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Epidemie

Italia-Cina, il balletto delle mascherine smascherato da un giornale USA

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Qualche giorno fa, è emerso uno stranissimo video del Ministro degli esteri Luigi Di Maio. Come spesso sta accadendo, si trova all’aperto, su di una pista di atterraggio. Il ministro si lascia andare ad un discorso la cui significazione è sfuggita a molti.

 

«È logico che abbiamo avuto aiuti ma abbiamo avuto bisogno di comprare all’estero. E se abbiamo potuto comprare all’estero con contratti a prezzo di mercato è stato grazie al fatto che abbiamo potuto avere dai governi dove siamo andati a comprare anche la possibilità di esportare i prodotti che acquistavamo», dice il giovane ministro pentastellato.

 

«Li terremo nel nostro cuore e li terremo bene a mente. Perché sono i Paesi che non solo ci stanno mandando aiuti, ma che ci stanno permettendo di esportare quello che acquistiamo con contratti a prezzo di mercato». Ripetiamo: «ci stanno permettendo di esportare quello che acquistiamo con contratti a prezzo di mercato» dice Di Maio. Ci danno il permesso (grazie!) di comprare qualcosa che abbiamo esportato (o viceversa? non capiamo) con contratti a prezzo di mercato (e ci mancherebbe!). Più frase di gratitudine, letteralmente, cordiale. Qualcosa non torna. Al di là della logica, sulla quale molti ancora si stanno interrogando.

 

«Ci stanno permettendo di esportare quello che acquistiamo con contratti a prezzo di mercato» dice  il Ministro degli Esteri Di Maio

 

 

 

Cosa voleva dire, con queste parole arruffate, il capo della Farnesina?

 

La questione, abbastanza ignorata dai grandi media italiani che stanno leggermente facendo il tifo per il governo, è stata indagata da una rivista straniera americano, lo Spectator. Una testata che va avanti quasi da due secoli, ed ha una controparte americana, lo Spectator USA.

Con l’arrivo in Italia del COVID-19  la Cina annunziò al mondo che avrebbe donato forniture di DPI per aiutare l’Italia

 

Proprio quest’ultima ha pubblicato un articolo dal titolo diretto ed eloquente: «L’Italia ha dato alla Cina DPI [Dispositivi di protezione individuale: mascherine etc., ndr] per aiutarla con il coronavirus, poi la Cina glieli ha fatti riacquistare».

 

L’articolista americana parla dei tentativi di PR della Cina infettata che si rivelano «scivolosi come i suoi wet market», ossia i popolari mercati con le bestie  esotiche vive considerati come possibili centri di sviluppo delle epidemie.

 

Con l’arrivo in Italia del COVID-19  la Cina annunziò al mondo che avrebbe donato forniture di DPI per aiutare l’Italia. Ricorderete la campagna in grande stile, le vignette dell’ambasciata cinese che commemoravano l’aiuto italiano durante il terremoto del Sichuan di fine anni 2000, e il solito di Maio sulla pista d’atterraggio ad aspettare l’aereo carico di dottori cinesi (che competenza possono avere, visto che il virus non lo hanno sconfitto in alcun modo?) e, assieme a qualche mascherina, una manciata di ventilatori. «Informazioni giornalistiche  successive hanno indicato che la Cina ha effettivamente venduto, non donato, i DPI all’Italia», scrive la rivista.

 

In effetti, in Italia alcuni articoli di Giulia Pompili su Il Foglio avevano trattato la questione: uno si intitolava «Ma quali aiuti della Cina contro il virus, è tutta roba che compriamo»; un altro «Che cosa c’è dietro il mistero della donazione cinese all’Italia». Sono di inizio marzo, varrebbe la pena di rileggerli bene: vi si parla appunto di materiale ricevuto dietro compenso, non donato gratuitamente.

 

«La Cina ha costretto l’Italia a riacquistare la fornitura di DPI che l’Italia aveva donato alla Cina durante l’iniziale epidemia di coronavirus» dice un funzionario dell’amministrazione Trump. «La Cina ha poi rimandato in Italia i DPI italiani – alcuni di essi, non tutti… e se li è fatti pagare»

Un alto funzionario dell’amministrazione Trump ha raccontato allo Spectator che la realtà è molto peggio di così: «la Cina ha costretto l’Italia a riacquistare la fornitura di DPI che l’Italia aveva donato alla Cina durante l’iniziale epidemia di coronavirus».

