e offeso da tutto questo. Poi però si scopre (scusate, ci si ricorda: non è la prima volta) che mica finisce lì: ecco che Facebook comunica che l’utente stesso per tre giorni non può commentare né postare né mettere like (!) in nessun contenuto di Facebook. Né nelle bacheche dei suoi amici, né nelle foto dei suoi nipotini, né alle comunicazioni (nel caso vi fossero) dei suoi rappresentati, né a commenti di persone che poniamo li stiano diffamando, e neppure cancellare commenti di altri con il rischio che questo comporta.

Siamo in un sistema giudiziario non-europeo, il sistema giudiziario del futuro: non viene colpito il crimine, ma la persona. L’ideale è la riforma del pensiero, quello che, esattamente, succedeva nella Cina di Mao

 

Facebook rappresenta già l’esperimento dei tribunali del futuro, dove la violazione del Pensiero Unico sarà punibile per direttissima, senza giusto processo (uno stupido retaggio di millenni di civiltà giuridica occidentale) con estrema umiliazione del reo – il tutto gestito quasi interamente dalle macchine

 

Se l’utente colpito gestisse un eCommerce, o avesse un’attività di social media management (cioè, tiene per lavoro pagine di aziende), immaginate a quale danno andiamo incontro.

 

Si tratta di una condanna al silenzio che definiamo pericolosa non solo idealmente, ma soprattutto materialmente.

 

Si tratta di un’ingiustizia indegna del consorzio umano in generale. Anche se sono in «casa tua» (come sostengono i «debunker» più o meno pidioti che fanno il tifo per la censura elettronica), non mi puoi mettere il bavaglio, o chiudermi in una stanza per non farmi parlare con gli altri invitati. E, attenzione, la metafora della casa e degli invitati è profondamente sbagliata: noi tutti paghiamo per stare su Facebook, paghiamo con il petrolio del XXI secolo, i nostri dati. Accettando di entrare in Facebook, noi di fatto paghiamo con le informazioni sulla nostra esistenza, che vengono impacchettate e vendute come pubblicità a qualcuno – ricordate sempre il dogma del consumatore nella nuova economia, «se è gratis il prodotto sei tu».

 

Gli ebeti che dicono «ma Facebook è privato, siete liberi di scegliere un altro social network» ricordiamo la storia di Parler, il social conservatore che, una volta capito che minacciava davvero Twitter e pure Facebook attraendo l’esodo degli utenti esasperati dai soprusi dei grandi social,  è stato depiattaformato dal cartello di Big Tech: tolto dall’Apple Store e dall’Android Store (che significa: eliminato da tutti i telefonini della terra) e poi addirittura cancellato dai server dove il sito girava – server che erano di un altro monopolista mondiale del settore, Amazon.

 

Ci riserviamo di reagire in qualche modo, perché, ribadiamo, la cosa danneggia noi e tutti: bloccare la circolazione delle notizie non solo lede i diritti costituzionali, ma pure libertà ancora più fondamentali di cui dovrebbe godere la società. Abbiamo pubblicato già diversi articoli di Children Health Defense, di cui siamo autorizzati a distribuire le traduzioni, dando conto della querela a Facebook che sta portando avanti Robert Kennedy jr., al quale hanno chiuso pure la pagina di Instagram (per chi non lo sapesse: come Whatsapp, un’altra proprietà di Facebook) senza preavviso pochi giorni fa.

 

Nel frattempo, vi chiediamo di seguirci sul nostro canale Telegram.

Nel frattempo, vi chiediamo di seguirci sul nostro canale Telegram.

 

https://t.me/Renovatio21

 

A breve sarà approntata anche la newsletter di Renovatio 21, e il sito subirà un restyling: ci stiamo mettendo tanto non solo per il costo, ma anche perché in un altro segno eccezionale dei nostri tempi, ben due webmaster hanno negato la loro collaborazione (retribuita, ovviamente) per «incompatibilità con i valori aziendali» delle loro partite IVA con i contenuti nel sito. Abbiamo pensato che se si fosse trattato di un sito con video pornografici, probabilmente non avremo avuto problemi.

