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Catastrofi

Immagini della devastazione del terremoto nelle Filippine

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Lunedì un potente terremoto ha colpito la costa meridionale delle Filippine, causando almeno 32 morti e oltre 200 feriti, mentre edifici crollavano in tutta Mindanao, costringendo i residenti a fuggire da case, scuole e uffici e innescando allarmi tsunami in tutta la regione.

 

Il terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito vicino a Mindanao poco prima delle 7:40 ora locale, a una profondità di circa 35 km, secondo l’US Geological Survey. L’Istituto filippino di vulcanologia e sismologia ha affermato che alle 11:00 ora locale  erano state registrate 138 scosse di assestamento, tra cui una di magnitudo 6.1.

 

Nella città di General Santos, duramente colpita, diversi edifici, per lo più bassi, sono crollati o hanno subito gravi danni, mentre le squadre di soccorso continuano a cercare tra le macerie. Uno tsunami di un metro ha colpito le coste vicine, danneggiando almeno un villaggio costiero meridionale, mentre onde di minore entità sono state registrate in Indonesia, a Palau e persino nel Giappone meridionale. Le autorità hanno dichiarato che le valutazioni dei danni sono in corso in tutta Mindanao.

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I video che circolano sui social media mostrano edifici che oscillano, soffitti e muri che si crepano, detriti che cadono per le strade e residenti in preda al panico che fuggono da case, negozi e uffici.

 

Altri filmati mostrano strutture danneggiate e crolli parziali, mentre i servizi di emergenza sono stati dispiegati per ispezionare strade, ponti, porti, linee elettriche ed edifici pubblici nelle aree colpite di Mindanao.

 

 

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«Molti edifici sono stati colpiti, ma non posso elencarli ora perché siamo impegnati nelle operazioni di soccorso in corso», ha dichiarato all’agenzia AFP il sergente maggiore Robert Dagon della polizia di General Santos City, aggiungendo che diverse strutture, tra cui abitazioni, sono crollate.

 

La stazione di polizia di Alabel, nella provincia di Sarangani, è stata danneggiata dal terremoto, che ha colpito mentre gli agenti stavano partecipando a una cerimonia dell’alzabandiera, ha dichiarato all’agenzia Reuters il capo della polizia locale.

 

In seguito al terremoto, sono stati emessi avvisi di tsunami per diverse zone costiere. Le autorità hanno esortato gli abitanti delle aree costiere colpite ad abbandonare spiagge, porti e zone basse e a seguire gli ordini di evacuazione fino al cessare della minaccia di tsunami.

 

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Secondo l’Istituto filippino di vulcanologia e sismologia, onde tsunami sono state registrate in sei aree di Mindanao tra le 7:42 e le 8:45 del mattino, ora locale. L’onda più alta ha raggiunto 1,4 metri lungo la costa meridionale dell’isola. L’agenzia ha ribadito che gli avvisi di tsunami rimangono in vigore.

 

Secondo l’agenzia meteorologica indonesiana, onde di altezza compresa tra 0,09 e 0,19 metri sono state successivamente rilevate in tre località lungo la costa indonesiana. Le autorità giapponesi hanno avvertito che onde di tsunami alte fino a 1 metro potrebbero colpire le isole meridionali di Okinawa e le zone costiere lungo la costa pacifica del paese.

 

Le Filippine si trovano sulla Cintura di fuoco del Pacifico, una delle zone sismicamente più attive al mondo, e sono frequentemente colpite da terremoti, attività vulcanica e forti tempeste. Le autorità hanno avvertito della possibilità di scosse di assestamento e hanno consigliato alla popolazione di rimanere all’aperto o in aree sicure e aperte fino a quando le strutture non saranno ispezionate.

 

Secondo le prime notizie provenienti da diverse regioni, il terremoto sarebbe stato avvertito anche in alcune zone dell’Indonesia orientale, tra cui il Sulawesi Settentrionale e le Molucche Settentrionali.

 

Come riportato da Renovatio 21, otto mesi fa si ebbero due grandi terremoti nell’area meridionale del Paese, di cui uno di magnitudine 7.4. Si contarono decine di morti e, allora come oggi, scattò l’allarme tsunami.

 