 

«Prima che il virus colpisse l’Europa, l’Italia aveva inviato tonnellate di DPI in Cina per aiutarla a proteggere la propria popolazione», ha spiegato la fonte dell’amministrazione Trump.

 

Le parole del ministro («la possibilità di esportare i prodotti che acquistavamo») sono quindi riferite a questa situazione?

In realtà, è tutto lo sforzo di questa diplomazia della mascherina cinese ad essere fallimentare, e su un piano globale.

 

Gran parte delle forniture e dei kit di prova che la Cina ha venduto ad altri Paesi si sono rivelati difettosi. La Spagna ha dovuto restituire alla Cina 50.000 kit di test rapido che non andavano bene.

 

«La Cina ha poi rimandato in Italia i DPI italiani – alcuni di essi, non tutti… e se li è fatti pagare» dice il funzionario americano

I cinesi non si scusano e non tentano nemmeno di risolvere il problema, anzi succede che « la Cina ha dato la colpa del suo equipaggiamento difettoso ad altri». «La Cina ha detto con condiscendenza ai Paesi Bassi di “ricontrollare le istruzioni” sulle sue maschere dopo che i Paesi Bassi hanno lamentato che metà delle maschere inviate non soddisfacevano gli standard di sicurezza», scrive la rivista.

 

«È malafede quella dei funzionari cinesi che ora affermino di essere quelli che aiutano gli italiani o i paesi in via di sviluppo quando, in realtà, sono quelli che hanno contagiato tutti» dice l’anonimo ufficiale americano.

 

«Naturalmente dovrebbero aiutare. Hanno una responsabilità speciale nell’aiutare perché sono quelli che hanno iniziato la diffusione del coronavirus e non hanno fornito le informazioni richieste al resto del mondo per pianificare di conseguenza».

 

«È malafede quella dei funzionari cinesi che ora affermino di essere quelli che aiutano gli italiani o i paesi in via di sviluppo quando, in realtà, sono quelli che hanno contagiato tutti» dice l’anonimo ufficiale americano

Una critica che, fra le righe, è stata mossa anche in Italia da quei virologi che invece che stare sui social o nelle trasmissioni TV stanno lavorando sul campo: come mai non ci è stato dato dai cinesi il numero degli asintomatici contagiosi? Il numero, ricordiamolo, è stato dato per la prima volta al mondo a Vo’ Euganeo, luogo della prima quarantena totale («Zona Rossa») assieme a Codogno, il luogo dove è avvenuta la prima morte italiana per COVID-19.

 

«La disinformazione che la Cina ha diffuso sta paralizzando le reazioni in tutto il mondo. Siamo rimasti indietro di un mese perché i cinesi non hanno condiviso le informazioni», continua la fonte nel governo Trump.

 

Renovatio 21 ha detto da subito che la i numeri cinesi erano assolutamente da non credere, perché pensati per essere scavalacati dagli altri Paesi.

 

Di recente, sono saltate fuori questioni anche per la quantità di urne cinerarie distribuite e il numero di utenze di telefonia mobile sparite. Noi tuttavia non dimentichiamo quando, oramai due mesi fa, vi parlavamo della nube di solfato sopra Wuhan e Chonqing, rilevata dai satelliti, e dalle testimonianze che filtravano dai forni crematori cinesi aperti 24 ore al giorno. Una scena mostruosa che purtroppo ora stiamo vedendo anche a Bergamo e dintorni.

 

«La disinformazione che la Cina ha diffuso sta paralizzando le reazioni in tutto il mondo. Siamo rimasti indietro di un mese perché i cinesi non hanno condiviso le informazioni», continua la fonte nel governo Trump

Non è comunque l’unico segno visto negli ultimi tempi in merito a questa bizzarra ed irrefrenabile simpatia del nostro governo nei confronti di Pechino. Ne abbiamo scritto.


I cinesi, grati, pare che abbiano provato a scaricare ogni responsabilità riguardo alla pandemia del secolo inventandosi un «
virus italiano».