Questa censura, come tutte le altre (vogliamo ricordare che anche il presidente Trump è bandito dai social ad vitam?) sono già indice di una strategia terrificante. In queste azioni non esiste, infatti, nemmeno l’ombra di un’idea di compromesso

 

Per cui, stiamo facendo tutto da soli. Dateci tempo, non riceviamo danaro da questo sforzo immenso che è diventato Renovatio 21, una testata che pubblica articoli (che riteniamo fondamentali) ogni giorno che manda in terra e che ha in archivio qualcosa come 2.000 pezzi, per lo più scritti in questo ultimo anno di follia, dove i media tradizionali, e il loro corollario di partiti falsamente anti-sistema con i loro onorevoli influencer su social e TV, hanno perso ogni credibilità residua.

 

Abbiate pazienza, restate con noi, magari evitando il social di Zuckerberg: fate la fatica di controllare i nuovi contenuti sul nostro sito ogni giorno, perché avete capito che Facebook quei contenuti non ve li distribuirà più, o se lo farà ve li filtrerà, di modo che vediate solo quella parte del mondo che interessa a loro – cioè, al sistema unico che si sta impadronendo della mente del mondo.

 

Non crediate che saranno tempi facili: questa censura, come tutte le altre (vogliamo ricordare che anche il presidente Trump è bandito dai social ad vitam?) sono già indice di una strategia terrificante. In queste azioni non esiste, infatti, nemmeno l’ombra di un’idea di compromesso.

 

Un tempo si facevano prodotti mass-market: doveva andare bene a tutti, si sceglieva una via di mezzo nelle cose, le aziende (e i partiti…) non ci tenevano a insultare o molestare chi non comprava il loro prodotto, anzi, questi andavano blanditi, sedotti, strappati alla concorrenza… convertiti, è la parola giusta, oramai desueta anche per la religione della conversione per eccellenza, il Cattolicesimo romano, con i suoi millenni perduti di missionari e martiri.

Qui si va in cerca dell’annientamento dell’altro: perché fanno il calcolo, e hanno tutti i dati per farlo  e capiscono che possono andare avanti anche senza la minoranza di facinorosi che mettono in dubbio la narrazione principale

 

No, qui si va in cerca dell’annientamento dell’altro. Il perché è semplice: fanno il calcolo, e hanno tutti i dati per farlo (hanno, grazie ai Big Data e agli algoritmi, la profilazione psico-sociale ed economica perfetta di ognuno di voi) e capiscono che possono andare avanti anche senza la minoranza di facinorosi che mettono in dubbio la narrazione principale.

 

Il pericolo esistenziale di persone che pongono questioni val bene la loro segregazione e la perdita dei loro danari – accettano che non diventino clienti, possono tranquillamente, grazie al calcolo, rinunciare ai loro soldi. Perché possono continuare, e bene, con tutti gli altri utenti soddisfatti: quelli che si bevono le storie della TV, dei giornaloni e degli algoritmi, quelli che fanno la fila per vaccinarsi, quelli che non mettono in discussione le mascherine anche in casa, quelli a cui magari la pandemia ha slatentizzato la cattiveria. Sono gli stessi, spesso, la cui narcotica tranquillità è stata aiutata dal fatto che in questo anno mostruoso loro, a differenza di molti comuni mortali, lo stipendio lo hanno portato a casa. Con i loro soldi, e con il loro consenso, i social, i media, le aziende, i partiti, i governi, possono andare avanti indefinitamente.

 

L’altra fetta della popolazione – la nostra – è divenuta sacrificabile

Ragionateci: l’altra fetta della popolazione, quindi, è divenuta sacrificabile.

 

Questa, signori, è la ricetta per una guerra civile, legale, economica, cognitiva. Che, di fatto, è già in atto.