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Catastrofi

Potento terremoto con morti in Tibetto

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Centinaia di case sono crollate in seguito a un potente terremoto che ha colpito la regione cinese del Tibetto, causando almeno 16 morti e decine di feriti, secondo quanto riferito dalle autorità locali.   Un terremoto di magnitudine 7.0 ha colpito la città tibetana settentrionale di Nagqu alle 22:33 ora locale di giovedì.   Venerdì mattina il bilancio delle vittime era di 16 morti e 46 feriti, di cui 11 in modo grave, secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità locali preposte alla gestione delle emergenze. Almeno 339 case e 20 stalle sono crollate, ha riferito l’Associated Press, citando funzionari del governo locale.   I video che circolano sui social media cinesi mostravano i residenti che si riversavano nelle strade mentre gli edifici tremavano.   Secondo i sismologi cinesi, la scossa di terremoto superficiale si è verificata a una profondità di circa 10 chilometri. L’US Geological Survey ha stimato la sua profondità a 18 chilometri, collocando l’epicentro in una zona montuosa scarsamente popolata. Oltre 1.600 persone del personale locale sono state mobilitate per le operazioni di ricerca e soccorso. Sono stati inviati aiuti di emergenza, tra cui 1.000 unità abitative prefabbricate, circa 3.000 tende, letti e indumenti invernali, per assistere gli sfollati.   Il terremoto ha anche provocato frane che hanno costretto alla chiusura di un’importante autostrada, mentre i servizi ferroviari sono stati temporaneamente sospesi per controlli di sicurezza. Le comunicazioni sono state interrotte in alcune zone della regione colpita, complicando le operazioni di soccorso.   I meteorologi hanno avvertito della possibilità di nevicate intermittenti nei prossimi tre giorni, suscitando preoccupazioni per il peggioramento delle condizioni per i sopravvissuti e i soccorritori.   Quest’ultima catastrofe si verifica a meno di due mesi da una gigantesca valanga di ghiaccio e roccia vicino al confine tra Tibetto e Nepal, che ha provocato inondazioni catastrofiche, causando la morte di oltre 1.450 persone in Nepal e decine in Cina.   Secondo la televisione di stato cinese CCTV, la scossa di terremoto di giovedì è stata la più forte a colpire la regione di Nagqu negli ultimi cinque anni.   Le autorità hanno avvertito che il bilancio delle vittime potrebbe aumentare, poiché le squadre di soccorso continuano a perlustrare gli edifici danneggiati e a valutare l’entità dei danni.  

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Catastrofi

Nuove inondazioni spazzano via edifici in Nepal

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Almeno cinque persone risultano disperse dopo che forti inondazioni improvvise hanno spazzato via case e ponti nel nord del Nepal domenica, secondo quanto riferito dalle autorità locali preposte alla gestione delle emergenze. L’evento si verifica poco più di un mese dopo una catastrofica alluvione e una frana che hanno causato la morte di oltre 1.400 persone in tutto il Paese dell’Asia meridionale.

 

Secondo un funzionario del Dipartimento di Idrologia e Meteorologia del Nepal, citato dal Kathmandu Post, l’alluvione potrebbe essere stata innescata da una frana avvenuta sabato che ha bloccato un affluente del fiume, prima che l’acqua accumulata tracimasse, creando un’inondazione improvvisa.

 

Secondo quanto riportato dal giornale, che cita le autorità locali, le acque alluvionali hanno spazzato via circa 35-40 case nel distretto settentrionale di Gorkha. Diversi ponti sarebbero stati distrutti, mentre strade e impianti idroelettrici avrebbero subito danni.

 

Alcuni video che circolano sui social media mostrerebbero le acque alluvionali spazzare via edifici in una valle di montagna. Altri filmati sembravano mostrare la distruzione del ponte Soti Khola nel distretto di Gorkha.

 

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Secondo i dati preliminari dell’Autorità nazionale nepalese per la riduzione e la gestione del rischio di catastrofi (NDRRMA), due donne e tre uomini risultano dispersi.

 

Le autorità hanno dispiegato elicotteri e centinaia di agenti delle forze dell’ordine per le operazioni di ricerca e soccorso, secondo quanto riportato dall’emittente statale Radio Nepal. Almeno 82 persone, tra cui nove stranieri, sono state tratte in salvo, ha riferito l’AFP, citando l’NDRRMA.

 

Le ultime inondazioni arrivano poco più di un mese dopo la catastrofe che ha colpito il Nepal e alcune zone del Tibet cinese il 26 agosto. Alla fine di settembre, secondo i dati dell’NDRRMA, erano stati recuperati almeno 1.451 corpi e 5.745 persone risultavano ancora disperse.

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Catastrofi

Adalia divorata dalle fiamme: le immagini

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Vasti incendi boschivi sono scoppiati nella provincia di Antalya, in Turchia, costringendo centinaia di persone a lasciare le proprie case. Video dalla zona, circolati sui social, mostrano scene apocalittiche di colline avvolte dalle fiamme e un fumo nero che oscura il cielo.   Secondo l’agenzia di stampa Anadolu, il rogo è iniziato lunedì nel distretto di Aksu ad Antalya e si è esteso in fretta al vicino distretto di Kepez.   Almeno una persona è morta per un attacco cardiaco legato al fumo, hanno riferito le autorità locali. Due persone sono state ricoverate per ferite alle gambe connesse all’incendio e altre otto sono state curate per inalazione di fumo.  

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Le autorità hanno evacuato almeno 254 abitazioni nei due distretti e hanno chiuso temporaneamente un’autostrada che collega la città costiera mediterranea di Antalya con Isparta, a circa 130 km a nord. Nella regione più di 2.000 abitazioni hanno inoltre subito interruzioni di corrente.   Per spegnere l’incendio sono stati impiegati cinque aerei antincendio, dieci elicotteri, oltre 160 autopompe e 1.000 persone.   I video online mostrano enormi muri di fuoco che avanzano nelle foreste di montagna, lasciando terra bruciata e un cielo carico di fumo. Di notte il cielo sopra le colline colpite si tinge di rosso.   Come riportato da Renovatio 21, l’Europa fu oggetto di incendi massivi anche l’estate scorsa, definita anche quella come quella del «caldo record»). Allora erano segnalati incendi anche in Portogallo, Croazia, Francia, Albania, Gran Bretagna, Grecia e ancora in Tuchia    

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