 

L’offensiva cinese continua. Pochi minuti fa, nella conferenza stampa giornaliera il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha ringraziato il CEO di Huawei per aver donato centinaia di tablet e telefonini ai pazienti in rianimazione, così da poter collegarsi con i parenti. Iniziativa lodevole, ma pensiamo sempre che in palio per le telecomunicazioni cinesi non c’è solo l’immagine che deve essere mondata della possibile accusa della Cina untore del mondo. C’è nientemento che l’appalto – e quindi il successivo controllo – dell’infrastruttura informatica del XXI secolo italiano, il 5G>.

 

C’è in gioco l’intero modello di controllo sociale del XXI secolo. La Cina è oggi il più  fulgido e consistente esempio al mondo di totalitarismo elettronico

Se volete, possiamo vedere anche oltre: c’è in gioco l’intero modello di controllo sociale. La Cina è oggi il più  fulgido e consistente esempio al mondo di totalitarismo elettronico.

 

I suoi cittadini possono essere controllati, schedati, profilati, trovati in tempo reale, e con sistemi che vanno dai Big Data alla Computer Vision, dall’Intelligenza artificiale sino alla produzione di avanzate tecniche di schedatura genetica. La Cina è pronta, anche qui, ad esportare i suoi prodotti: software, telecamere, algoritmi, metodi.
Stiamo pagando le mascherine che abbiamo donato? A noi importa più, in realtà, un’altra domanda: qualcuno pagherà per tutto questo?

 

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Epidemie

Morto l’attivista gay che si scontrò con Fauci per le cure all’AIDS

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

«John [Lauritsen] era divertente, freddamente intelligente, distaccato e allo stesso tempo appassionato, uno scrittore e giornalista brillante che ha saputo superare le illusioni che ruotavano intorno all’epidemia di AIDS fin dall’inizio». Lauritsen, autore di Poison by Prescription: The AZT Story, è morto il 5 marzo a Dorchester, Massachusetts.

 

John Lauritsen – autore, studioso, storico gay e critico dell’impero HIV/AIDS del dottor Anthony Fauci – è morto. Si ritiene che sia morto il giorno del suo compleanno, il 5 marzo, nella sua casa di Dorchester, nel Massachusetts, all’età di 83 anni.

 

Era in buona salute e la sua morte è stata inaspettata.

 

«Ai miei tempi sono stato un attivista contro la guerra, un liberazionista gay, un dissidente contro l’AIDS, un editore e un libero pensatore a tutto tondo», ha scritto Lauritsen alla Pagan Press, la casa editrice da lui fondata nel 1982.

 

«Ho parlato apertamente quando le persone dotate di buon senso tenevano la bocca chiusa. Ho smascherato frodi, smascherato le fantasie di gruppo e fatto il blasfemo contro le superstizioni prevalenti».

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Sebbene abbia scritto libri su una vasta gamma di argomenti esoterici, Lauritsen era meglio conosciuto per le sue opere che demolivano il farmaco contro l’AIDS azidotimidina (AZT), tra cui «Veleno su prescrizione».

 

I collegamenti a molti articoli e documenti dell’AZT di John possono essere trovati qui.

 

Dirigente di ricerche di mercato, analista e membro di Mensa, laureato ad Harvard, Lauritsen è cresciuto nel Nebraska. Suo padre, un avvocato, gli aveva instillato una profonda avversione alla frode che sarebbe andata contro la narrativa dell’HIV/AIDS, sulla quale non si dovevano fare domande.

 

Lauritsen ha detto riguardo ai suoi libri sull’HIV/AIDS:

 

«Voglio che difendano la verità, in modo che nessuno, quando la verità alla fine prevarrà, possa fingere che non ci siano stati critici dell’AIDS, o che non abbiamo parlato apertamente».

 

«La terribile sofferenza, la perdita di vite umane, la propaganda, la censura, le voci, l’isteria, il profitto, lo spionaggio e il sabotaggio…. Io sostengo che i reporter sull’AIDS dovrebbero essere considerati corrispondenti di guerra… e che le caratteristiche salienti della copertura della guerra sono anche quelle della copertura dell’AIDS».