 

Da cristiani, lo sapevamo già: se sopprimi il Logos, cosa pensi di ottenere?

Da cristiani, lo sapevamo già: se sopprimi il Logos, cosa pensi di ottenere? Se strozzi la parola, la razionalità umana, come puoi pensare che non ne uscirà un’irrazionalità bestiale?

 

Se strozzi la parola, la razionalità umana, come puoi pensare che non ne uscirà un’irrazionalità bestiale?

 

Che sia quello che in realtà vogliono veramente?

 

 

 

 

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5G

5G, tatuaggi a distanza. Quando i vaccini?

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Come parte di una trovata di marketing per le telecomunicazioni T-Mobile Netherlands, la bella conduttrice televisiva olandese Stijn Fransen si è fatta tatuare in modo speciale:  il tatuatore operava a distanza attraverso l’uso di un robot abilitato dal 5G.

 

Il tatuatore Wes Thomas ha tatuato la Fransen da remoto attraverso l’uso di un braccio robotico che ha utilizzava il machine learning per apprendere la posizione del braccio della Fransen e mappare la posizione sul suo corpo.

 

Il tatuatore Wes Thomas ha tatuato la Fransen da remoto attraverso l’uso di un braccio robotico che ha utilizzava il machine learning

Il robot è stato costruito e programmato dal tecnologo londinese Noel Drew per diverse settimane.

 

«Ogni parte della costruzione è stata presa in considerazione e appositamente acquistata o progettata, sviluppata e fabbricata internamente da zero», ha detto Drew alla rivista PCMag.

 

«Molte zucche sono state danneggiate nel ciclo di prova prima che fossero raffinate e pronte per la realtà», ha detto Drew, sottintendendo di aver testato l’hardware su verdure prima di provarlo sulla signora neerlandese.

 

Non possiamo non pensare alla commistione «5G+aghi» sottointesa dall’ora ministro Colao in una video-intervista

«Era così incredibilmente calma su tutta la faccenda», ha detto l’ingegnere a proposito della Fransen. Fortunatamente, secondo il tecnologo, c’erano sistemi di sicurezza «in tutto il progetto». Un potenziometro ha monitorato la superficie del braccio di Fransen, ad esempio, per assicurarsi che l’ago non entrasse troppo in profondità.

 

Nessuno si è fatto male durante l’esperienza, tuttavia non possiamo non pensare alla commistione «5G+aghi» sottointesa dall’ora ministro Colao in una video-intervista all’Università, in cui asseriva chiaramente il ruolo del 5G per la distribuzione di medicine a distanza.

 

L’ex CEO di Vodafone ora in forze al governo Draghi parlava di ««sistemi medici [per] avere in tempo reale le condizioni di una persona e iniettare o magari rilasciare una sostanza medica che è necessaria per le condizioni della salute… cioè si potrà fare tutto in remoto quasi istantaneamente»

 

 

Con un sistema robotico simile, abilitato dalla banda e dalla velocità del 5G, potrebbe, per esempio, non esserci più bisogni di personale vaccinatore: un chiosco con braccio robotico e via

Con un sistema robotico simile, abilitato dalla banda e dalla velocità del 5G, potrebbe, per esempio, non esserci più bisogni di personale vaccinatore: un chiosco con braccio robotico e via.

 

Oppure ancora più a fondo: in qualsiasi abitazione, anche sul cucuzzolo di una montagna non raggiunto dai cavi in fibra, ecco che ognuno potrà disporre di un dispositivo domestico pronto a dispensare farmaci – come quelli visti in The Giver-Il mondo di Jonas – o, perché no, richiami vaccinali.

 

L’idea alla base di Theranos, la startup poi rivelatasi la truffa più cocente della storia della Silicon Valley, era di fatto la medesima: un apparecchio domestico in grado di fornire assistenza medica domestica continua attraverso la lettura delle analisi del sangue.

 

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da Youtube

 

 

 

 

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