 

Lauritsen ha dedicato la sua borsa di studio ad aspetti della storia gay, ma non ha mai seguito i dettami rivoluzionari introdotti da ACT UP di Larry Kramer negli anni ’80, a cominciare dalla richiesta di Kramer che la Food and Drug Administration (FDA) statunitense approvasse un farmaco per curare rapidamente l’AIDS, senza alcuna preoccupazione per gli studi sulla sicurezza o sull’efficacia.

 

Lauritsen ha documentato, meticolosamente e con una voce ironica e distintiva, il fondamento della frode che ha dato origine alla fulminea ascesa dell’AZT alla fine degli anni ’80. Non ha usato mezzi termini.

 

«Non penso che “omicidio” sia una parola troppo forte da usare quando si ha un farmaco come l’AZT, approvato sulla base di ricerche fraudolente», aveva detto in un’intervista.

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Riguardo all’ACT UP di Kramer, diceva semplicemente: «il gruppo nel suo insieme era un complice di Big Pharma».

 

Le brucianti denunce di Lauritsen sull’HIV/AIDS e sull’AZT apparvero spesso come storie di copertina su The New York Native, un periodico gay bisettimanale fondato da Charles Ortleb nel 1980 che pubblicò più di 50 dei suoi articoli.

 

Il New York Native fu il primo periodico al mondo a riferire sull’allora nuova malattia chiamata AIDS, nel 1981, mesi prima del New York Times.

 

Fu anche il primo a pubblicare un’intervista (di Lauritsen) del virologo Peter Duesberg, Ph.D., dell’Università della California, a Berkeley, già nel luglio del 1987 – lo stesso anno in cui il controverso articolo di Duesberg venne pubblicato su Cancer Research sull’HIV come causa dell’AIDS e i retrovirus come causa del cancro.

 

Il New York Native fu anche il primo a pubblicare la storica invettiva di Larry Kramer del 1983, 1,112 and Counting , nello stesso periodo in cui Lauritsen pubblicava i suoi primi avvertimenti alla comunità gay sulla tossicità potenzialmente letale dei nitriti di amile, o «popper».

 

Lauritsen ha documentato in modo convincente il ruolo chiave svolto dai popper nell’eziologia del sarcoma di Kaposi e del collasso immunitario tra gli uomini gay, e il ruolo nefasto svolto da Fauci nel minimizzare questa associazione.

 

Il principale produttore di popper era il distributore AZT Burroughs Wellcome, la società che, con l’aiuto di Fauci, divenne uno dei principali beneficiari della crisi dell’AIDS.

 

Lauritsen e Kramer avrebbero assunto posizioni diametralmente opposte sulla mappa politica gay post-AIDS.

 

Lauritsen era molto più attrezzato per analizzare e valutare il campo crescente e assolutamente disfunzionale della ricerca e delle terapie sull’HIV, tuttavia Kramer fu colui che, nonostante il suo carattere estremo, si guadagnò un’immensa e iconica reputazione, portando alla formazione del Gay Men’s Health Crisis e ACT UP.

 

La comunità gay dominante, con fiocco rosso e adesione all’AZT, divenne sempre più furiosa con il New York Native, soprattutto per la «negazione dell’HIV» di Lauritsen e le critiche all’AZT.

 

Sollecitarono un boicottaggio del giornale a livello comunitario, che portò alla sua chiusura il 13 gennaio 1997.

 

La crociata dell’AZT divenne così la collina su cui morirono Ortleb, Lauritsen e il New York Native, molti anni prima che fosse chiamata «cancel culture».

 

«”Cultura dell’annullamento” è un termine troppo blando», ha detto Lauritsen in un’intervista. «Questi selvaggi ipocriti sono distruttori di culture».

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La tragica ironia è questa: in tutto ciò che Lauritsen ha scritto sull’AZT, è stato confermato e dimostrato che aveva ragione, come documentato in The Real Anthony Fauci: Bill Gates, Big Pharma, and the Global War on Democracy and Public Health, di Robert F. Kennedy Jr.

 

Si stima che circa 300.000 uomini gay siano morti direttamente a causa dell’esposizione ad alte dosi di AZT alle dosi iniziali elevate somministrate, ovunque tra 1200 mg e 1800 mg.

 

In un’intervista con Tony Brown su PBS, Lauritsen ha detto:

 

«Ciò che fanno questi farmaci – ACT, DDI e d4T – è davvero terribile. Prendono quella che viene chiamata sintesi del DNA, che è un processo che il corpo attraversa ogni volta che si forma una nuova cellula o quando le cellule crescono».

 

«È fondamentalmente il processo della vita. E questi farmaci lo interrompono. In altre parole, credono che interrompendo il processo vitale si impedirà all’HIV di replicarsi. E infatti l’HIV non si replica, no. Quindi la teoria alla base è folle e le tossicità sono mortali».

 

Definiva l’AIDS stesso come un «costrutto fasullo» e disperava dell’uso della parola «queer» per descrivere gli uomini gay.

 

«John era divertente, freddamente intelligente, distaccato e allo stesso tempo appassionato, uno scrittore e giornalista brillante che ha visto attraverso le illusioni che ruotavano attorno all’epidemia di AIDS fin dall’inizio», Neville Hodgkinson, ex redattore scientifico del Sunday Times di Londra e veterano critico della scienza dell’HIV, ha detto a The Defender.

 

Oggi è impossibile descrivere l’atto di coraggio e nervi d’acciaio necessari a Lauritsen per pubblicare critiche così dure all’AZT durante quegli anni febbrili in cui veniva pubblicizzato e inteso come un farmaco salvavita – un farmaco che conferiva santità su ACT UP e il ruolo che ha svolto nella rapidissima approvazione della FDA.

 

Il team di documentari britannico Meditel, sotto gli auspici di Joan Shenton, ha intervistato Lauritsen molte volte nel corso degli anni, in diversi Paesi. Tali interviste possono essere viste presso la Immunity Resource Foundation.

 

Ed ecco un recente video tributo realizzato da Jamie Dlux, poche settimane prima della morte di Lauritsen:


Lauritsen ha recentemente riflettuto, su Facebook, sulla storia che si ripete:

 

«Rileggendo la copia digitale di The AIDS War, sono rimasto colpito dagli orrori dell’era dell’AIDS che abbiamo vissuto – la spietatezza e la disonestà dell’establishment dell’AIDS – i paragoni con gli orrori del COVID-19 che stiamo vivendo fino ad ora. Possa la verità finalmente prevalere!»

 

Celia Farber

 

© 26 aprile 2024, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Armi biologiche

Scienziati cinesi creano virus Ebola mutante per aggirare le regole di biosicurezza

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Scienziati cinesi hanno progettato in un laboratorio un virus con elementi dell’Ebola che ha ucciso un gruppo di criceti. Lo riporta il quotidiano britannico Daily Mail.   I ricercatori dell’Università di Medicina dell’Hebei a Shijiazhuang, la capitale della provincia cinese di Hebei, hanno innestato una proteina trovata nell’Ebola in una malattia contagiosa riscontrata nel bestiame con risultati agghiaccianti.   Il gruppo di criceti che hanno ricevuto l’iniezione letale «ha sviluppato gravi malattie sistemiche simili a quelle osservate nei pazienti umani con Ebola, inclusa l’insufficienza multiorgano», afferma lo studio.

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Il giornale inglese riporta che «un sintomo particolarmente orribile ha visto i criceti infetti sviluppare secrezioni nei loro occhi, che hanno compromesso la loro vista e hanno formato croste sulla superficie dei bulbi oculari».   I ricercatori hanno utilizzato metodi di guadagno di funzione per aggirare i protocolli di alta sicurezza Biosafety Level 4 (BSL-4) richiesti affinché l’Ebola possa agire sul virus mutante in un ambiente di sicurezza inferiore.   «Per risolvere questo problema in un contesto di sicurezza inferiore, gli scienziati hanno utilizzato un virus diverso chiamato virus della stomatite vescicolare (VSV), che hanno progettato per trasportare parte del virus Ebola chiamato glicoproteina (GP) che svolge un ruolo cruciale nell’aiutare il virus a entrare e infettare le cellule del suo ospite» scrive il Daily Mail.   «Il team ha studiato cinque criceti femmine e cinque maschi che avevano tutti tre settimane. Tutte le femmine di criceto siriano hanno mostrato una diminuzione della temperatura rettale e una perdita di peso fino al 18% e sono morte tutte entro due o tre giorni».   «I cinque criceti maschi hanno perso il 15% del peso e sono morti a causa della malattia entro tre giorni e mezzo. Tuttavia, due criceti maschi sono sopravvissuti e hanno guadagnato il 20% in più di peso rispetto a prima dell’infezione».   Il team ha raccolto organi dagli animali morti, trovando il virus accumulato nel cuore, nel fegato, nella milza, nei polmoni, nei reni, nello stomaco, nell’intestino e nei tessuti cerebrali.   Nonostante i risultati cupi, gli scienziati hanno concluso che lo studio è stato un successo.   «Il virus surrogato e il modello EVD [malattia da virus Ebola] del criceto miglioreranno la sicurezza e l’economia della ricerca nel campo dell’EBOV [il virus Ebola]», hanno scritto i ricercatori nello studio.   La ricerca cinese ha sollevato preoccupazioni per un altro catastrofico incidente di fuga di laboratorio data la certa frequenza delle fughe di laboratorio documentate, inclusa quella di SARS-CoV-2. «I dati pubblicati lo scorso marzo hanno rivelato che ogni anno si verificano incidenti di fuga dai laboratori e includono il rilascio di agenti patogeni controllati come la tubercolosi e l’antrace» scrive il quotidiano britannico. «Ogni anno vengono registrate dalle 70 alle 100 fuoriuscite».

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Nonostante il disastro globale del COVID, nessuna vera legislazione, né discussione politica o giornalistica, è stata intentata sulla bioingegneria dei patogeni tramite Gain of Function o sulla questione delle armi biologiche, per le quali si lascia lì un trattato internazionale degli anni Settanta palesemente tradito da tutti.   Come riportato da Renovatio 21, l’ex direttore dell’ente epidemico americano CDC Robert Redfield ha dichiarato che gli esperimenti di guadagno di funzione causeranno una prossima pandemia «molto più brutale» di quella del coronavirus.   Due anni fa era emerso che ricercatori a Boston avevano creato in laboratorio un ceppo COVID ancora «più letale». Nel frattempo, la sanità americana aveva cancellato la definizione di Gain of Function dal suo sito.   Una visione veritiera sul fenomeno la ha data Elon Musk in un suo discorso contro il dottor Anthony Fauci: il Gain of Function «dovrebbe essere chiamato ricerca sulle armi biologiche poiché la sua funzione è la morte».

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Epidemie

L’influenza aviaria potrebbe essere «10 volte peggiore» del COVID: nuovo allarmismo epidemico del commissario FDA

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Mercoledì il commissario della FDA Robert Califf ha avvertito che una potenziale pandemia di influenza aviaria potrebbe avere un tasso di mortalità del 25%. Gli esperti di sanità pubblica Dr. David Bell e Brian Hooker, Ph.D., hanno messo in dubbio l’urgenza e la portata della minaccia, definendo le affermazioni di Califf «farsesche» ed «esagerate».

 

Mercoledì il commissario della Food and Drug Administration (FDA) statunitense, Robert Califf, ha avvertito che una potenziale pandemia di influenza aviaria potrebbe essere «10 volte peggiore di quella del COVID-19», con un tasso di mortalità fino al 25%. Tuttavia, ha anche ammesso che il rischio che il virus si diffonda all’uomo è ancora basso.

 

Nella sua testimonianza davanti alla sottocommissione per gli stanziamenti per l’agricoltura del Senato, Califf ha affermato che la FDA deve «essere pronta e… fare tutto il possibile per limitare la diffusione del virus, che ha fatto il giro del mondo più volte in molte specie diverse».

 

In preparazione al contagio dell’influenza aviaria verso l’uomo, Califf ha sottolineato la necessità di «contromisure» come test, antivirali e «un vaccino pronto».

 

 

La Strategic National Stockpile del governo statunitense dispone di tre vaccini H5N1 approvati dalla FDA, prodotti da Sanofi, GSK e CSL Seqirus. Tutti contengono mercurio.

 

Tuttavia, alcuni hanno sollevato preoccupazioni sull’efficacia di questi vaccini, poiché sono stati sviluppati sulla base di ceppi più vecchi del virus H5N1.

 

Le aziende farmaceutiche, tra cui Moderna, stanno sviluppando nuovi vaccini contro l’influenza aviaria che meglio si adattano ai ceppi attualmente circolanti.

 

Secondo STAT News, le dichiarazioni di Califf sono state seguite oggi dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti che ha offerto agli agricoltori fino a 28.000 dollari ciascuno per rafforzare le misure di protezione e i test per il virus dell’influenza aviaria nelle mucche da latte.

 

L’allarme influenza aviaria è «farsesco»

Gli esperti che hanno parlato con The Defender hanno messo in dubbio l’urgenza e la portata della minaccia dell’influenza aviaria.

 

Brian Hooker, Ph.D., responsabile scientifico per Children’s Health Defense (CHD), ha affermato che l’urgenza di Califf sembrava «esagerata» dato il lungo periodo tra la pandemia di influenza spagnola e la pandemia di COVID-19 .

 

«Sembra che Califf si stia unendo al coro di funzionari pubblici ed ex funzionari pubblici che prevedono con entusiasmo la prossima pandemia a soli quattro anni dall’inizio dell’ultima», ha detto Hooker a The Defender.

 

Il dottor David Bell, medico di sanità pubblica e consulente biotecnologico, era d’accordo con Hooker, dicendo a The Defender che l’allarme influenza aviaria sarebbe «farsesco».

 

«Non abbiamo avuto una brutta epidemia per oltre un secolo, e c’è ogni probabilità che non si ripeterà», ha detto Bell. «Utilizziamo la tecnologia per fingere che si stiano verificando nuove minacce perché ora possiamo rilevarle».

 

Il Daily Mail ha osservato che solo due persone negli Stati Uniti sono risultate positive all’influenza aviaria ed entrambe erano in stretto contatto con animali infetti.

 

Nel caso del Texas segnalato ad aprile, il lavoratore infetto da H5N1 «ha riportato arrossamento degli occhi (compatibile con congiuntivite), come unico sintomo, e si sta riprendendo», secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC).

 

I tempi delle denunce di influenza aviaria sono «oltre ogni sospetto»

Hooker ha detto che la tempistica delle dichiarazioni di Califf sulla potenziale pandemia di influenza aviaria è apparsa sospetta alla luce dell’imminente voto sul trattato pandemico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e sugli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale, previsto per la fine di maggio.

 

«Se approvati, questi emendamenti garantirebbero all’OMS il diritto di entrare in qualsiasi paese nel caso in cui il segretario generale dell’OMS dichiari unilateralmente una pandemia», ha affermato Hooker. «Questo per quanto riguarda le libertà civili e la libertà di parola».

 

Nell’episodio di lunedì di «Doctors & Scientists» di CHD.TV – «L’influenza aviaria: cosa c’è da sapere» – Hooker e Heather Ray, un’analista scientifica di CHD, hanno sottolineato il tempismo «oltre ogni sospetto» della crescente retorica di funzionari come Rick Bright, ex direttore della Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA), che mette in guardia sul rischio di una grave pandemia di influenza aviaria.

 

Bright, un informatore della BARDA, è ora amministratore delegato di Bright Global Health, che si concentra sulle risposte alle emergenze sanitarie pubbliche, secondo il New York Times.

 

La pressione per dichiarare la prossima pandemia potrebbe anche essere una conseguenza di un maggiore respingimento contro le proposte dell’OMS dopo che la scorsa settimana 49 senatori statunitensi hanno invitato il presidente Joe Biden a ritirare il loro sostegno.

 

Due stati degli Stati Uniti, Utah e Florida, hanno approvato leggi che impediscono a qualsiasi accordo dell’OMS di prevalere sull’autorità dei legislatori statali sulla politica sanitaria pubblica. Louisiana e Oklahoma stanno valutando una legislazione simile.

 

E mercoledì, 22 procuratori generali statali hanno detto a Biden che si oppongono ai suoi piani di concedere all’OMS nuovi ampi poteri.

 

Le prove mostrano che le epidemie virali stanno diminuendo

In un documento sulla politica globale pubblicato giovedì, Bell e coautori hanno sostenuto che i «messaggi urgenti sulla pandemia» dell’OMS, della Banca Mondiale e del G20 non sono coerenti con le loro prove di base, suggerendo che l’urgenza dichiarata e l’onere delle epidemie di malattie infettive sono “grossolanamente travisati”».

 

Invece di dimostrare un aumento del rischio, un grafico dell’OMS che mostra le principali epidemie ogni 4-5 anni «dimostra per lo più un basso livello di recidiva o persistenza di malattie che in precedenza erano di gran lunga più gravi», afferma il documento.

 

Gli autori hanno criticato le prove provenienti da fonti come il database Global Infectious Disease and Epidemiology Network (GIDEON) citato dalla Banca Mondiale.

 

«Le analisi del database GIDEON e di altri documenti citati dall’OMS e dalle agenzie partner indicano una riduzione della frequenza di epidemie naturali derivanti da zoonosi [malattie che si diffondono all’uomo dagli animali]… negli ultimi due decenni», hanno scritto.

 

Sostengono che ciò contraddice la narrativa – promossa dalle organizzazioni internazionali – di accelerazione del rischio e suggerisce che «è necessaria un’ulteriore analisi del rischio e dell’onere» prima di deviare le decine di miliardi di dollari previsti in finanziamenti per la preparazione alla pandemia, potenzialmente a scapito di altre priorità sanitarie.

 

«Nella storia umana – forse in 100.000 anni di homo sapiens – non è mai successo che il 25% dei casi sia morto a causa di un virus influenzale, principalmente perché una volta passati attraverso gli esseri umani, i virus tendono a ridursi rapidamente in gravità», ha detto Bell a The Defender.

 

Numerose agenzie governative conducono ricerche sul guadagno di funzione sul virus H5N1

Hooker e Ray durante la loro presentazione su CHD.TV hanno espresso preoccupazione riguardo alle numerose agenzie governative statunitensi e ai loro associati accademici coinvolti nella ricerca sul guadagno di funzione sul virus H5N1 che ora sta infettando il bestiame americano.

 

Hanno notato che almeno tre enti statunitensi – il Centro nazionale per l’immunizzazione e le malattie respiratorie della divisione influenzale del CDC, il BARDA e l’Università del Wisconsin – hanno lavorato su questo tipo di ricerca, in particolare sullo stesso clade che infetta i bovini.

 

Hanno inoltre sottolineato potenziali conflitti di interessi tra i ricercatori coinvolti in questi studi sul guadagno di funzione. Hanno menzionato che Christine Oshansky, Ph.D., il ricercatore capo di uno studio del 2011 dell’Università della Georgia che ha infettato cellule polmonari umane con quattro diversi ceppi di influenza aviaria, è ora a capo del programma BARDA che si concentra sui vaccini e sugli adiuvanti pandemici contro l’influenza e le malattie infettive emergenti.

 

Un altro ricercatore, Yoshihiro Kawaoka, Ph.D., che è stato profondamente coinvolto nella ricerca sul guadagno di funzione presso l’Università del Wisconsin, è affiliato all’OMS ed è co-fondatore della società di vaccini FluGen, hanno affermato.

 

Secondo Hooker, Kawaoka possiede 78 brevetti statunitensi. «La maggior parte dei suoi brevetti riguardano formulazioni per l’influenza aviaria, vaccini contro l’influenza aviaria e diverse proteine ​​H5N1 e H7N9», ha affermato.

 

Hooker e Ray hanno affermato che i collegamenti tra agenzie governative, istituzioni accademiche e aziende farmaceutiche potrebbero influenzare la spinta verso misure di preparazione alla pandemia e lo sviluppo di vaccini, nonostante i potenziali rischi associati alla ricerca sul guadagno di funzione.

 

«Non possiamo fidarci dei poteri costituiti», ha detto Hooker. «Stanno usando lo sviluppo di vaccini come pretesto per la ricerca sulle armi biologiche e lo sviluppo di armi biologiche».

 

«Non c’è da meravigliarsi che una pandemia di influenza aviaria possa essere alle porte», ha detto Hooker a The Defender.

 

John-Michael Dumais

 

© 10 maggio 2024, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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